La più grande minaccia per il Segretario alla Difesa USA? L’estremismo nell’esercito

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L’EDITORIALE DEL LUNEDÌ

di Leonardo Motta

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, ha
dichiarato che la massima priorità dell’amministrazione militare è …
combattere l’estremismo e le ideologie estremiste nell’esercito. Ha
anche ordinato alle unità, nei prossimi due mesi, di dedicare un
giorno alla ricerca della forma che questa minaccia assume nelle loro
strutture.
Naturalmente Lloyd J. Austin ha dichiarato guerra agli estremisti di
destra e ai “suprematisti” nell’esercito americano. A seguito
dell’ordinanza, i comandanti di tutte le strutture trascorreranno una
giornata indagando sul problema, ascoltando le opinioni del personale,
rivedendo le procedure per la segnalazione degli incidenti e
monitorando i fenomeni di disturbo.
Il portavoce del Pentagono John F. Kirby ha spiegato che questo
problema tocca una questione di leadership militare ed è per questo
che deve essere affrontato a tutti i livelli esistenti.
Secondo Kirby le attività intraprese sono volte a stimare la portata
di questo fenomeno. In una nota spedita per posta, Austin (il primo
segretario alla difesa nero nella storia degli Stati Uniti) ha
sottolineato che tutti i soldati, i comandanti e i lavoratori civili
meritano di lavorare in un ambiente “libero da discriminazioni, odio e
molestie”.
Allo stesso tempo, il Dipartimento della Difesa ha annunciato una
revisione dell’efficacia delle procedure e degli standard che vietano
ai soldati di appartenere o appoggiare gruppi e organizzazioni
estremisti, suprematisti o criminali. Questi standard sono stati
aggiornati l’ultima volta nel 2012, ma i funzionari dicono che il
problema principale risiede nel definire quale tipo di attività
estremista è regolamentata e rimane proibita.
Nel 2020, l’FBI ha informato il Pentagono che stava indagando su 143
soldati attuali o ex e 68 casi relativi ad attività estremiste. A loro
volta, i comandanti dei Marines hanno rivelato di aver affrontato
negli ultimi 3 anni 16 casi di estremismo, la maggior parte dei quali
riguardava… l’attività dei soldati su Internet. A sua volta, nel
2019, il 36 per cento dei lettori del Military Times, in genere
persone che hanno prestato servizio nell’esercito, hanno affermato in
un sondaggio che nello svolgimento dei loro compiti hanno incontrato
manifestazioni di “supremazia bianca” e “ideologie razziste”. Nel
2018, una tale risposta è stata data dal 22% degli ex soldati.
È incredibile notare come non sia una priorità per Austin la difesa
degli Stati Uniti dalle minacce esterne. Ed è altrettanto incredibile
notare come i democratici stiano già chiedendo un esame delle opinioni
e delle attività dei riservisti e dei membri della Guardia nazionale
come parte della lotta contro l’estremismo. Fino ad ora, i membri di
queste formazioni erano considerati più civili, potevano candidarsi a
cariche pubbliche e prendere parte alla politica, il che non aveva
alcun effetto sul loro servizio temporaneo.
La tradizione dei cittadini soldato, ora resa possibile dalla legge e
dalla Costituzione, sopravviverà sotto il Segretario Austin, si chiedo
in molti. Secondo molti commentatori repubblicani degli Stati Uniti
l’attuale uso dell’FBI per studiare la vita civile e l’attività sui
social media di 25mila soldati riservisti della Guardia Nazionale,
l’appello dei Democratici a simili ricerche sui social media e sulle
vite di possibili reclute sono segnali preoccupanti!

Leonardo Motta

L’intervista che Facebook censura: ecco cosa ha detto Trump in tv

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L’intervista a Donald Trump condotta dalla nuora Lara, moglie di Eric, è stata rimossa da Facebook. Prosegue la guerra dei Colossi Big Tech contro l’ex Presidente Usa. Ira dei repubblicani

di Roberto Vivadelli

L’ex Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump non solo non può avere un account su Facebook e Instagram – oltre a YouTube – ma non può nemmeno essere intervistato.

