“Chiesa Evangelica Valdese: Bergoglio il ‘parroco del mondo’

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Segnalazione di Gianni Toffali

di Finan Di Lindisfarne

Dal sito ufficiale della Chiesa Valdese, leggiamo questo elogio al nostro Pontefice (diciamo a Bergoglio, perché non è il legittimo successore di Pietro, n.d.r.), attraverso il libro “Francesco e noi”.

(https://www.chiesavaldese.org/aria_articles.php?ref=493)

Riporto il testo completo: Continua a leggere

8 Marzo, il Vaticano modernista ha presentato la “Consulta femminile”

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http://www.lastampa.it/2017/03/06/vaticaninsider/ita/news/marzo-il-vaticano-presenta-la-consulta-femminile-6PUPFAhDlV8XtJmIO7o65K/pagina.html

Manager, scienziate, sportive, intellettuali e teologhe, non solo cristiane, nell’organismo nato presso il Pontificio Consiglio per la Cultura del “cardinale” (virgolette redazionali Agerecontra.it) Gianfranco Ravasi

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

All’approssimarsi dell’8 marzo, festa delle donne, il Vaticano domani presenta ufficialmente la “Consulta femminile” presso il Pontificio Consiglio della Cultura, un organismo nato nel 2015 che annovera economiste, scienziate, manager, intellettuali, sportive, giornaliste e teologhe, non solo cristiane. 

Scopo della consulta, si legge in una nota di presentazione, è «lavorare in dialogo con le diversità, le religioni e i tanti mondi in cui le donne operano, convinte che la pluralità è il presupposto dell’azione umana». Per l’organismo, «la differenza femminile non fornisce l’avvio di una discussione ideologica. Non parliamo a nome della donna, ma alimentiamo una discussione propositiva sull’evoluzione dei ruoli, tema sul quale le donne sono protagoniste da più di un secolo, mentre gli uomini sembrano averlo vissuto in modo passivo. Sosteniamo che l’impegno delle donne nell’ampliare i confini della propria libertà richieda un patto nuovo con gli uomini – irrigato dall’amore e dall’amicizia – sia nella sfera pubblica, sia all’interno delle relazioni familiari a nutrimento della relazione materna e paterna».

Il “meeting point” con i giornalisti è fissato per domani, martedì 7 marzo, alle 10.30, nella Sala Stampa vaticana con il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, insieme a Consuelo Corradi, prorettore alla ricerca e ai rapporti internazionali della università Lumsa e coordinatrice dell’organismo, e la teologa iraniana, Shahrazad Houshmand, docente di Studi Islamici e di Lingua e Letteratura Persiana presso l’università La Sapienza e la Pontificia Università Gregoriana, componente del Consiglio per l’islam presso il Ministero dell’Interno.

Saranno presenti anche un’altra ventina di membri della Consulta che annovera, in ordine alfabetico: Giorgia Abeltino (direttore Public Policy del Google Cultural Institute); Laura Bastianelli (psicologa e psicoterapeuta); Lavinia Biagiotti (imprenditrice della nota azienda di moda di famiglia); Giovanna Boda (direttore Generale presso la Direzione per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione del Ministero dell’Istruzione e coordinatrice della commissione nazionale sul bullismo); Stefania Brancaccio (vicepresidente di Coelmo spa); Nancy Brilli (attrice); Marta Gagnola (giornalista di Radio24); Ida Del Grosso (direttore reggente della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia); Caterina Doglio (giornalista caporedattrice di RaiNews24); Mariella Enoc (presidente del consiglio di amministrazione dell’ospedale Bambino Gesù); Marcella Farina (teologa della facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”); Sira Fatucci (responsabile di antisemitismo, memoria della Shoah e Giornata della Cultura per l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane); Micol Forti (responsabile della collezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani); Maria Chiara Gadda (parlamentare Pd); Elena Giacchi Mancini (ginecologa dell’università Cattolica del Sacro Cuore); Roberta Gisotti (giornalista di Radio Vaticana e Rai); Eva Gullo Frassinetti (socia della società di consulenza GM&P Consulting Network); Monica Jimenez Dela Jara (diplomatica e docente cilena); Emma Madigan (ambasciatrice dell’Irlanda presso la Santa Sede); Monica Maggioni (presidente Rai), Fiona May (atleta olimpionica); suor Mary Melone (rettore della Pontificia Università Antonianum); Donna Orsuto (teologa della Pontificia Università Gregoriana); Chiara Palazzini (pedagogista); Maria Rita Parsi (scrittrice, psicoterapeuta e docente); Paola Pica (giornalista del Corriere della Sera); Maria Bruna Romito (già docente di italiano e storia presso l’Università Cattolica Pazmany di Budapest); Daniela Ropelato (docente di scienze politiche all’Istituto Universitario Sophia e all’Università S. Tommaso d’Aquino Angelicum); Maria Giovanna Ruggirei (presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni di Donne Cattoliche); Marzia Saltarello (professore di Chirurgia Plastica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma); Renata Salvarani (professore di Storia del Cristianesimo e delle Chiese all’Università Europea di Roma); Lucetta Scaraffia (storica e editorialista dell’Osservatore Romano), Elisabetta Soglio (giornalista del Corriere della Sera), Yasemin Taskin (giornalista turca), Amelia Uelmen (docente alla Scuola di Legge di Georgetown).

