Tremonti smonta Greta Thunberg: “Non è fenomeno spontaneo”

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L’ex ministro Giulio Tremonti smonta il fenomeno Greta Thunberg. Ospite del programma L’Aria che Tira su La7, Tremonti ha sottolineato come quello di Greta Thunberg non sia affatto un fenomeno spontaneo:

Esistono problemi di cambio climatico, di inquinamento, di ridisegno dell’industria nel mondo. Il cambio climatico c’è sempre stato: uno può chiedersi perché Groenlandia si chiama così. Era verde ed è diventata grigia. Il cambio climatico è parte della storia del pianeta e dell’umanità. Poi c’è l’nquinamento. Io inviterei Sua Eccellenza Bertinotti a leggere la storia del clima negli ultimi 1000 anni. Un conto è il cambio climatico, un conto è l’inquinamento.

E poi c’è Greta Thunberg. Tremonti affonda il colpo:

Se uno pensa che Greta Thunberg sia un fatto spontaneo e naturale, forse non ha idea di quale macchina politica e mediatica sta dietro Greta, non è mica Giovanna D’Arco, è un fenomeno complesso, con un investimento di capitali straordinario alle spalle ed è il tentativo di ridisegnare la struttura industriale fatta con la globalizzazione

 

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fonte – https://oltrelalinea.news/2019/09/25/tremonti-smonta-greta-thunberg-non-e-fenomeno-spontaneo/

Trump chiese a Zelensky di riaprire indagini sui Biden. Pubblicata trascrizione della telefonata

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Donald Trump decide di desecretare e rendere pubblica la trascrizione della telefonata avvenuta il 25 luglio 2019, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La diffusione della trascrizione avviene all’indomani dall’annuncio di un’indagine formale su Donald Trump per impeachment, da parte dei democratici.

Il presidente degli USA è accusato di aver chiesto al suo omologo ucraino, per ben otto volte, di riaprire un’inchiesta per corruzione contro Burisma, una società di gas collegata ad Hunter Biden, in cambio dello sblocco di aiuti finanziari per 391 milioni di dollari, congelati poco tempo prima.

Un passaggio cruciale della trascrizione conferma una parte delle accuse su Trump

Vorrei che ci facessi un favore… Mi piacerebbe che scoprissi cosa è successo in questa situazione legata all’Ucraina, che chiamano Crowdstrike… Mi piacerebbe che il procuratore generale chiamasse te o qualcuno dei tuoi, e vorrei che tu andassi a fondo in questa vicenda”. Zelensky risponde: “Ti dico personalmente che uno dei miei assistenti ha parlato con Giuliani recentemente e contiamo molto sul fatto che Giuliani possa venire in Ucraina in modo da incontrarci. Posso garantirti che hai solo amici attorno a noi […]. Riguardo l’indagine io garantisco come presidente dell’Ucraina che tutte le inchieste verranno condotte in modo aperto e chiaro. Quello te lo garantisco”.Non ci sarebbe traccia, invece della promessa di finanziamenti in cambio della riapertura delle indagini. Tuttavia la Casa Bianca chiarisce che si tratta di una trascrizione «non letterale» e che «il documento riporta le note e quanto viene ricordato da parte dello staff cui è affidato il compito di ascoltare e trascrivere la conversazione». 

I democratici chiedono di poter visionare la denuncia integrale dell’informatore che ha dato il via al Kievgate. Per il Dipartimento di Giustizia la trascrizione è insufficiente per far aprire un’indagine penale sul comportamento di Trump, in quando non vi sarebbe riscontrata alcuna violazione.

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fonte – https://it.sputniknews.com/mondo/201909258127999-kievgate-trump-chiese-a-zelensky-di-riaprire-le-indagini-sui-biden/

Belpietro: “Quello di Malta sui migranti non è un accordo”

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Il direttore di Panorama commenta il “presunto” accordo sui migranti. promesse già sentite dall’Europa e mai diventate realtà

Clima, Renzi, migranti. I principali temi della politica e della cronaca attuale sono state al centro di Stasera Italia e Quinta Colonna, le due trasmissioni di politica di Rete4 nelle quali ha partecipato il direttore di Panorama, Maurizio Belpietro. Su tutto il presunto accordo chiuso in giornata a Malta tra i ministri degli Interni dei paesi interessati alla questione migranti e con base ancora “volontaria”.

