15 anni di crimini

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World Trade Center Attacked

di Thierry Meyssan

 

Fonte: Voltairenet

Gli Stati Uniti e i loro alleati commemorano il 15° anniversario dell’11 settembre. Per Thierry Meyssan è l’occasione per fare il punto sulla politica di Washington, a partire da quella data; un bilancio particolarmente cupo. Delle due l’una: o la versione degli attentati da parte della Casa Bianca è autentica, e in tal caso la sua risposta agli attacchi è particolarmente controproducente; o è menzognera e, in questo caso, è riuscita a saccheggiare il Medio Oriente allargato.

Che cosa sarebbe diventata l’influenza degli Stati Uniti nel mondo senza le loro truppe supplementari, i jihadisti?

15 anni fa, negli Stati Uniti, l’11 settembre 2001, il «piano di continuità del governo» è stato attivato verso le ore 10 del mattino dal coordinatore nazionale per la sicurezza, la protezione delle infrastrutture e il controterrorismo, Richard Clarke [1].

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Non sconfiggeremo mai il terrorismo islamico, finché saremo suoi complici

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di Fulvio Scaglione 

Non sconfiggeremo mai il terrorismo islamico, finché saremo suoi complici

Fonte: Fulvio Scaglione

Il problema non è la retorica. Le grandi tragedie la contemplano, in un certo senso la pretendono. E gli attentati dell’11 settembre sono stati una grande tragedia contemporanea. Il vero, insopportabile guaio è l’ipocrisia, già sparsa a piene mani nei primi articoli di commemorazione.


Quindici anni fa, un gruppo di 19 terroristi (dei quali 15 con passaporto dell’Arabia Saudita), seguaci di Osama bin Laden e militanti di Al Qaeda, dirottò quattro aerei di linea negli Stati Uniti. Due furono lanciati contro le Torri Gemelle di New York. Uno contro il Pentagono, il ministero della Difesa Usa, a Washington. Il quarto doveva schiantarsi di nuovo a Washington, la capitale, sul Campidoglio (sede del Parlamento) o sulla Casa bianca (sede del Presidente). Cadde invece in un campo della Pennsylvania, grazie all’eroismo dei passeggeri e del personale di volo, che provarono a sopraffare i terroristi. Morirono in quel giorno, tra le 8,46 del mattino e le 17,21 del pomeriggio, 2.996 persone: i 19 terroristi e 2.977 innocenti. Altre 24 persone risultano tuttora disperse. Nove giorni dopo, il 20 settembre, il presidente George W. Bush proclamò la “war on terror”, la guerra al terrorismo, subito abbracciata da quasi tutti i Paesi del mondo.

Doveva essere lo sforzo internazionale per riscattare quelle morti, è stato un grottesco fallimento. Un solo dato: dal 2000 al 2016, i morti per atti di terrorismo, nel mondo, sono aumentati di nove volte. Com’è possibile che la parte del mondo economicamente più sviluppata, tecnologicamente più avanzata e militarmente più potente non sia riuscita, in quindici anni, a sbarazzarsi di questo fenomeno? Com’è possibile che in cinque anni sia stato sradicato il nazismo, in meno di un anno abbattuta la Serbia di Milosevic e in sei mesi disfatto l’Iraq di Saddam Hussein, e da più di due anni una coalizione di 70 Paesi non riesca a sconfiggere l’Isis?

La risposta è: non vinciamo il terrorismo islamista perché siamo suoi complici. Per essere più precisi: siamo grandi amici dei più tenaci e determinati finanziatori e sostenitori del terrorismo. Un po’ difficile, in queste condizioni, ottenere qualche risultato.

Non c’è alcun mistero. Basterebbe un minimo di onestà intellettuale. La voglia di guardare la realtà, un sano disgusto per la propaganda. E invece. Ieri su un importante quotidiano: si poteva leggere che «l’aiuto del regno (saudita, n.d.r) sarebbe fondamentale per fermare i terroristi dell’Isis e ricreare un po’ di stabilità in Siria e nell’intera regione». Questo perché il Parlamento Usa ha approvato una legge, cui Obama con ogni probabilità metterà il veto, per consentire ai parenti delle vittime dell’11 settembre di fare causa all’Arabia Saudita.

