Migranti gay, la Danimarca rispedisce in Uganda tre donne lesbiche
Segnalazione di Raimondo Gatto
Le autorità di Copenhagen hanno rifiutato la protezione internazionale a tre donne dell’Uganda, dove vige una severissima legislazione contro gli omosessuali.
Non tutti i migranti gay hanno diritto all’asilo in Europa. La Danimarca ha negato il diritto d’asilo a tre donne lesbiche che fuggivano dall’Uganda, dove vige una severa legislazione contro gli omosessuali.
A riferirlo è l’agenzia di stampa Ritzau, che racconta come le tre siano state respinte nel Paese d’origine perché la commissione incaricata di valutare la loro storia abbia giudicato il loro racconto insufficiente a garantire la protezione internazionale.
In Uganda effettivamente il governo ha da tempo inasprito le leggi per punire gli atteggiamenti omosessuali, con l’atto anti- omosessualità del 2014, che ha stabilito l’ergastolo per chi viene sorpreso a consumare rapporti con persone dello stesso sesso (in origine era addirittura prevista la pena di morte).
La decisione delle autorità danesi è stata aspramente criticata dai gruppi di difesa dei diritti degli omosessuali: “Il rischio di persecuzione di gay e lesbiche, delle loro famiglie e di tutti i loro clan è molto concreto – spiega a Ritzau Hanne Gyberg, del gruppo Lgbt Asylum – Se vengono attaccati, minacciati o addirittura uccisi, gli omosessuali non possono contare sull’aiuto della polizia.”
“Crediamo che la decisione della commissione per l’asilo si basi su presupposti sbagliati – conclude la Gyberg – La Danimarca dovrebber riconsiderare questi casi.”
Fonte: Il Giornale.it 25 luglio 2016
Quadri di Verona ostaggi di Poroshenko: chiamate Putin
FIGURACCIA INTERNAZIONALE PER VERONA, IL CUI SINDACO DONA LA CITTADINANZA ONORARIA A POROSHENKO, PRESIDENTE UCRAINO, MA NON SI SA ANCORA QUANDO TORNERANNO I QUADRI RUBATI A CASTELVECCHIO NEL NOVEMBRE SCORSO. A KIEV E’ STATA ADDIRITTURA ORGANIZZATA UNA MOSTRA CON LE TELE. FONTI DIPLOMATICHE PARLANO DI UN RITORNO IN ITALIA IN AUTUNNO. POROSHENKO LE CONSEGNEREBBE DIRETTAMENTE A RENZI. ENNESIMO SCHIAFFO A TOSI E ALLA CITTA’
L’Ucraina si fa beffe dell’Italia e dei veronesi: Renzi, Franceschini e Tosi stanno facendo una figuraccia mondiale
Non sapete quanto ci rode, a dover scrivere che siamo l’Italietta di sempre che si fa mettere i piedi in testa perfino da un’Ucraina qualsiasi. E ci rode il doppio a pensare che é Verona, l’epicentro della figuraccia internazionale dei quadri “rubati” due volte. E sì, perché le 17 tele del Museo di Castelvecchio trafugate il 19 novembre 2015, ritrovate il 6 maggio e che sarebbero dovute tornare a casa già ai primi di luglio, sono ancora impacchettate nell’isola di Turunciuk sul fiume Dnestr, dopo essere state esposte a giugno in una mostra a Kiev, “Tesori salvati dell’Italia”, che era già di suo semplicemente offensiva.
Proprio così: offensiva. Perché quei capolavori di Tintoretto, Rubens, Mantegna, Pisanello sono refurtiva, mica un prestito come se ne fanno abitualmente fra musei in giro per il mondo. Sarebbero dovuti tornare al legittimo proprietario immediatamente. Invece, il premier ucraino Petro Poroshenko se l’é tenute, e chi avrebbe la responsabilità di difendere i nostri interessi, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini e il sindaco veronese Flavio Tosi, non solo non ha alzato mezzo ditino di protesta, ma é pure volato all’inuagurazione del 13 maggio, per fare riverente atto di «riconoscenza». Ma riconoscenza di che? E’ stato fatto solo quel che si doveva fare: trovare quei dipinti. Ma non si é fatto tutto quel che si doveva fare: riportarli in patria.
