Ankara, ora la Russia accusa: “Turchi responsabili della sicurezza”

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Risultati immagini per Putin e turchiaSegnalazione di Raimondo Gatto

Il portavoce del Cremlino alza la voce con la Turchia: “Secondo le leggi internazionali, lo Stato ospitante è responsabile della sicurezza dei diplomatici stranieri”
Ambasciatore russo ucciso ad Ankara da un jihadista

Un omicidio avvenuto in pieno giorno, alla galleria d’arte contemporanea della città, durante un evento ufficiale che avrebbe dovuto essere sorvegliato con estrema attenzione. Un omicidio che pone con ancor maggior urgenza il tema della sicurezza nella Mezzaluna, da mesi sotto attacco da parte di terroristi afferenti alle sigle più svariate. Un omicidio che apre una serie di questioni molto serie per quello che riguarda i rapporti con la Russia, assai altalenanti negli ultimi tempi
Questa mattina il portavoce del Cremlino ha ricordato come la Turchia sia responsabile della sicurezza dei diplomatici stranieri quando essi si trovano al di fuori dell’ambasciata o delle strutture consolari. “Sulla base della Convezione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche, il Paese ospitante è responsabile della sicurezza delle missioni diplomatiche – ha detto Dmitry Peskov – e per questo
il presidente ha indicato la necessità di ricevere garanzie della Turchia riguardo alle missioni diplomatiche russe”. Continua a leggere

State calmi, è strategia della tensione

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di Maurizio Blondet

Ankara, Zurigo, Berlino.  Il più grosso è ovviamente a Berlino, 9 morti una cinquantina di feriti – modus operandi simile all’attentato di Nizza del 14 luglio;  è la prima volta che un vero attentato “alla francese” colpisce la Germania. La Francia ha ed ha avuto le mani in pasta in Siria, fa i giochi sporchi da anni; Berlino è rimasta neutrale.   A Zurigo, uno sconosciuto ha sparato in  un centro islamico.  Ad Ankara, ucciso da un poliziotto l’ambasciatore russo.

E’ troppo presto per dire qualcosa di più preciso. L’assassinio di Ankara è stato rivendicato, più precisamente esaltato, dall’IS e da Al Qaeda, certo come no:  attraverso il SITE di  Rita Katz. E’ un indizio abbastanza preciso.  Anche Obama, anche al Dipartimento di Stato, e alla Cia, hanno ottime ragioni per esaltare l’omicidio,  prima   di dover traslocare.

katz-site-ankara

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/isis-e-al-qaida-esaltano-l-attentatore-di-ankara_3047209-201602a.shtml

A che scopo?, mi chiede qualcuno. Che domanda: uno degli scopi  della strategia della tensione,  l’ondata sincrona di attentati l’ha già ottenuto  dentro di  voi: vulnerabili, esposti ad un’aggressione che può colpirvi in ogni momento, perché il nemico, musulmano, è folle . Lo è, infatti; solo pensate che è quel nemico musulmano che vi hanno imposto di accettare a centinaia di migliaia,  masse troppo subitanee  che manca il tempo di integrare, giovani maschi per lo più, per cui le fanciulle europee sono una provocazione sessuale; quanti di loro sono criminali e pregiudicati? Jihadisti?

Ma  se provate a fare questa domanda siete razzisti, egoisti, privi di carità.

La centrale che vi obbliga ad accoglierli tutti, è la stessa che vuol farvi paura –e giustamente – per questa invasione inassimilabile. Contraddizione? Ma questa  è uno dei suoi strumenti più preziosi nella strategia della tensione, vi lacera fra due pulsioni opposte,   due discrasie cognitive, fra senso di colpa e urto irrazionale di rabbia, voglia di uccidere. E’ un successo.

