Libertà di stampa, l’Italia crolla: ora è addirittura al 77° posto

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Nella classifica stilata da Reporter senza frontiere perdiamo 4 posizioni. Fra le cause i giornalisti intimiditi o minacciati di morte. Meglio di noi anche Burkina Faso e Botswana

Brutte notizie per l’Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paeseperde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.

GIORNALISTI NEL MIRINO

Fra i motivi che – secondo l’organizzazione con base in Francia – pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

DIETRO BENIN E BURKINA FASO

Per farsi un’idea dell’allarmante situazione italiana basta dare un’occhiata alla classifica: ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana.

L’AFRICA SORPASSA L’AMERICA

La libertà di stampa è peggiorata quasi ovunque nel 2015. Ma per la prima volta, da quando Rsf ha cominciato nel 2002 a elaborare la sua classifica, l’Africa mostra una situazione migliore che l’America, piagata dalla «violenza crescente contro i giornalisti in Latinoamerica», mentre l’Asia continua a essere il continente peggio valutato. L’Europa rimane l’area in cui i media sono più liberi, anche se Rsf nota un indebolimento del suo modello.

FINLANDIA IN TESTA

Dei 180 Paesi valutati, la Finlandia continua ad essere quello in cui le condizioni di lavoro per i giornalisti sono migliori (è in cima alla classifica accade dal 2010; seguita da l’Olanda, che guadagna due posti, e la Norvegia, che ha perso la seconda posizione. Russia, Turchia ed Egitto sono rispettivamente al 148°, 151° e al 159° posto. Fanalini di coda Turkmenistan (178°), la Corea del Nord (179°) e l’Eritrea (180°). I balzi più grandi in classifica sono stati quelli di Tunisia (dal 126° al 96°) e Ucraina (dal 129° al 107°).

 

DA

https://www.lastampa.it/esteri/2016/04/20/news/liberta-di-stampa-l-italia-crolla-ora-e-al-77-posto-1.35015159

I migranti partono dalla Libia con in tasca il numero degli avvocati italiani da contattare

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Emblematico un episodio venuto a galla a cavallo del giorno di Pasqua: un avvocato ha depositato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo mentre i richiedenti erano ancora a bordo di un gommone in avaria

Già prima di toccare terra e quando il loro barcone ancora era in balia del Mediterraneo, due migranti sono riusciti a contattare un legale per far partire un ricorso presso la Corte europea dei diritti umani.

E quando ancora la loro situazione legata al salvataggio non era risolta, negli uffici della Corte i fascicoli riguardanti il caso erano già stati depositati.

Un episodio che ha dimostrato come, già prima della partenza dei barconi dalla Libia, alcuni migranti abbiano in tasca i numeri dei legati di riferimento. A rendere nota questa situazione è stato un articolo su LaVerità, in cui è stato citato il caso di due giovani a bordo di una piccola imbarcazione rimasta, nei giorni a cavallo della Pasqua, in avaria nel Mediterraneo centrale.

In particolare, i documenti depositati a Strasburgo contengono i nomi di coloro che hanno effettuato il ricorso: si tratta di A. W. M., 28 anni di nazionalità sudanese, e N. D., 21 anni di nazionalità ivoriana. Sono stati loro due a chiamare il proprio avvocato poco dopo la loro partenza dal porto di Al Khoms, cittadina ad est di Tripoli.

Telefonate registrate e, ha fatto sapere il loro legale, già depositate al vaglio dei giudici di Strasburgo. L’avvocato in questione si chiama, come rivelato ancora su LaVerità, Lucia Gennari. Quest’ultima fa parte dello studio legale Antartide ed è la referente per il Lazio dell’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

È a lei dunque che i due migranti si sono rivolti, spiegando la loro situazione e quella del barcone in cui erano a bordo: “I richiedenti – si legge nel documento depositato a Strasburgo – sono al momento a bordo di un gommone bianco e grigio che ha lasciato la Libia da Al Khoms durante la notte tra l’8 ed il 9 aprile 2020”.

Secondo le testimonianze dei due migranti, a bordo vi erano almeno 47 passeggeri. Il 10 aprile è stato lanciato il primo Sos raccolto dal network Alarm Phone, che su Twitter ha allertato le autorità maltesi ed italiane circa la posizione dell’unità navale. Il giorno successivo, sono state diramate altre informazioni, tra cui quelle più allarmanti riguardanti il malore di alcuni migranti a bordo e l’avaria che ha costretto il gommone a rimanere in balia delle onde.

