Dai migranti al terrorismo, Trump cerca un alleato in Italia per rilanciare l’alleanza con gli Usa

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Due collaboratori del neo presidente spiegano i suoi piani dopo il risultato del referendum

di FRANCESCO SEMPRINI

«Donald Trump ha accolto con interesse l’esito del referendum in cui vede un’opportunità di rinnovamento positivo della leadership del Paese. E in questa ottica è alla ricerca di un interlocutore preferenziale in seno alla compagine politica per rilanciare la partnership tra Stati Uniti e Italia, in particolare nell’ambito della comune lotta al terrorismo». E’ questo il messaggio che emerge dall’entourage del presidente eletto secondo quanto riferito da Guido George Lombardi e dal generale Paul Vallely, due amici e collaboratori di Trump, i quali spiegano a La Stampa la visione del prossimo inquilino della Casa Bianca nelle relazioni con l’Europa e con la stessa Italia.

Una nuova Italia in una rinnovata Europa  

«E’ chiaro che Trump sia contento del risultato referendario alla luce dei discorsi e delle dichiarazioni fatte in passato non solo sull’Italia ma anche in merito alla Brexit», spiega Lombardi. «Tutti i suoi consiglieri, a partire da Steve Bannon che è molto vicino alla politica europea, consideravano il “no” come un primo passo verso un processo di ricollocazione dell’Italia, una sorta di distacco, non nel senso di uscita dall’Unione europea, ma di presa di distanza dagli schemi conformisti di un certa politica e di una certa Europa. Un passaggio verso la strada del popolarismo che privilegia l’economia reale, il lavoro, la real politik e l’allontanamento dall’ideologia conformista che sta decretando il fallimento del progetto europeo così com’è».

Trump cerca un interlocutore  

Secondo il clan Trump – insiste Lombardi – questo è un «no» che rende l’Italia più forte, anche se a questo punto occorre attendere nuove elezioni per capire che piega prenderà il Paese e «per individuare il giusto interlocutore con cui l’amministrazione americana dovrà interloquire per rilanciare i rapporti con lo storico alleato». E anche di questo si è parlato a margine dei lavori di un recente forum del Endowment for Middle East Truth (EMET), osservatorio con sede a Washington fortemente pro-Usa e pro-Israele. Ed è proprio nel corso del forum che raggiungiamo telefonicamente Lombardi. «Qui a DC, in questa conferenza, ci sono diverse persone molto vicine al team presidenziali, tra cui ex militari, – prosegue l’amico italiano del presidente eletto – ed è un’opportunità per affrontare temi importanti come i rapporti con Israele, la lotta al terrorismo e il futuro delle relazioni con l’Europa».

I generali puntano sull’Italia

Tra loro c’è Paul Vallely, generale pluristellato, veterano di guerra, commentatore politico e militare, e amico del generale Michael Flynn fedelissimo di Trump e prossimo numero uno della Defense Intelligence Agency. Generale, come vede la situazione in Italia? «Alcune settimane fa ho incontrato Farrage e abbiamo discusso della situazione in atto, quello che sta avvenendo in Europa è un processo storico, il baricentro si sta spostando dalla parte della gente, in Italia, in Francia e in Germania». Secondo Vallely il popolo sta prendendo coscienza della propria sovranità, di essere la spina dorsale di nazioni indipendenti che non devono per forza essere parte di un movimento globalista e globalizzante. «E questa è un ottima cosa, per l’Italia ad esempio si è compiuto un passo nella direzione che favorisce la gente. Siamo contenti». Secondo il veterano allo stato attuale le nazioni europe non hanno l’obbligo di essere parte di una entità sovranazionale come la Ue che ha dimostrato – specie in alcuni specifici casi come l’Italia – «di esigere più di quanto offra». «Non mi sembra che Bruxelles abbia fatto molto per i popoli europei fuorché creare una burocrazia pesante comandata dai soliti noti. Sta emergendo una nuova visione dell’Europa e con questo passo ci saranno interessanti scenari di cooperazione con l’America di Trump». Quindi non ci sono dubbi sulle relazioni tra Italia ed Usa? «Italia e Usa – prosegue il generale – saranno parte di un’alleanza forte ma soprattutto rinnovata fatta da governi che difendono le rispettive sovranità e si impegnano sul piano della cooperazione». Ciò indipendentemente da chi sarà il prossimo ambasciatore a Roma («c’è una lista di una decina di persona in ballo», rivela Lombardi).

