Servizi popolari…

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Scoop de 'Il Sole 24 Ore': ecco chi finanzia le fake news in Italia

COS’E’ IL SISTEMA?

di Marco Milioni

Alla luce delle recenti rivelazioni de La Verità e de Il Sole 24 ore sull’affaire BpVi-servizi segreti e alla luce di alcune considerazioni che ho espresso al riguardo in una intervista a Vicenzatoday.it, ci sarebbe ancora qualcosina, anzi molto da aggiungere al riguardo. Se da una parte è giornalisticamente interessante come fa La Verità, evidenziare il fil rouge che da BpVi porta sino alla Bnl, credo che sia anche utile ricordare che proprio la Bnl sui media italiani, erano i primi anni ’90, fu protagonista di uno scandalo di portata mondiale.
Scandalo che interessò il finanziamento qualche anno precedente di una colossale partita di armi a favore dell’allora regime di Saddam Hussein, all’epoca dittatore iracheno assai vicino agli Usa. Alle spalle della maxi commessa militare c’erano appunto gli Stati uniti, che avrebbero architettato quel traffico per foraggiare i rifornimenti bellici di Saddam in chiave anti iraniana.

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Milano, polemiche per il coro gospel lgbt in chiesa

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Polemiche a Corsico, in provincia di Milano, per l’esibizione di un coro Lgbt in chiesa, impegnato nella lotta contro le discriminazioni e la violenza sulle donne

di Franco Grande

Polemiche a Corsico, in provincia di Milano, per l’esibizione di un coro Lgbt in chiesa.

“Siamo donne lesbiche, eterosessuali e bisessuali unite nel canto”, dicono orgogliosamente le donne del The Good News Female Gospel Choir, nato nel 2012 e impegnato nella lotta alle discriminazioni.

Questo coro gosphel è stato invitato a cantare nella chiesa di Sant’Antonio, in occasione della Settimana della gentilezza ma subito è scoppiata la polemica politica. Antonio Saccinto, esponente locale del Movimento Nazionale per la Sovranità ed ex assessore corsichese, attacca: “Sono state “vendute” come coro gospel, in realtà sono famosissime per altro: fanno parte del mondo Lgbt, quindi con il mezzo del canto temo che si applichi lateoria gender e sarebbe scandaloso. Allo spettacolo ci sono anche bambini. Lo scandalo è che l’iniziativa arriva dal comitato genitori e che si faccia ciò utilizzando la scuola pubblica, di tutti. Vigileremo, in difesa dei nostri valori”. L’iniziativa è nata da un’idea del preside dell’istituto Copernico e il prete della chiesa se ne lava le mani: “Non c’entro niente, la chiesa non c’entra nulla, lasciate fuori la chiesa, sentite il preside, non noi”. Continua a leggere

Darwinismo? Sempre meno accoliti

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di Harun Yahya

Darwinismo? Sempre meno accoliti

Fonte: Il Talebano

Dal giorno in cui fu presentata per la prima volta da Darwin, la teoria dell’evoluzione è sempre stata forse l’argomento maggiormente discusso al mondo. La teoria infatti viene discussa non solo nel campo della biologia, ma anche nei programmi di filosofia, politica, sociologia e arte. Nessuna teoria scientifica è mai stata oggetto di tali controversie e polemiche legate a campi diversi, correlati tra loro e non.

Come è risaputo, l’emergere col passare del tempo di nuove prove a sostegno di una teoria la rafforza e la rende più concreta. Al contrario, quando delle prove vengono rifiutate, la teoria in questione viene accantonata e classificata come “non valida e inconsistente”.

Tuttavia, questa procedura standard non è mai stata applicata alla teoria dell’evoluzione, un insieme di falsità senza alcuna prova scientifica a sostegno, e basate su ipotesi illogiche. Nonostante questo, il darwinismo è sempre stato favoreggiato e difeso dai circoli accademici, ideologici e politici, nei quali la visione del mondo ateista e materialista regna suprema. Mantenere viva la teoria dell’evoluzione è sempre stato fondamentale per la sopravvivenza della visione del mondo ateista e materialista e, per questo, coloro che rifiutavano la teoria venivano ritenuti contrari alla scienza, ignoranti, fanatici e retrogradi. Continua a leggere

Novità dalla NATO, che non vi raccontano

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di Maurizio Blondet

Novità dalla NATO, che non vi raccontano

Fonte: Maurizio Blondet

Mentre Di Maio vola a Washington (“Siamo  fedeli agli USA, non a Mosca”) accadono novità nello schieramento armato occidentale.

