Polonia, trionfa Duda: perdono Soros e Bruxelles

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In Polonia è vittoria dei sovranisti. Come riporta l’agenzia AgiAndrzej Duda, molto vicino alle posizioni di Donald Trump, ha battuto con un margine risicato l’avversario eurofilo, Rafal Trzaskowski. Duda ha ottenuto il 51,21% mentre il sindaco di Varsavia, un liberale che prometteva relazioni più strette con l’Unione europea, si è fermato al 48,79%. Risultato che rafforza il partito di governo ‘Legge e Giustizià, in rotta di collisione con Bruxelles per la riforma giudiziaria che secondo i critici intacca le libertà democratiche. Duda ha promesso di mantenere gli assegni sociali e, durante la campagna elettorale, ha attaccato i diritti LGBT. Tuttavia, i commentatori politici polacchi rilevano che la buona performance di Trzaskowski suggerisce una “nuova dinamica” per l’opposizione polacca e “cambiamenti significativi” sulla scena politica.

Il secondo turno delle elezioni presidenziali ha registrato un’affluenza molto elevata, pari al 68,9 per cento, oltre 13 punti in più di quella delle elezioni presidenziali del 2015, pari al 55,34 per cento. E’ quanto emerge dai dati pubblicati dall’agenzia Ipsos alla chiusura delle urne. L’affluenza è più elevata anche rispetto a quella del primo turno tenutosi due settimane, quando si era comunque attestata a un considerevole 64,51 per cento

Polonia, vince Duda: festeggiano i sovranisti

“Congratulazioni per la vittoria elettorale al presidente polacco Andrzej Duda. Il successo ottenuto è il segno dell’ottimo lavoro fatto. Buon lavoro per i prossimi anni di mandato. Siamo pronti a collaborare per la costruzione di un’Europa migliore e più giusta”. Lo ha dichiarato il vicesegretario federale della Lega Lorenzo Fontana, ex ministro agli Affari europei.”Congratulazioni al presidente Andrzej Duda, riconfermato con un’altissima partecipazione al voto e nonostante la campagna di demonizzazione della sinistra e di Bruxelles. Con lui e gli amici conservatori polacchi continueremo a batterci per un’Europa dei valori e dell’identità” afferma il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Continua a leggere

“Rimuovere San Michele che schiaccia Satana perché ricorda l’uccisione di George Floyd”

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È la petizione lanciata dagli attivisti su Change.org che ha raggiunto 2000 firme in poche ore, come riportato dal Guardian

 

Rimuovere l’immagine di San Michele che schiaccia il demonio perché ricorda l’uccisione di George Floyd a Minneapolis. È la petizione lanciata dagli attivisti su Change.org che ha raggiunto 2000 firme in poche ore, come riportato dal Guardian.

Gli attivisti hanno coinvolto la corona britannica perché l’Ordine di San Michele e di San Giorgio è una delle massime onorificenze diplomatiche che la regina concede ad ambasciatori e diplomatici e alti funzionari del Ministero degli Esteri che hanno prestato servizio all’estero.

La petizione, avviata da Tracy Reeve, afferma: “Questa è un’immagine altamente offensiva, ricorda anche il recente omicidio di George Floyd da parte del poliziotto bianco allo stesso modo presentato qui in questa medaglia. Noi sottoscritti chiediamo che questa medaglia venga completamente ridisegnata in un modo più appropriato e che vengano fornite scuse ufficiali”.

 

DA

https://www.huffingtonpost.it/entry/rimuovere-san-michele-che-schiaccia-satana-perche-ricorda-luccisione-di-george-floyd_it_5ef32514c5b663ecc8556765

Giudici contro Orban: legge anti Soros “non conforme al diritto Ue”

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La Corte europea di giustizia boccia la legge ungherese che chiede la trasparenza dei finanziamenti dall’estero alle Organizzazioni non governative. Una legge che è stata considerata dai media contro il filantropo George Soros, accusato di interferire nella politica interna magiara

I giudici europei contro Viktor Orban e la sua legge “anti Soros”. La Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha sede in Lussemburgo, ha deciso, nella giornata di giovedì 18 giugno, che le restrizioni imposte dall’Ungheria al finanziamento delle Ong da parte di persone residenti fuori dell’Ungheria non sono conformi al diritto dell’Ue.

