Soros finanzia il Gender totalitario

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Billionaire-investor-George-Soros-tells-the-EU-to-accept-millions-of-refugees-every-year-616541di Gianfranco Cei 

In questi giorni, il finanziare e magnate statunitense di origini ungherese George Soros è finito, suo malgrado, su tutti i principali quotidiani internazionali in seguito ad un attacco hacker che ha sottratto dai suoi server oltre 2.500 documenti privati.

DC LEAKS
I riservatissimi documenti trafugati sono stati prontamente diffusi su Internet, attraverso “Dc Leaks” (1), un portale interamente dedicato al materiale trafugato, innescando un’immediata e prevedibile bufera mediatica.
Nella homepage del sito gli hacker hanno pubblicato un post che chiarisce il motivo dell’attacco e della diffusione dei files: Continua a leggere

Articolo 21 – Stragi, mafia e P2. Chi c’è dietro la “Santa Alleanza”

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Stragi, mafia e P2. Chi c’è dietro la “Santa Alleanza”di Redazione

C’è una diabolica “Santa Alleanza” trasversale che da quasi 50 anni si dipana sulla vita della Repubblica italiana e ne detta i tempi e le condizioni del gioco democratico. Le prove generali di questa “entità” furono eseguite durante gli ultimi due anni della Seconda guerra mondiale, quando i servizi segreti americani (l’OSS, da cui poi nacque la CIA) misero insieme personaggi della mafia siciliana, collegati con le famiglie newyorkesi di Cosa Nostra, e nel ruolo di “braccio politico” furono arruolati alcuni esponenti nobiliari isolani, a loro volta strettamente legati con la massoneria italiana e americana (in quei tempi e ancora oggi, la più potente organizzazione “fraterna”, in concorrenza politica con la storica e liberale “famiglia” inglese, da cui ha tratto origine la massoneria universale). A far da trait-d’union tra le Forze alleate e i nuovi gruppi dirigenti dell’Italia libera, la parte cosiddetta “bianca” della Resistenza e del CLN, vi erano alti ufficiali dell’OSS e dei vertici militari “badogliani”, lealisti monarchici, ma fortemente anticomunisti. Già allora un ruolo di collante e di “terra di mezzo” lo giocò il Vaticano, che per contrastare il forte ascendente popolare dei “rossi” (socialisti, comunisti, ma anche azionisti), si offrì di mediare tra gli alleati americani, i gerarchi nazisti e persino Mussolini, e che, come la storia poi appurò, grazie anche alle ricerche delle Fondazioni ebraiche, riuscirono a fornire loro dei salvacondotti per il Sudamerica e per gli stessi Sati Uniti. Questa è la genesi della Santa Alleanza! Continua a leggere

EuroPride 2016: per la prima volta l’Unione Europea ad una manifestazione LGBT

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eurpride

di Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender

Per la prima volta dalla sua fondazione, l’Unione Europea sfilerà ufficialmente con un suo rappresentante all’EuroPride 2016il più importante evento LGBT a livello europeo, che si tiene in Europa dal 1992, anno in cui si svolse a Londra la prima manifestazione omosessualista di carattere comunitario.

Come l’Osservatorio Gender aveva scritto lo scorso febbraio, il nome della “Europese Commissie” figura infatti alla posizione 21 dell’elenco delle 80 imbarcazioni che parteciperanno alla parata europea dell’orgoglio omosessuale che ha avuto inizio sabato 23 luglio e si concluderà domenica 7 agosto ad Amsterdam, città simbolo di tolleranza e di ogni tipo di libertà.

A rappresentare l’Europa vi sarà Vera Jourova, Commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere nella Commissione, che ha accolto l’invito degli organizzatori, dichiarando:

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OMOSESSUALISMO: il maggior rischio suicidio delle coppie omosessuali

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EJEP meaning - what does EJEP stand for?

di Tommaso Scandroglio

Chi contrae un “matrimonio” omosessuale è esposto a rischio di suicidio tre volte di più che un eterosessuale coniugato. E’ il dato che emerge dallo studio scientifico dal titolo “Il suicidio nelle coppie sposate in Svezia:  il rischio è maggiore nelle coppie dello stesso sesso?” redatto da Charlotte Björkenstam, Gunnar Andersson, Christina Dalman, Susan Cochran e Kyriaki Kosidou (http://link.springer.com/article/10.1007/s10654-016-0154-6). La ricerca è stata pubblicata nel maggio di quest’anno sulla prestigiosa rivista European Journal of Epidemiology.

