“Brexit”: i lamenti dell’élite democratica

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BREXITX

di Antonio Serena 

 

Fonte: Liberaopinione

Il voto sull’uscita dei britannici dall’ Unione Europea, oltre che una risoluzione politica, ha rappresentato anche una verifica dello stato di salute culturale (e mentale) del vecchio continente e di chi attualmente lo gestisce in maniera illegale. I poteri forti della Finanza, quelli che hanno piazzato i loro tirapiedi (nominati) nei governi degli Stati, ma anche in giornali, Tv, istituti demoscopici e altri strumenti di distrazione di massa, dopo aver fallito in maniera eclatante le loro previsioni di voto, o, peggio, dopo aver scientemente influenzato con le loro bugie il voto dei cittadini (il giorno precedente il referendum i voti del “remain” erano dati in vantaggio di 8 punti ), si sono detti meravigliati del responso delle urne. La faccia di Enrico Mentana che commentava su “La 7” lo spoglio in notturna e l’arrivo dei voti dai vari distretti inglesi è stata una sintesi di comicità da far invidia ai Fratelli Marx. In quella e in altre trasmissioni televisive successive si è sentito di tutto:  che il voto rappresentava una catastrofe, che i laburisti non avevano saputo controllare i loro elettori, che  la domanda più cliccata in internet in Inghilterra nei giorni precedenti il voto era: “Che cos’è la UE?” e che quindi gli inglesi erano a dir poco degli sprovveduti, che gli anziani col loro voto avevano ipotecato il domani dei giovani, che le proiezioni degli exit-pool erano state falsate dalle bugie degli elettori (quindi ignoranti e bugiardi), che già all’indomani delle elezioni molti si erano pentiti di aver votato per “Brexit” e che quindi bisognava ripetere le elezioni.

In casi come questi certe “teste d’uovo” che quotidianamente dagli schermi ci impartiscono lezioni di democrazia dovrebbero, specie se giornalisti o inviati speciali, provare ad abbandonare la loro abituale saccenza cercando, sempre se sono in buona fede, di capire e interpretare i fenomeni ed evitando di fare, come si suol dire, la figura del pinguino.

E’ infatti ridicolo affermare che l’elettore inglese che ha votato “brexit” è un ignorante che non sapeva quel che faceva e un minuto dopo ribadire che, se si votasse oggi, nella maggior parte dei paesi della UE si avrebbero risultati analoghi. E’ dunque il nostro un continente abitato da ignoranti? O non è forse che la gente, specie i ceti popolari (quelli che hanno votato in massa la Brexit), non ne possa più di sacrifici per salvare le banche, di giovani disoccupati, di pensioni rapinate, di conti correnti azzerati da volgari ladri camuffati da banchieri, di invasioni incontrollate da parte di migranti fuggenti (nella migliore delle ipotesi) da guerre create dai signori della grossa finanza?

Sentite cosa ha scritto il bocconiano rampante Stefano Feltri, ex collaboratore di Lilli Gruber e vicedirettore de “Il Fatto quotidiano”: “Gli elettori inglesi hanno votato contro gli immigrati, contro la globalizzazione, contro le élite, contro i burocrati, per l’impero e per la sicurezza perduta. Si possono trovare mille ragioni per criticare l’Unione europea, nessuna razionale per sostenere che dopo la Brexit l’economia della Gran Bretagna sarà più prospera, la sua società più coesa, le frontiere più sicure…Si può chiedere un maggiore ricorso al voto popolare soltanto se gli elettori prendono sul serio il proprio compito, se danno un voto consapevole, faticoso. In caso contrario la democrazia diretta diventa circonvenzione di incapace”. E quindi – ovvio no – va abolita o limitata ai soli capaci, all’ élite.

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I robot: “persone elettroniche”?

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Segnalazione di Raimondo Gatto

 

Una mozione in corso d’esame al Parlamento Europeo

 

di Anne Dolhein

 

Il sito francese reinformation.tv ha pubblicato,il 22 giugno 2016, l’articolo che riportiamo.

