Usuraio, l’unica ‘professione’ che non sente crisi

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SCHEI ROBAI

Segnalazione Quelsi

by Valeria Gliaschera

L’usura è un fenomeno al quale il nostro caro Belpaese è affezionato, come dimostrato da alcuni dati: aumenta del 5,4 la percentuale attesa di vittime di usura stimate da EURISPES a inizio anno, percentuale in difetto se pensiamo che non tutti espongono la loro situazione di usurati. Operai, commercianti, pensionati, impiegati e liberi professionisti si rivolgono agli usurai per far fronte alla crisi economica (negli ultimi 5 anni ben il 52% di persone con un reddito fisso ha cercato un “prestito illegale” presso privati, sempre secondo Eurispes). Ad affiancare gli strozzini di professione, a quanto pare, c’è una nuova categoria: L’usuraio della scrivania accanto. Secondo Eurispes sono anche i colletti bianchi a prestare denaro ai colleghi in difficoltà, ma persino i vicini di casa o addirittura non sono mancati i casi di strozzinaggio parentale in alcuni fatti di cronaca.

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Perché non s’indaga sulle altre “Mafie Capitale”?

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lupa mafiosa

di Maurizio Blondet

La valorosa Procura ha scelto il “processo con rito immediato” contro Carminati, Buzzi ed altri 33 del processo Mafia Capitale. Oddio, quando si dice “immediato”, significa sempre la rapidità dei giudici: sarà il 15 novembre. “Immediato” significa solo che, così, il pm salta la fase preliminare: tanto, ha prove “schiaccianti”. Centinaia di intercettazioni, generosamente fornite ai giornali, con preferenza per l’organo ufficioso della (valorosa) magistratura d’accusa: il Fatto Manettaro. La dicitura scelta è “Mafia Capitale”: serve allo scopo mediatico, fa’ effetto sapere che a Roma c’è la Mafia – e non una semplice, banale storia di appalti ottenuti pagando mazzette ai politici. “Mafia” implica, dicono i critici, che le mazzette siano strappate con l’intimidazione e la violenza? Ma ecco, Carminati aveva una katana giapponese in casa…un suo guardaspalle aveva il tirapugni…e poi, erano tutti dei pregiudicati, quelli della “Cooperativa 29 giugno” che ha fatto affari ottenendo gli appalti. Infatti è nata così: come cooperativa di ex carcerati, da redimere, e solo a questo titolo poteva ottenere dal Comune e dallo Stato. Se fosse nata come “cooperativa di incensurati ed onesti” (ammesso che ne esistano) gli appalti se li sognava. Solo dei disonesti possono curare i giardini e occuparsi dei centri d’accoglienza, è la norma.Buonista.

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Immigrazione: la lezione dei Goti che NON abbiamo imparato

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cartina

Segnalazione Quelsi.

by Redazione

L’economia e la politica dovrebbero imparare dalla storia, nello stesso modo con cui gli scienziati apprendono dagli esperimenti. Purtroppo , per cecità, per stupidità, per proteggere il proprio piccolo insulso giardinetto di potere i politici mediocri, che affollano i tempi moderni, si dimenticano di vedere gli esempi della storia . Historia Magistra Vitae, ma solo per chi la sa , e la vuole leggere..

L’attuale situazione ricorda molto, ma molto, da vicino la situazione dell’Impero Romano dopo il 350 DC.

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Hanno già sfondato le porte di casa nostra

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INVASORI

Segnalazione di Federico Prati

A cura di Maurizio Rossi & EreticaMente

“La strategia mondialista emerge prepotentemente e con tutta la sua forza con l’allarmante fenomeno dell’esodo “biblico” delle genti extraeuropee verso il nostro Continente.

Un’impressionante ondata migratoria terzo-mondista la cui definizione ormai semplicistica di ‘”immigrazione” ci suona patetica e ipocrita alla luce della constatabile dimensione degli spostamenti continui di popolazione proveniente dal Nord Africa, dall’Africa nera e dal Medio ed Estremo Oriente: è una autentica alluvione migratoria.