Migranti

L’accordo di Malta non è un accordo, é un po’ di fumo che viene gettato negli occhi della gente. Quante volte abbiamo sentito in questi anni che c’era un accordo con l’Europa per la distribuzione dei migranti? Quante volte, da Renzi ad altri, hanno annunciato vertici in cui Francia e Germania avevano capito il problema e promesso di aiutarci. Salvo poi scoprire, che il tanto amico Macron i migranti li ferma alla frontiera di Ventimiglia e addirittura a Gendarmeria prendeva alcuni migranti e, sconfinando nel nostro paese, li riportava in Italia.  I rimpatri sono difficili ma dobbiamo ricordare che c’è un paese in Europa, la Germania che i rimpatri li fa sedando i migranti ed un altro paese, la Turchia che ha bloccato i flussi migratori dalla rotta balcanica grazie ai miliardi pagati dall’Europa.

Clima

In tutto il mondo ci sono paesi che inquinano: la Cina, l’India non tagliano emissioni e l’attività delle aziende ed il risultato è che continuano a fare quello che vogliono; la verità è che l’Europa incide minimamente sul clima eppure continua a massacrarsi e a comportarsi da masochista. Gl Usa da questi meeting sul clima dell’Onu se ne vanno, la Cina se ne va e a noi propiniamo quello che da anni i catastrofisti raccontano.

Renzi

Italia viva nasce per sedersi al tavolo delle nomine. Non c’è solo Zingaretti e Di Maio a poter e dover decidere: le poltrone di Enel, Eni, Leonardo, Terna, Finmeccanica. Nell’intervista a Repubblica parla espressamente di questo. Rivendica le sue nomine del passato e mette bocca su una questione importantissima, le strategie delle grandi aziende pubbliche di oggi e del futuro. Dove va Renzi mettendo le mani sulle grandi aziende dello Stato?

Renzi sta cercando di ridisegnare come fece allora quando decapitò i centri di potere el paese. Il risultato è che uno che non è mai stato eletto aveva in mano il paese ed è quello che oggi con il 4% sta cercando di ripetere con una operazione a dir poco spregiudicata.

fonte – https://www.panorama.it/news/politica/belpietro-quello-malta-sui-migranti-non-un-accordo/

Allarme clima, 500 scienziati contro tutti: “È una farsa”

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Non esiste una verità scientifica sui cambiamenti climatici. Esiste invece un panel di divergenti che contesta Greta e i cattivi maestri dell’ambientalismo

Greta contro tutti”. “Greta la voce del popolo contro le élites”. “Greta da Nobel”. Questi sono alcuni dei “complimenti” che la giovane ambientalista raccoglie alle Nazioni Unite.

Eppure c’è un fatto che a molti è passato inosservato. Nell’indifferenza generale 500 scienziati di tutto il mondo indirizzano al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, una lettera contro l’allarmismo climatico. Lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore emerito presso l’Università dell’Aja, l’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 Paesi. Pubblicato in un momento in cui l’agenda internazionale pone il clima in cima alla lista delle preoccupazioni, questa “Dichiarazione europea sul clima” ha lo scopo di far sapere che non c’è urgenza né crisi irrimediabile.

Ecco. Questo è il succo di una controrivoluzione che pone al centro la scienza e non l’ideologia sinistroide che, ahinoi, sfrutta la ragazzina dalle trecce d’oro. La notizia in Italia passa un po’ in sordina e anche i media mainstream sembrano prenderla sotto gamba. Eppure, fortuna per noi esseri umani, sul giornale online Altantico Quotidiano, Federico Punzi ne parla con grande autorevolezza. Riporta la traduzione integrale della lettera che farebbe sobbalzare anche il più puro degli ambientalisti. Scrive Punzi sul suo profilo Facebook: “Oggi su Atlantico Quotidiano la preoccupante (per lei) escalation di Greta Thunberg, cavalcata con incredibile cinismo da media e leader; un ministro che autorizza lo sciopero degli studenti per “valore civile”; mentre 500 scienziati dicono che la nostra casa non è in fiamme”.

E fortunatamente, almeno per la scienza, il pianeta Terra ha ancora una chance di salvezza. Gli ambasciatori e portavoce di questa idea sono: Guus Berkhout, professore (Paesi Bassi), Richard Lindzen, professore (Stati Uniti), Reynald Du Berger, professore (Canada), Ingemar Nordin, professore (Svezia), Terry Dunleavy (Nuova Zelanda), Jim O’Brien (Irlanda), Viv Forbes (Australia), Alberto Prestininzi, professore (Italia), Jeffrey Foss, professore (Canada), Benoît Rittaud, docente (Francia), Morten Jødal (Norvegia), Fritz Varenholt, professore (Germania), Rob Lemeire (Belgio), Viconte Monkton of Brenchley (Regno Unito).

