Putin ha ragione, la Nato non ha più senso

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Risultati immagini per fuori dalla natoSegnalazione di Arianna Editrice

di Sergio Romano 

Fonte: Linkiesta

L’ex ambasciatore, oggi editorialista: «L’industria delle armi americana controlla la politica estera dell’Occidente. Schäuble dice bene, serve un esercito europeo, ma non accadrà»

Botti d’inizio anno. A dare fuoco alle polveri per primo è stato il presidente russo Vladimir Putin, che poche ore dopo la mezzanotte del primo gennaio ha dichiarato, aggiornando la lista delle principali minacce alla Russia, che «la Nato è il nemico». Poche giorni prima era stato il turno del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, che in un’intervista alla Bild am Sontag aveva detto che «Il nostro scopo finale dovrebbe essere un esercito dell’Unione Europea», poiché «le risorse che spendiamo per i nostri ventotto eserciti nazionali potrebbero essere usate molto meglio, se le spendessimo assieme».
Così, nel giro di meno di una settimana, la Nato, l’alleanza militare occidentale nata in funzione antisovietica nel 1949, è stata messa nel mirino. Direttamente, da uno dei suoi più strenui oppositori. Indirettamente, ma nemmeno troppo, da un ministro di uno dei più importanti stati membri. La domanda, in fondo, è una sola, ma si può declinare in modi diversi: a che cosa serve oggi la Nato? Che senso ha? Contro chi combatte?

«Putin ha ragione, sulla Nato. E anche Schäuble». A dirlo non è uno qualunque, ma Sergio Romano, oggi apprezzato editorialista e scrittore, ma, negli anni ottanta, rappresentante italiano alla Nato e ambasciatore italiano in Unione Sovietica.

In che senso hanno ragione?
Occorre fare un passio indietro. Una volta caduto il muro di Berlino, gli americani, per un certo periodo, non seppero che cosa fare della Nato. Per qualche anno hanno temporeggiato e si sono tenuti il dossier sul tavolo. A un certo punto, tuttavia, alcuni consiglieri del presidente Clinton gli hanno prospettato una soluzione: conservare la Nato e allargarla ai paesi ex satelliti dell’Unione Sovietica che avessero fatto domanda di adesione; quelli del Patto di Varsavia, per intenderci. Fu una scelta che la Russia considerò subito con molto sospetto.

Come mai?
La Nato è nata in funzione di un nemico. Ora che il nemico non c’era più, che senso aveva conservarla senza che ciò lasciasse trapelare diffidenza verso Russia? Credo che le reazioni russe avessero qualche giustificazione.

Gli Stati Uniti come si giustificarono?
In un prima fase sembrarono tenere conto delle preoccupazioni russe Vi fu un cordiale incontro fra George W. Bush e Putin nel Texas, seguito da un vertice, nel maggio del 2002, a Pratica di Mare, dove nacque una specie di comitato di collegamento fra Nato e Russia, senza specifiche funzioni. Eppure un senso avrebbe potuto averlo.

Quale?
Poteva essere l’embrione di una organizzazione per la sicurezza collettiva.

E non lo è diventato ?
No. Una organizzazione per la sicurezza collettiva difende la pace all’interno dei propri confini. La Nato è un alleanza concepita per combattere. Si prepara alla guerra contro chi ne è fuori.

La Nato nasceva in funzione di un nemico. Ora che non c’era più, che senso aveva conservarla senza che ciò assumesse un senso quantomeno di diffidenza nei confronti della Russia

Che cosa accade dopo?
Accade, com’era facilmente intuibile, che i paesi dell’est hanno cominciato a mettersi in fila per aderire a questa nuova Nato “allargata”.

Come mai?
Perché i paesi est europei ritenevano di avere bisogno di sicurezza e pensavano che l’avrebbero trovata in una organizzazione diretta dagli Stati Uniti. Così la Nato rimase in vita e si allargò, ma le sue caratteristiche rimasero immutate: un comandante supremo supremo americano, basi americane, piani strategici americani.

Se Nato e Russia sedevano insieme in uno stesso comitato di contatto, perché i rapporti sono tornati tesi?
Le frizioni iniziano quando Bush denuncia il Trattato Abm, quello sui missili anti-missili, con cui Usa e Urss si erano accordati negli anni Settanta per non costruire più di una base anti-missilistica nel loro territorio. Un trattato meraviglioso: accettando di avere una sola base antimissilistica, entrambe lasciavano il resto del loro territorio indifeso, esposto alle eventuali rappresaglie dell’altro, se uno dei due avesse sferrato un primo colpo. Niente poteva garantire la pace meglio di questa reciproca vulnerabilità.

