Arriva in Italia il 93% dei migranti mediterranei

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MIGRI

Segnalazione Arianna Editrice

di Salvo Ardizzone 

Fonte: Il Faro sul Mondo

Chiuso il confine spagnolo, interrotta (per ora) la via dei Balcani, quasi tutti i migranti sbarcano in Italia; lo affermano i dati dell’Unhcr.

Secondo l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, fra maggio e luglio sono arrivati in Italia il 91,3% deimigranti provenienti dal Mediterraneo; il 92,6% se si considera luglio. In realtà gli arrivi non sono aumentati, anzi, nel 2015 nello stesso periodo ne arrivarono 1600 in più, ma è lo scenario ad essere mutato.

Fino al patto del 18 marzo con la Turchia, era la Grecia ad avere il primato degli arrivi: quest’anno, fino a luglio, sulle coste elleniche sono arrivati 160mila migranti, ma solo 9mila di essi sono sbarcati dopo il primo trimestre; viceversa, in Italia ne sono giunti 94mila, di cui 75mila negli ultimi quattro mesi.

Ma attenzione: la favola che chiusa (per ora) la rotta balcanica, quei disperati si dirigano tutti verso l’Italia non regge; la penisola è l’approdo di quanti provengono da Sahel, Corno d’Africa e Golfo di Guinea, Tranne sporadiche eccezioni, sono troppo distanti e divise da guerre le vie di chi fugge da Siria ed Iraq.

Il fatto è che il caos che regna sugli Stati semifalliti del Sahel e dietro, avrà sempre più libero sbocco sulla terra di nessuno che s’è instaurata in Libia, e i trafficanti delle coste sud del Mediterraneo, dall’Egitto alla Tunisia, non perderanno certo l’occasione di guadagni sulla pelle di quei disgraziati. Continua a leggere

Migranti in villa con piscina, i cittadini scatenano la rivolta

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Segnalazione di Alfio Krancic

In una frazione di Ferrata trenta migranti sono stati destinati a una struttura di lusso con ogni comfort e quattro ettari di parco. Ma i cittadini non ci stanno

La nuova sistemazione dei migranti, in quella villa con piscina e quattro ettari di parco, non è proprio andata giù agli abitanti di Gaibanella.

In questa frazione di mille anime di Ferrara, in Emilia-Romagna, è scoppiata la rivolta dopo che l’amministrazione ha fatto sapere che una trentina di richiedenti asilo nella lussuosa Locanda della Luna, una struttura normalmente adibita a bed & breakfast con ogni genere di comfort.

Una dimora che è parsa fuori luogo agli abitanti della frazione, che hanno fatto irruzione durante l’incontro con l’assessore Chiara Sapigni, impegnata proprio nello spiegare alla cittadinanza le modalità dell’accoglienza. Capitanati da esponenti locali della Lega Nord e da Casa Pound, racconta la stampa locale, i contestatori hanno subissato l’assessore di fischi e insulti.

Ma su questa protesta si è innestato un piccolo giallo. I proprietari della villa sostengono infatti di non sapere nulla dell’arrivo dei richiedenti asilo, dando il via a un braccio di ferro legale con la cooperativa Camelot, che ne gestisce l’accoglienza. Secondo quanto riferisce la Lega, “i vecchi affittuari della villa, già denunciati dal proprietario, avrebbero subaffittato di propria iniziativa la villa alla cooperativa d’accoglienza.”

“La situazione è imbarazzante – attacca il capogruppo leghista in Regione Emilia Romagna Alan Fabbri – Una cooperativa che riceve soldi pubblici dovrebbe verificare se la proprietà è d’accordo prima di utilizzare i locali di altri per i propri scopi. I cittadini non ne possono più, siamo al loro fianco. Con la Lega, a Gaibanella, i clandestini non arriveranno. E siamo pronti ad azioni eclatanti”.