Una legge ungherese del 2017, fortemente voluta dal primo ministro Viktor Orban, ed approvata a larghissima maggioranza dal parlamento magiaro, aveva imposto alle Organizzazioni non governative, che ricevono finanziamenti dall’estero, di registrarsi come “organizzazioni sostenute dall’estero” e di pubblicare i nomi dei donatori (in modo analogo a quanto accade in Russia dove una legge del 2012 impone ai gruppi no profit, che ricevono finanziamenti stranieri, di identificarsi come “agenti stranieri”).

Ora, secondo i giudici della Corte di giustizia della Ue, le restrizioni, giustificate dall’Ungheria come mezzo per contrastare il riciclaggio di denaro e tesi ad una maggiore trasparenza, sarebbero discriminatorie sia nei confronti delle stesse Organizzazioni Non Governative sia degli stessi donatori. Infatti, secondo la Corte, la legge limiterebbe la libera circolazione dei capitali, uno dei quattro principi fondanti dell’Unione europea, perché “stabilisce una differenza di trattamento tra i movimenti nazionali e transnazionali”.

Il ricorso alla Corte europea era stato avanzato dalla Commissione europea e la sentenza pronunciata dalla Grande Sezione della Corte ha accolto tale richiesta. In base alla legge approvata tre anni dall’Ungheria, chiamata dalla stampa “legge anti Soros” (dal governo “A külföldről támogatott szervezetek átláthatóságáról szóló“, vale a dire legge “sulla trasparenza delle organizzazioni che ricevono sostegno dall’estero”), le Ong devono registrarsi presso taluni organi giurisdizionali ungheresi come “organizzazione che riceve sostegno dall’estero”, dal momento in cui l’importo delle donazioni da esse ricevute, provenienti da altri Stati membri o da Paesi terzi, nell’arco di un anno superi una determinata soglia. Inoltre la stessa legge prevede all’atto della registrazione, che le Ong indichino il nome dei donanti e l’importo complessivo del sostegno, quando lo stesso raggiunga o superi i 500 mila fiorini ungheresi, pari a circa 1400 euro. In base alla legge voluta da Orban tale informazione è poi pubblicata su una piattaforma digitale, gratuitamente accessibile al pubblico. Inoltre, la legge prevede che le organizzazioni civili interessate devono rendere noto, sulla loro homepage e in tutte le loro pubblicazioni, di essere “un’organizzazione che riceve sostegno dall’estero”.

Per i giudici della Corte di giustizia della Ue le misure dalla legge ungherese “possono creare un clima di diffidenza nei confronti di tali associazioni e fondazioni. La divulgazione pubblica di informazioni relative alle persone stabilite in altri Stati membri o in Paesi terzi che forniscono sostegno finanziario a queste stesse associazioni e fondazioni può, inoltre, dissuaderle dal fornire un simile sostegno. Di conseguenza, gli obblighi di registrazione, di dichiarazione e di pubblicità nonché le sanzioni previste dalla legge sulla trasparenza costituiscono, congiuntamente considerati, una restrizione alla libertà di circolazione dei capitali, vietata dall’articolo 63 Trattato Fondativo dell’Unione Europea”.

La Corte ha convenuto con l’Ungheria che una maggiore trasparenza, per quanto riguarda il finanziamento delle associazioni, può essere considerata “una ragione imperativa di interesse generale”, ma ha affermato che l’Ungheria non avrebbe “dimostrato per quale ragione l’obiettivo di aumento della trasparenza del finanziamento associativo da essa invocato giustificherebbe le misure concretamente istituite dalla legge sulla trasparenza. In particolare, esse si applicano indifferentemente nei confronti di qualsiasi sostegno finanziario estero il cui importo superi una determinata soglia ed a tutte le organizzazioni rientranti nell’ambito di applicazione di tale legge, anziché riguardare quelle che possono effettivamente avere un’influenza significativa sulla vita pubblica e sul dibattito pubblico”.

La Corte ha bacchettato l’Ungheria anche sull’opinione magiara che qualsiasi finanziamento estero delle organizzazioni civili sarebbe intrinsecamente sospetto. Per i giudici nel caso di specie non ci sarebbe “una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave a uno degli interessi fondamentali della collettività” e neanche motivazioni legate alla “lotta al riciclaggio di capitali, al finanziamento del terrorismo e alla criminalità organizzata”.

La questione analizzata dalla Corte lussemburghese è una delle tante che hanno contrapposto le istituzioni europee al governo di Orban. Molti sono stati gli scontri, in particolare sulla tematica dei migranti e, da ultimo, sugli ampi poteri concessi al premier ungherese, revocati dal Parlamento martedì 16 giugno, per gestire la pandemia nel paese centroeuropeo. Da tempo il primo ministro ungherese Orban è impegnato in una faida contro il filantropo miliardario ungherese-americano George Soros, accusato di finanziare le Ong per interferire nella politica interna ungherese.

