Verona, il Faro (spento) di Tosi e i Tafazzi di centrodestra

Condividi su:

di Matteo Castagna per www.vvox.it quotidiano on-line

Speacker’s Corner

Post-referendum in riva all’Adige: idee poche e ben confuse

fare

Se i vincitori del No al referendum costituzionale a Renzi possono concedere l’onore delle armi perché non solo si è dimesso, ma ha garantito di approvare subito la finanziaria per arrivare al voto anticipato, non si può fare lo stesso col sindaco di Verona, Flavio Tosi, e con quel pezzo del suo “Faro”che lo ha seguito, che soffonde una luce sempre più fioca. Ci si sarebbe aspettati un minimo di autocritica, una dichiarazione che emanasse, anche lontanamente, il profumo dell’umiltà e della signorilità di chi ha preso una innegabile quanto storica batosta politica.

Niente di tutto questo. Il sindaco di Verona, nell’ammettere che la gente si è espressa sulla persona del Presidente del Consiglio e, quindi, implicitamente se n’è fregata dei continui appelli tosiani al Sì, con uno stile piuttosto subdolo ha colpevolizzato l’elettore, sostenendo che ha perso un’occasione di cambiamento. Non contento, ha aggiunto che non è detto che la maggioranza abbia sempre ragione. Principio verissimo, ma stonato in bocca a chi ha basato la sua azione politica guardando principalmente ai numeri, nominando il vicesindaco e l’assessore allo sport non in base alle competenze, ma alle preferenze ottenute. Sappiamo tutti, come sia andata a finire…

CONTINUA SU: http://www.vvox.it/2016/12/07/verona-il-faro-spento-di-tosi-e-i-tafazzi-di-centrodestra/ Continua a leggere

PERCHE’ L’ITALIA E’ IN DEPRESSIONE. LO SPIEGA GALLONI

Condividi su:

lire-640di Maurizio Blondet

Non si finisce mai di imparare e quando vengono alla luce determinate verità, ci si rimane davvero meravigliati della falsità che fa da padrona in questo mondo corrotto.
Ormai non si governa per portare avanti un popolo, non si vive con ideali veri…Ma si va avanti con l’esigenza di sopraffare l’altro a tutti i costi e con ogni mezzo a disposizione!

Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora Ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese.
Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi……
A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.

E’ la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il blog “Byoblu”. Nel  1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca.
Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».

Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, e il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima». Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa.
Alla fine degli anni ‘80, Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’ investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione.
Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’ idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione». Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: racconta Galloni , “feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’ acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».

Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto… Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la BancaCommerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.

Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’ economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie speculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».

Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’ altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».

Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia.
Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.

Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema.
Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil.

Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita».
A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico».

FONTE: http://www.libreidee.org/2013/05/italia-potenza-scomoda-dovevamo-morire-ecco-come/

titolo originale:

Galloni: “L’Italia doveva morire. E’ una potenza scomoda.” Ecco perchè

Continua a leggere

Come Blackwater ed Emergency traghettano migranti in Italia

Condividi su:

