Recovery fund, Speranza: “Necessaria coraggiosa riforma del Servizio sanitario nazionale”

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Le dichiarazioni del ministro della Salute in audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato.

«Penso che di una coraggiosa riforma del Servizio sanitario nazionale ci sia profondamente bisogno, per superare limiti e difficoltà della sanità italiana, che ha comunque superato in maniera positiva l’emergenza covid». Così ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza, in audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato, a proposito delle risorse del Recovery fund.

«La pandemia ha evidenziato problemi strutturali che vanno affrontati. Questo è il momento opportuno per mettere mano a queste criticità», ha proseguito il ministro, parlando non di un piano per l’emergenza ma di un vero e proprio progetto di riforma e investimenti per la sanità per il prossimo decennio.

Il ministro Speranza ha posto l’accento sulla necessità di un ampio coinvolgimento non solo di Parlamento e Regioni, ma anche di chi opera e lavora nel settore, con gli ordini professionali, i sindacati, le imprese e le rappresentanze. L’auspicio è quello di coinvolgere tutti i mondi che operano nel settore della salute.

1000 miliardi di investimenti delle aziende farmaceutiche

Le indicazioni della cabina di regia  – ha sottolineato Speranza – mostrano già «la volontà delle istituzioni del Paese di investire in modo prioritario sulla salute». Al di là dell’emergenza, dunque, l’obiettivo è quello di attrarre una parte degli investimenti delle aziende farmaceutiche a livello mondiale: «Nei prossimi anni ci sarà qualcosa intorno ai 1000 miliardi di investimenti privati delle aziende farmaceutiche sulla ricerca e sullo sviluppo. E allora, credo che un Paese come il nostro, per le potenzialità che ha, deve porsi il tema di essere attrattivo. E questo lo possiamo fare con una serie di strumenti che stiamo provando ad individuare».

Green e tecnologia

Le Linee guida generali del Recovery Fund – ha sottolineato Speranza –  segnalano l’importanza della politica green e «la ricostruzione della rete italiana si può fare anche in una logica green. Una svolta che deve seguire anche l’attenzione nei confronti di una politica della salute unica uomo-ambiente».

Inoltre, ha precisato il ministro, grande attenzione sarà rivolta alla telemedicina e alla teleassistenza per garantire assistenza ai pazienti fragili e a chi risiede in zone disagiate, quali ad esempio le aree montane o quelle interne:  «In un mondo che cambia velocemente, nell’era dei big data, dell’intelligenza artificiale è un imperativo pubblico ripensare alla sanità pubblica alla luce di questi straordinari cambiamenti. Tutti i progetti che presenteremo saranno caratterizzati da un elevato livello di innovazione tecnologica e digitale per curare meglio i pazienti in presenza o a distanza».

Assistenza domiciliare

Infine, la proposta di un piano integrato di rilancio per la sanità che parte dal territorio e che valorizza la casa come primo luogo di cura. «Vorrei che la casa diventasse il primo luogo per l’assistenza domiciliare agli anziani», ha detto il ministro che ha aggiunto: « Dobbiamo seguire questa idea di fondo: negli ospedali le situazioni gravi e la cura e l’assistenza domiciliare sul territorio con una sanità circolare e con strutture ospedaliere che ruotano attorno al paziente.»

Fulcro importante della riforma, dunque,  è quello di superare le diseguaglianze, dal momento che il diritto alla salute dovrebbe essere garantito al di là d’ogni condizione di reddito sociale, territoriale e anagrafica.

Da

Recovery fund, Speranza: “Necessaria coraggiosa riforma del Servizio sanitario nazionale”

Salvini faccia sintesi nel Sovranismo italiano!

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di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

I globalisti, ovvero le sinistre hanno brindato alla vittoria delle elezioni regionali. Eppure, se si vanno a vedere i numeri non sembrerebbe che per i partiti che si riconoscono nel “deep State” la situazione sia propriamente quella prospettata da Di Maio e Zingaretti. Il fronte sovranista, infatti, governa 14 Regioni su 20 e centinaia di comuni, confermandosi largamente maggioritario nel Paese.

