Chiavenna -Dodici Cose Che non Sapete (Probabilmente) Sulla Siria

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Di FunnyKing , il 15 settembre 2015

Dodici Cose Che non Sapete (Probabilmente) Sulla Siria

Interessante post de l’Antidiplomatico…. mi sono permesso di segnare in rosso un particolare che spiega in parte l’Odio dell’Arabia Saudita (nostra alleata) verso il governo di Assad.

La Siria, ufficialmente Repubblica Araba di Siria, impantanata in una guerra da oltre quattro anni fa, è oggi una terra devastata e distrutta e, nel migliore dei casi, impiegherà un paio di decenni per risollevarsi. RT, attraverso 12 immagini, presenta un lato diverso, meno conosciuto, di questo paese molto diverso dagli altri Stati arabi, che prima del 2011 era un luogo ricco e di grande cultura, dove cristiani e musulmani convivevano e si rispettavano.

1. La Siria ha una apertura alla società e alla cultura occidentale come nessun altro paese arabo.

2. La Siria è l’unico paese arabo con una costituzione laica. La legge islamica è incostituzionale. (ohh Yeah.. e a noi i Laici non ci piacciono)

3. Prima del 2011, la Siria era l’unico paese della regione senza guerre o conflitti interni.

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Ideologia Gender, degenerazione liberale

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Aleksandr Dugin

Segnalazione di Federico Prati

di Mattia Biancucci

Capire il Liberalismo per comprendere l’ideologia Gender

Aleksandr Dugin l’ha definita come la Prima Teoria Politica. Prima non per ordine di importanza, ma per quello di nascita. Il liberalismo: la prima ed ultima ideologia della Modernità. Una dottrina politica dalle radici profonde, un pensiero variegato che è riuscito a divenire in meno di due secoli l’unica prassi politica ed economica. Ebbene sì, nonostante si ripeta pedissequamente che il liberalismo sia un pensiero politico sostanzialmente neutro, esso è di fatto un’ideologia politica al pari del Comunismo o del Fascismo. Una dottrina eterogenea che consta di un pensiero filosofico, politico, economico ed antropologico come qualsiasi altra teoria del passato. Per riuscire a comprendere al meglio questo pensiero è necessario analizzarne il proprio “soggetto storico”, l’attore principale attorno al quale ruota il suo complesso meccanismo ideologico. Se per il Comunismo questo soggetto era riscontrabile nella Classe e per il Fascismo nello Stato o nellaRazza, rispettivamente nelle declinazioni mussoliniane o hitleriane; il liberalismo fonda il proprio soggetto normativo nell’individuo.

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Che fine ha fatto la riforma della Giustizia?

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toga

Segnalazione Quelsi

by Andrea Asole

La riforma della Giustizia: è stata il cavallo di battaglia del centrodestra per anni: oggi è finita nel dimenticatoio, soppiantata da riforme del Senato e da leggi elettorali.

Nel frattempo nel Paese capitano storie come questa: un uomo di 46 anni sta passando nove anni della sua vita in carcere per via di una condanna per abusi sessuali sui figli. Peccato che l’uomo non abbia fatto nulla di tutto ciò: i figli avevano dichiarato il falso spinti dalla madre che voleva ottenere l’affidamento esclusivo dei figli nell’ambito della separazione e il tribunale di Brescia ha condannato l’uomo solo sulla base di queste dichiarazioni e nonostante il fatto che i periti da questo nominati non abbiano confermato gli abusi; inoltre contro l’uomo non vi era nessun altro tipo di prova se non le dichiarazioni dei figli. Il figlio maggiore, oggi ventiquattrenne, ha lasciato un memoriale, acquisito dall’avvocato del padre, in cui afferma che le dichiarazioni rilasciate furono indotte dalla madre. Ricapitolando: un uomo si è fatto nove anni di prigione sulla base di dichiarazioni senza alcun riscontro effettivo e senza che a nessuno sia venuto il sospetto di qualche manipolazione della madre (strano che in tribunale non ci abbia pensato nessuno, visto che il 94,2% delle denunce di abusi sui figli a carico del padre durante la fase di divorzio di solito è falso).

