I POLACCHI HANNO RECITATO UN ROSARIO LUNGO TUTTO IL LORO CONFINE

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Segnalazione BastaBugie

Beati loro che hanno ancora dei confini… e noi italiani?
da Il Timone

Che scandalo se un milione di persone si trovano a pregare il rosario ai confini di una nazione, che ha pagato molte volte col sangue la sua fedeltà a una religione e una cultura! Succede sabato in Polonia, dove un’associazione di laici – i laici sono sempre più protagonisti – ha indetto un “Rosario di riparazione” in occasione della festa della Madonna del Rosario. L’iniziativa è della fondazione di fedeli laici “Solo Dio basta”, ma ha, fortunatamente, l’appoggio pieno della Conferenza Episcopale della Polonia che, in un suo comunicato, chiede di partecipare all’evento.
L’iniziativa, “Rozaniec do granic”, che significa “Rosario al confine” è promossa dal sito www.rozaniecdogranic.pl. In tutta la Polonia saranno coinvolte oltre trecento chiese; ai confini, ma anche in aeroporti e stazioni. L’appuntamento è per le 10 del mattino, il rosario comincerà alle 14, dopo la messa e l’adorazione. Nel comunicato degli organizzatori, fatto proprio dalla Kep (la Conferenza episcopale della Polonia), si legge: “Crediamo che se il Rosario venisse recitato da un milione di polacchi lungo il confine del Paese potrebbe cambiare non solo il corso degli eventi, ma anche aprire il cuore dei cittadini alla grazia di Dio. Cent’anni fa Maria ha affidato ai tre bambini portoghesi un messaggio di salvezza: pentitevi ed offrite riparazioni per i peccati contro il mio cuore e recitate il Rosario”. Continua a leggere

I nuovi padroni del mondo, i signori della rete e delle nuove tecnologie

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di Roberto Pecchioli

I nuovi padroni del mondo, i signori della rete e delle nuove tecnologie

Fonte: Maurizio Blondet

GAFA, OTT, NATU, FINTECH. Il mondo nuovo abbonda di sigle. Acronimi vecchi e nuovi dietro i quali, nel linguaggio di John R.R. Tolkien, prosperano gli oscuri signori di Mordor. Invero, del tutto oscuri non lo sono, ma nella società delle mille luci, dello spettacolo che, come gli affari, deve continuare e non fermarsi mai, riescono ancora a restare sullo sfondo del grande pubblico. Innanzitutto, sveliamo gli acronimi, i quali non sono sigle neutre e sbrigative per addetti ai lavori, ma fanno parte integrante dell’apparato scenografico e psicologico del potere. Esso nasconde la verità e la sua stessa identità, cela, avviluppa, si circonda di aloni esoterici e iniziatici anche, e forse soprattutto nella società dello spettacolo, della finta trasparenza e delle notizie sparate h. 24.
GAFA è l’acronimo che unisce le iniziali dei quattro super giganti della tecnologia informatica, Google, Apple, Facebook, Amazon. Ad essi possono essere aggiunti Microsoft e IBM. OTT non è che l’iniziale di Over the Top, oltre la cima, ma anche esagerato, sopra il massimo, l’appellativo comune attribuito alle colossali corporations finanziarie e tecnologiche che, in stretta alleanza, dominano il mondo. NATU sono i fratelli minori, ma quasi altrettanto potenti dei GAFA. Continua a leggere

Lo ius soli e la sinistra, alla fiera del politicamente corretto

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di Eugenio Capozzi

Lo ius soli e la sinistra, alla fiera del politicamente corretto

Fonte: L’Occidentale

Il dibattito sulla proposta di legge sulla cittadinanza che vorrebbe istitutire in Italia lo ius soli ha assunto ormai toni surreali. Nonostante l’evidente contrarietà di gran parte dell’opinione pubblica, e nonostante l’estrema difficoltà nel trovare una maggioranza che approvi il provvedimento al Senato, si moltiplicano da parte del Pde dell’area di sinistra – oltre che, come sappiamo, della Chiesa italiana –  pressioni di ogni genere per una sua approvazione, che giungono talvolta ai limiti del grottesco.

Le ultime in ordine di tempo: 1) lo sciopero della fame “a staffetta” (un giorno a testa, insomma una dieta) da parte non soltanto di parlamentari di maggioranza, ma persino di ministri, in sciopero contro il loro stesso governo e il Presidente del Consiglio (il quale ha dichiarato che la legge è da considerare un capitolo chiuso per questa legislatura); 2) le manovre sottobanco del gruppo Pd al Senato per convincere i senatori di Area Popolare ad uscire dall’aula al momento del voto; 3) l’ennesimo “appello degli intellettuali d’area”, questa volta professori universitari, in cui si sostiene che “non approvare questa legge significherebbe alimentare il razzismo che attraversa la nostra società” e che “nelle aule universitarie nessuno deve sentirsi straniero/a, tutte e tutti devono poter studiare con la stessa speranza di futuro”.

