L’ “arcivescovo” di Santiago, Julian Barrio ordina “sacerdoti” due uomini omosessuali conviventi

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arciereticodi Rodolfo de Mattei

La Spagna cattolica post-Zapatero si trova sotto un’inaudita ed estenuante aggressione LGBT. Dopo il caso del cardinale e arcivescovo di ValenciaAntonio Cañizares Llovera, bersaglio di una violenta campagna di odio orchestrata dalle lobby omosessualiste per via di alcune sue, più che legittime, dichiarazioni di condanna dell’ideologia gender, la chiesa cattolica spagnola si trova ora infatti, nuovamente sugli scudi, questa volta per il vergognoso ed inammissibile comportamento antitetico dell’arcivescovo di Santiago Julian Barrio, il quale non si è posto alcun problema ad ordinare sacerdoti due uomini dichiaratamente e notoriamente omosessuali.

BARRIO NON POTEVA NON SAPERE

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“Mons.” Negri e l’esperienza religiosa

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Ecco l’esempio dell’idolo dei conservatori conciliari che amano chiamarsi tradizionalisti, delle “vedove ratzingeriane” e parrocchianume vario… (N.d.R.)

Segnalazione del Centro Studi Federici

Mons. Negri al convegno “Israele, frontiera d’Europa”. Un manifesto di antropocentrismo laico e illuminista dove la ‘vera’ religione è l’esperienza religiosa comune a ogni confessione (e anche a chi è solo ancora in ricerca) e la falsa religione è quella ‘integrista’, che altro non sarebbe che ideologia politica.
 
Mons. Luigi Negri, che occupa la sede arcivescovile di Ferrara, è noto in Italia come un prelato vicino alle istanze dei movimenti “Summorum Pontificum” (ha partecipato al pellegrinaggio internazionale dell’omonimo movimento). Formatosi alla scuola di don Giussani e di ‘Comunione e Liberazione’, collabora alla Bussola Quotidiana e ha dato il proprio sostegno ad Alleanza Cattolica.
Il 17 novembre 2016, a Roma, ha partecipato al convegno “Israele frontiera d’Europa”, in difesa dello stato sionista, promosso dal quotidiano “Il Foglio” col patrocinio, tra gli altri, delle Logge del B’nai B’rith. “Il Foglio” del 21 novembre 2016 riporta interamente il discorso tenuto da Mons. Negri, del quale trascriviamo le parti più significative che, per un vero cattolico, si commentano da sé (i caratteri in grassetto sono di Sodalitium). Chi accusa Mons. Negri di opporsi al Vaticano II e al suo spirito senza dubbio dichiara il falso.

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Cremona: parroco conciliare dice no al presepe per rispetto degli eretici, ma il popolo fedele lo allestisce lo stesso

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presepe-originiCommento e Segnalazione di Federico Colombera

Il prete conciliare offende la natività per ossequare l’eresia…

LORENZO GOTTARDO
CREMONA

Rinunciare al presepe natalizio come segno di rispetto nei confronti di chi professa un’altra religione: un gesto di profonda sensibilità, ma per alcuni anche molto discutibile. È quanto accaduto oggi a Cremona dove il cappellano del cimitero cittadino, don Sante Braggié, si è rifiutato di allestire la Natività all’ingresso del camposanto interrompendo così una tradizione che era stato proprio il suo predecessore, don Oreste Mori, ad inaugurare nel 2010. Don Sante Braggié ha motivato la decisione con «il rispetto verso le altre religioni e con la volontà di non farsi trascinare in mezzo alle dinamiche della politica». 

E se nel primo caso il parroco è riuscito nel suo intento evitando di offendere i fedeli islamici e induisti che rappresentano le due comunità religiose (ad eccezione di quella cattolica) più cospicue della provincia, non si può dire lostesso per il suo proposito di rimaner fuori dalla querelle politica che il suo gesto avrebbe inevitabilmente provocato. La presa di posizione di don Braggié ha infatti scatenato una disputa molto sentita all’interno della comunità cremonese e non solo.

