Il gay village si trasforma in college per diffondere il gender

Condividi su:

Segnalazione di Corrispondenza Romana

gay village

di Alfredo De Matteo

Prosegue senza soluzione di continuità l’opera demolitrice dell’ordine naturale da parte delle lobby gay, che lungi dall’accontentarsi dei risultati ottenuti a livello giuridico puntano dritto verso il loro principale obiettivo: giungere alla completa normalizzazione del comportamento contro natura. In tal senso, la manifestazione romana nota come Gay Village si pone come uno dei più importanti eventi culturali nazionali che vede come protagonista il mondo omosessuale e le sue assurde rivendicazioni.

Quest’anno il Gay Village giunge alla quindicesima edizione e come di consueto sceglie un tema specifico di propaganda, che questa volta è la teoria del gender nelle scuole. Il direttore artistica dell’evento capitolino, Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, spiega in un’intervista all’Ansa il motivo di una tale scelta: «Nei tre mesi della kermesse parleremo chiaramente delle unioni civili, ma toccheremo anche l’argomento che per qualcuno è diventato un incubo, quello del gender nelle scuole».

L’obiettivo sembra evidente: incassata la vittoria sulle unioni civili le lobby gay puntano a tranquillizzare l’opinione pubblica circa un tema niente affatto facile da promuovere a livello sociale ma decisivo per le sorti della moralità, ossia l’indottrinamento della gioventù alla teoria del gender a partire dall’ambito scolastico, reso possibile grazie anche alla complicità del mondo politico e istituzionale. Il programma della kermesse, per l’occasione trasformata in un college, prevede una serie di “lezioni” che verteranno sull’amore, la convivenza, la libertà, il rispetto e finanche la religione. Continua a leggere

Venetismo arcobaleno

Condividi su:

La galassia cosiddetta venetista è variegata. La conosciamo piuttosto bene. La costoletta denominata “Sanca Veneta” è evidentemente un po’ confusa, almeno per quanto riguarda la morale. Ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia sarebbe stata impensabile una cosa simile. Anzi, se qualcuno ci avesse pensato sarebbe stato punito. Intanto i cattolici tradizionalisti (e non solo) preparano iniziative di protesta…

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Evangelista e corno dogale al gay pride di Treviso del 18 giugno 2016

Continua a leggere

Austria, 100.000 voti annullati a Hofer. Il giornale Kronen Zeitung: “Errori a favore dei verdi”

Condividi su:

Dove non arriva la propaganda mediatica e catto-comunista, arrivano i brogli? La “destra” torna a far paura alle lobby…E dopo la vittoria (con aiutino?) di un compagno massone ecologista, secondo le cronache di questi giorni, alcuni Paesi tra cui l’Italia del trio “Renzi-Boschi-Boldrini” “tirano un sospiro di sollievo”… 

Sempre più evidenze di probabili brogli nelle elezioni presidenziali austriache. Il giornale austriaco Kronen Zeitung ha riferito di diversi ‘errori’ del computer: tutti a favore del candidato del Sistema. Secondo il giornale, le schede inviate per posta sono notoriamente facili da manipolare e soggette ad ‘errori’.

A parte questo. E gli strani numeri dei quali abbiamo già parlato, ecco la scandalosa vicenda dei voti annullati.

E’ normale, in tutte le elezioni, che vi siano schede annullate per errori vari. Ovunque, il numero delle schede annullate non varia da candidato a candidato in termini statisticamente significativi. Ma in questo caso si è assistito a circa 100.000 schede annullate per Hofer, mentre solo 64.000 nel caso del candidato eurofilo.

Una differenza di quasi 36 mila schede che non ha alcun senso, se non visto con la lente dei brogli.

Con quei voti in più, Hofer avrebbe avuto nei voti espressi nei seggi un margine sufficiente a vincere non ostante la ‘posta’. Ma forse, in quel caso, i voti per posta sarebbero magicamente aumentati.