Come mai Bush denuncia questo trattato?
Per creare una grande rete di difese anti-missilistiche, composta da sommergibili nucleari nel nord, un grande radar nella Repubblica Ceca e una base in Polonia. I russi, comprensibilmente, si chiesero in funzione di quale nemico una tale difesa venisse organizzata.

E gli americani?
Risposero che dovevano premunirsi contro paesi canaglia come l’Iran. Una cosa che, in effetti, aveva poco senso. Subito dopo , altri paesi dell’Europa orientale si dissero disposti a ospitare basi simili.

Perché tutta questa voglia di ospitare armi e basi Nato?
E’ permesso sospettare che le lobby militari , in questa vicenda abbiano avuto una parte. Se un Paese entra nella Nato deve adeguarsi agli standard dell’Alleanza. Chi gli fornirà armi e infrastrutture?

Domanda retorica?
L’industria militare americana ha un primato industriale, ma anche un forte potere politico. Il primo che se ne accorse fu Eisenhower, che nel suo discorso d’addio del 16 gennaio 1961, alla fine del secondo mandato presidenziale, denunciò l’esistenza di un complesso militare-industriale che cercava di orientare le politiche americane.

Aveva ragione?
Credo che la realtà gli abbia dato ragione Pensiamo a Dick Cheney, che per anni ha fatto la spola tra industria militare e uffici pubblici. Ma ci sono anche molti ufficiali delle forze armate che terminano la carriera quando sono ancora relativamente giovani e vanno a lavorare nell’industria.

Che se l’Unione Europea non ha un esercito, non ha una politica estera. E se non ha una politica estera, involontariamente, implicitamente, segue pedissequamente la politica estera degli Usa.

La Nato è una minaccia per la Russia, quindi?
Credo che Putin abbia qualche motivo per pensarlo. Certo si può avere ragione anche con qualche con qualche gesto eccessivo, come nella vicenda ucraina.
D’accordo, però nella Nato non ci sono solo gli Stati Uniti. Ora sono ventotto Paesi. Possibile che nessuno alzi un sopracciglio?
La Nato ha un funzionamento molto particolare Come tutti i grandi trattati del dopoguerra le grandi decisione si prendono alla unanimità. Alla Nato tuttavia i voti sono rari.
Com’è possibile?
La Nato funziona col consenso. Il Segretario Generale apre un dibattito sino a quando dichiara di constatare l’esistenza di un consenso. Qualcuno potrebbe alzarsi e dissentire, ma nessuno lo fa perché nessuno vuole assumere un atteggiamento visibilmente ostile a quello degli Stati Uniti. È successo quando il ministro degli Esteri francese Villepin disse che la Francia non avrebbe approvato la guerra contro l’Iraq. Ma lo disse all’Onu, non alla Nato La collera americana fu enorme.. Da allora comunque gli Stati Uniti hanno inventato le coalizione dei volonterosi che si possono formare anche se non tutti sono d’accordo.
Quindi pure con la Germania e con Schäuble, che parla di esercito europeo, non saranno teneri…
Schäuble ama fare il guastafeste, quello che dice le verità scomode. Non so se in quell’intervista stesse parlando a nome del governo, o se parlasse indirettamente alla Merkel. Probabilmente l’ha detto per ricordare quale è il vero problema dell’Europa.
Quale?
Che se l’Unione Europea non ha un esercito, non ha una politica estera. E se non ha una politica estera, involontariamente, implicitamente, fa quella degli Stati Uniti. La Merkel lo sa bene. Anche lei, qualche anno fa, in un diverso contesto, disse che se vi fossero nuove cessioni di sovranità a organi comuni molti progressi sarebbero possibile, fra cui anche anche la mutualizzazione del debito tra gli Stati europei, contro cui sinora la Germania si è sempre schierata.
Potrebbe accadere? Non ho molte speranze.
Perché? Perché i Paesi che spendono per le loro forze armate – Francia e Gran Bretagna – non hanno intenzione di rinunciare a ciò che le rende diverse dagli altri. Mentre quelli che non spendono abbastanza, come l’Italia, finiscono per pensare che la Nato presenta pur sempre qualche vantaggio. Siamo prigionieri della nostra inettitudine.
Proviamo a immaginare, però. Quando parla di una política estera europea, secondo lei in che modo dovrebbe differenziarsi da quella americana?
La sola scelta di sicurezza per l’Europa dovrebbe quella della neutralità. L’Europa non può essere una potenza militare interventista e aggressiva.

