Arabia Saudita, Usa, Isis

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Il patto con il diavolo. Come abbiamo consegnato il Medio Oriente al fondamentalismo e all’Isis

Terrorismo wahabita, guerre, flussi finanziari, colossali compravendite di armi: in un libro di Fulvio Scaglione storia, dati e numeri su ciò che per ragioni di business le democrazie occidentali fingono di non vedere

«La conclusione, inevitabile, è una sola: sappiamo, ma facciamo finta di non sapere. Continuiamo a parlare di lotta al terrorismo islamico, ai jihadisti, ma non interveniamo abbastanza sul denaro, cioè sul motore che tiene in vita e promuove quello stesso terrorismo. Ci teniamo stretti come amici proprio coloro che sostengono chi anima quella che molti di noi considerano addirittura una minaccia alla sopravvivenza della nostra civiltà. E li armiamo, li rendiamo sempre più potenti e, all’occorrenza, devastanti». È l’amara ma realistica conclusione a cui arriva il giornalista Fulvio Scaglione, inviato di guerra e conoscitore del Medio Oriente, nel suo ultimo libro: «Il patto con il diavolo» (BUR, pp. 208, 15 euro), un saggio a metà tra storia e cronaca che spiega «come abbiamo consegnato il Medio Oriente al fondamentalismo e all’Isis». (..)

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Tosi contro la diffamazione. Ma ha querelato 69 volte e domani va a processo coatto per calunnia nei confronti di Report

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Mentre la legge per depenalizzare il reato langue, si fa notare il curioso caso del sindaco di Verona

Libertà di stampa

di Marco Milioni

Quando ieri i media hanno rilanciato la notizia della giovane donna denunciata da un parroco salentino che era stato ingiuriato per non avere ceduto alle lusinghe sessuali d’una 36enne, la stampa ha nuovamente dovuto fronteggiare la querelle, non ancora sopita, sulla depenalizzazione proprio del reato di ingiuria. La sua trasformazione in illecito civile, anche se può costare cara (come ricorda il Sole 24 Ore), ha scatenato un polverone. Da una parte ci sono coloro, anche fra la maggioranza parlamentare, ai quali la legge approvata da Palazzo Madama e da Montecitorio è andata di traverso. Dall’altra si è schierato chi invece sostiene che si debba depenalizzare anche il reato “cugino”, ovvero la diffamazione. La quale altro non è che una ingiuria verso un terzo non presente nel momento in cui l’offesa, pur di fronte a due o più testimoni, viene proferita.

Il dibattito si è poi arroventato quando il 3 maggio la commissione giustizia in Senato ha varato una norma, poi abortita, che prevedeva fino a nove anni di carcere per i la diffamazione a mezzo stampa, colpendo i giornalisti che diffamano amministratori pubblici, magistrati e parlamentari. L’iniziativa, bollata come «bavaglio voluto dalla casta», aveva scatenato reazioni così dure da obbligare Palazzo Madama ad una clamorosa marcia in dietro. Tra coloro che avevano criticato la legge allo studio delle Camere c’è pure il sindaco di Verona Flavio Tosi che sul portale farecontosi.it ha pubblicato una sua lettera indirizzata al quotidiano Libero: «Anche il solo pensare di varare una legge che punisca con nove anni chiunque diffami un parlamentare, mentre in Italia veri delinquenti e pure criminali pericolosi la fanno quasi sempre franca, è pura follia. Anzi: è delirio etilico».

E se non é parlamentare, Tosi di querele ai giornalisti se ne intende. Il caso Report insegna. Stando infatti ai dati in possesso dell’amministrazione comunale scaligera, le querele sporte dal sindaco Tosi sono 69 (nel 2014 erano 74, almeno secondo il Corriere del Veneto). 34 procedimenti sono all’esame della magistratura. Undici si sono sono conclusi con la remissione della querela, 22 procedimenti sono stati archiviati, uno è stato definito con l’assoluzione dell’imputato ed uno solo con la condanna degli imputati. In alcuni casi è stato necessario conferire incarichi esterni in quanto alcuni procedimenti non erano di competenza del Tribunale penale di Verona: il costo di questi ultimi ammonterebbe quindi a 29mila euro.

La nuova legge sulla diffamazione, quella che dovrebbe abolire il carcere per i giornalisti e diminuire le sanzioni pecuniarie accessorie, come viene sollecitato per esempio da diversi organi internazionali come l’Ocse, langue in Commissione Giustizia. E viste le continue modifiche, tra le altre, dovrà passare per una nuova lettura alla Camera. Questo racconta nel dettaglio il portale Ossigeno.it: «Il messaggio è chiaro: si preferisce lasciar pendere una spada di Damocle sul giornalismo. Il cronista che tratta notizie delicate e controverse deve sapere che se sbaglia rischia l’incriminazione per un reato punito con estrema severità».