Ora, tutto questo attivismo non ha nulla a che vedere con il merito della questione, sulla quale infatti non si spende una argomentazione ragionevole che sia una per convincere chi è contrario, ma si spande soltanto retorica lacrimosa a buon mercato, condita da espressioni roboanti come “scelta di civiltà” e simili.

Con tutta evidenza, l’insistenza di piddini e satelliti sul tema della cittadinanza “automatica” agli immigrati risponde esclusivamente a calcoli tattici di breve periodo, che guardano alle prossime elezioni politiche. Da un lato, si vuole creare un terreno favorevole ad un’alleanza elettorale tra il Pd e la sinistra di Mdp e di Pisapia, più facilmente raggiungibile su temi di principio riguardanti i “diritti” che su materie economiche, sulle quali le divisioni appaiono sostanzialmente insanabili. Dall’altro, di guadagnare stabilmente in futuro i consensi di quegli immigrati che, una volta ottenuta la cittadinanza con il meccanismo dello ius culturae, dovrebbero, nelle aspettative piddine, identificare una maggioranza di centrosinistra come naturale protettrice dei loro interessi.

Il tutto nel contesto di una tendenza ormai consolidata del Pd a cercare voti – come efficacemente sintetizza Luca Ricolfi nel suo editoriale di oggi sul “Messaggero” – rincorrendo temi “leggeri”, “sovrastrutturali”, dal momento che “l’identità della sinistra è così fragile sulle cose che contano, da costringerla a continue trasfusioni di sangue identitario dal vasto universo dei temi che infiammano solo le élite e i ceti medi”.

Questi calcoli di bassa cucina di Pd e sinistre-centro varie, peraltro, rischiano di essere miopi e di rivelarsi presto un boomerang. Infatti una unione più stretta con la sinistra di Mdp e soci sbilancerebbe il Pd su posizioni troppo radicali agli occhi di molti elettori moderati (come è già avvenuto su altri temi “sovrastrutturali”); e l’ambizione di diventare il punto di riferimento politico organico di una lobby degli immigrati potrebbe essere molto ottimistica, dal momento che il pianeta dei cittadini e residenti di origine straniera nel paese è in realtà molto più complesso e variegato di quanto potrebbe apparire ad uno sguardo semplicistico, e il mito della cittadinaza italiana appare assai meno popolare tra molte comunità di immigrati che nei salotti borghesi radical chic.

Rispetto a questa cortina fumogena senza sostanza lanciata continuamente sul tema è quindi indispensabile mantenere la discussione su un piano razionale, riportandola ai suoi veri temi di fondo: cosa deve significare la cittadinanza nazionale in un paese occidentale nell’epoca della globalizzazione? Cosa significa “essere italiani”? Cosa cambia, con l’adozione di una diversa legislazione sulla cittadinanza, per la coesione e la sicurezza nazionale? Basta uno sguardo minimamente attento su questi elementi, e ci si accorge che Pd e sinistre – ma anche ahimé molta parte del mondo cattolico italiano – hanno in proposito idee incoerenti e confuse, e non si curano di confrontare la loro retorica con la realtà effettuale.

Come è noto e incontestabile, infatti, innanzitutto per quanto riguarda i minori figli di stranieri residenti in Italia con la legge attuale non esiste nessun problema di disuguaglianza civile, nessuna condizione di “stranieri in patria” o simili: quei bambini e ragazzi hanno esattamente gli stessi diritti dei loro coetanei italiani (salvo quello di presentarsi a concorsi pubblici, caso piuttosto raro per un minorenne), e dopo i 18 anni la concessione della cittadinanza ai richiedenti è praticamente automatica. Figuriamoci quindi di quali discriminazioni essi possano soffrire all’università, come invece lamenta il tragicomico appello dei professori universitari filo-ius soli.

In compenso, è altrettanto incontestabile il fatto che la concessione automatica della cittadinanza a chi nasce in Italia otterrebbe il bell’effetto di alimentare una corsa all'”importazione” clandestina di immigrate incinte, per innescare una reazione a catena di ricongiungimenti familiari, e che dunque si aggraverebbe così il problema dei trafficanti di carne umana attraverso il Mediterraneo, che a fatica il ministro Minniti è riuscito da poco (per quanto tempo?) ad arginare, con le immaginabili ricadute sociali e di sicurezza. Conseguenze che certo non preoccupano gli irresponsabili sostenitori della filosofia no borders, per cui i confini dovrebbero essere tout court aboliti in favore del diritto di asilo (o meglio di invasione) universale (vedi le dichiarazioni incredibili rese in merito dal Presidente del Senato Grasso); ma che dovrebbero preoccupare invece molto i realisti a cui sta a cuore la stabilità democratica e la sicurezza, come appunto Minniti e altri del suo schieramento.

E se si guarda ai residenti regolari adulti appare evidente, guardando all’esempio di altre nazioni gravate da un numero di immigrati maggiore del nostro, come l’ottenimento più facile della cittadinanza (che la legge in discussione in Italia prevede di realizzare attraverso l’escamotage dello ius culturae) non sortisca affatto di per sé magicamente l’effetto di accrescere l’adesione degli immigrati all’identità nazionale del paese ospitante, ma crei invece in molti casi enormi isole di “cittadini” solo di nome, di fatto estranei, chiuse in sé stesse. Enclavesche talvolta, come nel caso  di molte comunità islamiche, manifestano un rifiuto radicale della società occidentale, e producono terroristi, non meno tali per il fatto di possedere la cittadinanza, e anzi per questo ancor meno identificabili e più pericolosi.