Fa tenerezza vedere i grillini esaltarsi della vittoria del “sì” al referendum costituzionale quando il consenso è stato, per loro, impietoso, relegandoli ad avere, quasi sostanzialmente, una rappresentanza parlamentare che, però, risale alle elezioni del 2018.

Mario Mieli, sul Corriere della Sera, ha osservato che la destra in Italia è viva e vegeta nonché che dispone del partito di maggioranza relativa e di un leader che, piaccia o non piaccia, è l’artefice principale di questa fiducia da parte degli italiani. Non possiamo nascondere che vi siano dei problemi, che non vanno osservati ma affrontati. Un grande partito, con degli alleati, deve sapersi assumere l’onere e l’onore dell’esercizio del potere di decidere cosa va e cosa non va, nonché quali persone siano le migliori a dover interpretare il prossimo futuro, sapendo che si vince in squadra.

Un cambio di passo in senso pragmatico verso l’Europa è auspicabile, come auspicato da Giancarlo Giorgetti, laddove questo non significhi mandare a finire in quel che fu Fiuggi per Fini un sovranismo ancora in fase embrionale. Significa, semmai, due cose: andare a definire almeno nei suoi tratti fondamentali, questo benedetto sovranismo e renderlo credibile a governare il Paese, soprattutto attraverso una classe dirigente preparata, nel rispetto delle diverse anime e identità. A Salvini l’arduo compito di fare la sintesi, non certo di farsi da parte, come qualche sprovveduto o rosicone desidererebbe, facendo il gioco, più o meno consapevole, dei globalisti. Sarebbe auspicabile che si comprendesse che il fondamento su cui costruire trova solidità autentica e duratura solo attorno a principi fondamentali e addirittura, ancestrali, post-ideologici che in Occidente, ed in particolare in italia vedono nella cristianità la base di partenza. E’ proprio perché “non possiamo non dirci cristiani” che questa frase è stata fatta propria anche da autorevoli atei ed è la base da riconoscere anche e soprattutto da parte di chi non è cattolico, ma intellettualmente e culturalmente onesto. Le nostre radici classico-cristiane non sono contestabili. Basta guardarsi attorno per capire che sono, oggettivamente, la nostra primaria Identità. Partire da qui sarebbe importante per un processo fondativo da costruire tra uomini e donne che sono certamente peccatori, ma non per forza debbono essere impenitenti. Continua a leggere

“Fidati dei professionisti dell’informazione”: ma quali?

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Roma, 26 set – “Fidati dei professionisti dell’informazione” è una frase che abbiamo sentito più volte durante il lockdown imposto dall’esecutivo giallofucsia. Tuttavia, proprio da questa frase si ricava la ratio di come in questo momento storico, dal punto di vista dell’attualità politica, ci fa capire come l’informazione mainstream sia strumentalizzata e spesso asservita

Libertà d’informazione?

Se la libertà d’informazione è un diritto riconosciuto dalla nostra Costituzione, allora perché dovremmo affidarci a determinati canali invece che ad altri? Chi sono loro (i “professionisti dell’informazione”, per l’appunto) per decidere quali sono “fake news” e quali no, calcolando tutte le incongruenze emerse fra conflitti d’interesse a livello politico-sanitario e affermazioni provenienti dalla stessa Oms che si sono rivelate del tutto inesatte per quanto perviene il Coronavirus?

Nel 2003 è stata adottata la Dichiarazione dei principi dell’informazione dal World Summit on the Information Society che sostiene la democraticità, l’universalità, le libertà fondamentali anche in materia d’informazione: “Noi riaffermiamo, come fondamento essenziale della società dell’informazione, e come sottolineato nell’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che ognuno ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; che questo diritto include la libertà di avere opinioni senza interferenze e di chiedere, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso qualsiasi media e indipendentemente da qualsiasi frontiera. La comunicazione è un processo sociale fondamentale, un bisogno umano primario e il fondamento di tutte le organizzazioni sociali. È centrale nella società dell’informazione. Ognuno dovrebbe avere, ovunque, l’opportunità di partecipare e nessuno dovrebbe essere escluso dai benefici che la società dell’informazione offre”.