La Gran Bretagna sta  formando un battaglione di commandos (600 uomini) “per  risposte operative nei Balcani occidentali”.

Nei Balcani occidentali.  “Dall’anno  prossimo il nostro reparto sarà all’erta e  pronto ad agire nella regione”, ha promesso il ministro difesa:

Balcani occidentali. La porta di casa nostra.

Forse  per equipaggiare una delle due basi che, secondo l’opposizione  locale, la NATO vuole costruire  in Montenegro. Stoltenberg è andato là a giurare che non ci saranno basi NATO senza il consenso dei montenegrini. Il fatto  è che a capo del paese,il premier DUskho Markovich, che è atlantico ed antirusso, e per il quale delle basi NATO garantirebbero la sua sopravvivenza politica personale. Già a febbraio, in una intervista al Time, aveva  offerto:  “il porto della città di Bar è strategico per i nemici della NATO, specialmente dopo l’inizio del conflitto in Siria, quando la Russia ha iniziato a cercare un porto militare in acque più calde”.

Altri oppositori indicano  come oggetto delle voglie americane la baia di Vladanos,  vicina al confine con l’Albania, il cui sviluppo  turistico è stato impedito in passato  da oscure manovre di una ONG   locale poi premiata dal governo Usa.

https://it.sputniknews.com/amp/mondo/201711135274069-NATO-Montenegro-base-militare/

Causa “crescente fiducia in sé della Russia”,  il Pentagono riceve più soldi

In Usa, le Commissioni Difesa di Senato e camera bassa hanno incluso nel bilancio del Pentagono (700 miliardi di dollari)   altri 4,6 miliardi per “confrontare la Russia in Europa”,  al fine di “aumentare  il potenziale militare statunitense in Europa”  e  “rafforzare il senso di sicurezza degli alleati”; specialmente i baltici: 100 milioni di dollari andrebbero ad aumentare le capacità di difesa di Estonia, Lettonia e Lituania.  Le camere hanno dato al Pentagono altri 350 milioni  di dollari da spendere in “aiuti militari all’Ucraina”, con la clausola che a Kiev siano consegnati armamenti “difensivi”.

Si noti che i  legislatori hanno dato al Pentagono 26 miliardi di dollari più di quanto il Pentagono stesso – la nota insaziabile voragine mangia-trilioni –   aveva chiesto. Ciò, non solo  per provare   il loro indefettibile servaggio agli interessi del sistema industrial-militare, ma per mostrare- in odio a Trump, che accusano di essere amico di Putin – che il loro anti-russismo totale è lì per rendere irreversibile l’ostilità del  blocco occidentale verso Mosca.

Contrariamente a quel che si poteva pensare,  dopo due decenni di dissanguamento nelle guerre dei Bush,   Londra segue. Può uscire dalla UE, ma non dal  delirio bellicista neocon. Il ministro della Difesa Gavin Williamson, oltre i 600 commandos  per i Balcani occidentali – ha annunciato che  stanzierà quattro caccia Typhoon  in Romania : essi “pattuglieranno  il Mar Nero” causa “la crescente fiducia in sé della Russia”; inoltre rimanderà la sua nave Ocean  ad aggiungersi alla flotta che tiene permanentemente nel Mediterraneo.  Si tratta della principale nave anfibia d’assalto porta-elicotteri della Royal Marine, concepita per  l’aggressione, non la difesa.

Inutile dire che anche il governo inglese sta scoprendo “le prove” che  la Russia ha influenzato anche la Brexit, attraverso suoi “troll di professione” che (secondo “le  indagini statunitensi avevano sostenuto la causa dell’indipendenza britannica, diffondendo i loro pensieri razzisti, nazionalisti e islamofobi strumentalizzando gli attacchi terroristici occorsi in Europa in quel periodo”.

Pensate l’efficacia dei trolls: hanno  postato “139 tweet da 29 account diversi, con cui hanno sedotto “poco meno di 270.000 follower”.  Bastanti  sicuramente per piegare il referendum britannico in favore della Brexit, ossia – come ora si capisce –  della Russia.  Ciò ci permette di prevedere che Londra possa tornare, pentita,  nell’ovile europeista.  Nell’ombra e con fondi neocon,  opera in questo senso  l’indimenticabile Toni Blair,   che  ha coinvolto il paese in tutte le guerre dei Bush.