Fuori dalla Nato, quindi?
Credo che se l’Europa scegliesse la strada della neutralità metterebbe in discussione l’esistenza della Nato. Ripeto, però: oggi faccio fatica a immaginare che questo possa accadere.

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Terra Santa: giudei profanano cimitero cattolico

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ts_cimitero_profanatoSegnalazione del Centro Studi Federici

Divelte croci nel cimitero cattolico di Beit Jamal vicino a Gerusalemme
Lo rende noto il consigliere dell’Assemblea dei vescovi di Terra Santa Wadie Abunassar
 
9/1/2016 – Croci divelte e spezzate. Il Patriarcato latino di Gerusalemme ha denunciato oggi un nuovo episodio anticristiano nel cimitero del Monastero cattolico di Beit Jamal, nei pressi di Beit Shemesh ad un passo da Gerusalemme. Una decina di croci – come mostrano le foto diffuse da Wadi Abunassar, consigliere dell’Assemblea dei Vescovi di Terra Santa – erette sulle tombe di sacerdoti dai cognomi italiani che hanno vissuto e operato nel Monastero retto dai Frati salesiani. 
 
Un fatto – anche se non ci sono per ora indizi che vanno in questa direzione – che sembra riproporre altri episodi analoghi compiuti nei mesi scorsi in Israele e attribuiti ad ultrà ebrei. Atti delittuosi condannati dall’intera leadership ebraica a partire dal presidente dello stato Reuven Rivlin e dal premier Benyamin Netanyahu. Il Patriarcato latino, retto da Fouad Twal, ha sottolineato che già nel passato il Monastero luogo è stato oggetto di altri attentati: nel settembre del 1981 fu preso di mira lo stesso cimitero e vandalizzate le croci dei preti lì seppelliti; nel marzo del 2014 l’edificio fu imbrattato di graffiti anticristiani. 

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Colonia, incidenti e violenze a Lipsia Neonazisti attaccano negozi: fermi

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Colonia, incidenti e violenze a Lipsia Neonazisti attaccano negozi: fermiSecondo la polizia si tratta di hooligan legati alle tifoserie di due squadre locali. In città si sta svolgendo anche una manifestazione anti-immigrati di Pegida (il partito anti Islam nato nel 2014) e un corteo contro quest’ultimo raduno. Nella città renana domenica sono stati aggrediti e feriti alcuni stranieri

Non si attenua la tensione in Germania per le violenze di Colonia nella notte di San Silvestro. Nella città renana, domenica sera, è partita la caccia allo straniero. Per la polizia gli attacchi ai non tedeschi sono stati panificati via social network. A Lipsia invece, lunedì sera, sono stati attaccati diversi negozi ed eseguiti diversi fermi. Secondo la tv regionale Mdr, un gruppo di neonazisti ha assaltato alcuni esercizi commerciali nel quartiere di Connewitz. La polizia ha eseguito una serie di fermi tra le circa 250 persone che con il volto coperto hanno lanciato pietre contro le vetrine e acceso fumogeni. Secondo la polizia si tratta di hooligan legati alle tifoserie di due squadre locali. In città si sta svolgendo anche unamanifestazione anti-immigrati di Pegida (il partito anti Islam nato nel 2014) e un corteo contro quest’ultimo raduno.

A Colonia nella zona della stazione centrale sei cittadini pachistani e un siriano sono stati aggrediti. Mentre un nordafricano è stato inseguito. Il governo ha messo in guardia dal contagio xenofobo: “Bisogna assolutamente evitare di alimentare un sospetto generale sui rifugiati”. Anche il presidente del Consiglio dei musulmani tedeschi Ayman Mazyek ha denunciato dalle pagine del Koelner Stadt Anzeiger una “nuova dimensione di odio” contro i fedeli di religione islamica: mail e telefonate di minacce, mentre nella rete si scatenano gli insulti. Continua a leggere

Il buonismo sui fatti di Colonia è pura idiozia

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Segnalazione Quelsi

by Patrizia Grilli

colonia2-kbV-U43140741506299lpE-656x492@Corriere-Web-SezioniGermania, Colonia, ultimo dell’anno. Storia di una notte infernale per giovani donne che volevano essere libere di festeggiare in strada La cronaca a fatica é riuscita a raccontare una notte di violenza psicologica e fisica perpetrata dal “branco” di origine nord africana. Palpeggiamenti, insulti, vestiti strappati, scippi, un’orda di mani addosso. Testimonianze raccapriccianti fatte di terrore, rabbia, impotenza. Forze dell’ordine incapaci di contenere l’assalto, impreparate e stupite.