Fonte

Fonte austriaca

Continua a leggere

Al Santuario della Santa Casa di Loreto si “festeggia” una pastora luterana

Condividi su:

di Matteo Orlando

Loreto

 

La rivista mensile (bimestrale nel periodo estivo) “Il Messaggio della Santa Casa”, organo della Santuario della Santa Casa di Loreto aspetta, nella città marchigiana, una neo-pastora luterana “nella sua nuova veste” per festeggiare il suo “sacerdozio” (sic!). In un articolo si parla della “scelta” di un’assidua frequentatrice, leader del Campo Ecumenico del Santuario, tale May Heldal, “ordinata presbitero” per la chiesa Luterana Svedese di  Linköping.

La signora, adesso che arriva l’estate, è attesa per essere “festeggiata” “con la famiglia allargata dell’VIII Campo Ecumenico insieme agli amici anglicani, ortodossi, cattolici e greco cattolici”. Intanto sono andati in Svezia a festeggiarla suor Dell’Incarnazione e il vice direttore del santuario Marco Federici (nominato Vice Direttore dalla Conferenza Episcopale Marchigiana) insieme ad alcuni amici volontari e organizzatori che ogni anno organizzano le attività ecumeniche della Santa Casa.

Da rabbrividire le conclusioni della rivista: “La fede in Gesù morto e risorto non ha limiti, confini, etichette e la fratellanza costruita in questi anni ci fa gioire dei carismi di tutti perchè messi a servizio di un’unica causa, quella del Vangelo e dell’annuncio di Gesù, via, verità e vita per l’uomo”.

A Loreto dimenticano il magistero della Chiesa, il Catechismo della Chiesa Cattolica, il Codice di Diritto Canonico e il vero spirito ecumenico. (…)

Fonte: http://www.lafedequotidiana.it/al-santuario-della-santa-casa-di-loreto-si-festeggia-una-pastora-luterana/ Continua a leggere

COME E PERCHE’ LA MAFIA CINESE FA AFFARI IN ITALIA

Condividi su:

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Traffico di esseri umani, contraffazione di marchi, droga, riciclaggio di denaro, estorsione, prostituzione e altro ancora
da Laogai Research Foundation

Traffico di umani, contraffazione di marchi, droga, riciclaggio di denaro, estorsione prostituzione e altro ancora. È il business della “Mafia cinese”. Un rapporto del 2013 pubblicato da Transcrime.it riferiva che questa organizzazione si stava ramificando in vari stati dell’Unione europea, come Francia, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi e l’Italia. Non è affatto unitaria come Cosa nostra o altri gruppi, ma si articola a più livelli, in bande giovanili, organizzazioni criminali indipendenti e nelle Triadi (strutturata in modo complesso e con la caratteristica di infiltrarsi in altre organizzazioni).

FENOMENO SOTTOVALUTATO
Da noi si sta evolvendo, spiega il sostituto procuratore Antimafia Olga Capasso, e in zone dove le mafie sono radicate agisce «attraverso alleanze e accordi» con questa. «I clan cinesi si appoggiano così alla camorra e alla ‘ndrangheta per poter usufruire della protezione necessaria per insediarsi sul territorio». Non mancano le frizioni, come nel 2002, quando a Napoli i cinesi scesero per strada e manifestarono per chiedere alla camorra di abbassare il pizzo, ottenendo quanto richiesto per non avere gli occhi dei media addosso. Oggi la mafia cinese è “testa di ponte” dell’espansione imprenditoriale camorrista in Cina.
Nonostante tutto è sottovalutata, anche se parliamo di un fenomeno che – spiega la Direzione investigativa antimafia (Dia) – si concentra in Lombardia, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Campania, entro una comunità composta da circa 200 mila soggetti che aumenta del 5% l’anno (si pensi a Prato, con 50 mila unità, cioè il 30% dei residenti) che ha costruito una rete di imprese – 50 mila nel 2009 con un picco del 131,1% rispetto al 2002 – dove, per via dell’impenetrabilità delle comunità cinesi, è facile l’infiltrazione mafiosa. Le varie Chinatown, in cui si tendono a ripristinare le tradizioni cinesi, portano molti abitati chiudersi in se stessi, non facilitando né le indagini né l’integrazione. Continua a leggere

Leggere Mario Mieli per capire l’odierna “società del caos”

Condividi su:

Segnalazione di Corrispondenza Romana

mario-mieli-ideologo-omosessuale-gender-700x410

(di Rodolfo de Mattei suOsservatorio gender) su Recentemente la popolare rivista online “Wired” ha pubblicato un articolo dal titolo, Omosessualità, femminismo e teorie riparative, perché bisogna rileggere Mario Mieli, nel quale l’autrice raccomanda la lettura diElementi di critica omosessuale, il più importante scritto di Mario Mieli (1952-1982), colui che è considerato il “padre” del movimento omosessuale italiano, dato alle stampe da Einaudi nel 1977.

