IL CASINO DELLE DONNE

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Evidentemente il Pd è un partito di comici. Il capo compagnia è naturalmente Nicola Zingaretti che purtroppo non fa solo il politico (in quel mondo non mancano i clown), ma anche l’amministratore essendo part time anche governatore della Regione Lazio. Ieri vi abbiamo raccontato l’ultima idea tragicomica del capo della sinistra italiana: dare un contributo pubblico annuo di 700 mila euro alla Casa delle donne, occupata abusivamente da anni e gestita dalla associazione Lucha y Siesta presieduta dall’ex parlamentare comunista Maura Cossutta. Non ce lo eravamo sognati noi quel discutibilissimo contributo pubblico: l’aveva annunciato in un tweet alle 11 e 27 del mattino proprio Zingaretti, sia pure in un italiano stentato (o se vogliamo in romanesco). Eccolo qui: «Non potevamo permette che la Casa delle donne chiudesse (…) La Regione Lazio interviene con 700 mila euro l’anno per salvarla: crediamo in città fatte di comunità, non di soli palazzi e strade».
L’annuncio di quell’uso di soldi pubblici ha naturalmente scatenato mille polemiche, a cui però il segretario del Pd non ha ritenuto di replicare. Poi ieri mattina la Cossutta visto Il Tempo ha fatto un comunicato per dire che erano state pubblicate «fake news» e che quel contributo da 700 mila euro della Regione Lazio era «una cosa che non esiste e che non è mai esistita».
Ohibò, mi sono detto, avrò avuto le traveggole il giorno prima? Sono andato a ricercare il tweet di Zingaretti. C’era, ma non c’era più il riferimento ai 700 mila euro l’anno. Solo una solidarietà gratuita. Il segretario del partito dei comici si deve essere spaventato nottetempo, innestando una robusta retromarcia. Anche perché la Regione ha pochi soldi avendo vissuto da anni in commissariamento, e più che distribuire mance ad associazioni amiche del Pd dovrebbe fare il proprio dovere che spesso non fa. Come nel caso dei pazienti psichiatrici cui dovrebbe pagare cure che invece ha fatto pesare ingiustamente sulle loro tasche in modo illegale come ha stabilito in ultima istanza il Consiglio di Stato. Pensava però di cavarsela sbianchettando la sciocchezza annunciata: chissà, forse non se ne sarebbe accorto nessuno.
L’operazione maldestra è però saltata all’occhio e ieri pomeriggio per la comica finale il suo ufficio stampa ha dovuto fare un comunicato così: «Le notizie che circolano in queste ore sul finanziamento da parte della Regione Lazio di 700mila euro a favore della Casa Internazionale delle Donne di Trastevere sono frutto di un errore della nostra comunicazione». Insomma Zingaretti aveva annunciato di regalare soldi alla associazione amica a sua insaputa. In realtà la gaffe nasconde un piano svelato troppo presto: la Regione Lazio sta infatti preparando un provvedimento quadro per dare linfa in abbondanza con risorse pubbliche non solo alla associazione della Cossutta, ma anche ad altre di amichetti e amichette del partito delle comiche. E lì per i contribuenti ci sarà davvero da piangere.
La notizia dei 700 mila euro l’anno è semplicemente uscita troppo in anticipo rischiando di compromettere un piano assai più generoso con cui fare ridere tutta la compagnia.
E a proposito di comiche, ieri proprio a fianco di Zingaretti, ci ha fatto divertire molto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che dovendo fare un comizio in un piccolissimo teatro del centro per la sua campagna elettorale (lo hanno candidato nel primo collegio di Roma nella speranza di dargli lo scranno che fu di Paolo Gentiloni), se ne è uscito con un’altra barzelletta: «L’Italia», ha detto, «come paese europeo non è in grado di esercitare il proprio ruolo se non ha una Capitale all’altezza. E Roma oggi è sotto finanziata». Vero, Gualtieri: diamo un po’ una strigliata al governo in carica guidato da Giuseppe Conte che non la finanzia e soprattutto al suo ministro dell’Economia che non apre i cordoni della borsa. Come si chiama già? Gualtieri? Proprio simpaticoni questi del Pd.
Da https://www.iltempo.it/roma-capitale/2020/02/20/news/nicola-zingaretti-pd-da-soldi-alla-casa-delle-donne-roma-poi-marcia-indietro-scandalo-regione-lazio-1283145/

“Troppi artisti bianchi”: Yale cancella il corso di storia dell’arte

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Yale, 30 gen – Per decenni, il corso di storia dell’arte della Yale University, che copre l’evoluzione dell’arte dal 1300 ad oggi, è stata una delle offerte formative più popolari del dipartimento. Ma la prestigiosa università statunitense ha deciso di eliminarla, come parte di una revisione più ampia, a seguito di lamentele sul fatto il corso promuoveva un canone “occidentalmente bianco” a spese di “altre narrazioni”.

