LA CRESCITA DELL’ODIO ANTICRISTIANO IN EUROPA

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Agguati a sacerdoti, luoghi di culto in fiamme, gravi profanazioni: migliaia di crimini contro la Chiesa in Europa documentati dall’Osce in un solo anno!

da Tempi

Agguati a sacerdoti, chiese date alle fiamme, statue della Vergine Maria decapitate, furto di ostie consacrate. Non si tratta di episodi di teppismo, ma di ostilità radicata al cristianesimo e, in particolare alla Chiesa cattolica, che nella civile Europa si è tramutata in crimine. Basti prendere i dati pubblicati in occasione della giornata mondiale della tolleranza dall’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): sono 595 i crimini d’odio documentati contro i cristiani nel 2019, 459 attacchi contro luoghi di culto e 80 assalti violenti contro le persone. E a capitanare la classifica, con circa 144 “incidenti”, la maggior parte dei quali a danno di chiese cattoliche, c’è ancora la Francia, “figlia prediletta” della Chiesa.

OLTRE MILLE ATTACCHI ANTICRISTIANI IN FRANCIA
Già a marzo 2019 l’osservatorio della cristianofobia aveva lanciato l’allarme: in soli due mesi 22 tra luoghi di culto, chiese e cappelle, erano stati brutalmente vandalizzati, 11 profanati, 21 erano stati saccheggiati, a tre chiese era stato appiccato il fuoco (diventeranno 21 a fine anno: navate, confessionali e altari dati alle fiamme). E poi una scuola cristiana devastata, tre i cimiteri assaltati, statue della Vergine Maria e repliche della Madonna di Lourdes dissacrate o decapitate, specie nel sud-ovest del paese. Una situazione grave e inedita che aveva trovato riscontro nei ben più allarmanti dossier dello stesso ministero dell’interno francese che nel 2019 registrava 1.052 “atti anti-cristiani” a fronte di 687 atti antisemiti e 154 anti-islamici, in 996 casi “atti vandalici contro i luoghi sacri”, in 56 casi “minacce”.

DALLE PROFANAZIONI AGLI ATTENTATI ISLAMISTI
Lo scioccante incendio di Notre Dame aveva destato l’attenzione sui danni subiti regolarmente in tutto il paese da chiese ed edifici cristiani e profanazioni particolarmente inquietanti, come quella subita dalla chiesa Notre-Dame des Enfants (Nostra Signora dei Bambini), a Nimes, vicino al confine con la Spagna: qui un branco di sconosciuti aveva imbrattato il luogo sacro dipingendo una croce con escrementi umani, saccheggiato l’altare, il tabernacolo, rubato le ostie gettandole in discarica. A Lavaur il braccio del crocifisso era stato attorcigliato fino a riprodurre un gesto osceno.
In media, il 2019 registrava quasi tre atti anticristiani al giorno, numeri che se allora Le Monde liquidava sprezzante «la cifra è alta, ma cosa copre? Possiamo davvero parlare di “profanazioni” – un termine molto grave – che implicano un attacco al carattere sacro di un luogo di culto? (…) si tratta principalmente di rapina e vandalismo», oggi, alla luce dei recenti attentati islamisti, suonano come tragici moniti inascoltati. E nel paese in cui «una nuova moschea apre ogni due settimane, mentre ogni anno scompaiono tra 40 e 50 chiese: demolite, vendute o radicalmente ricostruite», il governo è costretto a diramare lo stato di massima allerta in prossimità di chiese e cattedrali all’avvicinarsi di date “sensibili”, come Natale o Pasqua al pari di paesi dove la minaccia ai cristiani si traduce in atti di persecuzione, vedi Pakistan, Iraq, Indonesia, Sri Lanka.

FURTI DI OSTIE IN SPAGNA, ACCOLTELLATI PRETI IN POLONIA
Non va meglio in Spagna, 75 casi cristianofobia, regolari furti di ostie consacrate, tabernacoli divelti, insulti, minacce e aggressioni fisiche a preti mentre officiavano messa, chiese vandalizzate con escrementi. Un convento è stato imbrattato con la vernice e poi dato alle fiamme, così come una statua di Cristo e l’altare. Minacce di vedere andare in fumo cattedrali e chiese sono state ricevute anche dai partecipanti alla conferenza episcopale cattolica locale.
Dalla furia antireligiosa non si sono salvate nemmeno le statue di Giovanni Paolo II in Polonia, dove si sono registrati quattro drammatici «attacchi violenti contro persone»: un prete è stato accoltellato al petto mentre entrava in chiesa a dire messa, un altro, che aveva osato frapporsi tra la sua chiesa e un gruppo di profanatori, è stato selvaggiamente picchiato, altri due sacerdoti stati aggrediti e hanno riportato ferite tra luglio e agosto. Attacchi contro chiese e simboli cristiani hanno segnato il 2019 anche in Germania (81 episodi), Italia (70) e Regno Unito: otto chiese incendiate e lettere di minacce di attacchi con molotov e accoltellamenti sono state inviate ai membri delle congregazioni di diverse chiese.

DA

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6378

Il “Grande Reset” è realtà, non negazionismo

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di Matteo Castagna su Informazione Cattolica di oggi 

In questi ultimi mesi si sente molto parlare di “Grande Reset” mondiale, per cui una gestione sconsiderata dell’emergenza Covid-19 sarebbe sostanzialmente speculare ad un’agevolazione della realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale, che le élites politico-economiche vorrebbero imporci, mentre siamo tutti annichiliti dal terrore della malattia.