Adesso per conformarsi alla decisione, l’Ungheria dovrà abrogare la legge e se si rifiuterà di farlo potrebbe incorrere in sanzioni pecuniarie.

Il giudice Judit Varga, in una dichiarazione rilasciata per conto del governo, ha affermatoche la sentenza non ha fornito “un singolo elemento specifico di dati o prove” che dimostrasse che la legge era eccessivamente ingombrante. “È una legittima aspettativa da parte della società che le organizzazioni non governative operino in modo trasparente anche per quanto riguarda il loro finanziamento”.

Patrick Gaspard, presidente delle Open Society Foundations di George Soros, ha accolto con favore la decisione della corte. “Questa sentenza risuonerà in tutta l’Unione Europea come un’affermazione che l’impegno civico è un pilastro vitale dei suoi valori democratici”, ha detto al New York Times. “Per l’Ungheria, l’abrogazione della legge segnerebbe un gradito passo verso il ripristino sia dello stato di diritto sia del pluralismo nella vita pubblica”.

Gergely Gulyás, capo dell’ufficio del primo ministro Orban, ha dichiarato che l’Ungheria ha sempre rispettato, “in passato e lo farà in futuro”, le decisioni della Corte di Giustizia dell’Ue. Gulyás ha affermato che il governo deve ancora esaminare in dettaglio la sentenza, ma ha rilevato come la Corte abbia concordato con l’obiettivo del governo di aumentare la trasparenza delle Ong. “Quindi è necessario cambiare solo gli strumenti con cui raggiungere questo obiettivo”. Un’affermazione che rilancia la lotta ungherese contro le Ong e le istituzioni europee!

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/giudici-contro-orban-legge-anti-soros-non-conforme-diritto-1871372.html

Virus Cina, la minaccia. Tremonti, Polimeno Bottai e Sangiuliano: il segreto

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Nuovo appuntamento in diretta su affaritaliani.it con i dibattiti di Eureca. Stavolta si discute della minaccia cinese per l’Europa

Diventare nel giro di una generazione la prima potenza mondiale. Questa – costi quel che costi – la politica imperialistica portata avanti dal leader cinese XI Ji Ping, alla guida dell’ultimo grande bastione comunista. Un pericolo che l’Occidente – distratto o attratto dalle enormi possibilità di guadagno offerte da un Paese che conta un miliardo e mezzo di abitanti- ha contribuito a far crescere concedendo aperture di credito senza chiedere in cambio precise garanzie sul piano politico e dei diritti umani. Atteggiamento di cui oggi comincia pentirsi.

Un tema di grande attualità, reso ancora più attuale dalle manipolazioni cinesi riguardanti l’origine e la diffusione del Covid-19, e che sarà al centro del prossimo appuntamento di EURECA (assoeureca.eu) intitolato La minaccia del virus Cina. Incontro in programma venerdì 12 giugno alle ore 15 (organizzazione tecnica di Claudio Verzola) verrà’ trasmesso in diretta streaming

Ospiti di Angelo Polimeno Bottai, presidente di EURECA E vicedirettore del Tg1, economisti, diplomatici e giornalisti. Tra questi, Giulio Tremonti che è stato tra i sottolineare che la impetuosa crescita economica cinese degli ultimi 20 anni è così rapida da creare enormi squilibri, e dunque una pericolosa instabilità a livello globale. Giulio Terzi, già ministro degli Affari Esteri e già ambasciatore a Washington, anche lui tra i relatori dell’incontro, ritiene che la prima minaccia del modello cinese è verso uno Stato di diritto basato sulla libertà, sulla dignità della persona, su una giustizia equa che risponda esclusivamente a leggi adottate attraverso la libera espressione della volontà popolare e da istituzioni parlamentari che la rappresentino.

Gennaro Sangiuliano, autore del libro ‘Il nuovo Mao’ (Mondadori) racconterà chì è Xi Jinping, come si è affermato, come agisce e dove vuole arrivare.

Infine, Claudio Pagliara, fino a pochi mesi fa  corrispondente Rai a Pechino e attualmente a capo della redazione di New York, spiegherà come e perché Trump intende fronteggiare con decisione la minacciosa offensiva portata avanti dal governo di Pechino. E racconterà come avviene, nella Repubblica Popolare comunista, il controllo dell’informazione.