Un approccio “olistico”

“Introduzione alla storia dell’arte: dal Rinascimento al presente” verrà insegnata per l’ultima volta questa primavera. L’istruttore del corso, il presidente del dipartimento di storia dell’arte Tim Barringer, utilizzerà lezione finale per dimostrare l’importanza di adottare un approccio più “olistico” all’argomento, secondo lo Yale Daily News. “Voglio che tutti gli studenti di Yale abbiano accesso e si sentano sicuri nell’analisi e nel godimento delle opere fondamentali della tradizione occidentale”, ha scritto Barringer in un’e-mail al notiziario degli studenti.

Come parte del programma di questo semestre, che esaminerà l’evoluzione dell’arte in relazione a “domande su genere, classe e razza”, Barringer chiederà agli studenti di presentare saggi che sostengano l’inclusione di un’opera che attualmente non fa parte di il canone. Il corso mantiene il titolo ufficiale, ma in classe il professore si riferisce ad esso come “Introduzione all’arte occidentale”.

Via l’Egitto, si all’”arte decorativa globale”

Barringer ha rifiutato di commentare ulteriormente la decisione del dipartimento artistico, ma il sito Web del dipartimento offre un po ‘più di comprensione sulle “correzioni” operate. Tre corsi di arte, uno dedicato all’antico Medio Oriente e all’Egitto, uno all’arte europea pre-rinascimentale e uno all’arte europea e americana dal Rinascimento ad oggi saranno sostituiti con altri corsi da nomi del tipo “Arti decorative globali”, “L’arte della via della Seta” e “Arte della rappresentazione” (ovvero di come le minoranze etniche e culturali sono state rappresentate nella storia dell’arte).

Le critiche dei conservatori

La decisione del dipartimento di arte di Yale ha suscitato una bufera di opinioni negative, in particolare tra i conservatori che la percepiscono come un disservizio per gli studenti che cercano un corso dall’ampio respiro, e che invece vengono penalizzati da offerte più specializzate al solo scopo di parlare di più di minoranze che, gioco forza, dal 1300 fino almeno al 1900 hanno avuto ben poca voce nell’arte occidentale.

Ilaria Paoletti

DA https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/troppi-artisti-bianchi-yale-cancella-il-corso-di-storia-dellarte-144250/

A La Spezia parlare di Foibe è reato? L’incredibile caso di un convegno bocciato

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La Spezia, 26 gen – Ciò che è accaduto a La Spezia il 22 gennaio scorso, sfiora i limiti dell’assurdo. Durante una riunione convocata per discutere l’ordine del giorno riguardante l’organizzazione di una conferenza sul tema delle Foibe per la ricorrenza istituzionale del 10 febbraio, un membro della consulta appartenente a “Unione degli studenti La Spezia” ha messo sotto sfiducia la presidente, il vice presidente e il segretario, perché a suo avviso appartenenti al Blocco Studentesco e a CasaPound Italia, e quindi non garanti della forma apartitica dell’organo studentesco. Un giudizio avvalorato, sempre secondo lui, da una “paura condivisa” degli altri membri della consulta. Paura di cosa non è dato sapere, dato che quella stessa consulta ha eletto le due cariche istituzionali di presidente e vice-presidente. La cosa incredibile è cheparlare di Foibe per qualcuno significa fare apologia di fascismo, soprattutto dentro le scuole, dove ancora regna una certa omertà “rossa” sui crimini dei vincitori.

