Sona (VR), il paesino che custodisce le ‘Ndrine

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Qualcuno sostiene da sempre che a Verona la mafia non esiste. Non sembrerebbe propriamente così, come si evince anche da questo articolo, che è l’ultimo di decine e che si inserisce nell’ambito delle inchieste e dei numerosi fascicoli d’indagine, aperti soprattutto negli ultimi anni, che dovranno, prima o poi, concludersi e dare risposte definitive. Si fanno riferimenti all’amministrazione attuale:

L’ARTICOLO E’ DE IL MATTINO DI PADOVA del 4/12/2016:

A due passi dal cpoluogo scaligero, un palazzo è il simbolo del radicamento delle cosche

di Gianni Belloni

SONA (VERONA). Il panorama è addolcito dalle colline che preannunciano il lago. Sona, cittadina di 17mila abitanti, a metà strada tra Verona e il lago di Garda, è teatro di storie e gesta della criminalità organizzata.

Qui, tra il dicembre del 2011 e l’aprile del 2012, si sono tenuti almeno tre incontri tra il gruppo ndranghetista emiliano- calabrese che faceva capo al boss Nicolino Grande Aracri e la famiglia Galasso – Larosa che, da quanto si legge nell’ordinanza della procura bolognese, gravita nel veronese.

SUMMIT IN DITTA. Ed in particolare gravita a Sona dove la TM Logistica – azienda specializzata nel noleggio di camion e bilici e sede dei summit ‘ndranghetisti – è intestata a Immacolata Larosa. Argomento degli incontri l’acquisizione di un terreno a Verona nelle mire del gruppo capeggiata da Grande Aracri, ma in cui devono essere coinvolti anche i referenti “veronesi” della cosca, i Galasso – Larosa, appunto.

Famiglia che, come altre, è arrivata in questa zone del veronese negli anni ’70, ha sfruttato il boom del traffico di eroina degli anni ’80, per poi rinvestire il ricavato nell’edilizia e nella logistica. Antonio Gualtieri, uomo di fiducia della famiglia Grande Aracri, ha parole di disprezzo per questa famiglia “veronese” sottolineando il fatto che sono solo dei sottoposti, dei “baluba” non avendo capito che “senza politica non si fa niente”.

VIA PIEMONTE 13. L’affare poi non andrà in porto anche per dissidi tra le due famiglie. Non molto distante dalla Tm – Logistica, nella zona direzionale e commerciale, ad un tiro di schioppo dall’esorbitante centro commerciale La Mela, in via Piemonte 13, troviamo quella che gli inquirenti definiscono il quartier generale della famiglia Giardino. Una pretenziosa palazzina di vetri ed acciaio ospita infatti una serie di società riconducibili alla famiglia, originaria di Isola Capo Rizzuto, stabilitasi nel veronese da una ventina d’anni.

Il palazzo dove hanno sede molte...
A lato Il palazzo dove hanno sede molte società sospette

Ultimamente la famiglia Giardino, in difficoltà per la crescente attenzione delle forze dell’ordine nei loro confronti, è stata raggiunta a Sona da rappresentanti della famiglia Nicoscia – dinastia di importante lignaggio ‘ndranghetista -, alleata ed imparentata con i Giardino. La densità di famiglie a vario titolo riconducibili all’universo ‘ndranghetista, in questa tranquilla cittadina di nemmeno 20 mila abitanti, salta all’occhio.

Tanto più che ad una manciata di chilometri da Sona, a Dossobuono, operava – fino al 2011 quando intervenne la divisione anticrimine dei carabinieri – una ditta di autotrasporti intestata a Rocco Aniello. La ditta di Dossobuono serviva da base logistica per un’organizzazione, attiva nella provincia veronese, definita dai carabinieri una “proiezione della cosca ndranghetista Anello – Fiumara” della provincia di Vibo Valentia.