Primo ad esprimersi sulla vicenda è stato il segretario cittadino della Lega Nord, Pietro Burgazzi: «Spero che la scelta di non fare il presepe al cimitero non sia ideologica, ma sentendo le critiche sembra proprio di sì. Vorrei che l’amministrazione si pronunciasse fornendo spiegazioni plausibili». Seguito da Paolo Grimoldi, segretario della Lega Lombarda e deputato della Lega Nord: «Inconcepibile che sia proprio un sacerdote a vietare l’allestimento del presepe per non urtare la sensibilità degli immigrati di altre fedi. Il presepe fa parte della nostra tradizione storica e culturale». 

Ma alla fine, nonostante le polemiche, una soluzione per il presepe di Cremona si è trovata: ad allestirlo non sarà don Sante Braggié, che ha commentato definendo il tutto «una bufala ottenuta strumentalizzando le sue parole», ma alcuni volontari che hanno risposto all’invito dell’ex assessore ai servizi cimiteriali, il leghista Claudio Demicheli. D’accordo con l’assessore in carica, Rosita Viola di Sel, il presepe verrà realizzato senza oneri aggiuntivi per il Comune. Un esempio di comprensione e collaborazione sotto Natale, anche tra opposti schieramenti politici.

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Castro: un dittatore al servizio dei Gesuiti (conciliari)

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“Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati .” – David Rockefeller, 1991 – “lasciati prendere per mano dal bambino di Betlemme, non temere, fidati di lui, la forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un Nuovo Ordine Mondiale…” – Ratzinger, alias Benedetto XVI –

L’esempio della rivoluzione cubana dovrebbe renderci consapevoli sul come vengono condotte e orchestrate le cosiddette rivoluzioni popolari

articoli e estratti tradotti da: http://nwo-truthresearch.blogspot.com

“La vita di Fidel Castro è sempre stata legata alle profezie, alcune delle quali stranamente accurate. Probabilmente, la più nota è quella fatta dal Padre Gesuita Antonio Llorente, insegnante di Castro e suo consigliere spirituale al [Gesuita] Colegio de Belén. “Fidel Castro è un uomo del destino,” profetizzò Llorente. “Dietro di lui c’è la mano di Dio. Ha una missione da compiere, ed egli la compirà contro tutti gli ostacoli.”[1] In questo caso particolare, però, ho la sensazione che Padre Llorente si era un pò confuso su quale mano ci fosse dietro Fidel Castro.[…]”

Il Padre Gesuita Antonio Llorente, insegnante di Fidel Castro

“19. Lo studente è coinvolto in una banda o un gruppo antisociale ai margini dell’accettazione dei pari. Sì. E’ stato ampiamente documentato che, non appena entrato a Belén, formò la sua banda e iniziò a molestare gli altri studenti. I padri Gesuiti furono terrorizzati. Essi non avevano mai visto uno studente come Fidel Castro.[15] Egli continuò il suo coinvolgimento con le bande quando divenne studente di giurisprudenza presso l’Università dell’Avana.[16] […]”
Inoltre, sembra che gli sforzi dei Gesuiti nel favorire il mostro non furono fatti per errore, ma furono progettati. Il giornalista argentino Alfredo Muñoz Unsain, per molti anni corrispondente dall’Avana per France Press, racconta una storia piuttosto rivelatrice. Padre Pedro Arrupe visitò Cuba nei primi anni ’80 del novecento, e Muñoz Unsain ebbe l’opportunità di parlare con lui in diverse occasioni. In una di queste, ricorda il giornalista, il Papa Nero gli fece una classica litania gesuita, che terminava dicendo che era molto soddisfatto del lavoro dei gesuiti in America Latina, in particolare dei discepoli molto importanti che si erano sviluppati, i quali raggiunsero in seguito importanti posizioni in tutte le sfere del vivere. “Beh, credo che lei non sia orgoglioso di tutti loro”, ribatté Unsain, e aggiunse :”Non dimentichi che Fidel Castro è stato uno dei suoi discepoli.” Al che Arrupe rispose, nel classico modo Gesuitico, attraverso l’utilizzo di una domanda per rispondere ad un’altra domanda:“E che cosa le fa pensare che non siamo orgogliosi di Fidel Castro?”