L’assoluto disinteresse della sinistra politica e culturale italiana per questi aspetti non deriva, naturalmente, soltanto da calcoli bassamente elettoralistici, ma anche da elementi culturali di fondo: la sempre più totale incomprensione del problema della sicurezza e dell’ordine pubblico, rigettato in sé come “di destra” e quindi riprovevole; e, ancora più alla radice, il relativismo culturale nichilista che impedisce di porre in relazione (come dovrebbe essere ovvio) la cittadinanza all’identità culturale di una nazione. Queste cause accrescono l’incapacità della classe dirigente del Pd e dei suoi satelliti di comprendere appieno la gravità del problema, e i rischi ai quali il paese andrebbe incontro se sulla cittadinanza si adottasse la nuova disciplina da essa caldeggiata.

In quell’area politica, la cittadinanza è considerata soltanto come una convenzione, un modo per acquisire una serie di opportunità, e non come l’adesione libera e volontaria di un individuo ad una nuova appartenenza comunitaria, come dovrebbe invece sempre essere. Perché in quella area politica il concetto di nazione viene considerato privo di senso, ripudiato in favore di superficiali ideali irenistici cosmopoliti, di un mondialismo all’acqua di rose, di un multiculturalismo dogmatico condiviso con il progressismo oggi prevalente in Occidente.

Queste barriere ideologiche impediscono alla sinistra filo-immigrazionista “a prescindere” di rendersi conto del fatto che invece per la gran parte degli immigrati in Europa – provenienti da appartenenze etniche e religiose molto fortemente radicate – la questione dell’identità comunitaria è centrale. Farli diventare effettivamente “italiani” (o di altre nazionalità) è un compito ben più complesso e ambizioso che appiccicare loro un’etichetta formale. Significa riuscire a far loro amare e scegliere la comunita nazionale nella quale sono stati accolti, identificandosi con i suoi princìpi, i suoi costumi, le sue radici di civiltà. Ma per riuscire in questo obiettivo è necessario identificarsi per primi in quei princìpi, quei costumi, quella civiltà. Cioè abbandonare il mortale relativismo della sinistra politically correct. 

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Vittorio Sgarbi: il paradosso, Papa Francesco ateo. “Lo dimostra la sua frase sul Corano”

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E’ un fatto che, mediaticamente parlando, l’uscita di Vittorio è un siluro comunicativo che surclassa la “Correctio filialis”…

 Un clamoroso Vittorio Sgarbi, sulla prima pagina de Il Giorno, nella rubrica Sgarbi vs Capre. Con disinvoltura, il critico d’arte ricorda: “Qualche giorno fa, dopo una conferenza nella Collegiata di Castel San Giovanni, una signora si scandalizzò per una mia paradossale dichiarazione sull’ateismo del Papa che crede più all’uomo che a Dio”. Paradosso estremo, quello di Sgarbi, che spiega in buona sostanza perché il Papa sia ateo. Ma ancor più clamoroso, Sgarbi afferma che il paradosso è stato confermato: “Non prevedevo che l’avrebbe confermato Francesco stesso domenica“. Come? Affermando: “Sembra che il Corano e la Bibbia siano state entrambe scritte dagli stessi Apostoli”. Secondo Sgarbi, sul piano della fede ne consegue “una svolta epocale: da sempre cristiani e musulmani si scontrano sul primato delle rispettive religioni. Dopo le parole del Papa, non esisteranno più miscredenti e infedeli: tutti figli di uno stesso padre, nostro Signore o Allah, come si vorrà chiamarlo”.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/13262569/vittorio-sgarbi-papa-francesco-ateo-corano-bibbia.html Continua a leggere

TV e Facebook pigliatutto e i giornali non li legge più nessuno

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Risultati immagini per nON SI LEGGE PIùIl rapporto Censis sulla dieta mediatica degli italiani, tra mille dati, dimostra due cose: che i giornali continuano a perdere lettori. E che il cocktail tra televisione e social network si sta prendendo tutto: una tendenza pericolosa, che va compresa e governata

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L’Ucraina è una polveriera alle porte dell’Europa (e sta per espoldere)

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Risultati immagini per UcrainaSegnalazione Linkiesta

Dal 2015, un battaglione di 300 istruttori militari americani sta addestrando l’esercito ucraino e l’ha portato da 100.000 unità a oltre 250.000 per renderlo interoperativo con il sistema militare Nato. Ma i russi non sono rimasti a guardare

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Perché Putin fino ad ora non ne ha sbagliata una

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Segnalazione Linkiesta

Perché Putin fino ad ora non ne ha sbagliata una

Il presidente russo è ancora, per molti versi un mistero. Non è chiaro come sia arrivato al potere, e non è chiaro su cosa si regga il suo consenso. Ma di sicuro Putin è riuscito a giocare bene le partite determinanti sullo scacchiere mondiale. (di Fulvio Scaglione, LEGGI) Continua a leggere

