L’intervista di Adriano Scianca a Franco G. Freda per il Primato Nazionale – un anno dopo
Non possiamo essere d’accordo su tutto, soprattutto nella parte finale dell’intervista, ma molti degli spunti e delle analisi trattate sono utili alla riflessione e condivisibili. (n.d.r.)
Franco Freda è un uomo dalle mille vite. C’è la vita in “clausura”, c’è la milizia editoriale, c’è l’avventura politica del disciolto (dal ministero degli Interni) Fronte nazionale. In queste vite, gli è incidentalmente capitato di vedere in anticipo rispetto a tanti suoi contemporanei dinamiche catastrofiche che solo oggi si affermano platealmente in tutta la loro potenzialità devastante. Come ebbe a dirgli un pm in un famoso scambio processuale, “la preveggenza gliela riconosciamo. Infatti è un requisito della pericolosità”. Di tutto questo, Freda ha parlato con il Primato Nazionale.
“Ebrei italiani”: contro Brexit-pericolo populismi e xenofobie veleno per Europa
Segnalazione di Federico Prati
Roma – “L’Europa, cosi’ come la conoscevamo, quella nata dalle macerie del Secondo conflitto mondiale, l’Europa libera, aperta e inclusiva, sognata e realizzata dai nostri padri, e’ ora minacciata. Ci attendono mesi di grande difficolta’ in cui tutti i moderati d’Europa saranno chiamati a cooperare per evitare altre brutte sorprese che rischierebbero di mettere a rischio e piu’ importanti conquiste democratiche degli ultimi 70 anni”. Lo sottolinea il presidente dell’Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane Renzo Gattegna commentando la Brexit. “E’ ora che tutte le nazioni che fanno parte della grande famiglia europea – prosegue Gattegna – ritrovino un reale senso di unita’ e cooperazione e che insieme combattano affinche’ i veleni del populismo e gli inquietanti propositi dei tanti gruppi razzisti, xenofobi e reazionari che in queste ore esultano per l’esito del voto sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, siano sconfitti con la forza e il coraggio di idee, progetti e impegni di segno diametralmente opposto. “Ma e’ anche il momento, per tutti gli ebrei d’Europa, di riprendere in mano quei valori che sono i nostri e che abbiamo da sempre il compito di attualizzare e disseminare nei luoghi dove viviamo: democrazia, tolleranza, rispetto per le diverse opinioni e per le altrui scelte di vita, amore per la cultura e per la ricerca, strenua difesa della liberta’ d’espressione e della giustizia sociale, modestia, trasparenza, onesta’. Senza questi valori non sara’ solo una singola realta’ del Vecchio continente, ma l’Europa intera ad essere minacciata e ogni realta’ che si affaccia sul Mediterraneo, a cominciare da Israele, il solo, prezioso, insostituibile modello di democrazia del Medio Oriente, corre il rischio di restare piu’ sola. “Gli inquietanti segnali registrati in questi giorni servono anche a ricordarci che per gli ebrei non esiste pericolo peggiore della chiusura in se stessi, dell’astrazione dal contesto sociale nel quale vivono e nel quale hanno il diritto e il dovere di agire. Siamo una piccola minoranza, in Italia, in Europa e nel mondo, ma abbiamo il dovere di fare fino in fondo la nostra parte. Tutti insieme, mettendo da un canto le paure, i particolarismi e le gelosie, possiamo garantire alle generazioni che verranno un futuro degno delle speranze e degli ideali che il popolo ebraico si tramanda di generazione in generazione”. (AGI)
Basta aborto: i casi di Virginia, Louisiana e North Dakota
Segnalazione Corrispondenza Romana
Ha fatto giustamente rumore il divieto imposto dal Senato della Louisiana all’aborto in caso di anomalie genetiche, compresa la sindrome di Down, che qui in Europa è stata invece sfruttata come grimaldello per introdurre l’eugenetica. Quello Stato americano non ha così solo recepito quanto in North Dakota è già norma dal 2013, ma è andato oltre con la firma apposta lo scorso 14 giugno dal suo governatore pro-life, John Edwards Bel, contro l’aborto per smembramento, provvedimento che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo primo agosto.
