Perché Boeri nasconde le pensioni pubbliche

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Il fotogenico presidente dell’Inps è tornato a suonare il suo ritornello: chiedere un contributo di solidarietà alle pensioni più alte. Quelle private, s’intende. Quelle pubbliche, mai. Boeri ci ha rivelato l’ultimo scandaloso privilegio che i conti Inps alimentano: 475 mila italiani  percepiscono la pensione da 36 anni. A questi – che hanno il torto di essere ancora vivi – Boeri pensa di chiedere “un contributo di solidarietà” – però, leggo dalla stampa, “escluse le baby pensioni degli statali”.

Boeri esenta dal contributo di solidarietà gli statali che prendono la pensione non da 36,   bensì  da 43 anni.  Sono statali quasi tutti:  425 mila.  A loro la legge Rumor del ’73 consentì di andare in pensione dopo 14 anni 6 mesi un giorno se donne sposate,  20 anni, dopo  25 i dipendenti degli enti locali.   Vent’anni di ”lavoro”,  e quarantatré di  ozio pagato,  senza contare il secondo lavoro (magari nero) che probabilmente hanno fatto per ammazzare il tempo, sottraendolo ad altri.  “Ci sono 16.953 fortunatissimi baby pensionati che si sono ritirati a 35 anni e che restano in pensione quasi 54 anni”.

Quanto è la loro pensione?

Prendono, in media, 1500 euro mensili.  Un regalo totale  in confronto ai contributi versati (o non versati affatto, da parte dello Stato loro datore di lavoro):  in pratica, ricevono soldi senza copertura, pagati da noi.  Quanti? noi contribuenti versiamo a questi ex pubblici 7,43 miliardi  ogni anno.

Tanto ci costano: una mezza finanziaria annua. Oltre il 5% della spesa Inps per pensioni serve a coprire l’esborso per i baby pensionati.

Secondo Confartigianato, i baby-pensionati pubblici (8 su 10) e privati (2 su 10)  costano allo Stato “ circa 163,5 miliardi, una «tassa» di 6630 euro a carico di ogni lavoratore”  pagante.   Il conto è presto fatto: siccome baby-pensionati ricevono la pensione per quasi 16 anni in più del pensionato medio Inps,  la maggior spesa pubblica  cumulata per  gli anni di pensione  eccedenti la media arriva già a 148,6 miliardi; poi si devono aggiungere i mancati introiti per contributi non versati dai baby-pnsionati del privato, e fanno  altri 14,8 miliardi di euro.  Così si arriva a 163,5 miliardi. Si tenga presente  – per avere un dato di confronto –   che la spesa complessiva annua per le pensioni è di 195 miliardi.

E non ci sono fra gli statali i pensionati minimi a meno di 500 euro mensili

Eppure  Boeri ha preso cura di precisare che dai suoi progetti di tagli (contributi di solidarietà) “sono esclusi i baby-pensionati statali”. Perché? Potete immaginare il motivo: quelli sono una categoria potente, pericolosa e privilegiata. Appartengono  all’Oligarchia Parassitaria e Inadempiente, intoccabile. Quella i cui stipendi aumentano anche quando  quelli privati sono tagliati; che noi contribuenti dobbiamo pagare sempre più anche in questi anni di recessione, in cui un numero  sempre maggiore di noi resta disoccupato. Insomma quelli che – come corpo –  hanno in mano il Potere. Il potere che usano come una forza occupante nemica.  Un corpo separato numerosissimo, con le loro famiglie,  che forma un temibile blocco elettorale, che i politici compiacciono in tutti i modi che la loro demagogia escogita; e che come occupante di “posti”, se irritato o sfidato, può bloccare   il funzionamento della società e dell’economia.

Sto esagerando? Fateci caso: L’Inps –  che è governata di fatto dalla Triplice sindacale, ramo fondamentale del Parassita –   pubblica e diffonde, in genere, solo le pensioni che ‘eroga’ ai privati; sulle pensioni pubbliche mantiene  un delicato silenzio. Soprattutto, non  dà mai ai media i dati pubblici e privati “insieme”,  uno a fianco all’altro.