Ché poi, fosse almeno servito a qualcosa, genuflettersi al cioccolataio di Kiev. Tosi gli ha regalato anche la cittadinanza onoraria di Verona. Lo ha invitato all’Arena, se verrà di persona ad accompagnare il ritorno del corpo del reato. Ma Poroshenko se n’é strafregato. Allora lo strenuo paladino del buon nome di Verona ha pressato il nostro capo del governo, Renzi, che a sua volta, a latere dell’ultimo summit della Nato a Varsavia, ha chiacchierato della questione con l’ucraino refrattario. Il Pd, per rendersi utile, tramite Alessia Rotta ha invece provato a combinar qualcosa bussando alla porta del braccio destro di Renzi, Luca Lotti, che ha dato una risposta generica prendendo tempo. Risultato di tutto questo tramestìo: zero assoluto. Quei benedetti quadri rimangono in mano di quelle belle lenze degli ucraini. Che ci hanno fatto pure, tutti tronfi, un’esposizione. Oltre al danno, la beffa.
C’é chi ha proposto che vada Vittorio Sgarbi, a riprenderli. Solo che si rischia di buttarla in boutade, con il critico e agitatore culturale, amante dell’arte almeno quanto di se stesso e del gusto di épater le bourgeois (mentre a volte il bourgeois ha ragione: nonostante la politica debba di norma star fuori dal merito delle scelte culturali, a Padova il sindaco Bitonci ha fatto bene, a impiantargli il casino su Toni Negri, il rivoluzionario per fortuna senza più vitalizio). Basti pensare alla sgarbiana mission impossible di riprendersi la Gioconda al Louvre, che poi si é rivelata un’abile mossa pubblicitaria sui social network per reclamizzare un’auto (francese).
No, qui ci vorrebbe qualcuno che fa davvero paura all’ineffabile Poroshenko. Coi prepotenti che si fanno beffe dei diritti altrui bisogna mostrare i denti, non mostrarsi deboli. E l’unico che i denti li ha, e li affonda già in Ucraina, non é certo italiano, tanto meno lo é la macchietta Renzi o il molliccio Franceschini o il tartufesco Tosi. L’unico si chiama Vladimir Vladimirovič Putin. Cari veronesi, appellatevi alla Santa Madre Russia. Almeno con Putin non rischiate di finire presi in giro davanti al mondo intero.
Fermo, le bombe alle chiese contro l’affarismo sui migranti?
di Ugo Maria Tassinari
Due anarchici, noti anche come ultras della Fermana, sono stati arrestati dai carabinieri di Ascoli Piceno in collaborazione con i Ros di Ancona perché ritenute responsabili degli attentati con esplosivo contro quattro chiese di Fermo tra febbraio e maggio scorsi. Gli arresti sono scattati per il pericolo di fuga. Tra febbraio e marzo due bombe rudimentali sono scoppiate davanti al Duomo e davanti all’ingresso della chiesa di San Tommaso, nel quartiere di Lido Tre Archi. Nella notte tra il 12 e il 13 aprile, un altro ordigno ha danneggiato l’ingresso della chiesa di San Marco alle Paludi, parrocchia retta da mons. Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco. A fine maggio, un ordigno inesploso era stato trovato davanti alla Chiesa di San Gabriele dell’Addolorata. Proprio mons. Albanesi, commettendo un clamoroso errore di valutazione, ha parlato di “uno stesso giro” dietro questi episodi e l’omicidio del nigeriano Emmanuel Chidi Nmadi, colpito con un pugno dall’ultrà Amedeo Mancini e morto poco dopo. Per don Vinicio gli attentati erano un attacco alla chiesa della solidarietà e dell’accoglienza dei migranti:
“E’ stata una provocazione gratuita e a freddo, ritengo che si tratti dello stesso giro delle bombe davanti alle chiese”. Così mons. Vinicio Albanesi a proposito dell’aggressione ad un migrante nigeriano, di 36 anni, richiedente asilo, morto a Fermo dopo essere stato preso a pugni da un ultrà della locale squadra di calcio, che aveva rivolto offese razziste alla moglie. Il presidente della Comunità di Capodarco si riferisce agli ordigni piazzati nei mesi scorsi di fronte a edifici di culto di Fermo e annuncia che si costituirà parte civile in quanto presidente della Fondazione Caritas in veritate.