Tutti i vari passaggi sono stati descritti dai migranti che hanno contattato l’avvocato Gennari e le loro testimonianze sono quindi state inglobate nei documenti depositati assieme al ricorso. Si è fatto riferimento, tra le altre cose, al messaggio delle autorità maltesi delle 22:24 del sabato di Pasqua: “Tutte le navi devono controllare e assistere, se necessario – si legge – Malta non è nella posizione di procurare un porto sicuro”.

Secondo chi ha promosso il ricorso, questa risposta da parte di La Valletta avrebbe potenzialmente scoraggiato azioni di salvataggio. Da qui, in considerazione anche del fatto che in quel momento il gommone era in acque Sar maltesi, la richiesta di un procedimento contro Malta. Un primo documento a Strasburgo è stato inviato proprio in quel frangente, in cui viene richiesto l’arrivo in zona di un vascello che offra “immediatamente un porto sicuro” ai migranti.

Un secondo documento è stato invece inviato nel giorno di Pasquetta: in esso, oltre che l’aggiornamento della situazione, è contenuto anche l’elenco delle presunte violazioni dei diritti umani da parte delle autorità maltesi, ma anche di quelle italiane.

I migranti in questione verranno poi salvati da un peschereccio che passava in quella parte del Mediterraneo, riportando tutti gli occupanti del gommone in Libia. Compresi dunque anche i due che hanno contattato il legale direttamente dall’imbarcazione. Adesso in pendenza c’è il ricorso per i mancati soccorsi e per altre presunte violazioni.

Il dito è puntato contro le autorità maltesi, per via della presenza del gommone all’interno delle acque di proprie competenza e, proprio per questo motivo, il ricorso non è stato presentato anche nei confronti dell’Italia. L’episodio ha quindi dimostrato come, già prima della partenza dalle coste libiche, i migranti sono nelle condizioni di conoscere propri professionisti e legali di riferimento. Una circostanza spesso sospettata in passato, ma mai ufficialmente venuta a galla.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-migranti-partono-libia-tasca-numero-degli-avvocati-1856621.html

L’Anpi torna alle origini: resistenza sì, ma da casa. “Il 25 aprile cantate Bella Ciao alla finestra”

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Roma, 14 apr – “Il 25 aprile #bellaciaoinognicasa alle ore 15”. Eccolo, il flashmob della “liberazione” che tutti gli italiani attendevano – lo attendevano così tanto che dalle terrazze, da un mese a questa parte, pur di non cantare la sgradevole canzoncina partigiana gli italiani hanno estratto dalla naftalina la Macarena.No, dico, qualcuno di voi l’ha sentita intonare da vicini e dirimpettai negli ultimi 40 giorni, affacciandosi al terrazzo intorno alle 18? Ecco, questo dà l’esatta misura di quanto gli italiani siano affezionati a Bella Ciao. In una scala di gradimento, azzarderemmo che potrebbe collocarsi subito dopo al coronavirus stesso.

Il suddetto flashmob, lanciato dalla presidenza e dalla segreteria nazionale dell’Anpi nel 75° anno della “liberazione”,  è corredato di un appello in cui si richiede l’adesione alle associazioni, ai sindacati, ai partiti, ai movimenti “che si riconoscono nei valori della Resistenza, della democrazia e della Costituzione”. L’orario è simbolico: ogni anno, infatti, a Milano proprio alle 15 parte il grande corteo nazionale, che quest’anno non si terrà. Una cosa è sicura: da quest’anno i “partigiani” ritornano ai fasti di un tempo, quando cioè la “resistenza” la passavano imboscati. Fienili, grotte e pollai hanno lasciato il posto a loft e attici…ma sempre di imbosco si tratta.