Sono state monitorate ben seimila coppie omosessuali “sposate” o che avevano contratto una registrerat partnerskap (una specie di unione civile) in Svezia tra il 1996 e il 2009 e seguite fino al 2011. I dati sono stati messi in comparazione per lo stesso periodo con le coppie eterosessuali, più di un milione.

In particolare è emerso che la persona omosessuale “sposata” o convivente con altro omosessuale  ha il 2,7 di probabilità in più di togliersi la vita rispetto ad un eterosessuale sposato/convivente. Più nello specifico il 95% del campione oscilla tra l’1,5 e il 4,8 di probabilità di tentare il suicidio. Più a rischio sono i maschi omosessuali (2,9) rispetto alle femmine omosessuali (2,5).

Questo studio ricalca in modo impressionante i risultati di un’altra ricerca condotta questa volta da Morten Frisch e Jacob Simonsen i cui dati sono stati pubblicati nel 2013 nell’International Journal of Epidemiology in un articolo scientifico dal titolo Matrimonio, coabitazione e mortalità in Danimarca: studio nazionale su 6,5 milioni di persone seguite per tre decenni (1982-2011) (http://ije.oxfordjournals.org/content/early/2013/03/08/ije.dyt024.full). Anche in questo caso i ricercatori sono arrivati alla conclusione che il tasso di suicidi che colpisce le persone che vivono una relazione di coppia di carattere omosessuale è del 300% superiore rispetto agli eterosessuali conviventi o sposati. Continua a leggere

Alfano obbliga tutti i Comuni ad accogliere: “25 migranti ogni mille abitanti”

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UNA FOLLIA SUICIDA (N.d.R.)

di  

Allarme sbarchi. Il governo corre ai ripari. Siglato un accordo con l’Anci per distribuire i migranti su tutto il territorio italiano. Più incentivi ai sindaci che accolgono.

Gli sbarchi non si fermano, nemmeno quando c’è brutto tempo. I ricollocamenti negli altri Paesi dell’Unione europea sono in stallo.

E gli Stati che confinano con l’Italia (la Francia, la Svizzera e la Francia) hanno chiuso definitivamente le frontiere. E così il ministro degli Interni Angelino Alfano si trova a dover sistemare 145mila migranti. Il piano concordato nei giorni scorsi con l’Anci è distribuirli su tutto il territorio. Venticinque ogni mille abitanti. E per farlo andrà a raccattare strutture ovunque.

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Lettera aperta di una vittima della mafia a “don” Ciotti: “Questa antimafia non ci piace”

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UNA LETTERA MOLTO INTERESSANTE:

Questa la lettera aperta che Decandia ha inviato a Don Luigi Ciotti oggi.

Caro don Luigi Ciotti,

ci siamo conosciuti in Vaticano, Lei mi scrisse su un tovagliolino di carta “Luigi” con il suo numero di cellulare per essere contattato. L’ho chiamata, per delle iniziative della associazione di cui faccio parte, fondata da vittime, ma forse non era abbastanza importante per meritare la Sua attenzione.

Vorrei esprimerLe il mio pensiero circa le considerazioni formulate dal Giudice della Dda di Napoli Maresca in merito alla gestione dei beni confiscati alla criminalità da parte dell’associazione libera da Lei fondata.

Io non mi permetto di giudicare la legalità del Suo operato, anzi devo darLe atto che ha fatto tanto per l’antimafia, ha fatto tanto con i ragazzi, libera è contro le mafie, e resta un esempio importante di coinvolgimento e sensibilità su una questione centrale per il nostro Paese. Ma piace dirle sinceramente che nello stesso tempo condivido i rilievi del giudice Maresca, perché un sistema troppo grande rischia di diventare incontrollabile se non vi è il coinvolgimento di attori diversi e non necessariamente di libera nella gestione stessa delle cooperative create sui beni confiscati e le azioni delle strutture, a partire dai bilanci non diventano trasparenti come una campagna di vetro. Loro utilizzano beni confiscati e dunque patrimonio collettivo. Continua a leggere

Omicidio di Fermo: i legali di Mancini denunciano la sparizione dei verbali in suo favore, omicidio preterintenzionale, legittima difesa

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MANCINI

Femo 8 ago – I legali di  Amedeo Mancini, il 35enne fermano indagato per omicidio preterintenzionale per la morte del richiedente asilo nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi a seguito di una colluttazione a Fermo il 5 luglio scorso, si sono visti respingere l’istanza di scarcerazione presentata al Tribunale del Riesame. Mancini è difeso dagli avvocati Savino Piattoni e Francesco de Minicis. Quest’ultimo ha così commentato la decisione del Tribunale: “Un provvedimento ingiusto, attendiamo le motivazioni per entrare nel dettaglio, ma siamo anche pronti a ricorrere in Cassazione”. Ma c’è di più.