“Neutralità” politica

Ma chi sono questi neutrali e apartitici bravi ragazzi di Unione degli Studenti? Se i rappresentanti del Blocco Studentesco hanno portato avanti proposte veramente neutrali, e le Foibe sono appunto tra queste, i rappresentanti dell’organizzazione hanno portato avanti solo ed esclusivamente progetti che coinvolgevano sigle come Anpi, Aned, Libera, Non una di meno. Sì, proprio loro, i campioni dell’antifascismo militante saranno i garanti della neutralità politica di un organo democraticamente eletto. Ma la follia e l’arroganza non terminano qui: il portavoce che ha compiuto il suo “golpe” contro la consulta, è infatti noto a La Spezia per aver partecipato spesso a cortei e presidi di aperto e palese schieramento antifascista.

Alla fine l’hanno spuntata per 9 voti contro 7. Dopo il danno, anche la beffa della “mediazione” del professore di supporto, che invece di opporsi a una mossa puramente politica ha dato saggia sponda: per ovviare a questa opposizione, si è pensato bene di creare una consulta neutra che però di neutro ha ben poco. Infatti, la presidenza è stata affidata (sì, senza voto) a un ragazzo esterno, che in realtà è stato tra i promotori della sfiducia. Alla fine la presidente uscente è stata declassata a vice, affiancata dal campione antifascista che ha armato tutto il circo.

“È vergognoso – afferma il responsabile del Blocco Studentesco La Spezia,Nicola Scanu – che sia stato bocciato un convegno sulle Foibe, nonostante la legge del 2004 che ha istituzionalizzato al 10 febbraio il Giorno del ricordo. Una sfiducia basata su mere basi politiche, da coloro che hanno affermato la “neutralità” della consulta. Il Blocco Studentesco – continua Scanu – alzerà le barricate in ogni scuola spezzina, dove saremo noi insieme ai rappresentanti che vorranno appoggiarci a portare nelle classi la memoria e il ricordo che questi antifascisti hanno deciso di rimuovere”.

Libero Baluardo

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/spezia-parlare-foibe-reato-incredibile-caso-convegno-bocciato-143654/

Spagna, il governo delle sinistre vuole nove milioni di immigrati

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Sarebbero “necessari nei prossimi tre decenni per mantenere il livello del mercato del lavoro”. La replica del leader di Vox, Santiago Abascal: “Arrivano da Paesi dove maltrattano e lapidano donne”

In Spagna un ministro del neo governo rosso-viola, guidato da Pedro Sanchez, ha chiesto di accogliere nei prossimi anni 8-9 milioni di immigrati.

Secondo José Luis Escrivá Belmonte, il 59enne ministro per la Sicurezza sociale, inclusione e migranti, la Spagna deve attrarre “milioni e milioni di immigrati”, lavoratori stranieri che sarebbero “necessari nei prossimi tre decenni per mantenere il livello del mercato del lavoro”. Per Escrivá, in carica dal 13 gennaio, solo così si eviterà la “giapponesizzazione” dell’economia spagnola ma, ha aggiunto, “dovremo spiegarlo alla società”.

José Luis Escrivá, un economista indipendente indicato dal Psoe, uno dei partiti della coalizione di sinistra al governo – insieme a Podemos, al Partit dels Socialistes de Catalunya e alla sinistra radicale di Izquierda Unida – ha affrontato l’argomento nel corso di un forum ministeriale sulla migrazione e l’integrazione, curato dall’Ocse e tenutosi a Parigi, durante il quale ha incontrato governanti del Canada (la viceministro all’immigrazione Catrina Tapley), della Costa Rica (la viceministro al lavoro e alla previdenza sociale Natalia Álvarez), della Svezia (la ministro all’Occupazione Eva Nordmark) e la commissaria agli affari interni della commissione Von der Leyen, la svedese Ylva Johannsson.

Secondo l’economista-ministro Escrivá, la Spagna non può permettersi l’accettazione passiva dell’invecchiamento demografico, come fatto dal Giappone, senza l’adozione di misure che aprano all’immigrazione o a politiche di promozione della nascita. Alla domanda se ciò non implica un rischio di squilibrio per il mercato del lavoro stesso, Escrivà ha risposto che dipende dall’orizzonte che verrà considerato. “Ciò che è necessaria è una prospettiva a medio termine e una pedagogia adeguata”, mentre a breve termine la cosa più importante nella politica di immigrazione, secondo Escrivá, è “cooperare con i paesi di origine”.

Ad Escrivá, che ha lavorato a lungo presso la Banca di Spagna e, in Europa, da consulente, ha partecipato in prima persona al processo di integrazione monetaria(arrivando a ricoprire la carica di capo della divisione politica monetaria della Banca centrale europea), ha risposto immediatamente Santiago Abascal, il leader del partito di destra Vox.