Non è un lontano mondo dispotico ma è la realtà che stiamo vivendo, dove i colossi Big Tech stanno, sempre di più, decidendo chi può prendere parola o meno, cosa è verità e cosa non lo è, in maniera del tutto arbitraria e pericolosamente ideologica, ovviamente a danno dei conservatori di tutto il mondo. Lara Trump, moglie del figlio del tycoon, Eric, ha intervistato suo suocero sulla sua pagina in un videoclip subito rimosso da Facebook. Come riporta l’agenzia Adnkronos, si tratta di un’ulteriore mossa adottata da Facebook nei confronti di Trump, dopo che a gennaio aveva chiuso il suo profilo Twitter in seguito all’assalto al Congresso da parte dei suoi sostenitori. “In linea con il blocco che abbiamo posto agli account Facebook e Instagram di Donald Trump, ulteriori contenuti pubblicati con la voce ‘Donald Trump’ verranno rimossi e comporteranno ulteriori limitazioni sull’account“, si legge in un’e-mail. Una decisione che Lara Trump ha definito “orwelliana”. “Stiamo andando verso 1984 di George Orwell, è proprio così” ha commentato sui social media. Continua a leggere

Report segreto: “Biden sarà liquidato”

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DI LUIGI BISIGNANI

A quanto pare per Joe Biden questa sarà la prima e ultima tradizionale caccia alle uova nel giardino della Casa Bianca. È la previsione contenuta nei report riservati che circolano da settimane nelle cancellerie e nei servizi segreti di mezza Europa. Tutto strictly confidential, ma sembra proprio che la fine anticipata del suo mandato sia stata decretata, confermando così che l’America non è un Paese per vecchi.

Si manderà dunque in letargo “Sleepy Joe” per accelerare la spettacolare corsa alla presidenza Usa della nuova star dei media: Kamala Harris, 57 anni, nata a Oakland da madre indo-americana immigrata da Chennai e padre di origine giamaicana. È il XXV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America che disciplina i casi in cui, a seguito di vacatio o inabilità del Presidente, subentra il suo vice. E, in effetti, nei primi cento giorni, Joe Biden ha dato più di qualche segnale di non essere più “compos sui”, con esternazioni che hanno fatto tremare il mondo. Nella storia, il passaggio di poteri al vicepresidente è avvenuto nove volte, di cui le ultime due nei casi, ben diversi in realtà, dell’assassinio di John Kennedy nel 1963 e delle dimissioni di Richard Nixon nel 1974.

Resta da capire se sarà lo stesso Biden a passare la mano volontariamente o se toccherà a Kamala, con la maggioranza dei quindici principali membri del governo americano, dichiarare la sua incapacità di assolvere ai doveri della presidenza. In entrambe le eventualità, i poteri conferiti alla Harris sarebbero pro tempore, con Biden che potrebbe riappropriarsene in qualsiasi momento. Definitivo e irrevocabile, invece, lo scenario nell’ipotesi di eventi drammatici o di dimissioni volontarie, in seguito alle quali Kamala diventerebbe, a tutti gli effetti, Presidente degli Stati Uniti e non soltanto “facente funzioni”. Gli indizi portano ad una certa disponibilità di Biden ad andare ufficialmente in pensione, accontentandosi del ruolo di “Presidente emerito”, visto che già oggi consente alla sua numero due di partecipare agli incontri più riservati nello Studio Ovale e nella “Situation room”, dove vengono discussi i casi gravi e le emergenze.

Che Kamala svolga già, de facto e negli atteggiamenti, le funzioni di Commander in Chief, si è visto con l’ultima nomina di “Inviata Speciale per l’immigrazione” per gestire la patata bollente dei “lager” al confine con il Messico. Anche nei rapporti con l’Europa, è stata lei la prima a debuttare al Parlamento Ue con un videomessaggio alla giornata internazionale della donna dell’8 marzo, mentre è di oltre quindici giorni dopo il collegamento di Biden alla teleconferenza per il Consiglio europeo del 25 marzo. E il Covid-19 sta sicuramente aiutando Biden, risparmiandogli viaggi altrimenti poco sostenibili alla sua età. Sebbene con l’Europa la frattura potrebbe essere ben più profonda dell’armonia che si vuole far credere, vista la rivalità latente tra Stati Uniti e Germania sulle telecomunicazioni e sui tracciati del gas.

Ed è così che anche la tesi dell’abdicazione di Biden verso poteri temporanei alla Harris, inizialmente considerata sconveniente da chi ha in mano il dossier, appare sempre meno peregrina. Le prime uscite del presidente Usa tradiscono la sua indole di “uomo della Guerra fredda”. D’altronde, è quello il contesto in cui è politicamente cresciuto, con una visione esclusivamente antisovietica del mondo, mentre oggi è la Cina ad essere considerata il pericolo numero uno.

Eppure, proprio dagli attacchi a Putin è voluto partire sullo scacchiere internazionale, attirandosi, nel migliore dei casi, le critiche di essere un Presidente che vive fuori dal tempo. Accuse di cui certo non poteva essere tacciato Donald Trump, ritenuto da molti sì pazzo, ma le cui battute e provocazioni rimanevano tali, quando non producevano addirittura risultati positivi. Quelle di Biden, invece, non solo rischiano di portare guai, ma vengono persino ammantate di rigore da parte della stampa rendendole ancor più pericolose.