La «consulta femminile» è nata nel giugno del 2015 in seguito all’assemblea plenaria che nel 2014 il Dicastero per la Cultura ha dedicato al tema «Le culture femminili». Per l’8 marzo di quest’anno l’organismo ha curato anche il numero speciale «Il tempo e lo sguardo delle donne» della rivista Culture e fede che viene presentato anch’esso alla stampa: «Per celebrare l’8 marzo, abbiamo scelto di curare questo numero speciale della rivista Culture e Fede, intervenendo su quattro temi», si legge nella nota di presentazione. «Andare incontro ai giovani, al loro peculiare linguaggio, alla loro esperienza, forza e fragilità. Superare le disparità di accesso al lavoro e di remunerazione, che ancora esistono persino nei paesi dove le ragazze hanno tassi di istruzione più elevati dei maschi. Sostenere la presenza positiva delle donne nelle religioni. Gettare un ponte verso le culture maschili».

La nota conclude sottolineando che «in molti luoghi del mondo (anche se non ancora in tutti), la richiesta delle donne di spendere i propri talenti in favore della società inizia ad essere esaudita. E questo avviene spesso senza rancore, senza assumere un tono feroce e senza abbandonare le risorse dell’ironia, dell’accortezza e della perspicacia. Da molti è detto che il mondo sta cambiando e il XXI sarà il secolo delle donne, nel bene e nel male. Le donne della Consulta, interpretando ognuna a proprio modo il genio femminile, ritengono che questo accadrà nel bene».

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Tv2000 presenta ‘Almeno Credo’: “cattolici”,musulmani,ebrei a confronto

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ECUMANIA GALOPPANTE:

https://www.youtube.com/watch?v=hnRA_dCZ6ao&feature=youtu.be

Docufilm di Gualtiero Peirce che dieci anni dopo ritrova e fa riparlare i bambini di ‘Primo giorno di Dio’. – Dieci anni fa un gruppo di bambini cattolici, ebrei e musulmani raccontava il proprio Dio in un documentario di Gualtiero Peirce intitolato ‘Primo giorno di Dio’. A emergere fu la constatazione che, nonostante la diversità di luoghi, abiti e rituali, i bambini chiedevano a Dio le stesse cose e ricevevano le stesse risposte. Cosa sono diventati oggi quei bambini?E, da adolescenti, come vivono il rapporto con la religione? Gualtiero Peirce li ha ritrovati e li ha di nuovo messi a confronto: nasce così ‘Almeno Credo’ un docu-film che Tv2000 trasmette giovedì 9 marzo alle 21.05 e a seguire in seconda serata il doc ‘Primo giorno di Dio’.
Il docu-film ‘Almeno Credo’ è stato presentato e proiettato stamane alla Filmoteca Vaticana alla presenza dell’incaricato dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo del Vicariato di Roma, mons. Marco Gnavi; la Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello; l’Imam della Moschea della Magliana a Roma, Sami Salem; il Direttore di Tv2000; Paolo Ruffini e il regista del docu-film, Gualtiero Peirce. E questa sera alle 20.30 al Cinema Greenwich di Roma l’anteprima, aperta al pubblico, alla presenza anche dei ragazzi delle scuole. ‘Almeno Credo’ è un progetto di Beppe Attene e Gualtiero Peirce scritto dallo stesso Peirce in collaborazione con Andrea Cedrola. Continua a leggere

Menzingen nella Roma modernista: inciucio de facto da anni e anche inciucio immobiliare?