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Cattiva gestione di 2 milioni di euro: indagato “vescovo” di Sanremo Tonino Suetta

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suetta

Segnalazione di Raimondo Gatto

DIETRO I FATTI DI VENTIMIGLIA

Le mani sui soldi delle cooperative, indagato il vescovo Suetta . “Sorpresa e amarezza” da parte del prelato a capo della diocesi di Sanremo Il cardinale Calcagno finisce nei guai: «Milioni di debiti con i soldi del Vaticano»

Imperia – Il vescovo di Sanremo e Ventimiglia, Tonino Suetta , risulta indagato dalla procura di Savona per associazione per delinquere, appropriazione indebita e malversazione ai danni dello Stato.

L’alto prelato originario di Loano e recentemente al centro dell’attenzione pubblica per il suo fattivo impegno in tema di accoglienza dei migranti al confine con la Francia, sarebbe finito al centro di un’indagine che ha coinvolto, tra gli altri, l’attuale presidente del consorzio delle cooperative sociali Il Cammino di Sanremo, Sergio Oderda. L’accusa: cattiva gestione di un finanziamento da due milioni di euro ottenuti dal Ministero dei beni culturali e da utilizzare per l’acquisto e la ristrutturazione di palazzo Curlo-Spinola di Taggia.

«Apprendo da lei di questo sviluppo – è il commento del vescovo raggiunto ieri sera al telefono – Non so cosa dire e non posso confermare o smentire una notizia che nessuno mi ha comunicato. L’unica cosa strana è sapere dai giornali di essere indagato e non dalle vie dirette». Continua a leggere

Mafie in Veneto, prefetto Mulas: «attenti ai compagni di viaggio»

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…CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE, INTENDA…(N.d.r.)

La priorità del capo dell’ufficio governativo nel Veronese é la «sicurezza sociale». Ma con un monito alla classe dirigente locale sulle infiltrazioni, specie della ‘ndrangheta

Salvatore Mulas

Da un anno Salvatore Mulas è a il prefetto di Verona. Nuorese di Macomer, Mulas ha ben poco della fibra ministeriale che invece caratterizza molti suoi colleghi. L’uomo che in mezza Italia, da funzionario di polizia, ha inseguito e arrestato latitanti, mafiosi, appartenenti a bande armate, ha il modo di fare da poliziotto d’una volta, che prima dopo e durante ogni operazione deve conoscere dal profondo «la realtà storica e sociale di un luogo». Spiega che le forze dell’ordine debbono essere vigili su tutti fronti: da quello della criminalità comune al crimine organizzato fino alle possibili minacce terroristiche. «Con il passare dei mesi – spiega l’alto funzionario – ho orientato sempre più il mio incarico alla cura della sicurezza sociale, locuzione questa che comprende diverse declinazione della sicurezza, dalla pubblica sicurezza alla protezione civile, dalla sicurezza del e sul posto di lavoro alla sicurezza partecipata, dalla sicurezza urbana alla sicurezza sussidiaria. Una sicurezza nella sua accezione più ampia».

Il Veronese comunque rimane un territorio difficile, nel quale si è spesso fatto avanti il fenomeno della colonizzazione mafiosa. Il capo dell’ufficio territoriale del governo, parlando delle infiltrazioni e della permanenza nell’economia locale, lancia un monito che sembra pensato per l’intera classe dirigente locale: «Attenzione ai compagni di viaggio. Oggi la ‘ndrangheta è la più pericolosa delle organizzazioni criminali proprio per la sua capacità di intrusione e per la sua attitudine ad essere oltremodo pervasiva».

Dottor Mulas, in dodici mesi i suoi uffici hanno emanato una mezza dozzina di interdittive antimafia. Perché questa accelerata?
A luglio ho firmato l’ottava interdittiva antimafia, un’attività che, come prefetto di Verona, ho voluto da subito inserire tra le priorità del mio ruolo istituzionale. L’interdittiva è evidentemente penalizzante nei confronti di un’azienda in cui si sospetti il potenziale rischio di condizionamento da parte della criminalità organizzata, ma è anche una garanzia di attenzione, da parte dello Stato, nei confronti di un territorio che, come quello scaligero, è ricco e produttivo e, di conseguenza, polo di attrazione per le mafie. Voglio ricordare che non esistono zone franche per la criminalità organizzata e che spesso l’assenza di episodi di cronaca particolarmente eclatanti non esclude affatto il proliferare di situazioni criminogene nel sottobosco dei rapporti imprenditoriali. Voglio pure sottolineare che l’infiltrazione o l’insediamento della criminalità organizzata nel Veronese non deve essere vissuta come un fenomeno di cui è meglio non parlare, perché la denuncia di minacce ricevute, di estorsioni, la richiesta di fatturazioni fasulle consentono alle forze di polizia di contrastare in maniera più efficace una delinquenza che prolifera nell’omertà e nel silenzio dei più.

