Se un cuboide fa da altare

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La chiesa di San Lorenzo a Oberföhring, Monaco di Baviera, è un bell’esempio di barocco della fine del XVII secolo, tanto da essere tutelata come monumento protetto. Costruita tra il 1677 e il 1680, la chiesa, con i suoi elaborati stucchi e le sculture, è considerata una delle meglio conservate sotto il profilo architettonico.

Ebbene, qui, a completamento di una approfondita ristrutturazione, il cardinale Reinhard Marx domenica 25 ottobre ha consacrato una “cosa” che a stento possiamo definire altare.

Nella foto, sopra il titolo, potete vedere il cardinale ultra-progressista nell’esercizio delle sue funzioni.

Ma ecco come la “cosa”, del tutto avulsa dal contesto, viene descritta dai progettisti: “Il nuovo altare è concepito come un blocco cuboide, diviso orizzontalmente da due linee di frattura irregolari. La linea superiore si allarga al centro in una piccola croce che penetra tutto l’altare, con un incavo, il cosiddetto sepolcro. Diverse forme di trattamento – dalle superfici di frattura ruvide alle superfici tagliate e lucidate – hanno lo scopo di dare all’altare luminoso un’ulteriore visibilità nel coro relativamente buio”.

Che l’altare abbia visibilità è fuori discussione. Diciamo pure che è un pugno nell’occhio. Ovviamente, come sempre in questi casi, c’è stato un concorso tra diversi progetti, e ovviamente, come avviene quasi sempre in questi casi, ha vinto un progetto orrendo.

Il problema non riguarda solo la Germania. Torna alla mente il nuovo altare della basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate (Varese), con quelle teste mozzate e impilate, che inducono a macabri pensieri.

La costante è una sola: la bruttezza che svilisce e crea inquietudine.

Il discorso potrebbe allargarsi facilmente a tante chiese dall’architettura orripilante, come per esempio questa qui sotto, sulla quale hanno pensato bene di scrivere a enormi caratteri la parola “chiesa”, caso mai qualcuno la potesse scambiare, e con ragione, per un magazzino o un deposito della nettezza urbana.

Inutile mostrare altre immagini, tanto ognuno di noi potrebbe fornire un lungo campionario di chiese brutte e di arredi liturgici che gridano vendetta al Cielo.

Resta la solita domanda: perché?

Tante le risposte, che riguardano la teologia, la filosofia, l’estetica. In passato me ne sono occupato più volte. Ma la spiegazione delle spiegazioni può essere una sola: c’è lo zampino del diavolo. Che evidentemente, quando vede certe chiese e certe “attrezzature liturgiche”, se la ride alla grande.

“Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori, e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me e io non ero con te”. Parole di sant’Agostino.

Ah, dimenticavo. I costi per il restauro di San Lorenzo a Monaco di Baviera ammontano a circa quattro milioni di euro, di cui 245 mila per le “attrezzature liturgiche”. Compreso il cuboide. Che forse, azzarda qualcuno, è diventato così, tutto fratturato, dopo che il cardinale Marx vi si è appoggiato.

Sento arrivare, dal basso, altre risate.

A.M.V.