Forse dalla politica estera ai vaccini, su Joe giganteggia l’ombra silente del predecessore, grande quanto i volti dei presidenti USA scolpiti sul monte Rushmore, in South Dakota. Probabilmente ringalluzzito dall’augurio di buona salute di Putin, questa settimana Biden ha persino detto “correrò per la rielezione del 2024”. Se gli Usa davvero vogliono mostrare al mondo un cambio di passo, conviene che esca al più presto dalle uova una nuova Presidente. God bless Kamala.

Luigi Bisignani, Il Tempo 28 marzo 2021

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Report segreto: “Biden sarà liquidato”

“Dante islamofobo”. Purghe olandesi per la Divina Commedia

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Poteva mica l’universale Dante Alighieri non scatenare universali prove di ridicolaggine zelante a 700 anni dalla morte? No, ovviamente. Non era evidentemente sufficiente il Covid per ferire la degna celebrazione della ricorrenza. Giungono in soccorso anche le milizie del politicamente corretto sparse qui e là. Così arriva dall’Olanda la notizia di un’iniziativa assunta da una casa editrice, la Blossom Books, che ha pubblicato un’edizione della Divina Commedia proprio in ossequio all’anniversario. Solo che il lavoro manca di una parte, e non è difficile indovinare di quale si tratti. Quella sulla dannazione di Maometto, che Dante descrive il ventottesimo canto dell’Inferno, attraverso una rappresentazione orripilante: il profeta dell’Islam, infatti, appare squarciato nel petto, mutilazione che ripercorreva, per contrappasso, quella inflitta in vita dai seminatori di discordia, tra i quali il Sommo Poeta l’aveva collocato. Quei versi, dunque, nella nuova traduzione olandese mancano.

L’editore ha giustificato la sua scelta con il fatto che potrebbero risultare “inutilmente dannosi”. Un’iniziativa che deturpa un capolavoro, superando qualsiasi livello di zelo. Tanto che lo scrittore Abdelkader Benali, intervistato dallo Standaard, ha definito tutto questo “uno sfortunato inchino per evitare problemi che molto probabilmente non si sarebbero verificati”. Benali è un autore non credente, ma appartenente ad una famiglia di origini marocchine (poi trapiantata in Olanda) e di solida fede musulmana. Ha aggiunto: “ho controllato alcune traduzioni in arabo della Divina Commedia. I traduttori moderni si limitano a lasciare il passaggio, spesso con note a piè di pagina che spiegano come l’immagine vada contestualizzata nel suo tempo”. Ossia il 1300.

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“Dante islamofobo”. Purghe olandesi per la Divina Commedia

In Spagna, per la festa della donna, manifesti mariani

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LE FERMATE DEGLI AUTOBUS ABBELLITE CON IL RIFERIMENTO ALLA BEATA VERGINE MARIA

Di Angelica La Rosa

Se a Natale avevano portato avanti una campagna per ricordare sulla pubblica via, che “per noi è nato un Salvatore, che è Cristo Signore”, oggi, 8 marzo 2021, l’ACDP, l’Associazione cattolica dei propagandisti spagnoli ha fatto tappezzare le città di Valladolid, Logroño, Pamplona, ​​León, Gerona, Lleida, Cuenca, Albacete, Siviglia, Santiago de Compostela, Valencia, Hospitalet, Toledo, Santander, Oviedo, Gijón, Saragozza, Vigo, Salamanca, Burgos, Bilbao, Getafe, Coslada, Alcobendas, San Sebastián de los Reyes, Fuenlabrada, Pozuelo, Villanueva de la Cañada e Móstoles di manifesti con sopra riportato il testo dell’Ave Maria.

Con questi manifesti hanno abbellito le fermate degli autobus con il riferimento alla Beata Vergine Maria perché, come ha spiegato uno dei responsabili, “non potevamo pensare a un modo migliore per ringraziare e applaudire la donna più importante della nostra vita”.

Così gli spagnoli potranno leggere: “Dios te salve María, llena eres de Gracia, el Señor es contigo. Bendita Tú eres entre todas las mujeres, y bendito es el fruto de Tu vientre, Jesús. Santa María, Madre de Dios, ruega por nosotros, pecadores, ahora y en la hora de nuestra muerte. Amén”. Dove le parole mujeres (donne) e Madre sono messe in evidenza.

“La storia e l’esperienza ci dimostrano che quando affidiamo alle sue mani le sorti del mondo, le cose vanno meglio”, hanno dichiarato i responsabili della campagna.

Si può ben dire che per il superamento dell’”ideologia di genere” anche questa modalità può risultare efficace.

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In Spagna, per la festa della donna, manifesti mariani

Sanremo come Sodoma?