LE INTERDITTIVE. Sempre nel 2011 vengono arrestati, e poi condannati per traffico di droga, tre personaggi che facevano riferimento alla cosca Piromalli – Molè di Gioia Tauro, residenti entro un raggio di 15 chilometri da Sona. Nel giugno di quest’anno un’impresa di trasporti di Sommacampagna, 5 chilometri da Sona, ha subito l’interdittiva antimafia da parte della Prefettura veronese. La Albi Service & Noleggi Srl, oltre alla Agl Group Srls di Nogarole Rocca poco distante, sarebbero infatti occultamente gestite dalla famiglia Franco legata alla cosca ‘ndranghestista «Pesce». CONTINUA SU: http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/12/04/news/sona-il-paesino-che-custodisce-le-ndrine-1.14516031 Continua a leggere

Saluto a Matteo Renzi, eroe, martire e kamikaze

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img_20161205_065556di Maurizio Blondet

Lì per lì mi son chiesto: come mai Matteo Renzi  se l’è giocata così male? Come mai le “riforme”  che ha proposto agli italiani  erano talmente fetenti  che anche chi le riforme le voleva (come il sottoscritto) ha dovuto votare no?

Ho dovuto ricorrere alle risorse di fantasia del mio complottismo professionale per ipotizzare:  Renzi si è sacrificato per noi.  Che sia stato obbligato dai poteri forti a “fare le riforme” non c’è dubbio. JP Morgan  gliele aveva dettate nel 2013, a nome dei “Mercati”:   le costituzioni dei paesi sud-europei,   nate come reazione ai fascismi, sono inadatte all’integraziuone nella UE   e nel mondialismo.  “Forte influenza delle idee socialiste”,  i “diritti dei lavoratori”   iscritti nella costituzione;   governi deboli  di fronte alle regioni,  e creazione del consenso mediante clientelismo”.  Quindi: cambiare, il mercato globale ve lo chiede.

https://culturaliberta.files.wordpress.com/2013/06/jpm-the-euro-area-adjustment-about-halfway-there.pdf

obama-and-renzi

Renzi, eroico ha capito che doveva obbedire. Ma ha trovato la soluzione per la nostra salvezza nazionale:  le riforme le ha fatte, ma rappezzate malissimo. Anzitutto,  non ha fatto quelle che davvero servono, come la disciplina del sistema giudiziario e la licenziabilità dei parassiti statali  e regionali; doveva abolire le Regioni, ha abolito le provincie – e anche loro così malamente, che le province sono ancora lì.

Ha concepito  cambiamenti per cui ha insieme prestato il fianco all’accusa di accentramento statalista, e potenziamento politico delle regioni – attraverso la incredibile ‘riforma del Senato’,  consistente nel riempirlo di assessori regionali non eletti, ossia (come ha scritto Economist) “il personale più corrotto della politica italiota”.   Per di più, la “riforma” ha esentato quelle che ne avevano più bisogno, le regioni autonome, in primo luogo la Sicilia –  che andrebbe commissariata affidandola a SS lituane. Ha consegnato il Senato al suo partito in eterno, dal momento che il PD parte con avvantaggiato  dalla presenza delle cinque regioni eternamente rosse. Continua a leggere

IL NUOVO GOVERNO DELLA POLONIA AMMAINA LA BANDIERA UE E RIBADISCE CHE D’ENTRARE NELL’EURO NON SE NE PARLA

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LONDRA – Sono passate poche settimane da quando il nuovo governo polacco ha iniziato il suo mandato, ma dal quel poco che si e’ visto e’ possibile dedurre che sara’ molto piu’ euroscettico di quello precedente e la prima dimostrazione si e’ avuta – già la scorsa settimana – quando il ministro Henryk Kowalczyk ha dichiarato che la Polonia per il prossimo futuro rimarra’ fuori dall’euro. E per “prossimo futuro” ha inteso sottolineare che si tratta di anni e non di mesi.

In quell’occasione, il capo del consiglio dei ministri polacco ha anche rimarcato come il mantenimento della propria valuta abbia permesso alla Polonia di avere una delle crescite economiche piu’ alte tra i paesi europei e se questo non bastasse, le ha evitato contemporaneamente la trappola del debito che sta strangolando l’economia greca.

Forse in futuro le condizioni cambieranno e potremmo decidere di entrare nella moneta unica, aveva concluso, “ma per la Polonia e’ bene rimanerne fuori”. E con questo, Kowalczyk ha dimostrato di avere molto piu’ buon senso della nostra classe politica al potere in Italia, con il Pd “europeista” ed “euro fanatico” al potere senza neppure avere eletto l’attuale presidente del Consiglio Renzi

Comunque, tornado alla Polonia, la presa di posizione anti euro non e’ stata un caso isolato, infatti, pochi giorni fa e’ accaduta un’altra vicenda che ha fatto discutere molto la stampa anglosassone, e per nulla quella italiana che non l’ha neppure riferita.