Rifugiati e lotta al terrorismo  

E proprio sul piano della cooperazione italo-americana, secondo Vallely, con l’Italia sarà cruciale affrontare il problema dei rifugiati, lavorando al contempo sulla situazione nel Mediterraneo, in Siria, Iraq e Libia. «Occorre raggiungere una stabilizzazione della regione e di Paesi come la Siria, per consentire a chi è stato costretto a lasciarla di ritornavi a vivere anziché rifarsi una vita fuori. Il problema dei rifugiati è molto serie perché è legato in diversi suoi aspetti al rischio di terrorismo ed è il veicolo utilizzato dall’Isis per entrare in Europa». E questo secondo la cerchia di Trump è un problema che deve essere affrontato e risolto con la collaborazione della Russia: «Loro hanno lo stesso problema col rischio di spinte terroristiche dal Caucaso, pertanto bisogna trovare soluzioni condivise», afferma il generale che sottoliena le sue origini itali-irlandesi.

La nuova resistenza  

E proprio sulla questione del terrorismo torna Lombardi con una teoria che «sta prendendo piede» in seno all’entourage di Trump. «Oggi c’è in una situazione simile a quella del 1939, l’Europa è invasa da truppe islamiste così come accadde allora con i nazisti. Non parlo delle persone in fuga dalla fame o dalla guerra che entrano in Europa per trovare lavoro, ma di personaggi aderenti all’Isis o che si ispirano ad esso sul Web, e che poco hanno a che fare con i valori reali della religione musulmana. Anzi usano la religione per attuare i loro piani espansionistici totalitari o terroristici». Gente che come attitudine è simile ai nazisti, «per questo parliamo di una sorta di “nazislamizzazione” che vuole divorare l’Europa con la Sharia». Secondo Lombardi i vari governi Renzi, Merkel e Hollande sono i Vichy di oggi, «i governicchi che si sono arresi all’arroganza e alla minaccia del terrorismo». La Brexit, l’America di Trump, l’Italia del «no» sono invece forze positive come allora lo furono Churchill, Roosvelt e lo sbarco in Sicilia. «In questo contesto occorre individuare alleati tra i movimenti conservatori e popolaristici, per rafforzare la resistenza al terrorismo. Molte persone vicine al presidente sono d’accordo – conclude Lombardi – persone vicine al presidente, da lui indicate o nominate in posti chiavi della prossima amministrazione Usa».

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Devi morire per diventare un santino antimafia. La storia di Franco Caminiti

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Devi morire per diventare un santino antimafia. La storia di Franco Caminiti

di Antonio Amorosi a pag 15 su La Verità del 3 gennaio 2017

Quando lo Stato fa di tutto per farti fare la fine di Lea Garofalo. Lo Stato gli ha tolto la scorta e fa finta di niente

Dopo la nostra denuncia dietrofront del ministero e…

di Antonio Amorosi a pag. 9 de La Verità del 7 gennaio 2017

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La regia del Regno Unito dietro la risoluzione ONU contro gli insediamenti sionisti in Cisgiordania e Gerusalemme Est

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di Gilad Atzmon

La regia del Regno Unito dietro la risoluzione ONU contro gli insediamenti sionisti in Cisgiordania e Gerusalemme Est

Fonte: civiumlibertas

 Non sempre riusciamo ad essere tempestivi nella traduzione in italiano di eventi che Gilad Atzmon segue quasi sempre in tempo reale, dando di essi una lettura che è vano cercare nella stampa e nel web italiano. La “notizia” che ora pubblichiamo è del 27 dicembre dello scorso anno. Malgrado il tentativo-bavaglio di far adottare dagli Stati una definizione di antisemitismo confezionata in uno dei soliti raduni dove la Lobby sposta suoi sayanim, alla cui esistenza Atzmon crede, insediati nelle istituzioni degli Stati, nel cui nome pretendono di parlare, uomini come Atzmon conservano ancora in Gran Bretagna tutta la loro libertà di pensiero. In Italia non è possibile e non godiamo di questa libertà dopo che la Lobby ha imposto le sue leggi bavaglio, che andrebbero tutte smantellate se un giorno andasse al governo un Movimento serio. Pensavo che potesse essere il M5s… Ma questa è un’altra storia, ossia un’altra serie di post di Civium Libertas o dei MU sponsorizzati. Qui intanto ringraziamo Antonio Palumbo per questa sua nuova traduzione che non ha bisogno di particolare introduzione, se si tengono uniti i vari articoli nella loro Homepage che lega gli uni agli altri i fatti che si succedono in Palestina e fuori di essa e che in Atzmon trovano sempre il più acuto osservatore.