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COMUNICATO STAMPA del 6/3/2021

“Non ho mai guardato Sanremo perché non mi piace, però leggo i giornali. E’ scandaloso che il servizio pubblico pagato con prelievo forzoso dalla bolletta della luce da parte dello Stato mandi in onda uno spot omosessualista, in prima serata, in cui oltre al bacio sodomita si aggiunge il dileggio della religione cattolica, addirittura nel venerdì di Quaresima! Fiorello scherza coi fanti, ma lascia stare i Santi. Se poi, questa disgustosa pagliacciata avesse lo scopo ideologico di proporre indirettamente al premier Draghi di mettere da parte le reali priorità del Paese, in favore dell’approvazione della “legge-bavaglio” dell’On. Zan, oppure avesse la finalità di aumentare, l’audience per sopperire alla carenza di vere grandi forme artistiche, saremmo di fronte alla decadenza più totale della civiltà occidentale” – dice Matteo Castagna, Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio. Il quale continua: “pare che qualcuno abbia pensato bene di strumentalizzare il teatro di Sanremo, trasformandolo in uno show di “Sodoma e Gomorra”, perché a causa del Covid non si possono tenere le sfilate nelle strade. E’ assordante il silenzio di chi dovrebbe difendere per primo la sacralità della Religione e il pubblico pudore. Con l’Avv. Andrea Sartori del foro di Verona stiamo approntando una denuncia/querela nei confronti di chiunque si sia reso responsabile, anche con proprie omissioni, della diffusione di quanto apparso, a tutela del Cattolicesimo vilipeso e della difesa dei più deboli, che sono esposti ad una comunicazione plastica, senza alcun filtro o critica”.

Matteo Castagna, Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio

Avv. Andrea Sartori, del Circolo Christus Rex-Traditio  

Giancarlo Giorgetti sui servizi segreti: “Visto? Quando dicevamo che c’era del marcio…”. Perché Conte si era tenuto la delega

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La gestione dei servizi segreti da parte di Giuseppe Conte è stato uno dei motivi che ha portato alla rovinosa caduta del governo precedente. L’ex premier, infatti, ha deciso di tenere per sé la delega ai Servizi per molto tempo, salvo affidarla al suo consigliere diplomatico Piero Benassi in un secondo momento. Una scelta arrivata troppo tardi. Le mosse di Conte in materia di intelligence non sono piaciute a Matteo Renzi di Italia Viva e anche a una parte del Pd. Ma  aspre critiche sono arrivate anche dal centrodestra. E adesso salta fuori un particolare che rende ancora più torbida la questione della delega.

Bisogna partire dal commissario all’Emergenza Domenico Arcuri e dai suoi rapporti con “l’intermediario” Mario Benotti, “uno dei tre faccendieri che hanno ricevuto 72 milioni di euro di commissione per l’acquisto delle mascherine in Cina”, come scrive Minzolini sul Giornale. Rapporti mai ben chiariti, che Arcuri avrebbe deciso di interrompere all’improvviso dopo – stando alla versione di Benotti – “essere stato informato da Palazzo Chigi che c’era un’indagine in corso probabilmente dei servizi segreti”. Una dichiarazione che ha sorpreso molti. “Se fossi in Salvini presenterei un’interrogazione per sapere chi ha informato Arcuri a Palazzo Chigi e il motivo dell’indagine dei servizi segreti. Alla fine tutto viene a galla“, ha confidato uno dei leader della maggioranza di Draghi.

Sulla questione sarebbe intervenuto, come riporta Augusto Minzolini, anche Giancarlo Giorgetti, il neoministro leghista allo Sviluppo Economico: “Quando dicevamo che sulla gestione dei servizi segreti di Conte c’era qualcosa di poco chiaro, ci prendevano per matti! Invece, a quanto pare…“. Resta da vedere quali saranno gli sviluppi della vicenda e se qualcuno si farà avanti per chiarire tutti i dubbi del caso.

 

DA

https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/26325718/giancarlo-giorgetti-servizi-segreti-dicevamo-marcio-perche-conte-tenuto-delega.html

l’Italia sta ignorando il maxi processo ‘rinascita scott’ (by Gratteri) che si celebra a Lamezia

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“LA CALABRIA E’ IN MANO ALLA MASSONERIA DEVIATA” – L’ITALIA STA IGNORANDO IL MAXI PROCESSO “RINASCITA SCOTT” (BY GRATTERI) CHE SI CELEBRA A LAMEZIA TERME CON 325 IMPUTATI DEL CLAN MANCUSO – E’ IL PIÙ GRANDE PROCESSO MAI CELEBRATO IN ITALIA ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, SECONDO SOLO A QUELLO STORICO DI PALERMO, EPPURE NON FREGA A NESSUNO, GIORNALI INCLUSI – EPPURE VIENE SCOPERCHIATO IL MONDO DI SILENZI E COMPLICITÀ IN CUI SI MESCOLANO LOGGE MASSONICHE E ‘NDRANGHETA…

 

Dietro gli scuri sbarrati e scrostati si aprivano sale e salotti per le tornate della loggia coperta Petrolo, i venerabili, i grembiuli, i riti dei compagni di spada. Il decadimento del palazzo – edificio imponente che si affaccia sulla Vibo Valentia borghese in questa Calabria profonda -, non deve ingannare. Anzi, esprime l’ apparente contraddizione della ‘ndrangheta, della sua espansione coloniale nella cosiddetta società civile quando povertà e abbandono mimetizzano ricchezza e potere.