Gli scritti, più che autorevoli, di Mons. Carlo Maria Viganò, su questo argomento, la decisa presa di posizione di p. Livio Fanzaga su Radio Maria ed altre provenienti da esponenti di punta del mondo conservatore, aggiungono pepe a quanto, finora, era relegato nel campo dei cosiddetti tradizionalisti, perché coinvolgono, in modo piuttosto esplicito molte attuali autorità ecclesiastiche, come parti attive ed integranti del lungo percorso verso l’instaurazione dell'”uomo nuovo”, plasmato in funzione del NWO.

“Così si governano gli stupidi. Avete visto come la gallina mi seguiva nonostante tutto il dolore che le ho procurato. La maggior parte dei popoli sono così. Continuano a seguire i loro governanti nonostante tutto il dolore che gli provocano con il solo scopo di ricevere un regalo da niente o semplicemente un po’ di cibo per qualche giorno” – avrebbe detto Stalin, commentando il suo governo della Russia comunista. Così, su questa linea di pensiero, va l’alleanza socialista con il liberismo, ovvero il globalismo del terzo millennio: mano libera al mercato, espulsione dallo stesso dei meno competitivi e sopravvivenza garantita a questi ultimi con le famose mancette di “dignità”.

Ora vogliono traslare questa trovata su vasta scala. Quanta più gente sarà intruppata nelle file dei “sussidiati minimi”, tanto più aumenterà il numero dei neo-proletari inoffensivi. Non già condannati a un destino da fame, foriero di spinte di ribellione, ma tenuti semmai sulla corda di un caritatevole obolo, da meritare strada facendo cambiando “abitudini” e rispettando le “regole”. Il famoso “reddito di cittadinanza” è stato l’antipasto di chi ci preparava a questi scenari.

Per parte sua, la “Matrice Mondialista” offrirà a questi individui “nudi” (anzi, “spennati”), oltre alla pagnotta, un altro genere di cibo: la garanzia della salvezza (non della salute, badate bene) da questo virus, e da tutti quelli a venire. Ecco la  nuova mappa del mondo cui accennavamo poc’anzi: una griglia di interpretazione e lettura della realtà dove ciò che conta è essere “immuni” da un agente patogeno: oggi il Covid, domani chissà.

E in nome di questo privilegio, anzi in cambio di esso, gli atterriti abitanti del pianeta accetteranno qualsiasi collaterale misura: preventiva, contenitiva o punitiva. Anzi, saranno persino riconoscenti per essere stati spiumati a dovere, nonché giulivi per aver sofferto abbastanza, ma non troppo. E le sparute minoranze che si rifiutano di “adattarsi”? Se non si organizzeranno per tempo, in una massa critica, faranno la fine dei “cretini” della famosa canzone di Lucio Dalla. Insomma: “Senza grandi disturbi qualcuno sparirà” e altri saranno ridotti all’irrilevanza. Queste sono parole poco rassicuranti, ma plausibili, che vengono dedotte da fonti ben chiare ed esplicite da parte di Francesco Carraro di Byoblu – il blog di Messora – quali il Forum economico mondiale (“Il grande ripristino: costruire la futura resilienza ai rischi globali“) in cui, il 17 novembre, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti John Kerry ha affermato che gli Stati Uniti torneranno all’accordo di Parigi. Ha anche chiarito di essere un sostenitore del “Great Reset”Alla tavola rotonda ha preso parte anche la leader dell’UE Ursula von der Leyen, completamente allineata al progetto. Il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha recentemente affermato che la quarta rivoluzione industriale nell’ambito del “Great Reset” avrebbe “portato a una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica”. Per il 2021 è stato annunciato un “vertice gemello” di incontri personali e virtuali all’insegna del motto “The Great Reset” .

All’interno di queste trasformazioni, di quella che a marzo chiamavo “rimodulazione della globalizzazione” tutto ciò che è identitario, tradizionale, sovranista è destinato a scomparire perché considerato come antitetico al programma del “Grande Reset”. Ci si può chiedere come mai il New York Times ed i media mainstream di tutto il mondo si ostinino a far passare come “complottismo” quello che i grandi leader internazionali ammettono o scrivono apertamente. Ed è evidente a chi si occupa di informazione che essa si può fare per comunicare i fatti o per manipolarli. Ebbene, oggi sembrerebbe che i grandi media abbiano il compito di indorare la pillola e di farla digerire alle masse acritiche che se la bevono, attribuendo alle invenzioni dei “cattivi” patrioti e identitari quello che, in realtà, i globalisti, loro padroni, partoriscono nelle stanze del potere. Dobbiamo dimenticare ogni personalismo ed unire la “minoranza creativa” rimasta sincera e pronta a difendersi sotto le insegne della tradizione e dell’identità europea classico-cristiana.

In questo contesto sarebbe davvero miope non capire che al Sistema occorrano capi di provata fede, ovvero globalisti certi. Per questo motivo, gente come Donald Trump è vista come un ostacolo da eliminare con ogni mezzo, all’apparenza democratico, ma verrà anche il momento di Putin, se non saprà dare sufficienti garanzie di allineamento. Merkel e Macron sono già da tempo pedine allineate. Conte pure. Berlusconi ha più interessi nella galassia global che in quella local. Orban, in Ungheria, sembra resistere ed ha pure messo l’unicità del matrimonio tra uomo e donna nella Costituzione, cosa che cozza tremendamente con il modello di società fluida che le élites mondiali hanno in mente per noi. Il leader dell’opposizione italiana, nonché del partito di maggioranza relativa Matteo Salvini ha bisogno di aiuto da parte di tutti coloro che hanno capito il giochetto euro-mondialista, perché da solo non può alzare il muro della resistenza che ci aspetteremmo.