Perché la strategia della tensione in Europa, in queste ore? Mentre Aleppo è liberata? Mentre Obama fa’  le valige? Continua a leggere

Il “Modello Goro”: no ai clandestini, ospitano una famiglia italiana in difficoltà

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A Goro cacciarono gli immigrati. Ora ospitano famiglia italiana

A Goro due cooperative di pescatori hanno dato un buono spesa e una casa ad una famiglia (italiana) sfollata: “Benvenuti nella repubblica di Goro”

Goro e Gorino respinsero i migranti. Una quindicina di ragazze sbarcate in Italia e redistribuite nei due piccoli comuni nel ferrarere senza “l’autorizzazione” dei cittadini.

E soprattutto requisendo l’unico hotel della zona, togliendolo ai turisti e regalandolo ai migranti.

Oggi i cittadini, quasi tutti pescatori di volgole, parlano della “repubblica di Goro“. E in effetti sono gli unici in Italia ad essere riusciti a costringere il prefetto a rivedere le proprie decisioni e a spostare altrove i profughi. E in questa “repubblica” a parte, ieri i responsabili di due cooperative di pescatori hanno deciso di dimostrare che quello di Goro è un popolo ospitale. Ma con chi vogliono loro. Ovvero una famiglia sfrattata di Cavarzere, padre, madre e quattro figli, che nel loro paese non avevano trovato una sistemazione.

A Cavarzere, il nostro Comune in provincia di Venezia, nessuno ci ha aiutato anzi ci hanno presi in giro“, così ha detto Gianluca Maniero prendendo le chiavi di quella che sarà la loro casa. A Goro Fausto Gianella e Mauro Finotello, rappresentanti delle cooperative di pescatori, sono riusciti a raccogliere i soldi per un buono spesa da 800 euro e ad assegnare a questa famiglia un appartamento. “Si tratta di un gesto di solidarietà – ha spiegato a La Nuova Ferrara il capo della cooperativa La Vela – un incentivo per ripartire. E la casa dove andranno ad abitare, anche se si trova a Mesola, è di proprietà di una gorese che ha voluto mettere a disposizione a titolo gratuito la propria abitazione per aiutare questa famiglia“.

La storia della famiglia Maniero è in realtà abbastanza controversa. Nei giorni scorsi Le Iene hanno mandato in onda un servizio in cui il loro ex padrone di casa sostiene che la famiglia Maniero avrebbe smesso di pagare senza motivazioni, visto che nello stesso periodo avrebbero comprato una macchina. E che il Comune di Cavarzere avrebbe loro offerto una soluzione dignitosa, però rifiutata. “Hanno raccontato quello che volevano raccontare – si difende però Maniero – La casa vuota mostrata nel servizio non è quella che ci aveva proposto il Comune. Noi abbiamo rifiutato la loro soluzione perché di fatto non era una soluzione, era un’abitazione fatiscente, un “loculo” dove non si possono crescere bambini“. “Goro ci sta tirando fuori da una situazione che era diventata insostenibile, resa ancora peggiore dagli amministratori cavarzerani che hanno solo infangato la nostra famiglia attraverso televisioni e giornali – conclude Maniero a estense.com Nulla hanno fatto per salvaguardarci, con 240 case libere – sostiene il capofamiglia – molte delle quali destinate all’accoglienza migranti. Per loro c’è sempre posto“.

Se ai migranti ci pensa lo Stato, agli italiani ci pensano gli stessi italiani. ci hanno pensato i cittadini di Goro, cui “non interessa” quello che dice la tv. Per loro è importante aiutare un italiano e dare un messaggio. Le cooperative di pescatori sono pronte anche a trovare un lavoro a Maniero, quello che gli manca da un anno e mezzo.

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ARRESTATI AD ALEPPO UFFICIALI NATO. CONSIGLIO DI SICUREZZA SI RIUNISCE A PORTE CHIUSE

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di Maurizio Blondet

Devono essere i bambini sulle cui sofferenze  tanto hanno pianto Mogherini,  Botteri, Staffan De Misura, Kerry…invocando una tregua per salvarli.