Chissà perché? Grazie ai nostri  potenti mezzi investigativi e intellettuali, siamo in grado di avanzare l’ipotesi: per impedivi di fare confronti. Fra il vostro stipendio privato – se lo avete ancora – e il loro.  Fra le loro pensioni e le vostre: quelle soprattutto rivelano  la loro situazione di dominio su di voi e di privilegio  scandaloso e indebito.

Perché? Perché  un tempo la cassa di previdenza degli statali  era una cosa a parte. Ma “è stata fusa nell’Inps a inizio del 2012  per evitarne la bancarotta”;  scrive 24 Ore, “e ha portato un virus dentro le casse dell’istituto. Il virus è il deficit permanente della ex cassa pensione pubblica che perde a rotta di collo da anni”. Un  buco “strutturale”, che è la causa prima della “voragine dei conti Inps”. Perché “ con la fusione nell’Inps le perdite e i disavanzi patrimoniali sono stati trasferiti  e provocano le maxiperdite dell’Inps”.

Sono “trasferite”  a chi, le maxi-perdite? A voi del settore privato,  le hanno accollate:   a voi pensionati del privato. Che avete pagato i contributi  (notoriamente troppo alti)   non solo per voi, ma anche per loro.  Infatti, i contributi dei  pubblici “ non sono mai stati sufficienti a coprire le spese per pensioni,  che tra l’altro rispetto al comparto privato sono assai più elevate come importo  –  Prestazioni che salgono a una velocità ben maggiore della crescita dei contributi”.

Di per sé, la vostra previdenza sociale, di voi privati, sarebbe in pareggio. Se l’Inps è in perdita di 9 miliardi l’anno, sapete chi ringraziare.

Vediamo: di quanto le pensioni pubbliche sono superiori  a quelle  dei privati?

Pensioni dipendenti pubblici: 1.772 euro, +72% su privati. 

“Le pensioni vigenti dei dipendenti pubblici nel 2015 valgono in media 1.772 euro al mese, circa il 72% in più rispetto a quelle medie dei lavoratori dipendenti del settore privato (1.026 euro)”.

Capito?Voi pensionati privati prendete in media 1000  euro, e loro 1770. Anzi, la differenza a loro favore non fa’ che aumentare:  “ Sulle nuove pensioni liquidate nel 2015 la differenza è tra 1.872 euro per i pensionati pubblici e 1.012 euro per i privati”.   Notate che i pubblici dipendenti maschi superano i 2.200 euro mensili.  Non male, vero?  Tutto a spese vostre, perché loro non hanno pagato i contributi  per meritare un simile premio.

La sua pensione supera la vostra
La sua pensione supera la vostra

Come  si spiega la grande differenza? Dice 24 Ore: “con le  carriere meno discontinue e più lunghe dei lavoratori pubblici”:  ovvio, sono inamovibili e illicenziabili,  se ci si prova il Tar del Lazio e la Corte Costituzionale li reintegrano nei loro  privilegi,  “e con le retribuzioni medie più alte rispetto al settore privato”.

Ci sono casi-limite come questo:

“96% pensioni tranvieri superiori a contributi”
Dai dati Inps pubblicati emerge anche che il 96% delle pensioni degli autoferrotranvieri è superiore a quanto si avrebbe avuto sulla base del calcolo contributivo. Nel 2015 il fondo trasporti, soppresso nel 1996, avrà un deficit di 918 milioni di euro e un debito di 19,8 miliardi”.

Ma quante sono, insomma, le pensioni dei privilegiati del pubblico impiego? “Le pensioni erogate dall’Inps Gestione Dipendenti Pubblici al 1 gennaio 2015 sono 2.818.300. La spesa complessiva ammonta a quasi 65 miliardi di euro, in aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente”.

Sora Ilva adesso è in pensione
Sora Ilva adesso è in pensione

Una spesa in bancarotta  strutturale, che viene accollata a tutti noi: “Se si mettono in fila i bilanci dell’ex Inpdap si scopre che le perdita sono state di ben 110 miliardi negli ultimi 10 anni. Un colabrodo. Con lo Stato che ogni anno interviene a ripianare il buco miliardario”, ma solo in parte.