Infine, i veri cattolici devono svegliarsi dal torpore in cui vivono da oltre 50 anni e riconoscere la voce del Pastore nel Vangelo, cogliendo “i segni dei tempi”. Si può citare l’enciclica “Mirari vos” (15 agosto 1832) di Gregorio XVI, il quale leggeva la storia contemporanea sotto il segno di una “congiura dei malvagi” che non permetteva indulgenza e benignità alcuna da parte della Chiesa e imponeva piuttosto di “reprimere con il bastone” i vari errori. Questo giudizio globalmente negativo sulla storia e sulla società occidentale, soprattutto sulle società democratiche, non fu soltanto ripreso nel magistero di Pio IX (basti citare il “Sillabo”), ma codificato solennemente nel proemio che apre la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I sulla fede cattolica: la storia moderna, dopo il Concilio di Trento, viene descritta come la progressiva corruzione dell’uomo, provocata dalla negazione protestante del principio di autorità. Se partiamo da questa visione antropologica, che porta al nichilismo attuale del “Grande Reset” troviamo la visione dell’uomo che si fa Dio per dominare l’universo, nel disprezzo del Dio che si fa Uomo per la nostra salvezza. Che pretendete che faccia Dio, vedendovi adorare il Vitello d’Oro, inseguendo le mode del mondo, nonché le follie socialiste e liberali? Nulla. E’ il Suo silenzio a dover preoccupare più del virus, almeno tutti coloro che conoscono le Sacre Scritture. Non possiamo vivere, subendo la “Grande Apostasia”, ma testimoniando la Verità, anche se siamo rimasti un piccolo gregge. Dalla nostra reazione concreta di Fede autentica e non adulterata scaturiranno i segni che cerchiamo. Non praevalebunt!

Esclusivo. L’avv. Amato: “Rai 1 è diventata ‘Gay 1’ e la Ferragni la ‘Madonna’”

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Di Bruno Volpe

“Ottima occasione per rivendicare una legge sulla cristianofobia”: lo dice l’avvocato Gianfranco Amato, Presidente di Giuristi per la Vita, commentando l’ennesima presa in giro dei simboli cristiani commessa questa volta a Pontedera (Pisa), dove in pieno corso e sul Municipio è stata posta una strana e sinceramente brutta, versione della Natavità nella quale la Madonna è la influencer (ma di che?) Chiara Ferragni, quella, detto per inciso, nominata consulente per l’uso delle mascherine assieme al marito Fedez dal premier Conte.

Avvocato Amato. Ora la Ferragni diventa la Madonna…

“Siamo alla vergogna. Penso che questa però possa essere l’occasione buona per chiedere una legge sulla cristianofobia dopo quella sulla omotransfobia. Naturalmente so che è difficile o impossibile. Però vedete come in Italia e non solo qui, ormai sia permesso dileggiare i valori e simboli cristiani, mentre bisogna essere rispettosi dei gay, dei trans e di tutto il genere umano”.

Potreste sporgere denuncia, è pur sempre reato…

“Pensa che serva a qualche cosa? Ho dubbi, in casi del genere nel nome di una strana libertà a senso unico, ci sta sempre il pm che archivia”.

Perché oltraggi simili non li fanno verso altre fedi?

“Sono vigliacchi. Se irridono Maometto rischiamo la vita, se si fanno vignette sugli ebrei inizia la solfa dell’antisemitismo e riaprono la storia dell’Olocausto e allora la sola religione che può essere attaccata senza problemi è quella cristiana”.

Anche la Chiesa cattolica non alza troppo la voce…

“Questa Chiesa pensa quasi sempre ad ecologia, migranti, lavoro. In poche parole, ha messo fuori i valori del trascendente per concentrarsi sulle cose sociali, Dio non rientra nei suoi piani”.

Si ha la sensazione che con il pretesto dei crimini sui minori e abusi si voglia colpire Giovanni Paolo II..

“Non è un timore infondato. La sua Familiaris Consortio infastidisce la teologia morale liquida di oggi, il ‘caso per caso’”.

Rai Uno il sabato pomeriggio imperversa. Liorni ne è la punta di diamante, a favore dei gay..

“Prendo in prestito uno slogan, non è più Rai Uno ma Gay Uno. Trovo scandaloso che la Rai servizio pubblico mandi queste cose. Il canone lo pagano tutti, anche coloro che dissentono. Fa parte del pensiero unico dominante e della propaganda del politicamente corretto”.

DA

Esclusivo. L’avv. Amato: “Rai 1 è diventata ‘Gay 1’ e la Ferragni la ‘Madonna’”

Chi definisce Trump un presidente “antiamericano” è ignorante o in malafede

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Trump “antiamericano”? Qualcuno lo ha detto. Andando con ordine, e in ogni caso, quanto accadrà o meno nei prossimi mesi ci darà una misura dei rapporti di forza. Nello specifico, darà un peso specifico a chi c’è dietro Trump.

Gli USA reali non prosperano di globalizzazione ed espansionismo, è un dato di fatto

Perché chi ancora non ha capito che in questo momento gli interessi genuini dell’America potrebbero coincidere con – almeno una parte significativa – dei nostri è fuori strada.

All’America, quella socio-economica quanto meno, proseguire nello stillicidio della globalizzazione senza freni, non conviene.
All’America, geopolitica e militare, proseguire nel ruolo di poliziotto del mondo non conviene: basti vedere l’infinito pantano che ha generato la politica medio-orientale dalla metà degli anni Novanta fino al 2015 – 2016.

Ci sono infinite schiere di politologi anzitutto americani ad essersene resi conto, da Walt allo stesso Mearsheimer. Non è un’opinione isolata e viene diffusa negli atenei americani da decenni.