Per gli inquirenti, che hanno tenuto stamattina una conferenza stampa, è meglio parlare di “soggetti legati al tifo organizzato, che frequentano lo stadio in modo continuo e fanno parte dell’area ultrà. Questo è il solo legame con il Mancini, ma nulla da un punto di vista di indagine che colleghi i due episodi che hanno scosso Fermo. E per quanto riguarda il movente, escludo la natura politica. Perché dovremmo parlare di destra e anarchia, ma non parliamo di soggetti con cultura politica”. Di certo la coincidenza temporale dei fatti “porterà a ulteriori approfondimenti di indagine”. Indagine chiusa, hanno chiesto i giornalisti? “Noi continueremo fino a quando la legge ci consentirà di farlo. Allo stato non ci sono altri soggetti interessati di indagine”. Come non ci sarebbe alcun legame che colleghi le bombe all’attività dei preti di strada, alla Caritas e all’immigrazione.
Ma emerge una realtà diversa, a sfogliare la pagina facebook del “leader”, Martino Panicone, 44 anni. si nota una forte polemica proprio contro don Vinicio e la attività “affaristiche” connesse al dramma dell’immigrazione. Così come va segnalato che le tematiche della solidarietà ultrà sembrano prevalere sulle motivazioni più propriamente ideologiche, come già sottolineato da Procura e carabinieri. Ma già con Amedeo Mancini Fermo ci ha abituato a un radicalismo a basso tasso ideologico…


Fonte: http://www.ugomariatassinari.it/fermo-don-vinicio-affarismo/#st_refDomain=m.facebook.com&st_refQuery=/ Continua a leggere
Imperialismo Usa e crisi del sistema militare
Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo
di Salvo Ardizzone
Il sistema di dominio instaurato dall’imperialismo Usa si basa essenzialmente su tre poteri: quello della finanza, che attraverso il dollaro dissangua le economie del mondo per mantenersi; quello dei media, che rappresentano la realtà secondo le esigenze di Washington (celebre il detto: “ Se non è apparso sulla Cnn non è accaduto”); quello della forza, che attraverso un’asserita superiorità tecnologico-militare, e una cinica volontà di usarla per conseguire i propri scopi anche se manifestamente ingiusti (leggi: criminali), minaccia chiunque voglia opporsi al predominio Usa.
È un sistema che ha permesso ai centri di potere che regnano fra Washington e Wall Street di spadroneggiare sul mondo più o meno indisturbati, realizzando utili incalcolabili. Tuttavia è un sistema tutt’altro che perfetto, perché basato non su principi di qualsiasi sorta ma sull’esclusiva base del profitto immediato, realizzato con la massima rapacità.
I limiti sono stati evidenti nella crisi della finanza che ha minacciato di travolgere l’economia globale, e le cui conseguenze sono tutt’altro che superate. Una crisi, beninteso, che il sistema finanziario Usa ha scaricato sul resto del mondo tramite lo strapotere del dollaro, facendosi finanziare il suo enorme debito.
Ma se le storture del sistema finanziario dello Zio Sam sono finite sotto i riflettori grazie ai suoi disastri, sono assai meno pubblicizzate quelle che stanno permettendo al blocco industriale-militare di dilapidare somme immense, mettendo a grave rischio quell’asserita superiorità che dovrebbe permettere a Washington d’imporre la sua legge ovunque, e d’altra parte la pace e la sicurezza globali.
Intendiamoci: dal Vietnam in poi lo Zio Sam ha ricevute molte dolorose lezioni, ma non è mai stata messa in discussione la sua superiorità militare; la stessa Urss, ai tempi della sua massima potenza, è andata in rovina nel tentativo di reggere il confronto.
Da anni, però, le cose sono cambiate: lo strumento militare, invece che mezzo per garantire il predominio Usa, è divenuto esso stesso occasione di colossali arricchimenti. Lo si è visto con le guerre di Bush, quando l’esternalizzazione dei servizi per i contingenti all’estero, e tutte le attività collegate con i loro costi stupefacenti, è servita a far realizzare utili immensi alle aziende collegate col Pentagono. Ma ormai è lo stesso blocco industriale-militare che ha imparato a drenare una valanga di denaro dalla stessa Amministrazione americana, al di là d’ogni logica e d’ogni scelta di tipo strategico, anzi, finendo per piegarle ai propri fini. Continua a leggere
Israele condanna bambino palestinese a sei anni e mezzo di carcere
Segnalazione Il Faro sul Mondo
di Redazione
Israele ha condannato un ragazzo palestinese a sei anni e mezzo di carcere con l’accusa di presunto coinvolgimento in un attacco contro soldati a Gerusalemme Est.