DA

https://www.affaritaliani.it/roma/virus-cina-la-minaccia-tremonti-polimeno-bottai-sangiuliano-il-segreto-678212.html

Razzismo, ritirati i cioccolatini “moretti”: “Decisione presa per l’attuale dibattito”

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Milano, 11 giu – Niente più moretti in vendita nella catena Migros: l’azienda svizzera ha infatti deciso di togliere dagli scaffali i cioccolatini, che in “lingua originale” si chiamano Mohrenköpfe (“testa di moro”). La decisione è stata resa nota in un tweet dalla catena di supermercati.

Moretti, le accuse di razzismo

Abbiamo deciso di rimuovere il prodotto dalla gamma” si legge nel tweet “L’attuale dibattito qui ci ha spinto a rivalutare la situazione. Siamo consapevoli che questa decisione porterà anche a discussioni”. Quindi, via i moretti perché George Floyd a Minneapolis è stato ucciso. Non fa una grinza, sicuramente tutti gli oppressi del mondo ringrazieranno! Secondo quanto riferisce VareseNews, la Migros avrebbe preso questa decisione a causa del tweet di un follower (che ora non è più reperibile) che accusava i Mohrenköpfe di essere razzisti: “Il nome del prodotto ha una connotazione estremamente razzista e non politicamente corretta”.

Moretti o “baci”?

Tuttavia, il tipo di prodotto non sparirà, solo la sua connotazione “razziale”. Un produttore ancora, nel caso di specie (la Dubler) li chiama ancora col vecchio nome di moretti. E la Migros ci ha tenuto a far sapere che di questo tipo se ne vendevano solo in due supermercati di Zurigo (ma la censura non dorme mai , quindi nel dubbio meglio ritirarli). “Non è il nostro prodotto, quindi non possiamo semplicemente rinominarlo. Questa è la responsabilità del produttore” ha puntualizzato poi la catena svizzera in un tweet. I moretti, in tedesco detti anche “kiss”, sotto questa nomea possono essere acquistati online. E nella versione italiana del sito si riporta ancora il nome politicamente scorretto. Che cioccolata amara …

Ilaria Paoletti

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/razzismo-ritirati-i-cioccolatini-moretti-decisione-presa-per-lattuale-dibattito-159526/?fbclid=IwAR0rEvy_rTkOdCZXLuocsnCyPYrqW0hSU6kYRJA7vMf0Kw5RJwC69NCsWrc

«Boldrini e Pd inginocchiati squalificano il Parlamento». L’ira di Donzelli. La Camera si infuoca (video)

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“Una sceneggiata indegna”. La rabbia di Fratelli d’Italia alla Camera esplode nell’intervento di Giovanni Donzelli. ”Quella messa in atto  dalla collega Laura Boldrini e da altri deputati del Pd che in Aula si sono inginocchiati in memoria di George Floyd, è una sceneggiata; che squalifica anche la stessa lotta al razzismo. In Parlamento non ci si  inginocchia, l’Istituzione deve restare in piedi sempre”.Non solo. “Nessuno, inoltre, a sinistra si era mai inginocchiato per la morte di Pamela; per quelle delle Forze dell’ordine; o per i tanti italiani che si stanno togliendo la vita per la grave crisi economica dovuta al Covid-19. Invece di fare questa sceneggiate, la sinistra al governo pensi a risolvere i tanti problemi dell’Italia”.

Perché non si è inginocchiata per Desirée e Pamela?

Seduta in Aula iniziata col botto. Polemica tra opposizione e maggioranza, sotto il segno di George Floyd, per le conseguenze di un’iniziativa assunta alla fine dei lavori d’aula, da Laura Boldrini. La parlamentare  era
intervenuta per ricordare la morte di George Floyd, condannando ogni forma di razzismo. Quindi un gruppo di deputati Dem si erano inginocchiati. Replicando la forma di protesta silenziosa e non violenta, che si è diffusa negli Stati Uniti per condannare la morte del cittadino afro americano ucciso da un agente di polizia a Minneapolis.

Il clima  si è subito surriscaldato. “La Boldrini è liberissima di inginocchiarsi a Montecitorio, platealmente, per George Floyd, ci mancherebbe. Mi domando solo perché non si sia mai inginocchiata da presidente della Camera. Quando avrebbe potuto mandare un messaggio ben più potente, quando in Europa centinaia di cittadini venivano trucidati dagli attentati islamici dell’Isis al Bataclan e nelle capitali europee; o ancora quando il regime islamista turco di Erdogan massacrava dissidenti interni o curdi o quello comunista cinese reprimeva le proteste degli studenti di Hong Kong. La signora Boldrini si inginocchia solo contro le democrazie ma non  contro i dittatori e i terroristi?”. E’ la o dichiarazione di fuoco di  Paolo Grimoldi, deputato della Lega, componente della Commissione Esteri della Camera e presidente della delegazione italiana all’Osce.