Quindi non si tratta, quando si parla di Trump, di sognare un “presidente antiamericano”, come titolava un editoriale per quel che mi concerne veramente miope de Linkiesta qualche giorno fa, ma di capire che nella storia e nella politica le situazioni sono mutevoli e può capitare di trovarsi in una fase di convergenza, che l’intelligenza imporrebbe di sfruttare. La miopia dell’analisi si concreta in questo passaggio, a mio avviso totalmente privo di spirito analitico, in cui si parla dei sogni irrealizzabili di “destra e sinistra§”:

In entrambi i casi si tratta di giudizi convergenti attorno all’idea che l’America, per emendarsi e per guarire il mondo dalla malattia che rappresenta, debba diventare meno americana, cioè meno liberale, meno espansionistica con il suo soft power culturale e hard power militare, meno rappresentativa di un immaginario di valori, desideri, stili e consumi globalizzati e quindi standardizzati e omologanti. Insomma chi pensa che tutto ciò che non andava, non va e non andrà nel mondo rimandi in qualche modo alla Washington pre-trumpiana, ha aspettato dalle elezioni americane una sorta di ricompensa della propria tenacia, una tardiva soddisfazione del proprio antico pregiudizio.

Chi sta dietro Trump ha capito benissimo che gli USA non possono sopravvivere in questo modo nel mondo multipolare e che una prosecuzione dell’espansionismo in questa fase storica è, semplicemente, insostenibile: non lo dico io, lo dicono i fatti, che non hanno portato nessun vantaggio significativo agli USA, quanto meno nei termini che la vecchia élite sognava.

Chi non sta dietro Trump, ovvero proprio la vecchia élite neoconsevatrice che domina gli USA da almeno 50 anni, non ha mai compreso questa evidenza, non la vuole riconoscere manco sotto tortura ed è completamente folle. Tanto è che voleva muovere guerra in Iran, in Siria, in Venezuela e pure in Corea del Nord.
Non è questione di essere pacifisti o guerrafondai, ma realisti.

Trump antiamericano? Ma per carità

Quanto accadrà o meno nei prossimi mesi ci darà una misura di quanto sia forte il sostegno della élite di opposizione ai neocon. Ovvero quella che, al momento, dobbiamo sostenere.

In primavera mi ero illuso potesse essere divenuta addirittura dominante, e ammetto di essermi lasciato decisamente andare. Adesso non lo so. Di sicuro non è un sostegno di poco conto, altrimenti Trump non avrebbe resistito a due impeachment (perché, di fatto, sono due) e non ci sarebbe una visibilità tutto sommato decente delle prove dei brogli, nonostante la semi-totale opposizione dei media.

Senza troppi giri di parole o idealismi – in questo frangente – totalmente inutili.

Chi pensa che le tendenze isolazioniste di Trump siano filosoficamente “antiamericane” comunque, è anzitutto un ignorante, visto che quanto meno dovrebbe leggere gli studi di professori americani i quali – ripeto, da decenni – contestano i vantaggi dell’espansionismo.

Ma c’è sempre la seconda possibilità, ovvero la malafede, mai da escludere – purtroppo – quando si tratta di cultura.

DA

https://oltrelalinea.news/2020/11/15/trump-antiamerciano/

In lockdown mandiamoci gli “esperti”

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Ogni giorno ha il suo Walter Ricciardi. Oggi, “l’ultimo guappo” ci ha deliziati con l’ennesima iniezione di incoraggiamenti: “Peggio della prima ondata”, le persone circolano troppo, ovviamente “un lockdown rinforzato è nei fatti”.

Zona rossa in arrivo

Non si capisce mai a che titolo parli il professore, quello che non voleva nemmeno farci votare alle regionali: è un consulente del ministero, non un decisore politico. Nei “fatti” di chi sarebbe il lockdown totale? Stabilito sulla base di quali dati e dopo che tipo di analisi dei costi economici, nonché sanitari? Parliamo delle conseguenze psicologiche e delle altre gravi patologie, da mesi neglette dal sistema sanitario.

Per carità, non è un mistero che la serrata nazionale sarà l’ultima tappa di questa via crucis. Il nostro Winston Churchill sta solo capendo come ci può arrivare, senza che la misura impatti troppo sul suo capitale.

Una soluzione, scrive il Corriere, potrebbe essere quella di spingere man mano tutto il Paese nella zona rossa, mandando avanti governatori, sindaci e ordinanze di Roberto Speranza. Così potrà dire: non sono stato io.

Omissioni giallorosse

Nel frattempo, i tecnici si prestano a coprire le omissioni di un governo arrivato incredibilmente impreparato alla seconda ondata, battendo sul tasto delle paternali. Se i contagi aumentano, è colpa degli italiani. È colpa delle discoteche piene in Sardegna, ovvero del presidente leghista.

Al che uno si domanda: ma se il Cts aveva dato parere contrario, ma se bastava passeggiare in una qualunque meta vacanziera italiana per vedere i giovani nelle balere, come mai a Roma non se n’è accorto nessuno fino a baldorie ferragostane archiviate?

Ieri, Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, ci ha minacciato: “Violare le regole, individualmente e socialmente, comporta la difficoltà di modellare la curva e la necessità di adottare provvedimenti più restrittivi”.

Il male si diffonde non solo perché qualcuno passeggia sul lungomare di Mergellina, ma anche quando tu – sì, proprio tu che leggi, sappi che loro ti vedono come Dio nella cabina elettorale nel 1948 – per un attimo, ti cali la mascherina sotto al naso, credendo di essere da solo.

