Nel corso del recente dibattito riguardante il DDL Cirinnàsulle unioni civili tra persone dello stesso sesso,èemersa, tra i sostenitori del fronte del“no”, la tesi per la quale i partiti dell’attuale sinistra progressista, con la loro posizione favorevole al DDL, starebbero venendo meno ad alcuni degli ideali fondanti dei partiti comunisti loro antenati. In particolare, su Facebookègirata prepotentemente questa immagine:
Chiaramente, essa lascia spazio a pochi dubbi. Il Partito Comunista Italiano, non più tardi di cinquant’anni fa, proponeva manifesti che, oggi, i loro epigoni ascriverebbero a omofobia e reazionarismo clericale. Lo slogan “Difendere la famiglia” e la raffigurazione sullo sfondo di quella che oggi verrebbe definita una “famiglia bigenitoriale eterosessuale” (e che è, poi, la famiglia e basta) esplicano la volontà di quello che è stato il partito comunista più forte dell’Europa occidentale di difendere l’istituto familiare dall’eterno nemico, che ne metteva a rischio l’esistenza: il Grande Capitale.
L’esercito israeliano distrugge una scuola in costruzione, finanziata dalla Francia
COMUNICATO – La notte tra il 20 e il 21 febbraio 2016, una scuola elementare in costruzione presso Abu Nuwar in Cisgiordania, la cui edificazione è finanziata dagli aiuti umanitari francesi, è stata distrutta dall’esercito israeliano. Il Consolato Generale di Francia condanna e deplora questa ingiustizia.
Consolato Generale di Francia a Gerusalemme
Dichiarazione del portavoce del Ministero per gli Affari esteri e dello sviluppo internazionale
Israele / Territori palestinesi – Smantellamento dei progetti umanitari (21 febbraio 2016)
La Francia condanna lo smantellamento da parte dell’esercito israeliano, nella notte tra il 20 e il 21 febbraio 2016, di una scuola elementare in costruzione ad Abu Nuwar in Cisgiordania, finanziata dagli aiuti umanitari francesi.
Si tratta di un progetto situato in una zona individuata dall’Unione Europea come una chiave per la fattibilità della soluzione dei due Stati.
Deploriamo le conseguenze delle demolizioni e le confische delle strutture umanitarie in Cisgiordania, cosa che colpisce le popolazioni particolarmente fragili, e invitiamo le autorità israeliane a porvi fine.
Così, come dice Renzi, “ha vinto l’amore”. Un’altra volta. Niki ha partorito. Il seme del suo “compagno” inserito in una indonesiana abitante in Usa ha dato i suoi frutti; 170 mila dollari, qualche settimana in California, paradiso degli invertiti. Dicono che sulla Rete è stato una tempesta. Per la mammina, sono squadristi, bassifondi della politica e dei social network.
Spero ci sia ancora qualcuno in grado di capire quel che il caso mostra con una certa evidenza: come i “diritti degli omosessuali” si traducano immediatamente in prepotenza contro il prossimo, in uno schiaffo in faccia alla collettività, in repressione sociale di massa, e le loro “libertà” in violenza su tutti gli altri. Tutti quelli che continuano a vedere nella pederastia quello che l’umanità vi ha sempre visto, da millenni: una cosa contro natura, non solo turpe ma ridicola, che suscita battute irridenti.
Naturalmente, ce la stanno mettendo tutta per reprimere il senso comune: rieducano i bambini all’accettazione del “gender fluido”, gli ficcano nelle testoline che non c’è nulla di male, che è civile e progressista avere due papi e due mami, che queste comprino figli. Sperano che con l’abitudine, le nuove generazioni si adatteranno, non vedranno più la cosa come comica e schifosa; intanto devono minacciare la galera a chi si lascia scappare una critica, o anche un risolino. A Londra già un tizio è stato arrestato perché udito dire, per strada, che l’omosessualità è peccato. Un prete è stato incarcerato per aver detto questa cosa in chiesa, durante l’omelia. Diventa un reato citare San Paolo: Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Cor 6:9-10).
La psico-polizia veglia da tutti gli schermi: Mentana, il più pagato custode del politicamente corretto, ha biasimato con dure parole Alfano che aveva detto, a proposito dell’adozione da parte di omosessuali, di aver sventato una legge “contro natura”. Ciò che tutti immediatamente sentono, “contra Naturam”, non si può dire. E’ vietato. Sta per essere punito, “omofobia”.
A forza di reprimere, passerà.
E invece no. Nei (giustamente detti) bassifondi dei social network, come negli stadi delle tifoserie, si continua a ridere di “checche” e “finocchi”; dare del “frocio” a un nemico continua ad essere il modo per esprimere spregio e svalutazione; qualunque bulletto di quinta elementare, a cui è stata fatta legge la Costituzione più bella del mondo, può angariare un compagno di aria e gusti delicati bollandolo come di kulattone; il branco gli si avventa conto, godendo. No, non giustifico nulla di tutto ciò; faccio solo notare che si esprime qui, ormai confinata nei bassifondi morali della società, una mozione ineliminabile: è contro natura, quindi ridicolo. E più la mozione del buonsenso è censurata e repressa, con più gioia maligna esploderà nel vermicolare dei sub-ego che pullulano in Rete, nei modi ributtanti propri a quel livello.