Elementi di critica omosessuale, che in realtà è una semplice rielaborazione della tesi di laurea di Mieli in Filosofia Morale, viene presentato dalla giornalista di “Wired” come un’opera visionaria e all’avanguardia, più che mai attuale ed indicata per aiutarci a comprendere e risolvere le complessità sociali odierne.

A nostro avviso, rileggere oggi tale folle testo è utile, più che altro, per risalire alle origini e comprendere quelli che sono i reali assunti teorici alla base dell’attuale ideologia del gender, così strettamente collegata al pensiero omosessualista formulato, già allora, dal giovanissimo Mario Mieli. Come scrisse infatti il giornalista ed attivista gay, Gianni Rossi Barilli, curatore, insieme a Paola Mieli, di una nuova edizione del saggio, pubblicata da Feltrinelli nel 2002, il volume di Mieli «rimane a tutt’oggi il più importante saggio teorico prodotto in Italia nell’area del movimento di liberazione omosessuale».

Ma chi era Mario Mieli? E qual era il pensiero del fondatore e ideologo del movimento omosessualista italiano?

Mieli, proveniente da una famiglia benestante, dopo aver abbracciato la dottrina marxista ed aver, in un primo momento, aderito a “Lotta Continua”, nel 1971, rientrato in Italia da un’esperienza londinese dove era entrato in contatto con il Gay Liberation Front, sarà tra i fondatori del “Fuori!” (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani), la prima espressione organizzata del movimento omosessualista in Italia. Continua a leggere

Masson-Leaks: clamorosa fuga di dati, ma le logge puntano su aborto e gender

Condividi su:

Segnalazione di Corrispondenza Romana

4905681_6_ec07_la-librairie-de-la-grande-loge-de-france-en_ed6e07fcdbc05187ee05e3977c644f27

(di Mauro Faverzani) La notizia è clamorosa, eppure in Italia pare che nessuno se ne sia accorto. Lo scorso 12 aprile la Gran Loggia di Francia ha sporto denuncia contro ignoti presso la Procura di Parigi con le accuse di pirateria informatica, nonché sottrazione e diffusione di dati personali dopo la fuga incontrollata di informazioni sul web relative ad alcune migliaia di documenti interni e riservati.

A darne notizia, è stato il settimanale L’Express. Il dossier è stato diffuso per la prima volta lo scorso 10 aprile dal sito Stop Mensonges, che promette «rivelazioni sul governo occulto che regge le sorti del nuovo ordine mondiale». Si tratta della maggior raccolta di testi mai sottratta, oltre 6 mila, più di 6 gigabyte di materiale segreto, almeno fino a quel giorno. Contiene decenni di rituali, elenchi, progetti, programmi, contabilità, riviste interne, domande di adesione con tanto di dettagliati curricula vitae, estratti di casellari giudiziari e copie di carte d’identità, corrispondenza interna e lettere mai inviate. Il quotidiano Le Monde è riuscito a prenderne visione.