DA

Se un cuboide fa da altare

Terra Santa – Storie d’ordinaria sopraffazione

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Segnalazione del Centro Studi Federici
Nel disinteresse dell’opinione pubblica, turlupinata dai media, e dei politici di sinistra e di destra, tutti asserviti al potere di Tel Aviv, prosegue l’annientamento fisico e morale della popolazione palestinese (tra cui la minoranza cristiana, ridotta ai minimi termini dopo settant’anni di sionismo).
Il sentiero della Valle del sale, una via per resistere
In Cisgiordania, un’associazione palestinese crea, in Area C, un nuovo percorso escursionistico per attirare visitatori nel Wadi al Maleh. I militari israeliani si mettono di traverso.
Wadi al Maleh, «la Valle del sale», ha una storia antica. Nel nord della Valle del Giordano, a pochi chilometri dalla città di Tubas, fin dall’Impero ottomano era luogo di vacanza e ristoro: una sorta di resort naturale, grazie alle sue sorgenti d’acqua calda. Un hotel accoglieva gli ospiti.
Oggi di quella ricchezza rimane poco: gli otto villaggi che la compongono (Maleh, ‘Ein el-Hilweh, Hamsa, Himma, Farasiyeh, al-Hadidiya, Samra e Khelet Makhul) rientrano in Area C che, in base agli Accordi di Oslo di inizio anni Novanta, è sotto il pieno controllo civile e militare israeliano. I 3.500 abitanti palestinesi, quelli rimasti dopo decenni di lento sfollamento, vivono per lo più di pastorizia e agricoltura, ma non sono autorizzati a costruire strutture permanenti né a scavare pozzi.
A dividere gli otto villaggi da Tubas e dal resto della Cisgiordania è il posto di blocco militare israeliano di Tayasir, eretto in forma stabile alla fine del 2000, poco dopo l’inizio della Seconda intifada. Un isolamento che i volontari di Jordan Valley Solidarity provano oggi a scalfire con un progetto che risvegli le antiche bellezze: un percorso escursionistico tra la flora e la fauna di Wadi al Maleh.
L’associazione palestinese, da anni impegnata al fianco delle comunità della Valle del Giordano, è nota da queste parti: costruisce case, scuole, centri d’incontro, strutture per gli animali con i mattoni di fango e combatte legalmente gli ordini di demolizione. Lavora per portare l’acqua nelle comunità (altrimenti costrette ad acquistarla dalla compagnia semi-statale israeliana Mekorot nelle cisterne, carissime e scomode) e per portare i bambini in classe con scuolabus improvvisati.
Un nuovo percorso escursionistico
Ora Jvs vuole condurre qui dei visitatori, che siano studenti in gita scolastica oppure turisti palestinesi e stranieri, ai quali proporre un percorso escursionistico: «Il progetto è nato due anni fa – ci spiega Rashid Khudiri, coordinatore dell’associazione –. Abbiamo unito vari gruppi, scuole, università e comunità locali, per riscoprire la zona e la sua storia. Tre settimane fa siamo partiti con la preparazione del sentiero coinvolgendo associazioni, studenti, insegnanti, artisti. Dopo le ricerche sulle risorse naturali, la flora e la fauna del luogo, abbiamo ripulito il percorso e posizionato una trentina di cartelli di legno per segnalare il tracciato, i nomi dei luoghi, delle sorgenti d’acqua e delle piante tipiche. Infine, la scorsa settimana, abbiamo iniziato a costruire una piccola struttura in legno e bambù, una sorta di punto d’accoglienza dove i visitatori potranno incontrare la comunità e gli artisti locali».
L’intervento dei militari israeliani
L’inaugurazione ufficiale era prevista per sabato 21 novembre, erano attese 200 persone da tutta la Cisgiordania. Ma è saltato tutto: «Il 16 novembre è arrivato l’esercito israeliano mentre stavamo costruendo il centro visitatori – continua Rashid –. I soldati ci hanno chiesto il permesso di costruzione, ma non serve perché non è una struttura permanente, non è in cemento. Hanno arrestato quattro di noi e confiscato la mia auto. Ci hanno rilasciato qualche ora dopo, ma l’automobile è ancora nella base militare».
Qualche giorno dopo la struttura è stata demolita. Ma il Jvs e Wadi al Maleh non si scoraggiano: «Ci hanno solo rallentato di pochi giorni. Apriremo il percorso il prossimo fine settimana. Arriveranno 200 palestinesi, soprattutto studenti. Useremo il centro anche per le donne del posto, per vendere i loro ricami».
Resistere o partire
Si cercano sempre modi nuovi per vivere, non solo sopravvivere. Wadi al Maleh ha subito dopo il 1967 un significativo svuotamento, in linea con il resto della Valle del Giordano. La popolazione è calata di due terzi rispetto ai primi anni di occupazione militare. Ben prima degli Accordi di Oslo, Israele ha dichiarato la zona area militare, confiscando di fatto il 70 per cento delle terre palestinesi e costruendo intorno alla valle tre basi: ogni anno si tengono esercitazioni su larga scala negli appezzamenti agricoli dei contadini. Generalmente, spiegava nel suo sito la campagna Stop The Wall qualche anno fa, le esercitazioni si tengono d’estate, quando gli agricoltori dovrebbero procedere con il raccolto, che spesso va perduto a causa del passaggio dei veicoli militari e dell’uso di armi da fuoco.
Politiche identiche a quelle esercitate nel resto della Valle del Giordano, un tempo casa per 300mila palestinesi e oggi per appena 60mila. La zona, considerata la più fertile della Palestina storica e suo confine naturale con il mondo arabo, è oggi per il 90 per cento in Area C, 2.400 chilometri quadrati in cui l’autorità civile e militare è in capo a Israele. Al posto di molte comunità palestinesi oggi sorgono una trentina di colonie agricole, abitate da appena 11mila israeliani in violazione del diritto internazionale, ma abbastanza grandi da permettere una produzione agricola incomparabilmente più ampia e remunerativa di quella delle piccole fattorie palestinesi, costrette ad acquistare l’acqua che sgorga nelle tante sorgenti naturali, inaccessibili.

Ungheria. Orban mette in costituzione che il matrimonio è tra un uomo ed una donna

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«Hungary’s government intensified its battle against what it called “modern” thinking by proposing legal amendments on marriage and adoption that cited divine creation»
«Marriage must be between man and woman, and only people in such a union would be allowed to adopt children, according to legislation submitted to parliament on Tuesday by Prime Minister Viktor Orban’s government»
«Though same sex couples have already been limited to civic partnerships and excluded from marriage, the proposed changes would take the European Union member state further into conservative territory»
Orban has spent his decade in office fighting the EU over the rule of law and what he portrays as liberal attacks on Hungary’s Christian values»
«While “Hungarians are patient and tolerant” toward homosexuality, Orban said on public radio last month, the role of children remains a “red line that can’t be crossed.”»
«The latest constitutional proposal also cites “children’s right to an identity conforming to their birth gender.”»
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Il problema sarebbe giuridicamente facilmente risolvibile se la nuzialità omosessuale non fosse una delle bandiere dei liberal socialisti, che la sostengono a spada tratta: non vogliono trattare con quanti non la riconoscano e non la applichino. Li trattano come se fossero dei viziosi degenerati.
Assieme alla Polonia, non è l’unica nazione a questo mondo.
Russia, Putin: finchè ci sarò io matrimonio solo tra uomo e donna.
Già. Sembrerebbe essere cosa strana, ma di questi tempi un concetto così naturale deve essere scritto a chiare lettere nella costituzione.
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Hungary to Enshrine Religious Gender Doctrine Into Constitution.
– Bill cites ‘creation’ in defining marriage between man, woman
– Government seeks to exclude same-sex couples from adoptions