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L’amico protestante di Bergoglio nella cabina di regia de “L’Osservatore Romano”

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di Sandro Magister

Figueroa

Da qualche tempo c’è una firma che compare con sempre più evidenza su “L’Osservatore Romano”, anche in prima pagina e anche nelle colonne degli editoriali.

È quella di Marcelo Figueroa, che da settembre dirige la nuova edizione settimanale de “L’Osservatore Romano” creata espressamente per i lettori dell’Argentina.

Figueroa è lui stesso argentino. E non è cattolico ma protestante, pastore della Chiesa presbiteriana e direttore per venticinque anni della Società biblica argentina.

Soprattutto, però, è amico di lunga data di Jorge Mario Bergoglio, che l’ha voluto vicino a sé anche nel recente suo viaggio a Lund, per la celebrazione dei cinquecento anni della Riforma luterana.

Ed è proprio questa sua stretta amicizia col papa che spiega l’inaudito ingresso di un protestante nella cabina di regia del giornale ufficiale della Santa Sede.

In Argentina, fu Figueroa a far sedere allo stesso tavolo, con lui in mezzo, l’allora arcivescovo di Buenos Aires e il rabbino ebreo Abraham Skorka, per una serie di colloqui trasmessi da Canal 21, la TV dell’arcidiocesi, e poi trascritti in un libro edito in italiano dalla Libreria Editrice Vaticana col titolo: “Conversazioni sulla Bibbia“.

Quel ciclo d’incontri fu interrotto alla trentaduesima puntata dall’elezione di Bergoglio a papa. La trentatreesima, rimasta inattuata, avrebbe avuto per argomento la parola “amicizia”, come ha raccontato poi Figueroa su “L’Osservatore Romano”. Continua a leggere

“Preti” spudorati: il contro-concilio di Trento a Trento

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Segnalazione di www.unavox.it

di Belvecchio
Voluto fortemente dalla CEI, riportano le varie testate… che cosa?
Il contro-concilio di Trento!

Una mossa propagandistica che vuole suggellare con un gesto irriverente, dirompente e ai limiti della blasfemia la clamorosa svolta impressa da Bergoglio alla storia della Chiesa e alla dottrina cattolica apostolica.

Realizzato il giro di boa con la pseudo canonizzazione di Lutero tra le brume svedesi, i valenti preti italiani che fanno capo a quello che un tempo era il corpo episcopale cattolico, hanno pensato bene, d’accordo con l’“arcipelago” protestante della penisola, di sancire la resa incondizionata della neo-chiesa conciliare in quel di Trento: stessa città e stesse chiese in cui i vescovi cattolici del tempo condannarono in maniera irreformabile la rivoluzione del monaco tedesco contro la Chiesa di Cristo.

Non staremo qui a ricordare i presupposti dottrinali che imponevano la condanna della “riforma” protestante, anche perché non sono le disquisizioni teologiche che ci interessano, quanto la sana dottrina fondata sulle stesse parole di Nostro Signore: “il vostro parlare sia Sì Sì, No No, il resto viene dal maligno” e “dai loro frutti li riconoscerete”; ci limitiamo a ricordare che la “riforma” protestante fu il contesto in cui si diede inizio alla gestazione del mondo moderno, informato essenzialmente dall’irrefrenabile istanza di condurre la guerra a Dio.
Su questo aspetto è utile leggere l’ottima sintesi proposta ultimamente da Angela Pellicciari nel suo articolo: Gli amari frutti della dottrina luterana.

Era prevedibile che l’atto sconsiderato di Bergoglio aprisse la strada a nuove iniziative atte ad accentuare la protestantizzazione della Chiesa cattolica, iniziata col nefasto Vaticano II.
Ma perché scegliere proprio Trento, a distanza di pochi giorni dalla resa incondizionata di Bergoglio, se non per colpire l’immaginario collettivo in modo da indurlo a considerare che il Concilio di Trento è morto e sepolto?