Capito o no? Se il”costo del lavoro” privato in Italia è   troppo alto, se rimanete “meno competitivi”  mentre voi siete pagati meno degli altri europei  –  la famosa forbice tra quel che ricevete netto in busta paga e quel che paga il datore i lavoro, quasi il doppio –, è essenzialmente  perché pagate i contributi anche per gli statali. I quali   occupano il tempo, quando sono in ufficio e quando non timbrano il cartellino per i colleghi assenti (uno su tre), a intralciare la vostra attività produttiva in tutti i modi che riescono ad immaginare.  Ossessionati dal controllo su di voi, evasore fiscale potenziale – vi controllano perché sospettano che non li pagate mai abbastanza, che nascondiate qualcosa per voi dei vostri guadagni invece che versarli al Fisco, la greppia da cui si servono a man bassa.

Non ci sono statali né  regionali o comunali, fra i 2,6 milioni d “minimi” a meno di 500 euro mensili. Queste gioie spettano solo ai privati.  Ora, ricapitoliamo: i 425 mila  baby-pensionati statali hanno una pensione media di 1500 euro  da 40 anni. I pensionati pubblici, di oltre 1700 –  che è il 72% in più di quel che prendono i pensionati privati in media. Non sarebbe giusto chiedere a loro un “contributo di solidarietà”? Un atto elementare di giustizia sociale?

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Invece non si osa. Questa categoria s’è conquistata il privilegio di inamovibilità, illicenziabilità, ed aumento automatico degli stipendi,qualunque cosa succeda al paese.  Il paese è da otto anni in recessione, poi in depressione grave, ma  loro ogni tanto scioperano perché vogliono l’aumento. E nessuno cerchi di appurare quanto lavorano, quanto sono produttivi  o improduttivi: hanno vinto o’concuorzo, e tanto basta.

Certe volte,  nei miei sogni più folli,  mi immagino di essere un riformatore, e avanzo la mia riforma più audace: una legge di un articolo, che dice: “Gli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici   dipendono dall’aumento per Prodotto Nazionale Lordo. Sono passibili di diminuzione nella percentuale in cui il PIL, eventualmente,  decresca”.  Siccome il Pil, dal 2008, è sceso del 25%, gli statali si  vedrebbero decurtare gli stipendi di altrettanto.  Con  questa “riforma”, spererei di rendere i dipendenti pubblici co-interessati al miglioramento dell’economia generale,  ansiosi per i disoccupati del settore privato, per le fabbriche che  chiudono; insomma  di renderli solidali al comune destino, interessati al bene comune  –   dal quale oggi si sentono estranei.  Come, appunto, una forza d’occupazione nemica.

Ma  ve lo dico prima io: quella riforma è follemente impossibile. Non si troverebbe mai  in Parlamento una maggioranza per attuarla e sfidare così il potere della Casta. Pensate che siccome  il 62 per cento  dei baby-pensionati pubblici sono nel Nord Italia, la Lega Nord si è sempre opposta a risanare quel bubbone di parassitismo.  Del resto la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, gode del privilegio in persona. Come insegnante è andata in pensione a 39 anni, nel 1992.

Così, come sempre, il  “contributo di solidarietà” lo faranno pagare a voi. Pensionati o contribuenti Inps privati.  Ha cominciato con questa  storia dei 475 mila che prendono la pensione da 36 anni, dimenticando che ci  sono 425 mila ex statali che la prendono da oltre 40; e adesso dicono che taglieranno un po’ “le pensioni più  alte”. Ora, sulle pensioni alte, il prelievo aggiuntivo l’hanno già messo: del 6 per cento su quelle tra 91.300-150 mila euro annui lordi, del 18% su quelle superiori a 200 mila annui lordi. Escluse sempre le pensioni pubbliche, perché loro hanno vinto  o’concuorzo.

Ma sapete quanto rende a  questa sovrattassa? 12  milioni di euro l’anno. Una miseria, una briciola per  quelle fauci insaziabili. Basta pensare che solo le due Camere – ossia la testa del Behemot,   con i  barbieri a 120 mila euro, e il noto bar ristorante  di cui i deputati non pagano  nemmeno i caffè   –  costano 1,5 miliardi  annui. Non milioni, miliardi.  Ossia mille volte di più della sovrattassa sui pensionati ricchi privati.  Abbiamo ancora molto da “contribuire”. Siate solidali, con lorsignori.