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Risultati immagini per Menzingen fraternitàSegnalazione di Federico Prati

Il 24 Febbraio 2017, sul giornale il Foglio il giornalista italiano Matteo Matzuzzi pubblicava un articolo dove annunciava l’acquisizione da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X di un complesso di edifici tra cui una Chiesa in stile neo-gotica di Santa Maria Immacolata all’Esquilino a Roma. Secondo lui, questo acquisto è il segno di un accordo tra la Santa Sede, e la Fraternità Sacerdotale San Pio X. E di conseguenza deduce che la Casa Generalizia di Menzingen sarà presto trasferita a Roma.

A sostegno di queste “rivelazioni”, Matteo Matzuzzi ha scritto: “Il Papa è intervenuto direttamente per accelerare tutto, tramite monsignor Guido Pozzo , Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. Inoltre secondo le fonti del giornalista il (Superiore della Fraternità San Pio X), mons. Bernard Fellay. mons. Alfonso de Galarreta e l’Assistente Generale P. Alain Nely , dal 17 al 20 Gennaio hanno soggiornato alla Casa Domus Sainte-Marthe, addirittura la superiora delle suore della fraternità sacerdotale San Pio X anch’essa a partecipato ai colloqui, P. Alain Nely è stato incaricato dell’acquisto del complesso.

E’ vero che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è una congregazione di Vita Apostolica, e che è cattolica che la sua romanità la detiene nel suo dna grazie al suo fondatore , L’arcivescovo mons. Marcel Lefebvre, che ha sempre voluto una posizione a Roma. Ecco perché una delle sue prime case aperte è stata quella di Albano laziale nei pressi della città eterna. E ‘anche vero che nei rapporti che ha avuto con le autorità romane, Lefebvre – degno figlio di padre Henri Le Floch CSSp (1862-1950), Rettore del Pontificio Seminario Francese – ha sempre proclamato la sua romanità. Ciò che ha reso lo scrivere al cardinale Edouard Gagnon , quindi trasmesso “Papa” (virgolette redazionali Agerecontra.it) Giovanni Paolo II , 21 novembre 1987:

“Accettiamo volentieri di essere riconosciuto dal Papa come siamo e di avere un posto nella Città Eterna, per portare la nostra collaborazione per il rinnovamento della Chiesa; non abbiamo mai voluto rompere con il Successore di Pietro, né prendere in considerazione che la Santa Sede è vacante, nonostante le difficoltà che perdurano .” Continua a leggere

Bergoglio: : “I parroci accolgano i giovani che preferiscono convivere senza sposarsi”

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Papa Francesco: "I parroci accolgano i giovani che preferiscono convivere senza sposarsi"I parroci «con lo stile proprio del Vangelo» devono «farsi prossimi, con lo stile proprio del Vangelo, nell’incontro e nell’accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. Essi, sul piano spirituale e morale, sono tra i poveri e i piccoli, verso i quali la Chiesa, sulle orme del suo Maestro e Signore, vuole essere madre che non abbandona ma che si avvicina e si prende cura». Così Papa Francesco durante l’udienza per i partecipanti al Corso di formazione per i Parroci sul nuovo processo matrimoniale, promosso dal Tribunale della Rota Romana, svoltosi nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano. «Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Questa cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio» ha concluso.

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La lotta di Karol, Joseph e Jorge Mario all’antisemitismo

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Nostra_Aetate

ERMENEUTICA DELL’APOSTASIA CONCILIARE:

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il discorso di Jorge Mario Bergoglio alla delegazione dell’Anti-Defamation League, sulle orme di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (Città del Vaticano, 9/2/2017):

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/february/documents/papa-francesco_20170209_anti-defamation-league.html Continua a leggere

Predicare alla Curia romana tra Martin Lutero e gli ebrei

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ECUMANIA BERGOGLIONA

Il francescano Giulio Michelini guiderà gli Esercizi spirituali di Bergoglio dal 5 al 10 marzo ad Ariccia. Pubblichiamo un’analisi di “padre” Messa sui predicatori “pontifici”

