L’ora dell’antisfascismo
di Roberto Pecchioli

Fonte: Ereticamente
Giampaolo Pansa, giornalista di sinistra di lunghissimo corso, è costretto da anni a scrivere su giornali di destra in quanto la sua attività di libero ricercatore lo ha portato a ricostruire la storia nazionale, in particolare quella relativa alla guerra civile e ai primi anni del dopoguerra, rivelando fatti e traendo conclusioni sgradite alla narrazione ufficiale imposta da 70 anni alla nazione intera dalla politica a trazione comunista di ascendenza “azionista”. Un suo accorato intervento mette in guardia contro lo sfascio che, a suo parere, si è impadronito dell’Italia.
Lo sfascismo sembra effettivamente essere il collante unico, l’ideologia sotterranea che percorre le vene ostruite di questa nazione in declino. Non ci interessano facili giochi di parole, né intendiamo sprecare una sola riga su un parlamento impegnato prevalentemente – dopo aver sistemato le questioni relative ai privilegi dei propri componenti – a legiferare sul divieto delle immagini di dittatori del trapassato remoto e legalizzare la sostituzione del popolo italiano con gli stranieri. Tutto sommato, si tratta di effetti, non cause dello sfascio cui assistiamo, per cui ci tocca un compito più serio: reagire allo sfascio, se c’è, e fare appello ad una nuova missione civile, l’antisfascismo. Continua a leggere




di Vittorio Feltri



Quando il movimento sionista dopo la Seconda guerra mondiale fondò lo Stato d’Israele nei territori palestinesi, nel 1948, una parte del nazionalismo catalano, in particolare quella borghese, trovò in Israele un mito da riprendere. Tuttavia, l’uso del termine “ebrei” applicato ai catalani fu un insulto di molti che aborrivano i nazionalisti. Pío Baroja, per esempio, nel 1907 accusò i catalani di essere “gli ebrei di Spagna” (1). Le figure eccezionali catalane furono accusate di essere ebrei, come Companys o Cambó. Anche se i nazionalisti catalani del primo Novecento usavano lo stesso insulto verso i castigliani. Uuna costante del confronto tra politici nazionalisti e non. Josep Huguet, ex- ministro della Generalitat, continua a dire: “nel pensiero della destra radicale spagnola, noi catalani occupiamo il posto degli ebrei” (2). Molti catalani, indipendentemente dalla loro posizione politica, hanno simpatia per lo Stato d’Israele, la cui creazione influenzò sia i franchisti e Josep Pla, meravigliato quando si recò in Israele nel 1950, che l’anti-franchista Salvador Espriu, che presentò Israele “come mitica proiezione della Catalogna” (3). Contro la tradizione di ultra-sinistra di sostegno ai palestinesi, troviamo alcuni radicali nazionalisti identificarsi col mito sionista. È il caso di Toni Gisbert, ex-leader del Partit Socialista di Alliberament Nacional (PSAN), responsabile dell’Azione Culturale del Paese di Valencià e marito di Nuria Cadenas (indipendentista imprigionata per anni per terrorismo).