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Caso Guidi: è solo l’inizio del temporale?

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CIPPE E CIOPPE

Segnalazione Arianna Editrice

di Aldo Giannuli 

Bella grana per Renzi questa del caso Guidi, proprio sotto referendum sulle trivelle e ad un passo dalle amministrative. Intanto, l’episodio fa capire bene perché il governo ci tiene tanto a far fallire il referendum… Pour cause. Da un punto di vista penale la situazione non è ancora chiara, soprattutto per la definizione dell’eventuale reato (corruzione? Interessi privati? Abuso innominati in atti d’ufficio? Agiottaggio? Disastro ambientale colposo o doloso?) vedremo, per ora non ne sappiamo abbastanza. Quello che invece è chiaro è il disastro sul piano d’immagine.

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L’altra verità sui Panama papers e non fa onore alla stampa occidentale

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PANAMA PAPERS

Segnalazione Arianna Editrice

di Marcello Foa

I Panama Papers di clamore ne hanno suscitato. Indignazione, anche, com’è inevitabile quando vengono rivelati i conti milionari di centinaia di personalità di caratura mondiale. Ma siamo sicuri che si tratti di giornalismo? La risposta non è affatto scontata. Certo, sarebbe molto facile e comodo unirsi al coro di indignazione e di condanna per le rivelazioni. La stampa internazionale tende ad essere conformista e se un pool di prestigiose testate pubblica i risultati di quella che viene presentata come una straordinaria inchiesta giornalistica la “verità” trasmessa al mondo diventa univoca e incontestabile.

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E’ “scandalo Guidi”, o delle procure wahabite?

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guidi

   

Il 17 aprile si vota il referendum contro le trivelle  a mare. Sconfitta certa per gli ecologisti,  arcobaleni e vendoliani promotori:  occorre il voto del 50 per cento più uno degli aventi diritto, e  secondo  i sondaggi, andrà a votare il 20%.  Come   rimediare?

Lo si deve ricavare dai giornali, che dicono e non dicono, tanto è pericoloso il potere che sfidano: “Alcuni magistrati anti-trivelle”, a Potenza, han suscitato uno scandalo giudiziario “a orologeria  contro il governo” per “condizionare il risultato del referendum del 17 aprile”.   I magistrati forniscono ai giornali le intercettazioni fra la ministra Guidi e il suo “fidanzato”, che certo fanno una brutta impressione: ma sono del 2014, perché proprio alla vigilia del referendum minacciato dalle astensioni?  Il trucco è: richiedendo proprio oggi le custodie cautelari (il carcere preventivo), si possono e devono “rendere pubblici gli atti” ossia le intercettazioni d’accusa. Su cui il circo mediatico salta  come un cane sull’osso.

Dalle intercettazioni, gli accusatori di Potenza  risalgono a “un sistema”, alla “lobby del petrolio”,  insomma ad uno dei loro soliti teoremi che – in secondo grado  di giudizio –  quasi sempre  finiscono in nulla, con tutti assolti  (spesso dopo mesi di carcere preventivo e la vita distrutta); ma ormai hanno raggiunto lo scopo, con l’aiuto dei giornali manettari e dell’opposizione più  pirla: fermare  lo sviluppo. Quelli sono i magistrati anti-Tav, anti Ilva, anti-trivelle, anti-tutto ciò che produce  e dà lavoro qualificato . Una magistratura retriva e arretrata perché priva di ogni cultura industriale, regressiva come i wahabiti,  che sta   imponendo la “sue” politiche  (anti)industriali  ad un governicchio facile da destabilizzare con scandali veri e presunti, grazie ad intercettazioni a tappeto 24 ore su 24.  Non  sto difendendo il governicchio: dico che il pericolo è   la magistratura. Il governicchio ha dritto di fare politiche industriali , e  il progetto Tampa Rossa  lo è. La “Lobby”,  il “sistema” che la magistratura accusa è, fra l’altro, l’Eni. Questa magistratura vuole che Taranto viva di coltivazione delle cozze,  l’Italia di energia solare (coi pannelli Made in China),  la Basilicata viva di noci,   il Sud di sussidi pubblici e false pensioni di invalidità, e che i treni  vadano a 25 allora. Soprattutto,  protegge i poteri indebiti che s’è conquistata con Mani Pulite.  .