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Tutti i legami dei Grande Aracri: la cosca arriva a Verona

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verona-aerea-eff

di Sara Donatelli


I GRANDE ARACRI A VERONA
L’inchiesta Aemilia, insieme ad altre inchieste “gemelle” (come ad esempio Kyterion in Calabria), ha fatto emergere non solo lo  spessore criminale della Cosca Grande Aracri ma ha posto l’accento sulle sue capacità di tessere rapporti con diversi ambienti, siano essi politici, massonici, economici e persino religiosi. Focalizzando la nostra attenzione sui rapporti tra la cosca cutrese e il mondo economico, vediamo come, leggendo le carte del processo Aemilia, il clan Grande Aracri sia stato in grado di entrare anche nel mondo del business immobiliare veronese.

L’AFFARE RIZZI
In questo scenario si colloca la vicenda inerente all’affare del “Fallimento Rizzi”, che riguarda l’acquisizione dei beni della Rizzi Costruzioni s.r.l, una grande azienda fallita il cui procedimento era gestito dal tribunale fallimentare di Verona. Nell’ordinanza si legge che “l’organizzazione ‘ndranghetista emiliana intravede, dall’eventuale acquisizione dei beni immobili fallimentari e delle aree ex industriali ubicate tra la Gardesana e Verona, la possibilità di ricavare ingenti introiti, ammontanti a diversi milioni di Euro, che deriverebbero dalle vendite degli immobili in acquisizione (per alcuni beni infatti risultano interessati dei compratori “russi” non meglio identificati)”. E ancora “L’operazione dimostra la capacità di penetrazione anche in contesti diversi da quello emiliano, come quello veronese, coinvolgendo settori dell’imprenditoria come Moreno Nicolis – che dispone di contatti anche con l’Amministrazione comunale scaligera – e altre organizzazioni criminali come la famiglia Galasso”. Non solo il clan Grande Aracri, dunque. Ma altri protagonisti le cui storie e i cui nomi si intersecano e convergono tutti nella medesima vicenda. Al tavolo della trattiva (durata sei mesi, dal dicembre 2011 al maggio 2012) si siedono mafiosi, imprenditori, professionisti e persino politici. A spartirsi il bottino, due “gruppi”: quello emiliano (rappresentato inizialmente da Antonio Gualtieri e Francesco Lamanna, esponenti del clan Grande Aracri) e quello veronese (la famiglia Galasso-Larosa, riconducibile al clan Facchineri). Insieme al “gruppo emiliano” abbiamo tre tecnici: Roberta Tattini, Giovanni Summo e Mauro Sgarzi. In mezzo, Moreno Nicolis, imprenditore veronese, chiave d’accesso per entrare in contatto con l’amministrazione comunale veronese. Ai margini, infine, il vicesindaco e il sindaco di Verona, Vito Giacino (condannato in appello 3 anni e 4 mesi) e Flavio Tosi. Della vicenda del fallimento Rizzi ne ha lungamente parlato il Maresciallo Dubrovich (chiamato a deporre al processo Aemilia) che ha riconosciuto in Nicolis il “soggetto che ha permesso al  sodalizio emiliano di avvicinarsi alla zona veronese per fare affari”. Ed è lo stesso Dubrovich che, parlando proprio dell’affare Rizzi, afferma come questo “doveva essere la più importante operazione finanziaria trattata da Gualtieri”. A dare l’input, dunque, è Moreno Nicolis che prospetta ad Antonio Gualtieri il progetto di acquisizione del patrimonio immobiliare derivante dal fallimento Rizzi Costruzioni s.r.l. Inizia la complessa trattativa.