E’ l’effetto – a suo modo naturale – dell’aver vietato il discorso serio non solo sull’omosessualità, ma, più radicalmente, dei diritti della società. Come il liberismo più sfrenato, la militanza omo fa’ parte della vasta temperie che non riconosce altro che i diritti “individuali”; la società in quanto tale non esiste, è un flatus vocis, dunque non ha diritto alcuno: nemmeno a permanere, difendersi dalla disgregazione giudicando male i devianti. Come viene attualmente negato alle comunità nazionali il diritto a non farsi invadere e destabilizzare da insediamenti massici di stranieri di altra religione e civiltà antagonista; promuovere come antirazzismo la dissoluzione delle culture autonome, gabellare come “accoglienza” prescritta persino dalla “Chiesa” l’importazione di lavoratori a prezzi scassati come parte della strategia globale della “libera circolazione del capitale” che non è che la corsa mondiale ai salari più bassi, onde il capitale si retribuisca sempre più, tutto viene da questa: l’affermazione dei diritti individuali e a spese dei diritti collettivi. Tutte le lotte “per le donne” i “rom”, i “diritti degli omosessuali” delle loro voglie e capricci, sono negazione dei diritti collettivi; i diritti delle minoranze sono lo spregio dei diritti della maggioranza. Il male di vivere per cui i nostri giovani sono disoccupati perché le imprese sono delocalizzate; in cui nella nostra società vige una enorme quantità di lavoro nero sottopagato, fatto da stranieri, che si svolge “al disotto delle leggi” pretesamente “conquistate” dai sindacati, e ormai disattese, è l’effetto della stessa “cultura” per cui Niki Vendola si compra un figlio coi soldi di noi contribuenti, lui strapagato mentre i nostri ragazzi sono disoccupati, e può insultare chi lo critica: la società non ha diritti. La disoccupazione di massa stessa è ridotta a un insieme di “problemi individuali”; se li risolva ciascuno, lo stato deve occuparsi d’altro – dei diritti (individuali) delle minoranze. Pare – secondo il politico Adinolfi – che persino la pensione di reversibilità, negata alla donna convivente con il padre dei suoi figli al difuori del matrimonio, è stata invece riconosciuta alle copie gay. Può l’aberrazione essere più chiara? La coppia di fatto eterosessuale, con figli, è una “realtà sociale”, e come tale meno degna di rispetto di due invertiti che vogliono togliersi il piacere – ormai hanno tutto – di far finta di convolare.
Fa’ male anche a te
Ciò ovviamente vieta il discorso serio sull’omosessualità: come sofferenza, come disturbo e disordine contro natura che fa’ male, anzitutto a loro. In Usa, “tra gli uomini ha tentato di togliersi la vita il 28% dei soggetti omosessuali rispetto al 4% degli eterosessuali”. Stesse percentuali in Olanda dove “il clima sociale è e rimane più tollerante che negli altri stati”.
“In Danimarca, una ricerca condotta nei primi 12 anni della legalizzazione dei rapporti omosessuali (1990-2001) ha riscontrato che per gli uomini uniti ad un altro uomo il tasso di suicidi è otto volte superiore a quello degli uomini che hanno una unione eterosessuale, e 2 volte (il doppio) rispetto ai singles”. In Gran Bretagna , uno studio psichiatrico su 13 mila casi ha mostrato che “le persone LGB hanno un rischio sostanzialmente maggiore di soffrire di disordini mentali, ideazione suicida, abuso di stupefacenti autolesionismo rispetto agli etero”.
Trovo questi dati nel volume di Aurelio Pace e Carlo Di Pietro, “Gender, ascesa e dittatura della teorie “che non esiste” (stampato in proprio, si trova su Amazon). Questi tasso di suicidi e dolore in paesi dove gli invertiti non possono accusare lo stigma sociale, i “tabù” che “reprimono la loro sessualità”, dovrebbe dire qualcosa loro stessi, e ai loro affiancatori militanti per ragioni ideologiche. Io, che in anni lontani sono stato inviato da Avvenire a seguire la spaventosa esplosione di AIDS in California, con morti a centinaia, posso dire alcune cose. I medici epidemiologi che allora cercavano di risalire al primo infetto interrogando i malati sui partner con cui avevano fatto sesso, scoprirono che ciascuno di loro, l’anno precedente, aveva avuto oltre 600 rapporti sessuali, per lo più con sconosciuti nel buio dei locali dove celebravano la loro “libertà”, che si chiamavano bathroom. Penetravano natiche, facevano blowjobs, spesso sesso violento, con sanguinamenti. Ditemi voi se un etero sessuale puo’ e vuole avere 600 rapporti in un anno,con donne diverse e sconosciute. Un normale, dopo aver fatto il più furioso sesso, ha sazietà, vuole farsi una passeggiata, leggere un libro, una pausa… C’è evidentemente qualcosa nei loro rapporti del “pasto nudo”, della coazione a ripetere, della preternaturalità.
Basta poco per capire come mai si suicidano tanto più che gli altri; perché si dilaniano tra loro, e mentre fanno sesso, si disprezzano, si odiano, si respingono – e si danno vicendevolmente, quando litigano, del “vecchia e brutta checca”: il senso del contra-natura che torna e rigurgita, inevitabile, anche in loro. Una volta ebbi (indirettamente) le confidenze di un massaggiatore, che in lacrime raccontò alla massaggiata la causa del suo dolore: aveva passato la notte con un medico incontrato in un dei bar specializzati; notte “paradisiaca” a suo giudizio, sicchè il mattino dopo aveva detto al partner: “Ci rivediamo?”. La risposta del compagno di una notte al massaggiatore, che non la capì subito: “Ho già un WC in casa mia”.