Scrivono senza mezzi termini che quella in cui ci troviamo non è un’emergenza. Spiegano che i modelli di divulgazione generale sul clima, su cui si basa attualmente la politica internazionale, sono inadeguati. “È pertanto crudele e imprudente sostenere la perdita di trilioni di dollari sulla base dei risultati di modelli così imperfetti. Le attuali politiche climatiche indeboliscono inutilmente il sistema economico, mettendo a rischio la vita nei Paesi a cui è negato l’accesso all’elettricità permanente a basso costo. Vi invitiamo a seguire una politica climatica basata su solida scienza, realismo economico e reale attenzione a coloro che sono colpiti da costose e inutili politiche di mitigazione”.

Invitano a organizzare insieme a loro, all’inizio del 2020, un incontro costruttivo di alto livello tra scienziati di fama mondiale di entrambe le parti del dibattito sul clima. Perché una cosa è certa, il progresso scientifico, e non solo, si basa su teorie e confutazioni. Questo è il metodo: confronto. Questione spiegata con grande razionalità che si può riassumere in poche chiare battute: non esiste una verità scientifica che accolga le istanze della nostra Greta. Il surriscaldamento globale, quindi, non è per tutta la comunità di scienziati un problema reale. Ma torniamo alla lettera. Si conclude così: “L’incontro (fissato per il prossimo anno) renderà effettiva l’applicazione del giusto e vecchio principio di buona scienza e giustizia naturale secondo il quale le due parti devono poter essere ascoltate in modo completo ed equo. Audiatur et altera pars!”.

In queste righe questi uomini ribelli, questi divergenti che non accettano di salire sul carro del vincitore, affermano che una rete globale di professionisti è pronta a chiarire che il clima deve essere meno politicizzato, mentre la politica ambientalista deve essere più scientifica. Gli scienziati devono affrontare apertamente le incertezze e le esagerazioni nelle loro previsioni sul riscaldamento globale e i leader politici devono valutare in modo spassionato i benefici e i costi reali dell’adattamento al riscaldamento globale, nonché i costi reali e i benefici attesi della mitigazione.

Poi la spiegazione: il clima varia da quando esiste il pianeta con fasi naturali fredde e calde. “La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento”. Il caldo, intanto, cresce con un ritmo inferiore alla metà di quanto era stato inizialmente previsto e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare. Poi questi dissidenti si soffermano su un fatto di rilevante importanza: la Co2 non è un inquinante. È anzi essenziale per tutta la vita sulla Terra. La fotosintesi è una benedizione. Più Co2 fa bene alla natura, rende il globo verde: l’aggiunta di anidride carbonica nell’aria ha portato ad un aumento della biomassa vegetale globale. È anche buono per l’agricoltura, aumentando i raccolti in tutto il mondo.

Insomma un chiaro messaggio a Greta, ai gretini e ai cattivi maestri che cavalcano “l’emergenza” lucrando economicamente e culturalmente sulle giovani generazioni. La vostra teoria potrebbe essere sbagliata.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/cronache/allarme-clima-500-scienziati-contro-tutti-farsa-1757848.html

Università di Glasgow: vietato ai cristiani mostrare segni, loghi e immagini pro-vita