Così le case dei boss, facciate prive d’ intonaco e dentro regge dai rubinetti d’ oro, così i tesori, arsenali e denaro, protetti sottoterra, mitragliette e soprattutto banconote sigillate in sacchetti di cellophane, infilati in fusti interrati. Mica come invece quei rotoli viola di 500 euro sbattuti in faccia al mercato del pesce dalle donne dei casalesi.

Qui la povertà è tutta simulata per celare potere assoluto, dominio e terrore. E lo dimostra anche il silenzio pneumatico o quasi che contorna il maxi processo «Rinascita Scott» che si sta celebrando nella nuova aula bunker dell’ ex area industriale di Lamezia Terme dove 325 imputati del clan Mancuso devono rispondere a 400 capi d’ accusa.

E’ il più grande processo mai celebrato in Italia alla criminalità organizzata, secondo solo a quello storico di Palermo, ma le udienze scivolano via nella distrazione pandemica. Lì conoscevamo i giudici come Pietro Grasso, Giovanni Falcone, qui, aldilà dello sforzo ciclopico del procuratore Nicola Gratteri – capace di far realizzare in cinque mesi quest’ aula di 3.300 metri quadrati, lunga 103 metri -, si parla poco. Per niente lumeggiati i suoi impavidi pubblici ministeri, impegnati in dibattimento.

Eppure raccontano di un’ Italia che ci crede e vuole, giovani toghe trentenni che arrivano da Genova, Firenze, Nola e hanno scelto Catanzaro, la trincea sporca, per misurarsi senza indugi. Quando mi infilo nell’ aula bunker – gioiello cablato con postazioni telefoniche per 600 avvocati -, un pentito mastica come un chewingum il declino dei suoi capibastone, che lo ascoltano silenti dai 25 carceri videocollegati. Racconta, ironizza ma dei 947 posti a sedere, nessuno è occupato dal pubblico. Deserto. Palermo e la Sicilia vissero la loro primavera, mentre qui in Calabria è ancora inverno profondo.

Certo, la gente non ne può più. Applaude la polizia, le jeep in corteo che tagliano Crotone consegnando i boss catturati di notte, con i ragazzi della squadra mobile in piedi da trenta ore ma sempre entusiasti. Applaude Gratteri forse perché rappresenta l’ ultima speranza rimasta, eppure ancora si affonda, si fatica. Dal capoluogo, dalla Catanzaro delle professioni, della borghesia, aldilà dell’ ardire di pochi, echeggia soprattutto silenzio.

E c’ è anche chi ringhia per questa magistratura che sfonda gli equilibri, mina convivenze e convenienze. Anche quando Gratteri fece sentire il battito cardiaco dello Stato con la ristrutturazione dell’ abbandonato convento del ‘400 da trasformare nella nuova procura. Insomma, cose mai viste, ma permane il silenzio.

Di questo pentito che parla pochi sanno il nome. A Palermo, si conoscevano i Buscetta, qui quasi nulla. Eppure i collaboratori all’ epoca furono in tutto una trentina qui 58, quasi il doppio, una svolta dopo decenni di indagini costruite con pochissimi pentiti. Adesso quasi a ogni operazione qualcuno si fa avanti, rompendo quel doppio legame, di affiliazione e di sangue, quella saldatura dei matrimoni tra primi cugini o combinati che rendeva impenetrabili i locali di ‘ndrangheta. Ma chi li conosce?

Chi conosce il collaboratore Cosimo Virgiglio, imprenditore di Rosarno, criminale di livello ma soprattutto nono grado della piramide iniziatica, cavaliere eletto, «sacrato all’ interno della chiesa – ama ricordare – di sant’ Anna del Vaticano». Da tempo lui accompagna il servizio centrale del Ros, le procure di Reggio e Catanzaro nei cunicoli del mondo di compassi e grembiulini: «Vibo Valentia è l’ epicentro della massoneria sia legale che di quella cosiddetta deviata.