“Socialmente” e “individualmente”, pare di ascoltare un’arringa di Giovanni Calvino nella Ginevra del Cinquecento. Gli esperti e il governicchio sono immacolati. Pasticci sulla scuola? Trasporti nel caos? Ma quando mai: gli untori siete voi della movida (che non esiste più da due mesi).

Virologi moralizzatori

Verrebbe da ribaltare il tavolo dal quale pontificano questi fenomeni: dopo mesi passati a raccontarci che le mascherine non servivano, che “vedremo gli effetti del lockdown tra due settimane” (e poi sono passati quattro mesi), che il modello italiano è stato un successo, ci ritroviamo di nuovo senza posti letto, senza medici e senza infermieri.

Ebbene, visti i brillanti successi, sareste voi da mettere in lockdown. Chiusi a doppia mandata, senza uscire più di casa, senza più comparire in tv: a proposito, Massimo Galli, che va nei salottini a prescriverci quanta gente possiamo invitare al cenone di Natale, non aveva promesso di disertare per sempre il piccolo schermo?

E come mai Ilaria Capua, che dice di essersi già messa in clausura, continua a collezionare ospitate per raccontare che la mascherina è il nuovo preservativo? Tanto, se lo stato dell’arte è che per combattere il virus dobbiamo lavarci le mani e stare distanti, be’, possiamo anche cavarcela da soli. Loro non sanno nemmeno dirci come andrà a finire con il vaccino.

Per qualcuno sarà la salvezza, giunta all’uopo dopo la sconfitta di Donald Trump, poi arriva il professor Giuseppe Remuzzi e ti gela: non risolverà nulla, non rimetteremo le mascherine nel cassetto prima del 2024. Com’è che, se sono i nuovi preservativi, non giubiliamo come se ci aspettassero tre anni di scopate?

Peraltro, la richiesta di moratoria mediatica per competenti avrebbe illustri sostenitori. Persino i dottori del San Raffaele, infatti, hanno sconfessato il “loro” Roberto Burioni, il quale nega che la campagna terroristica abbia prodotto l’effetto di sovraccaricare gli ospedali con gente in preda al panico per qualche linea di febbre. Burioni era lo stesso che, a febbraio, si preoccupava più della “discriminazione contro i cinesi” che del Covid.

E assicurava: “In Italia il rischio è zero”. Uno che se ne esce così, se ancora si ricorda cos’è la dignità, deve stare zitto per due decenni. Invece passa le giornate a twittare, a spiegare, a insegnare, dall’alto di non si sa bene quali ricerche.

Esattamente come gli altri luminari dell’Iss e del Cts, che quando Il Tempo provò a misurare i loro indici di autorevolezza accademica, fecero la figura dei prof Aristogitone. Ecco, esimi illustrissimi stimatissimi esperti: in lockdown, andateci voi.

Alessandro Rico, 11 novembre 2020

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In lockdown mandiamoci gli “esperti”

Elezioni Usa, Trump ora può contare su tre novità importanti

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La Pennsylvania è ancora in bilico: Trump è convinto che le elezioni non siano finite. Intanto dagli States arrivano altre due notizie rilevanti

Donald Trump è convinto di poter dire ancora la sua: lo spoglio delle schede è ancora in corso e tra ricorsi e controricorsi è possibile che qualcosa, da qui alla prossima settimana, possa cambiare.

Difficile che il risultato venga ribaltato, ma il tycoon continua ad ostentare ottimismo a mezzo social, sostenendo che alla fine vincerà la sua battaglia, ossia le elezioni presidenziali. La novità principale riguarda il possibile rimescolamento dei risultati negli Stati chiave: secondo quanto riportato pure da Dagospia, il sito Real Clear Politics, che non è vicino a Donald Trump, avrebbe evitato di assegnare la Pennsylvania a Joe Biden. Quel risultato era stato invece utilizzato dalla Cnn per “chiamare” – così si dice in gergo – la vittoria del candidato degli asinelli.

Per quel che riguarda questo Stato, che è governato da un Democratico, Trump segnala soprattuto come agli osservatori repubblicani non sia stato consentito di assistere allo spoglio. C’è un atto giuridico che riguarda questo tema che ha iniziato il suo iter. Al fine di raggiungere 270 grandi elettori – così come previsto dal sistema elettorale americano – è necessario per Joe Biden strappare la maggioranza dei voti in quello Stato. Altrimenti gli servirebbero altri incastri, che non possono essere dati per scontati in partenza, considerando che in Nevada ed Arizona gli scrutatori stanno ancora lavorando. E Trump, nei suoi interventi social, ha annunciato che qualcosa dovrebbe cambiare all’inizio della prossima settimana.

I riconteggi, per legge, dovrebbero invece avvenire in Michigan, in Wisconsin ed in Georgia, dove il distacco tra i due contendenti è davvero risicato. Il presidente degli Stati Uniti in carica, al netto di quanto scritto da molti commentatori italiani in questi giorni, non sembra affatto persuaso della vittoria del rivale. Melania ed Ivanka Trump, nel frattempo, hanno preso la medesima posizione: bisogna contare i voti legali, hanno fatto sapere entrambe. Anche il Gop, con il vicepresidente Mike Pence in testa, è convinto dello stesso principio. E i leader della maggioranza in Senato e della minoranza al Congresso non si sono affatto discostati dalla linea trumpiana. Chi la pensa diversamente è Mitt Romney, che ha sostanzialmente chiesto a Trump di riconoscere la vittoria di Biden. Una considerazione condivisa anche da George W.Bush. Ma questi due esponenti fanno parte della vecchia gestione del Partito Repubblicano.