Gli Esercizi spirituali del “Papa” e della Curia romana del 2016 (Foto LAPRESSE)

PIETRO MESSA*

Ogni anno a inizio Quaresima si svolge una settimana di Esercizi per la Curia romana; con papa Francesco essi si svolgono fuori dalle mura vaticane così da favorire il raccoglimento e in questo si può cogliere un tratto del suo essere gesuita. Ma l’influenza ignaziana fu determinante fin nell’istituzionalizzazione di tale momento; infatti Pio XI nel 1239 con l’enciclica Mens nostra oltre a evidenziare l’importanza degli esercizi spirituali annunciò che diede «le opportune disposizioni affinché un corso di santi spirituali Esercizi abbia luogo ogni anno in questa Nostra Sede Vaticana». E così da allora, eccetto alcune sporadiche eccezioni dovute a celebrazioni giubilari o conciliari, ogni anno qualcuno è chiamato a tenere un ritiro al papa e ai suoi collaboratori e la scelta dei predicatori è simultaneamente rivelatrice dell’orientamento di ogni pontificato e nel frattempo una indicazione per la Chiesa tutta.

C’è anche da segnalare che in alcuni anni la scelta del predicatore è motivata da determinate ricorrenze e celebrazioni: così in prospettiva del Sinodo del 2008 inerente a «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa» è stato invitato un biblista di fama internazionale ossia il gesuita Albert Vanhoye mentre nel 2015 a motivo dell’Anno della Vita consacrata è chiamato il carmelitano Bruno Secondin. Ma non secondario nella scelta dei predicatori è il Concilio Vaticano II e la sua recezione; infatti quasi come conseguenza della costituzione Dei verbum – che secondo una certa vulgata avrebbe riconsegnato alla Chiesa la Sacra Scrittura – negli ultimi decenni, oltre al già ricordato Albert Vanoye, vi sono altri biblisti di primo livello che predicano. Così nel 1978 è lo stesso rettore del Pontificio Istituto Biblico, ossia il gesuita Carlo Maria Martini; nel 1982 tocca al biblista francese Stalislas Lyonnet; poi al cardinale Giovanni Saldarini, pure lui biblista; non poteva mancare Gianfranco Ravasi che nel 2013 li predicò subito dopo l’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI; e nel 2016 Ermes Ronchi.

Non è che prima ne fossero mancati quali per esempio il gesuita Giuseppe Filograssi, professore di Sacra Scrittura, che predicò per ben due volte gli Esercizi in Vaticano, ossia nel 1939 e nel 1944; interessante è considerare che nel frammezzo di tale predicazione nel 1943 fu pubblicata l’enciclica Divino afflante spiritu di Pio XII «sul modo più opportuno di promuovere gli studi biblici» in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione da parte di Leone XIII dell’enciclica Providentissimus Deus sullo «studio delle Sacre Scritture».

Significativo che anche nel 2017 venga invitato un biblista ossia il padre Giulio Michelini; infatti è il quinto centenario della riforma protestante che si fa iniziare convenzionalmente con l’affissione nel 1517 alle porte della chiesa di Wittenberg da parte di Martin Lutero delle celebri tesi. E quale tratto caratterizzante del protestantesimo è indicata la preminenza data alla Sacra Scrittura; quindi la scelta di un biblista ha un significativo valore ecumenico. Tuttavia in Martin Lutero, come in altri che in quei secoli fecero propria l’ansia di riforma, vi fu un non marginale pensiero e azione antigiudaica – al riguardo importante l’introduzione di Adriano Prosperi al volume di Martin Lutero, «Degli ebrei e delle loro menzogne» (Torino 2008) – tanto che quando a Norimberga fu condannato a morte Julius Streicher, direttore della rivista antisemita nazista Der Stürmer, egli disse che al suo posto doveva esserci proprio Martin Lutero. Per esempio tra i Frati Minori osservanti spesso la predicazione era accompagnata da una ostilità verso gli ebrei come nel caso di Bernardino da Feltre – una sua predica a Firenze ebbe come esito l’aggressione della casa di un ebreo che stava per essere ucciso (cfr. Let. Pellegrini, «Tra la piazza e il Palazzo. Predicazione e pratiche di governo nell’Italia del Quattrocento», in «I frati osservanti e la società in Italia nel secolo XV», Spoleto 2013, pp. 120-121 – o Giovanni da Capestrano. Nel tentativo di comprensione di quest’ultimo il professore Giacomo Todeschini ha sintetizzato il tutto con l’espressione «guardiano della soglia» (cfr. F. Sedda, Giovanni da Capestrano un antisemita?, in L. Pezzuto, Giovanni da Capestrano. Iconografia di un predicatore osservante dalle origini alla canonizzazione, Roma 2016, pp. 279-287).