Ma c’è un aspetto ancor più grave del quale nessuno sembra voler parlare. Il legislatore, come denunciato da Vvox.it nel gennaio dello scorso anno, si è ben guardato dall’introdurre nel disegno al vaglio delle Camere la non punibilità per chiunque riferisca, documentandolo, il pensiero di terzi. È la base del diritto di cronaca giornalistica, ma è un diritto che pertiene anche al semplice cittadino. Sono ben sette i senatori veneti che fanno parte della commissione giustizia, e da loro poco o nulla si è sentito al riguardo. Per non parlare dei giornalisti di caratura che siedono nella medesima commissione, come i democratici Rosaria Capacchione, Luigi Manconi e l’ex Pd Corradino Mineo. Verrebbe da dire che i giornalisti sono proprio una lobby da quattro soldi. Tranne quando sono chiamati a risarcire tizio piuttosto che caio. Allora, specie se si tratta di uno che conta, il tassametro sale.

Fonte: www.vvox.it

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Presentazione di “Islam and International Relations”

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eventi

La S.V. è invitata alla presentazione di Islam and International Relations: contributions to theory and practice, volume collettaneo a cura di Deina Abdelkader, Nassef Manabilang Adiong e Raffaele Mauriello, che si terrà presso l’Istituto per l’Oriente “C.A. Nallino”, in Via Alberto Caroncini 19 (2o piano), Roma, il giorno venerdì 24 giugno 2016, alle ore 17.

Interverranno alla presentazione Biancamaria Scarcia Amoretti (Università Sapienza), Matteo Marconi (IsAG), Luciana Borsatti (ANSA) e il curatore Raffaele Mauriello (Università di Teheran).

L’ingresso è libero.

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Siamo stati a un pelo. Nei cieli siriani

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“Caccia Usa e russi si sono affrontati sui cieli della Siria. I F-18  si sono levati perché Putin stava facendo bombardare i ribelli protetti dal Pentagono!”. Così il Daily Mail. Il 17 giugno siamo arrivati a un pelo dalla guerra mondiale. Secondo la versione occidentale, quando gli F18 statunitensi sono arrivati, hanno intimato ai russi di andarsene, e i Sukoy se ne sono andati. Ma quando gli F-18  sono andati via per  rifornirsi, i russi sono tornati – ed hanno finito il lavoro.

“E’ un atto oltraggioso che deve essere spiegato, ha detto furioso un alto ufficiale americano al Los Angeles  Times: “o i russi non controllano le proprie forze, o è stato  un atto deliberato, provocatorio. Aspettiamo risposte”.  Ed hanno convocato i russi per una teleconferenza di “spiegazione”. Il generale Igor Konashenkov,  portavoce  del ministero russo della Difesa, ha spiegato:  la località colpita (At-Tanf) si trova a oltre 300 chilometri dalle località prima designate degli Usa come controllate dalle forze legittime d’opposizione; secondo, i  comandi russi hanno chiesto da mesi agli americani  di condividere informazioni sulle  varie forze in azione in Siria, senza mai ottenere risposta.

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Immigrazione controllata (dagli Usa)

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EL PUEBLU UNIDO

Segnalazione Arianna Editrice

di Gianni Petrosillo

Fonte: Conflitti e strategie

I flussi immigratori che stanno attraversando l’Europa non sempre sono spontanei. A dirlo sono stati anche degni rappresentanti di quella parte dell’Unione (come l’ungherese Orbán ed il ceco Zeman) i quali devono affrontare, con poco spiccioli a disposizione, la marea umana che si riversa sul loro suolo. Non tutti gli extracomunitari che giungono sul Vecchio Continente, dai paesi in crisi economica, politica e militare, dell’Africa, del Medio-oriente, dell’Asia, ecc. ecc., entrano nell’Ue con l’intenzione di migliorare il proprio destino e contribuire allo sviluppo degli Stati ospitanti.

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Treviso: Le pressioni di “Christus Rex” e le proteste della destra radicale hanno moderato il Gay pride

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di Redazione

Come avvenuto lo scorso anno, in occasione del gay pride di Verona, in cui si riuscì addirittura ad organizzare un Family day contemporaneo, coinvolgendo tutte le forze politiche e sociali contrarie alla sfilata, anche a Treviso l’azione di “Christus Rex” e della destra radicale sono riuscite a moderare le sconcezze cui altre carnevalate simili avevano abituato.

Non ci sono stati particolari oltraggi al pudore, ostentazioni di nudità, sbaciucchiamenti saffici o peggio. L’organizzazione è stata cauta. I nostri militanti sono stati notati, ma non è avvenuto nulla di significativo.

Registriamo e deploriamo una squallida parodia della Chiesa Cattolica, attraverso una specie di processione con stendardi irrisori e la distribuzione di un “santino”, di cui alla foto, così di cattivo gusto da aver già screditato gli autori, ma che presto finirà in Procura a Treviso per le valutazioni del caso. L’occupante della Curia l’avrà notato?