I nodi vengono al pettine e la Germania, tanto aperta all’accoglienza per i propri fini economici, paga il dazio dello scontro tra culture diverse che non prevedono integrazione. Quando la notizia é iniziata a trapelare fuori dai confini tedeschi, la sinistra italiana si é chiusa nel mutismo di chi non sa come affrontare un conflitto ideologico: difendere le donne o l’immigrazione?

Le prime timide reazioni sono state negazioniste, poi è partita la solita accusa di razzismo, infine l’ignobile silenzio. Nessuna Boldrini ha proferito parola di vicinanza per le donne aggredite o di accusa contro un migliaio di teppisti pronti a sollazzarsi con quella “cosa” definita femmina. Certo, se fossero stati schifose”teste rasate” sarebbe stato tutto più comodo. Invece, che piaccia o meno alle anime belle, erano perlopiù magrebini. Meglio rispolverare un comodo “se la sono cercata”, proporre un decalogo di comportamento consono e insabbiare la testa quando si tratta di porre un monito verso politiche immigratorie chiaramente fallaci e pericolose.

Questo non è più buonismo ma vera idiozia. Continuiamo, come  scritto in precedenza, a sottovalutare il pericolo delle reazioni incontrollate di intolleranza che la falsa integrazione genererà in Germania e non solo. “Il sonno della ragione genera mostri “, lo sappiamo ma rimaniamo a dormire.

P.s: alleghiamo un tweet di donna Prassede Boldrini per evidenziarne la SUA non lungimiranza
tweet boldrini colonia

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Charlie Hedbo se la prende col Dio cristiano perché è più facile da sfottere

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Segnalazione Quelsi

by Pietro Torri

Copertina anniversario Charlie HebdoLa vignetta che campeggia sulla copertina del numero di Charlie Hebdo nell’anniversario della strage ha scatenato le solite polemiche perché raffigura Dio con la didascalia “un anno dopo è ancora in fuga”. Secondo Panorama si tratta di “un dio generico, di tutte le religioni”, ma siamo proprio sicuri che si tratti di un Dio indistinto, universale? Perché a vedere come è rappresentato così proprio non sembra. Capelli lunghi, barba, sandali ai piedi, un abito che sembra un saio e soprattutto il triangolo e l’occhio che nell’iconografia cristiana rappresentano la trinità e l’onnipresenza e l’onniscienza di Dio.

Anche il Fatto Quotidiano sposa questa tesi ed in un articolo descrive così il monoteismo “Da quanto (pur per sommi capi) argomentato emerge in tutta chiarezza l’istanza violenta, cioè essenzialmente militare, legata al monoteismo in quanto momento apicale del modello guerriero indoeuropeo fondato sull’obbedienza a divinità maschili celesti e sull’amministrazione teologica del potere da parte dell’autorità politica, sia essa immediatamente religiosa o secolarizzata, cioè anche presidenziale o parlamentare”.
Affermazione che ha un vago retrogusto stantio di “religione oppio dei popoli “.

D’altro canto vale la pena notare che la posizione di supremazia dei guerrieri, della casta sacerdotale e dell’uomo sulla donna è ben presente anche nelle società greca e romana che erano politeiste. E lo stesso schema è presente anche nell’antico Egitto, anche questo dominato da una religione politeista, se si esclude il breve periodo in cui il faraone Amenofi IV cercò  di imporre il culto dell’unico Dio Aton. Quanto alla condizione femminile e al grado di violenza di una società, senza andare ai tempi passati, si può considerare la situazione dell’odierna India, dove le donne vengono abortite selettivamente e la comunità indù si macchia spesso di crimini violenti nei confronti delle minoranze cristiana e musulmana.

Il Dio rappresentato dai vignettisti francesi è dunque facilmente riconoscibile ed è il Dio cristiano, che è  sicuramente il Dio meno pericoloso da sfottere, oltre a garantire l’approvazione della laicissima Gauche Caviar francese. È assolutamente improbabile che da Piazza San Pietro, Lourdes o Loreto parta un commando che vada a compiere una strage nella sede di Charlie Hebdo per vendicare l’onorabilità del Dio dei cristiani.