 

Se la recente decisione degli Inglesi di “uscire dall’Europa Unita” avesse bisogno di essere giustificata, basterebbe una notizia come questa per avere la certezza che questa Europa è meglio perderla che guadagnarla.

Senza dubbio per la prima volta al mondo ecco una proposta di atto parlamentare che prende in considerazione la possibilità di dotare i robot di una forma di “personalità”.

 

Si tratta di una proposta che è stata presentata al Parlamento Europeo e che intende ottenere che ai robot più evoluti, la Commissione Europea possa riconoscere la «personalità elettronica», dotata di diritti e di doveri.

Tale proposta, si dice, non ha alcuna possibilità di giungere in porto e se anche dovesse essere adottata dal Parlamento Europeo, non avrebbe alcun potere reale, né forza di legge. Questo però non impedisce che il “principio” sia stato già posto: assimilazione del robot all’uomo con la scusa di regolare i problemi legati alla crescente robotizzazione dell’industria e di tanti altri settori dell’attività umana.

La proposta infatti risponde ad un duplice bisogno, molto reale: compensare le perdite subite dai sistemi di sicurezza sociale nei paesi dove i lavoratori vengono rimpiazzati dai robot, in un contesto di crescente disoccupazione, e insieme regolare la questione della responsabilità civile relativa alla loro attività. Si guarda in particolare alle vetture senza conducente: di chi la responsabilità in caso di incidente, soprattutto in caso di manovra errata?

 

I robot: cose o persone?

 

La proposta presentata al Parlamento Europeo il 31 maggio dalla Commissione per gli affari giuridici, prende in considerazione il fatto che i proprietari dei robot possano pagare gli oneri sociali per le dette macchine e che, visto la loro crescente “intelligenza”, «almeno i più sofisticati di tali robot autonomi possano essere dotati dello statuto di persone elettroniche con i diritti e i doveri relativi».

La proposta prevede anche la creazione di un registro dei robot intelligenti autonomi che permetta di collegare ciascuno di essi ad un fondo che copra la sua responsabilità giuridica. In tal modo, collegando direttamente il robot all’assicurazione che lo garantisce si realizza una situazione di responsabilità personale. Il rapporto della Commissione considera in particolare che le società che impiegano dei robot al posto degli uomini, dichiarino i conseguenti risparmi realizzati, allo scopo di permettere l’

applicazione di una tassazione specifica.

 

In realtà, considerato che un nuovo carico fiscale sulle imprese non è altro che un’ulteriore manifestazione della quotidiana e diversificata realtà della creatività fiscale, era possibile ricorrere a due soluzioni semplici, senza bisogno di attuare la minima

innovazione: poiché i robot “tolgono” il lavoro agli esseri umani, bastava inventarsi un’imposta più elevata sulle industrie o le imprese che li usano, oppure degli oneri versati direttamente ai sistemi di sicurezza sociale, senza bisogno di assimilare i robot alle persone. D’altra parte, almeno nei paesi di diritto romano, si conosce perfettamente il principio della responsabilità di fatto delle cose che si hanno in consegna. Dopo tutto è questione di regolamentazione e assicurazione…

 

Al Parlamento Europeo si pensa di dotare i robot di personalità

 

Ma no. Il documento si riferisce chiaramente alle nuove capacità dei robot, che peraltro vanno sempre crescendo, e alla loro “intelligenza”: ragionamento che equivale col dire che bisogna trattare i robot sempre più come fossero uomini. Cosa che lascia prevedere, col tempo, la possibilità di un vero «rimpiazzo totale» che renderà sempre più obsoleti e inutili gli uomini in carne e ossa; nonostante questi non siano solo delle belle meccaniche animali, ma degli esseri creati a immagine e somiglianza di Dio.

Si tratta della logica conclusione della negazione dell’anima spirituale e della stessa natura umana, elemento ormai acquisito negli ambienti scientifici e politici dominanti.