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COMUNICATO STAMPA: ADESIVI CON BESTEMMIA A VERONA, “CHRISTUS REX” REAGISCE

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IMMAGINE CENSURATA

BESTEMMIAS - Copia

Adesivi con una bestemmia mezza in inglese e mezza in italiano, ovviamente non firmata dal “premio nobel per l’idiozia” che li ha appiccicati su un bidone dietro l’ala dell’ arena (vedi foto) e sparsi in giro per il centro storico (come sul muro accanto al teatro Filarmonico) di Verona. Chissà se l’ “eroe” avrà lo stesso ardire di andare ad affiggere questi adesivi oltraggiosi in un Paese di tradizione islamica? Sì, perché là gli taglierebbero una mano o gli darebbero la pena di morte, dopo aver attivato una serrata caccia all’uomo.

Nell’Occidente secolarizzato, nell’Italia laicista, ove persino chi dovrebbe rappresentare il Cattolicesimo tace e si nasconde dietro uno scellerato buonismo e una tolleranza del male che rasenta la follia, sono rimasti solo i cattolici tradizionalisti a difendere la Fede (sulla Morale abbiamo contestato ieri e contesteremo oggi la Cirinnà a Porta Palio). Abbiamo richiesto ad AMIA (che ha risposto quasi subito identificando la segnalazione con il n. 7634-2016) di provvedere alla rimozione degli adesivi segnalati e di effettuare un sopralluogo nelle principali vie del centro per toglierne eventuali altri. Nei prossimi giorni effettueremo una denuncia contro ignoti in Procura per vilipendio della religione ed imbrattamento, annunciando fin da ora che, qualora venisse individuato il responsabile, ci costituiremo parte civile.

Ci appelliamo al buon senso di tutti affinché questi episodi vergognosi e lesivi della sensibilità religiosa della maggioranza degli italiani non abbiano più a ripetersi.

Per il Circolo Cattolico “Christus Rex” – Verona

Simone Costa

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Fermo, le bombe alle chiese contro l’affarismo sui migranti?

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di Ugo Maria Tassinari

Due anarchici, noti anche come ultras della Fermana, sono stati arrestati dai carabinieri di Ascoli Piceno in collaborazione con i Ros di Ancona perché ritenute responsabili degli attentati con esplosivo contro quattro chiese di Fermo tra febbraio e maggio scorsi.  Gli arresti sono scattati per il pericolo di fuga. Tra febbraio e marzo due bombe rudimentali sono scoppiate davanti al Duomo e davanti all’ingresso della chiesa di San Tommaso, nel quartiere di Lido Tre Archi. Nella notte tra il 12 e il 13 aprile, un altro ordigno ha danneggiato l’ingresso della chiesa di San Marco alle Paludi, parrocchia retta da mons. Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco. A fine maggio, un ordigno inesploso era stato trovato davanti alla Chiesa di San Gabriele dell’Addolorata. Proprio mons. Albanesi,  commettendo un clamoroso errore di valutazione, ha parlato di “uno stesso giro” dietro questi episodi e l’omicidio del nigeriano Emmanuel Chidi Nmadi, colpito con un pugno dall’ultrà Amedeo Mancini e morto poco dopo. Per don Vinicio gli attentati erano un attacco alla chiesa della solidarietà e dell’accoglienza dei migranti:

“E’ stata una provocazione gratuita e a freddo, ritengo che si tratti dello stesso giro delle bombe davanti alle chiese”. Così mons. Vinicio Albanesi a proposito dell’aggressione ad un migrante nigeriano, di 36 anni, richiedente asilo, morto a Fermo dopo essere stato preso a pugni da un ultrà della locale squadra di calcio, che aveva rivolto offese razziste alla moglie. Il presidente della Comunità di Capodarco si riferisce agli ordigni piazzati nei mesi scorsi di fronte a edifici di culto di Fermo e annuncia che si costituirà parte civile in quanto presidente della Fondazione Caritas in veritate.