Qualcuno mi dica se conosce un maschio normale, anche il più rozzo, che dopo la prima notte d’amore con una donna, anche se insoddisfacente, risponda in questo modo. Farà il carino, dirà “ti chiamo io…”, ma non: sei un cesso.
Si cercano e si spregiano, si creano già un inferno in terra, è per questo che il vecchio rugoso diventa più disperato, si trucca, si mette il fard e il rossetto, esibisce con l’età sempre meno autocontrollo (il che lo fa’ ancor più deridere dai suoi pari). E’ il decorso che descrive, con arte insuperata, Marcel Proust nella sua monumentale Recherche du Temps Perdu, che è anche un manuale per capire il loro male.
Inutilmente descrive “la petite bande” come ragazze in fiore che incontra sulla spiaggia di Baalbek: “Una di queste sconosciute spingeva avanti a sé la bicicletta, altre due portavano bastoni da golf..” Sono evidentemente dai maschietti che il timido Marcel concupisce senza risolversi a far parte della compagnia. Ovviamente, è inutile che celi sotto il nome di “Albertine” il vero Alfredo Agostinelli, che essendo ricchissimo Proust si comprò e tenne a sé facendone il suo autista (e acquistando per il giovinotto, fanatico di motori, una delle prime automobili di Parigi). Ne fece il suo prigioniero. Agostinelli scappò anche da suo carceriere, perché non era affatto omosessuale; Proust lo richiamò attraverso un amico, promettendo di regalargli un aereo…Alfredo morì in un incidente di volo prima di rispondere. Nella realtà, una storia di violenza e sfruttamento, da un omo su un normale.
Al volante, “Albertine”.
La descrizione che Marcel fa di quello che chiama il suo “amore” per Albertine, del resto, mostra con precisione clinica che l’invertito non è capace di amare una persona. Quando “Albertine” esce con lui e abita in casa sua, lui la sente come un ostacolo che gli impedisce avventure con altre “fanciulle” (uomini); quando Albertine si allontana (o lui stesso la allontana), è ossessionato che lei (lui) abbia rapporti “lesbici” con “donne” (sicuramente il povero Alfredo aveva delle donne), e allora le occasioni di avere altri rapporti gli sembrano prive di valore, la vuole tener prigioniera, controllarla. Non c’è nemmeno un vero godimento erotico, che non sia rovinato. Insomma è questo, un oscillare fra odio e amore, fra sentire l’altro un peso e una ossessione, che un uomo innamorato della sua donna, ovviamente non prova.
Il disturbo – che la militanza ha fatto cancellare dal Manale Diagnostico Psichiatrico (DSM) a forza di irruzioni violente nei congressi scientifici – distorce la percezione di chi ne è affetto, ed anche questo mostra Proust senza rendersene conto.
Qualunque psichiatra (in privato) vi sussurrerà che agli occhi di un invertito, due uomini che cenano in un ristorante sono due amanti omosessuali. Non gliela raccontate, a lui: degli infiniti motivi non erotici per cui due uomini possono essere al ristorante senza donne, dagli affari al dopopartita, dalla colleganza di idee all’essere buongustai con una passione comune per la farinata, sono solo la maschera dietro cui nascondono il loro segreto. Ciò perché non conosce né ha mai provato “l’amicizia tra uomini”, esperienza fondamentale della virilità, essenziale nell’adolescenza, da cui per millenni è nato il cameratismo di caccia e di guerra, della discussione filosofica e scientifica, delle notti attorno al fuoco a raccontare gli eroi. Hanno dunque una falla vasta e profonda nella loro esperienza vitale. Per questo il grande, abilissimo affresco della società parigina di Proust si riduce a feste e cene e ricevimenti dove (ha scritto Jan François Revel) “che sono la totale inversione del principio della festa: consistono nel riunirsi per dedicarsi all’attività di essere cattivi gli uni con gli altri, ciascuno preoccupato di ottenere piccoli trionfi di crudeltà e di evitare per sé la crudeltà degli altri”, dove “ciascuno si rallegra di essere presente quando un altro viene escluso”dal celebre salotto dei Guermantes o di Madame Verdurin, “dove tutti passano il tempo a spiarsi nella speranza di assistere all’umiliazione di uno di loro”: benvenuti nel gaio mondo gay.
Ma torno al tema. Siccome coppie di maschi al ristorante, in auto o in carrozza, alla spiaggia o a caccia o per la strada se ne trovano continuamente, Parigi sembrerà al nostro una sterminata Sodoma e Gomorra, tale è appunto il titolo di uno dei libri della Recherche. Da qui la domanda del pédé: se siamo così tanti, anzi tutti, come mai per me è difficile fare sesso? La risposta tenderà ad essere: perché la società è repressiva e costringe a trattenersi quel maschio che passa, e mi si offrirebbe se la società fosse “libera”. E’ colpa della Chiesa, è colpa dei “pregiudizi di certa canaglia reazionaria”, della famiglia che castra e nega” (Mario Mieli), è colpa dei tabù repressivi. Anzi, chi si disgusta all’esibizione di omosessualismo, lo fa perché “ha paura di diventare omosessuale lui stesso” (così la Chiara Saraceno, adottando la stessa distorsione percettiva dei pederasti): bisogna sfidare i tabù, e tutti faranno coming-out e sarò felice anch’io, invece di essere il miserabile che sono. Bisogna fare violenza alla società, costringerla ad accettare come normale ciò che non lo è, rieducarla ad accettare la nostra ossessione senza giudicarla e censurarla perché “Io” possa fiorire, senza complessi di colpa, abbondare nei 600 rapporti l’anno.