 

Si assiste già alla proliferazione dei robot nelle fabbriche e nel settore della sanità: dei robot in grado di realizzare delle delicate operazioni chirurgiche e che svolgono il ruolo di aiutanti, si presentano sempre più sotto forma umanoide.

Si dimentica che alla radice di tali “prodezze” vi è sempre l’intelligenza umana. I grandi servizi che essi possono rendere si finisce con l’attribuirli a loro e non a caso si parla della loro «autonomia”, che è invece solo il frutto di una programmazione. Ed è per questo che li si vuole qualificare come “persone”, sia pure ‘elettroniche”.

 

«Persone elettroniche»: la mozione che annuncia l’avvenire

 

Nelle esposizioni professionali specializzate, i fabbricanti presentano dei robot a forma umana.

La cosa è dovuta evidentemente ad una scelta, poiché nulla obbliga a renderli in una qualsivoglia maniera apparentemente simili agli esseri umani.

 

 

 

 

Report Verona, rispuntano i Giardino: misure cautelari per estorsione e riciclaggio

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TOSI RINVIATO A GIUDIZIO PER CALUNNIA E DIFFAMAZIONE NEI CONFRONTI DI SIGFRIDO RANUCCI (REPORT) CON PROCESSO CHE INIZIERA’ IL 23 NOVEMBRE. DUE CONOSCENZE DELLA FAMOSA TRASMISSIONE, TORNANO ALLE CRONACHE, MENTRE L’AVVOCATO MICHELE CROCE PARLA DI SCOTTANTI RIVELAZIONI PER I PROSSIMI GIORNI…

Verona, rispuntano i Giardino: misure cautelari per estorsione e riciclaggio

 

Verona, rispuntano i Giardino: misure cautelari per estorsione e riciclaggio

Stagioni: 2016

Una brutta storia di estorsione nei confronti di un imprenditore, iniziata un anno fa con un terreno a Sommacampagna (Vr) pagato ma mai ceduto e finita con minacce ai familiari e con l’incendio del suo ufficio. Le indagini dei magistrati scaligeri, che riguardano anche il riciclaggio dei proventi, coinvolgono 25 persone, per 7 di loro sono scattate oggi le misure cautelari.

Due sono vecchie conoscenze di Report: si tratta di Alfonso e Francesco Giardino, componenti di una numerosa famiglia di costruttori, di origine crotonese ma da tempo residenti a Verona. Alcuni dei Giardino hanno sulle spalle reati di riciclaggio, rapina detenzione di stupefacenti, truffa e ricettazione. Alfonso, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, risulta latitante. Per Francesco è stato disposto il solo obbligo di dimora nella città di residenza. Secondo quanto emerse dall’inchiesta “L’arena” di Sigfrido Ranucci del 7 aprile 2014 (qui sopra una clip), i Giardino avrebbero preso parte alle cene organizzate per la campagna elettorale di Flavio Tosi e del suo assessore di origine calabrese Marco Giorlo, e poi ai festeggiamenti per la vittoria.

Successivamente, nel febbraio 2015, nuovi elementi erano venuti alla luce da alcune intercettazioni dei Carabinieri, effettuate per un filone dell’inchiesta Aemilia e divulgate su organi di stampa, attorno all’ipotesi che i Giardino contassero sui rapporti con ambienti istituzionali veronesi per accaparrarsi diversi appalti.