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La lotta armata in Irlanda del Nord

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Belfast – Targa in memoria di un volontario dell’IRA morto nel 1992 -Photo credits Fabio Polese

Sono passati più di 17 anni dal «Good Friday Agreement», gli accordi di pace firmati nell’aprile del 1998 dal governo britannico ed irlandese e dieci da quando l’«Irish Republican Army» (IRA) ha annunciato l’inizio della distruzione degli armamenti. Ma proprio in questi giorni il gruppo paramilitare irlandese è tornato a far parlare di se e ha messo in crisi il governo.

Giovedì scorso, Peter Robinson – leader del Partito unionista democratico (DUP) – si è dimesso dalla carica di primo ministro a seguito del mancato accordo sulla «crisi paramilitare» in atto. Tutto è iniziato con il fermo di tre esponenti di spicco dello Sinn Fèin – il partito storico dei nazionalisti repubblicani, diventato ora la seconda forza politica del Nord Irlanda – per l’omicidio di Kevin McGuigan, un ex militante dell’IRA, avvenuto il 12 agosto scorso. Secondo il DUP, la Provisional IRA – un’organizzazione paramilitare nata dalla scissione dell’IRA e legata negli anni passati allo SF -, in violazione degli accordi di pace firmati, avrebbe ancora strutture armate e operative.

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Ora l’Europa chiude i confini. Ma noi restiamo un colabrodo

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Ora l’Europa chiude i confini Ma noi restiamo un colabrodo

Austria, Olanda e Slovacchia seguono l’esempio della Germania, che presa d’assalto dai profughi ripristina i controlli. La Francia pronta a imitarle

Sognava un «asilo senza limiti», ma fa i conti con un’Europa a pezzi. E con una Germania che le si rivolta contro. Il catastrofico fallimento di Angela Merkel tracima da tutte le sbrindellate frontiere di un Vecchio Continente travolto dallo tsunami umano che lei stessa ha evocato. Frontiere dove tutti si vanno adeguando alla decisione tedesca di ripristinare i controlli, con la notevole eccezzione dell’Italia. I primi a farlo sono gli austriaci, seguiti a ruota da slovacchi e olandesi e, nella serata di ieri, anche dai francesi: al valico del Brennero ieri mattina le guardie di confine di Vienna hanno fermato e rimandato in territorio italiano 60 migranti, nelle stesse ore in cui altri 80 raggiungevano la stazione di Bolzano diretti a nord; e il ministro degli Interni di Parigi Bernard Cazeneuve annunciava ieri sera l’intenzione di riprendere i controlli alle frontiere con l’Italia.

Se il generalizzato addio a Schengen è il segno più evidente dell’insuccesso della Merkel la crepe più pericolose per il suo futuro politico emergono dalla stessa Germania. Una Germania improvvisamente terrorizzata davanti ad una marea umana difficilmente quantificabile. Un terrore sintetizzato dal vice cancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel che annuncia, nonostante la sua matrice di sinistra, l’avanzata di «oltre un milione di profughi». Un’implicita sottolineatura degli errori di una Cancelliera convinta fin qui di cavarsela con un massimo di 800mila accoglienze entro la fine del 2016. Ancor più significativo è l’altolà di Horst Seehofer, leader della Csu, la formazione bavarese «sorella» della Cdu della Merkel. Non pago di aver liquidato il via libera ai profughi come «un errore destinato a venir scontato a lungo» Seehofer annuncia un incontro con Viktor Orbàn, il premier ungherese incarnazione di tutte le politiche migratorie antitetiche a quelle della Cancelliera.