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Gilad Atzmon
LA REGIA DEL REGNO UNITO DIETRO LA RISOLUZIONE ONU CONTRO GLI INSEDIAMENTI SIONISTI IN CISGIORDANIA E GERUSALEMME EST

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La Nato ha trovato la sua arma di distruzione di massa: arriva Scilipoti

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scilipotiSCILIPOTI

Dal Corriere della Sera

Lunga vita al senatore Domenico Scilipoti: l’esponente di Forza Italia, divenuto un fan berlusconiano dopo la fuoriuscita dall’Italia dei Valori assieme al collega Antonio Razzi, ha aggiunto un nuovo incarico al suo cursus honorum politico.

È stato infatti nominato vicepresidente della commissione scienze, tecnologia e sicurezza della Nato; è stato inserito anche nella commissione, sempre in seno alla Nato che dovrà occuparsi dei rapporti con l’Ucraina.

SCILIPOTI ALLA NATOSCILIPOTI ALLA NATO

«Sono orgoglioso di rappresentare l’Italia in un così prestigioso palcoscenico istituzionale – sono state le parole di Scilipoti a commento della nomina – La responsabilità di un incarico internazionale in un momento così delicato per gli equilibri geopolitici mi motiva molto e rende il mio impegno politico ancora più appassionato.

RAZZI SCILIPOTIRAZZI SCILIPOTI

Il nostro Paese ha già fatto tanto ma deve poter fare ancora di più nella lotta al terrorismo, portando anzi i valori cristiani a fondamento del dialogo con tutte le parti interessate. Porterò con me gli insegnamenti del popolo siciliano che ha fatto dell’accoglienza e dell’incontro tra culture, una ricetta vincente nella storia passata».

DOMENICO SCILIPOTI AL CORSO DI FORMAZIONE POLITICA DA LUI ORGANIZZATODOMENICO SCILIPOTI AL CORSO DI FORMAZIONE POLITICA DA LUI ORGANIZZATO

Il senatore di Forza Italia è stato eletto anche vicepresidente della commissione scienza, tecnologia e sicurezza sempre in seno all’Alleanza Atlantica

TOMMASI SCILIPOTITOMMASI SCILIPOTI

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Siamo come in “1984” di Orwell

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di Vladimiro Giacché

Siamo come in “1984” di Orwell

Fonte: Il Fatto quotidiano

Vladimiro Giacché – economista, filosofo e firma del Fatto – ha scritto nel 2008 La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea: il libro ha avuto due successive edizioni, l’ultima ad aprile di quest’anno, ma come spiega l’autore, “l’ho solo aggiornato, non ho dovuto cambiare la struttura. Le cose così stanno: c’è un tentativo di far passare pseudo verità come fatti oggettivi”.

Cosa pensa dell’agenzia statale invocata dal presidente dell’Antitrust Pitruzzella?

Non è una proposta nuova: in 1984 di Orwell c’è il ministero della Verità, che si prefiggeva per l’appunto di avere il monopolio sulla verità nel dibattito pubblico e purtroppo serviva a propagandare bugie. Dovremmo tenere ben presente questo scenario perché è il primo rischio di un’operazione di questo tipo, dove qualcuno pretende di avere il monopolio della verità.

Rendere “governativo” il controllo sulle notizie crea un cortocircuito: un fisiologico rapporto tra i poteri prevede che l’informazione vigili su chi detiene il potere.

La gran parte dei media ha mancato l’obiettivo del controllo sulle notizie. Esempi? Sappiamo, da studi successivi, che la guerra in Iraq si basò su 935 menzogne dette da Bush jr e dal suo entourage all’opinione pubblica (Charles Lewis, 935 Lies: The Future of Truth and the Decline of America’s Moral Integrity, 2014). Più di recente, una porzione considerevole della nostra stampa ha ignorato che gran parte dei ribelli siriani non erano civili inermi, ma terroristi: ora che Aleppo è stata liberata si scopre che ci sono armi statunitensi, bulgare, tedesche, francesi…

L’informazione, dicevano i liberali, dovrebbe essere il cane da guardia del potere perché è da lì che arrivano le bugie pericolose.