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Presso l’Università di Strathclyde (Glasgow) è diventato pericolo manifestare a favore della vita. Al gruppo “Strathclyde Students for Life” è stato ordinato di ritirare i poster che offrivano supporto alle donne in gravidanza e includevano  l’immagine di un bambino con sindrome di Down.  L’ordine è arrivato dall’associazione studentesca britannica, che ha imposto a questo gruppo cristiano di non mostrare segni, loghi e qualsiasi altra immagine pro-vita. I componenti del gruppo sono rimasti scioccati dall’iniziativa,  concretizzatasi anche in atteggiamenti ostili ben visibili. Infatti gli studenti pro-life sono stati affrontati fisicamente nel cortile dell’Università da alcune matricole contrarie ai messaggi pro-vita, giovani che hanno chiesto che i poster fossero rimossi. Catherine Deighan, presidente di Strathclyde Students for Life, ha condannato le azioni dell’associazione studentesca, accusandola di avere applicato una scandalosa censura, ridicola anche per il fatto che il gruppo pro-life ha esibito manifesti innocui, nel senso che non mostrano nulla che qualcuno possa considerare inappropriato. La giovane ha spiegato che da alcuni anni la Strathclyde Students for Life è registrato ufficialmente all’Università di Strathclyde. “Quando abbiamo iniziato a studiare il primo anno, ci aspettavamo di entrare e ricevere lo stesso trattamento di tutti gli altri. Tuttavia, non ci è stata data questa cortesia”, ha detto la Deighan. Dopo le intimidazioni i giovani pro-life sono stati costretti a rimuovere il poster con il loro logo (che mostra la sagoma di un feto in via di sviluppo), non hanno più avuto modo di visualizzare la loro pagina Facebook e la possibilità di utilizzare il loro numero di telefono. “Questo ci ha lasciato incapaci di dire o fare qualcosa. Ci sentiamo privati dei nostri diritti e indifesi. Ci è stato detto che dicendo che eravamo a favore della vita abbiamo violato la nuova politica dell’Università. Ci siamo sentiti estremamente inopportuni e intimiditi, quindi abbiamo dovuto fare i bagagli e partire per proteggere il benessere dei membri della nostra società. Siamo stati discriminati e censurati. I poster che avevamo erano brochure di supporto per gli studenti che si potevano trovare in crisi per una gravidanza non prevista. Avevamo informazioni per qualsiasi studente in cerca di consigli post-aborto, avevamo brochure che fornivano informazioni sui nostri prossimi eventi. Non avevamo immagini o contenuti espliciti”. La disputa arriva in un momento di crescente preoccupazione, quando le università sono diventate politicamente corrette e stanno soffocando la libertà di espressione, ma solo quella dei cristiani. Infatti le azioni intraprese dallo staff del sindacato degli studenti sembrano contravvenire alla politica in materia di pari opportunità e discriminazione, che obbliga le persone di ogni credo e provenienza a essere trattate allo stesso modo. Michael Robinson, direttore delle comunicazioni e delle campagne per la Società per la protezione dei bambini non nati, ha descritto la situazione come “un vergognoso attacco ai giovani studenti. Le università dovrebbero essere luoghi in cui le persone possono condividere le proprie idee, esprimere le proprie opinioni e discuterne liberamente e apertamente. L’intimidazione intrapresa dallo staff fa parte del continuo attacco portato in atto per soffocare la libertà di espressione ed eliminare qualsiasi aspetto di una voce pro-vita al college. La fine di vite umane innocenti non può mai essere giustificata, quindi, secondo la loro logica, le strategie di censura devono essere rigorosamente applicate. È triste che sia proprio nelle università che prosperano questi nemici della libertà. Sono i piccoli dittatori del nostro tempo, che con uno zelo diabolico non tollerano i pensieri di nessuno ma solo i loro. L’aborto è stato venduto come strumento per la libertà delle donne quando, in realtà, è un’arma coercitiva che gli uomini usano spesso per costringere le donne ad abortire il proprio figlio. Com’è tragico per gli uomini fare  tutto il possibile per mettere a tacere le giovani donne”.  Ciò che è accaduto agli Strathclyde Students for Life è stato condannato anche dai vescovi della Conferenza episcopale scozzese.

Come opera e chi finanzia il fact-checking

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«Ho cinquant’anni, lavoro in un giornale e da qualche mese sono una sorta di sentinella del web». Inizia così il racconto di tale Lucia su uno degli scorsi numeri di Io Donna, che ci svela un altro aspetto dei Guardiani del politicamente corretto. La signora in questione afferma di lavorare per “Io-sono-qui”, un’organizzazione che si affianca a Butac.it, di cui abbiamo già parlato.

Si tratta di un’associazione di “attivisti digitali” che, essendo evidentemente depositaria della Verità assoluta per diritto divino, così si racconta: «combattiamo l’odio diffuso sui social media, la violenza verbale, i troll. Contrastiamo la diffusione delle Fake News e della disinformazione. Ci battiamo contro ogni intolleranza, il razzismo, il sessismo e l’ineguaglianza. (…) Siamo politicamente neutrali e non sosteniamo alcuna visione politica o religiosa. Focalizziamo la nostra azione a favore della democrazia, dell’inclusione, della libertà di parola e dei diritti»

Il gruppo, fondato da Anna Sidoti e Francesca Ulivi, nasce sull’onda di un analogo progetto svedese e si presenta sulle pagine di Butac con tutta una serie di racconti e testimonianze davvero “toccanti”. Per esempio, Francesca a un certo punto dice, convinta: «Io traccio una linea rossa tra disinformazione, misinformazione o falsa informazione e hate speech, per me è tutto collegato e continua ad aumentare nella logica del clickbaiting e della psicotica necessità di rendersi visibili».

Peccato che venga poi smentita dalla sedicente Lucia di Io Donna che svela: «il nostro obiettivo è proprio cavalcare l’algoritmo per fare salire nelle prime posizioni i post positivi e affossare quelli negativi. (…) Cruciali sono i like, i “mi piace”, che cerchiamo di mettere a pioggia sui post positivi, per fare massa».