Il transgenderismo è un disturbo mentale: parola di psichiatra
Il dott. Paul R. McHugh è uno dei più autorevoli psichiatri a livello mondiale, con quasi mezzo secolo di pratica professionale. Già Primario di psichiatria nel celebre Johns Hopkins Hospital, di Baltimora, oggi è Distinguished Service Professor of Psychiatry. Autore di sei libri, ha pubblicato più di 130 saggi in riviste specializzate.
Qualche settimana fa, il dott. McHugh ha sollevato un piccolo tsunami nel mondo accademico affermando che il transgenderismo è un “disturbo mentale” che va trattato, e che il cambio di sesso è “biologicamente impossibile”. La chirurgia per cambiare sesso, secondo lui, non è la soluzione per persone che soffrono di “disordine di assunzione”, vale a dire la percezione che la propria mascolinità o femminilità sia diversa da quella che la natura le ha assegnato biologicamente. Secondo McHugh, le persone che promuovono un tale intervento chirurgico stanno favorendo la diffusione di un disturbo mentale.
Semafori LGBT? Noi diciamo ‘stop’!
Segnalazione e commento di Federico Prati
L’ultima trovata per far passare per normale, ciò che normale non è. Ma se anche valesse la metafora del semaforo, per noi, l’unico colore sarebbe quello rosso: stop alla follia LGBT e alla sua subdola propaganda!
http://www.azionetradizionale.com/2016/06/24/semafori-lgbt-noi-diciamo-stop/
MR BROWDER, IL NEMICO NUMERO UNO DI PUTIN
di I. S.
Chapeau, Mr. Browder! Tanto di cappello per questo uomo incredibile. Il mese scorso, è riuscito a bloccare la proiezione di un film al Parlamento europeo e ha fatto oscurare un paio di articoli da siti web americani. Questa settimana, ha scatenato un putiferio per l’unica proiezione negli Stati Uniti di un film critico verso la sua versione dei fatti. Nessuna libertà di parola per i suoi nemici! I suoi avvocati svolazzano intorno a chiunque provi a rilasciare qualsiasi osservazione che scavi nei suoi sordidi affari. I suoi hacker hanno riscritto la voce che lo riguarda su Wikipedia, cancellando qualsiasi accenno sul tema: ma nonostante le centinaia di modifiche, su Wikipedia è rimasta la versione ufficiale. Solo pochi potenti riescono a ripulire completamente la loro immagine, fino a quel punto.
“NATO guerrafondaia”: Steinmeier si sveglia. Tardi
di Maurizio Blondet
Non è Mosca, ma la NATO che “provoca”. E’ la NATO ad essere “guerrafondaia a ”far tintinnare le sciabole”. L’ha detto (finalmente) il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, il cui paese è membro centrale della NATO. L’ha detto al Bild am Sonntag. La sua è stata una critica esplicita alla gigantesca esercitazione NATO in corso in Polonia, con la partecipazione di 31 mila uomini di 16 eserciti (fra cui il germanico) il cui scenario consiste nel simulare di “respingere un’aggressione russa” dei paesi baltici e Polonia. Che la grande manovra sia diretta contro Mosca, s’è vantato il presidente polacco Andrzej Duda: “Lo scopo dell’esercitazione è chiaro; ci stiamo preparando per un’invasione”.

Proprio questa simulazione è provocatrice e guerrafondaia (warmongering, parola molto forte) da parte dell’Alleanza, ha (finalmenente) replicato il tedesco. “Ciò che proprio non si deve fare è infiammare la situazione agitando le sciabole e col bellicismo. Chi crede che una simbolica parata di cingolati sul confine orientale dell’alleanza porti sicurezza, si sbaglia. Saremmo più sensati a non creare pretesti per rinfocolare un vecchio conflitto”.
