AUSTRIA E POLONIA INQUIETANO I PADRONI DEL DISCORSO

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di Maurizio Blondet

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“Segnali di antisemitismo   al Parlamento austriaco!”, titola allarmatissimo il Deutsche Wirtschaft Nachrichten. E’ accaduto che durante il rituale discorso della Memoria (nel caso austriaco, della Notte dei Cristalli del 9-10 …

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L’Occidente che si odia e rimuove le croci e le statue di Colombo

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Le battaglie di libertà, o in nome di diritti, o per l’autodeterminazione, nascondono la volontà di colpire un solo obiettivo, cioè la presenza di Dio nel mondo
da Berlicche

Lo sapete, è una mia idea un po’ fissa. Cioè che tante di quelle battaglie che qualcuno chiama “di libertà”, o in nome di “diritti”, autodeterminazione e così via, nascondano in realtà la volontà di colpire un singolo obbiettivo, cioè la presenza reale di Dio nel mondo. Che siano, detto altrimenti, dei travestimenti per le zanne e gli artigli di un potere occulto e maligno. Come in un certo libro e ora film di successo, dove il male si traveste da clown che dona palloncini. Sfortunato, e imbecille, chi cade nella trappola.
Così, ad esempio, tutto il movimento iconoclasta che ha piede ora negli Stati Uniti. Credevate che si fermasse alle statue dei generali confederati, scrittori, esploratori come Colombo [vedi la nota in fondo a questo articolo]? No: il prossimo bersaglio sono le croci. Come quella che campeggia su un memoriale a soldati caduti nella prima guerra mondiale, che qualcuno vorrebbe abbattere in nome di una pretesa laicità; sostituendola, cioè, con il nulla di cui quel qualcuno è rappresentante. Un Nulla ben preciso, ovviamente. Continua a leggere

Verona, ottanta profughi in un borgo ​con appena sette abitanti

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Segnalazione di F.F.

L’assurda decisione del Prefetto che a Erbezzo, borgo montano in provincia di Verona, spedisce 80 profughi in mezzo a soli sette abitanti

di Gabriele Bertocchi

Una coppia, una badante, un uomo e una donna con madre e zio di 94 e 96 anni: non è una barzelletta, è la contrada Vaccamozzi, a Erbezzo (Verona) In questa località in cui vivono solo queste sette persone verranno ospitati la bellezza di 80 richiedenti asilo. Continua a leggere

Veneto, l’ira dei risparmiatori contro Renzi: “Ladro, vergogna, tornatene a casa tua”

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Parapiglia alla stazione di Conegliano, in provincia di Treviso, dove un centinaio di risparmiatori delle banche venete ha contestato vivacemente Matteo Renzi

di Francesco Curridori

“Ladro, vergogna, tornatene a casa tua”. Così mercoledì sera Matteo Renzi, appena sceso col suo Intercity “Destinazione Italia” nella piccola stazione di Conegliano, in provincia di Treviso, è stato accolto da un centinaio di risparmiatori di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza, infuriati per aver perso i loro soldi. Continua a leggere

Autodistruzione di Trump, Hillary, Holliwood e tutto il resto…

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di Maurizio Blondet

Autodistruzione di Trump, Hillary, Holliwood e tutto il resto...

Fonte: Maurizio Blondet

Come vi spiega la Botteri  molte sere,  un procuratore speciale di nome Robert Mueller sta raccogliendo le “prove”  che Putin ha influito sulle presidenziali Usa facendo eleggere Trump, e che Trump è colluso con Putin e gli interessi della Russia, nemica degli Stati Uniti. Ha già incriminato un faccendiere, Manafort, e  da  questo  sta allargando le indagini, che  lambiscono sempre più decisivamente il presidente in carica.

Ebbene:  esistono e si moltiplicano prove patenti che, invece, è stata Hillary Clinton a favorire gli interessi russi; insomma che è a lei che dovrebbero essere rivolte le accuse e le indagini di un procuratore speciale.  Ci sono documenti che vengono fuori,  e testimoni che stanno parlando, come la capessa del Comitato Elettorale Democratico Donna Brasile – ma niente scalfisce la narrativa:  è Trump il complice di Putin.