Come operativamente queste informazioni siano uscite non è dato sapere, almeno non in questa fase dell’inchiesta. Ciò che è certo è che lo spyware, utilizzato per trasportare quest’immensa mole di dati verso uno spazio di archiviazione on line, è stato individuato nel sistema informatico della Gran Loggia di Francia, i cui computer hanno segnalato il giorno 4 aprile un file-spia intrufolatosi nel cloud il giorno 2. Alcuni file piratati sono datati aprile 2016, segno di un’operazione recente insomma. Continua a leggere

Sul “modello Verona” Report disse solo la verità

Condividi su:

tosi roar

 Analoga richiesta definitiva di archiviazione per il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna, che per il gip Livia Magro “ha detto solo la verità”. A due anni dalla puntata-shoc, la completa riabilitazione del programma e del giornalista Ranucci. E Tosi rinviato a giudizio coatto per calunnia, si dovrà presentare in tribunale il 15 Giugno:

Com’è andata a finire? “L’ARENA”

Di Sigfrido Ranucci

CONFERENZA STAMPA DI FLAVIO TOSI DEL 21/02/2014

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Prima di chiudere però un aggiornamento, com’è andata a finire una storia che ci ha

tenuto in graticola per due anni. Febbraio di due anni fa, ci stavamo occupando

dell’amministrazione di Verona. Bene, la querela con tanto di sputtanamento e

conferenza stampa arriva prima della messa in onda

ANGELO PANGRAZIO – TGR VENETO

Tosi, ha registrazioni audio/video portate questa mattina dal Procuratore della

Repubblica di Verona. Perché? Cosa c’è?

FLAVIO TOSI – SINDACO VERONA

Beh, sono registrazioni il cui protagonista è Sigfrido Ranucci – che noi abbiamo

denunciato appunto questa mattina alla Procura della Repubblica di Verona nelle mani

del procuratore Schinaia. Registrazioni nelle quali si dimostra che la trasmissione

Report e Sigfrido Ranucci che lavora per Report, co-autore, stava costruendo –

costruendo nel senso di montare qualcosa di non vero – una serie di notizie cercando

di averle, di comprarle anche in maniera illecita nel senso utilizzando in maniera

illecita fondi della Rai e utilizzando quindi una trasmissione di Stato, Report, Rai3, per

appunto distruggere politicamente e personalmente il sottoscritto.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Intanto nulla, nulla abbiamo mai acquistato dalle nostre fonti in vent’anni di storia. Di

cosa ci stavamo occupando: di come e se giravano voti in cambio di appalti e

assunzioni, del pericolo di infiltrazioni della criminalità e della possibilità, se era vero

che il sindaco Tosi poteva essere ricattatato per via di un video compromettente. Chi

dice di possedere questo video incontra Sigfrido Ranucci e lo registra di nascosto, poi

porta i file al sindaco Tosi, che li rende pubblici e porta il materiale in procura. Allora

partono nei nostri confronti quattordici querele, nel tempo un po’ sono state

archiviate, le ultime nove poco tempo fa dal Tribunale di Verona, che scrive: “Non vi

è un solo fatto tra quelli raccontati nella trasmissione che non sia risultato vero”.

Determinante è stato anche il fatto che nei file portati da Tosi in procura non c’era

proprio tutta la verità. Rivediamo

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Quello che Tosi non sapeva, quando aveva portato in procura le registrazioni

clandestine fatte dal suo emissario, Sergio Borsato, è che anche noi avevamo le

nostre di registrazioni dalle quali emergeva un’altra versione dei fatti. La prima è che

non siamo noi a offrire soldi per il video hard, ma è lo stesso Borsato a chiederceli e

spiega anche il perché.

DA REPORT DEL 07-04-2014

SERGIO BORSATO

Io ti ho portato proprio tutta la persona intera con il CD…

SIGFRIDO RANUCCI

Ah grazie!

SERGIO BORSATO

Ce lo siamo portati a casa dall’estero. Però attenzione, questo ha una fifa boia. E…

dobbiamo vincere un po’ la sua paura. Lui ha paura che gli fanno la pelle perché

questo qua era presente, questo è quello che ha registrato il video.

SIGFRIDO RANUCCI

Ah ok.

SERGIO BORSATO

Cioè adesso però dobbiamo ammorbidire lui. Ma dopo bisogna pagarlo. E lui, lui mi

dice… A me servono per stare un altro po’ fuori dai coglioni.

SIGRFIDO RANUCCI

Sì.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Borsato ci rivela anche di essere stato il depositario del filmato hard e di averlo offerto

in passato ad altri.