Regina e Chris Catrambone

MOAS è l’acronimo di Stazione di aiuto ai migranti in mare aperto. Si tratta di un’organizzazione non governativa con sede a Malta che si è posto il compito di pattugliare il Mediterraneo e salvare persone in alto mare, recuperandole da gommoni, zattere e barche sul Phoenix, il peschereccio della MOAS, una nave completa di droni per sorvegliare le acque, traghettando i migranti per miglia, dalle coste libiche alla Sicilia. L’organizzazione è gestita da Chris Catrambone (35) e sua moglie Regina. Chris Catrambone, statunitense della Louisiana diplomato al college, gestiva un ristorante su un battello a vapore ed ha lavorato presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC, prima di lavorare come investigatore assicurativo. In tale veste fu inviato nei luoghi più pericolosi del mondo, come ad esempio Iraq e Afghanistan. Dopo aver fatto abbastanza esperienza, e accidentalmente sopravvissuto all’uragano Katrina in Louisiana nel 2005, l’anno dopo Chris Catrambone fondava il Tangiers Group, azienda globale specializzata in “Servizi di assicurazione, assistenza di emergenza, gestione dei sinistri sul campo ed intelligence“(1)). Inizialmente operava dagli Stati Uniti, ma per gestire meglio l’azienda in espansione trasferiva le attività in Italia (dove incontrava la futura moglie) e poi a Malta. È qui che nel 2013 Chris Catrambone fondò la Migrant Offshore Aid Station (MOAS) per assistere la popolazione del terzo mondo ad attraversare il mare in cerca di una vita migliore. Catrambone e la moglie si dice che abbiano speso 8 milioni di dolari propri per tale fine, perché, come il fondatore della MOAS ha confessato, anche lui, una volta che perse la casa a causa di Katrina, capì la situazione degli altri.
ianIan Ruggier è un membro del consiglio della MOAS. Questi un tempo fece scalpore a Malta con un piano volto a frenare i migranti in rivolta a Malta. Le unità di polizia circondarono la folla, ed isolarono e colpirono i capi per evitare ulteriori dimostrazioni. Eppure qualcosa andò storto e fallì, con le organizzazioni pro-immigrati che fecero enorme clamore e i tribunali che se ne occuparono (2). Dopo 25 anni di servizio, Ian Ruggier ha trovato lavoro nella MOAS: incaricato di contenere i migranti ora è passato dalla loro parte: Saulo divenne Paolo. Forse.
Ma che succede se Ian Ruggier è soltanto l’uomo il cui compito è garantire che i migranti soccorsi o infiltrati in Europa non finiscano a Malta? Perché le barche della MOAS sono di stanza a Malta, da dove operano. Una volta caricati di immigrati, salpano dal porto di La Valletta verso l’Italia per scaricarvi il carico umano. Robert Young Pelton è consulente strategico della MOAS (3), fondatore di Migrant Report (4) e proprietario della Dpx (Posti estremamente pericolosi) Gear, che vende coltelli da guerra (5) per chi si reca nelle zone di conflitto da cui, stranamente, provengono le persone che si suppone MOAS e Migrant Report dovrebbero aiutare. Come giornalista free-lance ha incontrato Eric Prince, il fondatore della Blackwater, la società militare privata statunitense (mercenari) impegnata in operazioni in Afghanistan e Iraq; per inciso, la Blackwater è stata impiegata anche in Louisiana, durante l’uragano Katrina: Chris Catrambone era capitato lì proprio in quel momento. Robert Young Pelton ha incrociato Eric Prince su questioni finanziarie.
Ma tornando a Chris Catrambone. Un giovane laureato e dipendente, costituisce una società (Tangiers Group) che estende rapidamente le attività in oltre cinquanta Paesi, comportando profitti per milioni da potersi creare l’ente di beneficenza che si chiama MOAS. MOAS impiega uomini che contemporaneamente possono intervenire presso le aziende militari private o essere incaricati di frenare l’afflusso di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo. Tale organizzazione non-governativa non è in concorrenza con i governi europei nel recupero dei migranti: piuttosto li integra, un riconoscimento per cui il suo fondatore riceve premi. (6)

Alcune domande sorgono. Come ha fatto Chris Catrambone ad accumulare tale fortuna, così giovane, sul mercato delle assicurazioni? (7) È il suo ente di carità è solo un’espressione delle proprie convinzioni personali? Persegue scopi politici? Il suo Tangiers Group opera nelle zone di guerra: è un puro caso? Lavorò presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC. Alcuni suoi collaboratori spuntano nelle stesse zone pericolose dove opera Tangiers Group. Anche qui un puro caso? Sembra che ci sia una stretta relazione tra MOAS, marina maltese ed esercito statunitense. MOAS è guidata da un ufficiale di marina noto per il duro trattamento inflitto agli immigrati; fu promosso partner commerciale della Blackwater, ben nota per le azioni spietate contro i civili e di proprietà di una persona che ha fatto fortuna sfruttando le operazioni militari statunitensi in Afghanistan, Africa del Nord e Medio Oriente. Lo stesso denaro, in un modo o nell’altro, guadagnato creando caos in Africa e Medio Oriente, provocando la crisi dei rifugiati, viene ora usato per spedire migliaia di africani senza documenti nel cuore dell’Europa, causando problemi in Italia, Francia, Grecia e Germania. Non si può fare a meno di chiedersi se quelli della MOAS siano onesti salvatori o compiano la missione di destabilizzare ancora di più l’Europa.tumblr_nh96xy1z101u6emqdo1_1280