Cos’è accaduto? Semplice: la Polonia ha ammainato la bandiera della Ue.

Durante una conferenza stampa tenuta dal primo ministro polacco non c’era neanche una bandiera dell’Unione europea ma solo bandiere polacche col loro caratteristico colore bianco e rosso, e questa e’ una novità, visto che il precedente governo metteva in mostra sia le bandiere polacche che quelle della Ue a voler sempre sottolienearne l’appartenenza.

Quando i giornalisti hanno chiesto il motivo di questo cambiamento di protocollo, il primo ministro polacco Beata Szydlo ha risposto che da ora in poi in ogni incontro ministeriale riguardante temi di politica interna ci saranno solo bandiere polacche, anche se – ha aggiunto sorridendo – e’ felice che la Polonia faccia parte della Nato. E anche della Ue, ha voluto dire, però tutti i presenti hanno osservato che il sorriso era scomparso dal suo volto.

Qualcuno ora potrebbe dire che in fondo una bandiera esposta o non esposta lascia il tempo che trova, ma nella politica internazionale il protocollo è fondamentale. E un simbolo rimosso vale cento volte di più di un discorso fatto.

A questo punto arrivati, sarebbe bello se anche in Italia si facesse lo stesso, quando il governo tratta in conferenza stampa avvenimenti interni all’Italia, ma i nostri ministri sono troppo asserviti per avere questi scatti di orgoglio, e non e’ un caso che queste due notizie siano state censurate dalla stampa, e figuriamoci dai telegiornali, nostrani.

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Siria effetto Trump: ora Assad è davvero vicino alla vittoria

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Dopo una lunga guerra le forze del governo sembrano aver assestato dei colpi vincenti. Hanno spezzato la morsa dei ribelli su Aleppo e, con il sostegno diretto di Mosca (e quello indiretto di Trump), si avvicinano alla vittoria

Dopo più di cinque anni di guerra, cinquecentomila morti e dieci milioni di profughi, le sorti della guerra in Siria sembrano volgere a favore di Bashar al Assad e dei suoi alleati. Non si può dire che l’esito sia oramai scontato, visti i capovolgimenti della situazione già avvenuti in passato, tuttavia dal terreno nelle ultime settimane sono arrivati dei segnali precisi.

In primo luogo la battaglia di Aleppo sembra stia per concludersi con la vittoria dei lealisti. Dall’inizio del conflitto la città – seconda della Siria, un tempo economicamente dinamica e artisticamente meravigliosa, ora ridotta in molte zone a un cumulo di macerie – è stata divisa tra le forze di Assad e i ribelli. Da inizio settembre 2016 i quartieri controllati dagli insorti, quelli orientali, erano sotto assedio, costantemente martellati dall’aviazione russa e siriana. Quasi tre mesi dopo, tra il 27 e il 28 novembre, le difese dei ribelli sono crollate in tutta la parte nord, immediatamente conquistata dai lealisti. Il 30 novembre il regime avanza anche da sud e da est. I civili stanno abbandonando i quartieri ancora sotto assedio a migliaia.

Al netto delle difficoltà che gli uomini del regime e i propri alleati (iraniani, iracheni sciiti, afghani, libanesi, russi) potranno incontrare nel liberare gli ultimi quartieri, con un’estenuante guerriglia casa per casa, le chance per gli insorti paiono ridotte a zero. Le ripercussioni, tattiche e psicologiche, di una vittoria del regime saranno da verificare, ma di sicuro lealisti e alleati metteranno al sicuro il corridoio Aleppo-Damasco – fondamentale strategicamente – e avranno il “momento” dalla propria parte.