“L’Italia ha bisogno, oggi più che mai, di speranza, di unità, di radici che sappiano offrire la forza e la tenacia per poter scorgere un orizzonte di liberazione – si legge nel testo dell’appello – Il 25 aprile arriva con una preziosa puntualità. Arrivano le partigiane e i partigiani, il valore altissimo della loro memoria. L’Anpi chiama il Paese intero a celebrarlo come una risorsa di rinascita. Di sana e robusta rinascita. Quest’anno non potremo scendere in piazza ma non ci fermeremo. Il 25 aprile alle ore 15, l’ora in cui ogni anno parte a Milano il grande corteo nazionale, invitiamo tutti caldamente ad esporre dalle finestre, dai balconi il tricolore e ad intonare Bella ciao. In un momento intenso saremo insieme, con la Liberazione nel cuore. Con la sua bella e unitaria energia“. Vedremo quanti italiani saranno interessati a partecipare. Nel caso, basta aprire le finestre e suonare a palla l’Inno di Mameli.

Cristina Gauri

da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/anpi-origini-resistenza-25-aprile-bella-ciao-153089/

È ufficiale: il 25 aprile l’Anpi canta “Bella Ciao”. I nuovi partigiani passano dalle montagne ai balconi

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L’annuncio tanto atteso è arrivato: l’Anpi ha ufficializzato che il 25 aprile sarà festeggiato dai balconi, cantando Bella Ciao. Finalmente gli italiani possono dormire sereni, sapendo che anche quest’anno “i cuori partigiani e antifascisti”, come li ha definiti la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo, si ritroveranno ugualmente uniti. Loro. Perché tutti gli altri – quelli che non si sentono né partigiani fuori tempo massimo, né antifascisti su Marte – come sempre se ne infischieranno delle sceneggiate dell’Anpi.

La nuova resistenza secondo l’Anpi

E se gli altri anni abbiamo dovuto assistere alle violenze dei centri sociali contro la comunità ebraica, quest’anno ci dobbiamo sorbire paragoni dall’intrepido sprezzo del ridicolo. “I partigiani lottarono per rinascere così come noi stiamo facendo oggi. E ci salveremo tutti insieme se sapremo stare tutti insieme”, ha dichiarato ancora la Nespolo in un’intervista a Repubblica. Insomma, dalle montagne ai balconi il passo è breve. D’altra parte, se qualcuno nato decenni dopo la guerra ha cuore di definirsi partigiano nel 2020, è facile che a emergenza finita possa andare in giro a raccontare di essere stato in prima linea perché ha esposto un fazzoletto rosso al balcone. Basta che poi l’Anpi non pretenda ulteriori soldi pubblici per aver fatto anche questa “resistenza”, che qua, oggi, chi resiste davvero invece viene mandato in pasto alle banche.

L’ironia di CasaPound: “Bellissimo, lo facciano tutti gli anni”

Intanto l’Anpi un risultato l’ha già ottenuto: l’applauso (ironico) di CasaPound. “Bellissimo il 25 aprile virtuale, dovrebbero farlo tutti gli anni. Si vedono su zoom, Gad Lerner, Saviano, e festeggiano”, ha suggerito il leader di CasaPound,  Simone Di Stefano. “È una festa di una parte degli italiani che non è la nostra, ovviamente. Giusto che abbiano il diritto di festeggiarlo, ma – ha sottolineato Di Stefano – di certo non è una ricorrenza che accomuna tutto il Paese. Noi da tempo chiediamo di avere una festa nazionale come il 4 novembre, anniversario della vittoria della Prima guerra mondiale, che ci unisce tutti e può far ritrovare un po’ di spirito nazionale”. “Dovremmo fare un passo in avanti e capire che l’Italia non è quella di 80 anni fa. Non festeggeremo, non canteremo e ci auguriamo – ha concluso Di Stefano – che il 25 aprile diventi una iniziativa virtuale per i prossimi anni”.

DA

È ufficiale: il 25 aprile l’Anpi canta “Bella Ciao”. I nuovi partigiani passano dalle montagne ai balconi

Conte si prepara a svendere l’Italia e il popolo col Mes

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Suonate la sveglia, che è pronta la svendita dell’Italia agli strozzini, con il popolo chiuso in casa. Tra lunedì e martedì il crimine sarà compiuto e ci troveremo nella condizione del disperato di fronte all’usuraio: in ginocchio.

E’ intollerabile quello che sta per avvenire e ormai pare praticamente certo: Gualtieri sta partendo alla volta dell’Eurogruppo dove martedi 7 aprile chinerà il capo su mandato del presidente Conte.