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Israele: quando l’accoglienza strumentale diventa “piaga nazionale”

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Il governo di Benjamin Netanyahu ha annunciato un piano di spesa di 160 milioni di dollari per fermare la “piaga” dei migranti provenienti dall’Africa e diretti nel paese, alla ricerca di asilo politico e lavoro. Un’accoglienza strumentale che si ritorce contro Israele, costretta a sigillare i propri confini per mantenere intatta l’ebraicità dello Stato.

di Cecilia Dalla Negra

Costruire muri e sigillare i confini, per Israele, sembra non bastare. Con un nemico sempre in agguato – che può assumere le sembianze del palestinese, del terrorista egiziano o del rifugiato del Darfour, a seconda delle circostanze -, è necessario correre ai ripari.

Non sono bastati gli oltre 270 milioni di dollari investiti da Israele nel 2010 per chiudere il confine con l’Egitto e impedire l’ingresso nel paese di “terroristi e stranieri”, per “fermare la piaga di Stato” dell’immigrazione clandestina. Una “marea” proveniente dall’Africa che, secondo le dichiarazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu, “rischia di spazzarci via”; e contro la quale è necessario pensare nuove strategie di contenimento.

La minaccia questa volta arriva dai migranti africani che, in fuga da Eritrea, Darfour o Sudan, affrontano viaggi della speranza attraverso il Ciad e fino in Egitto, per tentare poi di entrare in Israele e ottenere asilo politico e permessi di lavoro. E contro la quale il governo ha annunciato domenica scorsa lo stanziamento di altri 160 milioni di dollari per costruire più velocemente il suo muro numero 3.

Negli ultimi sei anni, secondo i dati del governo, sono stati oltre 50 mila i migranti africani entrati nel paese, provenienti per la maggior parte da Sudan ed Eritrea, e che “rischiano di raddoppiare” se non si farà niente per fermarli. Secondo il governo non si tratterebbe di rifugiati, che “rappresentano solo una minima parte di questa marea umana”, ma di “intere popolazioni che si stanno muovendo” per migliorare le proprie condizioni economiche in contrapposizione con gli strati più indigenti della società israeliana. “Se non li fermeremo – ha detto Netanyahu – verremo inondati”.

Soldi, quelli stanziati, che serviranno anche ad aumentare la sorveglianza delle imprese che assumono lavoratori irregolari, e per costruire centri di detenzione forzata nel deserto del Negev.

Quella che però oggi il governo israeliano definisce una “piaga” fa parte di un piano di accoglienza strumentale avviato già alla fine degli anni Ottanta, con lo scoppio della prima Intifada. Quando assumere manovalanza palestinese a basso costo, stante il conflitto, non sembrava più consono, ma quella forza-lavoro andava pur sostituita.

Con altri, disposti a scendere a condizioni economiche non dignitose, a coprire quegli impieghi che gli israeliani non avevano intenzione di svolgere. Thailandia, Filippine, Africa: nuovi lavoratori per i cantieri delle colonie illegali, per le infrastrutture israeliane necessarie a modernizzare il paese, spesso sulla pelle (e sulla terra) dei vicini palestinesi.

Con lo scoppio della seconda Intifada il confine con la West Bank viene sigillato, la circolazione di manovalanza araba del tutto interrotta. Nel 2005, dopo alcuni episodi di violenza in Egitto ad opera della polizia contro i rifugiati africani, si apre il canale di accesso con Israele.

Le contromisure non tardano ad arrivare: al muro di superficie che attraversa la Cisgiordania sottraendo terra ai palestinesi, e a quello sotterraneo che a nord dell’Egitto divide la Striscia di Gaza da Rafah, si aggiunge quello a sud del confine egiziano: 50 chilometri di “barriera difensiva” che corrono dal Golfo di Aqaba alla città di Eilat, per impedire l’accesso nel paese di “terroristi e stranieri”.

Non è bastato: come non è bastata l’Unità speciale della polizia israeliana, la “Oz”, incaricata di dare letteralmente la caccia ai migranti irregolari con l’obiettivo di espellerli dal paese, tutti, entro il 2013.

E non ha funzionato neanche la controversa legge “Gedera-Hadera”, voluta dal precedente governo di Ehud Olmert, che concedeva sì il permesso di lavorare ai migranti africani, ma soltanto al nord e al sud del paese, lasciando “libera” l’area centrale, più ricca e densa di popolazione. Legge cancellata, nel 2009, sull’onda delle proteste delle Ong israeliane che si occupano di rifugiati.