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L’evoluzione della battaglia di Aleppo tra il 25 e il 30 novembre 2016. In rosso i lealisti, in giallo i curdi del YPG, in verde i ribelli

Accanto alla battaglia di Aleppo, il regime ha poi incassato altre vittorie nei dintorni di Damasco. Dopo mesi di assedio diverse sacche ribelli hanno accettato l’accordo proposto dal regime: passaggio sicuro verso la provincia di Idlib (ancora saldamente in mano ai ribelli, in particolare a una coalizione di sigle islamiste) per chi vuol continuare a combattere e parenti, amnistia per chi rinuncia alla lotta. E anche le aree controllate dagli insorti a nord di Homs e a nord di Hama – altre due importanti città del Paese – sono state attaccate e indebolite nelle ultime settimane dall’aviazione russa e dalle forze di terra del regime di Assad. Nel medio periodo si può ipotizzare che il governo riprenda il controllo della quasi totalità dell’area costiera (la più ricca e popolosa) ancora controllata dagli insorti, con l’eccezione della provincia di Idlib, che potrebbe essere attaccata in forze in un secondo momento, e di alcune zone a sud, dove i ribelli sono spesso collegati più direttamente a Giordania e Usa (pertanto meglio equipaggiati ed addestrati) e dove Israele è molto attenta a colpire gruppi che ritiene pericoloso avere ai propri confini (su tutti, l’Hezbollah libanese).

Lo scontro con l’Isis è invece rinviato a un momento futuro, probabilmente quando non ci saranno più altri ribelli da combattere visto che la sola presenza dello Stato Islamico ha portato al regime di Damasco un forte consenso internazionale, e la strategia del regime di schiacciare l’intera ribellione sul “fanatismo islamico” ha finora pagato.

Cartina 2 SIRIA 30 NOV 16

La situazione in Siria al 30 novembre 2016. In rosso i lealisti, in verde i ribelli, in giallo i curdi siriani, in grigio l’Isis, in grigio-verde (a nord) la Turchia e i ribelli filo-turchi, in blu (a sud) Israele

Questa “riscossa” di Assad nasce da una molteplicità di fattori. Principalmente ha pagato nel medio periodo l’intervento di Mosca, iniziato nel settembre 2015 e cresciuto di intensità nel corso dei mesi, ma non solo. Le divisioni tra fazioni ribelli, gli scontri di queste ultime coi curdi siriani e il massiccio contributo delle milizie sciite alla causa di Assad sono tutti fattori interni importanti. Se ne aggiungono poi altri esterni: si ragiona su un possibile “effetto-Trump” sulla situazione in Siria: in base alle dichiarazioni del neo-presidente sembra ci si possa aspettare un accordo con Putin (e Assad) sulla Siria a tutto svantaggio dei ribelli, oltre che dell’Isis. E questo potrebbe aver già causato un rallentamento nel sostegno americano ad alcune sigle di insorti, se non un freno all’aiuto che altri alleati (Sauditi e non solo) danno per abbattere Assad. Anche la Turchia, dopo aver sponsorizzato fortemente i ribelli per anni, pare abbia rallentato il suo sostegno in cambio del benestare di Putin all’operazione in territorio siriano “Scudo dell’Eufrate”, con cui Ankara mira a ripulire il confine meridionale dall’Isis e soprattutto dai curdi siriani.

Ma qui il quadro si complica nuovamente: un’altra mossa che pare abbia rafforzato sul terreno Assad è infatti l’alleanza sempre più stretta tra lealisti e curdi siriani del YPG. Insieme stanno combattendo ad Aleppo contro i ribelli, e soprattutto insieme stanno combattendo contro Turchia e ribelli filo-turchi più a nord, contendendosi la cittadina strategica di Al Bab, ora in mano all’Isis (fondamentale per i curdi, tanto da praticamente interrompere l’offensiva su Raqqa, per unificare i propri cantoni e fondamentale per Ankara per l’opposto motivo). Erdogan specularmente è tornato a parlare di “abbattere il regime siriano”, dopo mesi in cui pareva aver abbandonato il proposito, e ha dichiarato che l’operazione “Scudo dell’Eufrate” ha la caduta di Assad come obiettivo ultimo.

Come possa dunque la Turchia fare accordi con la Russia, quando quest’ultima è alleata di Assad che si è ora alleato coi curdi, rimane un mistero. Forse alla fine verranno sacrificati i curdi, forse verrà sacrificata la Turchia, di sicuro chi dà le carte è Putin, e Assad per ora ne trae il massimo beneficio.