Verona, come il resto del Veneto, è interessata da alcuni importantissimi progetti infrastrutturali. Qual é il livello di rischio d’infiltrazione mafiosa?
Ogni volta che c’è una betoniera che gira, le autorità devono alzare tutte le antenne e aprire tutti gli occhi. Il rischio delle infiltrazioni c’è sempre.

A Verona e provincia quali sono i fronti caldi? Come li raccorda con il panorama nazionale?
Come prefetto non posso non contestualizzare quanto accade oggi in un mondo sempre più globalizzato. Per questo, come coordinatore del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ho analizzato la situazione al fine di riconfigurare il sistema.

In che modo?
Con l’implementazione degli operatori di polizia affiancati dai militari dell’Esercito. Verona è la quarta provincia per turismo, un turismo che convoglia migliaia di persone, moltissime straniere, nel territorio scaligero. In tale contesto, l’attività di contrasto nei confronti dei reati cosiddetti comuni, come quelli predatori, è stata pur essa rimodulata, anche alla luce delle ricadute negative che le crisi aziendali possono comportare. A tale proposito, la prefettura ha ospitato numerosi tavoli di mediazione tra i diversi soggetti interessati.

Anche nel Veronese non sono mancate le polemiche politiche sulla questione immigrati che hanno coinvolto anche i suoi uffici. Come mai? Il tema si presta a strumentalizzazioni, ma quanto, nei timori della popolazione, c’è di vero?
Di vero c’è che da circa un lustro i richiedenti protezione internazionale arrivano sulle nostre coste. Finché il fenomeno è stato quantitativamente contenuto, non c’è stato un grosso interesse nei confronti dei cosiddetti profughi; è solo a partire dal 2014 che l’arrivo sempre più massiccio dei migranti si è trasformato in un evento mediatico e politico. Qui a Verona la prefettura ha spesso proposto a tutti i sindaci dei 98 comuni la gestione condivisa del fenomeno. Le proposte sono cadute nel vuoto e così si è stati costretti a ricorrere all’affidamento diretto a quei pochi soggetti, dalle cooperative agli alberghi, che hanno offerto la propria disponibilità ad attivare i Cas, i centri di accoglienza straordinaria. A ciò si deve aggiungere che, in occasione delle cinque gare bandite nel giro di due anni, si sono reperti 480 posti nuovi su un totale annuale di 2.000 profughi. In questo contesto poi ci sono alcune realtà particolari.

Quali?
I Comuni di San Giovanni Lupatoto e di Pastrengo, commissariati nel biennio 2015-2016, hanno realizzato forme giuridiche differenti, che hanno comportato e comporteranno per il bilancio di quegli enti entrate significative nel settore sociale; questo a dimostrazione della possibilità, per i sindaci, di trasformare un iniziale disagio in una risorsa per le collettività amministrate.

Quali saranno le sue priorità per i prossimi dodici mesi?
Da tempo parlo di cura della sicurezza sociale: la mia priorità rimane quella, con una particolare attenzione all’attività di contrasto alla criminalità organizzata ed ai reati predatori, alle sofferenze del mondo del lavoro ed a fronteggiare nel modo più razionale i flussi migratori. A quest’ultimo proposito, auspico una maggiore consapevolezza da parte degli amministratori locali, affinché non sottovalutino le opportunità che può offrire l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, così come dimostrato nei casi già noti di San Giovanni e di Pastrengo.

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Israele: la scuola degli orrori

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Segnalazione di Federico Prati

La Scuola dell’orrore: bambini ebrei ortodossi violentati dai loro insegnanti in Israele.

Sei insegnanti di una scuola talmudica sono perseguiti per stupri ed aggressione a minori. Il principale imputato è anche accusato di estorsione.

 GIUDEI CUCU

Secondo l’accusa, i crimini sono stati commessi tra il 2000 e il 2011 su 22 bambini dai tre ai dieci anni, che erano studenti degli accusati.

Durante questo periodo, gli insegnanti hanno effettuato abusi fisici e mentali al giorno.

La scuola religiosa ebraica è stata chiamata “Bergen-Belsen” dagli studenti, facendo riferimento al campo di concentramento nazista.

Il principale imputato, Avraham Mordechai Rosenfeld, è stato chiamato “Rosenazi”.

 

Fonte:  https://francais.rt.com/international/24745-lecole-lhorreur–enfants-juifs

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