 Robert Young Pelton in Afganistan nel 2001, durante l'invsione degli USA. Qui era circodanto dai guerriglieri dell'Alleanza del Nord, il fronte di cui era leader il potente narcotrafficante afgano Ahmad Shah Masud, grande amico di Gino Strada. C'è un nesso? Pelton era presente

Robert Young Pelton, in Iraq assieme agli amici della Blackwater

Riferimenti
1. Christopher Catrambone, My Story.
2. Come l’esercito ha sbagliato, Times of Malta, 19/12/2005, un ufficiale responsabile della disastrosa gestione delle proteste, Malta Today 16/11/2007.
3. Robert Young Pelton: Aid Station Migrant Offshore (MOAS) e la crisi dei rifugiati dalla Siria.
4. Migrant Report
5. Dpx Gear
6. MOAS, giovane eroe tra coloro onorati nel giorno della Repubblica, 13/12/2015 Malta Today 2015/12/13.
7. “Avevo un patrimonio netto di 10 milioni di dollari prima di compiere trent’anni. (…) Non sono cresciuto nel denaro o nel lusso. Ho costruito tutto quello che ho da zero, attraverso il duro lavoro e la dedizione. Ad un certo punto, ho cominciato a vedermi arrabbattarmi tra questioni sui soldi” Phoenix Rising.

Il sodalizio tra MOAS ed Emergency risale al 2011?

La MOAS usa droni da ricognizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Continua a leggere

Pugno duro della Le Pen: “Niente scuola gratis per i figli degli immigrati”

Condividi su:

downloadCommento di Raimondo Gatto:

CI SARA’ QUESTO, NEL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE DI CENTRO DESTRA, OD AVREMO LA
SOLITA SANATORIA “MODELLO MARONI”? CI SARA’ UNA PROPOSTA DI LEGGE PER
CANCELLARE LA LEGGE CIRINNA? STAREMO A VEDERE.

Segnalazione di Raimondo Gatto

La Le Pen: “La solidarietà va espressa nei confronti dei francesi”. Secondo i sondaggi, potrebbe arrivare ai ballottaggi

“La solidarietà nazionale – ha messo in chiaro la leader del Front National – deve esprimersi nei confronti
dei francesi”.
La partita è solo all’inizio. A una settimana dal passo indietro di François Hollande, che ha annunciato di non voler correre per un secondo mandato all’Eliseo, la sfida si fa più chiara. La gauche adesso punta tutto sul premier in carica Manuel Valls. Ma soltanto a fine gennaio, quando si terranno le primarie della sinistra, il quadro sarà definitivo. Per il momento in corsa ci sono di sicuro François Fillon, che dopo aver sconfitto Nicolas Sarkozy ha
promesso di voler superare “i patetici cinque anni di François Hollande” puntando a costruire “una Francia sovrana e alla testa dell’Europa”, e la Le Pen, che chiede una chiusura totale delle frontiere e l’uscita della Francia dall’euro. Uno gollista, l’altra anti europeista sono i due volti della destra che, dopo i fallimenti di Hollande, affascina i francesi
Oggi la Le Pen ha tratteggiato un altro aspetto del proprio programa di governo. “Non ho nulla contro gli stranieri – ha spiegato – ma dico loro: se volete venire nel nostro Paese, non vi aspettate che ci faremo carico di voi, che veniate curati e che i vostri figli vengano istruiti gratuitamente”. Il pugno duro della leader del Front National è ampiamente condiviso dai francesi. In un eventuale secondo turno delle lezioni presidenziali francesi, il candidato della destra Francois Fillon sconfiggerebbe con il 65 per cento dei voti la leader del Front National Marine Le Pen. Il sondaggio, però, è stato realizzato da Ifop-Fiducial per iTele, Paris Match e Sun Radio fra il 28 novembre e il 3 dicembre. Prima,
quindi, dell’annuncio della candidatura di Valls. Il sondaggio indica che al ballottaggio la Le Pen verrebbe battuta anche dal candidato indipendente Emmanuel Macron, con il 62 per cento dei voti. Macron, ex ministro  dell’Economia, al primo turno non andrebbe, invece, oltre il terzo posto.