Peccato che su “fermare i terroristi” e stabilizzare la Siria la verità sia quella opposta: i sauditi e le altre monarchie del Golfo Persico (cioè, gli Stati che fino all’altro ieri definivamo “musulmani moderati”) sono da decenni gli ispiratori e i “padrini” del radicalismo islamico e del terrorismo. Quegli stessi che colpirono l’11 settembre, animarono la seconda guerra di Cecenia, diedero ai talebani i mezzi per impadronirsi dell’Afghanistan, hanno diffuso il wahabismo e le sue violenze in Asia, promossero le ondate di violenza sunnita nell’Iraq del dopo-Saddam, hanno fatto nascere l’Isis dalle ceneri di Al Qaeda.

Com’è possibile che in cinque anni sia stato sradicato il nazismo, in meno di un anno abbattuta la Serbia di Milosevic e in sei mesi disfatto l’Iraq di Saddam Hussein, e da più di due anni una coalizione di 70 Paesi non riesca a sconfiggere l’Isis? La risposta è: non vinciamo il terrorismo islamista perché siamo suoi complici.
Questa non è un’opinione. È un dato. Non ci credete? Leggete allora quel che scriveva l’autorevole think tank americano Council on Foreign Relations nel 2002, nel rapporto intitolato Terrorist financing (I finanziamenti ai terroristi) : «La rete globale di raccolta fondi di Al Qaeda si basa su una serie di charities, organizzazioni non governative, moschee, siti web, intermediari, facilitatori, banche e altre istituzioni finanziarie… Per anni, singole persone e charities con base in Arabia Saudita sono stati la più importante fonte di finanziamento di Al Qaeda. E per anni le autorità dell’Arabia Saudita hanno fatto finta di non vedere». Ops!

Ma non basta. Con la macchina del tempo andiamo avanti di dodici anni e leggiamo un altro rapporto, quello della Brookings Institution intitolato Playing with fire (Giocando col fuoco): “Il presente rapporto mostra come i donatori dei Paesi del Golfo incoraggino il finanziamento dei gruppi armati e contribuiscano a definire l’atteggiamento ideologico e gli obiettivi delle brigate ribelli (…) fin dai primi giorni delle proteste in Siria i donatori basati in Kuwait (…) hanno lavorato per convincere i siriani a prendere le armi (…) Oggi abiamo le prove del fatto che i donatori basati in Kuwait hanno sostenuto gruppi ribelli che hanno commesso atrocità e sono direttamente legati ad Al Qaeda o collaborano con brigate affiliate ad Al Qaeda».

Dodici anni, da Al Qaeda trionfante per le Torri Gemelle allo stato nascente dell’Isis, e non era cambiato nulla. Stessi finanziatori, stessi sistemi, stesso terrorismo. E noi? Non abbiamo fatto una piega. Siamo rimasti i migliori amici dei migliori amici dei terroristi.

Nel 2010, Barack Obama e Hillary Clinton diedero via libera alla più grande vendita di armi nella storia degli Usa verso un singolo Paese: 62 miliardi di dollari in strumenti di distruzione, tutti destinati all’Arabia Saudita
Qualche esempio. Nel 2010, Barack Obama e Hillary Clinton diedero via libera alla più grande vendita di armi nella storia degli Usa verso un singolo Paese: 62 miliardi di dollari in strumenti di distruzione, tutti destinati all’Arabia Saudita. Pochi mesi dopo, Wikileaks diffuse decine di migliaia di dispacci interni del Dipartimento di Stato Usa, allora diretto proprio dalla Clinton. Nel documento catalogato col numero 131801, indirizzato dalla Clinton ai collaboratori, si legge: “L’Arabia Saudita resta una base decisiva di supporto finanziario per Al Qaeda, i talebani, Lashkar-e-Taiba e altri gruppi terroristici, compreso Hamas”. Aggiungeva il segretario di Stato: “I donatori privati dell’Arabia Saudita costituiscono la più significativa fonte di finanziamento per i gruppi del terrorismo sunnita”. Però le armi gliele davano lo stesso. Però la Clinton non rifiuta i denari sauditi e degli emirati, che sono tra i principali sostenitori della Fondazione Clinton.

