Segnalazione di Federico Prati
Il sistema mediatico (e il luogo comune da cui si abbevera e che a sua volta alimenta) ha sempre posto l’accento sul fenomeno malavitoso italo-statunitense riducendo la mafia ad una piaga sociale prevalentemente italiana con diversi collegamenti negli Usa. La realtà è ben diversa: il fenomeno della criminalità organizzata è ben più ampio e articolato e presenta una complessità spesso sconosciuta agli osservatori più superficiali. I media si sono ben guardati dall’analizzare la documentazione di Wikileaks intitolata Israele: la terra promessa del crimine organizzato?, definita dal giornale israeliano Jewish Chronicle come ‘’una pubblicazione sconvolgente’’. Domanda: il giornalismo ‘’liberale’’ israeliano, in passato, ha preso criticamente in esame quest’aspetto endemico dell’economia neoliberista dello Stato ‘’per soli ebrei’’?
Nel 2004 il giornale Haaretz, appartenente all’area liberale di sinistra, pubblicò un articolo intitolato “The Agony of the Ecstasy” dove – anche con un certo coraggio – si comunica al pubblico europeo e statunitense che il 75 % del traffico di ecstasy, negli Usa, è controllato dalla mafia israeliana. L’articolo è un esempio di ottimo giornalismo e ci arriva proprio da Israele. Leggiamolo: According to a report issued in 2003 by the U.S. State Department, Israel is at the center of international trafficking in Ecstasy and Israeli crime organizations, some of them linked to similar organizations from Russia, achieved a dominant status in the Ecstasy market in Europe, and went on to control the drug’s distribution in the States. “Israeli drug-trafficking organizations are the main source of distribution of the drug to groups in the U.S, using express mail services, commercial airlines, and recently also using air cargo services,” the report states. The authorities do not provide official data on the scope of the Israeli trade in Ecstasy, but the most commonly heard estimate is that Israeli criminals control no less than 75 percent of the Ecstasy market in the U.S. 1
Si tratta di un giro malavitoso denominato Las Vegas connection in cui: “A lot of the Ecstasy we see in Las Vegas comes from Israeli dealers.” Le stesse autorità statunitensi – quasi sempre supine al volere del potente alleato sionista – hanno esternato la loro preoccupazione. A parlare, nel lontano 2009, è James Cunningham con un documento eloquentemente intitolato Israele, una terra promessa per la criminalità organizzata? (Julian Assange gli ha copiato il titolo) dove leggiamo che la criminalità organizzata in Israele: ‘’ha radici di lunga data in Israele, ma negli ultimi anni si è notevolmente potenziata’’ 2. Continua a leggere