Cartina 3 Al Bab Race 30 Nov 16

La corsa verso Al Bab, controllata dall’Isis (in grigio) ma ambita tanto da Turchia e ribelli filo-turchi (in grigio-verde), quanto dai curdi (in giallo) e dai lealisti (in rosso), ora pare stabilmente alleati nella zona

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TRUMP METTE AL PENTAGONO IL GENERALE ANTI-NEOCON

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di Maurizio Blondet

Se confermata, la scelta di Trump di mettere al Pentagono il  generale James Mattis sembra  buona. Nei Marines da 41 anni, non ammogliato (ha sposato l’esercito),   senza incarichi nei consigli d’amministrazione del complesso-militare industriale, gli ufficiali che sono stati suoi  sottoposti in operazioni belliche (è stato uno dei leader dell’invasione Irak  2003) ne parlano bene. Anzi con ammirazione: coraggioso, capace, geniale, onesto, un vero uomo di comando.

Nel 2013  ha criticato pubblicamente Israele, denunciando che stava costruendo un regime di “apartheid”.  Come comandante del CENTCOM ha pagato ogni giorno un prezzo in sicurezza militare  per il fatto  che gli americani sono visti pregiudizialmente pro-Israele.  Ciò influenza tutti gli arabi moderati che vogliono stare dalla nostra parte, perché non possono apertamente schierarsi con chi manca di rispetto ai palestinesi”.  E rivolto agli israeliani: “Se non viene stabilito uno stato palestinese, io vi dico che l’attuale situazione è insostenibile. (…)   Gli stanziamenti delle colonie [ebraiche nei territori occupati] stanno rendendo impossibile la soluzione a due stati”.   Finirete con realizzare l’apartheid.

http://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.537867

Sono frasi  di buon senso, ma dirle ad alta voce in Usa, per un militare,  sono sintomo di audacia. Più precisamente, di non aver paura di rovinarsi la carriera.  Il generale Mattis, nonostante il nomignolo “Mad Dog”,   viene ritenuto un intellettuale; ha certamente letto The Israeli Lobby di Walt e Mearsheimer.  Per una serie di motivi, gli ufficiali che sono stati sotto il suo comando sperano, anzi sono convinti,che Mad Dog libererà il Pentagono dalla presa dei neocon, che controllano la politica estera Usa  in senso  filo-sionista dal 2001, quando hanno preso il potere   nei ministeri-chiave  sotto il presidente repubblicano Bush, e ci sono rimasti aggrappati  negli 8 anni del democratico Obama.

Su Obama ha un parere soldatesco
Di Obama non ha una grande stima

“Mi aspetto –  scrive  uno di loro su Sparta Report (sic, un blog soldatesco)- che Mattis come segretario alla Difesa faccia un c. così a quelle donnette imboscate che infestano il Pentagono dopo otto anni di regno di Obama.  Con l’appoggio di Trump, tirerà fuori le budella a quei parassiti nel   complesso militare-industriale,  che usano il servizio militare come parte del curriculum per atterrare in posizione  direttoriale a McDonnell-Douglas e  altri. Se Dio vuole  il presidente Trump emanerà un divieto  PERMANENTE   per OGNI ufficiale superiore  di lavorare per un contractor della difesa”.

https://www.spartareport.com/2016/12/secdef-mad-dog-mattis-trumps-anti-neocon/

D’accordo, si tratta di una speranza. Ma quella che viene qui denunciata è una delle peggiori piaghe del sistema americano. Come da noi  certi politici ed alti funzionari (da Draghi a Prodi a Barroso) finiscono  a Goldman Sachs,  a Washington anche  gli altissimi gradi  a fine carriera sono invitati nei  consigli d’amministrazione delle grandi aziende private produttrici di armamento o servizi  come contractors   al   Pentagono; assunti con emolumenti che non hanno mai visto durante il servizio, per le loro conoscenze interne e per  la loro capacità di fare lobby alla Difesa. Questo è uno dei più gravi elementi di distorsione della politica estera americana,  essendo  Loocked-Martin e McDonnell Douglas  imprese con un solo cliente (il Pentagono) o due (la NATO, i suoi satelliti), ed essendo  loro interesse che il governo Usa faccia più operazioni belliche e più occupazioni armate possibile – perché così consuma i materiali prodotti da loro,  e  garantisce un flusso permanente di lucrosi contratti di manutenzione, riparazione e sostituzione.  La  proliferazione cancerosa di basi americane nel mondo, il mostruoso bilancio del Pentagono  (in cui si annidano sprechi, tangenti e furti enormi), ma anche l’ipertrofia   bellicista Usa si spiegano in gran parte  non  con l’interesse nazionale, ma con l’interesse dei bilanci delle ditte. Continua a leggere