A questo punto si può sospettare che il Dio rappresentato nella vignetta sia un Dio così “cristiano” per un motivo molto semplice e molto umano, e cioè la sacrosanta paura dei vignettisti . Paura non solo di essere nuovamente attaccati da fanatici islamici ma anche di essere abbandonati da quella parte di sinistra che non tollera si parli male di Islam e di immigrati. Giusto per fare un esempio basta prendere in considerazione la reazione di tanta parte della sinistra dopo quanto è accaduto la notte di Capodanno a Colonia.

Ben poche voci “progressiste” si sono levate per condannare l’aggressione subita dalle donne tedesche da parte di un migliaio di immigrati nordafricani. In Italia, per fare un esempio, il PD non è pervenuto, la Boldrini è dispersa non si sa bene dove e tutte le femministe del “se non ora quando” erano evidentemente impegnate a riempire la calza di doni per figli e nipotini. In pratica gli autori di Charlie Hebdo rischierebbero di mettere in pericolo la propria vita passando pure per biechi razzisti. Dopo l’attacco subito lo scorso anno non si può certo pretendere che dei vignettisti debbano essere eroi votati al martirio, però avrebbero forse fatto meglio a soprassedere, piuttosto che a prendersela solo con chi sanno non reagirà.

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Il progressismo è nemico della civiltà

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di Maurizio Blondet

Egregio signor Blondet, la riconosco come mio maestro e sentendomi io un suo allievo, le chiedo se può fornirmi la sua autorevole opinione in merito a una mia considerazione: mi sembra che il concetto di “progresso”, sia estraneo alla cultura classica: mi pare d’ aver capito che i fondatori della civiltà occidentale, gli antichi Greci, non credessero che lo scorrere in avanti del tempo, porti sempre e comunque a qualcosa di migliore di quanto c’ era prima, convinzione che è un caposaldo della cultura anglosassone e rivoluzionaria francese: secondo lei, mi sbaglio se dico che tale idea è una “contaminazione” della cultura ebraica, dalla quale gli Anglosassoni paiono particolarmente soggiogati ? Cordiali saluti

Massimo

Caro”allievo”, il problema che mi poni mi appassiona poco oggi. Mi pare più urgente denunciare il progressismo come nemico della società, anzi della civiltà, e suo disgregatore. Lo dico alle scene selvagge avvenute a Colonia, dove mille e più “profughi siriani” hanno aggredito, palpato, derubato, violentato almeno novanta donne tedesche, islamicamente strapieni di alcool (comprato col sussidio dello Stato progressista); ad una polizia che, abituata a multare per divieto di sosta una popolazione obbediente e civile, s’è trovata completamente disarmata e sopraffatta; ai media progressisti che hanno taciuto per cinque giorni la verità orribile, perché smentiva il mito progressista che l’integrazione è semplice, che le “identità culturali”, le religioni, i costumi, siano differenze trascurabili, coloriti elementi di folklore.

Paradossalmente, i violentatori islamici non hanno fatto che obbedire a quel che la loro “cultura” suggerisce a giovani maschi robusti, senza mogli, in terra di conquista e di infedeli, dove le donne si scoprono e sono prede, in un paese che disprezzano e deridono proprio perché li paga, veste e nutre in base ad una ideologia dell’accoglienza che non possono se non deridere:   il che – sia detto per inciso – spiega a posteriori benissimo come mai i dittatori locali, gli Assad, gli Al Sisi, i Gheddafi trattano le loro popolazioni col pugno di ferro, le esecuzioni e il terrore. Lasciate “libere” a celebrare le loro primavere, quelle plebi fanno quel che hanno fatto a Colonia:   cominciando con il massacrare i loro avversari religiosi e politici, e finendo allo stupro di massa.