Nella foto in questa pagina, tratta dall’inchiesta del 2014: ai festeggiamenti dell’assessore Giorlo (di spalle) per la vittoria elettorale si intravede un componente della famiglia Giardino (di profilo, a destra)

(24 giugno 2016) 

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Spunta la pista che da Etruria porta alla Fondazione di Renzi

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La banca era socio privato di un’azienda aretina che finanzia la «Open», il braccio economico del premier a sostegno delle sue campagne elettorali e di tutte le Leopolde

Tra le altre cose la Fondazione è quella che ha organizzato (e pagato) le Leopolde. Questi soldi sono arrivati alla Fondazione attraverso una società, fondata dagli azionisti della fallita Banca Etruria, l’Intesa Aretina Scarl, di cui la banca è uno dei soci privati insieme a Mps. L’azienda fondata nel 1999 gestisce il servizio idrico integrato di 31 comuni nell’Alto Valdarno e il suo nome compare sul sito della Fondazione Open, tra i finanziatori: un bonifico da 15mila euro. «È gravissimo che Renzi abbia varato il salva-banche dopo aver ricevuto quei soldi da Banca Etruria che maggiormente ne ha beneficiato – commenta il consigliere regionale della Toscana, Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) – Il conflitto d’interessi non coinvolge soltanto Maria Elena Boschi, ma lo stesso Matteo Renzi».Renzi ha sostenuto quattro campagne elettorali (in cinque anni): due nel 2009 (primarie e amministrative a Firenze), una nel 2012 e un’altra nel 2013. Il tutto senza sostegno economico da parte del Pd, rimborsi elettorali, né fondi pubblici. Dunque, Renzi dove li ha trovati i soldi? Il deus ex machina di tutto il sistema di reperimento fondi, è il solito Marco Carrai al quale Renzi vorrebbe affidare la cybersecurity del governo. Da sempre fundraiser del premier, ha fondato insieme ad Alberto Bianchi, avvocato di Renzi, la Fondazione Big Bang. Dal 2007 la premiata ditta Carrai&Bianchi ha messo in piedi una galassia di associazioni, società, imprese e contatti che ruotano attorno a Renzi. Insieme hanno racimolato oltre quattro milioni di euro per coprire le spese della corsa alla guida del Paese del loro amico. Lo dimostra l’elenco dei finanziatori della Fondazione Big Bang, fondata dallo stesso Carrai il 2 febbraio del 2012. Nel 2013 (anno della conquista della segreteria del Pd) la Fondazione ha raccolto 980mila euro. Nel 2015 era a due milioni e 800mila.Il consiglio direttivo della Fondazione era composto oltre che da Bianchi (presidente) e da Carrai (segretario generale), dai consiglieri Giuliano da Empoli, Federico Berruti, Ernesto Carbone e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. L’11 novembre 2013 la Fondazione Big Bang si trasforma in Open sempre con Bianchi e Carrai ai vertici, ma con una diversa composizione del consiglio direttivo che, oltre a Lotti, vede spuntare come segretario generale, la ministra Maria Elena Boschi che ha portato Banca Etruria dentro la Fondazione. Carrai in quegli anni ha organizzato diverse cene di raccolta fondi (Milano, Firenze, Roma) con la finanza che conta, alle quali partecipavano anche i vertici di Banca Etruria e di Banca Federico Del Vecchio (acquista nel 2006 da Etruria).Scorrendo la lista dei finanziatori si scoprono nomi e numeri interessanti: il finanziere di Algebris Davide Serra insieme alla moglie Anna Barassi ha dato a Renzi la bellezza di 225mila euro. Paolo Fresco, ex presidente Fiat con la moglie ha donato 50mila euro e Jacopo Mazzei, ex presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, 10mila euro. Alberto Bianchi (30.400 euro), Maria Elena Boschi (8.800), Luca Lotti (9.600), il segretario Pd toscano Dario Parrini (12.600), il direttore dell’Unità Erasmo D’Angelis (6.400), Simona Bonafè 4mila euro come Ermete Realacci, Francesco Bonifazi (12.800), Ernesto Carbone (20mila), Davide Faraone (1.600), il sindaco di Firenze Dario Nardella (6.600), 7.800 euro per Ivan Scalfarotto e 4.800 per Yoram Gutgeld. Spicca per taccagneria il neo nominato direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto che ha ringraziato Renzi con sole 250 euro. Ogni favore ha un prezzo.