Considerando tutto ciò significativo è che in questo 2017 il predicatore degli esercizi alla Curia romana non solo sia un biblista ma anche un appassionato degli studi ebraici (cfr. per esempio il suo contributo «Nicola da Lira e l’esegesi giudaica», in «I Francescani e gli Ebrei», Firenze 2013, p. 277-296) che ha fatto ricerca e coltiva relazioni con centri di cultura ebraici. Tutto questo potrebbe contribuire a che unitamente le diverse confessioni cristiane giungano non tanto a una «richiesta di perdono» per il passato, ma ad avere un’onestà intellettuale come fece Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Operosam diem indirizzata nel 1996 al cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, in occasione del XVI centenario della morte di sant’Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa.

In questo Documento, Giovanni Paolo II, pur elogiando il pensiero del Santo, afferma che «inadeguato si rivelò» l’atteggiamento avuto da Ambrogio riguardo agli ebrei. Infatti il Pontefice parlando del rapporto di Ambrogio con le autorità civili scrive: «Era una strada difficile da percorrere, tutta da inventare; ed Ambrogio dovette di volta in volta precisare meglio modalità e stile. Se gli riuscì di coniugare fermezza ed equilibrio negli interventi già menzionati — nella questione cioè dell’altare della Vittoria e quando fu richiesta una basilica per gli ariani — inadeguato si rivelò invece il suo giudizio nell’affare di Callinico, quando nel 388 venne distrutta la sinagoga di quel lontano borgo sull’Eufrate. Ritenendo infatti che l’imperatore cristiano non dovesse punire i colpevoli e neppure obbligarli a porre rimedio al danno arrecato (Cfr. S. Ambrosii, Ep. extra coll. I, 27-28) andava ben oltre la rivendicazione della libertà ecclesiale, pregiudicando l’altrui diritto alla libertà e alla giustizia».

* Pontificia Università Antonianum. Confratello di padre Michelini

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Ultime da Santa Marta. Porte aperte alle donne sacerdote

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donna-vescovo2Il taglio è chiaramente sedeplenista, ma il messaggio sta nella notizia che ci dà (N.d.R.)

di Sandro Magister

Il 2 agosto del 2016 papa Francesco ha istituito una commissione per studiare la storia del diaconato femminile, ai fini di un suo eventuale ripristino. E alcuni hanno visto in questo un primo passo verso il sacerdozio delle donne, nonostante lo stesso Francesco sembri averlo escluso tassativamente, rispondendo così a una domanda sull’aereo di ritorno dal suo viaggio in Svezia, lo scorso 1 novembre (nella foto il suo abbraccio con l’arcivescovo luterano svedese Antje Jackelen):

“Sull’ordinazione di donne nella Chiesa cattolica, l’ultima parola chiara è stata data da San Giovanni Paolo II, e questa rimane”.

A leggere però l’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica”, la questione delle donne sacerdote appare tutt’altro che chiusa. Anzi, apertissima. Continua a leggere

Bergoglio prepara l’apostasia per via liturgica

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Il prossimo 13 Marzo verrà celebrato un rito anglicano nella Basilica di San Pietro, che sarà quindi profanata con una cerimonia di una setta eretica e scismatica. La notizia è ufficiale. Si noti che a questa cerimonia parteciperanno in sacris anche dei ministri cattolici.
Ma non basta: è allo studio una riforma della Messa, ad opera di una commissione segreta composta da ecclesiastici designati da Bergoglio e da pastori anglicani e luterani. Tale commissione dovrà eliminare dalla liturgia cattolica quegli elementi ancora sopravvissuti nelNovus Ordo – invero ormai pochi, rispetto alla Messa tridentina – in vista del raggiungimento di una comunione in sacris con gli eretici. Ovviamente, per far ciò, sarà la dottrina sul Santo Sacrificio ad esser oscurata ulteriormente, così come l’esplicita menzione delle finalità della Messa, il dogma della transustanziazione ed il Sacerdozio ministeriale.
Al momento queste sono le notizie di cui dispongo, ma sono certo che vi sia chi dispone di maggiori informazioni.
Inutile dire che questo progetto sacrilego, che reca un’offesa inaudita alla divina Maestà ed un incalcolabile danno alla salvezza delle anime, laddove venisse realizzato compirebbe la profezia di Daniele relativa all’abominazione della desolazione nel luogo santo (Dan 12, 11; Mt 24, 15; Mc 13, 14).
Preghiamo perché i Sacri Pastori levino la voce a condanna di tali profanazioni. E noi preghiamo e facciamo penitenza, affinché l’ira di Dio ci risparmi.