La riunione avverrà alle18 ora italiana, alle 12  ora di New York.

Voltaire Network — The Security Council meets in secret, Friday 16 December 2016 at 17.00 universal time – NATO officers were arrested this morning by Syrian Special Forces in a bunker in East Aleppo.

E’ stato Putin.

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/arrestati-ad-aleppo-ufficiali-nato-consiglio-sicurezza-si-riunisce-porte-chiuse/ Continua a leggere

“Sia lo Stato a stabilire quali notizie sono vere, e quali fake”

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Una notizia falsa che non ha inquietato la Boldrini di Maurizio Blondet

Da Repubblica: “Boldrini contro l’odio e le fake news.  Appello ai cittadini per smascherare le bufale web.  La presidente della Camera annuncia un’azione per sollecitare il debunking. “Sono in contatto con quattro  esperti, lavoriamo con i social network contro la disinformazione”.  Si dà anche il nome dei quattro ‘esperti’ preferiti dalla Boldrini:  Paolo Attivissimo (il disinformatico – che già dimostra un partito preso ideologico ), David Puente, ex dipendente Casaleggio, Michelangelo Coltelli, alias Butac e Walter Quattrociocchi, IMT lab.

Claudio Messora ha detto quasi tutto quel che si poteva dire dell’iniziativa  nel suo video  del 16  dicembre:

https://www.youtube.com/watch?v=2tTm7xeru8c&feature=youtu.be

Aggiungo solo qualche appunto giuridico-politico.  Se la Boldrini riesce a realizzare il suo ideale, sarà un organo dello Stato a sancire quali notizie sono “false” e quali “vere. La presidenza della Camera, organo dello Stato, raccoglierà le denunce dei debunker che ha scelto lei (almeno un concorso pubblico, no?) e  poi  farà sopprimere le notizie ritenute “false” da loro, eventualmente punendo i diffusori delle dette notizie false.  Con azioni penali? Multe? Insomma opererà la censura. La censura di Stato contro le notizie che non approva. A suo insindacabile giudizio considerandole ‘false’.

Se questo non si chiama “totalitarismo”, non so come chiamarlo. Totalitarismo con un tocco di dispotismo orientale, essendo tutta l’attività  repressiva annunciata condotta extra-legem, e in definitiva dipendendo dagli umori e dalle rabbie momentanei della Sultana. Continua a leggere

Fondazione Arena, il silenzio di Polo sul Corpo di Ballo

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Segnalazione di Verona Pulita

Fondazione Arena, il silenzio di Polo sul Corpo di Ballo

Fondazione Arena, il silenzio di Polo sul Corpo di Ballo

Michele Croce, candidato sindaco della coalizione di liste civiche “Verona Pulita”, commenta l’intervista del sovrintendente della Fondazione Arena Giuliano Polo Verona – 15 dicembre 2016 – “Ho letto con interesse l’intervista rilasciata dal nuovo sovrintendente della Fondazione Arena, Giuliano Polo. Ho apprezzato la chiarezza con cui ha tracciato il prossimo futuro della Fondazione e sono sicuro che riuscirà a portare …

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Putin e Hillary Clinton, quello che i media italiani non dicono 

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3787106Segnalazione di Raimondo Gatto

L’immagine di Hillary Clinton propinata dai media occidentali, compresi quelli italiani, è ben nota a tutti: la salvatrice del mondo che si è sfidata per la Casa Bianca con quel diavolo di Trump. Sulla Clinton, come anche su Putin, frasi trite e ritrite, articoli stilati in nome del politicamente corretto. Chi sono Hillary Clinton e Vladimir Putin? A Roma lunedì 12 dicembre presso la Sala Igea di Palazzo Mattei di Paganica è stato presentato il libro di Gennaro Sangiuliano “Hillary. Vita e potere di una dynasty americana”, biografia che narra luci e ombre della donna ad un passo dalla presidenza degli Stati Uniti. L’opera presentata si affianca al best seller dell’autore “Putin. Vita di uno zar”. Alla presentazione dei due volumi hanno partecipato Fausto Bertinotti, Maria Stella Gelmini, Giorgia Meloni e Francesco Verducci.