Andare contro il mainstream non è “complottismo”

Ancora prima, nel 1999, nacquero i primi gruppi digitali per l’attivismo d’informazione web, considerando il principio di libertà d’espressione anche nel contesto di internet e delle piattaforme in rete. Ma effettivamente coloro che vengono definiti dai media mainstream come “complottisti” poiché osano mettere in dubbio le verità (parziali, invero) esposte da Casalino, Conte e sodali stanno avendo una clamorosa rivincita, in quanto dimostrano la validità dei postulati dei teorici del mediattivismo a partire dagli anni ’70. Proprio in quegli anni era diffusa l’idea che i governi degli Stati nazionali fossero asserviti a cerchie ristrette di tecnocrati, i quali volevano che l’informazione fosse alterata per poter far in modo di manipolare le masse e renderle plagiabili in nome degli ordini filtrati del sistema. I mediattivisti erano spesso accusati di “complottismo” nonostante non vedessero terre piatte o chissà quali altre amenità, ma semplicemente differivano dalle tesi del mainstream di allora.

L’attuale controinformazione rappresenta la modalità più pratica sulla rete della contestazione “no global”, opposta al sistema finanziario ordoliberista. Ricordiamo che i primi giornali di “controinformazione” durante gli anni ’70 furono testate della sinistra radicale e marxista-leninista, mentre su internet fu il controverso garante del M5S Beppe Grillo con il suo blog a denunciare l’informazione mainstream a partire dalla fine del primo decennio del 2000. Ora sono cambiati gli schemi e il ruolo dei “complottisti” anti-mainstream sono i cattivi “fascio-sovranisti” o identificati – spesso e volentieri da gruppi sedicenti indipendenti – come esponenti della destra radicale.

Giulio Romano Carlo

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/fidati-professionisti-informazione-quali-168888/

Il formidabile (e censurato) discorso di Trump all’Onu

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di Giovanni Sallusti

Scusate, ma mentre nell’Italietta il partito scomparso dalle urne festeggia la vittoria elettorale e i leader dell’opposizione si rinfacciano le rispettive candidature sbagliate, fuori da qui è avvenuto qualcosina. Per esempio, un discorso alle Nazioni Unite del presidente della più grande democrazia globale, Donald Trump. Un discorso epocale, perché forse mai così esaustivamente quello che i media liberal ci presentano come un improvvisato col parrucchino aveva spiegato la sua visione dell’America, dunque del mondo. E lanciato le sue sfide geopolitiche, che non sono fumosa dottrina, ma urgenze dirimenti, chiariranno se vivremo liberi o a rischio internamento nei laogai cinesi, tanto per dire. Un discorso che i giornaloni hanno nascosto a pagina 23 e i tiggì accennato prima della pubblicità, pare che sia più importante per i nostri destini la probabile depressione di Michelle Obama.

Il doppiopesismo su Trump

Ebbene, proviamo a rimediare noi, che abbiamo molti difetti ma certo non la sudditanza alla narrazione modaiola, quella che vuole Trump come un restauratore del Ku Klux Klan. “75 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, siamo ancora una volta impegnati in una grande lotta globale”, debutta secco il Potus. Infatti, e qui Trump persevera in un suo vizio politicamente scorretto, quello di dare alle cose il loro nome, “siamo impegnati in una feroce battaglia contro il nemico invisibile, il virus cinese”.

Insiste, l’ostinato populista, anzi rilancia. Non solo da mesi chiama un agente patogeno che è deflagrato ovunque partendo da Wuhan “cinese”, ma ora lo fa nel tempio dell’ipocrisia internazionale, l’Onu. A scanso di equivoci: “Dobbiamo ritenere responsabile la nazione che ha scatenato questa piaga nel mondo: la Cina”. Nessun complottismo, bastano le omissioni e le menzogne iniziali, bastano gli arresti di medici e infermieri, basta il tentativo, chiaro fin da subito, di volgere l’epidemia sanitaria in pandemia economica a proprio vantaggio. “Nei primi giorni del virus, la Cina ha bloccato i viaggi a livello nazionale, consentendo però ai voli di lasciare la Cina e infettare il mondo”. Perché questo doppiopesismo, se non per una perversa politica “virale” di potenza? Un’ovvietà che nessuno aveva mai sbattuto in faccia al Dragone, tantomeno alle Nazioni Unite. Del resto, “il governo cinese e l’Organizzazione mondiale della Sanità- che è virtualmente controllata dalla Cina- hanno dichiarato falsamente che non c’erano prove di trasmissione da uomo a uomo”. Stanate infine dall’evidenza, “successivamente hanno falsamente detto che le persone senza sintomi non avrebbero diffuso la malattia”. Continua a leggere

