Pauperismo immigrazionista bergoglione ad Assisi: Gesù nascerà nel barcone che porto’ nove migranti a Lampedusa

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Risultati immagini per Assisi: Gesù nascerà nel barcone che portò nove migranti a LampedusaGesù Bambino, ad Assisi, quest’anno nascerà in un vero barcone di migranti, in uno dei simboli delle stragi del Mediterraneo, quei barconi stracolmi di persone colpevoli solo di essere nate nella parte sfortunata del mondo.  E’ stato papa Francesco dal Vaticano ad accendere le luci dell’allestimento attraverso un dispositivo remotato via web. Un gesto simbolico e molto importante quello del Santo Padre che, ci si augura, serva a tenere sempre alta l’attenzione verso coloro che ogni giorno scappano da guerre, dittature e carestie, mettendo a repentaglio la loro vita per cercare accoglienza in Europa. Il presepe è stato allestito in un barcone di sette metri utilizzato da nove tunisini per attraversare il Mediterraneo e arrivare, fortunatamente vivi, a Lampedusa.  L’imbarcazione, dall’isola siciliana, è stata trasportata ad Assisi, dalla Guardia Costiera.

Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Il-presepe-nel-barcone-dei-migranti-ad-Assisi-b7efcdd0-a1f5-40b5-86f0-35431c44dd7f.html Continua a leggere

‘Nozze’ gay: trappola Ue sventata da Polonia e Ungheria

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Ue

Se non ci fossero state Polonia e Ungheria, la frittata sarebbe fatta ed ancora una volta l’Ue avrebbe tradito le radici ed i Valori, su cui per millenni il Continente è stato costruito. Come riferito dal quotidiano spagnolo Abc, grazie al loro intervento, invece, è stato bloccato il 3 dicembre l’accordo all’esame del consiglio dei ministri dell’Interno europei, accordo che avrebbe permesso di riconoscere i diritti patrimoniali di tutte le unioni registrate, comprese quindi le cosiddette “nozze” gay e le coppie di fatto, affidando al giudice la decisione ultima, caso per caso, anche di fronte a divorzi tra partner di diverse nazionalità. Ovviamente, col vincolo di riconoscere poi in qualunque Stato europeo, le sentenze emesse.

Chi ha proposto tutto questo, sapeva bene come ciò sforasse rispetto alle competenze dell’Unione, ma ha sperato di farla franca, contando sulla compiacente complicità di tutti e rassicurando i dubbiosi, suggerendone, a parole, un’applicazione «ampia e volontaria». E invece no: c’è chi nel tranello non è cascato, ha alzato la mano ed ha eccepito come tale provvedimento violi il principio fondamentale di sussidiarietà, interferisca con le identità nazionali e calpesti il diritto di famiglia dei singoli Stati membri, andando contro le loro «tradizioni ed i loro valori» in materia. E’ stato facile, per Polonia ed Ungheria, smontare il giocattolo, ma tanto di cappello per avere avuto il coraggio di farlo in aula.

Così il ministro di Giustizia del Lussemburgo, Felix Braz, ha commentato, sconsolato: «Oggi non ci resta che constatare il fallimento dei negoziati. Non c’è un accordo politico unanime». Da cinque anni tra i 28 Paesi dell’Ue le trattative erano in corso, infischiandosene delle regole essenziali: ma le due delegazioni polacca e ungherese han rimesso le cose a posto, incoraggiando anche i perplessi a dir la loro, come han fatto Portogallo, Lettonia e Slovacchia, i quali han dichiarato di aver accettato per buone le rassicurazioni avute, pur nutrendo perplessità sui provvedimenti, essendo, la loro, una legislazione ancora «tradizionale», come l’han definita. Continua a leggere

“Spiegava al telefono come difendere il Pd”. Indagato il pm dell’inchiesta Mps

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giustizia

Segnalazione Quelsi

 by Redazione

La rivelazione via telefono di particolari riguardanti, non solo le sentenze ancora da motivare, ma addirittura i contenuti delle inchieste giudiziarie in pieno svolgimento, sembra un vizio collaudato fra le toghe. Le quali, a differenza di Silvio Berlusconi, alla fine la fanno sempre franca.  Sembrano lontani i tempi in cui l’ex Presidente del consiglio veniva messo sotto inchiesta, processato e condannato per rivelazione del segreto d’ufficio, per avere favorito la pubblicazione su il Giornale della famosa intercettazione («Abbiamo una banca!») tra l’ex capo dei Ds Piero Fassino e  Giovanni Consorte. Erano i tempi della scalata del gruppo assicurativo bolognese Unipol a Bnl. Silvio, con questa storia, ha collezionato una condanna che il prossimo settembre cadrà nell’oblio della prescrizione. Il giudice Antonio Esposito, che invece ha anticipato in un’intervista le motivazioni della sentenza di condanna da lui stesso pronunciata a carico del Cavaliere, rischia (forse) un procedimento disciplinare.

