Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 19/19 del 4 marzo 2019, San Casimiro
Dove andranno gli Europei dell’ISIS?
Su Twitter, il posto prescelto dal presidente degli Stati Uniti per svelare la sua politica estera e le decisioni di stato, Donald Trump ha chiesto a “ Gran Bretagna, Francia, Germania e altri paesi alleati europei di riprendersi gli oltre 800 militanti dell’ISIS catturati in Siria” , provenienti da 44 paesi, e se ciò non avvenisse, lui “ sarà costretto a liberarli”senza specificare dove e in quale paese. Trump non è più disposto a lasciar passare del tempo in attesa “ che altri ( i paesi europei) facciano il loro lavoro”. Questo è quello che palesa l’ amministrazione americana in politica estera e nei confronti dei suoi alleati. Gli Stati Uniti avevano chiesto all’Europa, al Canada, all’Australia e ai paesi del Medio Oriente di mandare le loro truppe in Siria a “combattere l’ISIS”. Ma prima ancora, alcuni anni fa, gli Stati Uniti avevano chiesto ai paesi europei di lasciar partire i potenziali jihadisti alla volta della Siria e dell’Iraq e all’Arabia Saudita e alla Giordania di aprire le loro prigioni e perdonare i jihadisti affinchè potessero raggiungere la loro tanto ambita destinazione, il Levante, per distruggere così lo stato siriano e creare una situazione di “stato fallito”.
Questi desideri però non poterono essere realizzati e il presidente Bashar al-Assad non fu rimosso in 3, o al massimo 6 mesi, come era stato previsto nel 2011. Oggi il mondo deve fare i conti con un nuovo rebus : cosa farne di quelli che abbiamo aiutato a raggiungere la Siria per terrorizzare, sottoporre a violenze, uccidere la popolazione e che adesso vogliono tornare nei loro paesi d’origine? E’ chiaro che l’amministrazione americana non ha alcuna intenzione di aiutare l’Europa a risolvere il problema dei suoi rifiuti umani che hanno abbracciato lo Stato Islamico proprio come volevano gli Stati Uniti.
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