Intanto The Donald ha lanciato anche un Super Pac destinato a raccogliere fondi per le sue future attività politiche. Il 2024 non è poi così lontano, e Trump avrebbe persino manifestato l’intenzione di candidarsi alle presidenziali che si terrano tra quattro anni. Al momento, però, Trump sembra ancora convinto di poter trionfare in questo appuntamento elettorale, sul quale non è ancora arrivata ufficialmente la parola “fine”. Tra accuse di brogli e presunti errori dei software, il tycoon conta di presentare un numero di questioni sufficientemente corposo, per poter magari giungere dinanzi al giudizio della Corte Suprema. Ma la strada per questo obiettivo non è proprio semplice. A ben vedere, la strategia di Trump potrebbe anche essere legata alle tempistiche: più tempo passa, più il Gop potrebbe avere difficoltà a sganciarsi, in caso, dalla sua figura.

Joe Biden ed il suo team intanto stanno valutando a loro volta se presentare azioni nei confronti di Trump. Il presidente eletto è già attivo nel campo della pandemia, per cui ha sostanzialmente già disposto la sua task force, ma non può dirsi in carica. Per l’ufficializzazione e l’insediamento, se tutto dovesse andare come previsto, bisognerà aspettare il prossimo 20 gennaio. Ma Trump pare avere intenzione di complicare non poco le cose per Biden. Proprio in queste ore, l’ex vicepresidente di Barack Obama starebbe valutando addirittura una serie di azioni da presentare nei confronti della amministrazione guidata da Trump.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/elezioni-usa-trump-ora-pu-contare-su-tre-novit-importanti-1902479.html

Il ddl Zan punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia”…

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Di Matteo Castagna 

Angelo Amato (61 anni) e Andrea Gardoni (25 anni) sono una coppia omosessuale convivente a Stallavena, frazione di Grezzana, in provincia di Verona.

Due anni fa, a seguito degli strascichi polemici sul Congresso Mondiale delle Famiglie, svoltosi con gran clamore e successo alla Gran Guardia della città di Romeo e Giulietta, i due vennero sbeffeggiati da un gruppetto di giovani perché passeggiavano, mano nella mano, proprio nei pressi di Piazza Bra. Il giovane ricevette anche una sberla. Era l’11 agosto 2018.

Si gonfiò la grancassa mediatica e le sinistre gridarono alla vile aggressione omofoba da parte di un branco di estremisti di destra. Ah, se ci fosse stata in vigore la legge Zan! Per quei fascistacci si sarebbero aperte le porte del carcere e l’aggressione avrebbe avuto l’aggravante dell’odio di genere.

La coppia, vicina al Circolo omosessualista Pink di Verona, denunciò, poi, scritte calunniose vicino a casa e un attentato con benzina, tanto da issare una protezione attorno all’abitazione, a tutela dell’incolumità messa a dura prova, in quella città nera, ebbra della discriminazione fomentata da anni di Rosari riparatori, da parte dei cattolici tradizionalisti.

A due anni di distanza, la procura scaligera ha indagato i due omosex per il reato di simulazione, sostenendo che le scritte se le sarebbero fatte da soli. Le indagini hanno provato che il gruppetto di giovani era totalmente estraneo a qualsiasi gruppo politico, ma che aveva bevuto qualche bottiglia di Montenegro. L’aggressore se l’è cavata con 400 euro di multa per la sberla.

Per la presunta aggressione con taniche di benzina le indagini non sono concluse ma il “mucchio selvaggio” è stato escluso da responsabilità dagli investigatori.

Il Comune di Grezzana, dopo più inviti a rimuovere le recinzioni abusive caduti nel vuoto, ha provveduto alla rimozione d’ufficio, coi suoi operai. Perché, pare che non esistano categorie protette dal reato di abuso edilizio, sempre che, al Senato, qualcuno non ne chiederà l’inclusione all’interno del ddl Zan.

A molti veronesi è tornato in mente il caso di Luis Marsiglia, di origini ebraiche, che negli anni 90′ finse un’aggressione da parte dei naziskin, che, invece, si era procurato da solo per continuare a fare il professore di religione senza averne i titoli.

Ad altri sono venute in mente le tante mistificazioni e accuse infondate che la splendida Verona riceve da troppo tempo, da parte di giornalisti e magistrati buontemponi, tutti ideologicamente schierati da una certa parte politica, che oggi festeggia per la presunta elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti.

Altri veronesi si interrogano già sugli effetti incredibili e devastanti che il ddl Zan, che punisce l’omotransfobia, potrebbe creare a degli innocenti, lasciati in balia di certa magistratura. Altri, i più peperoni, chiedono al Pd e al M5S di accogliere una ulteriore modifica al ddl, che punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia” per tutelare anche le specie umane non particolarmente protette da leggi ad hoc, che si sentono fragili, a causa di alcuni comportamenti d’odio ideologico arcobaleno che potrebbero rovinare loro la vita, senza alcun motivo.

DA

Il ddl Zan punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia”…

Con lo pseudo cattolico Biden sarà considerato “buono” ciò che è global, liberal e arcobaleno

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Di Matteo Castagna

Con l’elezione di Biden a presidente degli Stati Uniti ci aspettano anni molto difficili, in cui il contesto politico occidentale è nemico di ogni principio identitario e comunitario.

Sarà considerato come “buono” solo ciò che è global, liberal e arcobaleno.

Noi saremo bollati come retrogradi, reazionari, fascisti e omofobi.

Dovremo andarne fieri! Faranno leggi speciali per farci tacere.

Dio ci sta mettendo alla prova, ma sappiamo che non vi è prova che non possiamo sopportare.

