Il caso controverso degli ultimi ebrei dello Yemen

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JUDEN

Segnalazione del Centro Studi Federici

Uno degli ultimi gruppi di ebrei dello Yemen è giunto il 20 marzo scorso in Israele, accolto con tutti gli onori anche dal primo ministro. A Sanaa ne sono rimasti altri. C’è chi li vorrebbe negli Usa.

Nella seconda metà di marzo sono arrivati in Israele, in appena 17, con un rotolo prezioso e antichissimo della Torah. Il premier Benjamin Netanyahu li ha ricevuti e i media internazionali hanno dedicato loro una decina di approfondimenti – che sono davvero tanti per gli ebrei yemeniti – raccontando la coda lunga dell’operazione Tappeto volante (o Magic carpet in inglese), avvenuta tra il 1949 e il 1950, per favorire il trasferimento delle superstiti comunità ebraiche dello Yemen verso la terra di Israele.

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Il 9 Giugno (oggi) si riunisce il gruppo Bilderberg, il club dei potenti della terra

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BILDERBERG

Dal 9 al 12 Giugno si riunisce a Dresda, in Germania, il controverso “Gruppo Bilderberg”.

Il meeting del Gruppo Bilderberg, che si riunisce annualmente a porte chiuse dal 1954, quest’anno avrà luogo in Germania, a Desda, dal 9 al 12 di Giugno. Tra i temi che saranno affrontati dai potenti della terra, ci saranno l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa – il contestato TTIP – e la possibilità che la Gran Bretagna esca dall’Unione Europea, scenario che il gruppo intende evitare.

Il meeting dei potenti del pianeta

Al meeting più esclusivo e segreto del mondo, partecipano influenti personalità del mondo economico, politico e bancario, ma anche i giornalisti delle più importanti testate mondiali, invitati però come “privati cittadini”, e non per documentare l’incontro, sul quale viene mantenuta la massima riservatezza.

Chi sono gli italiani invitati al meeting

La squadra italiana è composta da 5 membri. Franco Bernabè, attuale Presidente di CartaSi, nella sua carriera ha ricoperto importanti incarichi pubblici, oltre che in aziende come Eni e Telecom Italia. E’ uno dei partecipanti “storici”, avendo preso parte a numerose edizioni del meeting. Marta Dessu, direttrice degli Affari Europei dell’Aspen Institute, alla sua prima presenza al meeting. John Elkann, considerato il “rampollo d’oro” della famiglia Agnelli, ha già preso parte a diversi incontri del gruppo. Lilli Gruber, giornalista e conduttrice di “Otto e mezzo” su La7, anche lei vecchia conoscenza del meeting. Infine Carlo Ratti, architetto, insegnante presso il Massachusetts Institute Of Technology di Boston, dove dirige il MIT Senseable City Lab. Per Ratti è la prima volta che prende parte al meeting.

La segretezza degli incontri

Nonostante il Gruppo Bilderberg renda noto il luogo in cui si tengono gli annuali meeting, divulgando sul suo sito anche la lista dei partecipanti, agli incontri non sono ammessi giornalisti o altri partecipanti non inseriti nell’elenco degli invitati. Tuttavia, è difficile stabilire se al meeting partecipano anche altre personalità, non annunciate, poiché intorno agli hotel che ospitano il gruppo, viene predisposto un rigoroso dispositivo di sicurezza, e gli agenti tengono lontani giornalisti, curiosi ed i pochi contestatori, che da tutta Europa convergono sul luogo per manifestare contro il meeting.

La denuncia dell’avv. Marra e di Borghezio

Nel 2013 l’avvocato Alfonso Luigi Marra presentò una denuncia contro il gruppo Bilderberg, sostenendo che la natura segreta del gruppo rappresentasse una violazione della “Legge Anselmi“, che vieta le società segrete. Marra in merito alla sua iniziativa chiese e ottenne un incontro, accompagnato dall’istrionico eurodeputato leghista Borghezio, al Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone. La denuncia fu in seguito archiviata.