L’Esercito europeo per via burocratica

Il che porta a parlare della  nuova forza armata  europea autonoma,  fortemente voluta d Angela Merkel e da Macron,  che nella neolingua eurocratica si chiama Permanent Structured Cooperation” (PESCO).  . “E’ ora che l’Europa prenda la  propria  difesa nelle proprie mani”;aveva proclamato la Cancelliera dopo il primo incontro-scontro con Trump:  e fu il PESCO. Il quale PESCO, nel quadro  del quale “i paesi membri possono formare tra loro coalizioni lasche  per darsi capacità militari speciali”, è apparentemente meno di un esercito europeo, a cui alcuni paesi resistono. Ma  appunto, secondo la ben nota tradizione burocratica, punta a farlo di nascosto. Si  ricordi che l’Europa  burocratica  nacque come  semplice “Comunità Europea del Carbone  e dell’Acciaio” , ed oggi abbiamo  Berlino che dà i voti ai bilanci dei  paesi mediterranei.  Ugualmente, il PESCO comincia a formare un “comando medico” comune,  poi centralizzerà la logistica (e chi ha il coraggio di opporsi?), ma gli stati membri dovranno conferire tutte le loro “capacities and capabilities” (?) militari alla  European Defense Agency (EDA),  la   quale diventa – senza dirlo e senza in  fondo essere che un organo burocratico – il comando centrale dell’armata europea “nuova”. Da quel che si intuisce, il principale vantaggio de PESCO per Berlino è  un  quasi-esercito europeo il cui costo – aumentato –resta  a carico dei paesi membri,  quindi senza far spendere i soldi  alla Germania. E’ in qualche modo come  l’euro,  la  semi-moneta che Berlino gestisce da padrona senza dover pagare il prezzo di una vera moneta, ossia i trasferimenti da Germania al Sud.

Naturalmente –  ça  va sans dire – il PESCO  “non è competitivo, ma  complementare” alla NATO, ai cui comandi si mette in tutto e per tutto. In più  è “simile al NATO’s Framework Nations Concept”,  oscuro  termine che  significa una cosa chiara: come il Pentagono integra  nella sua  azione offensiva paesi non NATO, così Berlino integra nella Bundeswehr, sotto il suo comando, reparti di paesi più piccoli. Lo sta già facendo con l’Ungheria,. Lo fa con la Romania…..

http://foreignpolicy.com/2017/05/22/germany-is-quietly-building-a-european-army

Ancora una volta: aumenta la  sua forza facendone pagare il  conto agli altri.

Germania sceglie l’F-35. Povero Macron.

Quanto all’illusione chela Germania possa davvero mettersi alla  guida di qualcosa di autonomo da Washington   insieme alla Francia (dopotutto è quella che ha la maggiore e più  comprovata forza armata)  essa è caduta il 10 novembre, data dell’uscita sulla rivista specializzata Defense Industry Daily (ovvio strumento del complesso militare-industriale USA)  che annuncia trionfante: “La scelta preferita per  Berlino è l’F-35”. Dovendo scegliere  con quale  “piattaforma” sostituire il centinaio di Tornado  tra il 20025 e il 2030, la Luftwaffe “preferirà”   il costosissimo invisibile della Lochkeed Martin  – un grossissimo affare – perché “esiste già” ed è   già adottata da molti paesi (fra cui l’Italia),  mentre è “altamente improbabile che l’industria aeronautica  europea possa sviluppare”  in così pochi anni  “un aereo interamente nuovo del tipo che adempie alle funzionalità che  noi richiediamo”.

Si noti  che non c’è nemmeno la più vaga allusione ad una “piattaforma già esistente”  in Europa, già operante anzi “combat proven”, che  è il francese Rafale. Indicato come uno dei migliori aerei  del mondo in un articolo importante di The Saker dedicato al declino della potenza militare USA, dove si legge: “Per esempio i sistemi francesi sono spesso migliori e meno cari dei loro equivalenti statunitensi, da cui la necessità – per Lockheed & Co. – di distribuire tangenti importanti e grandi compensazioni”. Per compensazioni (Offset agreements) si intende i favori che il sistema militare industriale deve fare al governo importatore per convincerlo a scegliere le sue macchine:   dal consentire a fabbricare nel paese importatore parti minori dell’aereo venduto (tipo le ali), fino all’importazione di wurstel tedeschi  o formaggi francesi in Usa per bilanciare il costo  spropositato  dell’aereo fantasma.

Ma volete che Berlino dipenda per i suoi aerei da Parigi? La storia non è acqua..Molto meglio dipendere dagli americani. Del resto c’è  l’abitudine.  Addio al sogno di Macron di una “difesa comune”  con l’industria spaziale francese in posizione di dominio.