Firmano il Mes, svendono Italia e popolo

Questa operazione sciagurata avviene durante la tempesta che si è abbattuta sull’Italia. Il popolo è stravolto dal coronavirus e non può nemmeno scendere a protestare in piazza. La scena è da regime perfetto e Giuseppe Conte può mandare – lui si – un bacione ad Angela Merkel per dirle “missione compiuta”.

Negheranno di aver fatto ricorso al Mes. Poi diranno di averlo fatto senza condizionalita’, come si chiama l’odiosa procedura chiamata SalvaStati e che è invece AmmazzaPopoli.

Scopriremo poi, invece, quanto ci costerà quello che ci avranno dato. Sarà un prestito che onoreremo cedendo alla Trojka – Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale – la sovranità sulle scelte italiane di politica economica.

E siccome comanda Frau Merkel, ci trasformeremo nella Repubblica federale italiana di Germania.

Conte approfitta del popolo chiuso in casa

Del resto è bloccato anche il Parlamento. E Conte sta approfittando della responsabilità nazionale che sta muovendo le iniziative  dell’opposizione, per ordire invece la trama contro il popolo italiano. Un governo degno di questo nome dovrebbe invece dire all’Eurogruppo di fermarsi con il Mes, che non avrebbe mai il consenso del  nostro Parlamento.

Invece, se ne fregano degli italiani. Se ne fregano del Parlamento e delle procedure. Decidono da soli, l’unico mandato che interessa questi signori al potere è quello di chi comanda in Europa. E poi criticano Orban…

Ma così facendo distruggono ogni speranza di ripresa delle nostre imprese, delle famiglie italiane, di ogni nostro connazionale. Perché saremo soggiogati alle decisioni altrui, saremo schiavi in casa nostra.

C’è bisogno di un moto di ribellione civile, con una modalità da usare freneticamente: la rete, con i suoi social. Diffondiamo questo articolo, i video di cui disponiamo, facciamo di tutto dai nostri strumenti internet per coinvolgere milioni di italiani. Non possono approfittare della paura di una malattia per sparare il colpo alla nuca contro la Nazione.

Sarebbe un tradimento intollerabile nei confronti del popolo italiano. Addirittura confessato in televisione dal premier Conte quando ha finto di non ricordare le parole di Angela Merkel nel loro ultimo colloquio. Cialtronate del genere non possono passare impunite.

Ci aspettiamo una levata di scudi anche dalla stampa libera, almeno quella che ancora resiste e manifesta orgoglio nazionale e voglia di sovranità.
Che poi altro non è se non la battaglia per rimanere liberi di decidere in casa nostra. E se facciamo ancora parte di una comunità – quella europea – non ci stiamo a farci prendere per il collo da chi vuole maneggiare soldi nostri.

E’ il momento in cui si devono far sentire i Patrioti, guai a tacere davanti alla trama esplicita contro l’Italia. Le mani sul nostro patrimonio non ce le deve mettere nessuno. Tantomeno con la nostra sottomissione di governo.

Da

Banditi, svendono l’Italia dopo aver recluso il popolo nelle case

La Turchia entra a far parte dei primi cinque maggiori importatori di armi russe

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In base ai dati dello scorso anno, la Turchia è entrata per la prima volta tra i cinque maggiori importatori di armi russe, ha affermato Dmitry Shugaev, direttore dell’agenzia federale per la cooperazione tecnico-militare della Federazione Russa.

“Per la prima volta, la Turchia è entrata tra i primi cinque maggiori importatori di armi lo scorso anno. Complessivamente nel 2019 sono stati firmati contratti per 17 miliardi di dollari”, ha affermato Shugaev.

I maggiori importatori di armi russe, oltre alla Turchia, sono attualmente India, Cina ed Egitto. L’altro Paese tra i primi cinque importatori di armi russe non è stato reso noto.

Accordo tra Russia e Turchia su S-400

Mosca e Ankara hanno firmato un accordo da $ 2,5 miliardi per la consegna di quattro batterie S-400 nel dicembre 2017. La consegna di tutti i componenti dei sistemi S-400 in Turchia è stata completata nel 2019.

Washington e Ankara sono in disaccordo sull’acquisto da parte di quest’ultima dei sistemi di difesa missilistica. Gli Stati Uniti sostengono che gli S-400 rappresentino una minaccia per i loro caccia F-35.

