Marcello Foa a Torino. Fake News e credibilità dei media: tra informazione e manipolazione

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Analoga conferenza, con diversi relatori, si è tenuta il 24 novembre a Verona su iniziativa dell’ Associazione cittadini contro le mafie e la corruzione, cui ha parlato Matteo Castagna. Video YouTube.

Capire quando una notizia è stata falsificata per manipolare l’opinione pubblica è di fondamentale importanza, oggi più che mai. Il libro “Gli stregoni della notizia” del presidente della RAI Marcello Foa è una vera e propria opera che chiarisce, come poche altre, come funziona veramente il mondo dell’informazione, portando alla luce il suo lato nascosto e oscuro.

Venerdì 11 gennaio alle 20.30 si terrà a Torino presso la sede di Spazio Uno un incontro il Presidente RAI, Marcello Foa e la giornalista Enrica Perucchietti: 

Fake News e credibilità dei media: tra informazione e manipolazione

Quali sono le tecniche per orientare l’opinione pubblica?

Perché la credibilità dei media è messa in dubbio?

Come si inserisce il fenomeno delle fake news nel controllo sociale?

 

Partendo dal saggio Gli Stregoni della notizia. Atto II, Marcello Foa ed Enrica Perucchietti  analizzano il rapporto tra i mezzi di comunicazione, il potere e l’attendibilità dell’informazione,  svelando i trucchi e le logiche usati dagli “stregoni della notizia”,  i comunicatori più spregiudicati, il cui operato, sconosciuto ai più, ha un impatto profondo sulla società e sulla democrazia.


L’evento si svolgerà venerdì 11 gennaio alle ore 20.30 
a Torino, in via Tabacchi 33, presso la sede di Spazio Uno.

Modera: Marco Castelli

Marcello Foa, (Milano, 30 settembre 1963) è un giornalista e scrittore italiano con cittadinanza italo-svizzera. Dal 26 settembre 2018 è presidente della RAI.

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Pugno duro di Bolsonaro: “Via la spazzatura marxista dalle scuole”

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Risultato immagine per bolsonaroRio De Janeiro, 3 gen – Ennesimo mal di pancia per i progressisti in seguito al tweet pubblicato da Jair Bolsonaro: il presidente del Brasile non smette di annunciare i suoi propositi di governo e lo fa con una dichiarazione che non si presta a fraintendimenti. Nel mirino stavolta è finito il sistema scolastico brasiliano. Il presidente carioca ha delineato in modo breve ma estremamente chiaro uno dei progetti della sua amministrazione: sbarazzarsi della “spazzatura marxista” che come una piaga infetta gli scolari fin dalla più tenera età, e smantellare dalle fondamenta l’egemonia ideologica sinistrorsa che tiene in scacco il paese.

“Uno degli obiettivi per noi è quello di portare il Brasile fuori dalle peggiori posizioni nel ranking dell’istruzione mondiale e di combattere la spazzatura marxista che è stata inserita nelle sistema edicativo”, ha dichiarato. “Riusciremo così a formare e crescere dei cittadini e non dei militanti politici [di sinistra]”

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I Gilet Gialli tornano protagonisti nelle strade. Macron vacilla

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I Gilet Gialli tornano protagonisti nelle strade. Macron vacilla La presidenza Macron vacilla sotto i colpi dei manifestanti che vestono il gilet giallo. Vacilla davanti alla totale mancanza di carisma di un presidente che si è nascosto nel momento della crisi della Repubblica. Vacilla per l’imprevedibilità di comportamento di un uomo che ha fondato un movimento per il cambiamento e che invece è diventato il simbolo personificato della repressione.
Vacilla la Repubblica di Macron, la Repubblica dei Benalla, delle feste sfrenate all’Eliseo a ritmo di rap, del totale disprezzo per la Francia rurale e lavoratrice.
Sono due mesi che migliaia di francesi si riversano nelle strade ogni sabato, incuranti dei lacrimogeni, dei manganelli, dei proiettili di gomma, dei dieci morti tra i manifestanti uccisi da automobili presso i blocchi stradali. Se la rivolta due settimane fa sembrava spegnersi, il 5 gennaio una folla di 35000 persone, estremamente motivate, è scesa in piazza diffondendosi oltre i Campi Elisi e mettendo in crisi la polizia che non era preparata ad un simile scenario.
Il governo francese è debolissimo, il “cerchio magico” del presidente è compromesso dalle dimissioni di uomini chiave che hanno garantito l’ascesa di Macron, le promesse di aiuti fiscali formulate da Macron sono cadute nel vuoto.