Posto qui di seguito l’articolo di uno dei pochi giornalisti che non risponda con le salivazioni dei cani di Pavlov, disponendosi all’attacco  degli accusati della magistratura manettara, che poi saranno  prosciolti anni dopo. Mattia Feltri, de La Stampa.  E’ un excursus storico delle imprese del potere giudiziari contro il potere esecutivo. I neretti sono miei.

Giudici di nuovo in campo. E ora la sfida è a Renzi

mattia feltri

Ieri Fabrizio Cicchitto ha detto apertamente quello che Matteo Renzi sospetta e si limita a riferire a beneficio dei retroscena: «Bisogna parlare di una bomba ad orologeria fatta esplodere con il meccanismo procedurale della richiesta di custodie cautelari e la conseguente pubblicità degli atti». E poi: «Non a caso questa richiesta è stata avanzata adesso, indipendentemente dal fatto che l’indagine è stata aperta nel 2014 e in questo modo si fa esplodere la bomba proprio alla vigilia dei referendum di aprile».

Il concetto di «giustizia a orologeria» sembrava ormai fuori moda, almeno da quando il massimo teorico, Silvio Berlusconi, occupa i margini della cronaca, compresa quella giudiziaria. Ed è forse la prima volta che esponenti di una maggioranza di centrosinistra – presidente del Consiglio compreso, e nonostante Cicchitto venga dal centrodestra – si esprimono così apertamente sui fini politici dell’azione giudiziaria.

L’ultimo governo caduto per effetti penali è stato quello di Romano Prodi nel 2008 (l’altro era quello di Berlusconi nel 1994). Ora è preminente e comodissima la tesi secondo cui l’esecutivo era venuto giù per la corruzione del senatore Sergio De Gregorio, passato con la Casa delle libertà in cambio di finanziamenti e onori (e sempre che la teoria regga ai tre gradi di giudizio); ma chiunque capirà il diverso peso dell’uscita dalla maggioranza dell’Udeur di Clemente Mastella ministro della Giustizia.

La moglie Sandra Lonardo era stata arrestata e messa ai domiciliari per una serie di accuse che otto anni dopo sono evaporate o disperse, e Mastella, in lite con un molto turgido Antonio Di Pietro, chiedeva a Prodi solidarietà. Fra i due, il Professore scelse naturalmente l’alleato prossimo alla magistratura, e Mastella votò la sfiducia.

È complicato sostenere che a Potenza coltivino progetti politici e calibrino i tempi d’intervento, anche perché dell’inchiesta in sé si è capito poco, nulla di quanti denari siano eventualmente girati, in che cosa consistano gli atti corruttivi e se non siano piuttosto di lobbying,   ma tutto delle imbarazzanti implicazioni della ministra Federica Guidi e del suo fidanzato.

È uno schema abbastanza ripetitivo. Pochi ricorderanno il nome di Ercole Incalza, nessuno i contorni degli addebiti con cui la procura di Firenze lo ha arrestato un anno fa, ma tutti del tracollo del ministero delle Infrastrutture retto da Maurizio Lupi e di cui Incalza era altissimo dirigente. Poche settimane fa Incalza è stato prosciolto nel disinteresse generale, e alla fine l’azione della procura magari non aveva obiettivi politici ma le conseguenze sono state tali, e gravi.

Dall’inizio della Seconda repubblica la maggior causa di mortalità in politica è dipesa dalle inchieste della magistratura, non sempre concluse con successo, spesso con condanne decisamente ridimensionate rispetto ai presupposti, altre volte con il trionfo pieno degli imputati (il caso di Calogero Mannino, assolto dopo quattordici anni da accuse di mafia è il più notevole) e viene in mente per esempio l’inchiesta Why Not di Luigi De Magistris, una specie di kolossal giudiziario in cui era finito dentro chiunque, da Prodi in giù.