Quei finanziamenti del PD ad un certo mondo “cattolico”

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                                                                                                                                         Mezzetti – Zuppi -Mazza – Bonaccini

 

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

“Tres organizaciones caritativas de la Compañía de Jesús (jesuitas) han recibido en los últimos años más de un millón y medio de Open Society Foundations, la fundación del magnate pro aborto George Soros”.

La notizia viene data dalla Aci Press di ETWN, che è il maggior circuito internazionale di informazione del mondo cattolico ufficiale.

Pertanto appare difficile poterla annoverare come fake new oppure come la sparata dei soliti complottisti. Ulteriore notizia è che il circuito in italiano non ha ripreso la cosa, che, evidentemente risulta almeno imbarazzante.
AciPrensa riassume: «Tre organizzazioni caritative della Compagnia di Gesù negli ultimi anni hanno ricevuto oltre un milione e mezzo (di dollari) dalla Open Society Foundations, la fondazione del magnate abortista George Soros».
Inoltre, nel sito web della Jesuit Worldwide Learning Higher Education at the Margins «riconosce la Open Society come uno dei suoi soci».
L’agenzia di stampa si dilunga poi sui finanziamenti di Soros alle organizzazioni abortiste e genderiste nel mondo (ad es. i 12 milioni di dollari donati alla International Planned Parenthood), aspetti che per i cattolici italiani sono abbastanza noti grazie al lavoro di agenzie di stampa cattoliche e indipendenti. Quel che ACI – e molti altri – ignora è che persone di Soros sono entrate nei gangli del sistema di potere italiano, quali le giunte regionali a guida Partito Democratico.
Una per tutte, Elly Schlein (vedi qui), attuale vice presidente della “Regione rossa” e collegata alla Open Society di Soros quando era eurodeputata (vedi qui).

Sono altresì poco noti i finanziamenti dati dal Partito Democratico ad alcune componenti del mondo cattolico ufficiale.

Basti, come esempio, il milione e mezzo di Euro donati ai dossettiani, portati alla luce dal coraggioso consigliere regionale Daniele Marchetti della Lega (vedi qui). Continua a leggere

Migrante al posto di Gesù: la Pietà sfregiata dai bergogliani

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L’ala sinistra della Chiesa (ufficiale, n.d.r.)  ne ha combinata un’altra, dopo l’introduzione dei termini “gender” nel proprio vocabolario. Stavolta la Pontificia Accademia per la Vita, creata da Giovanni Paolo II con ben altri scopi, sotto la guida di Bergoglio si è sentita libera perfino di “sfregiare” una delle opere d’arte più care ai cattolici di tutto il mondo. La Pietà di Michelangelo, ospitata nella Basilica di San Pietro, e trasformata, in un tweet provocatorio, nell’immagine della Madonna che sorregge un migrante di colore morente.

La Pietà per impietosire gli immigrazionisti

La provocazione, secondo la Pontificia Accademia, sarebbe destinata ad alimentare la lotta al razzismo ma il fotomontaggio ha scatenato, sui social, le proteste di centinaia di migliaia di utenti cattolici.
Il titolo della foto modificata è semplice: “Un’immagine che vale un discorso”. Ma i commenti che sono arrivati sono tutt’altro che sereni, Da Da ‘Novus Ordo Watch‘ a ‘Church militant’ sono diversi i siti cattolici conservatori, soprattutto americani, che hanno criticato l’iniziativa, accostandola al movimento ‘black lives matter’, ma i commenti più duri arrivano in calce allo stesso tweet.