Su alcune tecniche di manipolazione psicologica

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di Antonio Filippini

Su alcune tecniche di manipolazione psicologica

Fonte: Ereticamente

Il trucco della “candida confessione della verità”. Questo trucco ha la sua ragione d’essere nel fatto che se si è depositari di verità imbarazzanti, compromettenti e sgradite e se un po’ troppi sono a conoscenza di tali verità, tentare disperatamente di tenerle celate è alla fine una politica perdente, senza contare poi che se tale verità venisse improvvisamente allo scoperto, si sarebbe irrimediabilmente perduti. Molto meglio allora divulgare volontariamente quella imbarazzante verità, ma lo si fa in modo tale da minare fin dall’inizio la sua credibilità, eseguendo verso di essa opportune mosse e contromosse, in modo da suscitare costantemente dei dubbi che essa possa essere vera o no. Naturalmente in campi più marginali si può ricorrere al metodo classico: l’eliminazione fisica diretta. Per esempio: pare che negli Stati Uniti siano state eliminate dodici persone, tra medici e ricercatori, che richiamavano costantemente l’attenzione sulla pericolosità dei vaccini, però in campo globale questo non si può fare, perché si dovrebbero eliminare un po’ troppe persone, allora è meglio ricorrere al trucco della “candida confessione della verità”.

Tutto si può dire del potere mondialista, tranne che esso ci abbia tenuto all’oscuro dei suoi piani, in realtà ha sempre palesato le sue intenzioni, ma lo ha fatto seguendo vie traverse e indirette, come possono essere le trame di romanzi o di film, le uscite di qualche futurista o buonista, o le dichiarazioni di qualche complottista o antimondialista, o le pubblicazioni di qualche rivista che fa finta di essere antimondialista (Nexus dixit). Qualcuno sostiene che questo comunicare con molto anticipo le loro intenzioni, sia un modo di scaricare la loro coscienza e rispettare il libero arbitrio delle persone, nel senso che: “noi vi abbiamo avvertito, ma se voi non avete reagito, significa cha a voi la cosa sta bene e quindi procederemo”. Questo potrebbe anche essere vero, ma solo nel caso che essi indicessero pubblicamente una conferenza stampa mondiale, allo scopo di esporre direttamente le loro intenzioni, non può essere vero ed è anzi una scusante ipocrita là dove sono usati metodi sottili e differiti di condizionamento mentale e di manipolazione del subconscio.(1

Il trucco della “candida confessione della verità” è già di per sé una sottile forma di manipolazione psicologica, poiché il suo scopo è anche e soprattutto quello di creare assuefazione, abituare all’idea, depositare nel subcosciente delle persone quella imbarazzante verità, così che essa possa essere “normalizzata”, in modo da impedire ogni reazione dell’io cosciente contro di essa. Quando si ha a che fare con una denuncia pubblica dei piani del potere mondialista, si deve stare attenti a chi è che la fa e a come la fa; la rivista Nexus per esempio, aveva pubblicato i piani del potere mondialista, comunicati da un medico ancora nel 1969 in un congresso di altri medici, registrati su nastro da un altro medico partecipante nel 1988 (morto “provvidenzialmente” nel 1989) e pubblicati da Nexus qualche tempo dopo. L’intera faccenda è perlomeno ambigua e se si considera che la rivista Nexus era la rivista del “giorno dopo”, nel senso che era specializzata nel denunciare in ritardo e nel denunciare il già noto e il già accaduto, si è costretti a chiedersi il vero senso di tutto questo. Ciò che esteriormente può apparire come una denuncia, può essere in realtà un modo di convincere sottilmente le persone che le cose stanno proprio così e che devono stare così e che esse non possono farci nulla,specialmente se i piani che si denuncianosi sono già in gran parte realizzati.

Questa tecnica dell’ “abituare all’idea”, creare assuefazione, far assorbire al subcosciente, assomiglia vagamente a ciò che l’Epigenetica (2) ha scoperto a proposito del comportamento del nostro corpo nei confronti di certi virus e batteri: il primo contatto con questi virus può suscitare la febbre o la malattia, ma se poi avviene qualche fraintendimento o si è vittima di qualche trauma, il gene di quel virus è “normalizzato” e può essere addirittura assorbito, fino a diventare parte del nostro corredo genetico, in questo modo non è più riconosciuto come un pericolo e l’organismo non reagisce più contro di esso (questo non significa che il virus sia stato neutralizzato, ma solo che può agire indisturbato). Lo stesso accade là, la prima volta che ci raccontano “candidamente” imbarazzanti verità, come possono essere i piani del nuovo ordine mondiale, questo suscita in noi enorme stupore, scandalo e rabbia, la seconda volta un po’ meno, la terza meno ancora, la quarta volta reagiremo con una alzata di spalle: non possiamo farci nulla, la cosa è più grande di noi; la verità imbarazzante e scandalosa è stata “normalizzata”, vale a dire, accettata, ecco perché non dobbiamo assolutamente sottovalutare le tecniche escogitate da questi signori per manipolare le coscienze.