FONTE. IL GIORNALE.IT del 8 dicembre

Continua a leggere

Raggi incontra Bergoglio: “Gli immigrati sono nostri fratelli (di business?N.d.r.). Roma ne accoglierà a migliaia”

Condividi su:

MENTRE PERSINO LA UE DICHIARA UFFICIALMENTE CHE IL 90% DEGLI IMMIGRATI SONO CLANDESTINI:

Dal Vaticano, la Raggi promette “migliaia di posti per i profughi” a Roma. E il Campidoglio prepara un hub per “orientare e informare” i migranti che arrivano nella Capitale. “Roma vuole fare la sua parte nell’accoglienza” di migranti e rifugiati. Lo ha detto, stamane, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, intervenendo in Vaticano, al summit dei sindaci europei, organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, sul tema “Europa: i rifugiati sono nostri fratelli”.

Continua a leggere

Crocifisso al seggio, la militante grillina vuole farlo togliere

Condividi su:

In Via San Gregorio una militante pentastellata ha chiesto al presidente di seggio di togliere il crocifisso appeso al muro: la sua richiesta è stata respinta ma per calmare gli animi sono dovuti intervenire i poliziotti

Il crocifisso alla militante grillina proprio non va giù.

A Milano, una sostenitrice del Movimento Cinque Stelle, racconta Milano Today, dopo aver votato si è lamentata con la presenza del seggio di Via San Gregorio per il simbolo sacro appeso alla parete del seggio dove ha espresso il proprio voto.

 Che è regolarmente esposto nelle aule, come in tutte le scuole d’Italia.

Il presidente di seggio, però, ha deciso di non accogliere le proteste della grillina e ha lasciato il crocifisso dove stava. Di fronte al rifiuto di rimuovere il simbolo religioso, la donna ha insistito nelle proprie rimostranze per diverse ore.

Tanto ha detto e tanto ha fatto che alle ore 17 è dovuta intervenire anche una pattuglia della polizia. Solo grazie all’intervento degli agenti è stato possibile riportare la calma nel seggio. Per fortuna, però, nessuno ha pensato di sporgere denuncia.

Il simbolo sacro è rimasto al proprio posto senza che per questo a nessuno sia stato impedito di esprimere liberamente la propria opinione. Nemmeno a chi quel crocifisso vorrebbe rimuoverlo.

Continua a leggere

Moderatismo: “i cani da guardia del Sistema”

Condividi su:

di Davide Parascandolo

Moderatismo

Fonte: Appelloalpopolo

Cambiamento. Una delle tante vuote espressioni così in voga di una vuota politica che fa dell’uso delle parole un’arma efficacissima per nascondere, celare, mascherare finalità antitetiche rispetto al significato di cui esse sono portatrici per il senso comune. Ci sono alcuni termini che istintivamente associamo ad un concetto di positività, senza soppesarne la potenziale carica negativa. Uno di essi, oltre al già citato cambiamento, di per sé sempre interpretato invariabilmente come foriero di progresso, è moderatismo. La moderazione, come noto, è sempre stata considerata un’importante virtù, una qualità dell’uomo saggio e misurato. Insomma, un sinonimo di affidabilità. Se ciò può essere senz’altro vero in generale, un tale atteggiamento, applicato in contesti diversi, può però implicare risultati diversi. Consideriamo la politica. Cosa vuol dire oggi essere moderati? Stando a quanto possiamo concretamente constatare dal comportamento e dal pensiero di chi si inscrive in questa categoria, non possiamo che giudicare il moderatismo come sinonimo di completa inanità. I legionari del moderatismo, nell’odierno panorama politico, non sono altro che i cani da guardia del sistema. Come accennato in apertura, infatti, essi si fanno scudo con un termine che li fa automaticamente apparire sotto una veste rassicurante. Errore di valutazione esiziale, soprattutto in un contesto, come quello attuale, di sostanziale subalternità a poteri stranieri dei quali i cosiddetti moderati non sono altro che i fedeli esecutori. Rigettare il moderatismo appare allora un imprescindibile imperativo. Preveniamo anzitempo ogni reazione atterrita del sostenitore del politicamente corretto di turno. Qui nessuno anela alla restaurazione di un qualche tipo di dittatura – per chi non se ne fosse accorto, proprio quella eurounionista, pur non essendolo nei modi formali, lo è tuttavia negli effetti sostanziali. Il moderatismo va rigettato in primo luogo come condizione dell’animo; esso apre infatti la strada all’arrendevolezza, all’accettazione dello status quo, all’incapacità di immaginare una profonda ristrutturazione dei rapporti sociali ed economici attualmente vigenti. In questo senso, il moderatismo è oggi la precondizione dell’immobilismo, della rinuncia, in ultima analisi, della sconfitta. Alle condizioni date, oggi esso è un approccio perdente. Continua a leggere