Su Twitter il quarantatreenne Abascal ha scritto: “mi chiedo quanto sia compatibile portare ‘milioni e milioni’ di immigrati da paesi in cui le donne vengono maltrattate e lapidate, con la sinistra che pontifica sugli spagnoli dicendo: ‘se un uomo non riceve educazione femminista dall’infanzia è un potenziale stupratore’”.

Il leader di Vox, che più volte ha spiegato di volere difendere il patrimonio cattolicospagnolo dal laicismo, era stato critico contro il governo Sanchez 2 già nel corso del suo intervento in occasione della sessione di investitura del nuovo governo. La preoccupazione di Abascal, ma anche di una parte dei vescovi cattolici, e del Partito Popolare di Pablo Casado Blanco, è legata alle probabili prossime aperture del governo delle sinistre spagnole a numerose modifiche che apriranno ulteriormente le maglie dell’aborto, del suicidio assistito e dell’eutanasia, della fecondazione artificiale e dell’adozione per le coppie dello stesso sesso e per i single, del riconoscimento dei diritti “umani” agli animali, e dell’accettazione integrale delle “agende” del femminismo radicale, dei gruppi Lgbtq+ (che premono per la diffusione dell’ideologia gender nelle scuole) e dei “potentati” che anche in Spagna condizionano l’economia.

Da http://www.ilgiornale.it/news/mondo/spagna-governo-delle-sinistre-vuole-8-9-milioni-immigrati-1813553.html

Foibe, morto l’ultimo testimone oculare dell’orrore

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E’ morto a 99 anni Giuseppe Comand, l’ultimo testimone della tragedia delle foibe. Nel 1943 aveva assistito da vigile del fuoco ausiliario i Vigili del fuoco di Pola, nel recupero dei cadaveri degli italiani uccisi dai partigiani di Tito. Nato nel 1920 avrebbe compiuto il 13 giugno 100 anni.

Nel 2018 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli conferì l’onorificenza di commendatore al merito della Repubblica.

Al Giornale ha raccontato come venne a conoscenza delle foibe nel 1943: “Dopo l’8 settembre la mia unità fu disarmata dai tedeschi a Pola. Il comandante riuscì a fare aggregare una squadra, compreso il sottoscritto, come prigionieri di guerra, ai vigili del fuoco locali, che dovevano recuperare i corpi. Non sapevo neppure cosa fosse una foiba. Quando a Pisino mi dissero che si trattava di profonde cavità piene di morti italiani scaraventati dentro dai partigiani, mi sembrò di impazzire. Io non mi calo nella foiba, piuttosto sparatemi. Non me la sento di fare il becchino di questi poveri disgraziati”.

Foibe, il racconto dell’orrore

Prosegue così il racconto dell’orrore di cui Comand fu testimone: «I primi morti, sette se non ricordo male, si erano fermati ad uno sbalzo di roccia a circa 70 metri di profondità. Le altre decine precipitarono fino sul fondo per circa 120 metri (72 italiani comprese 6 donne e 12 militari tedeschi,). Il maresciallo raccontava che era terrificante e sembrava di calarsi all’inferno. L’odore della putrefazione era così forte che si sentiva a chilometri di distanza. Il problema era recuperare i corpi straziati tenendoli il più possibile intatti. Nella foiba calavano le casse da morto in legno, ma i cadaveri si frantumavano e non era facile riportarli in superficie».

Comand partecipò anche alla riesumazione di Norma Cossetto, nella foiba di Villa Surani: “Il raggio della pila illuminò il corpo di una ragazza seminuda, che sembrava seduta sul fondo della foiba con la schiena appoggiata alla parete e la testa rivolta verso l’alto, come se sorridesse. Si trattava di Norma Cossetto, la studentessa istriana, torturata e violentata dai partigiani prima di venire infoibata”. Comand racconta ancora che nella foiba di Vines venne trovata pure l’ostetrica di Albona. “Sembra che molti anni prima fosse morto un nascituro ed il padre si è vendicato”.