Slabbrare e sgangherare la società, quella entità storica complessa, fatta di generazioni, cultura tramandata e diritto e secoli, per affittare un utero, violare una legge non scritta ma che si sta scrivendo, questo fa’ il politico-padrone Niki. Ovviamente nessuno più riconosce il danno enorme che viene prodotto. In una comunità storica, tout se tient. Lacerato in un punto una regola, non c’è motivo perché sussistono le altre. Se è lecito violentare una norma, far credere che sia naturale ciò che è contro natura, perché pretendere dall’amministratore che non rubi e corrompa? Non è anch’esso naturale? Se non ci sono regole, non ce n’è più per nessuno. La società diventa sempre più un inferno dove i deboli non hanno difesa contro i ricchi, i perversi che si possono pagare i capricci e i piaceri, quelli che possono pagarsi guardie del corpo armate. Di qui all’eliminazione delle bocche inutili, il passo è più breve di quanto si pensi. L’utero in affitto è, in fondo, un primo passo verso la ri-legalizzazione della schiavitù: perché non portarsi l’indonesiana a Bari, la prossima volta? Questa è la società liberata che ci annuncia il Niki, insultando tutti noi con la ben nota arroganza.
Lo vide bene Ezra Pound:
“Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane amante
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d’usura”.
“Questa generazione” sa che sarà calcinata e salificata, come Gomorra nella Bibbia. Lo sa e,nel profondo, lo vuole.
I migranti hanno divelto il cancello di confine al valico di Idomeni, tra Grecia e Macedonia. Settemila persone sono accampate nella piana lungo la frontiera
Fin dalle prime ore di questa mattina diverse centinaia di persone hanno tentato di forzare il blocco stabilito dalle autorità di Skopje, che nelle scorse settimane hanno deciso la costruzione di un muro al confine greco allo scopo di regolare il flusso dei profughi. Dopo aver superato il cordone stabilito dalla polizia greca, i migranti hanno assaltato il muro in acciaio e filo spinato, arrivando ad abbattere il cancello: quindi i più facinorosi sono stati dispersi dal lancio di lacrimogeni partito dagli agenti macedoni. A scatenare la furia dei richiedenti asilo è stata la decisione, giunta stamane, di chiudere nuovamente la frontiera, impedendo il passaggio a circa 7000/8000 persone – che però continuano ad aumentare di numero.
La polizia macedone ha tentato di respingere gli assalti con l’uso di gas lacrimogeni, lasciando passare solo poche decine di persone, esclusivamente di nazionalità irachena, siriana ed afghana. Il freddo pungente, inoltre, non contribuisce a distendere gli animi già esacerbati e le autorità sanitarie lanciano già l’allarme-gelo per gli oltre duemila bambini accampati nella piana di Idomeni.
Appena ieri il ministro greco delle Politiche migratorie, Ioannis Mouzalas, aveva annunciato che 22.000 migranti sono bloccati in Grecia, augurandosi che l’Unione Europea “si muova più velocemente”. Questo perché, stimano ad Atene, dopo la chiusura delle frontiere decisa dalla Macedonia e dagli altri Stati balcanici, in Grecia potrebbero ammassarsi tra le cinquantamila e le settantamila persone. Che con ogni probabilità finirebbero per accamparsi nella campagna senza alcuna forma di assistenza.
Una voce da Bruxelles, riportata da Dedefensa: “Fino a qualche anno fa, la consegna fra i funzionari dirigenziali era di essere più discreti possibile, specie nel caso delle auto di servizio ( …). Da qualche mese è un diluvio nell’altro senso: enormi 4×4, SUV, eccetera – si direbbe che i nostri famosi fabbricanti tedeschi non cessino di fabbricarne di sempre più grossi, più massicci, più blindati, specialmente concepiti per i funzionari – Juncker è un campione in questo campo – che sembrano sempre più delle fortezze semoventi, blindati di inaudita potenza e lusso, intoccabili, coi vetri oscurati, che si muovono in lunghi convogli come dei cingolati russi che invadessero l’Ucraina…”.
Insomma han buttato la maschera e adottato lo stile di ostentazione che è parte dello stile di vita degli oligarchi criminali dell’Est europeo. Istruttivo il particolare dei vetri oscurati, un tempo tipico della Nomenklatura sovietica. Il privilegio di un potere che non deve rispondere di sè.
A Bruxelles dunque ostentano e sfoggiano, sgavazzano e sbevazzano, sicuri che il sistema in cui hanno trasformato la “speranza europea”, la celebrata “utopia di Altiero Spinelli” (capirai…) oggi prigione dei popoli, durerà. L’euro non si spaccherà, l’oligarchia non sarà mai minacciata dalla democrazia nè dalla rivolta dal basso. I tecnocrati e i politici sono sicuri che non dovranno mai abbassare l’arroganza. Si sentono, si sanno garantiti da uno che sta al disopra di loro. L’Insindacabile, lo chiameremo. E che è il vero vincitore nella tragedia dei greci.
Il sistema posto in atto dall’Insindacabile ha regalato molto ai suoi complici.