Non so se riesco a comunicare al lettore il terrore che prende un vecchio giornalista quando vede una così invincibile  spudorata  menzogna ufficiale, il  contrario esatto della verità. E’ lo stesso terrore di chi ha visto il totalitarismo sovietico all’opera. Continua a leggere

La “dichiarazione di Parigi” e il futuro dell’Europa

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Segnalazione Corrispondenza Romana

La “dichiarazione di Parigi” e il futuro dell’EuropaLa “dichiarazione di Parigi” e il futuro dell’Europa

di Lupo Glori

Il 7 ottobre 2017, data certamente non casuale in cui ricorre l’anniversario della battaglia di Lepanto in cui l’Europa cristiana fermò l’avanzata islamica, alcuni dei più importanti intellettuali europei – tra i quali il filosofo britannico Roger Scruton, l’ex ministro polacco dell’Istruzione Ryszard Legutko e lo studioso tedesco Robert Spaemann – hanno firmato la cosiddetta “Dichiarazione di Parigi” che prende il nome dalla città in cui un gruppo di studiosi e intellettuali conservatori si è incontrato nel maggio 2017 per discutere riguardo il preoccupante stato di salute della politica, della società e della cultura europea, sempre più afflitte dall’attuale processo di secolarizzazione e dal logorante morbo del relativismo etico.

Da tale incontro è emersa l’utilità di una dichiarazione pubblica, un vero e proprio manifesto, con il quale riaffermare con forza i principi e i valori fondanti dell’Europa.

Il risultato è «Un’ Europa in cui possiamo credere», un documento in 36 paragrafi in cui, punto per punto, vengono elencate con chiarezza le peculiarità e le virtù della “vera Europa”, sempre più minacciata dai vizi e dalle storture della “falsa Europa” che pretende rinnegare e mettere in soffitta il suo inscindibile e glorioso passato storico: «L’Europa, in tutta la sua ricchezza e la sua grandezza, è minacciata da una falsa concezione di se stessa. Questa Europa falsa immagina di essere la realizzazione della nostra civiltà, ma in verità sta requisendo la nostra casa. Si appella alle esagerazioni e alle distorsioni delle autentiche virtù dell’Europa, e resta cieca di fronte ai propri vizi. Smerciando con condiscendenza caricature a senso unico della nostra storia, questa Europa falsa nutre un pregiudizio invincibile contro il passato. I suoi fautori sono orfani per scelta e danno per scontato che essere orfani ‒ senza casa ‒ sia una conquista nobile. In questo modo, l’Europa falsa incensa sé stessa descrivendosi come l’anticipatrice di una comunità universale che però non è né universale né una comunità». Continua a leggere

Aborto: per l’Onu i figli non nati non han diritto alla vita

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Segnalazione Corrispondenza Romana

Incredibilmente disumano! La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, riunitasi a Ginevra nei giorni scorsi per valutare in prima lettura la bozza del trattato sui diritti civili e politici, ha escluso i bambini non nati da quanti abbiano diritto alla vita, non essendo stato ritenuto questo né «conveniente», né «efficace».

Lo hanno deciso i 18 membri, sposando con ciò in pieno la linea sostenuta dalle lobby abortiste ed infischiandosene invece delle richieste di segno opposto pervenute da oltre un centinaio di governi e di organizzazioni pro-vita, tra cui Stati Uniti, Polonia, Russia, Egitto e Giappone, per il quali la Commissione non avrebbe l’autorità per includere nel trattato il diritto all’aborto.

Secondo la prof.ssa Sarah Cleveland, docente di diritto internazionale, una decisione diversa avrebbe però reso più difficile la concessione dell’aborto in caso di stupri. Così, partendo come sempre dal caso limite, non si è in alcun modo tenuto conto né dell’interesse superiore dei figli ancora nel ventre materno a veder la luce, né della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, che impegna gli Stati a tutelare i piccoli sin da «prima della nascita». Continua a leggere

Darwin: per “Le Scienze” l’evoluzionismo nega se stesso

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Segnalazione Corrispondenza Romana

È non solo mistificante, ma falso definire l’evoluzionismo darwiniano una scienza. Eppure il mensile Le Scienze ci prova e, nel numero in edicola, definisce tale teoria «sostenuta da prove sperimentali». Che non sia così lo ha, però, ammesso persino uno scientista doc come il matematico Piergiorgio Odifreddi, presidente onorario dell’Uaar-Unione Atei Agnostici Razionalisti: «Non esiste una teoria condivisa, che spieghi il passaggio dalla materia inorganica a quella organica», ha dichiarato (https://www.corrispondenzaromana.it/evoluzionismo-de-mattei-e-odifreddi-a-confronto/).