“Condanniamo il razzismo sempre, senza se e senza ma – ha dichiarato Giorgio Silli (Cambiamo) – tuttavia la sinistra continua e dividere il mondo in buoni e cattivi. E  loro, guarda caso, stanno sempre dalla
parte dei buoni. Che ragionamento è dire che chi non si inginocchia non condanna il razzismo? Sarebbe come dire che per essere antifascisti, occorre essere iscritti all’Ampi”.

Rampelli: «Valuterà la Giunta per il regolamento»

Il presidente di turno Fabio Rampelli ha cercato di sciogliere il nodo regolamentare: ci si può o no, inginocchiare in aula? “Abbiamo occupato 15 minuti – ha premesso Rampelli – a discutere contro il razzismo, la violenza, le discriminazioni e le intolleranza. Quindi  non abbiamo impiegato male il nostro tempo. Il regolamento in materia  non è chiaro – ha specificato Rampelli – perché si limita a dire che il deputato deve parlare in piedi e la deputata Boldrini ha rispettato questa disposizione. Sulla manifestazione simbolica, nulla è previsto, ma comunque non è stata al di fuori del regolamento. Sarà una falla,  una lacuna che, semmai, andrà approfondita in sede di Giunta per il regolamento”.

Antifa, ecco chi sono i violenti della sinistra estrema Usa

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Sono polarizzati contro Trump e la destra, sono gli Antifa, il gruppo estremo e violento che non accetta l’esito democratico delle elezioni Usa. Nel puntare il dito contro i presunti responsabili delle proteste che infiammano il paese, il presidente americano Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti inseriranno gli attivisti Antifa di estrema sinistra tra le organizzazioni terroristiche. L’annuncio non ha mancato di sollevare aspre critiche. C’e chi fa notare come gli Stati Uniti non sono dotati di una legge sul terrorismo interno. E sostengono che ‘antifa’ non è un’organizzazione con un suo leader, una sua struttura definita o dei ruoli e dei mandati al suo interno. A sottolinearlo è oggi il New York Times’. Che cerca di fare il punto su questi manifestanti di Antifa ed i loro obiettivi. Piuttosto, scrive il giornale, Antifa è un movimento di attivisti che condividono filosofia e tattiche. Si sono fatti notare con la loro presenza in occasione di varie proteste negli anni recenti, tra cui ‘Unite the Right’ a Charlottesville nel 2017. E’ impossibile sapere quante persone si considerino membri di Antifa, scrive il giornale. I suoi seguaci ammettono che il movimento Antifa è circondato dal riserbo. Non ha leader ufficiali. Ed è organizzato in cellule autonome. Inoltre si tratta di uno solo dei movimenti di attivisti all’interno di un’ampia costellazione di gruppi. Che negli ultimi anni si sono uniti per opporsi alla destra. Anche alla destra repubblicana democraticamente eletta. I membri di antifa contestano le azioni che considerano autoritarie, omofobiche, razziste o xenofobe. Il movimento non è affiliato ad altri gruppi a sinistra. Ma i suoi attivisti a volte collaborano con altre reti locali che protestano sulle stesse tematiche, ad esempio Occupy o Black Lives Matter. Gli obiettivi sono genericamente quelli di contrastare l’azione messa in atto da gruppi considerati fascisti, razzisti e di destra per dotarsi di una piattaforma che consenta loro di promuovere il loro punto di vista. L’idea di partenza è che l’espressione di tali ideologie provochi azioni dirette contro gli emarginati, quali minoranze razziali, donne, membri della comunità L.G.B.T.Q. “La loro tesi è che la militanza antifascista sia intrinsecamente un’azione di autodifesa per via della violenza documentata rappresentata dai fascisti, soprattutto per la gente marginalizzata”, spiega Mark Bray, del Dartmouth College, interpellato dal quotidiano. Molti organizzatori aderenti ad Antifa partecipano a molte forme pacifiche di organizzazione comunitaria. Ma ritengono che l’uso della violenza sia giustificato dal fatto che se i gruppi fascisti o razzisti sono autorizzati ad organizzarsi liberamente, “questo porterà inevitabilmente a violenze contro gli emarginati”, aggiunge. Quanto alle origini del movimento si ritiene che molti si siano uniti ad esso negli Stati Uniti a seguito dell’elezione di Trump nel 2016. Per contrastare la minaccia proveniente dall’alt-right, la destra alternativa. Il movimento ha acquistato maggiore visibilità nel 2017. Dopo una serie di azioni. Tra cui gli scontri con i nazionalisti bianchi a Charlottesville. Il movimento Antifa è stato ampiamento criticato dalla politica mainstream, a destra come a sinistra. Dopo le proteste a Berkeley, California, nel 2017 Nancy Pelosi aveva condannato “le azioni violente di gente che si fa chiamare antifa” ed aveva detto che dovevano essere arrestati. Quanto ai conservatori, hanno ripetutamente condannato le loro azioni sostenendo che i militanti del movimento stanno cercando di impedire la libera espressione del loro pensiero politico.