Cosa ci ha guadagnato Berlino
Per esempio ai politici irresponsabili, in Grecia come in Italia, che hanno potuto indebitare il paese (e i cittadini) ai tassi artificialmente bassi che regalava loro la unione monetaria, spandendolo in lussi, clientelismi, corruzioni e spreco per gli “amici”. La Germania ha avuto la sua epoca di grande successo economico all’estero (l’export costituisce ormai quasi il 50% dei suo Pil) perché l’euro è stato creato – per definizione – per essere più deboledel marco tedesco; così Berlino ha portato via a manbassa quote di mercato all’Italia, per la quale al contrario l’euro è sopravvalutato. Certo, sono proprio i cumuli di valuta di cui gli esportatori tedeschi hanno riempito le loro banche all’origine del disastro finanziario. Il perché spero sia chiaro: per le banche, i depositi dei clienti sono un “passivo”, che le obbliga a perseguire in modo esponenziale l’incameramento di “attivi”. Per la banca, “attivi” sono gli interessi che lucra dalla moneta che crea dal nulla, indebitando persone, aziende, stati; più la banca ha in pancia depositi, più deve moltiplicare il credito, di nove, dieci, venti volte non so. Nel caso, le banche tedesche indebitarono fino al collo la Grecia. Comprarono senza limiti i loro titoli pubblici: perché davano rendimenti più alti, perché erano emissioni di un Tesoro europeo, e dunque valevano “come contanti” da offrire come garanzia (collaterale) per le speculazioni più osèes, i derivati più fantastici (da cui estrarre altre rendite).
Prestavano troppo, e lo sapevano benissimo, ad un debitore che non poteva pagare. La Grecia è stato un creditore sub-prime; come nel caso dei sub-prime americani, le cui banche hanno prestato a messicani e ragazze madri disoccupate perché si comprassero a rate auto che non si potevano permettere; quei pessimi debiti le banche mica se li tenevano in pancia, li hanno mescolati e riaffetttati in “titoli di debito” che hanno sbolognato ad altri enti, specie ai Fondi pensione, promettendo: danno interessi alti, approfittatene. Appena le ragazze madri non hanno potuto pagare la seconda rata, le banche d’affari si erano già liberate dei loro impegni. Con la Grecia, le banche tedesche e francesi hanno fatto esattamente la stessa cosa, ma più grave: si sono liberate del rischio trasferendolo sugli stati, ossia sui contribuenti europei. I danni privati, che le banche avrebbero dovuto subire come meritata punizione del loro cattivo, irresponsabile “investimento”, sono diventati debiti pubblici. La tabella qui sotto illustra il successo della operazione.
Naturalmente questo trucco è stato esaltato e spiegato dai media come “salvataggio delle Grecia” (bail-out). Con l’accusa moraleggiante alla Grecia di “vivere al disopra delle sue possibilità”. Come oggi dice persino D’Alema (doveva dirlo nel 2012), quei soldi dei salvataggi non andavano in Grecia: la BCE li ha creati dal nulla per acquistare a man bassa i titoli di debito greci in pancia alle banche tedesche e francesi. Hanno riempito di quattrini le banche. Applausi del media.
Alla Grecia, restavano da pagare solo gli interessi su questi “nuovi prestiti” che riceveva sulla carta ma venivano immediatamente dati alle banche. Interessi sempre più salati, perché il debito pubblico greco saliva e saliva, sicché il debitore diventava inaffidabile – se voleva nuovi salvataggi, doveva pagarli sempre più caro.
Per questo Varoufakis ha detto: “Mi taglio il braccio piuttosto che firmare la richiesta di un nuovo prestito”.
E’ così che il debito greco è diventato quello che è:
Il tutto aggravato dalla austerità che i tedeschi, con la Merkel ma tutti quanti, hanno imposto alla Grecia: austerità! Austerità! Tagliare! Effetto: il Pil è sceso, sicché il debito in rapporto al Pil, meccanicamente, è salito.
Lo stesso è stato imposto ai paesi periferici, fra cui il nostro: fate le riforme, austerità, compiti a casa. L’effetto è la crescita del debito in rapporto al Pil. Noi eravamo già indebitati fino al collo; ma la Spagna aveva un rapporto debito Pil del 60%, prima dei salvataggi greci…
Perché i nostri politici, gli eurocrati col SUV, i banchieri centrali hanno preferito salvare le banche anziché i cittadini e gli stati? C’è qui pronta, grazie a Zero Hedge, una teoria del complotto.
La mappa è un po’ vecchia e mancano alcune foto: Prodi, Padoan ad esempio. Anche loro ex (?) dipendenti Goldman Sachs. E’ ovvio che la loro logica sia quella di accollare le perdite della finanza ai cittadini. Hanno imparato lì.
Mario Draghi è stato vice-presidente e direttore esecutivo (non una carica cerimoniale, dunque) di Goldman Sachs International dal 2002 al 2005. Goldman Sachs è stata la banca d’affari che – dietro compenso milionario – ha aiutato Atene a truccare i conti per entrare nell’euro senza averne le condizioni: un intorcinato procedimento che comprendeva un prestito di 2,8 miliardi di euro fatto da Goldman al governo ellenico, fatto passare però non per debito ma per “ un derivato swap tra un debito denominato in dollari e yen emesso dalla nazione contro euro usando un tasso di cambio storico”, come ha cercato di spiegare Bloomberg (non chiedetelo a me). Era il 2001.