Per gli inquirenti, che hanno tenuto stamattina una conferenza stampa, è meglio parlare di “soggetti legati al tifo organizzato, che frequentano lo stadio in modo continuo e fanno parte dell’area ultrà. Questo è il solo legame con il Mancini, ma nulla da un punto di vista di indagine che colleghi i due episodi che hanno scosso Fermo. E per quanto riguarda il movente, escludo la natura politica. Perché dovremmo parlare di destra e anarchia, ma non parliamo di soggetti con cultura politica”. Di certo la coincidenza temporale dei fatti “porterà a ulteriori approfondimenti di indagine”. Indagine chiusa, hanno chiesto i giornalisti? “Noi continueremo fino a quando la legge ci consentirà di farlo. Allo stato non ci sono altri soggetti interessati di indagine”. Come non ci sarebbe alcun legame che colleghi le bombe all’attività dei preti di strada, alla Caritas e all’immigrazione.

Ma emerge una realtà diversa, a sfogliare la pagina facebook del “leader”, Martino Panicone, 44 anni.  si nota una forte polemica proprio contro don Vinicio e la attività “affaristiche” connesse al dramma dell’immigrazione. Così come va segnalato che le tematiche della solidarietà ultrà sembrano prevalere sulle motivazioni più propriamente ideologiche, come già sottolineato da Procura e carabinieri. Ma già con Amedeo Mancini Fermo ci ha abituato a un radicalismo a basso tasso ideologico…

don viniciodon vinicio

Fonte: http://www.ugomariatassinari.it/fermo-don-vinicio-affarismo/#st_refDomain=m.facebook.com&st_refQuery=/ Continua a leggere

Cambio di sesso a 16 anni? Grazie a Lady Oscar!

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Risultati immagini per Lady OscarLa Presa della Bastiglia e l’identità di genere. La Pace perduta

(a cura della redazione di AT. com)

Cosa lega la sentenza del Tribunale di Roma che qualche giorno fa ha autorizzato un sedicenne ad ottenere il trattamento medico-chirurgico per il cambiamento di sesso da maschile a femminile (e ha contestualmente ordinato la rettifica del suo stato civile) e il giorno dell’anniversario della presa della Bastiglia? Facile. Lady Oscar. A cogliere il sottile filo rosso-bianco-blu che lega le due vicende è – ovviamente in positivo! – la stampa italiana. Lady Oscar, morta nel racconto del famoso cartone giapponese proprio il 14 luglio del 1789, mentre sanguinante sprona i compagni ad assaltare le truppe reali, combatteva per la liberté della Nazione e l’identità di genere.

Nota Valeria Palumbo sul Corriere della Sera (15 luglio 2016): quando nel ’72 Riyoko Ikeda pubblicava in Giappone “La Rosa di Versailles” – che nel 1982 sbarcherà in Italia con il noto nome di “Lady Oscar” – bisognava scardinare “lo stereotipo del maschio giapponese, il samurai che disprezza le donne”. Continua a leggere

Israele condanna bambino palestinese a sei anni e mezzo di carcere

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Segnalazione Il Faro sul Mondo

di Redazione

Israele ha condannato un ragazzo palestinese a sei anni e mezzo di carcere con l’accusa di presunto coinvolgimento in un attacco contro soldati a Gerusalemme Est.

Un giudice in Israele ha inflitto una condanna a sei a mezzo di reclusione a Muawiya Alqam di 14 anni. La pena comprende tre anni di libertà vigilata con un dieci mesi di reclusione aggiunta sulla violazione della libertà vigilata. La famiglia del ragazzo è stata condannata a pagare anche una multa in denaro di 26mila shekel (circa 6.720 dollari).

I funzionari del regime di Israele avevano incriminato Muawiya nel novembre 2015 con l’accusa di un presunto tentativo di omicidio e possesso di un coltello. E’ stato detenuto in tre diverse prigioni.