Dovremo scegliere tra lo stendardo della tradizione e quello della sovversione.

Quindi sarà occasione per fare pulizia, in primis, tra le nostre fila perché solo chi sa cosa siano le nostre radici classico-cristiane potrà difenderle.

Non potranno farlo i liberali perché le hanno sempre rifiutate, nascoste, derise.

Usciranno allo scoperto i veri cattolici coraggiosi e i patrioti che, pur senza la fede, sanno di non poter non dirsi cristiani.

Grazie a questi uomini, per grazia di Dio, ci salveremo.

DA

Con lo pseudo cattolico Biden sarà considerato “buono” ciò che è global, liberal e arcobaleno

IL SOVRANISMO DEMOCRATICO E’ FINITO: E’ IL TEMPO DELLA LOTTA

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All’indomani degli accordi di Monaco, la decisione di francesi e inglesi di cedere alle pretese di Hitler fu commentata profeticamente da Churchill con una dichiarazione che passerà alla storia: “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.
E’ ripensando a quanto disse Churchill che la mente va ai lettori cosiddetti moderati che in questi anni ho perso per strada. Uno di questi qualche tempo fa mi disse in privato che non riconosceva più in me la persona moderata e pacata di un tempo. La cosa interessante è che la persona in questione non appartiene nè al PD nè a Forza Italia ma alla Lega.
E la cosa può avere delle spiegazioni.
La prima è che, essendo cambiata la mia vita, sono cambiato io. Gli ultimi cinque anni sono passati come un tornado nella mia vita, portando qualche cosa bella ma anche tante cose brutte. Rispetto al 2015, che è stato il vero crocevia della mia vita, ho una figlia in più e un padre in meno. Mi sono così misurato con la realtà non solo di non avere più le spalle coperte ma anche di mandare avanti una bambina che, come è ovvio che sia, in quanto tale dipende in tutto da me. Sono responsabile della sua sorte. Se cresce bene, io sono un buon padre. Se le faccio mancare qualcosa, dopo un po’ arrivano i servizi sociali e me la portano via.
La seconda è che c’è stata un’indubbia recrudescenza di tutti i veleni della classe politica attuale che è poi confluita nella fantomatica emergenza covid. Così, da una parte mi sento in pericolo io, dall’altra sono diventati pericolosi gli avversari.
Una situazione come la mia insegna che non si ha più tempo per le chiacchiere. Se una classe politica non è più in grado di assicurarti vitto e magari minaccia di prendersi pure l’alloggio, ci sono due strade. O si sostiene un partito che mostra di avere i mezzi per rovesciare la situazione o l’alternativa è che i cittadini stessi si facciano partito e, forti di una strategia, rovescino il potere.