Ma se la Germania di Angela trema, l’Europa già affonda. L’immagine più eloquente del disastro sono i giardini pubblici di Bruxelles. Lì – intorno al palazzo Justus Lipsius, dove i ministri europei cercavano ieri un accordo sull’immigrazione – bivaccano da sabato un migliaio di rifugiati. La falda freatica pronta a sbriciolare l’Europa s’allunga però dai confini di Austria e Ungheria. Qui l’annuncio, domenica sera, dell’inattesa ripresa dei controlli alla frontiera innesca – per l’inevitabile regola dei vasi comunicanti – lo spostamento di migliaia di rifugiati verso l’Austria. Domenica alle frontiere di Vienna se ne ammassano 14mila, arrivati dall’Ungheria e colti di sorpresa dalla decisione tedesca. E a quei 14mila se ne aggiungono, ieri, altri 7mila. Un’invasione che spinge il cancelliere Werner Faymann a mobilitare l’esercito per controllare i confini. L’epicentro del terremoto resta invece l’Ungheria. La nazione magiara, solcata dall’inizio dell’anno da oltre 190mila rifugiati, è lo snodo cruciale della rotta turco-greco-balcanica. Ma è anche l’icona dell’Europa contraria ai diktat umanitari di Berlino e Bruxelles. Un’Ungheria decisa a sostenere l’inviolabilità delle frontiere e i principi, improvvisamente desueti, dell’identità e della sovranità nazionale. Non a caso Budapest introdurrà oggi misure d’emergenza basate sull’internamento dei profughi pronti a farsi registrare, sul respingimento di chi non l’accetta e sull’arresto e l’incarcerazione di quanti varcheranno illegalmente le frontiere. Proprio in vista di ciò Budapest ha accelerato sabato la partenza dei treni di migranti diretti in Austria e Germania innescando il caos che ha spinto Berlino e Vienna a riattivare i controlli.

In tutto questo la vera goccia capace di far traboccare il vaso è la notizia del completamento, entro oggi, della barriera di filo spinato che sigillerà il valico con i territori di Belgrado. Proprio quella goccia spinge, in queste ore, migliaia di rifugiati arrivati in Serbia a tentare il tutto per tutto per non ritrovarsi tagliati fuori dalla lunga marcia. E dal già infranto sogno tedesco.

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Putin ha di nuovo sorpreso i nostri stolidi ottusi dittatori?

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ZAR PUTIN

Anzitutto vorrei mostrare come la vera dittatura totale e stolida, sotto cui soffochiamo, sia l’Ottusità.

Cominciamo con la Cancelliera.

L’ultima notizia: “Berlino minaccia di tagliare i fondi UE ai paesi che si oppongono alle quote di rifugiati”.

Ora, se questa frase vi sembra sensata, significa che anche voi siete sotto il tallone della peggiore dittatura: quella dell’idiozia. Prima osservazione: come mai “Berlino” (nel caso, il ministro tedesco dell’Interno Thomas de Maizère) si arroga il potere di disporre dei fondi europei? Tali fondi, detti “strutturali”, non sono pagati dai contribuenti tedeschi, ma da tutti gli europei. “Berlino” ha il diritto di negarli, in modo unilaterale e senza consultare gli altri stati-contribuenti? E’ questo unilateralismo coerente con i famosi principii e i famosi valori europei, per non dire gli statuti e i trattati?

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Ebrei

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GIUDEA

Segnalazione di Federico Prati

Un ebreo che vive in Italia è un italiano di religione ebraica oppure un israeliano che abita in Italia e magari si fa passare per italiano?

Il problema è nato con la prossima nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatore israeliano in Italia

di Maurizio Molinari per “la Stampa”

Ripensate la nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatrice d’Israele in Italia:

a recapitare questo messaggio al presidente Reuven Rivlin è stato il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, durante un incontro privato a cui erano presenti il presidente delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, e il presidente della Comunità di Roma, Ruth Dureghello.

A rivelare i contenuti del colloquio è il quotidiano «Haaretz» con un racconto dettagliato firmato da Barak Ravid, commentatore politico, citando fonti israeliane testimoni di quanto avvenuto. Il colloquio si è svolto nella sala privata della Sinagoga di Roma, a margine del discorso pubblico rivolto da Rivlin alla comunità locale. In quella sede, a porte chiuse, Di Segni ha fatto presenti due obiezioni che «Haaretz» riassume così. Primo: «Grande preoccupazione per l’impatto negativo per la Comunità ebraica e le relazioni fra Israele e Italia» per la sovrapposizione fra le due identità di Nirenstein. Secondo: «Nirenstein è quasi del tutto identificata con la destra in Italia e ciò può avere conseguenze negative perché il governo è di sinistra».