I “Manoscritti dei Savi di Sion” si possono considerare come il primo caso clamoroso del trucco della “candida confessione della verità”, e se si considera che a circa un secolo dalla loro pubblicazione continua tuttora la sterile e inutile polemica circa il fatto che essi siano veri o falsi, e che se ci si riferisce a tali manoscritti ci si becca subito l’accusa di essere dei razzisti o dei complottisti, si può ben dire che tale trucco ha funzionato egregiamente! Invece fin dall’inizio si doveva badare al “succo”di tali manoscritti, e allora si avrebbe capito che essi altro non erano che la “candida confessione della verità”! Perfino il famoso “1984” di Orwell si potrebbe far rientrare nel trucco della “candida confessione della verità”, perché bisogna vedere fino a che punto tale lavoro possa essere catalogato come “profetico” o sia invece “programmatico”, poiché è usanza di una certa categoria di persone lanciare dei segnali ai loro “fratelli” circa le decisioni prese in “alto loco”, i piani da realizzare e i metodi da usare per realizzarli. Lo si crede bene che poi tutto si è svolto come previsto da Orwell, la sua non era una “predizione”, ma una “programmazione”, una descrizione accurata, sia pure forzata e esagerata, dei metodi che sarebbero stati usati per perseguire il “nuovo ordine mondiale” (che in realtà promette di essere molto peggiore del regime bolscevico sovietico, perché può usufruire di congegni elettronici che permettono un controllo totale della popolazione, e una ingerenza fin nei minimi particolari nel “privato” di una persona, che in tale regime non potrà nemmeno più esistere). Qualcosa di simile può valere anche per certe accurate descrizioni dei piani del “nuovo ordine mondiale” che si trovano qua e là, si deve vedere se tali denunce sono sincere e disinteressate o se invece celano dei secondi fini, o, come succede spesso in internet, si tratta di recitare la parte dei “bravi bambini” che denunciano i piani di quei cattivoni del mondialismo, ma solo allo scopo di far presa sugli ambienti dell’anti mondialismo, in modo da diffondere in essi altre suggestioni apparentemente molto diverse da quelle del mondialismo, ma funzionali a questo e che fanno comunque il suo gioco. È anche presente la solita ambiguità: denunciare; comunicare una verità sgradita; abituare a questa verità sgradita, normalizzarla; convincere sottilmente che le cose devono andare proprio così e non c’è verso di farle andare diversamente.

Un altro trucco molto usato è la “politica dei piccoli passi”. I grossi, imbarazzanti e scandalosi cambiamenti susciterebbero certo reazioni ostili se fossero imposti tutti assieme e in breve tempo, allora si sceglie la tecnica del direzionamento sottile o occulto e differito nel tempo: un piccolo cambiamento oggi, un altro domani e così via, in questo modo l’umanità è portata dove vogliono loro con estrema facilità e quasi senza colpo ferire, anche perché il singolo individuo prova quasi pudore a reagire duramente per piccole cose o per questioni che appaiono secondarie. Da questo punto di vista, coloro che si propongono piani a lunga scadenza sono enormemente favoriti rispetta a coloro che non pensano neanche al giorno dopo, perché il sapere già da ora dove si intende andare e dove si intende portare l’umanità fra qualche decennio, secolo o addirittura millennio, questo dà degli indiscutibili vantaggi, perché così si potrà pilotare impercettibilmente gli eventi, incanalandoli nella direzione voluta, mentre chi ignora tutto questo è completamente indifeso. A ben vedere, il “complottismo” è tale perché si riferisce a piani a lunga scadenza, e si sarebbe davvero degli ingenui e degli sciocchi a negare che essi possano esistere e che qualcuno possa averli effettivamente fatti; i massoni, per esempio, fanno piani secolari, mentre gli ebrei li fanno addirittura millenari! Il “complottista” non è affatto una persona fanatica o paranoica, è invece una persona intelligente che ha il buonsenso di indagare sulla eventuale presenza di piani a lunga scadenza e dei loro veri fini.