“Non toccate Michelangelo”, “Vade Retro”, sono alcuni dei lapidari commenti, per lo più anonimi all’iniziativa dell’Accademia presieduta da Monsignor Paglia. Nel segno della cultura religiosa di sinistra portata avanti, negli ultimi anni, da Papa Francesco. Paglia, vescovo di Terni, è il consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio. Nel 2007 si rese protagonista di un’analoga iniziativa: far dipingere nel duomo di Terni l’affresco di un giudizio universale riveduto e corretto, con vasta iconografia gay oltre a due transessuali e una coppia di omosessuali.

Oggi il bis, con la benedizione di Bergoglio, nel segno dell’accoglienza senza limiti e sena regole, secondo i dettami della sinistra.

Fonte: https://www.secoloditalia.it/2020/09/la-pieta-di-michelangelo-sfregiata-dai-bergogliani-migrante-nero-al-posto-di-gesu/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=nl

Traditionalist Wives: il movimento delle mogli tradizionaliste

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Traditionalist Wives: il movimento delle mogli tradizionaliste

“Sottomettiamoci ai mariti e viziamoli”: nasce il movimento delle mogli tradizionaliste

Un’ideologia che sembra rappresentare il polo opposto del femminismo e che ha scatenato non poche critiche. “Sottomettiamoci ai mariti e viziamoli come nel 1959”: è questo il motto del movimento Traditionalist Wives

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Traditionalist Wives: il movimento delle mogli tradizionaliste

In tutto il mondo quella del femminismo è sicuramente stata una storia lunga e travagliata, un’importante finestra storica e sociale dove le donne hanno sempre dovuto lottare per avere riconosciuta la parità tra i sessi e i diritti fondamentali: dalla parità politica a quella sociale fino ad arrivare a quella economica. Insomma, delle faccende che sembrano ormai superate e forse vinte, ma in realtà, ancora oggi, non tutte le donne la pensano allo stesso modo e sognano l’indipendenza.

Il movimento delle donne tradizionaliste

A dimostrazione di ciò è nato un movimento davvero particolare che, a considerare dal nome che porta e con estrema nostalgia dei valori conservatori, sembra proprio rappresentare il polo opposto del femminismo: il suo nome è “Traditionalist Wives“, ovvero il movimento delle moglie tradizionaliste. Come si legge su 105.net, paladina del gruppo è Alena Kate Pettitt, una donna britannica che, con un passato nel settore marketing nell’industria cosmetica, ha deciso dopo il matrimonio di abbandonare la carriera per dedicarsi completamente al ruolo di moglie e casalinga.

L’obiettivo è quello di rilanciare il modello della moglie degli anni Cinquanta, completamente dedita ai “valori di un tempo”: alla casa, alla famiglia e al proprio marito. Il motto del movimento, infatti, recita in modo molto chiaro e forse anche abbastanza strano: “Sottomettiamoci ai mariti e viziamoli come nel 1959“.

La 34enne – che oggi si definisce una “casalinga felice di avere come scopo quello di prendersi cura della casa e viziare il proprio marito” – ha anche aperto la scuola “The Darling Academy” per invogliare altre donne ad abbracciare la sua filosofia.

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Traditionalist Wives: il movimento delle mogli tradizionaliste
„Ovviamente le polemiche da parte di chi l’accusa di essere un cattivo esempio e vanificare anni di lotte per la parità di genere sono state molte. Ma Alena controbatte determinata. Per lei, infatti, come puntualizza, la parola “sottomissione” si basa sui principi della Bibbia.“

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Gli italiani costretti a pagare 85.7 milioni di euro per i debiti de L’Unità?

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 di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica)

 

Il fallimento de L’Unità costringerà la Presidenza del Consiglio dei ministri a farsi carico del debito del giornale nei confronti delle banche. La decisione è stata assunta dai giudici di Roma il 10 settembre scorso e rischia di travolgere la componente più “sinistra” del Pd.

Una legge approvata nel 1998 dal governo Prodi istituì la garanzia statale sull’esposizione debitoria dei giornali di partito. Quella de L’Unità, lo storico quotidiano comunista, supera gli ottantuno milioni di euro e fa tremare, adesso, l’associazione fondatrice del Partito Democratico insieme a La Margherita, ovvero lo scellerato patto “post-cattolico” e “post-comunista”, che potrà essere chiamata a ripianare l’esborso pubblico.