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E ora Carola Rackete protesta sugli alberi: arrestata in Germania

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L’ex Capitana della Sea Watch 3 ha occupato una piattaforma area per la potatura degli alberi al fine di scongiurare l’abbattimento delle querce centenarie nella foresta di Dannenröder. Sarebbe in stato di fermo insieme ad altri attivsiti

Carola Rackete, la capitana tedesca della Sea Watch 3 diventata un idolo della sinistra mondiale dopo aver speronato un motovedetta della Guardia di Finanza italiana a Lampedusa, parrebbe essere finita sotto custodia delle forze dell’ordine tedesche.

Da settimane, infatti, come già riportato da IlGiornale.it, la capitana si trova ora accampata insieme ad un gruppo di compagni nella foresta di querce centenarie di Dannenröder (Germania centrale) affinché le piante non vengano rimosse per fare posto al progetto dell’autostrada numero 49. Nelle scorse settimane, in un video pubblicato sul proprio account Twitter, la 32enne denunciava la situazione in cui si trovano molte foreste del globo e spiega la ragione per cui lei ed altri attivisti si trovano ora ad occupare l’area verde. “Qui la società civile ora dice basta! In Germania ci sono centinaia di progetti di costruzione di strade. È insensato nel contesto di crisi climatica“.

Carola Rackete: dal Mediterraneo alla salvaguardia degli alberi

Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, tuttavia, dopo aver occupato con altri attivisti della sinistra radicale una piattaforma area per la potatura degli alberi, vestita da pinguino, Carola Rackete sarebbe stata scortata via dalla polizia. Come riferisce il Fuldaer Zeitungla polizia avrebbe inoltre arrestato i manifestanti dopo che questi ultimi hanno fatto uso di fuochi d’artificio e fumogeni, proprio contro le forze dell’ordine. È accaduto nella foresta vicino a Homberg-Ohm, nel quartiere di Vogelsberg. In mattinata, la Rackete ha spiegato così le ragioni della sua protesta: “Sono quassù perché le emissioni di CO2 aumentano da 30 anni e perché tutte le petizioni e gli accordi internazionali non servono“. A quanto pare l’iniziativa sta andando avanti dalla fine di settembre. I manifestanti, accampati in alcune tende, hanno occupato una zona specifica della foresta per impedire che le autorità possano abbattere gli alberi secolari. “Abbiamo bisogno di una moratoria su tutti i progetti infrastrutturali se vogliamo avere qualche speranza di raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima e affrontare la drammatica crisi climatica”, spiegava ancora la giovane nel suo appello.

La Capitana come Greta Thunberg: ora fa l’ecologista

Carola Rackete, la capitana della Sea Watch beniamina del partito Open Borders, segue le orme di Greta Thunberg – altra idola della sinistra chic – e si ricicla ecologista. Dall’immigrazionismo all’ecologismo gretino il passo è brevissimo. D’altronde il mantra della sinistra chic è sempre lo stesso: i migranti scappano sempre di più dalle loro terre a causa dei cambiamenti climatici, che sono colpa dell’uomo (rigorosamente bianco). In ogni caso Carola è fortunata: a differenza di tanti suoi coetanei italiani – ma anche tedeschi – che ogni giorno devono recarsi in ufficio, piuttosto che in fabbrica per portare a casa lo stipendio, può tranquillamente permettersi di fare l’ecologista di professione e fronteggiare così i suoi sensi di colpa di essere “bianca e occidentale”. Anche stando settimane a protestare contro l’abbattimento di una foresta.

 

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/e-ora-carola-rackete-protesta-sugli-alberi-arrestata-1902861.html

Coronavirus, più morti in Italia che negli Usa. Stanno già scegliendo chi salvare

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La gestione della pandemia è già fra le peggiori al mondo

Nell’ultimo mese i morti per coronavirus in Italia in rapporto al numero degli abitanti sono stati il doppio esatto di quelli registrati nei vituperati Stati Uniti di Donald Trump e superiori del 50% a quelli registrati nel Brasile di Bolsonaro. Peggio di Gran Bretagna, di Germania e di Francia e il solo caso così grave è stato quello della Spagna. Per capirci un mese fa l’Italia aveva registrato da inizio pandemia un morto ogni 1.654 abitanti e gli Stati Uniti a quella data un morto ogni 1.491 abitanti. A ieri il conteggio è questo: in Italia un morto ogni 1.422 abitanti e negli Stati Uniti un morto ogni 1.377 abitanti. Come si può vedere la propaganda la può fare chiunque, ma visto che il primo compito di ogni paese è cercare di salvare dalla pandemia quante più vite possibili la gestione della crisi da parte del governo di Giuseppe Conte è assai simile nei numeri negativi a quella americana: una delle più disastrose del mondo. Davanti ai 580 morti di ieri non si possono tacere più per amore di patria gli errori clamorosi di un governo che invece di chiedere scusa scarica le sue responsabilità sul popolo italiano che a suo dire avrebbe messo le ali al virus per i suoi comportamenti non virtuosi. Non è più tollerabile sentirlo: si guardino allo specchio Conte, i suoi ministri e l’esercito delle loro truppe di parlamentari e consulenti.