Il pietoso pellegrinaggio dei parenti

All’estrazione dei corpi dalle foibe seguì il pietoso pellegrinaggio dei parenti per il riconoscimento: “L’odore terribile attirò dopo pochi giorni i familiari, che trovarono la famosa foiba di Vines. I miei compagni si calarono con delle tute in gomma di Marina, guanti fino al gomito e autorespiratori con le bombole sulla schiena. Si poteva resistere appena 30 minuti. Prima di iniziare l’operazione li costringevano a bere diversi sorsi di cognac per sopportare l’orrore. I corpi riesumati venivano allineati sul prato ed i parenti turandosi naso e bocca con i fazzoletti, per l’odore terribile della putrefazione, cercavano di riconoscere il congiunto fra scene strazianti di dolore e pianto. I volti erano quasi sempre consumati, ma il riconoscimento avveniva grazie ai denti, i resti dei vestiti o un pettinino”.

“Con la scomparsa di Giuseppe Comand – ha detto la deputata Pd  Debora Serracchiani – perdiamo la memoria e la testimonianza diretta di quel che fu l’orrore delle foibe, e di quale pietosa opera si fecero carico coloro che riportarono alla luce i corpi straziati”.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/foibe-e-morto-giuseppe-comand-lultimo-testimone-oculare-dellorrore/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Trump, schiaffo ai rossi: istituisce il “giorno per le vittime del comunismo”

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Donald Trump istituisce la giornata in ricordo delle vittime del comunismo proprio nel giorno dell’anniversario della rivoluzione bolscevica

Più chiaro di così non poteva essere: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di istituire una giornata nazionale in ricordo delle vittime del comunismo. E come data ha scelto proprio il 7 novembre, giorno in cui, nel 1917, i bolscevichi hanno dato il via alla rivoluzione russa.

Per rimarcare ulteriormente il valore simbolico del proprio gesto, l’inquilino della Casa Bianca ha scelto di farlo proprio nel centesimo anniversario di quell’avvenimento storico foriero di sviluppi così decisivi per la storia della Russia e di tutto il mondo. Storia di lutti e di morte, come dovunque il comunismo è andato al potere con la violenza.

Durante il viaggio in Asia – e precisamente alla vigilia della visita in Cina – Trump ha dichiarato che “durante il secolo scorso, i regimi totalitari comunisti nel mondo hannoucciso più di 100 milioni di persone e ne hanno sottomesse molte di più a sfruttamento, violenza e devastazione indicibile”.

“Oggi noi ricordiamo quanti sono morti e quelli che continuano a soffrire sotto il comunismo – ha aggiunto il presidente senza timore di conseguenze diplomatiche con gli strategici interlocutori cinesi – Dobbiamo far brillare la luce della libertà per tutti quelli che aspirano a un futuro più libero e più radioso”.

Da http://www.ilgiornale.it/news/mondo/trump-schiaffo-ai-rossi-istituisce-giorno-vittime-comunismo-1460845.html

Nigeria: Boko Haram massacra un intero villaggio di cristiani

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La carneficina è durata per oltre 5 ore: la terribile testimonianza di una superstite ci porta direttamente dentro la dura realtà quotidiana dei cristiani in Nigeria.

Altro massacro in Nigeria, altra testimonianza agghiacciante che – purtroppo – non è né la prima né l’ultima nel paese primo in classifica per la violenza usata contro i Cristiani. Continua a leggere

La marcia su Roma non fu una passeggiata di salute

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Roma, 28 ott – Sono passati quasi cento anni dalla celebre marcia su Roma, allorché decine di migliaia di fascisti presero la via della capitale per conquistare il potere. Eppure, malgrado sia trascorso quasi un secolo, in tutti gli ambienti semicolti d’Italia continuano a circolare interpretazioni deformate o addirittura irridenti di quegli eventi. E la lettura più gettonata è quella che descrive la marcia su Roma come un qualcosa a metà strada tra una passeggiata domenicale e un mero colpo di teatro. Peccato solo che le cose non stiano affatto così. Continua a leggere

A Milano una “scuola politica” per giovani sinti e rom. Ne avevamo proprio bisogno

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Milano, 24 ott – Vogliono vivere ai margini della società senza sottostare alle nostre leggi, ma al tempo stesso partecipare alla “vita civile e sociale”del nostro Paese. E così, apprendiamo che a Milano il movimento Kethane ha aperto le iscrizioni alla seconda edizione di una “scuola politica” per soli sinti e rom. Continua a leggere

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