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Peschiera: ladri al Santuario Madonna del Frassino

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UNA PROFANAZIONE INCREDIBILE. PREGHIAMO IN RIPARAZIONE AL SACRILEGIO COMPIUTO

05/06/2016 14:46

I Carabinieri della Compagnia di Peschiera indagano sul furto compiuto la scorsa notte al Santuario della Madonna del Frassino.

I ladri hanno infranto la teca di cristallo dove sono contenuti gli ex voto donati dai devoti hanno rubato monili in oro e altri oggetti preziosi lasciati dai fedeli. Il furto è stato scoperto dai frati del Santuario che hanno avvisato i Carabinieri.

Non è escluso che gli investigatori dell’Arma possano cercare tracce esaminando le eventuali immagini delle telecamere collocate nella zona del Santuario del Frassino.


 

Segnalazione di Federico Colombera

http://www.tgverona.it/pages/498350/cronaca/ladri_al_santuario_spaccata_al_frassino.html

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La cerimonia di apertura della galleria più lunga del mondo è stata uno strano rituale occulto

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https://youtu.be/JVw_mPvYcDM

Segnalazione di Gianni Toffali

Hanno partecipato le persone più potenti d’Europa, la cerimonia di apertura di un tunnel alla base del San Gottardo in Svizzera è stata un un oscuro, inquietante, rituale satanico. Ecco uno sguardo a un’altra celebrazione delle élite occulte.

Misura oltre 57 km ed è costato oltre 11 miliardi di euro, la galleria alla base del San Gottardo è il progetto di tunnel più lungo e più costoso della storia del mondo. Il tunnel passa attraverso le Alpi svizzere e ci sono voluti 17 anni per completarlo; si dice che sia un simbolo di unificazione europea in un contesto di crescente nazionalismo e chiusura delle frontiere.

Per festeggiare l’inaugurazione di questo tunnel, una cerimonia elaborata è stata presentata davanti a dignitari europei come il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente Francois Hollande della Francia e il primo ministro italiano Matteo Renzi. Mentre la maggior parte degli ospiti si aspettava una cerimonia celebrativa, hanno dovuto invece assistere ad uno spettacolo inquietante orchestrato dal regista tedesco Volker Hesse, dove un uomo vestito come una capra ha presieduto uno strano rituale.

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Gli amici delle moschee turche

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Benedict & Mustafa Cagrici Grand Mufti of Istanbul pray in the Blue Mosque in 2006 in IstanbulSegnalazione del Centro Studi Federici

Il 29 maggio 2016, anniversario della caduta di Costantinopoli, una folla di maomettani ha rivendicato la riapertura di Santa come moschea. Nella stessa città Benedetto XVI (nel 2006) e Francesco (nel 2014) hanno pregato a piedi scalzi nella ‘moschea blu’ in direzione della Mecca.
 
Musulmani davanti alla “moschea” di S. Sofia per la conquista di Costantinopoli e la gloria neo-ottomana di Erdogan
 
La preghiera davanti alla basilica, trasformata in museo, guidata da un imam saudita della Mecca. Essi cercano di raccogliere milioni di firme per costringere il governo a riaprirla come moschea. Le celebrazioni della conquista di Costantinopoli iniziarono negli anni ’50 con Adnan Menderes, deposto negli anni ’60 e impiccato. Erdogan ha ripreso le feste in memoria della conquista pr coronare il suo sogno neo-ottomano.
       
Istanbul (AsiaNews) – Migliaia di musulmani hanno domandato di poter pregare nell’antica basilica cristiana di Santa Sofia, esigendo che essa venga trasformata in moschea.

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Spagna: Sindaco toglie Via Crucis: «Offende islam»

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Natalia Nuñez, socialista, è appena stata eletta alla guida di Cenicientos, piccola città della provincia di Madrid. Tra i primi provvedimenti presi, in qualità di sindaco, c’è stato quello di smantellare la Via crucis che univa il paese al santuario Nuestra Señora del Roble, patrona della città.