Le temibili tecniche di condizionamento e di manipolazione mentale usate dal potere dominante, sono tali perché il loro bersaglio non è la nostra coscienza chiara di veglia, ma è il nostro subcosciente, si tratta di un condizionamento che passa e monta dall’interno delle persone, e siccome queste notano che esteriormente non è presente alcun sistema repressivo diretto, credono ingenuamente di essere libere e di essere in grado di elaborazioni autonome. Tali tecniche puntano tutto sul fatto che noi non siamo in grado di controllare il nostro subcosciente o lo controlliamo solo in parte, allora se loro riescono a “mettere le mani” sul nostro subcosciente, ci muoveranno come burattini; questo perché il nostro subcosciente è molto più esteso e ramificato in profondità, in un certo senso è il basamento del nostro io cosciente e questo poggiando su quello, ne risentirà del suo orientamento. Il nostro subcosciente non è cosciente o lo è solo in parte, perciò non è sensibile a una logica lineare e diretta e a metodi coerenti e espliciti (tipici della coscienza chiara di veglia e dell’“esteriore”), allora per agganciarlo e direzionarlo si devono usare metodi indiretti e obliqui e ragionare secondo la logica della linea curva, che significa dissimulazione e aggiramento ingannevole, di cui i nostri politicanti ce ne offrono dei clamorosi esempi. Ragionare e agire secondo la logica del subcosciente, questo porta a un fatale degrado intellettivo della coscienza umana e alla sua contaminazione con influenze subumane, di cui, di nuovo, i politicanti moderni ce ne offrono dei clamorosi esempi; il sub-cosciente, essendo tale, sarà anche sub-razionale, sub-logico, sub-intelligente, perciò adeguarsi alla logica del subcosciente è una politica decisamente sbagliata.
Un altro tipico metodo di manipolazione individuale e collettiva fa leva sull’aspetto passionale, istintivo, emozionale del composto umano, tutti fattori non logici e non razionali che se esasperati, inducono negli individui azioni o reazioni illogiche e irrazionali. Il nostro io cosciente non sarebbe affatto manipolabile se fosse completamente isolato da ogni istinto, passione, emozione (però questo lo renderebbe freddo e inumano), questi fattori sono il suo “tallone d’Achille” per quanto riguarda la sua manipolabilità. Il fenomeno della manipolazione emozionale e passionale è molto evidente nel collettivo, cioè nella massa, che può essere manipolata solo per mezzo della sua emotività. Un Hitler o un Bossi che parla, per esempio, non mira affatto a comunicare un contenuto logico e razionale, ma comunica uno stato d’animo emotivo e passionale, che si trasmette per contagio diretto, amplificandosi esponenzialmente nella massa, lo stesso vale per tutti gli altri capipopolo e le rivoluzioni stesse, e il modo più semplice per scatenare nella massa queste forti esplosioni emozionali è l’istigazione all’odio, non è un caso che l’odio è stato il carburante principale di tutte le rivoluzioni moderne. La manipolazione emotiva della massa ha il solo scopo di farla “fermentare” in un certo modo e di orientare la forza implicita nella massa numerica in una certa direzione e contro certi obbiettivi; in nessun caso si agisce per il bene effettivo del “popolo”, ma il solo scopo e di “carpire potere dal numero” per realizzare le proprie intenzioni. Guenon: “… l’influenza del sentimento è uno dei principali ostacoli per la comprensione di certe cose, perfino in coloro la cui capacità intellettuale sarebbe più che sufficiente per pervenire senza fatica a tale comprensione. Gli impulsi emotivi inibiscono la riflessione e una delle abilità più volgari della politica demagogica moderna è quella che consiste nel trar partito da tale incompatibilità”.(…) “Si tratta, se si vuole, di idee false, ma sarebbe ancor meglio chiamarle “pseudoidee”, destinate soprattutto a provocare reazioni sentimentali, essendo questo il mezzo più efficace e piùfacile per agire sulle masse. Del resto, in questo ambito le parole hanno una importanza maggiore dei concetti che esse dovrebbero esprimere; la gran parte degli “idoli” moderni non sono che parole, e noi ci troviamo dinnanzi al curioso fenomeno noto sotto il nome di “verbalismo”: la sonorità delle parole basta a dare una illusione di pensiero. L’influenza che gli oratori demagogici esercitano sulle folle, è a tale riguardo caratteristica, non occorre studiarla da presso per rendersi conto che si tratta di un procedimento di suggestione paragonabile in tutto e per tutto a quello degli ipnotizzatori.”(Renè Guenon – La crisi del mondo moderno, cap. Il caos sociale – Ed. Mediterranee)