Siamo tornati allo stesso dramma delle prime settimane di marzo: negli ospedali di gran parte di Italia si decide preventivamente chi salvare e chi no, perché non c’è posto per tutti nelle terapie intensive né in quelle subintensive. Ogni giorno ci sono decine di morti che sarebbero stati evitabili e che sono dovuti alle balle raccontate sul rafforzamento della rete ospedaliera e dei posti di terapia intensiva. Non è vero che ci siano, e lo sapeva bene il comitato tecnico scientifico quando a fin e settembre nelle sue riunioni si è posto il problema chiedendo i dati- che non aveva- alla società italiana degli anestesisti e dei rianimatori. Furono loro a fare scandalo il 6 marzo scorso quando in documento fatto circolare fra i propri membri avevano fornito dei criteri per escludere dalle terapie salva-vita chi aveva poche possibilità di farcela. Non ci giriamo intorno: significava scegliere per un posto in terapia intensiva fra un numero di casi gravi solo quelli che avevano meno anni e meno acciacchi pregressi. Siamo di nuovo in quella stessa identica situazione: non arrivano in terapia intensiva molti ultraottantenni, e l’età sembra davvero lo sparti-acque più decisivo, perché se poi si vedono le cosiddette co-morbilità che riguardano gli indici di morbilità, la principale individuata nei rapporti del ministero della Salute è l’ipertensione, cioé la pressione alta che è comune a tantissimi anziani e che senza coronavirus avrebbe consentito loro di vivere ancora molti anni prendendo una pasticca. Non è un caso se quella stessa società degli anestesisti e rianimatori (la Siaarti) ha vergato a fin e ottobre un nuovo documento questa volta coinvolgendo i medici del Fnomceo con le istruzioni “etiche” da fornire a chi opera sul fronte del coronavirus in caso di drammatica scelta su chi salvare e chi no. “Coloro”, vi è scritto, “che non sono trattabili in modo intensivo, ovvero non sono eleggibili ad un trattamento intensivo a causa dell’improbabilità d’ottenere concreti, accettabili e duraturi benefici clinici, sono comunque presi in carico prestando loro le cure appropriate e proporzionate di cui vi sia disponibilità”. E ancora: “All’impossibilità di erogare un determinato trattamento sanitario in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili, non può seguire l’abbandono terapeutico, dovendo il medico sempre provvedere, in considerazione della sua posizione di garanzia, a porre in atto le valutazioni e l’assistenza necessaria affinché l’eventuale progressione della patologia risulti il meno dolorosa possibile e soprattutto sia salvaguardata la dignità della persona, mediante un sostegno idoneo ad alleviarne le sofferenze fisiche, psichiche e spirituali”. Traduco nella realtà che purtroppo si sta sperimentando in molti ospedali italiani: entra un paziente ammalato di coronavirus molto anziano, non ci sono posti né ventilatori per tutti, e si sceglie. I ventilatori sono riservati a quelli che hanno più chance di farcela. Gli altri si provano a curare e in caso di crisi respiratoria si lasciano morire alleviando solo le sofferenze con uso abbondante della morfina.

E’ l’orrore in cui speravamo di non precipitare più. E invece ci siamo per esclusiva responsabilità di chi non ha governato lo stato di emergenza che aveva chiesto e si è nascosto dietro un paravento ripetuto fino alla nausea (“facciamo quello che dicono gli scienziati”), che è anche questo falso. Consiglierei a tutti la lettura dei verbali del Cts delle tre ultime sedute di settembre appena pubblicate. Perché smontano tonnellate di bugie dette da membri del governo, ad esempio sulla sicurezza delle scuole. “L’avvio dell’anno scolastico, seppure con attente misure di contenimento messe in atto”, scrive il Cts, “ha riportato in presenza più di 11 milioni di cittadini, fra alunni e lavoratori del mondo della scuola”, che diventavano 14 milioni con riapertura di asili e Università, e si aggiungevano al 50% di lavoratori della Pa in presenza e alla capienza del trasporto pubblico locale all’80%. “Come prevede l’OMS dopo ogni misura di rilascio è necessario attendere 14 giorni più il periodo di monitoraggio dei dati, per ottenere una valutazione esaustiva degli effetti sull’andamento della curva epidemica. Alla luce di queste considerazioni quindi è plausibile che non si riesca ad ottenere un quadro complessivo dell’impatto delle riaperture di settembre prima della fine del mese di ottobre. Il Cts rileva che ancora oggi la circolazione del virus Sars Cov 2 rimane elevata con situazioni locali che in alcuni casi destano particolare preoccupazione”. A fine ottobre dunque avremmo dovuto vedere gli effetti della riapertura delle scuole, e non quando Lucia Azzolina diceva sciocchezze a vanvera per tranquillizzare. E a fine ottobre quei numeri abbiamo visto.

 

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/11/11/news/coronavirus-morti-oggi-italia-lockdown-ospedali-pieni-medici-scelgono-chi-salvare-25194424/

Negli Usa anche i morti hanno votato per Biden. L’ombra dei brogli sulle elezioni presidenziali

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Roma, 5 nov – Negli Stati Uniti è ora guerra sui famigerati voti postali, la modalità di voto che ha determinato il sorpasso all’ultimo minuto del candidato democratico Biden alle elezioni presidenziali 2020. Un po’ perché gli elettori dem – che temono maggiormente il coronavirus rispetto ai conservatori – hanno optato in massa il voto per corrispondenza. Risultato? Quasi 102 milioni di americani hanno votato prima dell’election day del 3 novembre, proprio per evitare l’assembramento ai seggi. Un voto di massa, forse un po’ troppo in massa. Sì perché – come denunciano media indipendenti e non – ora si viene a sapere che tramite absentee ballot hanno votato persino i morti.