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FSSPX buttati nel Pozzo del Concilio, ma così come sei…

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L’arcivescovo Guido Pozzo è il Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, incaricata di negoziare il ritorno alla comunione della Fraternità San Pio X. Un dialogo che egli vede come una opportunità per tutti i cattolici: “Può aiutare a precisare e a chiarire la corretta interpretazione, per evitare equivoci, errori o ambiguità su alcuni insegnamenti conciliari”.

Giornalista: La FSSPX ha aperto un nuovo seminario in Virginia e dimostra una grande vitalità. Roma vede questo come qualcosa di positivo?

Mons. Pozzo: L’incremento delle vocazioni al sacerdozio in questo e negli altri seminari della FSSPX è un segno di una vitalità consolidata. Anche negli Istituti Ecclesia Dei, che seguono le tradizioni disciplinari e liturgiche antiche, si registra ogni anno un costante aumento delle vocazioni. E’ una benedizione per tutta la Chiesa, quantunque, nel caso della FSSPX, il non aver raggiunto la piena comunione è una ferita che aspetta di essere sanata. Il riconoscimento canonico di un istituto clericale non è un atto notarile, né puramente formale, ma un elemento costitutivo intrinseco della sua ecclesialità.

Giornalista: Fellay dice che l’accordo per una prelatura personale è “quasi pronto”

Mons. Pozzo: E’ in atto un profondo esame di alcuni aspetti del testo della figura giuridica della prelatura personale. Una volta ultimato, si presenterà al Santo Padre una bozza delle costituzioni. Ciò nonostante, la condizione necessaria per il riconoscimento canonico è l’adesione ai contenuti della Dichiarazione Dottrinale che la Santa Sede ha presentato alla FSSPX.

Giornalista: Che si può dire sull’interpretazione del Concilio?

Mons. Pozzo: Gli incontri di questi anni hanno portato ad un chiarimento decisivo: il Vaticano II dev’essere compreso e letto nel contesto della tradizione della Chiesa e del suo costante magistero. Non si tratta di un “meta-concilio” né di un “superdogma”, ma di un momento nella storia della fede. L’autorità magisteriale della Chiesa non può fermarsi al 1962. Né il magistero sta al di sopra della Parola, scritta o trasmessa, né il progresso, nella migliore comprensione dei misteri della fede, deve avvenire sempre “nella stessa dottrina, nello stesso senso e nella stessa interpretazione” degli insegnamenti della Chiesa trasmessi dalla tradizione perenne, secondo quanto definito dal Vaticano I e ripreso nella Dei Verbum del Vaticano II.
Accettato dalla FSSPX, questo è il punto centrale della discussione. Gli insegnamenti del Concilio hanno un diverso grado di autorità, a cui corrisponde un diverso grado di adesione. Dopo la piena riconciliazione, potranno essere oggetto di esame le riserve sulle questioni che non sono proprie della materia di fede, ma attengono ai temi che si riferiscono all’applicazione pastorale degli orientamenti e degli insegnamenti conciliari, come la relazione fra la Chiesa e lo Stato, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso o alcuni aspetti della riforma liturgica e della sua applicazione.
A reggere il tutto dev’essere il criterio espresso da Benedetto XVI nel suo discorso alla Curia del 2005, secondo il quale bisogna distinguere le principali dottrine insegnate dal magistero costante della Chiesa (permanenti e irrevocabili) dalle loro applicazioni storiche, che dipendono in gran parte dalle contingenze dei tempi.
Una discussione più approfondita di questi temi potrà essere utile per una maggiore precisione e chiarezza, per evitare malintesi o ambiguità che, disgraziatamente, sono abbastanza diffuse.
Faccio notare quanto detto da Bernard Fellay: “Per la FSSPX, in certi documenti conciliari ci sono alcuni punti ambigui. Possiamo esporre i problemi, ma non siamo quelli che devono chiarirli. E’ Roma che ha l’autorità”. E’ importante, da un lato evitare di essere rigidi e mantenere posizioni di massima, e dall’altro conservare l’apertura e la disponibilità alla discussione.
Giornalista: L’accettazione del Concilio è una condizione essenziale?