I primi spot pubblicitari facevano leva sull’intelligenza e la razionalità delle persone: fiaschi clamorosi, così i pubblicitari scoprirono con stupore che certe scelte sono fatte su basi illogiche e irrazionali e si adeguarono, si specializzarono nella manipolazione sottile della sfera emotiva e irrazionale, fino alle forme attuali, veramente oscene e offensive per l’intelligenza umana, tanto, che dovrebbero essere proibite per legge per “circonvenzione d’incapace”, e coloro che si lasciano suggestionare da simili metodi, dovrebbero essere considerati individui incapaci di intendere e volere correttamente e perciò allontanati da ogni posto di responsabilità, perché mentalmente deboli e privi di raziocinio autonomo. L’attuale pubblicità è basata tutta sulla suggestione, come il modo di operare dei politicanti moderni del resto, e così essa svolge il ruolo di apripista rispetto alla suggestione politica, rendendo gli individui più permeabili all’azione di quest’ultima. La definizione della suggestione secondo certo vocabolari (Zingarelli) è la seguente: “Processo mediante cui un individuo, senza l’uso di argomenti logici, o di ordini o di mezzi coercitivi, induce un altro individuo ad agire in un determinato modo, o ad accettare una certa opinione, fede o convincimento”. La suggestione è un metodo disonesto di prevalere sugli altri perché ingannevole, essendo basata sulla dissimulazione, la quale è una raffinata forma di menzogna. Il suggestionatore vuole imporsi a te, vuole dominarti, vuole importi il suo volere, ti suggerisce sottilmente il modo in cui tu devi comportarti con lui, ma tu non devi accorgerti di questo, altrimenti potresti anche decidere di fargli fare una brutta fine, allora dissimula queste sue vere intenzioni dietro una falsa premura , gentilezza, e perfino una falsa remissività nei tuoi riguardi, oltre che a spingere avanti buoni propositi e ottimi ideali, ma se tu invece di farti incantare dalle sue moine badi al sodo, ti accorgerai che usa costantemente contro di te uno stile “impositivo”, cerca di “magnetizzarti”, assume un atteggiamento tale nei tuoi riguardi, nel quale è “implicito” e “sottinteso” che lui è superiore e tu sei inferiore. Siccome la cosa è “implicita” e “sottintesa”, cioè non è esteriormente evidente, ci vuole una sensibilità più raffinata del normale e un acume intellettuale più sottile per percepirla, e il semplice non percepirla, porterà fatalmente a lasciarsi suggestionare, a divenire succubi del suggestionatore. La suggestione si esercita principalmente nel modo di “porsi”, nel quale è “implicito” e “sottinteso” che si è superiori all’interlocutore, e dire cheall’inizio nella suggestione non c’è niente di vero, è solo una intenzione, un suggerimento, una proposta, che però hanno la speciale caratteristica di essere occulti, si propone alla potenziale vittima che lui deve essere inferiore e noi superiori; purtroppo se questa proposta occulta non è recepita, la cosa non era vera prima ma lo sarà dopo, la vittima si danneggia da sé, l’interlocutore, non recependo il messaggio occulto, si è dimostrato più debole, realizzando l’effettiva inferiorità, questo non toglie però che tutto questo è stato ottenuto tramite un inganno. Quella del suggestionatore è una falsa superiorità, perché è basata su di un modo di agire losco e ingannevole, questa falsa superiorità è un puro danno per l’intera società, perché conferisce autorità e potere a chi, non potendo essere un passo più avanti degli altri per incapacità e mancanza di qualifica, li obbliga a fare un passo indietro rispetto a sé, essendo questo l’unico modo che ha per primeggiare. In questo modo la società è costretta ad arretrare costantemente e lo fa verso il basso e non certo verso l’alto; il mercante istiga all’odio contro il nobile, ma lo fa per eliminare il nobile e rendere succube la massa, lo stesso farà il proletario contro il mercante e più giù ancora c’è l’uomo-macchina e altre valenze subumane che istigano all’odio per l’uomo, perché anch’esse vogliono prevalere, beninteso, tramite la menzogna e l’inganno.
Una suggestione ipnotica è sempre una suggestione ipnotica, qualcosa di negativo e sleale, che rimane tale indipendentemente da chi la usa e del perché la usa e dagli “specchietti per le allodole” usati; lo stesso vale per le “catene magiche” a base emozionale scatenate nel sociale dai soliti mestatori occulti. Pochi si rendono conto che il buonismo della “nuova Era” di oggi è allo stesso livello dell’odio dei rivoluzionari di ieri, tant’è vero che per “nuova Era” deve sempre intendersi “nuova Era rivoluzionaria”, che si distingue dalla vecchia Era solo per il fatto che usa suggestioni opposte. Una manipolazione è sempre una manipolazione, una catena magica a base emozionale è sempre tale, indipendentemente che siano usati fattori negativi o positivi, l’odio o il buonismo. Prendiamo il buonismo per esempio: il buonismo è quella tale cosa per cui si sono visti i popoli europei mettersi da se stessi il cappio intorno al collo. È ovvio: i “bravi bambini” sono quelli che si mettono il cappio attorno al collo e si impiccano con le loro stesse mani! Potenza di una suggestione! L’autolesionismo e il masochismo sono forme patologiche, perciò le possibilità sono soltanto due: o noi siamo in condizioni psichiatriche e allora ci vuole una bella cura da cavallo, o siamo sotto il tallone di qualcun altro che ci domina, non soltanto militarmente, ma anche mentalmente e allora bisogna vedere cosa si può fare per liberarsi. Non esiste la terza possibilità: noi siamo dei “bravi bambini” e siamo liberi, moderni ed evoluti solo perché obbediamo ciecamente al volere dei mestatori occulti.

Qualche “spirito illuminista” la ha dichiarato apertamente: tentare di imporsi con la forza o costruire imperi mondiali tramite la forza bruta e occupazioni militari, questo è troppo dispendioso e alla fine non potrà mai funzionare del tutto a causa delle forti resistenze suscitate; è molto più astuto conquistare le menti dei vari popoli, rendendoli succubi e culturalmente dipendenti da noi; da qui lo studio di raffinate tecniche di condizionamento e di manipolazione mentale, nonché la continua elaborazione di mode esistenziali e di costume, che da una parte hanno lo scopo di spezzare la tempra dei vari popoli, dall’altra mirano a normalizzare il loro succubato psicologico, trasformando i popolani in cani ubbidienti, che seguono docilmente i loro padroni e eseguono automaticamente i loro ordini.