Su di loro infatti, come riferisce il Fatto Quotidiano, si potrà rivalere il governo che, a sua volta, sarà tenuto a corrispondere 35 milioni a Intesa, 22 milioni a Unicredit, 14,7 milioni a Bpm e 14 milioni alla Bnl.

Questo fatto di cronaca, che pare passare piuttosto in sordina, dovrebbe risaltare molto più della necessità di diminuire i parlamentari, richiesta con referendum confermativo (quindi privo di quorum) assieme alle regionali del 20 e 21 settembre 2020. Perché se dovesse passare il sì, si aprirebbe una lunga stagione di incertezza istituzionale con un risparmio delle spesa pubblica reale pari allo 0,012% circa, mentre gli stessi italiani potrebbero essere costretti a pagare, con le loro tasse, ben 85.7 milioni di euro per i debiti del giornale del partito di minoranza relativa (o forse assoluta?) che, a causa dei balzelli delle leggi, si trovano, comunque, al governo.

Dunque, oltre al danno, si potrebbe aggiungere la beffa. Se esistesse un partito cattolico, che avesse un giornale ed esso fallisse, credete che gli eredi di Togliatti e di Pannella, se dovessero tirar fuori un solo centesimo per contribuire a ripagare il debito, chiederebbero subito l’espropriazione dei beni ecclesiastici e taglierebbero la pensione alle suore. Non credete? Ecco, allora, poiché noi non siamo come loro, né animati da spirito d’odio o rivalsa, ci limitiamo a suggerire al prossimo governo di centrodestra di abolire quella legge, eredità di Prodi, affinché i quotidiani di partito paghino per se stessi, come fanno tutti i normali cittadini o tutte le normali imprese. Eh sì, perché non vi è legge più discriminatoria di questa. Non si capisce, infatti, perché al media di partito debba andare la garanzia statale, mentre a tutti gli altri, se non ci sono garanzie, spesso, peraltro, irraggiungibili, non arriva neanche un euro! E’ una grande ingiustizia sociale ed economica. questa sì, e l’han fatta i post-comunisti, a pro degli affari loro e contro gli interessi degli altri, che va a favorire quella Casta che nasconde la falce e il martello dietro una fogliolina d’ulivo, ma che cavalca la più becera antipolitica grilliota del taglio dei parlamentari, spacciandola come un bene necessario.

Noi non vogliamo, noi non possiamo e noi non dobbiamo pagare i debiti dei comunisti e dei post-comunisti o loro fiancheggiatori perché siamo Cattolici e ce lo ordina il Magistero Perenne della Chiesa, che li ha scomunicati. Pio XI ha condannato il comunismo come “intrinsecamente perverso”, avvertendo che “non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso” (Divini Redemptoris, 58) quindi con gli organi di diffusione di “un sistema, pieno di errori e sofismi, contrastante sia con la ragione sia con la rivelazione divina; sovvertitore dell’ordine sociale, perché equivale alla distruzione delle sue basi fondamentali, misconoscitore della vera origine della natura e del fine dello Stato, negatore dei diritti della personalità umana, della sua dignità e libertà” (Enciclica Divini Redemptoris, S.S. Pio XI, 19/03/1937). Anche se oggi i post-comunisti chiamano le loro dottrine “globalismo”, la sostanza rimane quella condannata dalla Chiesa Cattolica. Non sarà la dialettica camaleontica dei nemici di Cristo Re ad annebbiare il retto discernimento dei figli della Luce.

 

DA

Gli italiani costretti a pagare 85.7 milioni di euro per i debiti de L’Unità?

ALLE ONG L’EUROPA HA REGALATO 3,4 MILIARDI, E NON SA NEANCHE CHE COSA NE HANNO FATTO

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Marco Zanni ce l’ha fatta: alla seconda interrogazione parlamentare europea è riuscito a farsi dare sia la cifra distribuita da Bruxelles alle ONG sia l’elenco delle stesse che lo hanno utilizzato. Quello che non è riuscito a sapere, e forse non ce la farà mai, è sapere COME questi soldi siano stati spesi. dal 2015 al 2018 sono state distribuite alle ONG 3.388 milioni di euro, quasi 3,4 miliardi.