i love immigration

Tutto ciò era prevedibile. E’ il progressismo – ormai diventato senso comune dell’uomo-massa – che s’è reso cieco, insultando chi metteva in guardia da un’”accoglienza” a milioni come xenofobo, fascista, egoista, ottuso oscurantista – perché “il progresso esige la fine dello stato nazionale” , il “progresso” essendo la globalizzazione dettata dai poteri transnazionali – e le identità nazionali sono un residuo del passato,   da “superare” e bisogna avanzare a marce accelerate nella civiltà unica, dove tutti saranno facilmente omologati. E’ il progressismo che ha reso stupida la nostra Boldrini, che due mesi fa’ esaltava l’accoglienza di Colonia come “vittoria dell’accoglienza e della lungimiranza”, e che oggi fa’ dire alla sindachessa che le concittadine devono imparare a “tenere a distanza di un braccio gli estranei”: consiglio che vale per un ricevimento in giardino; un po’ meno utile in caso di invasione barbarica. Invasione, beninteso, essa stessa provocata dal progressismo. Dalla convinzione ideologicamente ottimista   che una società possa reggere con altri milioni di immigrati venuti da altre culture, e mantenere lo stesso livello di civismo, di ordine; per non parlare dello stato sociale che viene aggredito, delle previdenze sanitarie, provvidenze   per la vecchiaia e sicurezze economiche che sono demolite dall’assalto. In Italia sono milioni gli immigrati, e per metà sono disoccupati o inoccupati,   mogli e figli che gravano sul sistema senza pagarne i costi… Continua a leggere

Natale in Siria

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NATALE IN SIRIA

Segnalazione del Centro Studi Federici

Riad Sargi, ingegnere cattolico: Io e la mia famiglia restiamo in Siria, in attesa della pace, di Elie Younan

Damasco (AsiaNews) – “Ho deciso di restare in Siria per molte ragioni, ma soprattutto perché sento che le mie radici affondano in questa terra”, che è anche “culla del cristianesimo. La nostra zona, a Damasco, è piena di chiese e al suo interno si respira un clima di santità. Con la mia famiglia domandiamo ogni giorno che torni la pace”. È quanto racconta ad AsiaNews Riad Sargi, greco-cattolico melchita. Riad è un ingegnere meccanico originario di Damasco, in Siria. Lavora da tempo nel settore dell’industria farmaceutica, curando l’importazione di prodotti dall’Europa. Egli collabora anche in qualità di volontario della sezione locale della Società di San Vincenzo de Paoli. Egli è sposato con la dottoressa Rouba Farah, che si occupa di ricerca medica; la coppia ha tre figli, una ragazza di nome Leila Sargi (nata nel marzo 2001, frequenta la classe nona) e due gemelli (Elias e Michael) nati nel settembre 2010 e iscritti alla scuola materna. Ecco, di seguito, l’intervista di Riad Sargi ad AsiaNews:

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La Commissione Europea finanzia i militanti pro-immigrati

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In Francia è stato notato che lo “spontaneo” ammassarsi di immigrati al Pas de Calais, da cui cercano di giungere in Gran Bretagna sotto il tunnel ferroviario, è gestito da una organizzazione che si chiama No Border, di militanti anarchici e dei centri sociali. C’era un gruppo di No Border anche a Ventimiglia, ad organizzare la protesta e le manifestazioni, sotto forma anche di rivolte e sommosse occasionali. Sul suo sito, l’entità si definisce “un network europeo di gruppi antirazzisti che lavorano insieme contro l’esclusione e la criminalizzazione dei migranti e la libera circolazione”. Questa rete radicale di anarchici sostiene l’abolizione pura e semplice della frontiere, in una già significativa convergenza di veduta coi poteri forti mondialisti e Georges Soros. E’ una organizzazione-non-organizzazione – dunque “spontanea” essa stessa, informale, con il vantaggio per chi la dirige di restare anonimo – di cui il grosso della truppa è formato da giovani anarchici, talvolta minorenni, in rottura con la famiglie, spesso essi stessi “nomadi”; ma inquadrati da vecchi esponenti della sinistra extraparlamentare francese.