Alla fine i condannati saranno stati cinque o sei su una cinquantina, e il pubblico ministero è stato premiato con la fama e l’elezione a sindaco di Napoli. Dimostrare la premeditazione di De Magistris è impossibile e inutile, però è dura trattenere il sospetto che tante inchieste contro la politica (così scalcagnata da offrire occasioni a ripetizione) dipendano almeno in parte dal rilievo che hanno in tv e sui giornali, dalla reputazione che garantiscono, dall’assenza di conseguenze in caso di errore, soprattutto dalla guerra fra politica e magistratura cominciata con Mani pulite nel 1992, e davanti alla quale una classe dirigente corrotta e squalificata, anche se ben oltre i suoi demeriti, accettò di arretrare.

Un regola classica delle dinamiche istituzionali dice che un potere tende per sua natura ad espandersi: quello giudiziario ha occupato lo spazio lasciato libero da esecutivo e legislativo e, sempre per sua natura, non accetta di cederlo. Berlusconi e Prodi, per motivi opposti, hanno perso la partita. Ora sembra volerla riprendere Renzi, e promette di essere una partita avvincente.

PS.

Una aggiunta su Ercole Incalza, l’alto dirigente del ministero delle Infrastrutture  assolto dopo mesi di arresti.  Una delle accuse: “secondo i pm, Incalza, come dirigente del ministero delle Infrastrutture , si sarebbe “prodigato per bypassare vincoli e autorizzazioni paesaggistici, anche attestando nelle varianti al progetto che non fosse necessaria una nuova valutazione di impatto ambientale, con riferimento allo scavo del tunnel vicino a monumenti come la Fortezza da Basso”. Insomma la sua colpa era di far avanzare il progetto vincendo e districando le mille trappole e lacciuoli della cosiddetta “legislazione” garantista  e da una  burocrazia odiosa e oppressiva.  Oggi Incalza è stato assolto. Anzi prosciolto e archiviato  in 14 inchieste, ma i giornali si bevono qualsiasi cosa venga detta loro dalle procure”, secondo le sue stesse parole. 

 

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COSI’ PARLO’ MASSIMO BONDI’: J’ACCUSE…

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Segnalazione Lega Nazionale Antipredazione degli Organi

www.antipredazione.org 31/03/16 Comunicato n.7

COSI’ PARLO’ MASSIMO BONDI’

L.D. Patol. Chir. e Proped. Clinica Università La Sapienza-Roma, Patologo e Chirurgo generale, MD. General Surgeon Sidney-Australia, Presidente Comitato Medico-Scientifico Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente. Grande medico, un luminare, che ha saputo coniugare scienza ed etica e denunciare espianti/trapianti come crimini, anticipando che in neurologia il fattore tempo è decisivo e che il coma è un sintomo non una diagnosi. Fin dal primo espianto/trapianto di cuore (Barnard) scrisse su Ospedale D’Italia “se il cadavere non c’é (e non c’è in presenza di cuore pulsante e circolazione e respirazione in atto) trattasi allora di omicidio”.

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9/04: Conferenza sui cristiani in Terra Santa e in Siria del C.S. Federici

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Risultati immagini per cristiani in SiriaSegnalazione del Centro Studi Federici

Sabato 9 aprile 2016 alle ore 16,00 a Milano il Centro Studi Davide Albertario invita alla conferenza: 
 
“Perseguiteranno anche voi”. La situazione dei cristiani in Terra Santa e in Siria. Relatore: don Ugo Carandino.
 
La conferenza si terrà presso la sede del Centro Studi a Milano in via (privata) della Torre 38 [ingresso a fianco del portone condominiale], zona viale Monza (Turro).
 
 
 

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Bergamasca chiede scusa al Sud: “Sui libri di scuola solo favole. Mi sento in colpa per il male fatto dai miei antenati”

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GARIBALDI

Storia d’Italia è molto complicata. Senza dubbio più di quella che si impara sui banchi di scuola, attraverso un’istruzione che proviene da una sola direzione e sempre verso quella va. Portando con sé anche tutti coloro che la studino e la facciano propria. Così come fanno proprie certe convinzioni che, perchè, appunto, impresse sui libri, diventano Storia. Ma, in realtà, molto spesso, quella è solo una storia. Quella con la lettera minuscola. E bene sarebbe cercare di andare oltre. E’ partendo da ciò che una donna bergamasca chiede scusa al Sud. E lo fa con una lettera inviata alla pagina facebook Briganti. Per capire il significato e il senso di queste scuse, nulla vale quanto le sue parole.