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Cameron si dimette: “Penso che il Paese abbia bisogno di un nuovo leader”

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Cameron si dimette: Penso che il Paese abbia bisogno di un nuovo leader

David Cameron con la moglie Samantha rientra a Downing Street dopo la dichiarazione (Afp)

David Cameron annuncia le dimissioni dopo la vittoria della Brexit. Il premier britannico, in una dichiarazione da Downing Street, dice: “Penso che il Paese abbia bisogno di un nuovo leader”. Ed ilnuovo primo ministro sarà eletto “in ottobre”, al congresso del Partito conservatore. Cameron chiarisce anche che sarà “il nuovo primo ministro a condurre i negoziati” per l’uscita dall’Unione Europea.

“Il popolo britannico ha votato per l’uscita dall’Unione Europea, la sua volontà sarà rispettata”, ha detto Cameron. “Assicuro ai mercati ed agli investitori che l’economia è fondamentalmente forte”, ha aggiunto. “E rassicuro i cittadini britannici che vivono all’estero ed ai cittadini europei qui che non ci saranno cambiamenti immediati”, ha precisato.

“Sono stato assolutamente chiaro sulla mia convinzione che la Gran Bretagna è più forte, sicura e prospera all’interno dell’Unione Europea – ha sottolineato Cameron nella sua dichiarazione – Ed ho chiarito che il referendum era solo su questo, non sul futuro di alcun singolo politico, nemmeno il mio”. Tuttavia, ha ammesso il premier, “il popolo britannico ha preso la decisione molto chiara di intraprendere un percorso diverso e per questo penso che al Paese serva una nuova leadership per portarlo in questa direzione”. Continua a leggere

Dopo gli uomini-cane e la legittimazione del sesso tra uomini e animali, ecco arrivare il Principe Henry

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Segnalazione Redazione BastaBugie

Distrutta l’idea di normalità, intesa come fine vero ed autentico di ogni creatura, i concetti di bene e male ormai si equivalgono

 

di Rodolfo de Mattei

Dal Regno Unito arriva la favola LGBT per bambini del “Principe Henry”, ideata dal giovanissimo attivista inglese Olly Pike, che racconta la storia di un amore gay dove il futuro monarca, sorprendendo genitori, amici e sudditi e infrangendo ogni tradizione millenaria, porterà sull’altare un affascinante ragazzo. Pike spiega sul suo sito web come l’intenzione sia quella di “educare” le nuove generazioni fin da piccoli al “diktat etico” che vuole rimuovere dalla società l’idea di eteronormatività, intesa come norma eterosessuale: “Il modo migliore per porre fine alle discriminazioni è quello di iniziare a parlarne con i più piccoli. Abbiamo il dovere di insegnare la tolleranza, l’amore e il rispetto. (…) E’ incredibile guardare indietro e osservare a che punto è arrivata la comunità LGBT in termini di accettazione, in quello che è una società molto ‘eteronormativa’. Da tutti i punti di vista questo è un enorme trionfo e possiamo solo ringraziare coloro che sono venuti prima di noi e coloro che sono ancora i difensori dei diritti LGBT”. NON CI DEVE ESSERE UN’IDEA DI “NORMALITA'” Il punto chiave, secondo il giovanissimo attivista gay, è cancellare l’idea stessa di “normalità”: “La cosa grande riguardo il mondo in cui viviamo è che le famiglie LGBT stanno diventando sempre più importanti e che la loro accettazione sta diventando ‘normale’. E ‘un testamento enorme, e bello di ciò che l’amore, la gentilezza e l’accettazione possono creare. Io sono però sempre pronto a ricordare alle persone che, sebbene ci sia ancora, non ci dovrebbe essere un concetto di ‘normale” (…) Non esiste un modo corretto per innamorarsi, per crescere una famiglia, di vivere una vita, ma c’è sicuramente più di un modo”. Il creatore della fiaba gay per bambini afferma dunque chiaramente come l’obiettivo del suo racconto sia quello di inculcare nella testa dei più piccoli, fin dall’infanzia, l’idea che un amore si equivale all’altro, “non ci dovrebbe essere un concetto di ‘normale”‘, in quanto quello che conta è il sentimento e la gentilezza. UN ITER LOGICO Distrutta l’idea di normalità, intesa come fine vero ed autentico di ogni creatura, i concetti di bene e male si equivalgono e si confondono tra loro. Il devastante messaggio che si vuole dare ai bambini è che non esiste un progetto umano autentico che vuole che l’uomo si senta attratto e s’innamori di una donna, ma che qualsiasi altro progetto soggettivo è parimenti valido. Non c’è un’unica strada giusta percorribile ma infinite strade, stradine e viuzze sulle quali è possibile avviarsi (anche a folle velocità contro mano) secondo il proprio “fiuto” e “orientamento” e i soggettivi e sempre mutevoli istinti. E’ logico ed evidente come tale esasperata visione relativista, che promuove e legittima un “girovagare” senza senso, o meglio senza “buon senso”, porterà le persone più fragili a “smarrire la bussola” e imboccare aberranti strade senza uscita come quella degli uomini-cane [leggi TRANS-GENDER SORPASSATO, E’ DI MODA IL TRANS-SPECIES, clicca qui, N.d.BB] o del bestialismo [leggi DOPO GLI UOMINI-CANE IN GRAN BRETAGNA, IN CANADA LEGITTIMATI GLI ATTI SESSUALI TRA UOMINI E ANIMALI, clicca qui, N.d.BB].