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I sindaci non possono trasformarsi in giudici della Consulta e il Ministro può rimuoverli

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Paolo Becchi

Il decreto sicurezza di Salvini è anche un ottimo deterrente contro gli abusi e le ingiustizie degli ultimi anni. È ben noto, ad esempio, che le case popolari vengono puntualmente assegnate a famiglie numerose di richiedenti asilo, privi della cittadinanza italiana ma con nuclei familiari composti da parecchi figli minorenni. Questo è certo reso più difficile con le nuove regole sull’anagrafe per i richiedenti asilo, ed è un modo per scoraggiare l’immigrazione clandestina. Alcuni sindaci della sinistra anti-italiana, capeggiati da Orlando con al seguito De Magistris e Nardella, si ergono a paladini dell’invasione migratoria e manifestano l’intenzione di non voler applicare una legge dello Stato. Se a tali annunci seguissero i fatti, i rimedi legali ci sono.

Uno di questi è l’applicazione dell’art. 142 del Tuel, il Testo Unico degli Enti Locali, il quale prevede che «con decreto del Ministro dell’Interno il sindaco, il presidente della provincia, i presidenti dei consorzi e delle comunità montane, i componenti dei consigli e delle giunte, i presidenti dei consigli circoscrizionali possono essere rimossi quando compiano atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico».

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L’ultimo insulto della “sinistra” a chi non vota “bene”: sei un rossobruno!

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di Andrea Scanzi 

Fonte: Il Fatto quotidiano

Quando la sinistra non capisce quello che sta succedendo, e accade spesso, tende fatalmente a cavarsela con “analisi” che si riassumono quasi sempre così: “Noi siamo nel giusto, è il mondo che è stupido”. A volte, per avvalorare tali dotte riflessioni, servono paroline magiche inventate alla bisogna. E’ il caso di “rossobrunismo”, neologismo che vuol dire poco e per questo funziona nei salotti buoni, quelli per capirsi in cui Di Maio è Himmler, Salvini Goebbels e la Boschi Nilde Iotti. Definire il rossobrunismo non è facile. Il sito Intellettuale dissidente ci prova così: “In termini prettamente politico-letterari, coloro che si richiamano a questa visione del mondo, spaziano da Gramsci a Gentile, da Bombacci a figure anarchiche come Proudhon e Bakunin. Filosofia idealista, ergo triade Fichte-Hegel e Marx, sino ad arrivare a politici di riconciliazione nazionale e difesa sovranitaria quali Chavez, Guevara e De Gaulle”. Continua a leggere

Dl sicurezza, sindaco Pd smonta i ribelli: “Legge va rispettata sempre”

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La presidente di Anci Veneto, Maria Rosa Pavanello, entra a gamba tesa sulla rivolta dei sindaci contro il Dl sicurezza

Maria Rosa Pavanello, presidente di Anci Veneto, sindaco di Mirano e iscritta al Pd dalla sua fondazione, si schiera contro i sindaci ribelli che non vogliono applicare il Dl Sicurezza.

Foto dal sito del Comune di Mirano

Un sindaco è tenuto ad applicare e a far rispettare la legge anche quando non la condivide. E questo un elemento che sta alla base del ruolo di sindaco e che è alla base dell’architettura democratica ed istituzionale del nostro Paese. Il decreto sicurezza è una legge dello Stato e, quindi, i sindaci devono rispettarla. Naturalmente questo non significa che non si possano manifestare critiche o giudizi negativi, ma la legge lo ripeto va rispettata. E il nostro ruolo che ce lo impone e non potrebbe essere diversamente“.