Invece si è appiattita sulle posizioni dominanti. Al di là di come valutiamo il voto sulla Brexit, è ovvio che quel risultato manifesta un’enorme sofferenza sociale rispetto all’appartenenza all’Ue e a quella che genericamente chiameremo “globalizzazione”: non solo questa sofferenza non è stata compresa, ma quando si è espressa è stata demonizzata. Avrebbero votato leave i disadattati, i vecchi rimbambiti, gli ignoranti. Invece di interrogarsi sul perché questi segnali non erano stati intercettati si è preferito insultare gli elettori. Stessa cosa è accaduta per le elezioni Usa e il nostro referendum. Ma sarebbe preferibile evitare queste scorciatoie, in cui io vedo derive autoritarie: sono pericolose, anche per chi le invoca.

Lei ha scritto: “La menzogna è il grande protagonista del discorso pubblico contemporaneo”.

Quel che non si vuol capire è che la verità ha la testa più dura. Serve a poco propagandare numeri mirabolanti sull’occupazione: le persone sanno se lavorano o no. Kennedy diceva: puoi ingannare qualcuno per sempre e tutti per un po’, ma non puoi ingannare tutti per sempre.

Ha letto la risoluzione del Parlamento europeo per contrastare la propaganda contro la medesima Ue?

Sì, è un caso di umorismo involontario. Siamo di fronte a una élite europea del tutto sorda rispetto al giudizio dei cittadini e arroccata sulle proprie posizioni in modo non diverso da quello dei nobili dell’Ancien régime francese. Il discorso pubblico è stato ingessato su presunte verità che sono oggettivamente insostenibili: pensiamo al dibattito sull’euro. Il muro di menzogne sta crollando ed è proprio per questo che ci s’inventa un “ministero della Verità”. Ma attenzione, la bugia ha un valore diagnostico e rivelatore: una bugia scoperta ci dice sul suo autore molte cose. Chi mente ha sempre buoni motivi per farlo. Allo stesso modo, queste proposte rivelano molto su paure e debolezze di chi le porta avanti. E anche un’insofferenza al dibattito democratico che è tipica delle ideologie autoritarie.

Chi dovrebbe decidere che una news è fake?

L’unico capo di questa ipotetica Agenzia potrebbe essere Dio. Ma ovviamente agenzie del genere finiscono per avere un obiettivo molto più terra terra: vietare ciò che è sgradito al potere, nascondere i problemi sotto il tappeto.

Fonte: intervista realizzata da Silvia Truzzi per il Fatto quotidiano

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Facebook vi protegge dalle notizie dannose. E Mentana, da Grillo

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di Maurizio Blondet

Abbiamo  individuato che questo link: “maurizioblondet.it/accelera la dittatura delle tecnocrazie inette” potrebbe essere dannoso. Per proteggere il tuo account e dispositivo, segui  solo link affidabili”.img_20170103_201346

Decine di lettori mi hanno avvisato che,  nel cercare di condividere il mio articolo, hanno ricevuto da Facebook questo messaggio. Che dire? Mi pare impagabile l’umorismo involontario: apprendere che le  tecnocrazie  non-votate sono inette e girano le viti dell’oppressione, “potrebbe essere dannoso”.  A  loro, beninteso, ma soprattutto a voi: avete bisogno di  essere protetti dalle idee dannose di maurizioblondet.it .  Impagabile anche la minaccia sottintesa: “Per proteggere il tuo account [che ti possiamo azzerare, espellendoti dalla ‘comunità”], e il tuo dispositivo [ti ci mettiamo un virus distruttivo, tanto poi diciamo che sono stati gli hacker russi], segui solo link affidabili”: che, immagino,  sono quelli approvati da Paolo Attivissimo. Uno di quelli che ancora sostengono che l’11 Settembre l’ha fatto Bin Laden, e per  questo piace a Boldrini & Mogherini. Continua a leggere