La Turchia insiste sul fatto che installerà gli S-400 in aree non frequentate dai caccia statunitensi sottolineando che non ha ancora messo in funzione il sistema.

Da

https://it.sputniknews.com/difesa/202003168865811-la-turchia-entra-a-far-parte-dei-primi-cinque-maggiori-importatori-di-armi-russe/

19 Marzo, S. Giuseppe: Christus Rex per una Nova Civilitas preghiera su YouTube ore 21

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di Lucia Rezzonico

Il Circolo Cattolico  Christus Rex Traditio, in collaborazione con Nova Civilitas, stasera giovedì 19 marzo 2020 alle ore 21.00, reciterà la preghiera a San Giuseppe composta da Sua Santità Papa Leone XIII e, a seguire, reciterà la Via Crucis di San Leonardo da Porto Maurizio in diretta sul canale youtube: https://www.youtube.com/channel/UCWm68lEYevHFQfye39iq_DQ  
Il Presidente di Nova Civilitas Avv. Gianfranco Amato reciterà la Supplica a San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, composta da S.S. Leone XIII e allegata alla Sua Enciclica “Quamquam pluries” affinché “allontani da noi, padre di amore immenso, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo” e con essi la tremenda pandemia che oggi ci affligge.
 
Il Responsabile di Christus Rex-Traditio, Matteo Castagna proseguirà recitando, visto il periodo quaresimale, la Via Crucis di San Leonardo da Porto Maurizio (+ 1751), frate minore, instancabile missionario; egli eresse personalmente oltre 572 Via Crucis, delle quali è rimasta famosa quella eretta nel Colosseo, su richiesta di Benedetto XIV, il 27 dicembre 1750, a ricordo di quell’Anno Santo. San Leonardo, frate minore riformato francescano, è stato proclamato santo da Papa Pio IX nel 1867.

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L’allarme degli studiosi: “Il virus sta in aria 30 minuti e copre distanze di 4,5 metri”

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Secondo uno studio di un gruppo di epidemiologi cinesi il coronavirus sarebbe in grado di restare nell’aria per almeno 30 minuti e coprire una distanza di circa 4,5 metri. I dubbi degli esperti: lo studio viene ritirato

Una delle misure di sicurezza raccomandate dalle autorità sanitarie per ridurre il rischio di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus, è quella che prevede di mantenere una distanza di sicurezza di uno o due metri dalle altre persone.

Uno studio di un gruppo di epidemiologi cinesi, pubblicato dalla rivista scientifica Pratical Preventive Medicine e poi ritirato, rischiava di rimettere tutto in discussione.

Secondo gli autori della ricerca, smentiti quasi all’unanimità dagli altri esperti, il Covid-19 sarebbe stato in grado di restare nell’aria per almeno 30 minuti e coprire una distanza di circa 4,5 metri, cioè molto più delle distanze di sicurezza fin qui consigliate.

Il coronavirus, come è emerso nelle scorse settimane da altri studi, può rimanere per giorni sulle superfici, aumentando il rischio di contrarlo per chi le tocca. La permanenza sulle superfici è soggetta a fattori variabili, tra cui il tipo di superficie e la temperatura. Ad esempio, a 37 gradi centigradi il virus potrebbe resistere fino a due o tre giorni su vetro, metallo, plastica, carta e tessuti. Come se non bastasse, il Covid-19 sopravviverebbe fino a cinque giorni nelle feci o nei liquidi corporei.

Si può confermare – scrivevano gli studiosi – che in un ambiente chiuso con aria condizionata, la distanza di trasmissione del nuovo coronavirus eccederà la comunemente riconosciuta distanza sicura“. La situazione presa in considerazione, citata anche dal South China Morning Post, è quella di un autobus per dimostrare la permanenza del virus sul mezzo pubblico anche dopo la discesa della persona contagiata.

L’esempio dell’autobus e l’importanza delle mascherine

Un passeggero che già avvertiva i sintomi della malattia, identificato come “A”, è salito su un autobus a lunga percorrenza di 48 posti al completo, sedendosi in penultima fila, senza mascherina per coprire il volto. In base alle immagini delle telecamere a circuito chiuso, l’uomo non ha avuto interazioni con altri passeggeri durante tutto il viaggio, durato quattro ore.