Come evidenziato dal commentatore indipendente Fleccas, nella contea di Mason, Michigan, votano attempate signore di 119 anni, o di 120 se si passa nella contea di Jackson, stesso Stato. Esempi di questo tipo pullulano ormai sui social e stanno diventando virali nelle ultime ore.

Compilare la scheda elettorale di una persona deceduta per influenzare il risultato elettorale è, ovviamente, una frode. Ma il Michigan non è l’unico Stato a ritrovarsi piagato dal ritorno del morti viventi. Per chi non volesse fidarsi dei media indipendenti, lo stesso New York Post denuncia che nelle schede elettorali inviate al consiglio elettorale di New York City figurano parecchi votanti deceduti.  I registri mostrano che il consiglio elettorale ha ricevuto un voto postale da Frances Reckhow di Staten Island, democratica. Frances Reckhow, ra nata il 6 luglio 1915 e oggi avrebbe 105 anni, è morta nel 2012, secondo un necrologio depositato presso lo Staten Island Advance. Un altro voto è stato spedito anche da Gertrude Nizzere, anch’ella democratica registrata, che era nata il 7 febbraio 1919. Avrebbe 101 anni oggi. Avrebbe, perché la cara Gertrude è passata a miglior vita.

«Credo che questa sia solo la punta dell’iceberg», ha dichiarato Landry, presidente del GOP di Staten Island Brendan Lantry.. «Chiediamo al NYPD e all’ufficio del procuratore distrettuale di Staten Island di indagare». Di quei milioni di voti andati improvvisamente a Biden, quanti sono irregolari?  Nel frattempo gli avvocati di Trump hanno dato il via alla guerra legale. In Pennsylvania chiedono di bloccare il conteggio «per mancanza di trasparenza». In Michigan domandano al tribunale statale di avere accesso a «diversi seggi per poter verificare le schede già aperte e catalogate». Al contempo Bill Stepien, responsabile della campagna elettorale del presidente, ha fatto sapere che verranno intraprese «azioni legali» anche in Wisconsin, «dove si sono registrate irregolarità in diverse contee».

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/usa-morti-hanno-votato-biden-lombra-brogli-elezioni-presidenziali-173048/

Dopo Nizza islamici scendono in piazza a Berlino e gridano “Allah Akbar” (Video)

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Berlino, 30 ott – Con l’Europa ancora scossa per la strage islamista di Nizza, non hanno perso tempo i musulmani di Berlino a scendere in strada per urlare il loro caratteristico «Allah Akbar». Come riporta il Tagesspiegel, il fatto è avvenuto ieri sera a Neukölln, il quartiere multietnico della capitale tedesca. Secondo i dati resi noti dalla polizia, circa 150 manifestanti si sono riversati in piazza, e più precisamente a Hermannplatz, per dar vita a un sit-in durante il quale ha avuto luogo un comizio e sono stati scanditi cori contro la Francia «islamofoba»

Contro l’«islamofobia» della Francia

Stando sempre alle forze dell’ordine, i manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro le vignette di Charlie Hebdo che avevano ridicolizzato Erdogan. In seguito il presidente turco aveva fortemente criticato Emmanuel Macron, invitando i suoi connazionali a boicottare i prodotti francesi, parlando della presunta «islamofobia» della Francia, e arrivando addirittura ad affermare che gli «islamici in Europa sono come gli ebrei durante il nazismo». In questo modo Erdogan ha aizzato gli animi dei musulmani residenti nel Vecchio continente, e non è escluso che l’attentato del killer islamista di Nizza sia un effetto di questa escalation.

Islamisti in piazza dopo la strage di Nizza

Ad ogni modo, la polizia berlinese ha affermato che alla manifestazione di Neukölln hanno partecipato anche noti affiliati alle frange islamiste presenti in Germania. I manifestanti, come detto, hanno protestato contro Macron e la sua presunta islamofobia, nonché contro le vignette di Charlie Hebdo: «Con queste caricature la Francia ha ferito profondamente il nostro islam», ha affermato un oratore durante il comizio. Alcuni dei presenti impugnavano dei cartelli con l’immagine del profeta Maometto e tutta la piazza ha scandito in coro «Allah Akbar». Le forze dell’ordine hanno parlato di una manifestazione che non è sfociata in violenze, ma che è comunque stata caratterizzata da toni molti accesi di intensità crescente. Resta significativo che la protesta sia avvenuta dopo la strage di Nizza.

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/dopo-nizza-islamici-piazza-berlino-gridano-allah-akbar-video-172484/

Senate Confirms Amy Coney Barrett as Supreme Court Associate Justice

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Confermata una donna femminile, cattolica, conservatrice, mamma di 7 figli, nota per le sue battaglie antiabortiste e antifemministe. Lei è il modello controcorrente che abbina intelligenza e bravura in un lavoro molto importante con l’attenzione per l’unica Famiglia e per le battaglie di civiltà per la vita ed il diritto naturale. (N.d.r.)