Un giudice in Israele ha inflitto una condanna a sei a mezzo di reclusione a Muawiya Alqam di 14 anni. La pena comprende tre anni di libertà vigilata con un dieci mesi di reclusione aggiunta sulla violazione della libertà vigilata. La famiglia del ragazzo è stata condannata a pagare anche una multa in denaro di 26mila shekel (circa 6.720 dollari).
I funzionari del regime di Israele avevano incriminato Muawiya nel novembre 2015 con l’accusa di un presunto tentativo di omicidio e possesso di un coltello. E’ stato detenuto in tre diverse prigioni.
I soldati israeliani hanno sparato e ferito anche il cugino di 12 anni di Muawiya, Ali, dopo che i due avrebbero accoltellato e ferito una guardia israeliana su un treno vicino alla colonia illegale di Pisgat Ze’ev, nella zona est di Gerusalemme. Ali è stato colpito almeno tre volte ed ha dovuto subire un intervento chirurgico. Egli è detenuto in un centro di detenzione minorile da quando i funzionari israeliani hanno confermato la sentenza di detenzione di un anno contro di lui nel mese di aprile.
Secondo l’associazione per i diritti dei palestinesi Addameer, 414 minori palestinesi sono attualmente detenuti nelle carceri israeliane. Si stima che circa 104 di loro sono sotto l’età di 16 anni.
Human Rights Watch ha espresso preoccupazione sul numero crescente di minori palestinesi arrestati, riferendo che le forze israeliane effettuano abusi sui bambini palestinesi nelle varie prigioni e centri di detenzione.
Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/israele-bambino-palestinese-carcere/ Continua a leggere
DIETRO IL DISPERATO TENTATIVO DI COLPO DI STATO IN TURCHIA ‘FIRMATO’ C.I.A.
Segnalazione di Federico Prati
DI F. WILLIAM ENGDAHL
www.informationclearinghouse.info
La sera del 15 luglio un gruppo di ufficiali militari Turchi ha annunciato di aver effettuato un colpo di stato e di aver assunto il controllo del paese.
Dicevano che Erdogan era in fuga e che in poco tempo avrebbero ristabilito l’ordine pubblico.
L’unico problema di quegli ufficiali militari e dei loro sponsor d’oltreoceano laggiù a Langley in Virginia e a Saylorsburg in Pennsylvania – dove vive in esilio sotto la protezione della CIA il politico Turco Fetullah Gülen – è che l’azione è miseramente fallita. Dietro questo tentativo di colpo di stato ci sono ragioni ben più drammatiche, legate all’importante cambiamento geopolitico che stava compiendo l’imprevedibile leader Turco – l’ancora presidente Recep Erdogan – quando i fedelissimi di Gülen hanno tentato il loro disperato colpo di stato, poi fallito. Segue una serie di domande e risposte sui fatti verificatisi in questa zona critica dell’ordine geopolitico mondiale.
Bacio gay: RaiDue chiede scusa per “eccesso di pudore”
Segnalazione Corrispondenza Romana
di Rodolfo de Mattei su Osservatorio Gender
Il “gender diktat” detta le regole e la RAI si adegua. Lo scorso venerdì è infatti, in brevissimo tempo, dilagata sui social l’accesa protesta dell’attivismo LGBT contro l’oscuramento di un appassionato bacio tra due uomini della serie “Le regole del delitto perfetto”, andata in onda in prima serata su RaiDue all’interno di una puntata vista da 965 mila spettatori, pari al 5,62% di share.
VERONA: Commemorazione dei caduti della Marina austro-veneta, vincitrice a Lissa 150 anni fa
Povertà assoluta per oltre 4 milioni di italiani, è il dato peggiore da 10 anni
Ma la Nomenklatura pensa a mantenere i clandestini e a ingrassare le Cooperative …(n.d.r.)
L’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013); cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013). Questo andamento nel corso dell’ultimo anno si deve principalmente all’aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.
L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%) sia di persone (da 5,7 a 6,7%) soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%). Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l’incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).
L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare).
Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).