Per Bundeswehr  possibile  il collasso  UE

Tutto ciò, si badi, nei giorni in cui i media germanici stanno battendo la grancassa attorno a uno studio “segreto” emanato dal Ministero Difesa  (Strategischen Vorausschau 2040 , ossia Prospettiva Strategica 2040),  dove le forze armate germaniche esaminano  sei “scenari” di conflitto che possono essere chiamate  ad affrontare  da qui al 20409)(. Ebbene, tre di questi scenari prevedono il collasso o sgretolamento dell’Unione Europea e persino guerre intra—europee.

Dello studio, i media sottolineano le seguenti frasi: «”L’allargamento dell’UE è stato largamente abbandonato e altri stati hanno lasciato la comunità. L’Europa ha perso la sua competitività mondiale, “scrivono strateghi di Bundeswehr. “Il mondo è sempre più disordinato, talvolta caotico e soggetto a conflitti che hanno cambiato drasticamente l’ambiente di sicurezza della Germania e dell’Europa”. Nel quinto scenario (“Ovest ad est”), alcuni paesi dell’Europa orientale stanno bloccando lo stato dell’integrazione europea mentre altri si sono “uniti al blocco orientale”. Nel quarto (“Concorrenza multipolare”), l’estremismo è in aumento e ci sono partner dell’UE che “anche a volte sembrano cercare un approccio specifico al modello capitalista statale della Russia”»

Sui  motivi di questo documento e soprattutto  perché sia stato divulgato, riporto le ipotesi degli amici Alessia e Paul:

Su blog tedeschi alcuni commentatori scrivono che è una forma di pressione forte da parte dell’esercito tedesco, già avvenuta 10 anni fa e repressa dalla politica tedesca. Il documento della Bundeswehr sottolinea che il lavoro non rappresenta una prognosi ma solo uno scenario che non va escluso. Quindi va configurato come un tentativo da parte della Germania di ricostituire un esercito “vero e proprio” ben strutturato.

Sostanzialmente  si tratta di un messaggio politico “filtrato ad arte” per introdurre un pubblico dibattito in riferimento a un concetto che i politici tedeschi NON possono affrontare: è un concetto tabù in Germania parlare di esercito e risoluzione UE. Portato alla luce e pompato da tutti i media, questo obbliga la popolazione a parlarne apertamente. Quindi a livello locale e nazionale i tedeschi devono decidere sul futuro. Non è lo studio in sé che conta, la cosa importante è che hanno reso noto un argomento imbarazzante. Devono convincere l’intera nazione a discuterne: Mission Accomplished!

 Eric Bonse (giornalista freelance a Bruxelles) commenta che lo scenario di crisi previsto per il 2040 è da tempo una realtà. Per lui  lo studio va letto come una critica nascosta in riferimento allo stato attuale dell’UE.  Della stessa idea  David Engels (storico belga della Libera Università di Bruxelles)   che spiega: “In 20-30 anni l’Europa sarà diventata uno stato autoritario o imperiale dopo un periodo di decadenza civile. In ogni caso si possono prevedere le analogie tra l’attuale crisi dell’Europa e la trasformazione della   tarda Repubblica tarda Romana   nello stato del princeps Augusto. Chiaramente spiega uno scenario che comprende: periferie fuori controllo, aree dominate da gruppi paramilitari, etnici o religiosi e immobilità politica completa”.

E’ in questo sfondo  che  va messo il viaggio  di Di Maio a Washington  con la rettifica di linea politica  estera grillina: «Basta con questa storia della Russia e che siamo alla mercé di Putin – ha detto Di Maio nelle riunioni preliminari al viaggio – È una storia che non sta in piedi e che ci fa solo del male».

«Siamo occidentali e il nostro più grande alleato in Occidente sono gli Stati Uniti», se c’è un interesse della Russia «è da parte loro verso di noi». «Il M5S vuole solo fare gli interessi commerciali dell’Italia. Ecco perché siamo per togliere le sanzioni a Mosca».  Sarà ricevuto al Dipartimento di Stato.  I candidati premier in Italia devono andare a baciare la solita pantofola. Lo fece anche Occhetto, facendosi presentare da Edgar Bronfman  (allora capo del World Jewish Congress)  e da Giorgio Napolitano ben conosciuto là)  per assicurare “Il grande alleato”  che il PCi non era più il partito comunista di ieri.  La differenza, forse, è che oggi Washington è in totale delirio anti-russo, aggravato dalla sensazione del proprio declino, e fremente in tutti i settori – democratici come repubblicani – dal desiderio di far pagare a Mosca i suoi successi, e i fallimenti  neocon in Medio Oriente.