Appare evidente, inoltre, che se per anni i “gay pride” sono stati degli oltraggi alle città ed alla nostra bimillenaria civiltà, oggi che il Parlamento italico ha fatto passare la legge Cirinnà sulle cosiddette “unioni civili”, queste carnevalate fuori stagione diventano ancor più inutili ostentazioni del vizio contro-natura.

 Chi ha concesso i permessi e chi ha taciuto, rendendosi complice del peccaminoso corteo, è bene che si faccia un esame di coscienza, se almeno quella, è presente e vigile. Continua a leggere

Ritrovati i resti “l’ultimo missionario del Sol Levante”

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Segnalazione del Centro Studi Federici

L’abate Giovan Battista Sidoti, sbarcato sull’isola di Yakushima il 10 ottobre del 1708 e morto a Tokyo martire il 16 novembre del 1715.

Le sue ossa – conferma il governo nipponico – sono state trovate nel luglio del 2014 nella capitale vicino a quelle di due coniugi giapponesi: il sacerdote palermitano è stato ucciso 300 anni fa per aver battezzato i suoi custodi Chosuke e Haru, cui spetterà la stessa fine.

Quando Sidoti sbarca nel Sol Levante, il Giappone da quasi un secolo ha chiuso i confini a qualunque straniero. Per chi si professa cristiano o, peggio, fa opera di evangelizzazione, è prevista la pena di morte. I martiri sono diverse centinaia: di molti non si conosce nemmeno il nome.

Giovan Battista ha 40 anni, con la fregata Santa Trinidad, costruita per questo viaggio da alcuni benefattori di Manila, dopo due mesi di navigazione finalmente calpesta il suolo dell’isola. Ha con sé un altare portatile, gli oli sacri, il breviario, un’immagine della Madonna del Dito, il crocefisso appartenuto al gesuita Padre Marcello Mastrilli martirizzato in Giappone e le credenziali che attestano che è mandato dal Papa. Vuole vedere l’Imperatore. Vuole che il Giappone apra i confini ai cristiani e permetta di annunciare Cristo.

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Trentamila contro “don” Pusceddu per la predica anti gay pubblicata su Youtube

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DON PUSCEDDU

E se a Treviso hanno guidato le proteste i consueti cattolici tradizionalisti, Forza Nuova e altri gruppi della destra radicale, anche alcuni conciliari hanno protestato con cartelli ed esibendo delle croci, dopo aver pregato presso la chiesa dei Carmelitani. Segno questo, che riteniamo vada visto come positivo, auspicando un completo risveglio dal torpore vaticano-secondista. Ancor più notizia viene fatta in Sardegna, ove un “prete conciliare” ha tuonato dal pulpito con un’omelia che ha ricordato la dottrina tradizionale della Chiesa, scatenando i soloni del politicamente corretto, che ora ne chiedono le dimissioni e la rimozione a Bergoglio:

DECIMOPUTZU. Probabilmente l’avrebbe dovuto mettere in conto sin dai primi momenti. Diffondere quel sermone sul suo canale Youtube lo avrebbe esposto alla gogna dei media e delle tantissime persone che non la pensano come lui. Don Pusceddu, però, non si è fermato ed è andato dritto per la sua strada salvo poi cercare una spiegazione più distensiva per quelle parole che avevano destato scalpore e indignazione, Un tentativo di salvataggio che non ha raggiunto lo scopo, al punto che da tutta Italia sono piovute reazioni sgomente e critiche durissime.

A fare la conta di quelli che hanno sentito parole offensive verso i gay, sebbene fossero estrapolate da un passo di San Paolo, è stata Aleksandra Matikj, rappresentante ligure del “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione” che ha lanciato una petizione online sul sito change.org. La mission è decisamente chiara: chiedere le immediate dimissioni di don Massimo Pusceddu, il parroco di Decimoputzu che da qualche giorno ha attirato critiche e insulti ma anche qualche sporadico attestato di fiducia, arrivato dai suoi parrocchiani.

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“Christus Rex” Treviso: riparazione allo scandalo del “gay pride” e azioni di protesta

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NO G P

STRISCIONI, VOLANTINI E ADESIVI CONTRO IL GAY PRIDE SONO STATI DISTRIBUITI DA FORZA NUOVA IN TUTTA LA CITTA’ DI TREVISO

di Federico Colombera (Responsabile “Christus Rex” Treviso)

“Christus Rex” prende pubblica posizione nei confronti del “TREVISO PRIDE 2016” (e delle relative autorizzazioni allo svolgimento dell’evento)

I numeri non fanno la Verità. La Verità è Dio, coi suoi comandamenti e con le Sue norme. Purtroppo, molti contravvengono ai dettami Supremi e ne vanno pure fieri, ostentando pubblicamente la loro ribellione alla Legge Divina e al diritto naturale, compromettendo, in tal modo, la Via della Salvezza.

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