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Camera e Senato alla Lega: “Truffa sui rimborsi, restituite allo Stato 59 milioni

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SALVONI E MARINI

di ALBERTO CUSTODERO

ore 8.40 del 2 novembre 2015

Dal processo che riprende oggi a Genova contro l’ex amministratore del Carroccio e contro il Senatur, spuntano carte inedite che chiamano in causa anche Salvini e Maroni

Truffa contro Bossi e Belsito sui rimborsi elettorali della Lega: Camera e Senato presentano al partito di Salvini il conto da restituire allo Stato. Non più “solo” 40 milioni, come conteggiato dai magistrati, bensì 59 milioni. Dal processo che riprende oggi a Genova contro l’ex amministratore del Carroccio e contro il Senatur, spuntano carte inedite depositate dal Parlamento che dimostrano che una parte di quei rimborsi elettorali truffaldini sono stati incassati dalla Lega anche dopo il “movimento delle scope” del 5 aprile 2012 che aveva defenestrato Bossi.

IL PDF: l’atto di citazione

Complessivamente, nel periodo in cui la segreteria leghista è stata retta da Roberto Maroni, nelle casse dei lumbard sono stati versati dal Parlamento quasi 13 milioni oggetto della truffa, e 820mila euro durante la segreteria Salvini. Ma al di là di quanto sia l’importo, che fine hanno fatto quei milioni di euro che, secondo l’accusa, Bossi e Belsito hanno ottenuto da Camera e Senato falsificando i rendiconti delle spese elettorali? Perché, se il governatore della Lombardia e l’attuale segretario sapevano della truffa (Salvini s’è addirittura costituito parte civile), hanno continuato a incassarli, e, soprattutto, a spenderli, visto che la Lega è stata costretta a licenziare il personale per essere rimasta senza un euro in bilancio?

A proposito di dove siano finiti i quaranta o i cinquantanove milioni oggetto della truffa, i documenti depositati nel processo genovese rivelano uno scontro all’ultimo sangue tra leghisti. Bossi, per voce del suo avvocato Matteo Brigandì, chiede a Salvini la restituzione dei 40 milioni che la procura ritiene il corpo del reato della truffa elettorale. Il 29 ottobre del 2014, il legale di Bossi invia al segretario leghista una lettera dai toni affabili (“Caro Matteo….”. “Un abbraccio padano”), ma dal contenuto al vetriolo. Lettera presente tra i documenti processuali. Bossi ha lasciato in bilancio un attivo da 41 milioni: “Sono certo – scrive, sarcastico, il legale di Bossi – che mai verrà dalla Lega adoperato anche per il futuro un solo euro da questa detenuto e da questa stessa dichiarato (con la costituzione di parte civile, ndr) corpo di reato”.

“Tenterò ogni conciliazione – aggiunge il legale Brigandì alludendo alle costituzioni di parte civile di Camera e Senato – sul presupposto della vostra disponibilità a rendere quanto da voi dichiarato come prezzo della truffa aggravata, prezzo presente nelle vostre casse”. “Quindi – conclude l’avvocato di Bossi, ben sapendo che tutti i soldi sono stati spesi – ti diffido dallo spendere quanto da te stesso considerato come corpo di reato”.

La coppia Bossi-Brigandì è consapevole della portata devastante che questa lettera, inviata a Salvini, possa avere sul processo: il Senatur e il suo legale vogliono che i giudici valutino se aver incassato i soldi oggetto della truffa costituisce concorso nel reato e, averli spesi, ricettazione. La difesa di Bossi, a questo punto, sembra essere quella (fatti di dovuti distinguo) di Sansone: che muoia Bossi, ma con tutti i (segretari) leghisti. Almeno quelli che gli hanno fatto la guerra.