In questo lasso di tempo il Covid-19 è riuscito a posarsi su altri sette passeggeri prima che il soggetto A scendesse dal mezzo, tra cui alcuni che sedevano sei file più avanti del paziente zero in questione, collocati, tra l’altro, a una distanza stimata di circa 4,5 metri.

Dopo mezz’ora dalla fine della corsa un altro gruppo di persone è salito sull’autobus. Uno di loro che non indossava la mascherina è rimasto contagiato, probabilmente per le particelle inalate dal gruppo di passeggeri seduti in precedenza. Il solito paziente preso in considerazione è poi salito su un altro minibus contagiando, in un’ora, altre due persone, una delle quali distante 4,5 metri.

Lo studio ha dimostrato come nessuna delle persone che indossavano una mascherina per coprire il volto durante il viaggio con il paziente zero abbia contratto il coronavirus. Certo, rimangono ancora interrogativi aperti sullo studio, tra cui il fatto che la persona seduta al fianco di A non ha contratto il Covid-19 pur avendo l’esposizione più alta delle altre.

Eppure la conclusione dei ricercatori è quella di indossare le mascherine quando si prendono i mezzi pubblici, comprese metropolitane e aerei, ridurre al minimo il contatto tra le mani e le aree pubbliche ed evitare di toccare la faccia prima di averle pulite.

Il parere degli esperti

Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sostiene che i dati presi in considerazione dalla ricerca siano troppo deboli: “Non conosco la ricerca ma il dato è molto debole. Lo studio si basa sull’osservazione di passeggeri attraverso la telecamera a circuito chiuso. Chi ci dice che i passeggeri non fossero già precedentemente malati?”.

Tutto ciò che sappiamo – ha concluso Burioni – è che il virus si trasmette attraverso le goccioline emesse da tosse e starnuti di persone positive. Non ci sono reali prove che il virus resti sospeso in aria. Uno studio recente su Jama ha studiato l’entità della contaminazione da coronavirus quando si è in presenza di un paziente infetto con sintomi importanti: i campioni dell’aria erano risultati negativi nonostante l’entità della contaminazione su alcune superfici. E Jama è una rivista seria”.

Per il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, “in un contesto chiuso come un autobus potrebbe accadere qualcosa del genere”.

Ma dobbiamo ricordarci – ha aggiunto Pregliasco – che più ci si allontana dal soggetto infetto, meno sono le probabilità di contagio perché la curva delle famose goccioline cala. Inoltre possiamo supporre, al di là che è uno studio osservazionale, che il “passeggero A” sia stato un superdiffusore, con alta carica virale e le persone che ha contagiato probabilmente erano particolarmente suscettibili, sempre che il contagio sia avvenuto davvero sull’autobus. Insomma, una serie di circostanze particolari, non così facilmente ripetibili, ma che devono fare riflettere sull’importanza del lavaggio delle mani”.

 

Segnalazione di Giacomo Bergamaschi

da

https://m.ilgiornale.it/news/mondo/lallarme-degli-studiosi-virus-sta-aria-30-minuti-e-copre-1838206.html

Nessuna emergenza antisemitismo. I servizi segreti smentiscono le fake news di Repubblica

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Roma, 3 mar – I lettori di Repubblica ma anche del Fatto Quotidiano vivono in una realtà parallela. In questo mondo a loro uso e consumo il pericolo più serio per la sicurezza nazionale è il neonazismo. Così le due testate hanno interpretato la relazione annuale dei servizi segreti “sulla politica dell’informazione per la sicurezza” inviata al Parlamento. Questo il titolo di Repubblica: “L’allarme dei Servizi segreti: “Il rischio dei neonazi e la tenuta democratica minacciata dalla propaganda istigatoria”. Questa cosa qui ha un nome chiaro e preciso: disinformazione. Nella relazione del Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) diretto da Gennaro Vecchione non si parla mai di neonazismo come minaccia per la “tenuta democratica” dell’Italia. Tra l’altro, nelle oltre 100 pagine di relazione  – che potete consultare a questo indirizzo – la parte relativa alla destra radicale è assolutamente minoritaria e relegata in fondo al documento. Eppure, così come accaduto con la relazione dello scorso anno, ai media mainstream sembra interessare (quasi) solo quella.