“Putin must go”

Molte di queste iniziative provocatorie, infatti si spiegano con la volontà di un “cambio di regime” a Mosca. Dopo aver proclamato per la Siria “Assad NmustGo”, il National Endowment for Democracy ha lanciato”Putin must  go”. Il capo del NED, Carl Gershman,, ha posto l’obiettivo in un articolo del Washington Post: Rovesciare Putin. “Gli Stati Uniti hanno il potere di controllare e vincere questo pericolo”.

Non a caso, Putin sia aspetta   colpi ritorti americani  per sabotare con ogni mezzo la sua  rielezione nel 2018, attentati “islamici” e simili.  Ricordiamo le gravissime colpe di cui Putin e il suo ministro degli Esteri Lavrov si sono macchiati per i neocon.

Ha  scongiurato  l’invasione Usa  e NATO contro la Siria nel 2013, facendo cedere a Damasco il suo arsenale di armi chimiche (il casus belli inventato dagli occidentali); ha aiutato  il presidente Obama a concludere la moratoria nucleare con l’Iran nel 2014-15, cosa che la lobby non gli perdonerà mai;   rispetto al colpo di Stato organizzato dalla Nuland in Ucraina,ha mandato a monte il progetto americano di installarsi nella base russa in Crimea, annettendo la penisola con un fulmineo referendum; ha fornito la forza aerea che ha incenerito prima le autobotti con cui Daesh vendeva il petrolio a Erdogan, e infine a distrutto i jihadisti che gli Usa avevano travestito  da “opposizione democratica” , e adesso Israele – che contava di guadagnare da tutto il ventennio di destabilizzazioni, si trova con truppe iraniane in Siria – troppo vicine al suo confine per non delirare di lanciare gli Usa nella terza guerra mondiale. E noi dietro.

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Quelli che… E’ una legge di civiltà

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di Roberto Pecchioli

Quelli che… E’ una legge di civiltà

Fonte: Ereticamente

Nel quartiere in cui viviamo non manca quasi nulla. Un numero sterminato di bar, e supermercati, commerci, parrucchieri cinesi, ortolani nordafricani, una biblioteca all’interno di un elegante palazzo nobiliare. Librerie no, le due che ci provarono hanno chiuso. In compenso possiamo vantare una sede dell’ANPI – ospitata negli uffici del PD (ex PCI, PDS, DS) – specializzata nella presentazione di testi e documenti sulla guerra civile. L’ultimo tratta di una Spoon River partigiana, tanto per far capire come la “kultura” sia il pane quotidiano di lorcompagni. Pochi metri a monte possiamo contare anche su un circolo ARCI. Intitolato allo Zenzero, giusto un pizzico di trasgressione casalinga per attirare gli appassionati dei corsi di danza, da qualche tempo esibisce un variopinto lenzuolo su cui una mano malferma ha scritto con lo spray “Ius soli, una legge di civiltà”.

Non vogliamo qui impancarci in giudizi sulle norme relative alla cittadinanza, saranno gli elettori, speriamo, a fare giustizia degli spropositi sinistrorsi e clericali, bensì riflettere sullo slogan utilizzato. Legge di civiltà, proclamano all’Arci, musicanti di fila di un’orchestra stonata e sinistra organizzata, eterodiretta dai chierici del progressisticamente corretto. Eviteremo anzitutto di distinguere tra civiltà (kultur) e semplice civilizzazione (zivilisation), che è ciò di cui parliamo, troppo difficile da capire per i cervelli depositati gioiosamente all’ammasso del conformismo, delle parole d’ordine, della condizione ovina del “perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto” (Dio è morto, testo di Francesco Guccini).

Il compito che ci assumiamo è di riflettere su un tema che potremmo definire “essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà”, per citare di nuovo la celebre canzone resa più bella dalla voce suggestiva di Augusto Daolio. La prima impressione rimanda ad una frase di un’icona progressista, Barack Obama, il quale parlò una volta della “parte sbagliata della storia”, a proposito dei nemici degli Usa. Ovviamente, egli, insieme con l’America e il carro di Tespi libertario, liberale, democratico, progressista eccetera eccetera è schierato dalla parte giusta. Come se la storia avesse una direzione definita, la tessera di un partito o di una associazione culturale. Tutto è già scritto, l’astuzia della storia (Hegel) è nota solo a lorsignori, tutto è già determinato, inserito in un cloud informatico di cui essi soli conoscono la crittografia, talché il compito dell’umanità è unicamente quello di attenersi al copione, alla recita programmata. Applausi del pubblico, civiltà è fatta.