E la Gran Bretagna? E il Paese che nel 2003, guidato da Tony Blair, scatenò il massacro iracheno? L’Arabia Saudita è il miglior cliente dell’industria degli armamenti inglese, 30 mila inglesi vivono e lavorano in territorio saudita e animano le circa 200 joint ventures che producono un giro d’affari di 18 miliardi di sterline l’anno.

La Francia? Stessa musica. Nel solo 2015, due visite in Arabia Saudita del presidente Hollande e tre del primo ministro Valls, con grandi sorrisi per i contratti firmati (forniture di armi incluse). Nel marzo del 2016, poi, lo stesso Hollande conferiva al principe Mohammed bin Nayef, erede al trono e ministro degli Interni saudita, la Legion d’Onore, ovvero la massima onorificenza di Francia. Il principe, oltre a essere un distributore di condanne a morte e il primo gestore del regime oppressivo saudita, è anche noto per le importanti donazioni a favore delle famiglie degli attentatori suicidi di Hamas.

L’Italia? Mezza Milano è stata venduta ai sauditi e ai qatarioti (ora proprietari al 100% dei 25 palazzi e grattacieli dell’area direzionale di Porta Nuova) . E il premier Renzi, nel gennaio 2016, è stato molto orgoglioso di fornire servizi e tecnologie made in Italy ai sauditi, senza fare parola delle armi che transitano sul territorio italiano per andare a rifornire i caccia sauditi che bombardano le città dello Yemen.

Insomma, facciamola breve. I Paesi del Golfo Persico finanziano guerre e terrorismi. Noi siamo in affari con i Paesi del Golfo Persico. Li aiutiamo. Li coccoliamo. Quindi non possiamo pretendere di sconfiggere il terrorismo islamista. In cambio di denaro, di petro-dollari, ci teniamo i kamikaze in Europa, il Medio Oriente in fiamme, i trafficanti di migranti e così via. Negli attentati dell’11 settembre sul suolo americano morirono persone che provenivano da 90 Paesi diversi. Il 15% delle vittime non era di nazionalità americana. Fu davvero una tragedia mondiale. Quindici anni dopo, anche la rimozione è stata mondiale. Continua a leggere

Europei, ecco come vi siete ridotti

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individualisme-demi-ap

“L’individualismo come fenomeno di massa non è un fatto psicologico congiunturale,  che renderebbe i nostri contemporanei eccezionalmente egoisti o portati a ripiegarsi in sé stessi.  E’ un fatto di struttura  che mette l’attore individuale,  coi suoi diritti ma anche i suoi interessi, in primo piano, con l’esclusione  del resto – il politico specialmente, che non ha più altro ruolo se non al servizio dei diritti e degli interessi individuali.  Ne risulta un programma che si può riassumere così:  la  libertà totale di ciascuno e l’impotenza completa di tutti”.

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Ambasciatore Usa, thank you (per la brutale franchezza)

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ambassiatore

Ieri, come riporta Il Giornale.it, anche la Merkel si è schierata per il Si’ al referendum costituzionale italiano promosso da Renzi. E’ chiaro che se USA e Merkel stanno con Renzi, noi DOBBIAMO andare a votare NO!

di Alessio Mannino

Fonte: Vvox

Thank you very much, Mr. John Phillips. Grazie, signor ambasciatore degli Stati Uniti d’America. Lei ha reso un servizio mica da poco all’interesse dell’Italia, con la seguente, chiara, cristallina, onesta uscita: «La vittoria del No sarebbe un passo indietro per gli investimenti in Italia mentre quello che serve all’Italia è la stabilità e le riforme assicurano la stabilità… Per questo il referendum apre una speranza… Molti ceo (chief executive officer, ndr) delle imprese Usa guardano con grande interesse al referendum. La vittoria del Sì sarebbe una speranza mentre se vincesse il No sarebbe un passo indietro…».