Nel 2012 – Mario Draghi era da poco assurto alla massima poltrona BCE – un noto giornalista di Bloomberg, Mark Pittman, intentò azione giudiziaria contro la Banca centrale europea, per ottenere l’ingiunzione, sotto il Freedom of Information Act, a vedere due documenti interni dello Executive Board (sei membri) della BCE, che dimostravano che la BCE era al corrente del trucco, e tuttavia – cvon Eurostat – non l’aveva smascherato…
La risposta della BCE fu negativa: “La Banca Centrale Europea non può rilasciare documenti che mostrino come la Grecia ha usato i derivati per celare il suo indebitamento, perché la divulgazione infiammerebbe la crisi minacciando il futuro della moneta unica”. Zero Hedge sospetta, chissà come mai, che sia stato Mario Draghi in persona a respingere la richiesta di Bloomberg perché (cito) “la persona che supervisionò e personalmente avallò la perpetuazione della menzogna greca non è altro che l’allora vice presidente e direttore esecutivo di Goldman Sachs International – l’uomo che oggi è a capo della BCE”.
E’ un sospetto da cui energicamente ci dissociamo. Anche perché i media non ricordano mai la strana e dubbia circostanza, diciamo il forte puzzo di conflitto d’interesse, che emana dalla figura del venerato governatore. I media rispettano i vetri oscurati.
Piuttosto, riferisco che Goldman Sachs è venuta alla luce con una propria teoria del complotto: secondo lei, Mario Draghi ha interesse a far fallire la Grecia e a sbatterla fuori dell’euro, perché così avrebbe l’opportunità di stampare a manetta (quantitative easing) con la scusa di “prevenire il contagio”, in realtà perché il quantitative easing che sta operando a tutto vapore da due mesi – sembra anche per occulte operazioni contrarie della Bundesbank [ http://www.rischiocalcolato.it/2015/06/nel-mondo-del-qe-perenne-il-default-greco-conta-zero-a-meno-che-russia-e-cina.html]- non ha effetti sull’economia reale: i finanziamenti ad imprese e famiglie non crescono, nè si svaluta l’euro sul dollaro, nè cresce l’inflazione (ferma sullo 0,3%), essenziale per “diluire” i debiti. La deflazione-recessione e depressione continua.
Zero Hedge traduce il progetto così: “La Grecia deve essere distrutta, perché l’euro e l’eurozona sia salvata (con ulteriore quantitative easing)”.
Siamo in mano a una setta
Non sapremmo dire se è vero. Ma quando Goldman esce con teorie del complotto, si deve tendere a crederle, perché è onnisciente e perché dovrebbe avere ancora da qualche parte il numero del cellulare del primo Rettiliano.
Non c’è che da ripetere le parole di Marine Le Pen, la politica più cosciente di quel che è in gioco nella crisi greca: “Gli europei devono decidere se vogliono vivere in democrazia, o se accettano di vivere sotto quella che appare ogni giorno di più come una setta”. Proprio così ha detto: “L’Unione Europea è divenuta una vera setta dove si passa dal lavaggio del cervello, alle minacce, al ricatto permanente”.
Come tutti i pensionati, resto molto a casa, e quindi sento le radio. Mentre faccio le mie cose sento l’una e l’altra, le tengo accese mentre scrivo, salto da quella di Confindustria a Rai Uno, da Radio Radicale a Rai Tre.
E di cosa parlano le radio, in questi giorni? Con quale tema occupano ore ed ore, sfiancanti, ossessive e ripetitive? Eh sì, avete indovinato: la legge sulle “unioni civili”. La “legge ferita”, ha lacrimato stamattina un tizio che fa’ la rassegna stampa: ferita perché sì, i finocchi avranno le loro unioni, ma non potranno adottare il figlio del partner. Non potete immaginare il dolore delle radio per la Cirinnà ferita, mutilata: ore ed ore a recriminare del “tradimento del 5 Stelle”, ad affliggersi perché “non siamo ancora entrati in Europa”, a lamentare “la vittoria di Alfano” e “di Verdini”, per non dire “della Chia che non è avanti come papa Francesco”.
Non riescono a pensare ad altro, a parlare d’altro, questi stipendiati. “E’ stato cancellato l’obbligo di fedeltà!”, s’indigna uno al microfono, “per non far somigliare le unioni civili al matrimonio cattolico!”. Come se fra kulandre vigesse la fedeltà… Si vorrebbe ridere ma non si riesce: non si può fare a meno di partecipare alla loro desolazione. Sono gli orfani della Cirinnà. Inconsolabili vedove dell’adozione del figliastro. Non riescono proprio a parlar d’altro. E’ un’idea fissa, devono elaborare il lutto.
Per esempio su Rai Tre, stipendificio di rivoluzionari a spese del contribuente, megafono della “cultura” (che beninteso è solo “di sinistra”), c’è una trasmissione dal titolo “Tutta la Città ne parla”. E secondo costoro, di cosa parlava “tutta la città”? Uno pensa: delle 30 mila pensioni d’oro dei parassiti pubblici da 50000 a 200 mila euro annui; delle intercettazioni americane sul nostro ex governo; la miseria galoppante dopo 8 anni di crisi ininterrotta; la disoccupazione giovanile al 50%. Che so, dell’ISIS in Libia. O magari, vuoi vedere, “tutta la Città” sta parlando del delitto del giorno, quello del bisessuale che ha sedotto la professoressa bruttina, le ha fatto cacciare 180 mila euro, e poi l’ha strangolata in combutta con l’amante maschio cinquantenne e la madre-mostro?