I soldati israeliani hanno sparato e ferito anche il cugino di 12 anni di Muawiya, Ali, dopo che i due avrebbero accoltellato e ferito una guardia israeliana su un treno vicino alla colonia illegale di Pisgat Ze’ev, nella zona est di Gerusalemme. Ali è stato colpito almeno tre volte ed ha dovuto subire un intervento chirurgico. Egli è detenuto in un centro di detenzione minorile da quando i funzionari israeliani hanno confermato la sentenza di detenzione di un anno contro di lui nel mese di aprile.

Secondo l’associazione per i diritti dei palestinesi Addameer, 414 minori palestinesi sono attualmente detenuti nelle carceri israeliane. Si stima che circa 104 di loro sono sotto l’età di 16 anni.

Human Rights Watch ha espresso preoccupazione sul numero crescente di minori palestinesi arrestati, riferendo che le forze israeliane effettuano abusi sui bambini palestinesi nelle varie prigioni e centri di detenzione.

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/israele-bambino-palestinese-carcere/ Continua a leggere

Il Concilio Vaticano II e Il “Patto delle Catacombe”

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Il Patto delle Catacombe

Storia, con parziale ma già ampio risveglio, di un conciliare convinto (n.d.r.)

Il “Patto delle Catacombe”

Ieri mi sono imbattuto casualmente in un articolo sul “Patto delle Catacombe”.

Mi sono stropicciato gli occhi e mi son detto, alla toscana (un querciolino non rinnega mai le sue radici): oh icchegliè? Incomincio a leggere l’articolo e, man mano che procedo nella lettura, mi sento sempre piú smarrito. Scopro che il

16 novembre 1965, pochi giorni prima della chiusura del Concilio Vaticano II, quaranta Padri Conciliari, nelle Catacombe di Domitilla, firmarono il “Patto delle Catacombe”. Cado dalle nuvole: in cinquant’anni, non avevo mai sentito parlare di simile patto.

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Bacio gay: RaiDue chiede scusa per “eccesso di pudore”

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SCUSE

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Rodolfo de Mattei su Osservatorio Gender 

Il “gender diktat” detta le regole e la RAI si adegua. Lo scorso venerdì è infatti, in brevissimo tempo, dilagata sui social l’accesa protesta dell’attivismo LGBT contro l’oscuramento di un appassionato bacio tra due uomini della serie “Le regole del delitto perfetto”, andata in onda in prima serata su RaiDue all’interno di una puntata vista da 965 mila spettatori, pari al 5,62% di share.

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“Qui troppi simboli cristiani”. Migranti scioperano a Lucca

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Segnalazione di Raimondo Gatto

Profughi in protesta per i troppi simboli cristiani. Il gruppo di immigrati pachistani, accolti e ospitati in una struttura a Torre del Lago (Lucca), ha incrociato le braccia perché nel cimitero dove lavorano ci sono – ovviamente – troppe croci, angeli e statue di Santi che li infastidiscono.

Migranti a braccia conserte

Gli stranieri, protagonsiti di questa assurda protesta, dopo essere arrivati in Italia, sono stati subito impiegati nei lavori di manutenzione del cimitero della frazione pucciniana. Un progetto che sembrava funzionare fino a ventiquattr’ore fa. Gli immigrati hanno deciso di ammutinarsi. Il motivo? I troppi simboli cristiani presenti nel camposanto. E quindi cosa si fa? La risposta è semplice: niente. Si aspetta che qualcuno dia nuove mansioni.

La banda di stranieri è tutta di nazionalità pachistana. L’assessore Maurizio Manzo al loro arrivo aveva dichiarato: “Saranno coinvolti in lavori socialmente utili, in base ad un progetto messo a punto con la Sea“. Ovviamente il progetto pare chiaramente fallito: l’integrazione non è andata a segno. Se dopo un anno questi personaggi protestano contro i nostri simboli religioni, qualcosa evidentemente non è andato per il verso giusto. O forse, e più probabilmente, non sono andati a vivere in un paese cristiano.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/viareggio-qui-troppi-simboli-cattolici-profughi-scioperano-1287250.html

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