Passiamo gioiosamente dal meno al più, dal vecchio – orrore – al nuovo, dal prima (oscuro) al dopo (illuminato dalla luce della “civiltà”). Fu Leibniz, con ben altra maestria ad affermare che viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma non si riferiva ai segni dei tempi. Gli occidentali abbagliati dalla narrazione liberale e progressista predisposta dai superiori (i padroni del denaro e di tutto il resto) si sono persuasi di vivere in una sorta di luccicante mondo di Narnia. Nella saga fantasy di Clive Staples Lewis Narnia è “la felice terra con le montagne coperte di erica e le colline coperte di timo. Narnia dai molti fiumi e dalle splendide valli, con le foreste muschiose che risuonano del lavoro dei nani (probabilmente extracomunitari sfruttati, N.d.R.). Come è dolce l’aria. Una sola ora trascorsa laggiù vale più di mille giorni passati in qualsiasi altro luogo”. Come non condividere tanta felicità, dunque, attribuendo la cittadinanza a chiunque nasca qui, anche per caso, persino a chi non la volesse, e comunque a qualunque essere umano in grado di apprezzare la meraviglia e sorte di essere capitato, per scelta, necessità o fortuna, nel mondo incantato di Italnarnia.

Un musicista straordinario e sfortunato, Rino Gaetano, cantava a squarciagola “Il cielo è sempre più blu”. Intendeva il contrario, ovviamente, giacché l’incipit è chiarissimo “Chi vive in baracca, chi suda il salario chi ama l’amore e i sogni di gloria, chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria chi mangia una volta, chi tira al bersaglio chi vuole l’aumento, chi gioca a Sanremo chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno, chi ama la zia, chi va a Porta Pia, chi trova scontato, chi come ha trovato.” Che importa, il cielo è sempre più blu, o soldatini in marcia trionfale verso la civiltà.

Per la milionesima volta, hanno sequestrato il linguaggio ed impongono al significante (la parola) il significato opposto a quello vero. Quale sarebbe, dunque, questa magnifica civiltà che abbiamo conquistato e verso cui continuiamo ad avanzare con moto accelerato, nonostante l’opposizione dei retrivi, dei retrogradi e perciò incivili?

La prima cosa che ci viene in mente è una notizia apparsa nelle ultime pagine dei giornali ed in coda ai notiziari. Il giovinastro pugliese di 17 anni che per puro divertimento gettò in mare dalla scogliera due anziani del luogo, uno dei quali annegò, è stato condannato ad anni tre “di scuola.” Avete letto bene, tre anni, non di carcere né di riformatorio, ma di scuola. E’ giovane, poverino, non roviniamolo, la galera è brutta e certamente non lo rifarà quel brutto gesto. Strano davvero: si è giovani, ragazzi, fanciulli quando conviene per non pagare il conto, ma maturi, maturissimi in tutte le altre situazioni, compreso il tentativo imbarazzante di abbassare a 16 anni la maggiore età. La parola giusta nella fattispecie è omicidio; la vita umana, specie di un vecchio di Monopoli a carico dell’INPS, vale tre anni di scuola del suo assassino. Questa si è civiltà, ma certamente è scritto in qualche codicillo, in qualche piega nascosta di una delle norme – civilissime– che reggono la nostra convivenza. Ragazzi stranieri, rifiutatela la cittadinanza italiana, finché siete in tempo!

Gli appassionati di arte conoscono le opere di Francisco Goya, il massimo pittore tra il Settecento e l’Ottocento, tempo di rivoluzioni, rivolgimenti, grandi cambiamenti. Ne ricordiamo alcune del periodo in cui l’artista aragonese era preda dei suoi incubi peggiori: Crono divora i suoi figli, Il sonno (o il sogno) della ragione genera mostri, che ci sembrano assai adatti alla presente overdose di “civiltà”. Un altro quadro, enigmatico ed inquietante, suscita emozioni opposte da duecento anni: è “Il cane interrato nell’arena”, universalmente noto come il cane di Goya. Il muso di un povero cane fa capolino dalle tenebre, costituite da una superficie scabra che sa di terra e ocra. Cerca di emergere o sta per essere sopraffatto dal buio? Le orecchie sembrano abbassate (paura) o alzate (attenzione) a seconda di come lo si guardi. A questo assomiglia la civiltà tanto orgogliosa di sé da scavalcare ogni logica, cancellare ogni traccia, gigante dinanzi ai nani che sono tutti coloro che vi si oppongono. Anche l’eccesso di ragione ha generato mostri.