Questa era formata da due filoni: i “sussurrati all’ orecchio”, persone che rivestivano delle cariche istituzionali e per questo non potevano essere inserite nelle liste segnalate alla prefettura; e i “sacrati sulla spada”, soggetti con precedenti penali di vario genere compresi ‘ndranghetisti ovvero i “rispettosi del vangelo di Giovanni”, loro si reputano infatti angeli di Dio».

Quindi dall’iniziazione ai grandi affari con grembiule e compasso consegnati al rito che si celebrava a Crotone, sotto l’ ultima colonna dorica in piedi del tempio a Hera Lacinia, di fronte al mare. Qui insisteva la «loggia Pitagora con il maglietto affidato a Sabatino Marrazzo», secondo Virgiglio, ovvero a un «esponente di vertice, contabile, della ‘ndrangheta di Belvedere Spinello», per il Ros. Proprio in quelle terre, intercettato, il boss Nicolino Grande Aracri, ovvero il capo della mafia a Crotone aveva focalizzato l’essenzialità del contesto massonico: «Lì ci sono proprio sia ad alti livelli istituzionali e sia ad alti livelli di ‘ndrangheta pure».

Marrazzo era custode del tempio coperto a Rocca di Neto, ricavato nientemeno che in un ristorante. Una scelta logistica che non deve stupire. Le logge coperte scelgono palazzi abbandonati, villaggi turistici come a Praialonga, o i retro di bar come quello nel corso Mediterraneo di Scalea appena scoperto. O, ancora, le riunioni più importanti tra venerabili si tenevano all’Orso Cattivo, ristorante con piazzola tipo eliporto alle porte di Catanzaro.

Eppure l’epicentro rimane ancora Vibo Valentia da dove eravamo partiti e dove tutto si mischia con percentuali mai viste: ogni 18 residenti maschi maggiorenni, almeno uno è massone. Qui sono attive quattro officine riconosciute (Carducci, Monteleone, Murat e Benedetto Musolino) per poi scendere nello scantinato della fratellanza sommersa con la loggia Erbert, la san Mango d’Aquino, la Petrolo e chissà quante altre ancora.

Due mondi distanti ma che a volte si interconnettono a sentire intercettazioni e pentiti. A iniziare da Virgiglio quando si indicava venerabile nella gran loggia dei Garibaldini d’ Italia, massoneria riconosciuta. Trame che svelerà proprio al processo Rinascita Scott, dibattimento che tratteggia la proiezione muratoria della ‘ndrangheta e traccia nuovi orizzonti investigativi in violazione della legge Anselmi. Chissà se anche in quelle udienze non ci sarà pubblico e la Corte rinnoverà il diniego all’ ingresso delle telecamere.

 

DA

https://m.dagospia.com/l-italia-sta-ignorando-il-maxi-processo-rinascita-scott-by-gratteri-che-si-celebra-a-lamezia-261232

Gli italiani dimenticati: la tragedia delle foibe e il racconto degli esuli

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FACCIAMO MEMORIA DELLE VITTIME DELLE FOIBE, E DELLE SOFFERENZE PROVOCATE DAI COMUNISTI DI TITO A COLORO CHE FURONO COSTRETTI A LASCIARE LE LORO TERRE D’ISTRIA, DI FIUME E DELLA DALMAZIA.

Di Matteo Orlando

«Il “giorno del Ricordo”, istituito con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004, contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi. Queste terre, con i loro abitanti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, conobbero la triste e dura sorte di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo. Quest’ultima scatenò, in quelle regioni di confine, una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole. La persecuzione, gli eccidi efferati di massa – culminati, ma non esauriti, nella cupa tragedia delle Foibe – l’esodo forzato degli italiani dell’Istria della Venezia Giulia e della Dalmazia fanno parte a pieno titolo della storia del nostro Paese e dell’Europa. Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità. Si deve soprattutto alla lotta strenua degli esuli e dei loro discendenti se oggi, sia pure con lentezza e fatica, il triste capitolo delle Foibe e dell’esodo è uscito dal cono d’ombra ed è entrato a far parte della storia nazionale, accettata e condivisa. Conquistando, doverosamente, la dignità della memoria. Esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante. Ma oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. Questi ci insegnano che l’odio la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza. Alle vittime di quella persecuzione, ai profughi, ai loro discendenti, rivolgo un pensiero commosso e partecipe. La loro angoscia e le loro sofferenze non dovranno essere mai dimenticate. Esse restano un monito perenne contro le ideologie e i regimi totalitari che, in nome della superiorità dello Stato, del partito o di un presunto e malinteso ideale, opprimono i cittadini, schiacciano le minoranze e negano i diritti fondamentali della persona. E ci rafforzano nei nostri propositi di difendere e rafforzare gli istituti della democrazia e di promuovere la pace e la collaborazione internazionale, che si fondano sul dialogo tra gli Stati e l’amicizia tra i popoli. In quelle stesse zone che furono, nella prima metà del Novecento, teatro di guerre e di fosche tragedie, oggi condividiamo, con i nostri vicini di Slovenia e Croazia, pace, amicizia e collaborazione, con il futuro in comune in Europa e nella comunità internazionale».