I libri di Gennaro Sangiuliano “Hillary. Vita e potere di una dynasty americana” e “Putin. Vita di uno zar” Due poli contrapposti, espressioni di due mondi completamente diversi della geopolitica, due figure centrali sullo scacchiere internazionale. Le due vite parallele di Putin e Hillary Clinton sono state delineate dal giornalista Sangiuliano in due lavori documentatissimi, che raccontano quello che i media italiani non dicono. Sputnik Italia a margine dell’evento ha intervistato l’autore Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del TG1. Continua a leggere

L’Ue ha votato: meno democrazia. E più favori alle lobbies

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Risultati immagini per leviatano UEStrasburgo approva in sordina il «Corbett Report»: con la scusa di velocizzare la produzione di normative, si mettono nuovi ostacoli ai critici di Bruxelles. E per i deputati sarà più facile rappresentare interessi privati

di FRANCESCO BORGONOVO

Sono mesi che i popoli del Vecchio Continente continuano a rifilare all’Unione Europea schiaffoni su schiaffoni. Dai sondaggi risulta evidente che l’euroscetticismo è ai massimi un po’ ovunque, e gli esiti di tutti i referendum popolari lo confermano. Il messaggio è chiaro: la gente ne ha le tasche piene della burocratica strafottenza di Bruxelles. Già, peccato sia chiaro a tutti tranne che agli euroburocrati. Sapete come rispondono i capoccia dell’Ue all’ondata di indignazione? Trincerandosi ancora di più dietro ai loro privilegi, e aumentando oltre ogni limite immaginabile il

deficit di democrazia che da sempre caratterizza le istituzioni comunitarie. Continua a leggere

INTROVIGNE RIABILITA LA ABRAMOVIC. E ‘PAPA FRANCESCO’, GIUDA

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di Maurizio Blondet

“Alcuni media accusano l’artista serba Marina Abramovic d’essere satanista. Io, che ho scritto sul satanismo un libro accademico di 700 pagine – Satanism, a Social History – considero quest’accusa ridicola”.

E’ Massimo Introvigne –a cominciare così la difesa di Marina Abramovic, la ‘performer’ che – risulta da certe mail – ha invitato i due fratelli Podesta (vedi Pizzagate) ad  un suo rituale che chiama “Spirit Cooking”.

Una vera arringa difensiva, quella di  Introvigne, che trovo in un sito inglese, a cui rimando. Un pezzo quasi incredibile.

Introvigne sente il bisogno di scagionare la Abramovic;  perché, lo sa lui. Certo che è molto cambiato negli ultimi tempi, da quando ha lasciato Alleanza Cattolica – un gruppo tradizionalista – al termine di un lungo percorso come “studioso di esoterismo”, neocon filo-israeliano,  incaricato dalla Lituania  (sic)  a rappresentare all’OSCE la “lotta contro il razzismo,  xenofobia, discriminazione”,  per finire da ultimo a  fare il papista bergogliano, estensore di liste di cattolici “tradizionalisti” che secondo lui sono ostili a “Francesco”. Continua a leggere

Aleppo liberata: “Questo Natale avrà un altro profumo”

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di Federico Cenci

Aleppo liberata: “Questo Natale avrà un altro profumo”