Marx e Gramsci votano Le Pen, la sinistra progressista si è venduta al denaro

Condividi su:

di Jean-Claude Michéa

Marx e Gramsci votano Le Pen, la sinistra progressista si è venduta al denaro

Fonte: Il Talebano

La progressione del voto per il Fronte Nazionale tra le classi popolari si spiega innanzitutto con l’incapacità della sinistra di parlare a quella parte della popolazione “. Per Jean-Claude Michéa, infatti, la sinistra contemporanea non ha più nulla a che vedere con la nobile tradizione socialista. Incapace di proporre un’alternativa economica al capitalismo trionfante, ha ripiegato sulle battaglie civili care all’intellighenzia progressista e in sintonia con l’individualismo dominante. Il filosofo francese lo spiega in un breve e interessantissimo saggio intitolato I misteri della sinistra (Neri Pozza, traduzione di Roberto Boi), il cui analizza la deriva progressista dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto.

“La sinistra non solo difende ardentemente l’economia di mercato, ma, come già sottolineava Pasolini, non smette di celebrarne tutte le implicazioni morali e culturali. Per la più grande gioia di Marine Le Pen, la quale, dopo aver ricusato il reaganismo del padre, cita ormai senza scrupoli Marx, Jaures o Gramsci! Ben inteso, una critica semplicemente nazionalistica dal capitalismo globale è necessariamente incoerente. Ma purtroppo oggi è la sola  –  nel deserto intellettuale francese  –  che sia in sintonia con quello che vivono le classi popolari”.

Come spiega questa evoluzione della sinistra? Continua a leggere

UN FORTE NO ITALIANO CONTRO I NEMICI DELLA NAZIONE

Condividi su:

Risultati immagini per Renzexit

di Redazione

Come previsto, il NO ha vinto ampiamente. Si è trattato di un voto politico, personalizzato per primo dallo stesso premier, che ha visto un’affluenza record di gente motivata dal fatto di voler mandare a casa questo Governo di nominati. E’ stato il voto degli arrabbiati espresso con la matita. E sono stati venti milioni, ai quali vanno aggiunti molti di coloro che si sono astenuti per totale sfiducia, che hanno favorito indirettamente ma matematicamente, la strabiliante vittoria del NO! Come aveva pronosticato il nostro informatissimo Matteo Castagna, Renzi ha espresso la volontà di dimettersi e Alfano, a nome del Governo, quella di andare a votare al più presto, forte di un 40% di Sì, che considera un plebiscito compatto a favore dei renziani. Ora la palla passa al centrodestra, che si vede costretto a stare unito e, soprattutto a dover trovare un candidato premier idoneo, se non vuole che il Paese se la giochi tra un “Renzi 2” e un grillino. Era quello che molti di noi volevano accadesse, dal momento che solo un atto forte, solo un forte segnale del popolo potrebbe smuovere le acque di questo litigioso centrodestra, che vede un Berlusconi reticente nel voler lasciare un erede presentabile. Nel mezzo, la vittoria del NO! ha dimostrato che c’è tanta gente profondamente arrabbiata e delusa, che potrebbe reagire male al caos, come spesso capita a chi è in una situazione economica e sociale precaria. 

di Roberto Pecchioli

60 per cento al NO, quasi il settanta per cento  degli italiani alle urne per il referendum costituzionale. Altri muri cadono, pochi avrebbero immaginato uno scenario tanto positivo numericamente. Lasciamo ai politici le analisi politiche, ai sociologi l’onore di reinterpretare questa nostra strana nazione fuori dalle rassicuranti categorie  valide sino a ieri, lontano dalle etichette appiccicate a forza, logorate dall’uso, clamorosamente smentite dai fatti.

Noi tentiamo una lettura diversa, indubbiamente di parte, ma con il pregio forse di una certa originalità. E’ stato un grande voto “italiano”, nazionalpopolare, chirurgico. Il bisturi elettorale ha sconfitto Renzi, sì, ma innanzitutto i sostenitori della cessione di ulteriori pezzi di sovranità, così chiaramente espressi in tante parti della deceduta riforma Boschi-Napolitano-JP Morgan. Messi a tacere Monsieur Juncker, il maìtre d’hotel dei banchieri, i cantori dei Mercati, i servitori in livrea del potere finanziario oligarchico e transnazionale, nonché gli interessati tifosi d’Oltralpe ( Frau Merkel, Schauble,il neo disoccupato Hollande ), i numerosi grandi architetti dell’universo globalista. Continua a leggere

Domodossola tradizionale: la Famiglia naturale contro il gender!