 

The Senate voted today to confirm Judge Amy Coney Barrett to be the next Associate Justice on the Supreme Court, replacing pro-abortion Justice Ruth Bader Ginsburg following her death.

Barrett was confirmed on a 52-48 vote with all Republicans except for Susan Collins voting to confirm her and all Democrats voting against her nomination.

Justice Clarence Thomas will administer the oath of office tonight in a ceremony that will be held after the Senate confirms Judge Amy Coney Barrett as the next associate justice of the Supreme Court.

“Rarely have we ever had a nominee as extraordinary as the one we have before us right now,” Senate Majority Leader Mitch McConnell said before the vote. “We’ve had a chance to witness this outstanding nominee. We’ve watched her in committee. She’s demonstrated she has the deep legal expertise, dispassionate judicial temperament and sheer intellectual horsepower that the American people deserve to have on their Supreme Court.”

“This outstanding nominee is exceptionally suited to this job, period. And I know we all know that. She is an exceptional nominee to the Supreme Court who will make the Senate and the country exceedingly proud,” he said.

Before the vote, Senator Ben Sasse, a Nebraska Republican, called out Democrats who played politics with Barrett’s nomination.

“I’ve heard now I think four speeches in a row implying that when Judge Barrett becomes Justice Barrett later tonight, that obviously means the end of health care in America. The last speech actually included this phrase, “A vote for Amy Barrett is a vote to end health care.” The speech said “A vote for Amy Coney Barrett is a vote to end health care.” That isn’t just preposterous, it is so destructive of the public good and of public trust… Please have the courage to come back next April, May and June and say you lied to the American people. You were just trying to scare them into voting and say what you were saying was B.S. Whoever writes these outside talking points – it’s really destructive and the Senators know better than to parrot this pap.”

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“Judge Barrett ran circles around the Democrats’ failed attempts to slander her character, faith, and family during these hearings. They don’t like that Judge Barrett is going to do what judges are supposed to do – rise above politics and refuse to legislate from the bench. The polls show that Americans clearly support her confirmation. It’s time for Chuck Schumer to drop the shenanigans and get this done,” he said.

Leading pro-life groups strongly supported Judge Barrett and told LifeNews.com they were ecstatic that she received a positive confirmation vote.

Penny Nance of Concerned Women for America said, “A conservative, constitutionalist, pro-life woman at the Supreme Court is why we voted for Donald Trump. We congratulate Justice Barrett, and we are praying for her and her family. The task ahead will be a difficult one, but we have full confidence in her abilities as a jurist.”

“But ultimately, we must get back to the source of such a great addition to the Supreme Court: President Donald J. Trump. He has surpassed all our expectations when it comes to judicial nominations, and he has indeed delivered on making the judiciary great again. Americans will remember that going into this important election,” she added.

The Senate Judiciary Committee on Thursday voted unanimously 12-0 to send Judge Amy Coney Barrett’s nomination to the full Senate floor after Democrats boycotted the committee vote to engage in a political stunt and falsely claim Judge Barrett wants to take away Americans’ health care.

The news comes after a new national poll shows Americans support the confirmation of Supreme Court nominee Amy Coney Barrett by a 23% margin. It follows a Gallup poll showing a majority of Americans support her nomination.

A new Morning Consult poll shows Americans support Barrett on a 51-28% margin, and that 23 percentage point difference is an increase from the 17% margin found in the firm’s previous poll.

“Following four days of hearings, 51 percent of voters said the Senate should vote to confirm Barrett to the Supreme Court, up 3 percentage points from the week before and an increase of 14 points since Trump announced her nomination on Sept. 26. It’s a higher level of support than Morning Consult measured at any time during the confirmation processes for Justices Neil Gorsuch and Brett Kavanaugh — the two other jurists Trump has tapped for the high court during his presidency,” the polling firm indicated.

The Senate Judiciary Committee is expected to vote Thursday, setting up a final vote by the full Senate on Monday.

During the confirmation hearings, Judge Barrett says she doesn’t consider the Roe v. Wade decision that allowed abortion on demand a “super-precedent” that can’t be overturned.

Judge Barrett said Roe is not in same category as the Supreme Court’s 1954 Brown v. Board of Education ruling, which declared segregated public schools unconstitutional because there is still a massive debate about whether Roe is legitimate.

In comments during her confirmation process, Judge Amy Coney Barrett also confirmed she is committed to the rule of law.

“I’m committed to the rule of law and the rule of the court,” she said. If I give off-the-cuff answers then I would be basically a legal pundit and I do not think we want judges to be legal pundit. I think we want judges to approach cases thoughtfully and with an open mind.”

Judge Amy Coney Barrett delivered her opening remarks to the Senate Judiciary Committee yesterday and she made two major points.

First, she talked about the proper role of the courts, saying they are not supposed to make law and legislate from the bench. She also refused to back down to attacks from Senate Democrats on her faith, saying she strongly believes in prayer and thanked the many Americans who are prayer for her amid those attacks on her Christian faith.

“I believe in the power of prayer and it’s been uplifting that so many people have been praying for me,” Judge Barrett told members of the judicial panel.

“Nothing is more important to me, and I am so proud to have them behind me,” she added.

Before that, Judge Barrett discussed the proper role of the Supreme Court.

“Courts are not designed to solve every problem or right every wrong in our life,” she explained. “The policy decisions and value judgments of government must be made by the political branches elected by and accountable to the People. The public should not expect courts to do so, and courts should not try.”