Fonte: Zenit

Mons. Abou Khazen, felice per l’ingresso dell’esercito siriano nei quartieri occupati, considera “motivo di speranza” la lettera del Papa ad Assad. Ma accusa: “L’embargo colpisce solo i civili”.
“La città di Aleppo finalmente sta per essere completamente liberata e unificata dopo quattro lunghi anni di divisione e di morte seminata da diversi gruppi armati siriani e non”. La testimonianza diretta giunge a ZENIT da mons. Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino.
Mentre lui parla, di sottofondo è nitido il suono dei colpi di mortaio. Stavolta però, rispetto ai mesi scorsi, è un sibilo di speranza, giacché testimonia l’assedio da parte dell’esercito siriano nella parte orientale della città, fino a poche settimane fa una roccaforte dei gruppi cosiddetti “ribelli”.
Durante l’occupazione – racconta mons. Abou Khazen, che ha avuto modo di parlare con persone fuggite dalla parte est di Aleppo – “la vita non era affatto facile, specialmente negli ultimi mesi di combattimenti, perché i ‘ribelli’ impedivano di far arrivare viveri e medicinali, mentre i loro depositi era riforniti”.
Questi gruppi – ribadisce il vicario apostolico – appartengono tutti alla galassia del fondamentalismo islamico e – aggiunge – “imponevano alla popolazione dei precetti e dei modi di vita all’insegna del fanatismo, totalmente estranei alla tradizione del popolo siriano”.
L’Onu riferisce che la situazione umanitaria è “catastrofica”: si registrano difficoltà logistiche per curare i feriti, l’igiene è scarsissima e la gran parte degli edifici è distrutta.
“Ora che la città è quasi interamente in mano all’esercito regolare – spiega tuttavia mons. Abou Khazen – molti profughi stanno tornando e questo è comunque un simbolo di rinascita”. Il vicario apostolico sottolinea che molti cittadini di Aleppo si erano allontanati recentemente, “durante l’ultima operazione dell’esercito per liberare i quartieri est della città”.
Una volta ripreso il controllo di queste zone, è stato necessario “pulire questi quartieri dalle mine, riaprire le strade e far funzionare tutte le altre infrastrutture”. Quasi concluse queste attività, la gente sta tornando indietro, dove spesso al posto della propria casa trova però un luogo spettrale. Presto dovrà avvenire la ricostruzione.
“Il clima che si respira tra la gente è di gioia, ottimismo e speranza”, racconta il vicario apostolico. Il quale però rileva che c’è anche tanta prudenza, perché il popolo siriano ormai è abituato alle “brutte sorprese”.
Prudenza – o forse sano realismo – che traspare anche dalle parole di mons. Abou Khazen. “Purtroppo non sono fiducioso per niente riguardo a un aspetto!”, esclama.
E rivolge un’esplicita accusa nei confronti della comunità internazionale: “Tutte le scuse sono buone per lasciare le sanzioni e l’embargo contro la Siria!”.
Ad avviso del rappresentante cattolico, l’embargo sembra riguardare “solo gli aiuti umanitari, il gasolio, i medicinali” e dunque “chi ne paga le conseguenze è la povera gente”. E invece le armi – “ogni genere di armi”, dice – continuano ad entrare nel Paese.
L’8 dicembre scorso, del resto, il Governo Usa ha concesso una deroga alle esportazioni di armi a “forze irregolari, gruppi o individui impegnati nel sostenere o agevolare le operazioni militari degli Stati Uniti per contrastare il terrorismo in Siria”.
Non da Washington, ma dalla Città del Vaticano arrivano concreti segni per un avvenire migliore per il popolo siriano. La lettera inviata da Papa Francesco al presidente Assad “è un altro motivo di speranza per tutti noi, cristiani e non”, commenta mons. Abou Khazen. Che definisce inoltre “un gesto speciale” la nomina a cardinale da parte del Pontefice del nunzio apostolico in Siria, Mario Zenari.
Da qui bisogna ripartire per il futuro della Siria. “Questo Natale – spiega il vicario apostolico – avrà un altro profumo alla luce della liberazione della città, alcune strade saranno adornate per la festa anche se non c’è l’elettricità. Ma come abbiamo fatto lungo questi anni di guerra, cerchiamo di seminare la vera gioia e speranza cristiana nell’animo dei fedeli”.

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