Invece no: “tutta la città ne parla”, della Cirinnà ferita e tradita. Il conduttore lo assevera con questo metodo: abbiamo ricevuto delle mail. E le legge: si capisce subito che sono accuratamente selezionate. E’ il metodo di Rai Tre: si parlano tra loro, invitano interlocutori che la pensano come loro,si danno sempre ragione. E’ la Sinistra, bellezza.
Il conduttore infatti ha invitato, a parlare di come “i cattolici” hanno mutilato la legge sulle unioni civili, “il teologo, anzi filosofo cattolico…”. E avete già indovinato: Vito Mancuso. Uno di successo. Che non crede alla Presenza Reale, alla divinità di Cristo, alla Transustanziazione, e l’ha scritto: l’unico senso per cui può essere presentato come cattolico, è che è un prete spretato.
Ma si sorvoli, almeno avrà una solida formazione di filosofia. Ben presto si capisce cosa intendano per “filosofia” lui e il conduttore e gli altri invitati: una ideologia depassé, e ridotta ai minimi termini. Il conduttore vuole che lo spretato lo confermi nella sua convinzione: che “la natura” come dato fisso e immutabile è una superstizione cattolica. La “natura” non esiste, e quindi non esiste “La famiglia naturale”.
Sono ancora e sempre fermi lì: è marxismo del tipo più superato e minimo. Marx e seguaci hanno sostenuto che “la natura umana” è un dato storico, mutevole; che la cosiddetta “natura umana” è determinata dalle condizioni materiali economiche. Prendete il contadino servo della gleba, trasformatelo in operaio, e ne cambiate la pretesa “natura umana”. Nella sua versione grande e tragica, il marxismo provò, cambiando “i rapporti di produzione” e l’abolizione della proprietà privata, a viva forza (e sterminando intere classi sociali definite “borghesi”, come i kulaki) a far scaturire l’Uomo Nuovo. Questi qui, sapendo che ormai la proposta comunista è impresentabile, hanno ripiegato sul livello inferiore: “Il genere è una costruzione sociale”. O come disse Simone De Beauvoir: “Donna non si nasce, si diventa. E’ l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna”.
Di qui il nuovo esperimento sociale: forzare i maschietti all’asilo a mettersi il rossetto, “educare al sesso fluido”, obbligare (educare) gli scolari a ritenere normali “avere due ppà”, l’elevazione dell’invertito e del transessuale a modello da imitare. L’esito non è meno totalitario di quello del marxismo realizzato dal Gulag. Come quello, si nutre di semplificazioni ideologiche e obbligatorie, che vengono definite “filosofia” mentre sono ideologia: del tipo più consunto, vieto e prevedibile.
Chiamato a confermare, Vito Mancuso esegue: anzitutto attacca “la visione metafisica” (ossia della Chiesa, secondo lui) per cui esiste una “natura”. Oggi “ogni persona responsabile deve accettare il magistero della scienza. Se vuole dare al mondo energia positiva” (come Vanna Marchi, Vito toglie le negatività) non deve riferirsi né al Vangelo né ai miti religiosi, ma alla scienza. E la scienza cosa dice, a Vito Mancuso? “La scienza dice che la natura è processo”, che è l’ideologia evoluzionista più semplificata: ogni vivente sta diventando qualcosa d’altro. Ne consegue, per il filosofo, che “tutto ciò che appare in natura è per sé naturale”.
Quindi, il discorso è finito. Non osate dire che l’inversione sessuale è “innaturale”, o che esiste una “famiglia naturale” meritevole di diritti. La filosofia ve lo impone.
Si resta abbacinati da tanta intelligenza. Vito Mancuso apre eccezionali orizzonti al Progresso. La peritonite, la cancrena, il carcinoma gastrico, il cancro dell’utero, sono – per il fatto che appaiono in natura- fenomeni naturali. Smettete di giudicarli male, di provare a curarli. Come tutti i fatti naturali, non restano fissi: sono “un processo”. Dunque lasciateli arrivare alla naturale evoluzione del processo. Altrimenti li volete reprimere. Siete repressivi del cancro e della peritonite. Come del kulandrone e del transex.
Anche l’etica conquista, grazie a Mancuso, nuovi insperati orizzonti. Lo spretato filosofo si batte perché la società oscurantista non faccia pesare sull’invertito, il LGBT, un giudizio morale negativo. Ciò è molto bello e progressista . Ma perché limitarsi a quello? Anche l’omicidio è un fatto naturale. Lo dimostra il fatto che “appare” nella società. Specialmente l’uxoricidio, lo ammetto, risponde ad un impulso profondamente naturale. Ma perché vogliamo escludere l’assassinio per rapina, l’incendio doloso, l’abigeato, il falso in bilancio? La decapitazione da parte dei membri del Califfato? Sono tutti fatti che “appaiono in natura”, in quella seconda natura che è la società umana. Non esprimete giudizi negativi, non cercate di reprimerli.
Di solito i filosofi di un tempo, prima di dare aria alla bocca, cercavano di immaginare le conseguenze ultime delle loro idee filosofiche. Mancuso, e la Sinistra coltissima, non ne hanno bisogno. Le loro idee filosofiche del resto non sono tutte malefiche: se consideriamo tutto ciò che appare in natura “naturale”, il cancro e la peritonite non vanno curati; l’omicida non va processato e incarcerato (sarebbe discriminazione). Sono dunque possibili grandi risparmi del sistema sanitario e dell’apparato giudiziario civile e penale, nella giungla dell’assenza di giudizi morali. Tutt’al più si potrebbero lasciar sussistere questi organi pubblici per un solo scopo: pagare gli stipendi agli addetti. Che è proprio quello che stanno sempre più facendo gli ospedali e i tribunali.