SERGIO BORSATO

Solo perché chiaramente io avevo simpatie bossiane, volevo portarlo nelle sedi della

Lega per cercare di far emergere sta roba. Il cucciolo eliminarlo da piccolo.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Il cucciolo da eliminare nella guerra interna al partito era Tosi, astro nascente della

corrente che faceva capo a Maroni, antagonista di Bossi. Per questo nel 2011 Borsato

è andato a Vittorio Veneto a offrire il video ai dirigenti vicini a Bossi.

EX DIRIGENTE PROVINCIALE DELLA LEGA

Questo Dvd ce l’aveva in mano uno che lo portava, poi lo riportava. Nel mio caso,

Sergio era quello che lo portava… lo portava in giro.

SIGFRIDO RANUCCI

Sergio Borsato?

EX DIRIGENTE PROVINCIALE DELLA LEGA

Esatto.

SIGFRIDO RANUCCI

Se Lei mi dice esiste, perché l’ho visto…

EX DIRIGENTE PROVINCIALE DELLA LEGA

Ho visto dei fotogrammi.

SIGFRIDO RANUCCI

In quei fermi fotogrammi…

EX DIRIGENTE PROVINCIALE DELLA LEGA

C’è sempre ‘sta situazione. Io l’ho sempre chiamato il bunga-bunga di Tosi insomma.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

L’ex dirigente della Lega ha poi confermato alla Digos di Padova di aver visto nella

borsa di Borsato i documenti compromettenti. E che Borsato andasse a offrire il

materiale sulla vita privata di Tosi, l’ha confermato al Gazzettino anche un altro

leghista: Gianantonio Da Re. Al termine della vicenda giudiziaria il gip Livia Magri,

archiviando le accuse nei nostri confronti, ha disposto invece l’imputazione coatta di

Tosi per calunnia e diffamazione aggravata nei confronti di Report e del sottoscritto

perché colpevoli di gravi omissioni.

LUCA TIRAPELLE – LEGALE REPORT PROCEDIMENTI GIUDIZIARI VERONA

Il fatto di aver sottaciuto, di aver omesso di riferire nella denuncia depositata, la

denuncia preventiva depositata nei confronti dei cronisti di Report, il fatto che proprio

il suo emissario si dichiarò di essere uno dei detentori, per lo meno uno dei detentori

di questo video hard.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Secondo il gip ci sarebbe anche un’altra omissione che rivelerebbe la malafede del

sindaco.

LUCA TIRAPELLE – LEGALE REPORT PROCEDIMENTI GIUDIZIARI VERONA

L’altra omissione è che vi fosse proprio un accordo preventivo tra il sindaco di Verona

e Sergio Borsato per cercare di carpire delle informazioni e tutti gli elementi di

inchiesta che sarebbero poi confluiti nella trasmissione di Report andata in onda il 7

aprile del ’14.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Quindi tutto bene per noi che siamo stati archiviati, mentre il pubblico ministero ha

chiesto per Tosi il rinvio a giudizio per calunnia nei confronti del nostro Sigfrido

Ranucci. Il tribunale si esprimerà il prossimo 23 giugno.

 

Continua a leggere

Dopo le unioni civili il PD vuole anche “I love contracts” dei film di Hollywood

Condividi su:

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Gli accordi prematrimoniali, in realtà, sono predivorziali
di Elisabetta Longo