Antonio Filippini

Note:

1 – Letta su Internet: “Quello che loro vogliono fare agli uomini. La società in cui viviamo è stata creata col nostro consenso; questa attuale società che vive sul ciglio di un burrone è stata creata col consenso dell’essere umano (questo sarebbe vero solo nel caso che non fossero state usate tecniche di condizionamento mentale). Chi è stato posto ai vertici, nella stanza dei bottoni, ci è arrivato con il consenso dell’uomo. Utilizzando i mezzi di comunicazione di massa, “loro” comunicano, anche con grande anticipo quello che hanno intenzione di fare; dopo averlo detto, in maniera criptata o dissimulata, attendono la reazione delle masse. Osservano come si comportano gli esseri umani dopo aver ricevuto l’informazione. Come fanno? Sovente, spessissimo tramite i film e anche con informazioni inserite ad hoc nei servizi dei mass media. È come se sottoponessero gli umani ad un test, lasciando spazio al libero arbitrio delle masse (assurdo, la massa non possiede alcun libero arbitrio, come le pecore, segue docilmente il pastore o i suoi bassi istinti). “Loro” le cose che hanno intenzione di fare le dicono, ma se l’intenzione schiavizzante non è compresa e non porta a una reazione avversa, si sentono liberi di agire contro coloro che non hanno compreso. Il metodo da loro usato è scaltro e ingannevole ma lascia sempre aperto uno spiraglio per l’essere umano, poiché probabilmente devono rispettare la legge del “libero arbitrio” e per farlo debbono far sapere il loro progetto. Inserendolo in innumerevoli film, che sono visti dalla gran parte degli esseri umani (volontà di informare o semplice assuefazione all’idea, inseminazione del subcosciente?), nessuno potrà dire: ehi ma io non lo sapevo. Quindi la parte cosciente degli umani è messa a conoscenza di questa informazione (è vero l’opposto: è il nostro subcosciente che è stato informato a dovere) ma, essendo un film, non lo coglie come pericolosa. “È solo un film, chi se ne frega”. Però a livello profondo la notizia appresa lascia un certo amaro, se ne può avvertire il disagio, il pericolo forse incombente: “E se tutto ciò accadesse? Sarebbe terribile”. Il progetto è di schiavizzare sempre di più la razza umana, rendendola ibrida, creando un essere uomo/macchina, preferibilmente microchippato.

2- L’Epigenetica non si interessa del gene in sé e della sua funzione, ma si interessa di ciò che lo governa, di ciò che gli dice di entrare in azione o no, poiché si è scoperto che certi disturbi e certe malattie sono dovuti al fatto che quel determinato gene, o non entra in azione quando dovrebbe, o continua a rimanere attivo anche quando non dovrebbe. Si è pure scoperto che questi disturbi epigenetici si trasmettono anche ai figli, senza che a livello genetico sia mai stata riscontrata alcuna anomalia, cioè tale disturbo non si trasmette affatto attraverso i geni. La cosa è per certi versi stupefacente, ma non più di tanto, se si pensa che ciò che può comandare al gene deve essere superiore al gene, questo fa sospettare l’esistenza di livelli sovraordinati, che si possono far corrispondere a individualità sempre più estese: individuo, famiglia, ceppo, etnia o gruppo e nazionalità, razza, condizione umana. In effetti è vero, così come il singolo individuo ha una propria coscienza, personalità e mentalità, lo stesso vale per tutti gli altri ordini sovraordinati. Se il disturbo epigenetico è innestato in quell’individuo sovraordinato che è la famiglia, allora tutti quelli che nascono in quella famiglia ne andranno più o meno soggetti, nonostante che a livello genetico niente sia mai stato trasmesso. Qui si inseriscono le “costellazioni familiari” di Bert Hellinger. Strana figura questa di Bert Hellinger, all’inizio studia filosofia e teologia e diventa sacerdote cattolico, quindi è mandato in missione in Sudafrica tra gli Zulù e qui rimane sedici anni, ma poco ci manca che invece di convertire gli Zulù, sia stato convertito da questi!.Difatti le sue teorie elaborate in seguito risentono molto dell’animismo, tribalismo, totemismo tipici di certe etnie africane. Influenzato anche dalla chiesa anglicana sudafricana, lascia il sacerdozio e abbandona anche la Chiesa Cattolica e si dedica allo studio delle varie correnti della psicologia moderna: Psicanalisi, Terapia Primaria (Arthur Janov), Analisi transazionale (Eric Berne), Psicodramma (Levi Moreno), Psicologia della Gestalt, Terapia familiare sistemica. Il metodo curativo delle “costellazioni familiari” è quasi una recita teatrale, si tratta di una “messa in scena” che ha come protagonisti i rappresentanti di quella famiglia o gruppo, il suo scopo è di mettere in evidenza le dinamiche inconscie e le interdipendenze esistenti in essi, perché, dice il dottor Hellinger, la vita di ognuno di noi è condizionata da destini e sentimenti che non sono veramente propri e personali e che, come le malattie e altri disturbi vari, possono essere dovuti a irretimenti del sistema famiglia. A taleproposito si può vedere anche la conferenza del dottor Dietrich Klinghardt.

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