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fonte – https://orwell.live/2019/09/23/come-opera-e-chi-finanzia-il-fact-checking/

Saviano si scopre devoto: “San Gennaro protettore degli immigrati”

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New York, 19 sett –  Roberto Saviano, in diretta da New York (anni luce lontano da Napoli e dai napoletani) chiacchiera amabilmente con un giornalista di Fanpage proprio nel giorno in cui si festeggia il santo simbolo della sua città, San Gennaro.

“Il sangue di San Gennaro si è sciolto e meno male altrimenti questo video non avrei mai potuto postarlo!”, esordisce il bardo del cosmopolita. Poi, proprio lui che si guarda bene dal tornare nella città dove è nato e che gli ha regalato – suo malgrado – la visibilità di cui vive molto bene nel suo attico di New York, commenta:  “San Gennaro, protettore dei napoletani e degli emigranti – di tutti gli emigranti, anche veneti, laziali, calabresi, lombardi – oggi lo immagino protettore dei migranti, di chi lascia la propria terra per cercare altrove una vita dignitosa”.

“San Gennaro santo degli sbarchi”

Poi parte il pistolotto classico di Saviano di esaltazione all’immigrazione e il parallelismo tra quella che fu l’immigrazione italiana e quella che adesso l’Italia, invece, sta subendo: “L’immigrazione è un’emorragia” dice accorato Saviano. “Un emorragia di sangue. I migranti che vanno via sono il sangue di una nazione che si perde. Per questo San Gennaro, il santo del sangue per antonomasia, diventa il protettore degli emigranti“. “Infatti secondo me San Gennaro è perfetto come santo protettore degli sbarchi”. Regolari o irregolari, Robé? Ah, già, per te non c’è differenza.

“Gli italiani? Per gli Usa non sono bianchi”

Secondo Saviano, inoltre, l’italiano negli Stati Uniti non è considerato bianco, anzi: “L’italiano è ‘no black’, ma non è ‘white’” dice l’autore di Gomorra. Saviano sembra insomma voler sposare le teorie di alcuni attivisti secondo i quali i nostri avi non erano considerati di etnia caucasica quando arrivavano negli Stati Uniti. Questa teoria sembra essere più dettata da ragioni di “appiattimento” etnico culturale che da effettivi dati: è stata smentita persino dal Washington Post, che l’ha addirittura bollata come “teoria della cospirazione”. “Il viaggio era un inferno da Napoli a New York, su queste navi che erano vere e proprie baracche viaggianti. Dovevano starci 80 persone, 100 persone… ce ne mettevano mille. Come i barconi di oggi”. Ecco che, tardi ma secondo il copione tipico, arriva il banale parallelo tra gli emigrati italiani e i nerboruti tunisini che sbarcano a frotte a Lampedusa. Al bardo del cosmopolitismo piace molto suscitare sentimenti basati istericamente sulle mere immagini pietose (accuratamente selezionate) dei clandestini che arrivano sulle nostre sponde. Invitiamo chiunque a visionare un filmato d’epoca degli italiani che giungevano ad Ellis Island per gli opportuni paragoni.

fonte – https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/saviano-si-scopre-devoto-san-gennaro-protettore-degli-immigrati-130616/

Marion Marèchal su Salvini: “I Cinque stelle lo hanno tradito”

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Salvini? È stato tradito dai Cinque stelle dopo le elezioni europee. A parlare, in una intervista a La Stampa è Marion Marèchal (ha rinunciato a Le Pen, il cognome del nonno Jean-Marie), 29 anni, già promessa del Rassemblement National (Rn), il partito della zia Marine. Commentando la decisione di Salvini di staccare la spina al governo «giallo-verde» e aprire la crisi di governo in agosto, Marion Maréchal spiega che «sono i 5 Stelle che hanno tradito Salvini dopo le elezioni europee. La sua reazione è stata legittima».

Approva anche il Salvini dj al Papeete Beach di Milano Marittima? chiede l’intervistatore «Lui è empatico – osserva Marion Marèchal – vicino alla gente. Ma in Francia il suo stile non funzionerebbe. Da noi il fantasma del generale de Gaulle plana su tutti i politici. Esistono aspettative intellettuali, di contegno». E adesso il leader della Lega finirà isolato a destra come Marine Le Pen in Francia? «Questo paragone non si può fare» replica. «La Lega è diventata il grande partito della destra nel vostro Paese e non è il caso dell’Rn. La formazione italiana è radicata localmente, dove è disposta a formare coalizioni con altre forze. Il Rassemblement National no. E’ una forza politica nazionale innegabile, ma al peggio fa il 15 per cento e al meglio il 30. Così in Francia e senza alleanze non potrà governare».