Credere che tutto si equivalga, che non si debba prendere posizione, affidarsi agli “esperti”, non pensare più con la propria testa, credere solo in ciò che può essere dimostrato e, per converso, a tutto quello che ci vomita addosso la civiltà dell’immagine, del consumo, della tecnica elevata a criterio di verità. Dicevamo del diritto che si trasforma in rovescio fatto di norme, sentenze, provvedimenti. No, non sono episodi di malagiustizia o disfunzioni, ma un sistema ideologico che parte da lontano. Lo chiamano civiltà, ma è “lenta, metodica corrosione dell’etica della responsabilità [che] ha portato ad una vittimizzazione generalizzata, per cui gli autori di atti anche gravi non entrano più nel circuito di colpa ed espiazione, ma in quello di disagio e di cura. Il libero arbitrio, la decisione sul controllo dei propri atti vengono ormai considerati parametri superati da una concezione terapeutica della società e delle relazioni tra i suoi membri” (Adriano Segatori, psichiatra e scrittore).

La psicologizzazione della giustizia è definita civiltà, le leggi che l’hanno permessa monumenti del nuovo diritto. Iniziò Michel Foucault negli anni 70, e la sinistra al caviale, intellettuale e “civile” ha fatto il resto, da salotti, cattedre e scrivanie di giornali, diffondendo lo stato di spirito che ha permesso la produzione di un apparato giuridico, nonché di un orizzonte di senso del tutto nuovo. E’ facile ricordare la tolleranza (un altro intangibile mantra del nostro tempo) nei confronti di ogni deriva, la perdita di pudore civile, la banalizzazione e la giustificazione nei confronti dei consumatori di sostanze tossiche (droghe, pasticche chimiche e simili), le retoriche sulle devianze, di cui è invariabilmente imputata una non meglio identificata “società”, l’indifferenza verso chi devasta, imbratta, sporca la convivenza quotidiana.

La civiltà di cui cianciano non è altro che la maschera della penetrazione scellerata del pensiero relativista e della sua amoralità distruttiva. Lo scopo è la disintegrazione di un ordine, per quanto imperfetto, con un caos diffuso e praticato, un’anestesia generalizzata intervallata dallo scatenamento delle pulsioni elementari, a cui va data una risposta innanzitutto spirituale e personale prima di attivare una resistenza morale ed il necessario contrattacco politico e civile. Per la mentalità corrente, costruita, manipolata e inclinata verso il basso con ferrea determinazione, civiltà significa, ad esempio, che la legge dell’uomo può tutto, trasformando in diritto qualsiasi idea, sproposito o capriccio. Il soggetto è l’unico sovrano, Io è Dio e si fa la sua legge, quella che lo gratifica più e meglio delle “proibizioni” di cui sarebbe fatta la vecchia (in)civiltà di cui ci siamo felicemente liberati. Un giorno aboliranno per legge la morte, già nascosta, tabuizzata, relegata in igieniche morgues affidate a personale specializzato, e la gente finirà per crederci.

Oggi la civiltà è tanto banalizzata da essere confusa con la moda, i bei vestiti, financo l’igiene personale (il nonno è incivile anche perché ignorava il deodorante), la capacità nell’ uso degli strumenti tecnici – di cui peraltro si ignorano i fondamenti – e naturalmente con il relativismo morale, la (falsa) mitezza comportamentale, la propensione ossessiva al dialogo, l’accettazione supina e avalutativa di ogni comportamento, l’abolizione del criterio di giudizio.

Nel caso dello Ius Soli, al di là di ogni considerazione di merito, la verità celata è un devastante miscuglio di buonismo e di impotenza. In un quadro nel quale si ha orrore delle decisioni quanto delle conseguenze dei propri atti, l’illusione drammatica, che diventa un crimine storico, è quella di risolvere il problema dell’immigrazione e quello dell’integrazione con un bollo sopra un documento. Siamo tutti cittadini, gli stranieri non esistono più, il mondo è uno solo, l’integrazione è cosa fatta: tutti italiani per legge. Questa è la modalità di soluzione dei problemi: negarli – pensiamo al messaggio mediatico e governativo secondo cui non vi è violenza o insicurezza, ma “percezione” della violenza e dell’insicurezza- o inserirli in un giudizioso disegno di legge che scaricherà la coscienza ma caricherà la società di problemi e drammi sempre nuovi. Se derubrichiamo il furto a semplice illecito amministrativo, non scompariranno certo i ladri, ma si smaltirà il lavoro dei tribunali e le statistiche si incaricheranno di dimostrare che la società è divenuta più onesta, ergo più civile. Il cielo è sempre più blu…