DA

https://www.secoloditalia.it/2020/06/antifa-ecco-chi-sono-gli-estremisti-violenti-di-sinistra-che-stanno-mettendo-a-ferro-e-fuoco-gli-usa/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Musulmano fugge dall’Iran per diventare cristiano

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
Fuggì dall’Iran perché voleva diventare cristiano e sabato 23 maggio lo è diventato, ricevendo nella cattedrale di Burgos il battesimo dal locale arcivescovo, Monsignor Fidel Herráez Vegas.
È la storia di Mahdi, un vero richiedente asilo politico in Spagna, che per il suo desiderio di seguire “il cammino luminoso di Gesù e Maria”, ha lasciato il paese mediorientale con una Bibbia persiana come compagna.
In Iran le conversioni dall’Islam al Cristianesimo, in espansione negli ultimi anni, sono severamente punite. “Le cose vanno molto male in Iran”, ha spiegato Mahdi. “Lì i cristiani sono perseguitati”.
“Adoro il mio paese ma non il governo iraniano”, ha dichiarato questo giovane che è rimasto in fuga dalla Repubblica Islamica per quasi 2 lunghi anni.
Ha viaggiato per mesi e migliaia di chilometri fino a quando, finalmente, un furgone lo ha “lasciato” a Burgos.
Dopo aver visitato la cattedrale il giovane aveva preso coraggio e, recatosi presso la locale stazione di polizia, ha chiesto asilo politico per essere cristiano.
Nel tempo in cui ha risieduto in Spagna prima dell’ottenimento dell’asilo politico il giovane ha completato la sua formazione catechistica. Inizialmente si è aiutato con il traduttore di Google per tradurre dal farsi allo spagnoloe viceversa.
Quindi Mahdi ha cominciato le sue lezioni di spagnolo e adesso, settimana dopo settimana, dopo aver conosciuto le basi principali della fede cattolica ha cominciato a parlare spagnolo. “È un Dio molto diverso dall’Islam, quello Cattolico. Non c’è bisogno di temerlo, perché come dice San Giovanni ‘Dio è amore'”.
Mandi ha spiegato che nel cattolicesimo “è Dio che viene da noi e non è come nell’Islam, dove si pensa che sia l’uomo che deve raggiungerlo”.
“La via di Gesù dona molta luce ed è l’opzione che voglio seguire nella mia vita”, ha spiegato Mahdi. “Da quando mia madre è morta 3 anni fa, sento che la Beata Vergine Maria si prende cura di me e mi accompagna ed è sempre con me”.
Lo stato di allarme per la pandemia di coronavirus aveva costretto il giovane a rimandare il suo battesimo, previsto per l’ultima veglia pasquale. Finalmente due giorni fa ha ricevuto tutti e tre i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Infatti oltre al battesimo ha ricevuto la Cresima e la prima santa comunione.
Adesso per Mahdi inizierà una nuova vita. “Ognuno ha la sua storia, ma la mia è diversa grazie a Dio”.

MATTEO ORLANDO

Con la crisi 20mila italiani pronti a lavorare nei campi. La fine del mito sui «lavori che non vogliamo più fare»

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Roma, 11 mag– I famosi «lavori che gli italiani non vogliono più fare», in realtà i nostri connazionali li vogliono svolgere, eccome. Soprattutto ora, in piena crisi occupazionale causata da due mesi di chiusura delle attività commerciali e produttive. Camerieri, studenti, partite iva, commessi, o semplicemente disoccupati da prima del lockdown; sempre più italiani si vedono costretti a reinventarsi come braccianti – e nei campi c’è posto per tutti. 