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Col “perdono all’aborto”, El Papa autorizza la persecuzione dei medici obiettori

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di Maurizio Blondet

“Aborto, il perdono del Papa”, titola il Corriere. Ma che dico? Tutte le prime pagine dei giornali, tutte le aperture dei radio-giornali e delle tv sono per lui ed esultano con lui a grandi strilli: El Papa che ha depenalizzato l’aborto.  Perché così l’hanno voluta intendere i media. “Il via libera all’aborto facile: tanto poi basta una bella confessione e tutto è a posto”.   Lo ha tolto dai “valori non negoziabili”.  Adesso,  è negoziabile.

Ora, vi dico subito quale sarà l’effetto di questo ennesimo atto di infinita miserikordia, malvagia e furbissima, di El Bergoglio: la persecuzione dei medici obiettori.   Corre  già da mesi sui media una campagna strisciante  contro  di loro. Una  campagna che si è valsa di falsità  mediatiche evidenti, come quando a ottobre i giornali e tv strillarono che una donna era morta a Catania perché il medico si era rifiutato  di estrarle il feto  perché obiettore: “Finchè è vivo non faccio niente”, avrebbe detto ….Solo che l’indagine ha mostrato la completa infondatezza di questa  circostanza. Pura invenzione di un gruppuscolo abortista e radicale locale.

Pura  propaganda di regime. Del regime di totalitarismo della dissoluzione in cui viviamo, e  che ha fretta di disconoscere il diritto delle coscienze che si rifiutano di uccidere: come? L’aborto è legale, e loro disobbediscono a una “legge  dello Stato” rifiutandosi di praticarlo.  Già insinuano apertamente: non  obiettano per motivi morali, ma “per fare carriera”, per qualche motivo abietto, che “lo Stato” dovrà pur scoprire e smascherare – frugando in quelle coscienze,  per vedere cosa nascondono. La coscienza non è più inviolabile e insindacabile.

Da oggi, il totalitarismo avrà un’arma decisiva contro questi medici: Ma come osate? In nome di  quale “morale” volete sottrarvi al dovere verso lo Stato? Il Papa ha sdoganato l’aborto, lo ha “spostato nello scaffale più basso”, e voi invece  vi intestardite? Lui ha miserikordia e voi no! Non sarete mica tradizionalisti, conservatori! Trumpiani, magari!  Lasciatevi frugare nella coscienza. Obbedite alla legge dello Stato, altrimenti – licenziati dal servizio sanitario nazionale.  Niente più stipendio.

Naturalmente, è umano, molti cederanno. Non ci sarà che un piccolo  gruppo che non potrà più “né vendere né comprare”   perché non ha il marchio della Bestia. Non facciano conto sulla miserikordia di El Papa: non l’ha usata per gli ottocento Francescani dell’Immacolata, non l’ha usata per padre Manelli – a proposito: persino la giustizia civile lo ha assolto dalle calunnie che gli hanno sparato addosso gli ecclesiastici avversari, come mai non viene reintegrato nei suoi diritti divini e sacerdotali? – non ha alcuna misericordia coi preti che i suoi vescovi progressisti disincardinano e lasciano privi di ogni sussistenza. Questa è la misericordia  di El Papa.

Padre Mnelli. I media l'hanno trattato così. Invece lodano El Papa.
Padre Manelli assolto. I media l’hanno trattato così. Invece lodano El Papa.

Peraltro, a spese di queste anime mediche,  Bergoglio ha attuato una mossa astuta, da quel consumato demagogo  sovversivo che è, volto a rafforzare il suo potere rivoluzionario: i media sono tutti con lui   contro i “conservatori”, contro “i legalisti che pongono condizioni alla misericordia” – in chiaro, nella guerra che scatena contro i quattro cardinali che gli hanno chiesto di chiarire i passi dubbi della  sua pseudo-enciclica Amoris Laetitia, con un sì o un no, e non avendo avuto risposta, hanno reso pubblico il loro dissenso.  Con un certo coraggio, dal momento che El Papa è vendicativo, ed usa i poteri che ha dentro al Chiesa gerarchica come un dittatore staliniano: “senza alcun limite legale”.  Come quei dittatori , pensa che siccome il diritto  “mette limiti alla misericordia”, ha abolito il diritto nella Chiesa: chi è perseguitato non ha più una istanza cui appellarsi per avere giustizia, per provare la sua innocenza.