Marco Zanni ha cercato di sapere se questi soldi fossero andati alle ONG che trasportano migranti-schiavi per il mediterraneo, cosa che Bruxelles non potrebbe finanziare perchè è campo di competenza degli stati nazionali. La risposta della Commissione è disarmante: non possiamo escluderlo in assoluto perchè non abbiamo di come le ONG spendano i soldi. Quindi, pur non avendo finanziato direttamente ONG per il trasporto uomini, non si può escludere che, lateralmente ed indirettamente, questo sia avvenuto.

Tutto ciò è BELLISSIMO in un’Europa che obbliga gli stati a render e rendiconti asfissianti per i contributi che vengono dati ai cittadini. Invece in questo settore le laute mancette possono essere rendicontate con una cera superficialità. Quello che si sa che i soldi sono andati direttamente ad associazioni che poi si occupano dell’assistenza alla migrazione , come in Consiglio Italiano per i Rifugiati, o Save The Children che, con Vox Hestia,m si è occupata anche di trasporto migranti.

Ecco una tabella indicativa:

Per non dire che si finanziano i migranti alla fine basta dire di non sapere come si spendono i soldi. fare gli gnorri è da sempre una strategia utile, almeno fino a quando la gente non si arrabbia.

Fonte: https://scenarieconomici.it/alle-ong-leuropa-ha-regalato-34-miliardi-e-non-sa-neanche-che-cosa-ne-hanno-fatto/

Ecco il porto franco delle ong: da qui parte l’assalto all’Italia

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La base operativa delle principali Ong è a Burriana. Un permesso speciale permette loro di non pagare le commissioni. Da qui organizzano le missioni per portare i migranti in Italia

Svernano tutte a Burriana. Le quattro navi umanitarie Alan Kurdi, Open Arms, Sea Wacht 4 e Louise Michel hanno scelto come base operativa la cittadina a 60 chilometri di Valencia, ormai diventata il porto delle ong.

Favorite dal permesso speciale concesso da Mónica Oltra, vicepresidente della Generalitat Valenciana, possono attraccare senza pagare le commissioni. Ma non senza problemi e lamentele da parte dei portuali, come riportato dal sito Castellón Information: “Non rispettano i protocolli di sicurezza, attracco e consumo. I membri degli equipaggi non indossano le mascherine, non mantengono le distanze di sicurezza, accumulano immondizia sul molo e consumano acqua ed elettricità”.

Di solito sono ormeggiate al molo di Nord Est, vicine al bacino di carenaggio della Varaderos Y Talleres del Mediterraneo, occupando una posizione strategica per le operazioni di manutenzione. Tutto gratis. E non sborserebbero un euro nemmeno per il consumo di acqua e luce. Secondo fonti dell’ambiente portuale, sentite dal sito di informazione spagnolo, sono legalmente collegati a un punto di raccolta dell’acqua, per il quale dovrebbero pagare la spesa e il più delle volte si agganciano anche alla luce del porto senza pagare. Non solo. Dato che il consumo di elettricità aumenta quando si effettuano lavori di riparazione di macchinari elettrici, spesso hanno causato interruzioni della fornitura di energia elettrica in tutto il resto del porto. Un altro problema, denunciato anche dagli utenti del porto, è il degrado in cui versa il molo dove sacchi di immondizia si alternano a barbecue, attrezzi, scarti di legno, taniche di vernice e solventi infiammabili. Con problemi di sicurezza non indifferenti data la presenza di macchinari in grado di farli deflagrare. Non mancano anche tavoli e sedie accumulati alla rinfusa e usati all’occorrenza nel tempo libero.

Ma la permanenza delle navi delle ong nel porto di Burriana potrebbe causare anche altri problemi di sicurezza. Essendo barche di grandi dimensioni necessitano di competenze professionali specifiche per le manovre. Non sempre però, durante lo svernamento, hanno il loro equipaggio professionale fisso a bordo che spesso viene sosotituito da personale volontario privo di formazione. Con il rischio che in caso di incendio o forte tempesta non ci sarebbe nessuno in grado di spostarle o fissarle agli ormeggi.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/burriana-porto-dove-ong-non-rispettano-regole-1888160.html

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