“When I write an opinion resolving a case, I read every word from the perspective of the losing party. I ask myself how would I view the decision if one of my children was the party I was ruling against,” she went on to say. “Even though I would not like the result, would I understand that the decision was fairly reasoned and grounded in the law? That is the standard I set for myself in every case, and it is the standard I will follow as long as I am a judge on any court.”

The liberal American Bar Association has given President Donald Trump’s latest Supreme Court nominee its highest rating, issuing the rating on the opening day of her Supreme Court confirmation hearings in the Senate.

Last week, a new national poll showed Americans support the confirmation of Supreme Court nominee Amy Coney Barrett by double-digit margins.

A new Morning Consult poll shows Americans support Barrett on a 46-31% margin and that 15% margin of support is an increase from the polling firms last national survey in September following her nomination. That poll had Americans backing Barrett 37-34%, a resulting 12% increase from the 3% margin previously.

“Democrats are losing the Supreme Court messaging war, new polling indicates, with support for Judge Amy Coney Barrett’s confirmation trending in the GOP’s direction,” the polling firm indicated. “Nearly half (46 percent) of voters in an Oct. 2-4 Morning Consult/Politico poll said the Senate should confirm Barrett — up 9 percentage points since President Donald Trump announced her nomination on Sept. 26 — as more voters say the chamber should consider her elevation to the high court as soon as possible, regardless of who wins next month’s election.”

Seventy-seven percent of GOP voters back Barrett’s confirmation, up 6 points from late last month. Among independents, the share who said she should be confirmed increased 8 points, to 36 percent, while the share of Democratic voters who said she should be confirmed increased 10 points, to 24 percent.

Even Democratic voters have softened their opposition to Barrett’s confirmation: The latest survey found 59 percent said the Senate should wait to see who wins the election, compared with 79 percent who said in the wake of Ginsburg’s death that the election winner should pick the next justice.

It’s not as if Barrett’s nomination is flying completely under the radar. Though 1 in 5 voters initially heard “a lot” about it, that share had doubled just a few days later following the first presidential debate.

Barrett, a law professor at the University of Notre Dame and judge on the Seventh Circuit Court of Appeals, believes life begins at conception and has noted how both pro-life and pro-abortion legal experts have criticized Roe v. Wade as a bad decision. Barrett criticized the ruling for “ignit[ing] a national controversy” through judicial fiat.

Though her judicial rulings on abortion are few, she did rule in support of two Indiana pro-life laws during her time on the Seventh Circuit. She also has made several statements about the value of babies in the womb. According to the Law and Crime blog, Barrett signed a public letter in 2015 that emphasized “the value of human life from conception to natural death.”

Judge Amy Barrett was number one on the Supreme Court wish list for most pro-life voters and she was also the first potential high court nominee to get an in-person meeting with President Donald Trump. That’s not a surprising considering the president previous said he was “saving her” for an appointment to the Supreme Court should Justice Ruth Bader Ginsburg retire or pass away.

Barrett, a mother of seven, was a former law clerk to Justice Antonin Scalia. Like Scalia, Barrett describes herself as an “originalist” judge.

When it comes to abortion cases, Barrett has been on the pro-life side. She voted in 2016 to allow a hearing on a pro-life law from the state of Indiana that requires abortion centers to offer a proper burial or cremation for babies they kill in abortions. And in 2019, she voted to allow a hearing on another Indiana pro-life law allowing parents to be notified when their teenage daughter is considering an abortion so they can help her make a better decision for her and her baby.

DA

Senate Confirms Amy Coney Barrett as Supreme Court Associate Justice

Matteo Castagna a “La Zanzara”: la sodomia e gli atti impuri sono peccati gravi, viva Cristo Re e le sue leggi e voi…convertitevi!

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di Lucia Rezzonico

Giovedì scorso, 22 Ottobre 2020 alle 18.15 circa il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna ha ricevuto un’improvvisa telefonata di Giuseppe Cruciani, il popolare conduttore de La Zanzara, trasmissione dissacrante oltre la goliardia, fatta per provocare e cercare di mettere in grande difficoltà (ovvero massacrare) coloro che vengono chiamati. Non tutti. Perché non è la prima volta che il nostro Matteo viene chiamato da La Zanzara e non è la prima volta che riesce, con la sua indiscussa capacità di ribattere a tono, a girare il tentativo di metterlo in tremenda difficoltà addosso a coloro che provano a metterlo sotto. Anche stavolta, il Sig. Gottardo non è riuscito nel suo intento, nonostante l’amico Cruciani abbia cercato in ogni modo di aiutarlo. Alla fine, l’ultima parola l’ha avuta il nostro Castagna, piacciano o meno i contenuti del suo pensiero (che coincidono con quelle del Magistero Perenne della Chiesa e del Catechismo). Temi della telefonata: le uscite di Bergoglio a gavore delle coppie onosex, la sodomia, il sesto comandamento, la fornicazione, il peccato, la morale cattolica che si scontra con i desiderata del mondo moderno.