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Il fatto interessante è che questa “spontanea rete” non è nata ieri, con l’ondata dei migranti. E’ stata creata almeno 15 anni orsono – molto prima della “emergenza-profughi”, crescendo sotto forma di “No Border Camps”, attendamenti e campi in giro per l’Europa: al confine polacco con l’Ucraina, in Germania a ridosso del confine polacco, in Sicilia, in Francia. Nel 2002 hanno fatto un campo estivo a Strasburgo, nel 2010 a Brixelles, nel 2012 a Stoccolma. Un “camp” era stato allestito anche a Genova nelle roventi giornate del G-8 dove apparvero i black Block a fare i danni che sappiamo. In questi accampamenti, che durano in genere una settimana, i giovani “antifascisti e antirazzisti” vengono indottrinati in “gruppi di discussione” e imparano a creare “nuove forme di resistenza contro il regime brutale e spesso assassino dei confini della Fortezza Europa”. Ora, l’organizzazione di tanti “campi” esige organizzazione e spese; e ricorda molto da vicino al tattica e l’addestramento di quei gruppi che hanno organizzato varie “rivoluzioni colorate” nell’Est, organizzando il malcontento di piazza contro i governi nella missione, ben compensata dal Dipartimento di Stato, di “diffondere la democrazia”. Il più noto e vecchio di questi gruppi è la OTPOR (Resistenza in serbo), che contribuì a rovesciare Milosevic a Belgrado; oggi è una ONG, e una compagnia di giro di professionisti dell’agitazione, che vanno a insegnare “tecniche di piazza non violente” laddove sono chiamati. In Georgia hanno rovesciato il vecchio Shevarnadze permettere al suo posto il noto Shaakasvili; elementi della compagnia Otpor sono stati in Bielorussia, Ucraina; nel 2000, all’Hotel Hilton di Budapest, hanno ascoltato i seminari del colonnello americano Robert Helvy sui metodi di “combattimento non violento”.

Anarchici per Soros

Soros è d'accordo
Soros è d’accordo

La rete NoBorder ha ispiratori simili? Una breve indagine mostra che il grosso del lavoro logistico e promozionale è svolto da un’altra organizzazione, United Agains Racism-Fascism-Nationalism, che appare molto più strutturata. Ed uno strano modus agendi.

http://www.unitedagainstracism.org/about-united/volunteers/

A Calais, dove diverrà rovente la questione immigrati in Francia, ad esempio, nel 2009 si tiene un No Border Camp e la United crea una entità locale ad hoc, la Calais Migrant Solidarity (CMS), che s’installa in modo durevole, e recluta e inquadra i militanti anarco-libertari sul posto.

http://www.unitedagainstracism.org/addressbook/calais-migrant-solidarity/

Questa CMS è sponsorizzata, oltre che dalla United, da una Unity Bank, una banca con sede nel New Jersey e quotata al Nasdaq. Quanto alla United, sponsorizza sia “antifascisti russi” che “antifascisti ” di tutti i paesi, è collegata e controlla 5 mila organizzazioni di base europee, organizza “settimane antifasciste” e “contro l’antisemitismo”; promuove (paga?) Reflexes, ossia Réseau d’étude, de formation et de lutte contre l’extrême-droite et la xénophobie, qualcosa che si definisce “un movimento antifascista radicale” composto da “militanti di estrema sinistra”: orbene, tempo fa Indymedia ha lanciato una polemica contro Reflexes, accusandolo di avere “legami con servizi di polizia” attraverso, proprio, l’organizzazione United Against Fascism.

Attivisti per l’Eurocrazia

Come, come? L’organizzazione libertaria ed alternativa che lotta per l’abbattimento delle frontiere, sarebbe collusa con organizzazioni poliziesche? Ebbene sì. Fra gli sponsor della United si trovano il ministero dell’interno britannico (HomeOffice UK) e quello Olandese.

Ma non basta. Questo benemerito gruppo anarco-antifascista, che abbatte le frontiere ed aiuta i migranti a violare i confini, è finanziato anche dalla Commissione Europea Programma Erasmus), dal Consiglio d’Europa, dal Consiglio Mondiale delle Chiese, dai gruppi parlamentari europei verdi e socialisti, di decine di istituzioni governative europee ufficialissime. Ma tra gli sponsor “privati” (diciamo così) della United che scaglia i militanti anarchici contro le frontiere europee e i governi che le difendono, potevano mancare la Fondazione Rotschild e il Jewish Humanitarian Fund? Ancor meno poteva mancare la Open Societ y Foundation del miliardario ebreo-ungherese Georges Soros, quello che è stato accusato dal premier magiaro Victor Orban di essere tra gli organizzatori dell’ondata migratoria, come gli altri miliardari che “sostengono tutto ciò che mina lo Stato nazionale”. Ciò che Soros non nega affatto. Nel sito della sua Open Society (che gestisce 25 miliardi di dollari per gli scopi di Soros), si propugna che ogni richiedente asilo, nessuno escluso, diventi un rifugiato col diritto di spostarsi come vuole entro lo spazio di Schengen. Esattamente quel che vogliono i militanti e attivisti di No Border.