«MANCANZA DI RISPETTO». Che cosa ha giustificato tanta furia iconoclasta? La Via crucis – a cui Nuñez si è riferita nelle interviste chiamandola «queste pietre» – rappresentava per il sindaco una «mancanza di rispetto» nei confronti dei non credenti e di coloro che «professano la religione e la cultura musulmane». Ma distruggerla non è forse una mancanza di rispetto verso i cattolici? Per il sindaco, no.

DISCRETE E GRATUITE. L’intervento è tanto più incredibile se si considera che la Via crucis era composta da piccole stele di pietra, neanche munite di croce, con sopra indicate le stazioni in numeri romani. Inoltre, la loro costruzione era appena stata finanziata dal piano culturale “Prisma” della provincia per un totale di 3.000 euro. Non erano costate niente al Comune, che però le ha distrutte a soli tre mesi dalla posa. Un comitato di cittadini ha organizzato una raccolta firme, che sono state consegnate oggi al Consiglio comunale: chiedono che la Via crucis venga rimessa al suo posto.

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Nonostante la vittoria della sinistra, l’Austria blinda il Brennero

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Risultati immagini per blocco al BrenneroSegnalazione di Raimondo Gatto

Agenti di polizia dislocati al casello di Schönberg e lungo la statale da Gries am Brenner a Innsbruck. Domani il contingente verrà raddoppiato. Ma Vienna assicura: “I controlli rientrano negli accordi di Schengen”

Il primo contingente di rinforzo della polizia austriaca, una quarantina di agenti in tutto, è infatti arrivato in mattinata al passo del Brennero. L’ordine è di intensificare i controlli sugli ingressi irregolari in territorio austriaco e
fermare così l’arrivo di altri clandestini. “In tutto invieremo ottanta poliziotti – ha messo in chiaro il ministro degli Interni Wolfgang Sobotka – vigileranno quello che è uno dei più sensibili confini all’interno dell’Unione
Europea”. Continua a leggere

Gli ascari degli Stati Uniti

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376_001Segnalazione del Centro Studi Federici

Abbiamo militari ovunque ma non dove servono a noi
 
Siamo presenti in Irak, Afghanistan, Libano. In Libia invece, dove sono concentrati i nostri interessi, c’è il Nepal. E a decidere per noi saranno altri, di Gian Micalessin
 