La sorpresa di Natale

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di Israel Shamir

La sorpresa di Natale

Fonte: Come Don Chisciotte

Vi avevo promesso che per Natale non vi sareste annoiati! Con una mossa a sorpresa , la prima in 40 anni, gli USA hanno votato, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, contro i desideri ufficiali di Tel Aviv. Il miracolo per cui tanto avevano pregato gli amici della Palestina e  i progressisti di Israele – alla fine è successo. Questo è uno dei primi effetti benefici della vittoria di Donald Trump  – il lungo periodo di deferenza americana agli Ebrei è stato interrotto. Si, lo ha fatto l’amministrazione Obama  – ma non l’avrebbe fatto se il Presidente-eletto fosse stata la Clinton. Continua a leggere

La pace russa in Siria

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Segnalazione di Raimondo Gatto

olycom_20161224135739_21687128Il cessate il fuoco entrato in vigore a mezzanotte tra il 29 ed il 30 dicembre in Siria, promosso da Russia e Turchia, ratificato dal governo di Damasco, da diverse sigle armate dell’opposizione (Esercito Libero Siriano, Ahrar al – Sham, Jaysh al Islam e altre sigle minori per un totale di circa 50.000 combattenti) e sostenuto con una risoluzione adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sancisce, nonostante le violazioni già registratesi nelle ultime ore, una nuova fase del conflitto siriano. Esclusi, come prevedibile, il Daesh e Jabhat Fateh al-Sham dall’accordo ma anche le milizie curde dell’YPG, considerate da Ankara un movimento terroristico.

I segnali di quanto concretizzatosi con il vertice di Mosca tra Russia, Turchia e Iran dello scorso 20 dicembre si possono ricercare già in alcune scelte fatte dai principali attori del campo di battaglia lo scorso 18 agosto, quando i raid di Damasco presero di mira le formazioni dell’YPG, sostenute dalle forze speciali americane nella città di Hasakah. L’attacco rappresentava un’inversione di tendenza delle priorità del regime di Damasco che, sin dal 2011, aveva considerato il fronte delle aree popolate dai curdi siriani secondario, rispetto ad altri. Un segnale che anticipava di pochi giorni l’operazione militare condotta da Ankara in territorio siriano, Scudo dell’Eufrate, che aveva come obiettivo l’ISIS ma soprattutto le milizie curde dell’YPG. Un’operazione militare, iniziata il 24 agosto, che di fatto violava la sovranità della Siria e che, al di là di qualche protesta di Damasco, non provocava nessuna reazione militare né del regime né dei suoi alleati iraniani e russi. Continua a leggere

ACCELERA LA DITTATURA DELLE TECNOCRAZIE INETTE

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di Maurizio Blondet

Gli Impunibili
Gli Impunibili

Per fortuna ha suscitato obiezioni persino nei mainstream media la proposta di  Pitruzzella. Costui, Giovanni Pitruzzella, all’insaputa della maggioranza degli italiani, è una “authority”. Più precisamente, è a capo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, popolarmente detta “Antitrust”.  Secondo Wiki, i compiti istituzionali di Pitruzzella in quanto authority   sono: “vigilanza contro gli abusi di posizione dominante, vigilanza di intese e/o cartelli che possono risultare lesivi  per la concorrenza, controllo delle operazioni di concentrazione (fusione o take-over) comunicate all’Autorità, che ne valuterà l’impatto sul mercato, tutela del consumatore, in materia di pratiche commerciali scorrette, clausole vessatorie e pubblicità ingannevole, valutazione e sanzionamento dei casi di conflitto d’interesse dei componenti del Governo.”.

Ciò, dal 2011.  Per quanto la memoria si sforzi, non riesce ad evocare qualunque intervento del sullodato che abbia lasciato una traccia nella vita civile. Continua a leggere

Veneto, profughi in rivolta prendono 25 persone in ostaggio

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Risultati immagini per Veneto, profughi in rivolta prendono 25 in ostaggioSegnalazione di Raimondo Gatto

Muore una ivoriana, i migranti protestano nel centro di Cona (Venezia). Liberati dopo ore gli operatori presi in ostaggio

di Chiara Sarra

Notte di proteste e paura nel centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, dove alcuni migranti hanno preso in ostaggio 25 operatori che si occupano dei richiedenti asilo per diverse ore. Continua a leggere

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