Questo è un ragionamento che i miei tanti amici leghisti non sembrano voler accogliere.
Così da molto tempo, chiunque frequenti Twitter, può vedere Borghi e Bagnai che blastano allegramente tutti quegli elettori che li rinfacciano di non fare abbastanza per cambiare le cose.
Ora, che Borghi e Bagnai possano essere in malafede ed essere semplici tribuni della plebe specializzati nel contenimento del malcontento è possibile almeno quanto l’opposto e cioè che siano persone in buonafede ma che, una volta scesi in campo, abbiano capito di giocare ad un gioco troppo più grande del loro. O che peggio ancora siano stati fisicamente minacciati loro e i propri familiari. Prospettiva di fronte alla quale qualsiasi cuor di leone potrebbe sviluppare esitazioni di sorta.
Se questo fosse il caso, a Borghi e Bagnai vanno i miei trenta secondi di solidarietà. Ma personalmente, non essendo nè miei parenti nè miei amici, non mi interessa nulla. Come non interessa nulla ai cittadini i quali vedendosi privi di prospettive con un futuro nero davanti, cercano soltanto il capitano che li salvi dalla tempesta e li porti a riva. E ai quali le scuse non interessano.
Questo mi fu chiaro quando, molti anni fa – era da poco finita l’esperienza del governo Monti – un lettore della mia pagina, esodato, mi tolse dalle sue amicizie perchè dissi che Berlusconi era stato costretto col ricatto a votare Monti. La sua risposta fu palese. “Non me ne frega niente degli affari di Berlusconi, io quello che so è che adesso sono col culo per terra, con una famiglia a carico e senza soldi per colpa di un governo da lui votato. Con me ha chiuso”.
Di fronte ad una situazione del genere, qualsiasi motivazione adducano i due maggiorenti della Lega si scontra con la realtà di un malcontento sempre più crescente, fatto di gente che non ha più prospettive e di cui le rivolte di queste settimane sono soltanto la spia.
Così la domanda ricorrente che va di moda oggi è “E’ meglio essere pragmatici o rivoluzionari?”. L’unica risposta da dare è che oggi come oggi le due cose vanno di pari passo.
Oggi è chiaro a tutti che la partita è truccata e che siamo in un regime. Quando il presidente uscente della prima potenza mondiale, conosciuta per essere – non so quanto a ragione, visti i fatti – il baluardo della democrazia, dice che i risultati delle elezioni sono truccati – e almeno qualcosa di vero c’è – di fatto sta accusando l’opposizione di aver provocato un colpo di stato. Di aver giocato contro le regole. Di aver imbrogliato, insomma.
Sarà vero? Sarà falso? Chi lo sa. Ma di fronte ad una realtà di questo tipo, salta ogni regola.
Salta la regola che il camionista che si ritrova con i ladri in casa non debba augurare alla Lucarelli di essere violentata da un rumeno – è accaduto qualche giorno fa su Radio Capital – solo perchè costei parla male di Salvini. Quel camionista sarà stato anche sessista, ma è un signore che si è visto venire meno quelle istituzioni che dovrebbero difenderlo. Andate a dirgli che non si può insultare una giornalista.
Salta la regola che si debba rispettare l’avversario, dal momento che questi non rispetta te e lo dimostra palesemente.
Salta la regola che si debbano rispettare le sentenze di una giustizia corrotta. Di fronte alla realtà che la magistratura, pur riconoscendo le ragioni di Salvini, dice che va attaccato, la persona pragmatica capisce che non siamo più in un paese democratico e si prepara alla lotta. Quella che invece ancora traccheggia, accusando i suoi lettori i “fatequalcosismo” o “tuttosubitismo” (due neologismi nati su Twitter non appena Borghi e Bagnai si sono resi conto che la protesta montava anche presso di loro) non è pragmatica: sta solo organizzando il suo funerale.
La cosa divertente è che di fronte all’elezione di Biden, Letta dice che “l’onda sovranista sta arretrando”. E dimentica che quando un’onda arretra, questo significa che sta per arrivare uno tsunami.
Non è più epoca di moderatismi. In atto c’è una guerra tra due mondi antropologici opposti e che anzi nascono proprio l’uno in funzione di distruggere l’altro. E se la Lega, di fronte a Berlusconi che si spella le mani per l’elezione di Biden, continua a ritenersi parte di questo centrodestra, non si rende conto che si sta scavando da sola la fossa con le mani.
I partiti che oggi ambiscono a rappresentare il sovranismo, devono rendersi conto che non è possibile vincere una partita dove le regole sono fatte per distruggere proprio le aspirazioni sovranstiche e sono dunque scritte dal nemico che per giunta ha anche comprato l’arbitro. In una situazione come questa, il capo di un partito che voglia ridare al suo paese la sovranità raduna a sè il suo popolo e organizza una rivoluzione seria.
Qualcuno obietterà che questa potrebbe essere vista come un’istigazione a delinquere e che io rischio moltissimo nel dire cose di questo tipo. Che io rischi moltissimo, è possibile. Che però questa sia un’istigazione a delinquere sono punti di vista. A me sembra l’unica soluzione se noi vogliamo avere ancora una nazione.
L’alternativa è che a gestire questo passo non siano i leader del sovranismo istituzionale di oggi ma quelli del sovranismo eversivo di domani.
E se domani salta fuori un leader che organizza una rivoluzione di quelle serie – non le rivolte farlocche di questi giorni – ma una cosa di quelle ben organizzate, con un pensiero, che abbia le giuste qualità del leader e decidesse di assaltare i palazzi del potere, forte di una copertura di qualche alleato e di un piano per la ricostruzione dello stato, troverebbe MILIONI di persone a seguirlo.
Non si illudano i leader dell’opposizione. Le teste che salteranno saranno anche le loro. Il moderatismo è finito. Il sovranismo istituzionalista, moderato, trattativista, che si atteggia a pragmatico e si rimangia le promesse una volta entrato nelle aule, E’ FINITO PER SEMPRE.
Ora tocca lottare per riprenderci il paese. Come direbbe Churchill, abbiamo due strade, scegliere il disonore o la guerra. Se scegliamo il disonore come abbiamo fatto finora, avremo la guerra.

FRANCO MARINO

DA

IL SOVRANISMO DEMOCRATICO E’ FINITO: E’ IL TEMPO DELLA LOTTA. (di Franco Marino)

 

Italia in ginocchio e i giallorossi pensano all’omofobia

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Mentre gli italiani vivono la situazione sanitaria, per colpa del governo, in un mix di confusione e terrorismo sanitario che li rende insicuri e senza più fiducia nel futuro, oggi l’Aula di Montecitorio in un’atmosfera a dir poco surreale discuteva e poi ha approvato la legge Zan. Un risultato scontato vista la furia ideologica che anima la sinistra e che è culminata in un giorno che non è esagerato definire di lutto per la libertà di espressione nel nostro Paese.

Quando la legge andrà in vigore non ci saranno, come è normale che sia in uno stato liberale, opinioni contrastanti che si confrontano nell’agone politico e civile, ma una opinione (quella per esempio di chi crede che un rapporto fra due persone che non siano un uomo e una donna non  può essere un matrimonio) che verrà considerata un arcaico residuo del passato con chi la professa che sarà sempre a rischio di essere denunciato grazie all’introduzione del più assurdo dei reati: quello di omotransfobia.

A parte la stonatura etica direi, prima che politica, che si crea, da una parte, fra un popolo che si avvia alla fame con un governo incapace di governare e, dall’altra, un’aula che discute di un provvedimento che riguarda pochissimi italiani non eterosessuali già ampiamente tutelati dalle leggi vigenti, quello che fa paura è l’introduzione nelle scuole, previsto dalla legge, dello studio dell’ideologia gender. Cioè un vero e proprio indottrinamento. Chi scrive non crede ai complotti e né alle grandi regie, ma tanti episodi messi insieme delineano una strategia che magari inintenzionalmente va realizzandosi.

Se da un lato, l’ala più dura del governo predica la chiusura delle attività commerciali, stroncano ogni spirito vitale e rendendo di fatto i cittadini tutti dipendenti dallo Stato che può o non concederti, a sua discrezione e arbitrio, la paghetta “di cittadinanza” per campare; dall’altro, questo Stato ti dice come, per motivi “etici” e per il tuo stesso bene, tu debba pensare in un solo ed unico modo che ha definito per te. Se non è Orwell questo!

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Italia in ginocchio e i giallorossi pensano all’omofobia

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