Marion Marèchal: “La crisi diplomatica? Colpa di Luigi di Maio”

La crisi diplomatica fra Roma e Parigi? La colpa fu di Luigi di Maio, non di Matteo Salvini. «All’origine della crisi diplomatica del febbraio scorso non c’era stata la Lega ma l’M5S, dopo che Luigi Di Maio aveva incontrato i rappresentanti dei gilet gialli in Francia. Ecco, chi è stato criticato aspramente ieri diventa oggi un interlocutore rispettabile e interessante. E’ l’ipocrisia della politica»  afferma Marion Marèchal nell’intervista a La Stampa.

«Non credo – afferma ancora parlando di Ue – che un cambiamento di rotta dell’Unione passi da Bruxelles. Solo i Governi possono qualcosa. Il problema è controbilanciare la potenza tedesca. E ritengo che una parte della soluzione si trovi in un’alleanza tra Francia e Italia, che è un importante contribuente netto dell’Ue. Si fa un errore a sperare solo nella resistenza dei Paesi di Visegrad. Che sono beneficiari netti. Approfittano del sistema e non vorranno mai cambiarlo».

Il leader leghista asfalta Conte e Macron

«Di parole ne sono arrivate tante anche negli anni passati, di fatti zero». Così il leader della Lega, Matteo Salvini, a Gualdo Tadino ha risposto ai giornalisti sui colloqui tra il Presidente francese, Emmanuel Macron, e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul tema migranti. «Io vedo solo centinaia di sbarchi ogni giorno – ha ribadito – e le solite parole della Francia che dice di prendere coloro che verranno riconosciuti come in fuga dalla guerra, che sono un’estrema minoranza di quelli che sbarcano in Italia».

Salvini ha poi sottolineato che «il governo Conte parte veramente male, riaprire i porti come primo atto mi sembra veramente una follia. L’unica certezza è che in questo mese di settembre gli sbarchi sono aumentati del 30%»

(Roberto Vivaldelli)

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/09/19/marion-marechal-su-salvini-i-cinque-stelle-lo-hanno-tradito/

D’Agostino: “Il Conte bis come sempre non è stato deciso in Italia”

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Il fondatore di Dagospia commenta la crisi e la nascita del nuovo Governo, voluto fuori dai nostri confini

La crisi italiana, l’elevazione di Giuseppe Conte a statista, la riabilitazione del nostro Paese. Sono novità derivate tutte dal contesto internazionale. «Me lo fece capire una volta Francesco Cossiga» racconta Roberto D’Agostino, fondatore, proprietario e direttore di Dagospia, il sito di anticipazioni, inchieste e scenari che Politico.eu, la testata online di analisi politica più compulsata a Washington e Bruxelles, ritiene «una lettura obbligata per le élite». «Cossiga mi disse che contano gli equilibri internazionali. E che dobbiamo ricordarci di essere un Paese sconfitto della Seconda guerra mondiale. All’estero non si dimentica tanto in fretta. Invece la nostra stampa non sa guardare fuori dai confini. Alberto Arbasino suggeriva ironicamente di fare una gita oltre Chiasso. Magari potremmo riuscire a capire perché, nel giro di tre giorni, dal rischio di essere come la Grecia, improvvisamente siamo diventati la nuova Svizzera».

Con le dita cerchiate da anelli, i tatuaggi che ricoprono gran parte del corpo, la barba mefistofelica sebbene si dichiari credente, il sulfureo blogger autore dell’imprescindibile Dago in the Sky ora viene invitato a parlare nelle università, non solo italiane. Panorama gli ha chiesto di essere lo storyteller della crisi in via di conclusione.

Quanto durerà il Conte bis?

Quanto decideranno i poteri internazionali che lo hanno voluto. In Italia pochi hanno notato un fatto rilevante. Il 23 agosto scorso, davanti ai colleghi delle banche centrali, Jerome Powell, presidente della Federal reserve, portando le prove del rallentamento dell’economia globale, dopo aver citato la recessione in Germania, le difficoltà della Cina, le tensioni a Hong Kong e il rischio di una «hard Brexit», ha parlato della dissoluzione del governo italiano. Perché, mi sono chiesto, con quello che accade in Iran e la guerra dei dazi, il più potente banchiere del mondo parla della crisi del governo italiano?

E come si è risposto?