Condividi su:

20161203_204639di Andrea Amico, Responsabile di F.N. Domodossola

A lato: Di Cosimo, Fiore, Castagna, Micali e il sottoscritto

Sabato 3 Dicembre alle 20.30 a Domodossola, presso l’Hotel Corona, di fronte ad una numerosa platea, Forza Nuova ha invitato il Prof. Mino Micali, Matteo Castagna e Roberto Fiore per una conferenza su “LA FAMIGLIA NATURALE, PASSATO, PRESENTE E FUTURO”.

Un grande successo, per l’interesse dimostrato, anche mediatico, con un articolo su L’Eco Risveglio, quotidiano locale.

Andrea Di Cosimo ha introdotto il primo relatore Prof. Micali, ricercatore di sociologia del diritto che ha esposto tutte le numerose e documentate critiche alla cosiddetta “ideologia del gender”, attraverso un excursus storico, dagli anni ’50 negli USA al movimento femminista, dalla figura di Money al Circolo Mario Mieli, fino a giungere alla legge Cirinnà. La teoria di genere, ovvero 54 “generi sessuali” che la persona potrebbe scegliere per se stessa, a prescindere da ciò che la natura stabilisce danno l’idea del livello di sovversione ove si è giunti in qualche decennio.

20161203_213047Matteo Castagna (foto a lato)ha sottolineato il lavoro della sovversione dell’Ordine morale e naturale, iniziato con la depenalizzazione della sodomia tra le malattie mentali, effettuata dall’ O.M.S. nel 1990, che si affianca agli altri, numerosi ed aberranti tentativi di minare alle radici la famiglia tradizionale come cellula fondamentale della nostra civiltà, fondata sul Matrimonio tra uomo e donna e finalizzata alla procreazione ed al mantenimento della specie umana. In quanto cattolico ha ricordato le parole del Vecchio e del Nuovo Testamento, che condannano la pratica omosessuale, il Catechismo di San Pio X che la annovera tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, secondo per gravità solo all’omicidio volontario, sino ad arrivare alle Encicliche sulla famiglia di Leone XIII, Pio XI e Pio XII per spiegare cosa sia il vero matrimonio cristiano: un impegno volontario, indissolubile e sacro, finalizzato alla procreazione. Durissimi gli attacchi a convivenze, contraccezioni, atti impuri fuori e nel matrimonio, divorzio come atti di “deresponsabilizzazioni legalizzate” ed all’aborto come “omicidio di Stato” di milioni di innocenti.

Roberto Fiore, apprezzando e dichiarando di condividere in pieno tutti gli interventi precedenti, ha voluto specificare che, soprattutto in alcuni Paesi europei, come la Polonia, vi sia una sorta di risveglio dei popoli rispetto alle varie sovversioni dell’ordine naturale familiare, delle trasgressioni a tutti i costi, che stanno favorendo un ritorno al buon senso ed alla morale cristiana. Importante quanto significativa la battuta, riferita al Vaticano attuale, attribuita ad un frate: “la Chiesa esiste da duemila anni, nonostante i preti” dal momento che sia Castagna che il pubblico avevano fatto notare la discontinuità scandalosa con la Verità e la Tradizione delle esternazioni dei religiosi dal Vaticano II in poi, soprattutto quelle più attuali di Bergoglio. Nella storia si è già dimostrato, infatti, che il popolo abbia compreso e fatto comprendere quando le autorità deviavano. Nei suoi viaggi nell’Est dell’ Europa, in Russia e in Medio Oriente ci sono ampie sacche di resistenza e di devozione popolare, ove sembra che gli “aggiornamenti” conciliari non siano arrivati. Fiore conclude con un appello a mantenere la Fede intatta ed integra, a mantenere le posizioni forti e salde contro tutte le sovversioni della nostra Tradizione e Identità. Altre foto sulla pagina Facebook di Forza Nuova Domodossola.

20161203_215312

Continua a leggere

1 … 309 310 311 312 313 314 315 … 576