Del resto lo aveva detto la Bellanova: quest’anno mancano 200mila braccianti, in gran parte stranieri, impossibilitati a tornare in Italia. Detto, fatto: un esercito di nostri connazionali – ventimila persone accorse a smentire il luogo comune di cui sopra – si è registrato sulle banche dati delle principali organizzazioni agricole. Un’adunata inaspettata che ha costretto le stesse organizzazioni a creare piattaforme per fare incontrare domande e offerte. Un po’ di numeri: dal 7 aprile, in poco più di un mese sulla piattaforma Agrijob di Confagricoltura sono arrivate 17 mila domande – 12 mila circa di italiani. Il 18 aprile anche Coldiretti ha lanciato Jobincountry, a cui si sono iscritti in 10mila circa – di questi, quasi 9 mila italiani. Il 24 aprile è stato il turno di Lavora con agricoltori italiani: in due settimane 2.500 iscritti, italiani: circa 2mila.

Tra riconvertiti all’agricoltura troviamo anche cinque salentini, in precedenza camerieri impiegati presso l’agriturismo Tenuta Monacelli, alle porte di Lecce: «Fino a tre anni fa — spiega il proprietario Giuseppe Piccinni — l’attività agricola, con i nostri 340 ettari, era prevalente. Poi con il boom del turismo c’è stato il sorpasso. Adesso stiamo tornando alle origini: fino a luglio, almeno, staremo fermi sul fronte turistico e allora ho chiesto ai miei collaboratori più stabili di preparare i terreniper impiantare nuovi ulivi al posto di quelli colpiti dalla Xylella: hanno accettato, ben felici di poter lavorare».

La situazione non cambia nemmeno spostandosi verso il Settentrione: «Ci arrivano diverse richieste dalla costa ligure — racconta Domenico Paschetta, della cooperativa cuneese Agrifrutta — da 30-40enni che lavoravano nel turismo.Abbiamo bisogno, tra raccolta e confezionamento, di 500 persone. Negli scorsi anni erano al 90% stranieri. Ma adesso, con la difficoltà a muoversi da Albania, Romania e Polonia, stiamo cercando gente locale senza problemi di alloggio: in passato i Comuni si erano organizzati con strutture di accoglienza, quest’anno con il distanziamento sarà più difficile».

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/crisi-20mila-italiani-lavorare-campi-156103/

«Giuseppi Boia», la clamorosa protesta di Emilio Giuliana

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Emilio Giuliana, noto esponente della destra trentina, si è reso protagonista di una protesta che è andata dritta al nocciolo del problema, senza tanti preamboli o diplomazia.

Affiggendo sul balcone di casa lo striscione con scritto a chiare lettere: «Giuseppi Boia» Giuliana lancia un allarme dopo il nuovo provvedimento del premier Conteche delude gli italiani che dovranno ancora limitare i propri spostamenti firmando una nuova autocertificazione.

Una decisione che non è piaciuta a nessuno, vescovi compresi che hanno protestato vivacemente contro il governo giallorosso. Giuliana punta il dito anche sulle regole che per alcuni devono essere rispettate mentre da altri no.

Il riferimento è anche nei confronti degli sbarchi dei migranti che continuano ad avvenire liberamente nonostante in Africa i focolai di coronavirus siano stati confermati in 40 paesi del continente. Giuliana parla anche di banche, democrazia e libertà che ormai sono svaniti e di altri interessanti argomenti. «Negli anni 70 – dice – per una cosa del genere ci sarebbe stata la rivoluzione»

Siamo di fronte ad un golpe bianco?

“Si, viviamo una manipolazione accentuata della realtà, una violazione continua dei fondamentali diritti delle libertà individuali. Non troppo tempo fa il banchiere tecnocrate senatore Monti lamentò l’utilizzo eccessivo democrazia. Il governo Conte, per non fare torto a nessuno, per evitare accessi o abusi, ha sospeso la democrazia. Una “situazione” che mi riporta alla mente un aforisma del saggista Henry Louis Mencken, quando asseriva che “È l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari.”

Come valuta i provvedimenti a puntate del governo?

“Non penso, mi limito a constatare, che il governo attraverso il terrore mediatico mantiene il proprio potere e porta avanti indisturbato le proprie politiche capitalglobalizzanti. In barba alla “pandemia” gli immigrati continuano a sbarcare; le banche continuano ad essere ingrassate; delinquenti e mafiosi scarcerati; immigrati irregolari lasciati liberi di delinquere, quanto le forze di polizia sono impegnate a vessare chi porta ad urinare il cane.”

Che lettura dà del Covid 19?