Un po’ di numeri

Ma procediamo con ordine. Cosa c’è scritto veramente nella relazione dei servizi segreti pubblicata il 2 marzo 2020? Partiamo con un po’ di percentuali su quelle che sono le reali minacce. Di tutte le informative/analisi che l’Aise(sicurezza esterna) ha inviato a enti istituzionali e forze di polizia nel 2019, solo il 3% fanno riferimento all’eversione (anarchici, estrema sinistra, estrema destra tutti insieme). Mentre per capirci, il 37% fanno riferimento al pericolo del terrorismo internazionale. Molto più minacciosa dell’eversione è anche l’immigrazione clandestina, con l’8% delle informative. Passando al fronte interno, ovvero alle informative realizzate dall’Aisi, la questione cambia ma non troppo. Qui il terrorismo internazionale arriva addirittura ad occupare il 53% del totale, mentre l’eversione è al 12 per cento, quasi stessa cifra delle minacce relative alla sicurezza economico-finanziaria al 10%.

Criminalità organizzata e Mafia nigeriana

La prima metà della relazione è praticamente dedicata quasi esclusivamente all’analisi degli scenari geopolitici internazionali. La prima minaccia analizzata è “all’economia e al sistema paese”, dove si spiega l’importanza di tutelare gli asset strategici, il nostro sistema finanziario, la necessità della Golden Power etc. Ampio spazio dedicato anche alla criminalità organizzata, con riferimento alle “tradizionali” Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, clan baresi e foggiani. Tra le mafie straniere parecchia attenzione incentrata sulla mafia nigeriana, a cui vengono dedicati anche alcuni approfondimenti. Questo un passaggio della relazione dei nostri 007: “L’attenzione dell’intelligence è rimasta elevata pure per ciò che concerne i sodalizi nigeriani cd. cultisti, che, seppure duramente colpiti sul piano investigativo e giudiziario, hanno continuato ad evidenziare un sostenuto attivismo specie nel narcotraffico e nello sfruttamento della prostituzione”.

Terrorismo e immigrazione

Dopo la rassegna sulle mafie seguono nella relazione del Dis ben 13 pagine dedicate al “Terrorismo jihadista”, in cui si spiega l’evoluzione della fazioni islamiste, la concorrenza tra Al Qaida e l’Isis. Le difficoltà dello Stato Islamico dopo la morte di Al Bagdadi etc. Cosa arriva dopo il pericolo del terrorismo islamico? Forse i fascisti? No. Ci sono quasi dieci pagine dedicate all’immigrazione clandestina, alle reti dei trafficanti, all’evoluzione degli arrivi con un focus sui cosiddetti “sbarchi autonomi” sempre più in aumento.

Anarco-insurrezionalisti ed estrema sinistra

E così solo a pagina 95 su 103 pagine di relazione (escludendo l’appendice relativa alla “minaccia cyber”) ecco che finalmente arriva il capitolo relativo all’”eversione”. Se Repubblica e Fatto ci hanno titolato, come minimo il “nazifascismo” sarà la minaccia più concreta, si potrebbe pensare. E invece no. Come al solito si apre con alcune pagine relative alla minaccia anarco-insurrezionalista, la più concreta tra quelle relative all’eversione. Si parla delle faide tra diverse fazioni che porta alla promozione di iniziative a sempre maggiore impatto, si fa riferimento a fatti concreti come il sabotaggio allo snodo ferroviariodell’Alta velocità a Rovezzano dello scorso 22 luglio e a quello nei pressi della stazione Tiburtina del 6 novembre. Si fa riferimento ad altre azioni e ai continui scambi con gli anarchici stranieri in tutta Europa.

Dopo gli anarchici ancora estrema sinistra, con i gruppi marxisti-leninisti e le loro manifestazioni in sostegno della brigatista Nadia Desdemona Lioce fuori dal carcere dell’Aquila. Ecco poi il momento dell’area degli antagonisti, i centri sociali per intenderci, che sviluppano la propria azione principalmente intorno al tema dell’”antifascismo”. Qui il riferimento operativo è ancora alle battaglie No Tav.