Steinmeier s’è svegliato: in ritardo, c’è da credere. Ha parlato a nome del suo governo? No, perché il suo governo ha mandato truppe in Polonia per partecipare ad Anaconda-16; peggio, i servizi d’intelligence germanici danno manforte ai fanatici di Washington, che cercano un pretesto qualunque per la guerra, con una “scoperta” sorprendente, anzi una doppia scoperta: 1) i server del Comando Centrale Usa (CENTCOM) e del Dipartimento di Stato sono stati hackerati dall’IS nel 2015; 2) ma i perpetratori dell’intrusione informatica sono “probabilmente” russi, perché lo Stato Islamico non dispone di specialisti di quel livello.
Palesemente, si tratta di un ridicolo tentativo di far scattare la clausola di difesa NATO, evocata sinistramente da Stoltenberg qualche giorno fa: anche un attacco informatico (allora ne ha parlato in relazione alla voce che Mosca avrebbe le migliaia di mail che Hillary Clinton ha spedito dal suo account privato, di per sé grave violazione della sicurezza) sarà ritenuto equivalente ad un attacco armato; quindi gli Usa sono stati attaccati dalla Russia, quindi l’Alleanza deve scendere in guerra.
Il New York Times s’è affrettato a fornire gli indizi di questa aggressione. Indizi solidissimi. I russi sono “probabilmente” coinvolti negli attacchi di hackers in Estonia ed Ucraina, che hanno provocato de black-out della rete elettrica; le tre branche dell’Armata russa dispongono complessivamente di 4 mila cyber-agenti, eccetera eccetera. Il New York Times non manca di lodare la ministra germanica della Difesa, Ursula von der Leyen, perché ”ha riconosciuto la gravità della situazione “ e ha costituito un reparto per la guerra cibernetica per tenere a bada i russi.
Dunque i servizi tedeschi stanno dando manforte al disperato tentativo americano di avere una guerra in Siria, rilevato anche dalla famigerata lettera aperta di 51 diplomatici e funzionari del Dipartimento di Stato che intimano ad Obama (o al prossimo presidente) di intervenire con l’aviazione per rovesciare Assad, perché è il solo modo per sconfiggere l’IS (questa fase della superpotenza è condizionata, come si vede, da una logica ferrea)..
Sicché è subito arrivata al ministro degli Esteri questa replica da un membro importante del Council on Foreign Relations, Stephen Sestanovich (J askenazi), sotto forma di tweet:
“Se Steinmeier chiama ‘guerrafondaio’ respingere Putin, deve dare le dimissioni. Questa non è la politica della Germania”. Quale è la politica della Germania, la decidono i Sestanovich. Ovviamente.
https://twitter.com/SSestanovich

Morto Carlo Pedersoli alias Bud Spencer
Prima campione italiano di nuoto, poi attore in oltre 100 film tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’90. Mai protagonista di scandali, una bella famiglia. Le ultime parole rivolte ad essa: “grazie”. R.I.P. Continua a leggere
Il progetto dei falchi liberali
di Thierry Meyssan

Fonte: controinformazione
I sostenitori di Hillary Clinton hanno lanciato una campagna in favore di una guerra aperta degli Stati Uniti contro la Siria. L’amministrazione Obama ha risposto loro con un educato silenzio. Qualsiasi cosa succeda, questo episodio permette di comprendere meglio la posizione del partito della guerra.
I «falchi liberali», cioè i democratici favorevoli a interventi militari a tutto spiano per affermare la supremazia degli Stati Uniti sul resto del mondo, hanno iniziato una vasta operazione in seno all’amministrazione Obama. Sperano di sfruttare la campagna elettorale in corso per costringere il futuro presidente a rovesciare la Repubblica Araba Siriana.