La vera Europa

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Risultati immagini per sacro romano impero massima espansioneA lato: Il Sacro Romano Impero

di Riccardo Tennenini

Ci dicono: non vi sono nazioni, non vi sono popoli, non vi sono confini, non vi sono sessi, non vi sono religioni, Esiste soltanto un unico, sistema: vasto, immane, interdipendente, intrecciato, multivariato, multinazionale, dominio dell’euro: è il sistema internazionale valutario, che determina la vita nell’Unione Europea. Non esiste la democrazia! Esistono solo BCE, FED e altre banche, che rappresentano le nazioni del mondo, oggi. Non viviamo più in un’Europa con una tradizione plurisecolare di filosofi e artisti, l’Unione Euopea è un insieme di corporazioni, inesorabilmente regolate dalle immutabili spieiate leggi del business. L’Europa è diventata un business per questa ristretta sinarchia di capitalisti internazionali. I nostri figli vivranno, nell’Europa, in cui non ci saranno né guerra né fame né oppressione né brutalità ma solo una vasta ed ecumenica società finanziaria per la quale la massa lavorerà per creare un profitto comune, nella quale tutti avranno una partecipazione azionaria. A questo punto dico poveri noi perché siamo più di 700 milioni di europei, che guardano la tv, perché quasi nessuno legge più libri, l’unica “verità” che ci viene data dalla tv, attualmente! C’è un’intera generazione che non ha mai saputo niente che non fosse trasmesso alla tv e dai mass media. La tv è la nuova fede, la suprema rivelazione. La tv può creare e può distruggere presidenti, papi, ministri. La tv è la più spaventosa maledettissima forza di questa Europa senza Dio. E poveri noi, ora che è caduta in mani sbagliate. Questa Società dei consumi è ora nella mani delle multinazionali; e quando una fra le più grandi corporazioni del mondo controlla la più efficiente macchina per una propaganda fasulla e vuota, in questa Europa senza Dio, io non so quali altre cazzate verranno spacciate per verità. Quindi la televisione non è la verità! La televisione è un maledetto circo mediatico che propaganda ignoranza, edonismo, individualismo, vaquità e contenuti effimeri e idioti sensa senso! Annientare la nostra mente è il loro solo mestiere. Quindi, se volete la verità, andate cercatela dentro voi stessi, perché quello è l’unico posto dove troverete mai la verità vera! Continua a leggere

Protestanti, “figli delle tenebre e dell’errore”

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i-protestanti-distruttori-della-religione-cristianaSegnalazione del Centro Studi Federici

Abbiamo già segnalato la ristampata il volumetto “I protestanti distruttori della religione cristiana”, del padre passionista Luigi di San Carlo, edito nel 1931: http://www.centrostudifederici.org/index.php/2016/10/24/protestantesimo-oltraggio-alla-verita/
Visto l’attualità dell’argomento, a causa del 500° anniversario della rivoluzione protestante, ritorniamo a segnalare il libro pubblicando la prefazione dell’autore.
 
Luigi di S. Carlo, I protestanti distruttori della religione cristiana, Amicizia Cristiana 2016, pag. 88, euro 9,00. Ordini: edizioniamiciziacristiana@yahoo.it
 
AL LETTORE
Assidui lettori del “Fides”, il valoroso periodico che combatte per la preservazione della fede (1), abbiamo letto più volte in esso i dolorosi accenti dei Sommi Pontefici, e specialmente di Benedetto XV e del regnante Pio XI, sull’opera devastatrice che compiono le varie sette protestantiche in mezzo alle popolazioni cattoliche, e leggendoli, ci venne più volte in mente di prendere noi pure la penna e scrivere qualche cosa che servisse a premunire i Cattolici contro i figli delle tenebre e dell’errore, quali sono indubbiamente i Protestanti. Ma, ora per un motivo, ora per un altro, non venivamo mai ad un atto decisivo.
L’articolo di un periodico protestante sulle differenze fondamentali fra il Protestantesimo e il Cattolicismo ci diede l’ultima spinta e ci fece uscire di riserbo. Scrivemmo l’articolo primo di questa operetta e lo inviammo al bisettimanale “Luce!” di Varese, che gentilmente l’accolse e lo pubblicò (2).