Abbiamo 750 militari in Afghanistan, 1100 in Libano, 550 in Kosovo e presto arriveremo a dispiegarne 1300 in Iraq. In Libia – scrigno dei nostri interessi strategici e roccaforte di uno Stato Islamico distante meno di 500 chilometri da noi – non manderemo un solo fantaccino. Il nostro posto nell’ex-colonia lo prenderanno i caschi blu del Nepal. E così chiederemo a loro, in caso di bisogno, di difendere uno stabilimento di Mellitah costato 7 miliardi o quel gasdotto Greenstream che garantisce il 12 per cento dei consumi italiani di gas. La paradossale marcia indietro del governo Renzi è solo la punta d’iceberg dell’inconcludente approccio con cui affrontiamo da due anni la crisi libica. Una crisi potenzialmente esiziale non solo per la nostra economia, ma anche per la gestione dei flussi migratori e la minaccia alla sicurezza esercitata da uno Stato Islamico presente non più solo a Sirte, ma anche attorno a Tripoli. Per comprendere l’irrilevanza del nostro governo basta esaminare le decisioni della Conferenza di Vienna a cui partecipavano ieri, oltre a Paolo Gentiloni, i ministri degli esteri di una quindicina di paesi impegnati ad appoggiare il governo di «unità nazionale» guidato dal premier Fayez Serraj. In quella conferenza l’Italia svolge ufficialmente un ruolo guida al fianco degli Stati Uniti. Ma è un ruolo puramente formale. E lo dimostra l’aleatorietà, ma meglio sarebbe dire la subalternità, di un esecutivo passato, in pochi mesi, dalle elucubrazioni sull’invio di 5mila uomini a quelle sui «forse 900» fino allo zero assoluto. In verità a dettare i termini dell’impegno italiano ci pensano Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, ovvero gli stessi che nel 2011 cercarono di estrometterci dallo scacchiere libico. Non a caso, mentre l’Italia annuncia il proprio disimpegno, la conferenza di Vienna annuncia la fine dell’embargo sulle forniture di armi alla Libia in vista della formazione di un nuovo esercito agli ordini di Serraj. La formazione di quell’esercito sarebbe dovuta spettare all’Italia che avrebbe così potuto influenzare direttamente le attività dei suoi comandanti svolgendo un ruolo non solo politico, ma anche strategico. Ma a darci il benservito su quel fronte ci ha pensato lo stesso premier Serraj. Per capirlo basta leggersi l’articolo pubblicato a sua firma non su un quotidiano italiano – come sarebbe naturale se fossimo noi la nazione guida – ma sul Daily Telegraph, ovvero sul quotidiano più vicino a quel governo britannico che continua a inviare in Libia forze speciali. Un articolo in cui invita amici ed alleati a rinunciare a qualsiasi d’intervento contro lo Stato Islamico per concentrarsi invece sul rafforzamento del governo e dell’esercito di unità nazionale. Un invito a cui Renzi obbedisce azzerando la nostra presenza militare. Quel placido assenso è la premessa per l’esclusione da tutta la partita libica. Se infatti da una parte è chiaro che non saremo noi a riarmare Tripoli incassando fruttuose commesse è anche evidente che la formazione di un esercito nazionale libico non può venir lasciata ai nepalesi. Qualcun altro, quindi, svolgerà, al nostro posto, le funzioni di grande consigliere militare» del governo Farraj e della Tripolitania. Ancor più imbarazzante è la nostra assenza su quel fronte cirenaico dove la Francia non fa mistero di aver scelto l’alleanza con l’Egitto e l’esercito di Khalifa Haftar per combattere il Califfato. Renzi, dopo un iniziale avvicinamento al Cairo, sembra in balia di quella deriva autolesionista, tanto cara alla sinistra, che ci spinge, in nome d’improbabili verità sul caso Regeni, a trattare l’Egitto alla stregua di un potenziale nemico. E così – mentre le forze speciali americane, francesi e inglesi bivaccano nelle basi di un generale Haftar sicuramente manovrato dal Cairo, ma anche comandante dell’unica formazione armata in grado di affrontare lo Stato Islamico, noi lavoriamo per emarginarlo. E così assenti in Tripolitania e stranieri in Cirenaica ci riduciamo al ruolo di «potenza» di facciata. Una «potenza» protagonista di conferenze e incontri internazionali, ma completamente assente su quel terreno dove i nostri concorrenti decidono affari e strategie.

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Era prevedibile: brogli pazzeschi sul ballottaggio in Austria, lo denuncia Strache (FpÖ)

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Il capo del FpÖ Strache, del cui partito Hofer era candidato, sta denunciando brogli elettorali pazzeschi sulla sua pagina Facebook. Il responsabile del dipartimento elettorale ha dichiarato di aver contato 700.000 voti postali validi, ma attualmente ne risultano 766.000!

La situazione diventa particolare, oltre alle informazioni date dalle reti televisive che davano i due candidati a pari voti a differenza di quanto affermato dal Ministero degli Interni austriaco, si è aggiunta anche questa nuova pesante dichiarazione. A Waidhofen/Ybbs risulterebbe un’affluenza al voto pari al 149%, un dato anomalo che può essere frutto di un errore da parte del computer dell’Ufficio elettorale così come no. Certamente dati che fanno pensare e lanciano nuove ombre su una corsa alle presidenziali molto sofferta.

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