Destra radicale dulcis in fundo

Ed ecco che finalmente, dulcis in fundo, arriva il momento della destra radicale. Cosa avranno fatto mai questi cattivoni razzisti, nazisti etc in Italia di così minaccioso? Sostanzialmente nulla. La relazione parte con il riferimento alla strage di Christchurch in Nuova Zelanda e continua citando altri fatti avvenuti fuori dai confini nazionali. Rispetto al territorio nazionale c’è poco o nulla. Leggiamo. “Il monitoraggio informativo ha posto in luce come, accanto a formazioni strutturate e ben radicate sul territorio, si sia mossa una nebulosa di realtà skinhead ed aggregazioni minori, alcune delle quali attive soltanto sul web. Una galassia militante frammentata unita dalla rivendicazione identitaria e l’avversione all’immigrazione, al multiculturalismo e alle Istituzioni europee. Realtà d’impronta skinhead hanno continuato a trovare nei raduni musicali, con la partecipazione anche di componenti straniere, un contesto favorevole per diffondere brani dai contenuti oltranzisti”. 

Fuffa. Questo è. “Nebulose” attive sul web, fatti avvenuti a migliaia di chilometri di distanza, addirittura il riferimento a brani musicali e concerti. Sono minacce queste? La destra radicale oggi non rappresenta alcuna minaccia eversiva.Questo ci dice l’informativa. Che, tra le altre cose, non cita una sola volta la parola “antisemitismo”. Avevamo dunque ragione noi a dire che l’emergenza antisemitismo non esiste, che ci troviamo di fronte ad un fenomeno pompato dai media che non ha alcun riscontro con un pericolo reale. La relazione dei servizi parla chiaro. Ma fino a quando vivremo in un sistema mediatico dominato da organi di informazione che manipolano le notizie in questo modo come fanno Repubblica e soci, fino a quando verrà dato credito a cialtroni come Berizzi, ci troveremo davanti a questi clamorosi casi di disinformazione. Che sono molto più gravi di qualche bufala che gira sui social.

Davide Di Stefano

 

 

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/nessuna-emergenza-antisemitismo-servizi-segreti-smentiscono-fake-news-repubblica-148104/

Carola Rackete ora riceve pure “l’applauso” della Cassazione: “Da parte sua adempimento del dovere”

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La Cassazione scrive un’altra pagina nel processo di beatificazione di Carola Rackete. I supremi giudici infatti hanno ritenuto “corretta” la decisione del Gip di Agrigento di non convalidare l’arresto della comandante della Sea Watch 3 perché – si evince leggendo le motivazioni della sentenza del 17 gennaio, pubblicate oggi – lei ha fatto solo il suo dovere. Anche speronando la nave della Guardia di Finanza.

Le “prodezze” di Carola Rackete

Com’è noto, la comandante della Sea Watch 3, dopo aver forzato il blocco che le impediva di portare la nave con 42 migranti all’interno delle acque territoriali italiani, decise anche sarebbe approdata a Lampedusa a ogni costo. Così, nell’eseguire quella manovra proibita, finì anche per speronare la nave della Guardia di Finanza che le impediva il passaggio. Per questo fu posta agli arresti, salvo poi essere scarcerata per decisione del Gip.

Per la Cassazione ha fatto solo il suo dovere

Ora i giudici di piazza Cavour, che con la loro decisione di gennaio hanno respinto il ricorso della Procura contro la scarcerazione, ci fanno sapere attraverso le motivazioni che agì “in adempimento del dovere di soccorso in mare”. “L’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma – scrivono – comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro“. Dunque, anche per loro, come per la gip di Agrigento Alessandra Vella, Rackete, non ha commesso il reato di resistenza e violenza a nave da guerra. Anche perché, scrivono gli ermellini, “le navi della Guardia di finanza sono certamente navi militari, ma non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra”.

Un “invito” a fare dell’Italia il campo profughi d’Europa

«La Corte Suprema italiana ha confermato oggi che non avrei dovuto essere arrestata per aver salvato delle vite», twittò dopo la sentenza Rackete. «Questo – aggiunse – è un verdetto importante per tutti gli attivisti di salvataggio in mare! Nessuno dovrebbe essere perseguito per aiutare le persone bisognose». L’indirizzo, dunque, è chiarissimo: chiunque può decidere di fare del nostro Paese il “campo profughi d’Europa”, speronando anche una nave militare in servizio, e farla franca. Anzi, ricevendone anche un plauso per il proprio senso del dovere. Non a caso la stessa Rackete si è già detta disponibile a reiterare.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/02/carola-rackete-ora-riceve-pure-lapplauso-della-cassazione-da-parte-sua-adempimento-del-dovere/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

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