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II Domenica di Avvento. A Rovereto oggettistica natalizia dalla Terra Santa

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di Redazione

Per chi Domenica 4 dicembre (II di Avvento)andrà alla S. Messa tradizionale “non una cum” a Rovereto alle ore 18.00, il sacerdote celebrante comunica che ci saranno a disposizione dei Presepi, Rosari e decorazioni fatti dai cristiani di Terra Santa. acquistandoli si aiutano quelle popolazioni perseguitate. Pensateci per i vostri regali di Natale. Per i veronesi, partenza ore 16.45 dal parcheggio delle Sorelle Ramonda di Bussolengo.

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Domenica 4 dicembre: #IoVotoNO

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Segnalazione Arianna Editrice

DA PAOLO BECCHI UN’ANALISI CHE NON AMMETTE REPLICHE
SOLO UN NO CI PUÒ SALVARE
CON PREFAZIONE DI PAOLO MADDALENA
PRESIDENTE EMERITO DELLA CORTE COSTITUZIONALE

La sovranità del popolo italiano è in serio pericolo: Paolo Becchi ne è convinto e per questo ha deciso di pubblicare questa analisi rinunciando ad ogni entrata personale.

L’analisi di Becchi, supportata da Paolo Maddalena (Presidente Emerito della Corte Costituzionale), è lucida e punta dritta al cuore di questo vero e proprio mostro costituzionale: la riforma e la legge elettorale (Italicum) non servono al popolo italiano, ma alle oligarchie bancarie che lo vogliono definitivamente soggiogare.

Referendum Costituzionale: Si o No?

Le ragioni per il no e il testo della “controriforma”.

Prezzo libro: € 5,93 (€ 7,90) -25%
Editore: Arianna Editrice
Collana: Un’Altra Storia
Pagine: 112
Brossura – cm 15×21

disponibile anche in versione Ebook
a soli € 1,99 (€ 4,99) -60%. Acquista Ebook »

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Mafia Capitale, chiesti altri 24 rinvii a giudizio: c’è anche ex capogruppo Pd D’Ausilio

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Mafia Capitale, chiesti altri 24 rinvii a giudizio: c’è anche ex capogruppo Pd D’AusilioDOMENICA 4 DICEMBRE: #IoVotoNo!

Gli indagati rispondono a vario titolo di reati che vanno dalla turbativa d’asta, alla corruzione, il finanziamento illecito e la rivelazione del segreto d’ufficio

Ci sono anche l’ex capogruppo Pd in Campidoglio Francesco D’Ausilio, la collaboratrice di Buzzi Nadia Cerrito e Giampaolo Cosimo De Pascali, il carabiniere in servizio presso la presidenza della Repubblica del quale Buzzi, secondo gli inquirenti, si sarebbe servito per avere informazioni e favori. Sono solo tre delle 24 persone per le quali la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito del processo su Mafia Capitale. Oltre a loro, figurano i nomi dell’imprenditore delle cooperative Salvatore Buzzi e dell’ex direttore generale di Ama Giovanni Fiscon, entrambi già imputati nel procedimento in corso nell’aula bunker di Rebibbia.

Dalle indagini sarebbero emersi una ventina di nuovi episodi penalmente rilevanti fino a oggi tenuti fuori dal processo principale sul cosiddetto mondo di mezzo. Gli indagati rispondono a vario titolo di reati che vanno dalla turbativa d’asta, alla corruzione, il finanziamento illecito e la rivelazione del segreto d’ufficio. Tra gli accusati ci sono Clelia Logorelli, la dirigente del settore verde di Eur spa finita ai domiciliari per corruzione poco più di un anno fa; gli imprenditori Flavio Ciambella e Fabrizio Amorequest’ultimo già a giudizio per l’inchiesta sui lavori per la sala Giulio Cesare dove si riunisce il Consiglio comunale. Continua a leggere

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