“ Come prevedibile, coloro che inizialmente si strappavano le vesti contro chi sollevava dubbi sulle scelte del governo, convinti che ci fosse in atto davvero una pandemia, dopo più di un mese di restrizioni, mesti mostrano segni di scoramento, e l’orgogliosa esortazione #iostoacasa# è svanita. La ricaduta in termini economici finanziari sarà devastante, ma d’altronde la sinistra e i sinistri hanno così a cuore i poveri che ogni qualvolta che sono al governo ne creano sempre più!”

Malcontento diffuso ma nessuno si ribella negli anni ‘70 ci sarebbe già stata la rivoluzione, perché?

“Sulle ribellioni spontanee degli anni ’70 e la relativa enfatizzazione sarei cauto e ridimensionerei largamente e grandemente. Ciò premesso, sono io che le pongo la domanda, chi dovrebbe ribellarsi? Un popolo bolso, che si ritrova con la metà dei giovani che c’erano negli anni ’70, i quali sono stati privati anche dell’anno di militare, de virilizzati, che corrono dietro a tutte le miserie materialistiche, volti a soddisfare i soli istinti bestiali, privi di spiritualità, senza riferimenti familiari? Soprattutto senza il senso del sacro, senza Dio. Perentoriamente lo psicologo e sociologo francese Gustave Le Bon, sosteneva come la storia ci insegnia che i popoli non sopravvivono a lungo al tramonto della loro fede.”

Si parla di massoneria buona e cattiva, ha prevalso quella cattiva?

“Attualmente, la Massoneria è, senza dubbio, il capo del serpente infernale. Non dico i massoni, ma le loro finalità, la loro organizzazione che è rivolta contro Dio e contro la felicità delle anime”. “L’ateismo comunista pare stia strepitando nel modo più rumoroso e fa di tutto per seminare, ovunque gli riesca, i suoi pregiudizi reazionari. Alle origini di esso possiamo tranquillamente collocare quella mafia criminale che si chiama “Massoneria”»! il martire Padre Massimiliano Kolbe espertissimo in massoneria, non ha mai distinto la massoneria in buona o cattiva”.

Cosa si dovrebbe fare per ripristinare la democrazia?

“Secondo il rapporto di Reporters Sans Frontiers l’Italia è collocata al 41° posto per quanto riguarda la libertà di stampa, addirittura altre agenzie statistiche precipitano l’indegno posizionamento ancora più in basso. Il filosofo francese Guy Debord, nel suo indimenticato “La società dello spettacolo” sostiene che: la democrazia non vive tanto dei propri meriti, ma sopravvive in virtù dei propri nemici, che una certa tecnica dei regimi democratici si sarebbe a tal punto perfezionata da ritenere indispensabile alla sopravvivenza della democrazia la creazione di un suo antagonista. La democrazia è funzionale al capitalismo, quindi aspetti economici finanziari, utile per il profitto pochi, così come insegna la dottrina di Adams Smith. Altra cosa sono le libertà individuali degli uomini, che non trovano nessun nesso ed attinenza con il concetto di democrazia”.

Ma dopo questo periodo crede ancora nella democrazia?

“Ancor oggi studiamo ed abbiamo come modelli ed esempi positivi uomini esistiti migliaia di anni o secoli fa, protagonisti in epoche eticamente e moralmente sublimi, Grecia, Roma, Medioevo (a parte le menzogne che si raccontano prevalentemente sul medioevo, ma purtroppo Hegel constatava che “la storia è la versione dei fatti di chi detiene il potere”), Platone, Aristotele, Cicerone, Seneca, Dante…loro non credevano nella democrazia, la deprecavano. Un uomo sano di mente non può che vivere ancorato ad una visione del mondo tradizionale”.

Allora quale soluzione per uscire dalla prigione coronavirus 19?

“Acclarato che i più preferiscono ad una verità scomoda una rassicurante bugia, le opposizioni di governo abbiano il coraggio all’unisono di smontare questo oscuro teatrino, non lascino a singoli parlamentari o sindaci denunciare la grande truffa costruita ad arte sul virus coronavirus, si organizzino con gruppi di esperti virologi, biologi, medici specializzati per contrastare la prepotente vulgata mainstream e soprattutto pretendere una commissione di inchiesta che indaghi sugli effettivi decessi di covid 19. Noi comuni mortali, rispolveriamo un po di sano orgoglio e dignità umana, rifiutiando l’utilizzo di mascherine e il distanziamento.”

 

DA

https://www.lavocedeltrentino.it/2020/04/28/giuseppi-boia-la-clamorosa-protesta-di-emilio-giuliana/

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