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Ritroviamo la nostra identità. Sapendo cos’è.

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L’aborto libero e legale –  grande “conquista delle donne” –  in Gran Bretagna ha trovato un particolare favore tra le comunità di origine indiana e pachistana:  che l’ha usato come  mezzo gratuito e  pulito  per eliminare le nasciture femmine,  che in quella culture  sono un peso  morto e un costo economico  in pura perdita, perché vanno fornite dalla loro famiglia di una dote esosa che godrà, poi, la famiglia del marito.

Ecco un caso spaventoso in cui ciò che nella nostra società progressista  è passata come “conquista”  del femminismo,  un diritto civile  per “la liberazione della donna”, viene  strumentalizzato da altre colture etniche venute in Occidente, per perpetuare il più tribale oscurantismo  che decreta l’ inferiorità femminile, anzi perfezionandolo: quello che là è infanticidio, qui è aborto selettivo fornito dal servizio sanitario nazionale nell’asettico ambiente ospedaliero. Una strage delle innocenti   (altro che femminicidi!) nell’Occidente ‘avanzato’.

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La questione dell’immigrazione secondo la Chiesa ed il Tomismo

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di Carlo Di Pietro

Le questioni dell’immigrazione e dell’accoglienza, particolarmente sentite ai nostri giorni, furono affrontate con sapiente lungimiranza dalla Chiesa e, a seguito della civilizzazione dei popoli, dai nobili Sovrani e Principi cattolici. Si rassegnino i “negazionisti” e tuttologi di professione sfornati dalle logge, poiché la Chiesa, in quanto designata custode della morale (2° diritto/dovere) e vigile dell’ordine sociale, ha sempre indirizzato i Re ed i Governanti alla responsabile amministrazione delle migrazioni.

stranieri

I tanti muri che le Comunità erigevano, tutti insieme, figuravano, sotto il segno della Croce, quella equilibrata carità tanto gradita a Dio, parimenti molto fruttuosa per i popoli dell’Impero. Così fu e così è stato, a tratti più o meno evidenti, fin dal fatidico episodio di Ponte Milivio con la frase narrata da Eusebio di Cesarea nella Vita di Costantino: «In hoc signo vinces»!