L’evoluzionismo darwiniano è privo di qualsiasi connotazione scientifica: si basa, in realtà, su una semplice teoria filosofica, peraltro smentita dalle recenti conoscenze genetiche, che hanno sposato invece la teoria della «permanenza della specie».

Eppure, il periodico, edizione italiana de Scientific American, con un articolo e con un libro di prossima uscita, si chiede esterrefatto come sia possibile che l’universo e la vita «siano considerati i frutti di un creatore [così, con la minuscola… – NdR] da milioni e milioni di persone in tutto il mondo? Negli Stati Uniti, forse il Paese più avanzato dal punto di vista scientifico e tecnologico, i sondaggi stimano che circa il 40% della popolazione maggiorenne ritiene falsa la teoria darwiniana». Continua a leggere

Farinetti, video choc: “Sarei un delinquente…” FICO Eataly sotto inceneritore

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Scritto e segnalato da Antonio Amorosi

Farinetti, video choc: “Sarei un delinquente…”FICO Eataly sotto inceneritore

Eataly, la Disneyland mondiale del cibo di qualità e bio di fianco ad un inceneritore. Farinetti: “Se c’è e fa male sarei un delinquente ad aprire”, ma poi…

Farinetti, video choc: “Sarei un delinquente...”FICO Eataly sotto inceneritore

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Cultura e senso del limite: Darnton racconta l’altra faccia della censura

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di Stenio Solinas

Cultura e senso del limite: Darnton racconta l'altra faccia della censura

Fonte: Il Giornale

Una volta letto I censori all’opera, di Robert Darnton (Adelphi, 364 pagine, traduzione di Adriana Bottini, 30 euro), l’impressione che se ne ricava è che L’Ancien Régime settecentesco fosse più liberale dell’Inghilterra imperiale del XIX secolo e delle democrazie popolari del Novecento.

 Sembra un paradosso, ma la sua verità ha a che fare con l’essenza stessa delle forme del politico rispettivamente incarnate da quei tre sistemi, e quindi dal tipo di controllo istituzionale e ideologico-culturale da essi esercitato.

Partiamo dall’ultimo, ovvero il più vicino a noi nel tempo, non fosse altro perché, almeno superficialmente, è quello che maggiormente conosciamo. Andando ad analizzare la censura nella Germania dell’Est dal secondo dopoguerra fino alla caduta del Muro, ciò che Darnton fa emergere è la pianificazione, la letteratura pianificata come qualsiasi altra attività e mirante alla costruzione di una forma di espressione improntata al realismo socialista. Un piano, insomma, di ingegneria sociale nel quale l’aspetto censorio assumeva le forme di una gigantesca burocrazia che si sovrapponeva non tanto e non solo al mercato editoriale, ma all’editoria, di Stato, e alla stessa scrittura. Per esempio, il piano relativo al 1989, l’anno delle celebrazioni del quarantennale della Ddr che si sarebbe poi rivelato anche l’ultimo della sua esistenza, prevedeva 625 titoli, per un totale di 11 milioni di copie. Nei romanzi storici sarebbero stati espressi i sentimenti «di energico antifascismo», in quelli contemporanei «la missione storica della classe operaia nelle lotte per il progresso sociale». L’assenza, nel piano, di «una quota adeguata di storie di operai impiegati nell’industria e di contadini alla guida di trattori», e di cui comunque ci si scusava, veniva compensata dalla promessa di «pubblicazione di antologie della letteratura proletaria del passato». Si sottolineava, comunque, come autori, case editrici e funzionari fossero tutti insieme all’opera per portare la letteratura a nuovi vertici di eccellenza. Non per nulla c’erano circa 100 titoli e un milione di copie in più rispetto all’anno precedente… Continua a leggere

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