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Verminaio dell’antimafia e l’incredibile corruzione di magistrati e affiliati attorno ai beni sequestrati

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Risultati immagini per guardia di finanzaSegnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/15/beni-sequestrati-a-mafia-saguto-aveva-un-debito-da-18mila-euro-in-un-supermarket-confiscato/2132387/Il Fatto Quotidiano – 15 ottobre 2015

Beni sequestrati a mafia, “Saguto aveva un debito da 18mila euro in un supermarket confiscato

Mafie

La Guardia di Finanza, come spiega il Giornale di Sicilia, ha prelevato alcuni documenti nel supermarket Sgroi di via Autonomia Siciliana, confiscato a un imprenditore considerato vicino ai boss Lo Piccolo nel 2011. Tra le carte anche il conto non pagato dall’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale – indagata per corruzione, induzione e abuso d’ufficio – da 18.451 euro, saldato solo in parte (un bonifico da diecimila euro) e negli ultimi giorni dal marito, Lorenzo Caramma, anche lui indagato nell’inchiesta

Per tre anni si è rifornita nel supermercato confiscato a Cosa nostra, pagando raramente il conto, e lasciando un debito sospeso pari a 18.451 euro. A Palermo il confine tra mafia e antimafia subisce un ulteriore colpo dagli ultimi atti acquisiti nell’inchiesta su Silvana Sagutol’ex Presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale, indagata per corruzione, induzione eabuso d’ufficio. La Guardia di Finanza, come spiega il Giornale di Sicilia, ha sequestrato alcuni documenti nel supermercato Sgroi di via Autonomia Siciliana, confiscato ad un imprenditore considerato vicino ai boss Lo Piccolo nel 2011. Tra quella documentazione anche il conto non pagato della Saguto, che ammonta, appunto, a 18.451 euro, saldato solo in parte (un bonifico da diecimila euro) e negli ultimi giorni dal marito del giudice, Lorenzo Caramma, anche lui indagato nell’inchiesta. “Mi sono sempre rifornita in quel supermercato e pagavo le spese mensilmente: in ogni caso non mi sono mai occupata di quella misura di prevenzione”, si è difesa Saguto. Continua a leggere

Quando Renzi diceva:”Il problema non è l’Imu sulla prima casa”

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Segnalazione Quelsi

by Redazione

renzi-promesse«Tralascio le polemicucce: ridurre le tasse sulla prima casa è ridare fiducia agli italiani. Con molta franchezza dico che nella tassazione sulla prima casa non c’è nulla di male, in altri Paesi c’è. Ma per come stanno cose in Italia vuol dire immettere un elemento fiducia e ha un valore simbolico, evocativo. Per noi l’unico modo per sostenere la ripartenza è dare shock fiscali e quello più forte è togliere l’Imu e la Tasi dalla prima casa». Firmato Matteo Renzi.

Il premier oggi, durante la conferenza stampa al termine del varo della legge di stabilità da parte del Cdm, è stato chiaro. Per il governo e per il Pd, il partito del quale è tutt’ora segretario, la priorità è l’abolizione della tassa sulla prima casa. Eppure una volta a Largo del Nazareno non la pensavano proprio così. Quando Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale del 2013 propose l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, introdotta dal governo Monti, nel Pd parlarono di demagogia, di promessa dannosa, di priorità sbagliata, di errore nel volerla abolire, di progressività.

Ora, qualcuno potrebbe far notare che quello non era il Pd di Renzi, che era un altro partito, un’altra storia. Non è così. «Per creare lavoro dobbiamo dare una visione per i prossimi 20 anni, il problema non è l’Imu». A dirlo non fu Pier Luigi Bersani, ma proprio Matteo Renzi, il 21 maggio 2013. Il futuro premier nell’ottobre di quell’anno rincarò la dose e nella sua e-news, il 31 ottobre, scrisse:«Il Pdl sul fisco ci ha inchiodato per mesi su Imu e Iva. E abbiamo visto i risultati». Come a dire che la strategia di Letta era sbagliata.

Come lui la pensavano anche molti altri esponenti dell’attuale governo e della segreteria Pd. Pier Carlo Padoan è l’esempio più clamoroso. Quando era vice segretario dell’Ocse disse che «le tasse che danneggiano di meno la crescita sono quelle sulla proprietà, come l’Imu, mentre le tasse che, se abbassate, favoriscono di più la ripresa e l’occupazione sono quelle sul lavoro». Cosa gli ha fatto cambiare idea? Mistero. Anche Graziano Delrio, renzianissimo della prima ora e fedele ministro delle Infrastrutture, parlando dell’abolizione dell’odiata tassa sulla prima casa tuonò contro l’idea di Berlusconi:«Sull’Imu non dobbiamo fare pasticci. Non possiamo permetterci di non fare pagare chi ha una prima casa di lusso». Cosa che, invece, con la manovra di Renzi accadrà (la denuncia, di qualche giorno fa, è arrivata addirittura da Repubblica, ndr).