La notizia è che una volta approvate le unioni civili il Pd intende accelerare anche l’iter per l’introduzione degli accordi prematrimoniali nell’ordinamento giuridico italiano. L’onorevole Alessia Morani (Pd) ha già proposto un ddl per istituire un pratica che finora è rimasta sempre vietata nel nostro paese. Gli accordi prematrimoniali – o “love contracts”, come li chiamano gli anglosassoni che li hanno ideati – andrebbero a integrare l’articolo 162 del Codice civile, sul regime patrimoniale della famiglia. L’idea dell’onorevole Morani è stata appoggiata anche dal deputato di centrodestra Luca D’Alessandro. Tempi.it ne ha discusso con l’avvocato Massimiliano Fiorin, esperto di diritto coniugale e autore di molti testi sull’argomento.
Avocato Fiorin, gli accordi prematrimoniali sono sempre stati vietati in Italia. Come mai proprio adesso se ne torna a parlare?
Credo che anche questo disegno di legge possa essere inserito nel discorso più ampio della battaglia sui “diritti civili”, ormai centrale nel modo di fare politica del premier Renzi. L’idea di chi ha proposto il testo è quella di dare alle persone ulteriori libertà, con l’intento, come si sente ripetere, di “adeguare il diritto alla realtà del Paese”. La verità invece è che accade il contrario: è la legislazione a suggerire al Paese le cose di cui sentire il bisogno. Non sono contrario in senso assoluto ai cosiddetti accordi prematrimoniali: sono contrario all’idea di farli diventare un diritto. Costituiscono un paradosso, a cominciare dal nome, perché non andrebbero chiamati accordi “prematrimoniali” bensì “predivorziali”.
Firmare un accordo prima di sposarsi vuol dire strappare l’ultimo velo di romanticismo rimasto?
È proprio un controsenso. Quando due persone decidono di sposarsi, di fronte a Dio e/o alla legge italiana, dovrebbero voler fondare un’alleanza reciproca, non certo pensare a un modo per tutelarsi dalle possibili malefatte dell’altro. Si nota una coerenza, in negativo, conseguente al clima generale in cui questi accordi prematrimoniali si collocano: tutto è teso alla disgregazione del matrimonio in sé. Mi ha fatto sorridere l’onorevole Morani quando ha annunciato che grazie al suo ddl sugli accordi prematrimoniali le persone si sentiranno meglio difese nei loro interessi e quindi torneranno a sposarsi di più. L’istituzione del matrimonio è in crisi da tempo, non sarà un accordo firmato dal notaio a salvarlo.
Questo tipo di contratti fa subito pensare a Hollywood. Gli accordi prematrimoniali sono citati in tanti film, e sono molte le coppie di personaggi famosi che ne hanno firmato uno prima di convolare a nozze. Riguardano quindi solo i ceti sociali più “alti”?
Pensare che questi patti siano solo per ricchi è l’anticamera per renderli digeribili a tutti. Anche del divorzio, prima della legge del 1970, si pensava: “È un affare per ricchi, per americani”. E in effetti nei primi tempi è vero che il ceto medio storceva un po’ il naso, e che erano più i cosiddetti ricchi ad apprezzare quella legge che permetteva loro di “rifarsi una vita”. Ma in breve il distinguo è andato perdendosi, e il divorzio è diventato un diritto. Non una possibilità, ma qualcosa di giusto, come sono appunto i diritti. Nell’articolo 29 della Costituzione sta scritto: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare». Ma con la legge del 1970 e il fallimento del successivo referendum abrogativo del 1974 abbiamo scalfito quell’articolo, e il divorzio è diventato un diritto, per tutti, senza distinzione di casi. Perfino Pier Paolo Pasolini, confessando di aver votato no al referendum, si disse stupito della sua stessa buona fede: aveva votato pensando a quei casi di soprusi familiari in cui il divorzio sarebbe stato un rimedio, e si era invece ritrovato a contribuire alla disgregazione della famiglia.
Ma, applicati alla realtà italiana, gli accordi prematrimoniali possono avere successo?
Stando ai numeri noti, in Italia il divorzio non è così popolare rispetto agli altri Paesi europei, ed è ancora un fenomeno che interessa maggiormente il ceto medio-alto. Credo che lo stesso avverrebbe per gli accordi prematrimoniali. Quando si divorzia, il primo punto da chiarire è sempre quello che riguarda la casa. Ad oggi, in Italia, i possessori di case sono in gran parte ultrasessantenni che hanno acquistato beni immobiliari dopo una vita di sacrifici. Qualche volta capita nel mio studio un padre o una madre che hanno comprato casa al figlio, prima che questo decidesse di sposarsi: “E se si lascia con ‘quella là’ – mi dicono – la casa va tutta a lei?”. In un caso del genere un patto prematrimoniale potrebbe non essere il male peggiore. Ma prendere il caso di uno e farlo diventare diritto per tutti non è la strada migliore. Abbiamo potuto constatarlo in diverse materie trattate da governo e parlamento. Continua a leggere

1 63 64 65 66 67 68 69 120