Ecco il link alla trasmissione del 22/10/2020: https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/lazanzara#

La Francia si è rubata il Monte Bianco….patata bollente per Di Maio

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Un tornello vieta l’accesso al colle del Gigante. E non si vola più col parapendio. Il blitz dei francesi con un’ordinanza di sorvolo anche sul suolo italiano

Un tratto di matita, un tornello a quota 4800 metri come se fosse una stazione della metropolitana e la Francia di Macron si è rubata il Monte Bianco. Finisce con un “furto su base cartografica” un contenzioso internazionale che dura dal 1860 e che la prima montagna da scalare per Luigi Di Maio, ministro degli gli Esteri.

La vicenda della proprietà della cima del monte Bianco, come d’altronde tutti i contenziosi internazionali, è complessa e affonda le sue radici nella storia italiana, precisamente nei Trattati di Torino del 24 marzo 1860 e nel Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947. Entrambi definiscono il confine tra Francia e Italia nello spartiacque fluviale e che costituisce il confine naturale e idrogeologico della cima contea. Stando alla natura che ha ispirato da sempre i cartografi, il confine da sempre è passato sulla “displuviale del colle del Gigante, lasciando una consistente porzione di punta Helbronner e tuta la zona circostante al rifugio Torino ampiamente i in territorio italiano”.

E invece, mentre l’Italia si dibatteva tra sondaggi, Papeete e mojito per concludere agosto con la crisi di Governo, i francesi si sono organizzati per la “il furto del secolo”. Con un’ordinanza “estiva” i Comuni di Chamonix e di Saint-Gervais hanno vietato il sorvolo in parapendio di tutta la zona della vetta del monte Bianco, dando vita ad un atto di prepotenza ma anche di violazione del territorio he ricade sotto la sovranità italiana. Nell’800 un simile atto di ostilità avrebbe scatenato una guerra tra Italia e Francia. Per fortuna oggi esiste la diplomazia e il diritto internazionale, così l’Istituto geografico militare, ricevuta la segnalazione dell’ordinanza dalla Guardia di finanza di Entrèves (Courmayeur), ha informato della questione il ministero degli Affari Esteri, invitandolo ad attivarsi per trovare una soluzione. Ricevuta la nota della Guardia di finanza, la Procura di Aosta ha aperto un fascicolo, mentre il sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi, ha inoltrato tutta la documentazione alla Regione Valle d’Aosta chiedendo di fissare un incontro”.

La storia del furto della montagna più alta d’Italia e del vizietto francese di spostare i confini a piacimento e per interesse, è diventata un’interrogazione firmata dai senatori La Russa, Ciriani, Urso, Santanchè, Bertacco, La Pietra, Maffoni, Petrenga, Rauti, Balboni e Calandrini (atto n. 4-02083 del 5 agosto 2019, seduta 142) con la quale i firmatari chiedono di sapere “quali iniziative il Governo italiano intenda intraprendere, per tutelare l’interesse nazionale e la sovranità dello Stato italiano nella aree del massiccio del monte Bianco che appartengono al nostro territorio nazionale ma vengono arbitrariamente acquisite da atti amministrativi delle autorità francesi; quali iniziative ritenga di adottare per supportare le istituzioni territoriali direttamente coinvolte (il Comune di Courmayeur e la Regione autonoma della Valle d’Aosta) nella gestione dei problemi amministrativi ed economici relativi alle attività turistiche, sportive ed alpinistiche che si svolgono in quelle zone nevralgiche per l’accesso al massiccio e alla vetta; quali provvedimenti ritenga di adottare per giungere alla definitiva risoluzione di un contenzioso diplomatico che si trascina ormai da oltre 70 anni, durante i quali l’Italia ha sempre subito le iniziative unilaterali ed arbitrarie delle autorità francesi”.

Ma dietro una linea di confine, oltre a un contenzioso politico amministrativo con i cugini francesi c’è di più. La “nota ispettiva” inviata al ministri chiarisce bene che dietro la vetta del colle del Gigante c’è un business che fa gola. Scrivono i firmatari: ”Nel 2015 a seguito dell’apertura al pubblico del nuovo impianto funiviario italiano denominato “Skyway Monte Bianco” (che collega Courmayeur con punta Helbronner) e del notevole successo commerciale da questo ottenuto in diretta concorrenza con l’omologo impianto francese di Chamonix, su incarico del sindaco di Chamonix, alcuni operatori hanno provveduto, senza alcuna concertazione con le autorità italiane, ad istallare dei sistemi di chiusura al cancello che il gestore funiviario italiano aveva posizionato sulla terrazza del rifugio Torino per motivi di sicurezza, impedendo in questo modo il diretto accesso dal rifugio al ghiacciaio del Gigante e quindi alle cime del massiccio. Anche grazie ad un’interrogazione presentata all’epoca dal senatore Aldo Di Biagio (4-04473 della XVII Legislatura), dopo l’episodio si giunse ad un accordo tra le diplomazie dei due Paesi con il quale, nel rinviare ogni conclusione sull’esatta definizione dei confini, si stabiliva che in futuro nessuna parte avrebbe intrapreso atti unilaterali sulle porzioni di territorio interessate dal contenzioso”.

E che hanno fatto i francesi? Hanno emesso un divieto di sorvolo per gli appassionati di parapendio, come se il colle del Gigante fosse proprietà loro. Si parte dall’aria e poi si arriva alla terra. E ai soldi. La delicatissima questione da oggi è di competenza del ministro Luigi Di Maio.

DA

https://www.affaritaliani.it/roma/la-francia-si-e-rubata-il-monte-bianco-la-patata-bollente-per-di-maio-623785.html

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