E che dire di Debora Serracchiani? La vicesegretaria Pd il 13 agosto 2013 scrisse:«L’Imu non è la priorità, il tema dei temi è la rivisitazione del patto di stabilità per rimettere in circolo risorse e rilanciare l’economia». L’elenco di chi si è rimangiato la parola è lungo. Vale la pena chiuderlo con la dichiarazione di un ultrarenziano di ferro, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, sempre pronto a fare le pulci agli avversi politici. Il 30 agosto 2013 si lamentò dell’azione del governo Letta, ritenuto troppo prono ai voleri berlusconiani. «Sbagliato fare dell’Imu la madre di tutte le battaglie. Ci vuole una riforma complessiva del fisco, prima liberiamo il lavoro». Chissà cosa avrà da dire adesso.

Redazione | ottobre 15, 2015 alle 4:48 pm | Etichette: berlusconidelriogovernoimuiva,lettaNardellaPadoanrenziserracchiani | Categorie: Politica ed Economia | URL:http://wp.me/p3RTK9-9XF

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Report replica ai Parlamentari di “Fare”: c’è chi ama la Cosa pubblica e chi ama qualcos’altro…

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Report riparte su Rai 3 con i diritti tv del Calcio e le antenne abusive a VeronaESCLUSIVA

Riceviamo e con piacere pubblichiamo la replica di Sigfrido Ranucci ai Parlamentari di “Fare” che hanno minimizzato l’inchiesta di Domenica scorsa sulle antenne abusive sulle Torricelle e conseguente “magna magna”… “Telescrocco” è l’inchiesta giornalistica andata in onda Domenica scorsa:
il servizio andato in onda domenica 11 ottobre su Rai Tre nel corso della trasmissione Report,“ cui hanno replicato i parlamentari tosiani di “Fare”: la reazione dei veritici del movimento Fare!,

 

di Sigfrido Ranucci, Co-autore di Report

Il caso della Torricelle Massimiliana finisce nelle scuole.   

La Rai trasmette dalla Torricella Massimiliana, ma non ha impianti abusivi,  nè ha allacci a contatori dell’energia elettrica abusivi. Sulla posizione della Rai,  Report ha dato un’informazione completa sul suo sito.  Nel corso dell’inchiesta andata in onda domenica,  Report ha fatto esclusivamente i nomi dei veri  abusivi e per tale reato la Rai non è  mai stata indagata   Gli onorevoli  Matteo Bragantini, Roberto Caon, Marco Marcolin ed Emanuele Prataviera  dovrebbero saperlo, visto che citano le inchieste giudiziarie. Se hanno letto le carte della magistratura, hanno sicuramente visto che  il nome della Rai non c’è, né  c’è mai stato.   Continua a leggere

Appalti, politica, malavita ed il mistero del fascicolo dimenticato dalla Procura di Verona

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Segnalazione di www.veronapulita.it 

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Anni di indagini (della Polizia Tributaria), di relazioni (della Polizia Giudiziaria), di denunce (di Verona Pulita). Tutto in fumo.

dell’Avv. Michele Croce

Roba da “La Piovra” nella Palermo anni ’80 e ’90.
E invece siamo a Verona. Procura di Verona.
Il fascicolo contenente le indagini della Polizia Tributaria del 2009 riguardanti la famosa Soveco S.p.A., i suoi soci palesi ed occulti, gli affari ed i presunti intrecci tra questi, la malavita organizzata ed alcuni politici locali, si è “smarrito” per anni in qualche scantinato della Procura scaligera, prescrivendosi così i presunti reati.
La notizia, passata quasi sotto traccia, è di una gravità assoluta per Verona e per l’Italia intera.
Noi – soli – che due anni fa pubblicamente denunciavamo la stranezza di tutti questi appalti (traforo, filobus, ecc.) affidati dal Comune di Verona a Soveco per il valore complessivo di circa un miliardo di euro (clicca qui per leggere l’articolo). Proprio quella Soveco che aveva ristrutturato l’attico della moglie dell’ex vice-sindaco di Verona condannato in primo grado per corruzione.
Noi – soli – che parlavamo della relazione della polizia tributaria del 2009 che descriveva il “socio occulto” di Soveco Antonino Papalia da Delianuova (RC), dei suoi precedenti giudiziari, delle sue relazioni con gli amministratori locali, dei suoi presunti intrecci con la malavita organizzata calabrese (clicca qui per leggere l’articolo) Continua a leggere

La chiesa che piace a Bergoglio ( e ai modernisti)

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La chiesa diventa la nuova casa dei migranti

I profughi sbarcati stamattina a Palermo, quasi tutti eritrei, hanno trovato posto al centro Santa Rosalia, al Punto Incontro Giovani di padre Messina e nella chiesa di San Carlo, a un passo da piazza Rivoluzione… CONTINUA SU http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/06/09/foto/la_chiesa_diventa_la_nuova_casa_dei_migranti-88524689/1/#1 Continua a leggere

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