
di Sara Donatelli
I GRANDE ARACRI A VERONA
L’inchiesta Aemilia, insieme ad altre inchieste “gemelle” (come ad esempio Kyterion in Calabria), ha fatto emergere non solo lo spessore criminale della Cosca Grande Aracri ma ha posto l’accento sulle sue capacità di tessere rapporti con diversi ambienti, siano essi politici, massonici, economici e persino religiosi. Focalizzando la nostra attenzione sui rapporti tra la cosca cutrese e il mondo economico, vediamo come, leggendo le carte del processo Aemilia, il clan Grande Aracri sia stato in grado di entrare anche nel mondo del business immobiliare veronese.
L’AFFARE RIZZI
In questo scenario si colloca la vicenda inerente all’affare del “Fallimento Rizzi”, che riguarda l’acquisizione dei beni della Rizzi Costruzioni s.r.l, una grande azienda fallita il cui procedimento era gestito dal tribunale fallimentare di Verona. Nell’ordinanza si legge che “l’organizzazione ‘ndranghetista emiliana intravede, dall’eventuale acquisizione dei beni immobili fallimentari e delle aree ex industriali ubicate tra la Gardesana e Verona, la possibilità di ricavare ingenti introiti, ammontanti a diversi milioni di Euro, che deriverebbero dalle vendite degli immobili in acquisizione (per alcuni beni infatti risultano interessati dei compratori “russi” non meglio identificati)”. E ancora “L’operazione dimostra la capacità di penetrazione anche in contesti diversi da quello emiliano, come quello veronese, coinvolgendo settori dell’imprenditoria come Moreno Nicolis – che dispone di contatti anche con l’Amministrazione comunale scaligera – e altre organizzazioni criminali come la famiglia Galasso”. Non solo il clan Grande Aracri, dunque. Ma altri protagonisti le cui storie e i cui nomi si intersecano e convergono tutti nella medesima vicenda. Al tavolo della trattiva (durata sei mesi, dal dicembre 2011 al maggio 2012) si siedono mafiosi, imprenditori, professionisti e persino politici. A spartirsi il bottino, due “gruppi”: quello emiliano (rappresentato inizialmente da Antonio Gualtieri e Francesco Lamanna, esponenti del clan Grande Aracri) e quello veronese (la famiglia Galasso-Larosa, riconducibile al clan Facchineri). Insieme al “gruppo emiliano” abbiamo tre tecnici: Roberta Tattini, Giovanni Summo e Mauro Sgarzi. In mezzo, Moreno Nicolis, imprenditore veronese, chiave d’accesso per entrare in contatto con l’amministrazione comunale veronese. Ai margini, infine, il vicesindaco e il sindaco di Verona, Vito Giacino (condannato in appello 3 anni e 4 mesi) e Flavio Tosi. Della vicenda del fallimento Rizzi ne ha lungamente parlato il Maresciallo Dubrovich (chiamato a deporre al processo Aemilia) che ha riconosciuto in Nicolis il “soggetto che ha permesso al sodalizio emiliano di avvicinarsi alla zona veronese per fare affari”. Ed è lo stesso Dubrovich che, parlando proprio dell’affare Rizzi, afferma come questo “doveva essere la più importante operazione finanziaria trattata da Gualtieri”. A dare l’input, dunque, è Moreno Nicolis che prospetta ad Antonio Gualtieri il progetto di acquisizione del patrimonio immobiliare derivante dal fallimento Rizzi Costruzioni s.r.l. Inizia la complessa trattativa.
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