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Alto Adige: bacio omosessuale sul diario scolastico

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Il nuovo anno scolastico è all’inizio e la propaganda gender non si fa attendere. Ad insorgere contro l’ennesima iniziativa di“normalizzazione” dell’omosessualità sono i genitori altotesini indignati per la messa in circolazione di un popolare diario scolastico, destinato ai bambini, raffiguranti in copertina un bacio tra due uomini.

L’osceno diario è stato pubblicato dall’editore Raetia di Bolzano che ogni anno commercializza un diario in tre lingue intitolato “DAI”, rivolto ai giovanissimi studenti delle scuole altoatesine.

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Amatrice: “In Italia avverranno terremoti 30 volte più forti di questo”

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Luca Romano su Il Giornale 

In Italia i geologi si aspettano terremoti con energia 30 volte più forte di quello di Amatrice.

Non si può sapere quando, né dove di preciso, ma di sicuro avverranno. L’allarme arriva dal sismologo Antonio Piersanti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. “I terremoti degli ultimi anni hanno portato in sé delle grandi tragedie, con un elevato numero di vittime, ma purtroppo la Terra ci sta dando degli avvertimenti – rimarca Piersanti all’Adnkronos – perché in Italia avverranno dei terremoti più forti di questo. Abbiamo la certezza che arriveranno a magnitudo 7, che equivale a un fattore + 30 di energia liberata rispetto a una magnitudo 6.0 come quello di Amatrice”.

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Il demone della non discriminazione fa le sue vittime

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Tommaso Scandroglio

Ed ecco che la legge sulle Unioni civili passa per essere discriminatoria. A dirlo non è un militante pro-family o un cattolico ultraconservatore, bensì un attivista delle rivendicazioni LGBT, l’assessore torinese alle Pari opportunità della giunta Appendino Marco Giusta, ex presidente dell’Arcigay di Torino.

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L’ONU spinge verso una religione unica mondiale! Preludio del Nuovo Ordine Mondiale dell’Anticristo!

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ONUISRAELE

LA LOGICA CONCILIARE SPINGE NELLA STESSA DIREZIONE. TUTTI GLI PSEUDO-PAPI (DA RONCALLI A BERGOGLIO) PARLANO LA STESSA LINGUA

 

di Giacinto Butindaro

 

Il 24 ottobre 1945 nacquero ufficialmente le Nazioni Unite (ONU), dietro le quali ci sono la Massoneria e gli Illuminati, infatti risulta che tra i membri fondatori delle Nazioni Unite (ONU) e che aiutarono a preparare la Carta dell’ONU ci fu John Foster Dulles (1888-1959), molto vicino ai Rockefeller. Dulles infatti fu presidente della Rockefeller Foundation (1950-52) e imparentato con la famiglia Rockefeller, nonchè uno dei fondatori del Council of Foreign Relations (CFR) che è uno di quei gruppi facenti parte degli Illuminati. Questo Dulles poi quando nel 1948 fu fondato ufficialmente il Consiglio Mondiale delle Chiese (World Council of Churches – WCC) – che è una organizzazione ecumenica internazionale formata attualmente da 349 tra Chiese, Denominazioni e Comunioni di Chiese in oltre 110 nazioni e che rappresenta oltre 560 milioni di persone che si definiscono Cristiane – tenne uno dei discorsi durante la cerimonia.

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IMMIGRAZIONE ALLOGENA: STERMINIO DELLE POPOLAZIONI EUROPEE

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CLANDESTINI

di Federico Prati

Quello della migrazione di gruppi di individui originari di paesi impoveriti da guerre, regimi oppressivi o altri disastri socio-economici verso paesi più ricchi e pacifici è un fenomeno che esiste praticamente da sempre, e la cui entità è stata limitata, nel corso dei secoli, dal grado di sviluppo dei sistemi di trasporto e soprattutto dall’istituzione di confini più o meno rigidi tra vari territori, stati o nazioni.

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