Per la Scaraffia,  con questo degradazione dell’aborto  da gravissimo peccato ad infrazione, “la chiesa smette di essere una agenzia   dispensatrice di norme e diventa una madre che accoglie i peccatori reduci da tante sofferenze”.

Come se la Chiesa dei duemila anni precedenti non avesse mai accolto i peccatori. La Chiesa dispensatrice di norme ha convertito miliardi di esseri umani al Cristo, ha generato decine di milioni di anime sante. La Chiesa “tutta misericordia” di Bergoglio  toglie diritti, si allea al totalitarismo per perseguitare i medici  che hanno una coscienza.  Confermando la sua riduzione a strumento dello stato totalitario globale in fieri.

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/col-perdono-allaborto-el-papa-autorizza-la-persecuzione-dei-medici-obiettori/ Continua a leggere

Bergoglio e i “preti” sposati

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ponte_di_nonaSegnalazione del Centro Studi Federici

La misericordia della Chiesa si manifesta soprattutto quando un cristiano è in punto di morte: allora – ad esempio – tutti gli impedimenti che il diritto ecclesiastico pone alla validità di un matrimonio possono essere dispensati dal vescovo, dal parroco, persino da un semplice sacerdote (cf canoni 1043-1044 del codice voluto da san Pio X e promulgato da Benedetto XV). Solo due impedimenti non possono essere dispensati, neppure in quel momento, neppure per dar pace alla coscienza del moribondo, anche per quella legge il cui valore supremo è la salvezza delle anime; ed uno di questi due è l’impedimento che viene dall’aver ricevuto il sacerdozio. Gli ordini sacri ricevuti rendono nullo e invalido il matrimonio (can. 1072) e neppure l’arrivar della morte, del giudizio e dell’eternità può spezzare quel giuramento che il sacerdote a fatto a Cristo (cf can. 1043-1044).
Così è, e così era per tanti cristiani fino al Vaticano II. Quando Giovanni Battista Montini aprì le porte a una mortale misericordia, tantissimi sacerdoti abbandonarono abito ed altare ricevendo con tanta indulgenza in un certo senso l’autorizzazione e quindi – inevitabilmente – l’incoraggiamento ad abbandonare lo Sposo per una sposa, con scandalo del semplice fedele al quale la Chiesa – non più lo stato – vietava il divorzio e l’abbandono del coniuge.
Adesso la ‘misericordia’ di Jorge Mario Bergoglio ha tolto ‘ingiuste’ diversità tra consacrati e laici: la ‘comunione’ eucaristica potrà essere data ai preti infedeli alla loro vocazione come ai coniugi infedeli al vincolo matrimoniale. Per chiudere l’ “Anno Santo” della Misericordia, J.M. Bergoglio, con un gesto simbolico, ha voluto rendere visita a Roma, a Ponte di Nona, l’11 novembre, a sette coppie composte da sacerdoti ‘spretati’ (come dice il popolo) e dalle loro famiglie.

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Da Lutero a Lefebvre: Bergoglio dona la giurisdizione alla Fraternità San Pio X

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0064-terremoti-e-segni-1La giusta analisi, che pare il seguito logico a quella che ha superato le 7.000 letture del nostro Matteo Castagna in merito al “matrimonio” tra la Fraternità San Pio X e i modernisti, viene scritta per RS, segnalata e qui pubblicata:

di Augusto Maria de Gattis

“Avete visto? Nessun accordo”, hanno (timidamente) esultato i resistenti della Fraternità San Pio X in seguito alla conferenza stampa di “monsignor” Rino Fisichella con la quale veniva resa pubblica la “Lettera apostolica” di Bergoglio a conclusione del “giubileo”.

E invece no: un riconoscimento, ancorché di fatto e pastorale, c’è eccome. Ma si sa, Bergoglio è l’uomo della pastoralità, della pragmaticità, è colui al quale non interessano troppo le dispute teologiche, quelle le lascia ai teologi di professione. Lui è l’uomo dell’ecumenismo del battesimo, del ciò-che-unisce, tanto in Lutero quanto in Lefebvre.

