Saviano, un intellettuale al servizio del pensiero unico
di Diego Fusaro

Fonte: lettera43
Il ceto degli intellettuali è oggi in larga parte composto da opinionisti che non credono in nulla, parlano di tutto e sono permanentemente in cerca di visibilità mediatica e, soprattutto, di danaro. Tra questi, poi, vi sono alcuni esponenti del ceto intellettuale che più degli altri sono abili nel surfare le onde del pensiero unico politicamente corretto: e, per ciò stesso, si garantiscono visibilità permanente, applausi senza fine e seguito delle masse teledipendenti e sempre più lobotomizzate dalla manipolazione organizzata.
UN INTELLETTUALE IMPECCABILE. Roberto Saviano è sicuramente un intellettuale impeccabile. Non sbaglia un colpo. Dice sempre la cosa giusta al momento giusto: sembra sincronizzato per fornire ad hoc le superstrutture funzionali alla struttura dominante. Ora fa l’elogio di Israele (modello insuperato della democrazia missilistica); ora infanga l’appena defunto Fidel Castro come “dittatore” sanguinario (secondo il logoro cliché che ormai anche i muri ripetono in maniera automatica); ora stigmatizza i populismi (senza, ovviamente, dire nulla sull’unico vero pericolo oggi esistente, che si chiama capitalismo finanziario).
OMELIE DA SOMMINISTRARE ALLE MASSE. Adesso, dulcis in fundo, ci spiega che il suo sogno per il 2017 sono «sindaci africani», ha letteralmente asserito in una recente intervista rilasciata a Gianni Riotta e prontamente trasformata in nuova omelia televisiva da somministrare alle masse subalterne e indotte – grazie anche a spettacoli di questo tipo – ad amare le proprie catene.








Aleppo, 8 gennaio. Lui accetta di farsi filmare, a scanso di equivoci. Però Mahmud Fahrad non è il suo vero nome e la foto non è la sua. Ha paura di vendette, in questa Aleppo coperta di macerie e dove pochi credono che tutti i jihadisti se ne siano davvero andati a Idlib sui pullman forniti da Assad. Perché questo muratore che ha perso il suo lavoro anni fa e si è dovuto arrangiare com moglie e quattro figli, vuol raccontare come si viveva ad Aleppo Est quando c’era la repubblica dei ribelli e dei jihadisti. 