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L’intervento russo in Siria: i dettagli

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putin-assad

Segnalazione di Federico Prati

settembre 13, 2015

Ziad Fadil, Syrian Perspective

12 settembre 2015

Il mondo diplomatico è in fermento parlando dell’audace colpo di Vladimir Putin in Crimea, Ucraina e ora in Siria. Nonostante le chiacchiere anti-russe della stampa occidentale, un’istituzione sempre più ignorata e disprezzata dalla gente comune, i passi russi sono prevedibili e coerenti con l’insistenza palesemente giustificata della Russia a un mondo senza il monopolio unipolare degli Stati Uniti. Dall’inizio della guerra siriana, pianificata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia come rivelano Wikileaks e l’ex-ministro degli Esteri francese, e finanziata principalmente dalle kakocrazie saudita e qatariota, e supportata dal turco megalomane neottomano Recep Tayyip Erdoghan, la Russia impone con forza il principio di non intervento negli affari interni di altri Paesi, posizione storicamente snobbata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito. La Russia rifornisce la Siria di armamenti, senza violare una qualche risoluzione dell’UNSC, né rifornisce l’esercito siriano gratuitamente. I giorni i cui l’Unione Sovietica scaricava enormi quantità di armi agli alleati sono finiti. Oggi Mosca si aspetta che i suoi prodotti siano pagati, e oggi la Siria (che non aveva debiti nel marzo 2011) ha ipotecato la base navale di Tartus, accettando crediti da Mosca, e dipende dal suo più stretto alleato, l’Iran, per ulteriori aiuti. Sfruttando con intelligenza tutto questo il governo siriano può sopportare i crimini di guerra commessi dai sociopatici di Washington. La Siria è solida e la sua economia migliora nonostante la devastazione delle infrastrutture da parte dei terroristi stranieri e di certi traditori siriani il cui destino è segnato dal sangue siriano. Consiglieri russi rientrano nel rapporto tra la Siria e il gigantesco alleato a nord. Nuovi sistemi di armamenti vengono assorbiti senza inviare il personale tanto necessario in Russia per addestrarlo. La Russia invia semplicemente le armi via mare per lo più, assieme agli esperti per l’addestramento che arrivano in genere nella base aerea di Maza presso Damasco. Per un certo periodo, la Russia ha anche fornito consigli tattici all’alto comando siriano, basati sull’esperienza della Russia nella lotta al terrorismo in Afghanistan e Cecenia. Tale rapporto è stato interrotto per un breve periodo di tempo, quando il governo siriano sperimentò le nuove strategie del generale iraniano Qasim Sulaymani che non hanno prodotto i risultati attesi. Oggi la Russia è tornata. Perché?

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Migranti ospitati a Buchenwald, critiche in Israele

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Ventuno persone in attesa di asilo vivono da gennaio in casette costruite negli anni 50 sul luogo dove sorgevano baracche di temporaneo trasferimento per gli internati destinati al campo. I sopravvissuti alla Shoah: “Quel luogo va preservato per la memoria, non può servire da alloggio”

BERLINO – Polemica e stupore in Israele per il rilancio della notizia che un gruppo di migranti è da mesi alloggiato in Germania, sia pure in via temporanea, in una struttura vicina all’ex campo di concentramento di Buchenwald. Si tratta di 21 migranti in attesa di sapere se la loro domanda di asilo sarà accettata e che ricevono vitto, alloggio e una modesta cifra quotidiana per provvedere alle necessità immediate.

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Gerusalemme, scontri sulla Spianata delle Moschee:110 palestinesi feriti o intossicati

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Segnalazione di Federico Prati

FONTE TG5

14:56 – Sono 110 i palestinesi rimasti feriti o intossicati negli scontri avvenuti contro la polizia israeliana nella mattina di domenica sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. A riportarlo è l’agenzia palestinese Maan. Secondo il presidente dell’associazione Mezzaluna Rossa, la maggior parte sono “casi di soffocamento” per i lacrimogeni, mentre venti tra i feriti sono stati trasferiti in ospedale.

I media palestinesi rivelano che tra i feriti, tre hanno riportato lesioni al petto e uno alla testa. Nella ricostruzione degli incidenti apparsa sull’agenzia Maan si riferisce che gli scontri sono avvenuti tra le forze israeliane e i giovani palestinesi, dopo “la chiusura delle mosche da parte dell’occupazione e l’imposizione di restrizioni per garantire le incursioni dei coloni per celebrare il Capodanno ebraico”.

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