Allora, cosa è avvenuto ieri con la Misericordia et Misera? Nulla di che, a sentire le lande resistenti fraternine: solamente l’estensione di quanto disposto dal “Santo Padre” all’inizio dell’“Anno Santo”, ovvero la concessione di giurisdizione ai sacerdoti lefebvriani che, dunque, confesseranno lecitamente e validamente «fino a nuove disposizioni». Hai detto niente! Si tratta di un riconoscimento vero e proprio, da parte del “papa” che la Fraternità riconosce e con il quale è in comunione: come potrebbe, altrimenti, il “papa”, riconoscere chi non riconosce? Come potrebbe, il “papa”, accordare diritti a chi non fosse pecora del proprio ovile? Come potrebbe, il “papa”, dare giurisdizione a chi non fosse, ai suoi occhi, già membro della Chiesa?

Purtroppo, per la Fraternità San Pio X non dev’essere stata nemmeno una grande novità. Già il 10 aprile scorso, infatti, il superiore generale mons. Fellay, durante un pellegrinaggio (“giubilare”, naturalmente, con annesso lucro delle “indulgenze”), aveva preannunciato che il “papa” avrebbe esteso tale concessione: glielo confidò Bergoglio stesso nell’incontro avuto il 1 aprile precedente, lo stesso incontro durante il quale il modernista Bergoglio garantì la cattolicità della Fraternità (sic!). Paradossale? No, lefebvriano. Continua a leggere

Bergoglio: “non mi toglie il sonno chi mi dice che sono luterano” (Leone X si rivolta nella tomba!)

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Il “Papa” spiega: “Lutero voleva fare una riforma che doveva essere come una medicina. Poi le cose si sono cristallizzate, si sono mescolati gli interessi politici del tempo, e si è finiti nel cuius regio eius religio, per cui si doveva seguire la confessione religiosa di chi aveva il potere”.

“Io proseguo sulla strada di chi mi ha preceduto, seguo il Concilio”. (lo abbiamo sempre detto: lui prosegue nel solco tracciato dal conciliabolo della “Contro-Chiesa”, avanzando o indietreggiando nel cammino rivoluzionario a seconda delle circostanze e dei tempi, N.d.R.)

Quanto alle opinioni, bisogna sempre distinguere lo spirito col quale vengono dette. Quando non c’è un cattivo spirito, aiutano anche a camminare. Altre volte si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte con spirito cattivo per fomentare divisione”. Così Papa Francesco, in un’intervista ad Avvenire, respinge l’accusa di voler “protestantizzare” la Chiesa, alla luce del suo recente viaggio in Svezia per i 500 anni della riforma di Martin Lutero. Accusa che, aggiunge Bergoglio, “non mi toglie il sonno”.

Per il Papa, l’incontro con la chiesa luterana a Lund “è stato un passo in più nel cammino ecumenico che è iniziato cinquant’anni fa e in un dialogo teologico luterano-cattolico che ha dato i suoi frutti con la dichiarazione comune, firmata nel 1999, sulla dottrina della giustificazione, cioè su come Cristo ci rende giusti salvandoci con la sua grazia necessaria, il punto da cui erano partite le riflessioni di Lutero”. Papa Francesco ricorda che, prima di lui, Benedetto XVI era andato a Erfurt e “aveva ripetuto che la domanda su ‘come posso avere un dio misericordioso’ era penetrata nel cuore di Lutero, e stava dietro ogni sua ricerca teologica e interiore. C’è stata una purificazione della memoria”. “Lutero – spiega ancora il Pontefice – voleva fare una riforma che doveva essere come una medicina. Poi le cose si sono cristallizzate, si sono mescolati gli interessi politici del tempo, e si è finiti nel cuius regio eius religio, per cui si doveva seguire la confessione religiosa di chi aveva il potere”.

CONTINUA SU: http://m.ilgiornale.it/news/2016/11/18/papa-francesco-non-mi-toglie-il-sonno-chi-dice-che-sono-luterano/1333496/
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