Mons. Pozzo: E’ un falso problema chiedersi se un cattolico possa accettare o no il Concilio. Un buon cattolico non può rifiutarlo, trattandosi di un’assemblea universale dei vescovi riuniti intorno al Papa. Il vero problema è l’interpretazione dei documenti conciliari. Come ha detto Benedetto XVI, vi sono due ermeneutiche del Vaticano II, una nella linea del rinnovamento nella continuità con la tradizione e un’altra nella linea della rottura con la tradizione. L’interpretazione corretta è la prima, ma esiste un problema nell’interpretazione di certe formulazioni. Un dialogo con la FSSPX può aiutare a precisare una volta meglio la corretta interpretazione, per evitare equivoci, errori o ambiguità che sono presenti in un certo modo di comprendere e di interpretare alcuni insegnamenti conciliari. Questo, Benedetto XVI lo definì come il “concilio virtuale”, creato dal potere mediatico e dalla teologia neo-modernista. La distinzione tra “Concilio reale” e “Concilio virtuale” è fondamentale.
Magistero costante

Giornalista: Che requisiti sono, in definitiva, i fondamentali?

Mons. Pozzo: Come per qualunque altro cattolico, l’adesione alla professione di fede, il vincolo dei sacramenti e la comunione gerarchica col Papa. Un punto specifico si dovrebbe vedere, come dico, nella corretta relazione tra la tradizione e il magistero della Chiesa e il fatto che il Concilio debba essere letto alla luce della tradizione perenne e del magistero costante della Chiesa.

Giornalista: Esiste una tabella di marcia?

Mons. Pozzo: Non ci sono scadenze. Come in un percorso ciclistico, vi sono tappe prima della meta. Anche qui vi sono tappe e non si devono anticipare le ultime. Abbiamo già compiuto passi notevoli, contribuendo a creare un clima favorevole nelle relazioni umane ed ecclesiali. Stiamo procedendo con pazienza e gradualità nella buona direzione.

Giornalista: Che influenza ha avuto l’incontro tra Fellay e il Papa in aprile?

Mons. Pozzo: E’ stato utile per creare un clima più familiare e superare atteggiamenti di sfiducia che talvolta hanno prevalso nel passato, senza nascondere le differenti posizioni rispetto a certe questioni. L’accoglienza dell’altro ha la sua influenza nel momento di affrontare con serenità problemi di ordine dottrinale.

Giornalista: E’ d’aiuto la decisione del Papa che i fedeli possono confessarsi con i loro sacerdoti?

Mons. Pozzo: E’ così. La decisione di prolungare questa facoltà più in là del giubileo e un gesto di benevolenza, uno stimolo perché la FSSPX riconosca che solo nella piena comunione potrà trovare la sua collocazione ecclesiale.

Giornalista: Come sono questi incontri?

Mons. Pozzo: Molto sereni e cordiali. Adesso sono anche in un tono meno formale. Nella prima parte dei dialoghi, tra il 2009 e il 2011, i colloqui si svolgevano nella Congregazione per la Dottrina della Fede e risultavano più formali. Vi era un ordine del giorno preciso su temi di carattere dottrinale. Ora si è inteso ampliare la discussione e comunicare reciprocamente le impressioni che ognuno ha sulla vita della Chiesa.

Giornalista: E’ ottimista?

Mons. Pozzo: Ho fiducia. Non sono ottimista, né pessimista, ma realista. Per come procediamo ho fiducia, stiamo andando nella direzione giusta. Sono sempre stato un tomista, e credo nella capacità della ragione illuminata dalla fede di giungere alla verità oggettiva delle cose. Non sono un soggettivista. Per me la cosa più importante è l’oggettività.

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