Una donna bergamasca chiede scusa al Sud. “Mi sento in colpa per il male fatto dai miei antenati”

«Mi permetto di scriverVi per un viscerale bisogno di chiedere perdono.
Sono originaria di Bergamo, Città dei Mille (e purtroppo anche della Lega, oggi), cresciuta nella più salda convinzione che qualche mio antenato, 150 anni fa, avesse forse potuto aver contribuito a liberare il Sud dalla tirannia dei Borboni. Era una favola fatta di eroi e di alti valori morali, qualcosa di cui andare fiero, in cui essere portati a riconoscersi. Mi dispiace. Mi dispiace da più profondo del cuore. Ora so cosa c’è dietro quella favola, ora che mi hanno aperto gli occhi e che mi sono documentata su come andarono veramente le cose, mi sento male. Mi sento in colpa per quello che quei miei antenati potrebbero aver fatto, ora, mi sento in colpa per aver creduto alla storia che mi hanno insegnato sui banchi di scuola, mi sento in colpa per non essermi fatta mai delle domande prima, mi sento in colpa perchè oltre ad aver fatto del male a 9 milioni di persone 150 anni fa, si continua a farne oggi negando la realtà storica di quegli avvenimenti, condannandoli al silenzio per chi sarà meno fortunato di me e non avrà un amico napoletano pronto a prestargli dei libri ed a confrontarsi su questi argomenti.
Lo so che non serve a niente chiedere perdono, ora, ma mi dispiace davvero. Dal più profondo del cuore. M.F.»

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La piccola Verona, luoghi suggestivi e ricchi di storia

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LORI

Verona è un museo travestito da città. E’ ricca di infiniti luoghi d’arte carichi di storia. Li merita? Non li merita? Li meriterebbe di più se ai gioielli artistici fosse dedicata quell’attenzione che merita la preziosità, i millenni di civiltà che abbiamo ricevuto in dono. Siamo straricchi di paesaggio, di bellezze, dettagli e memorie di siti inconsueti ai più, veronesi e turisti.

Si potrebbero scrivere pagine e pagine solo per alcuni. Insomma non vi parlerò dell’Arena, del Teatro Romano, di San Zeno o Santa Anastasia, perché racchiudono troppa storia, o di chiese centrali assediate dal traffico. Vi suggerirò un visitare per cui valga la pena perdersi nella ricerca. Una piccola storia che si rivolge direttamente a voi, che vi abbraccerà, tra un tesoro artistico e un paesaggio non contaminato dalla speculazione e magari offrirà l’idea all’animo artistico di ambientare un dipinto, un romanzo, una poesia.

Un vanto per Verona, un richiamo della natura sono i Borghi delle acque: Avesa, Montorio, Quinzano, con il richiamo della natura che li circonda e che spinge ad un colloquio interiore con cipressi, querce, vigneti, ciliegi, usignoli. Acquarello vivente di come ancora paesaggio e poesia non siano andati distrutti.

Piccoli borghi, realtà viventi, comunità che vivono con le loro tradizioni e le loro feste, con i riti religiosi per i loro santi, con le loro bande, le loro sagre e la propria sfumatura di dialetto veronese. Rappresentano ricchezza, vitalità.

Ad Avesa nasce il Lorì, che si dirama in piccoli canali in parte interrati, ma altri in cui scorrono acque che hanno sentito il canto delle lavandare e lo sbattere dei panni sulla pietra. La Camaldola, stupenda pieve medievale ricca di affreschi con accanto la corte dei lavatoi. Spettacolo unico. Villa Scopoli , con la grande vasca circondata da un colonnato. Vedere per credere. Montorio, dove rivoli, fiumicelli, torrenti che percorrono in lungo e in largo il borgo, arricchiscono la grande vasca situata proprio davanti alla chiesa. Quinzano: viuzze tranquille, vicoli, capitelli, la stupenda chiesa di San Rocco che sovrasta candide distese di alberi di ciliegio, costruita su basamenti di roccia ancora sporgenti.

Più su, inerpicata sulla collina, la rettoria di San Rocchetto, nei giorni della Pasqua luogo di passeggiate e della storica Via Crucis.

Da non trattenersi.

Lucia Cametti

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