E’ il Progresso che avanza. La Libertà da ogni Tabù, finalmente! Nessun giudizio etico basato sulla “metafisica”! Nessun giudizio medico-sanitario basato sulla distinzione – e discriminazione – fra “malattia” e salute, fra male e bene! Esiste solo “Il processo evolutivo”: un evoluzionismo per cui il coronamento del tipo umano – ai tempi di Darwin il WASP, bianco-anglosassone-protestante – è cambiato: adesso il punto più eccelso dell’evoluzione umana è la Kulandra.
Basta così, era solo per dirvi di cosa sono piene, da giorni, le radio. Il conduttore non cessa di piangere sulla Cirinnà incompiuta, e adesso pone la domanda-chiave, importantissima, agli interlocutori che s’è scelto per farsi dare ragione: gli italiani sono “più avanti della classe politica”?
E’ il suo dilemma angoscioso. Io che mi ricordo i marxisti di allora, lo riconosco: è il classico cruccio ideologico. Il termine “essere avanti” è tipico dell’ideologia, e del totalitarismo: sostituisce domande molto scomode. Del tipo: quello che dico è vero o falso? Giusto o sbagliato? Utile o dannoso? Tutte domande che il progressista si esime dall’affrontare. Basta che dica al disturbatore le gliele pone: “Sei indietro . Io sono avanti. La classe politica è meno avanti dei cittadini. Lo dicono le statistiche. E tu sei un kattolico oscurantista, ancora co ‘sta metafisica! Al GuLag!”.
Non chiedete mai “avanti rispetto a cosa”. Perché si può essere “avanti” nella disgregazione sociale, nella patologia e nel degrado, ossia avanti in basso. Quando si dice, per esempio, che “il cancro di quel paziente è molto avanzato”, di solito il paziente non lo considera un progresso. Ma è la Radio Rai 3. Essa è “avanti”, e dice che “tutta la Città” parla della Cirinnà. D’accordo, ma non vi vergonate di essere così luogo-comunisti e depassè?
Virale in rete l’annuncio di vendita di una bambola gonfiabile con le sembianze della Madonna
Difficilmente vedremo lamentele e richieste di chiudere il sito blasfemo che ha messo in commercio la bambola gonfiabile con le sembianze della Vergine Maria.
Il sito in questione si chiama PassionShop.com e all’interno si può acquistare di tutto. Tra cui la Madonna.
L’annuncio della vendita di questo particolare “sex toys” è diventato virale in rete e occupa diverse bacheche Facebook degli internauti. Si chiama “Virgin Mary Sex Doll” e, scontata, costa 227 dollari.
La descrizione dell’oggetto, che non riportiamo interamente, è insieme di parole offensive per la cristianità. “Ora tutti i preti potranno divertirsi”, scrive l’inserzionista. Il resto dell’annuncio è irripetibile.
Rimane però l’insulto alla Vergine Maria. Ridotta a “sex toys”.
Secondo uno dei veterani del giornalismo USA ed ex corrispondente del New York Times, Stephen Kinzer, le notizie sulla Siria sono scritte a Washington, senza sentire le voci sul terreno. Una “vergogna per il giornalismo”, secondo Kinzer.
Stephen Kinzer, in passato inviato in oltre 50 paesi per il New York Times, ha denunciato “uno degli episodi più vergognosi” della sua professione a causa della copertura distorta data al conflitto siriano ed al ruolo che svolgono i vari paesi coinvolti. La sua rubrica sul quotidiano The Boston Globe descrive ciò che sta accadendo in città e nel governatorato di Aleppo.
I militanti dei gruppi armati anti-governativi provocano devastazioni in città mentre esercito siriano e l’Air Force russa li spingono fuori da Aleppo, ha scritto Kinzer riferendosi a notizie “dal campo”.
Il giornalista cita la testimonianza di un abitante della città pubblicata nelle reti sociali: “I ‘ribelli’ moderati’ protetti da Turchia e Arabia Saudita attacano la periferia di Aleppo con razzi non guidati e bombole di gas.” Il politologo libanese Marwa Osma ha sostenuto che le truppe Damasco sono l’unica forza che, insieme ai suoi alleati, sta combattendo lo Stato islamico sul terreno. Stephen Kinzer lamenta che i media USA non sentono o non citano queste voci chiare.
“Questo non va bene per la narrazione di Washington”, ha spiegato. “Pertanto, la maggior parte della stampa nordamericana dice il contrario di ciò che effettivamente accade. Molte notizie suggeriscono che Aleppo è stata una ‘zona liberata’ per tre anni, ma ora è ridotta alla miseria”, ha aggiunto Kinzer. Continua a leggere
Ida Magli, antropologa, scrittrice e filosofa, è morta nella sua casa a Roma il 21 febbraio scorso a 91 anni ancora in attività. Se n’è andata con nostra grande tristezza. Personalità forte e lineare nel suo percorso di affermazione del valore dell’ individuo e della nostra cultura, ci ha lasciato l’originalità del suo pensiero libero e logico fino alla durezza contro la flaccida versione dominante.