Mi sono risposto che il caso italiano ha un’influenza notevole nello scacchiere globale con i suoi precari equilibri. La nostra stampa però, sempre ripiegata sui due Mattei, Di Maio e Zingaretti, non se n’è accorta. Ma il mondo non è su Rete4 e su La7.

Tutti hanno voluto Conte, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Donald Trump: se l’aspettava?

Anche Bill Gates.

Persino lui. E poi gli euroburocrati, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, le Borse, la sinistra post-blairiana, i gesuiti, la Cei, la Cgil, senza parlare di Matteo Renzi e Beppe Grillo…

Già, abbiamo trovato una sorta di Garibaldi che si chiama Giuseppe Conte.

Un salvatore, uno statista

Risulta un gigante perché si contrappone a uno che faceva il dj al Papeete di Milano Marittima. Negli ultimi tempi Salvini le ha sbagliate tutte.

Spicca per contrasto. Ma le sue doti personali quali sono?

Conte non nasce per caso. La prima spia mi si è accesa quando da avvocato del popolo, formula inventata da Rocco Casalino, ha voluto tenersi le deleghe sui servizi segreti. Come mai? Perché voleva mantenere il collegamento con il «Deep state» e le burocrazie? La seconda spia si è illuminata quando ho visto che frequentava il cardinale Achille Silvestrini, pace all’anima sua, il segretario di Stato Pietro Parolin, ed è stato ricevuto in pompa magna da Bergoglio che invece non ha mai voluto vedere Salvini nonostante le richieste. E qui c’è un’altra scelta sbagliata del Capitone, come lo chiamo io: schierarsi con la curia romana in guerra con il Papa.

Anche il rapporto col presidente Sergio Mattarella si dice abbia contato parecchio.

Fino a un certo punto Mattarella non sapeva nulla di Conte. Al Quirinale ha molta influenza Ugo Zampetti, colui che ha svezzato Di Maio quando, ignaro di tutto, è diventato presidente della Camera. Tra loro è sbocciato un gran rapporto. Già dopo il voto del 2018 Zampetti spingeva per il governo giallo-rosso. Era tutto fatto. Poi Maria Elena Boschi, sulla quale c’era il veto dei Cinque stelle per le inchieste su Banca Etruria, s’impuntò: voleva esserci anche lei. E Renzi, ospite di Fabio Fazio, disse che mai si sarebbe alleato con i grillini.

Tutto per la Boschi?

Certo, ha indotto Renzi a stracciare un accordo fatto. Voleva diventare ministro. Con Gentiloni aveva ottenuto la segreteria della presidenza del Consiglio alla quale ambiva anche nel governo Renzi. Solo che quella volta fu la moglie di Renzi, Agnese, a opporsi. E lei accettò il ministero per i Rapporti con il Parlamento.

Tornando a Mattarella e Conte?

È la filiera dei figli a spiegare al capo dello Stato chi è questo sconosciuto avvocato e a garantire per lui. Suo figlio, Bernardo Giorgio Mattarella, docente di diritto amministrativo alla Luiss, e il figlio di Napolitano, Giulio, professore della stessa materia a Roma Tre, con il suo socio, il potente avvocato Andrea Zoppini. Oltre che dal Vaticano e dai figli professori, Conte è spinto dal mondo forense con il suo coté massonico. Il suo maestro Guido Alpa, nello studio del quale ha iniziato la carriera, sta ovunque. E all’Università di Firenze, dove insegna, Conte conosce anche la Boschi.

Ancora lei?

Lavora nello studio dell’avvocato Tombari e fa da tramite per un incontro a tre: Alpa, Conte e Renzi. Ma il futuro premier non s’innamora dell’avvocaticchio. Allora, fallito il tentativo di entrare nel giglio magico, Conte incontra Alfonso Bonafede, anche lui con studio a Firenze, che lo porta da Di Maio. Il resto è storia dell’ultimo anno. Un avvocato anonimo, perciò manipolabile, diventa il possibile successore di Mattarella al Quirinale, come l’altro giorno ha ipotizzato un articolo della Stampa.

Sembra la trama di un film: tutto grazie solo ad alcune buone relazioni?

E, come dice suo padre, a una straordinaria ambizione che trasforma «Giuseppi» in un abile tessitore di rapporti internazionali, il vero trampolino. A cosa sono serviti i viaggi in Europa e al G7? Agendo da regista del voto in favore di Ursula von der Leyen, l’avatar della Merkel, Conte ha superato l’esame di affidabilità. È diventato organico all’establishment. Ricordiamoci cos’era il movimento di Grillo un anno fa sull’euro e sull’Europa. Il voto pro-Ursula è stato il motivo dello scontro finale fra il M5s e la Lega.