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E passi per Soros. Ma che sia il Consiglio d’Europa, anzi la Commissione Europea, a finanziare i No Border, ossia le piccole turbe di anarchici anti-sistema che “lottano” a volte con azioni clandestine e violente per un programma di radicale abbattimento delle frontiere, è – se si vuole ancora più illuminante. Tecnocrazia e sinistroidi uniti nelle “lotte”, militanti di base antirazzisti che lavorano per i miliardari mondialisti e gli eurocrati di Bruxelles. Non si può fare a meno di rievocare la sentenza di Spengler: la Sinistra fa’ sempre il gioco del grande capitale, a volte perfino senza saperlo.

Qui sotto, copio-incollo la lista degli sponsor e finanziatori della United:

« Since 1992 financial support was received from various sponsors such as : European Commission(General Budget/Socrates/Grundtvig/Youth in Action/Erasmus+/DG Employment Social Affairs/TACIS IBPP), Council of Europe (European Youth Foundation/European Youth Centres),OSCE-ODIHR, Heinrich-Böll-Stiftung, World Council of Churches, Olof Palmes MinnesFond, Cultural Council Sweden, Ministry of Education Slovenia, Green Group-, Socialist Group-, and GUE/NGL Group in the European Parliament, European Cultural Foundation, Stiftung West-Östliche Begegnung, Aktionsbündnis Gegen Gewalt, Rechtextremismus und Fremdenfeindlichkeit Brandenburg, Home Office UK, Ministry of Interior-BZK NL, Federal Department of Foreign Affairs CH, the Matra Programme of the Netherlands Ministry of Foreign Affairs, Instituto Português da Juventude, National Integration Office Sweden, Service Nationale de la Jeunesse Luxembourg, LNU – Norwegian Youth Council, Europees Platform Grundtvig, Friedrich Ebert Stiftung, Federal Social Insurance Office (Dep. for Youth Affairs) CH, Swiss Coordination Office of Youth for Europe, Federal Service for Combating Racism (Fund for Projects Against Racism) CH, Migros Kulturprozent CH, Comunidad de Madrid, Ministry of Youth and Sport of Azerbaijan, The Swedish National Board of Youth Affairs, Rothschild Foundation, Local Municipality of Budapest, Youth Board of Cyprus, Jewish Humanitarian Fund, Foundation Remembrance Responsibility and Future, Minority Rights Group Europe, OSCE – Mission to Skopje, Finnish Ministry of Education and Culture, Provincie Noord-Brabant, Open Society Foundations, Children and Youth Development Fund Georgia, Final Frontiers Internet, Dijkman Print and others.
This website has been funded with support of the Council of Europe (European Youth Foundation), the Erasmus+ Programme of the European Union and the Open Society Foundations.
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No Borders a Ventimiglia
No Borders a Ventimiglia

L’ultima frase è impagabile: “Questo sito web è stato finanziato col sostegno del Consiglio d’Europa (Fondazione Gioventù Europea), il Programma Erasmo della Unione Europea e dalla Open Society Foundation”. Ecco chi paga i “ribelli antirazzisti” che lottano per gli immigrati.

 

 

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‘Libertà religiosa!’… e spunta l’ennesimo tempio satanico

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satanicoIl grimaldello utilizzato è sempre quello della «libertà religiosa», volutamente intesa come anarchia spirituale in nome della quale tutto dovrebbe essere concesso, anche il male. E’ stato così lo scorso ottobre con la sedicente «grande chiesa di lucifero» ad Old Spring Town, nel Texas. Fu così anche per il tempio pagano in Islanda.

Ed ora, di nuovo. Come riportato dall’agenzia Médias-Presse-Info, nella località di Quindio, in Colombia, è stata eretta un’altra “chiesa”, dedicata al culto satanico. Tra i timori e le proteste dei residenti, che han già dichiarato alle forze dell’ordine di non gradire i nuovi vicini di casa.Inquietudine, giustificata anche dalle parole, di buon senso, espresse dal comandante di Polizia locale, colonnello Ricardo Suarez, il quale ha ricordato come, «sebbene in Colombia si rispetti la libertà di culto», questo genere di iniziative vada «monitorato con intelligenza, poiché non si può sapere qual genere di pratiche possa avervi luogo». Al che, sussistendo evidentemente una rilevante percentuale di pericolo, ci si chiede per quale motivo vengano autorizzate, in nome di principi tanto alti quanto malintesi… Continua a leggere

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