Così ha scritto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 9 febbraio del 2020, in occasione del Giorno del Ricordo.

Ricordo di cosa?

Il Giorno del ricordo, celebrato il 10 febbraio di ogni anno, è stato istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, e vuole conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle FOIBE, dell‘ESODO dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

Questo perché la storia dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia è italiana. Fu Giulio Cesare a fondare, dopo Trieste (Tergeste), le colonie di Pola (Pietas Julia) e Parenzo (Julia Parentium). Fu l’imperato Augusto a portare i confini dell’Istria fino al Quarnaro e a creare le Decima Regio Venetia et Histria, che si espandevano dall’Oglio all’Arsa e dalle Alpi al Po. Trieste fu collegata a Pola attraverso la via Flavia che raggiungeva poi Fiume (Tarsatica).

Gli antichi Romani lasciarono splendide testimonianze. A Trieste: il colle Capitolino e il teatro; A Pola: l’Arena; A Fiume: l’Arco; A Zara: il Foro; A Spalato: il palazzo di Diocleziano. Nel VI secolo d.C. le orde barbariche arrivarono anche nella X Regio romana. Gli istriani si rifugiarono sulle isole della costa. Sorsero Isola, Capodistria, Pirano, Rovigno, che furono collegate alla costa con ponti e istmi.

Della prima presenza slava vi è traccia nel famoso Placitum del Risano dell’804, in cui i rappresentanti delle città istriane chiedono a Carlo Magno di liberarli dalla pirateria dei paganos
slavos.

Dall’800 iniziò l’espansione veneziana e Venezia si affermò in tutta la costa adriatica: nel 1150 il
Doge assumeva il titolo di Totius Istriae inclitus dominator. Tra il 1400 e il 1600 più volte la peste si abbattè sull’Istria e sulla Dalmazia. Venezia ripopolò la regione importandovi migliaia di slavi, bosniaci, morlacchi (abitanti delle Alpi Dinariche).

Da allora e fino alla fine del XVIII secolo la storia dell’Istria si identificò con quella di Venezia. Il dominio di Venezia ebbe fine nel 1797 con il trattato di Campoformido. Napoleone usò il suo prestigio per trattare la pace con l’Austria. E così l’Austria cedette al Corso il Belgio e riconobbe le conquiste francesi in Italia, ottenendo in cambio il Veneto. L’Istria e la Dalmazia passarono nelle mani dell’Austria che regnò, salvo la parentesi francese del Regno Napoleonico d’Italia, fino al 1918.

La vittoria della I Guerra mondiale, cui parteciparono da volontari migliaia di istriani e dalmati, e tra questi Nazario Sauro e Francesco Rismondo, portò a far parte del Regno d’Italia non solo Trento e Trieste, ma tutta la Venezia Giulia e dunque l’Istria con Pola, la città di Zara in Dalmazia, le isole di Cherso e Lussino, Lagosta e Pelagosa. Fiume fu annessa nel 1924.

Con l’accordo del 10 febbraio 1947, imposto al termine della seconda guerra mondiale dalle potenze vincitrici, furono strappate l’Istria, Fiume e Zara e le isole della Dalmazia, all’Italia, consegnandole alla Jugoslavia di Tito che, intanto, si era preparato il terreno, già dal 1943, con le FOIBE.

Con le foibe si voleva eliminare l’etnia italiana nell’ambito dell’esodo istriano e ci si voleva vendicare contro gli oppositori politici (fascisti e non) del regime comunista guidato dal maresciallo generale Josip Broz Tito.

Alla fine i morti sono stati tra 15 e 20 mila, comprese le vittime recuperate e quelle stimate, più i morti nei campi di concentramento jugoslavi.

Il nome “foiba” deriva da un termine dialettale utilizzato nell’area giuliana, che deriva a sua volta dal latino fŏvea e vuol dire FOSSA, CAVA. Con l’espressione infoibare si intendono gli eccidi ai danni della popolazione italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, accaduti durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra. In questi grandi inghiottitoi carsici furono
gettati molti italiani. In molti morirono prima di essere gettati nelle foibe: o nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi

Chi furono gli infoibati? Erano uomini, donne e bambini che sparivano dalle loro case, dai loro affetti, senza distinzioni politiche, razziali ed economiche. Furono presi fascisti ed anti fascisti, cattolici (anche preti) ed ebrei, industriali, ma anche agricoltori, pescatori, dipendenti privati e servitori dello Stato come i Vigili del Fuoco, Carabinieri, Poliziotti e Finanzieri, dipendenti dei vari settori dell’amministrazione.