Che invece ha sempre sottovalutato i rapporti con Bruxelles?

Basta dire che non si era accorta che gli altri partiti sovranisti erano nel raggruppamento del Ppe della Merkel. Salvini invece è andato ad allearsi con Marine Le Pen, la spina nel fianco di Macron. A quel punto le perplessità si sono moltiplicate: questo Masaniello con il rosario minaccia di scassare l’euro. Missione compiuta: appena Salvini cade, lo spread rincula e la Borsa decolla.

E adesso inizia «la ricompensa»?

Certo. Non si parla più dei 40 miliardi necessari per l’aumento dell’Iva e la legge di bilancio. L’Italia che sembrava come la Grecia, diventa la nuova Svizzera. Ora che l’uomo nero non c’è più si può arrivare al 3 per cento di rapporto deficit/Pil e magari anche oltre, come ha detto von der Leyen, nel caso si facciano investimenti green.

Morale della favola?

Non si può avere la siringa piena e la moglie drogata. L’Europa è come un club, un minimo di regole devi rispettarle. Altrimenti puoi solo uscire, come ha fatto la Gran Bretagna. Non puoi stare un po’ con la Russia, un po’ con l’America, un po’ con la Cina e fare la Via della seta. Le superpotenze non perdonano. Quando Putin ha incontrato a Roma Conte, Di Maio e Salvini chiedendo impegno contro le sanzioni gli è stato risposto di alleggerire la posizione sulla Crimea. Due giorni dopo è uscita la storia dell’Hotel Metropol di Mosca e dei finanziamenti russi alla Lega.

Non sarà una lettura troppo complottarda?

Ma no, i complotti escono dopo, soprattutto se cominci a fare i giochini tra Putin e Trump. Com’è possibile che il presidente americano sponsorizzi il governo più a sinistra della storia italiana? Sovranista grande mangia sovranista piccolo. La storia del Metropol è stata ferma cinque mesi prima di spuntare da un sito americano. Possibile che i servizi segreti, quelli su cui aveva le deleghe Conte, non avvisino Salvini? Vuol dire che li aveva contro, era uno zombie che camminava. Siamo sempre lì, il «Deep state» è decisivo. Citofonare a Berlusconi: anche lui era anomalo, nemico dell’establishment e gliel’hanno fatta pagare. Lo hanno chiamato e gli hanno detto: con lo spread a 500 le tue aziende vanno al macero. E lui è andato a casa.

Così sono stati addomesticati anche i propositi e le promesse di Nicola Zingaretti di puntare al voto?

La promessa c’era stata, ma le pressioni sono state più forti. Sarà arrivata la telefonata dell’ambasciatore americano o la spinta di qualche alto prelato.

Il Pd torna in campo, ma perde la faccia andando al governo ancora senza passare dalle elezioni.

E chissà quando ci si ripasserà. Adesso devono tagliare 345 parlamentari, poi fare il referendum e la nuova legge elettorale. Si voterà nel 2022, con un nuovo capo dello Stato.

Che sarà Romano Prodi?

Non credo, troppo filocinese.

I Cinque stelle che dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno sono rimasti inscatolati?

Sono diventati il tonno, il movimento è diventato partito. Quella era la propaganda di Grillo. Ricordiamoci che Gianroberto Casaleggio andava alle convention di Cernobbio.

Conte è una figura double face? Quando ha detto che il 2019 sarebbe stato «un anno bellissimo» ha omesso di dire che si riferiva a sé stesso?

Già, non ha finito la dichiarazione. Ma, tutto sommato, forse sarà un buon anno anche per noi. Meno tensioni, meno incubo migranti, meno social sobillatori.

Di sicuro più tasse. Grillo che propone ministri tecnici di alto profilo dà ragione a Salvini che vede nel Conte bis la riedizione del governo Monti deciso a Bruxelles?

Dopo i Vaffa è arrivato il nuovo Coniglio mannaro di forlaniana memoria. È entrato in scena il giorno delle dimissioni al Senato.

Casaleggio voleva conquistare il potere attraverso Grillo. Ma quando prendi il 33 per cento devi metterti in una prospettiva governativa. Conte dà questa prospettiva. L’errore di Salvini è stato puntare sull’uomo solo al comando. È sempre andata così: Berlusconi, Renzi, adesso lui. La politica è fatta di relazioni. A Roma ci si «attovaglia» per fare le strategie. Magari la si pensa in modo diverso, ma a tavola si fanno le parti.

E ce n’è un po’ per tutti. n

fonte – https://www.panorama.it/news/politica/dagostino-conte-bis-sempre-non-deciso-italia/

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