San Pietro ha affermato: “È proprio vero che Dio non fa distinzione di persone; ma che tra qualunque gente, chi lo teme e pratica la giustizia gli è accetto” (S. Th. Iª-IIae q. 105 a. 3 arg. 1). Nell’Esodo si legge: “Non opprimere il forestiero e non l’affliggere: anche voi infatti foste forestieri nella terra d’Egitto”; ed ancora: “Non darai molestia al forestiero: voi infatti conoscete il suo stato d’animo, perché foste voi pure forestieri in Egitto” (Ibid., 3 arg. 3).

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Vittoria a sorpresa del Leave, è Brexit: gli inglesi lasciano l’Ue

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BREXIT

IN ITALIA SAREBBE L’UNICO REFERENDUM DA FARE. INFATTI NON SI FA…

Londra – Alle 7 del mattino quello che era ormai evidente diventa ufficiale: il Regno Unito ha votato per lasciare l’Europa. I favorevoli all’uscita della Gran Bretagna dall’Europa hanno vinto il referendum con una percentuale che si avvicina al 52% e vantaggio di oltre un milione di voti. Il leader storico degli euroscettici dell’Ukip, Nigel Farage (foto) , l’unico a sbilanciarsi in una raffica di dichiarazioni durante lo spoglio, canta apertamente vittoria: «Questa è l’alba di un Regno Unito indipendente, oggi è il nostro Independence Day, è arrivato il momento di liberarci da Bruxelles».

| Brexit, che cosa succede dopo il “Leave”: i 4 nodi che fanno paura (agli europeisti…)

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La Cassazione dice sì all’adozione per coppie gay

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La Corte d’appello di Roma dà l’ok all’adozione di una bimba chiesta dalla partner della madre

La prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del procuratore generale e ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Roma con la quale è stata accolta la domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre, con lei convivente in modo stabile.

Lo rende noto un comunicato della Cassazione. Con la sentenza 12962/16, pubblicata oggi, la Corte Suprema si è pronunciata sull’adozione “in casi particolari” prevista dalla legge 184 del 1983.

Gli ermellini, nel confermare l’adozione della coppia di donne omosessuali, hanno affermato che questa “non determina in astratto un conflitto di interessi tra il genitore biologico e il minore adottando, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice”. Secondo la Cassazione, inoltre, questa adozione “prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa semprechè, alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminete interesse del minore”.

La sentenza della Cassazione

Il caso trattato dalla prima sezione civile della Corte di Cassazione, il primo in Italia da parte di una coppia omosessuale, fa riferimento alla domanda di adozione di O.A., una minore (che oggi ha sette anni), da parte di una partner stabilmente convivente con la madre. Un primo via libera era stato dato dal tribunale dei minorenni di Roma nell’estate del 2014, poi l’anno dopo c’era stato la conferma della pronuncia da parte della Corte d’appello. Le due donne, entrambe romane, vivono assieme dal 2003 e la piccola, nata in Spagna con la procreazione assistita eterologa nel 2009, grazie a questo provvedimento poteva essere adottata dalla mamma non biologica e avere il doppio cognome. Contro la sentenza aveva fatto ricorso in Cassazione la Procura Generale di Roma: era stata lo stesso Pg Giovanni Salvi, con una nota del 24 febbraio scorso, a spiegare la decisione del suo ufficio di ricorrere contro la sentenza d’appello del 20 ottobre 2015. Il magistrato aveva giustificato l’iniziativa chiarendo che “in assenza di una espressa disciplina normativa è infatti necessario raggiungere un’interpretazione univoca della norma, che superi gli attuali contrasti di giurisprudenza e assicuri a tutti eguale trattamento”. Nel caso specifico, l’impugnazione riguardava principalmente la necessità di nomina di un curatore speciale della minore ai sensi dell’articolo 78 cpc per la possibilità di conflitto di interessi del minore con il genitore. Una possibilità che i giudici di primo grado, e poi quelli di secondo, avevano escluso senza alcun dubbio ritenendo superflua la presenza di un curatore in un contesto familiare che esaltava il benessere psico-fisico della minorenne con la madre biologica e la compagna.

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