Più di 3 mila persone scomparvero nei gulag (campi di concentramento) di Tito. Goli otok, chiamata isola Calva, è una piccola isola rocciosa battuta dalla bora e quasi priva di vegetazione. È tristemente famosa per essere stata, nel secondo dopoguerra, sede di un campo di concentramento della Jugoslavia, destinato a ospitare gli oppositori al regime di Tito. Il campo ospitò detenuti politici anticomunisti, comunisti stalinisti e criminali comuni. Il totale dei detenuti politici sull’isola Calva può essere stimato in circa 16 mila, dei quali più di 400 trovarono la morte per torture o sfinimento. Gli italiani imprigionati a Goli Otok furono almeno 300. Tra di essi Sergio Bormè sopravvissuto alle torture del campo.

Per sfuggire agli infoibamenti del ’43 e del 45 in tanti tentarono la fuga, soprattutto via mare, per raggiungere la penisola. Così tra i 250 e i 350 mila italiani andarono via da quelle terre. Con l’accordo del 10 febbraio 1947, imposto al termine della seconda guerra mondiale dalle potenze vincitrici, all’Italia furono strappate l’Istria, Fiume e Zara e le isole della Dalmazia e furono consegnate alla nascente Jugoslavia, guidata dal dittatore comunista Tito. Per gli italiani scappati da quei territori e rientrati nella penisola oltre al danno ci fu anche la beffa. Avevano perso tutto ma, in varie città d’Italia, furono accolti malissimo. E, ancora oggi, nel 2021, attendono gli indennizzi per l’esodo subito!

In Italia, per molti anni, non si è potuto parlare di Foibe ed Esodo, perché? Quando Tito attuò lo strappo con l’URSS i governi occidentali lo considerarono un interlocutore che avrebbe fatto della Jugoslavia uno stato cuscinetto tra i due blocchi, orientale e occidentale. Fu ritenuto “politicamente corretto” non inasprire i rapporti con lui, rivangando la questione italiana. Inoltre, l’opinione pubblica italiana guardava con sospetto l’arrivo dei profughi, in un Paese distrutto e povero ed anche il Partito Comunista Italiano non volle parlare di quei fatti. Diventò facile dimenticare quella tragedia e rimuoverla anche dai libri di storia.

Relativamente alle foibe vogliamo ricordare la vicenda di Norma Cossetto la cui storia è paradigmatica, come per la Shoah lo è stata quella di Anna Frank.

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https://www.informazionecattolica.it/2021/02/10/gli-italiani-dimenticati-la-tragedia-delle-foibe-e-il-racconto-degli-esuli/

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“Oggi si celebra la 43/a Giornata della vita. Sostenere la vita nascente è un onore e i nostri volontari nei centri di aiuto alla vita hanno salvato decine di migliaia di persone. Solo Paola Bonzi, nel suo Cav di Milano ha salvato oltre 27 mila bambini dall’aborto. Difendere e sostenere la vita non è prerogativa dei cattolici, ma di tutti gli uomini di buona volontà. Ronald Reagan amava dire: ‘Mi risulta che tutti i favorevoli all’aborto siano già nati’. E allora, viva la vita sempre e la politica lasci da parte le polemiche vetero-femministe e si schieri unanime dalla parte della vita sostenendo e aiutando concretamente le mamme che hanno gravidanze difficili o a rischio.” Lo scrive il senatore della Lega, Simone Pillon.

Giornata della vita: “Sostenere la donna nel suo ruolo di madre”

“A 43 anni dall’approvazione della L. 194, sono 6 milioni i bambini cui si è impedito di nascere, un numero pari all’incirca alla popolazione attualmente residente nel Lazio. Al di là delle diverse valutazioni sulla legge, l’Aborto resta sempre e comunque un dramma, che vorremmo nessuna donna si trovasse costretta a subire a causa di difficoltà economiche o sociali – spiega Olimpia Tarzia, responsabile Dipartimento bioetica e diritti umani di Forza Italia.-. Sostenere la donna, la madre, nel suo ruolo di accogliere e accompagnare la vita è importante non solo per la donna, ma anche per la società che altrimenti sarebbe più povera di speranza e di futuro. Sostenerla nella sua insostituibile capacità di essere la prima alleata della vita, restituendole la piena libertà di accoglierla. Ma la libertà si fonda sulla verità: essere liberi significa avere davanti tante diverse opzioni e possibilità per poter consapevolmente scegliere e non, come purtroppo avviene, vedersi proporre come unica opzione la strada dell’Aborto”.

 

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Giornata della vita: “Difendere la vita non è prerogativa dei cattolici ma di tutti gli uomini di buona volontà”

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