Pavanello ha poi affermato che: “Il confronto e non la disobbedienza è alla base della dialettica democratica per questo condivido le parole del presidente Decaro che ha invitato alla costituzione di un tavolo per cercare con il dialogo di trovare delle eventuali soluzioni condivise e correttivi al decreto“.

Per la presidente dell’Anci Veneto, il problema non deve essere affrontato come una battaglia politica, ma bisogna guardare all’interesse dei Comuni e dei sindaci che ogni giorno si trovano a dover fronteggiare la gestione dei migranti e della sicurezza. “In passato i sindaci sono stati lasciati soli nella gestione dell’emergenza immigrazione che non era di loro competenza, ma che purtroppo è stata scaricata senza mezze misure sui Comuni e di conseguenza sui territori e sulle comunità con il rischio concreto di tensioni sociali“, ha detto la Pavanello.

Parole che arrivano come una doccia gelata nei confronti della sollevazione dei sindaci e che riaffermano un principio di diritto imprescindibile: la legge va applicata. Un concetto già ricordato anche da illustri costituzionalisti e che dovrebbe essere sempre tenuto presente da chi è a capo non di una lista o di un partito ma di una pubblica amministrazione.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/politica/dl-sicurezza-sindaco-pd-smonta-i-ribelli-legge-va-rispettata-1623901.html?mobile_detect=false

In Italia comandano sempre gli stessi. Serve altro

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In Italia comandano sempre gli stessi. Serve altro

Fonte: La Verità

Nell’ era della globalizzazione lei parla ancora di tradizione. Come si fa a essere tradizionalisti oggi?

«Esistono potenze industriali e nucleari come l’India, la Russia, o la Cina, che, nonostante il comunismo, ha risvegliato la sua remota identità taoista, confuciana, buddista e persino un maoismo interpretato in continuità con l’ antica ideologia imperiale».

Quindi?
«Questi Paesi sono la prova che una forte identità tradizionale riesce ad affermarsi a dispetto di laicismo e dissoluzione dei valori».
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Il miracolo online di capodanno: un vecchio democristiano è diventato Obama

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Il miracolo online di capodanno: un vecchio democristiano è diventato Obama

Fonte: Pietrangelo Buttafuoco

Più di dieci milioni di telespettatori.
Grandi ascolti per il discorso di fine anno del Capo dello Stato in tivù cui vanno a sommarsi altri due milioni di visualizzazioni –perfino più di Chiara Ferragni – sui social.
Il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è celebrato dall’informazione autorevole anche con l’ausilio dell’immaginifica locuzione “virale”. E già in contemporanea col cenone, infatti, nel piluccare tra chat e post delle varie piattaforme digitali, fighettissimi troll del perbenismo, frullavano osanna al povero Mattarella per farne – e tale è, ormai – il vero capo dell’opposizione al governo gialloverde.
Piazze piene, urne vuote, si diceva un tempo.

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Quella lobby dei Comuni rossi che cerca di uscire dall’ombra con la guerra santa anti Lega

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La finta solidarietà degli amministratori in cerca di riflettori: «Basta col giogo padano.

Usano Matteo Salvini per ingigantirsi come faceva Braccio di Ferro con gli spinaci. Non pensate, dunque, che sia la disobbedienza civile del sociologo Danilo Dolci o quella nobile della tradizione radicale.

Nella volontà annunciata ieri dai sindaci di Palermo e di Firenze di ammutinarsi di fronte al decreto Sicurezza del ministro dell’Interno, c’è infatti la solidarietà pelosa che serve a ritrovare un nuovo e personalissimo protagonismo politico. Scomparsi dal dibattito e superati dalla promessa di reddito di cittadinanza a Cinque stelle, a sinistra sono tornati ad agitarsi i campioni ammaccati del populismo, i candidati alle primarie del Pd che in Salvini cercano una resurrezione.

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