Fra le misure discusse dal governo domenica scorsa, con cui spera di ottenere risultati entro i prossimi 12 mesi, anche la messa a punto di “programmi per il rientro consenziente” dei migranti nei loro paesi di origine e un viaggio del premier Netanyahu in Africa: per toccare con mano la situazione e non comprenderla: escogitare, piuttosto, ogni altro sistema utile a preservare il carattere ebraico dello stato di Israele.

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Un’abortista-omosessista a capo della Scuola francese

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omosessista

E’ divenuta ministro francese dell’Educazione nazionale, dell’Insegnamento superiore e della Ricerca nel nuovo governo Valls lo scorso 26 agosto. Ma chi è Najat Vallaud-Belkacem? 36enne, di origine marocchina, è giunta in Francia con la famiglia all’età di 5 anni. Ma questi sono soltanto dati biografici. Dal punto di vista politico, chi è realmente? Una carriera politica alle spalle nelle fila del socialismo rampante, vicina a Vincent Peillon e ad Arnaud Montebourg, da molto tempo s’aggira nei corridoi di Palazzo. Nel Partito è stata responsabile del settore “Diritti Lgbt”, si è battuta con forza a favore delle “nozze gay” e della lotta all’”omofobia”: fu lei a inventare il dispositivo «ABCD de l’égalité», che decretò il trionfo dell’omosessismo nelle aule scolastiche d’Oltralpe.Scrive Jeanne Smits sull’agenzia Riposte Catholique: «E’ una delle maggiori interpreti del pensiero unico dominante, di cui è una convinta pasionaria: lo diffonde, lo promuove, l’impone. Ha fatto dell’”eguaglianza” un assoluto», tutto piegando, tutto calpestando, tutto annientando.

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Uhm… Quindi ora Bisognerà Portare i “Valori dell’Occidente” in Egitto e in Italia?

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Mah, qui mi sa che gli Americani tanto per incominciare dovranno portare un pochino di sani “valori dell’Occidente” (oppure dell’Isis che è la stessa cosa) in Egitto.

E poi nel caso ENI recalcitrasse anche in Italia.

Perchè vedete, a fine 2016 il primo liquefattore di Sabine Pass sarà ultimato, questa robina qui (da un post di RC d’annata):

Quindi se tutto va bene la prima bomboletta di GAS USA arriverà in Europa NON prima della fine del 2015 (ad essere ottimisti), probabilmente nel 2016-2017, attraverso quello che ad oggi mi consta essere l’UNICO progetto operativo ovvero vi presento:

Sabine Pass Liquefaction Project (link)

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slide_pipeline_access

A regime il Liquefattore riuscirà a processare 4 miliardi di piedi (BCF) di Gas al Girno:

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Business migranti Caritas e Coop: i pm indagano su una truffa da 4 milioni euro

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CARITAS

Otto indagati, oltre un milione e mezzo per la onlus di Pozzuoli “Un’ala di riserva”, almeno altri tre milioni per i centri legati alla Caritas di Teggiano-Policastro e guidata dal sacerdote, nonché Cavaliere della Repubblica, don Vincenzo Federico: oggi primo inquisito eccellente dell’inchiesta della Procura su presunte frodi e truffe a danno degli stranieri, e dello Stato.

Nell’inchiesta della procura di Napoli sono contestati i reati di truffa, peculato e appropriazione indebita.
Nell’ordinanza si evidenzia che si strumentalizzava l’assistenza agli immigrati “per l’utile personale e in funzione di un guadagno illecito”.

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L’esponente di SEL che invidia la sicurezza cinese

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POLIZIA CINESE

Segnalazione Quelsi

by Laura Cipo

“Girando per Pechino, Shangai, Hong Kong, Gulin, Xian, qualsiasi città grande o piccola, si ha una profonda PERCEZIONE DI SICUREZZA. Badate, non si vede un poliziotto in giro manco per sbaglio. Non ci sono telecamere. Ci si sente dentro ad un immenso spazio pubblico vissuto, partecipato. La vita si svolge in strada e le persone sono ovunque” e ancora “Senza paragoni, ci mancherebbe, sarebbe da folli, però quella che chiamiamo sicurezza partecipata è un po’ quella”.

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