Anche il matrimonio omosessuale, spacciato come unione civile per non turbare troppo i parrocchiani, è una legge di civiltà. E’ davvero irritante, per il civilissimo uomo postmoderno, dover ammettere che la natura prevede per la riproduzione l’intervento di ambo i sessi, tanto più che i generi (sesso significa ormai attività sessuale!) non sono due, ma molti di più, sensazionale scoperta della nostra civiltà; ciascuno può scegliere per sé liberamente il genere che vuole assumere, anche più volte nella vita, come la marca delle scarpe e i gusti del gelato. Inoltre, per quale ridicolo motivo legato ad un buio passato ci vogliono un genitore maschio, detto anticamente padre, ed uno femmina, l’antiquata madre per l’educazione dei nuovi membri della società, una volta chiamati figli? Che siano due o anche più, tanto che lo Stato civile, riadattato attraverso altrettante leggi di civiltà, può parlare di genitore 1, 2, 3, a piacere e scelta individuale. Un supermercato dell’amore, della riproduzione e delle inclinazioni sessuali (chi siamo noi per giudicare l’attrazione?) da cui è proibito per legge dissentire.

E’ la civiltà, bellezza, e chi si oppone, oltre ad essere arretrato, ignorante ed incivile, è anche reazionario, populista e, ça va sans dire, fascista. Nessuno vuole essere dalla parte sbagliata della Storia, questa esigente signora che tutto sa e avanza imperiosa verso il regno del Bene, anzi del Meglio. Tuttavia, anche se tutti… noi no. Siamo ancora seduti dalla parte del torto, e proseguiamo con una breve meditazione sul concetto di civiltà.

Civile, da civis, è la persona che si riconosce membro di una comunità, ci sta dentro, prende posizione, decide entro un sistema di valori tendenzialmente stabile ma non cristallizzato. Sta diventando al contrario un’ossessione di massa la necessità compulsiva di negare le leggi di natura, fare a pezzi tutto quanto elaborato nel passato, costruire un universo totalmente altro, trasgredire per obbligo. Assurdità, ossimori, come il partito di potere in Messico, che si chiama Rivoluzionario Istituzionale.

Non è nuova, naturalmente, la tensione prometeica, palingenetica, ma è forse la prima volta che il fuoco viene attizzato e continuamente rilanciato da chi detiene il potere, ovvero da chi dovrebbe essere piuttosto interessato a conservare, mantenere l’ordine vigente, o, come il Conte Zio manzoniano, “troncare, sopire”. L’anomalia è tale che dovrebbe suonare come un campanello d’allarme per i civilissimi adoratori del progresso, magari far sorgere qualche sospetto, alimentare il dubbio, destare allarme. No, l’oligarchia al comando ha lavorato benissimo, cancellando con un perfetto lavoro di deculturazione i sensori intellettuali, il pensiero critico, la capacità volitiva della maggioranza. Scambiata l’istruzione con la cultura e l’informazione con la conoscenza, il gioco è fatto.

Siamo tanto civili che consideriamo arte il Taglio di Lucio Fontana, i barattoli della Merda d’artista di Piero Manzoni, geniali creazioni l’espressionismo astratto alla Jackson Pollock – sostenuto dalla Cia in opposizione al realismo socialista – ignorando, o peggio, non sapendo più riconoscere per chiusura mentale Leonardo, Dante, Shakespeare, un violento, antisemita e maschilista, dicono all’Università di Cambridge! Anticaglie, simboli estetici di un passato segnato dalle preferenze dei “maschi defunti europei bianchi”, come recitano le litanie dei necrofori della nostra civiltà, quella vera. Questo tempo innalza rapper e musicisti drogati, ignora Bach e considera scienza la tecnologia.

Sono leggi di civiltà anche quelle che hanno fatto della scuola ciò che è, non solo in Italia. Un distributore a gettone di lauree e diplomi che non educa e neppure insegna, impartisce stancamente un sapere basso, disincarnato, strumentale, impermeabile al ragionamento critico, che sostanzialmente impedisce la circolazione delle élite, i cui rampolli studiano all’estero o negli istituti di eccellenza, spreca il capitale umano della nazione e abbandona i figli dei ceti meno abbienti al punto di partenza. Ciò che viene diffuso è l’acquiescenza alla nuova dogmatica del declino spacciato per crescita, della cancellazione di ogni traccia di decoro, decenza, educazione al bello. Tutte impronte dell’evo oscuro da cui ci ha liberato la trionfante civiltà, la Nuova Atlantide capovolta di Bacone che ha fatto dell’Occidente la sua decadente Bensalem.

La civiltà di cui allo Zenzero sono vassalli, anzi servi della gleba è la stessa di chi si guarda nell’acqua inquinata dello stagno come Narciso e si trova bellissimo, tanto da immortalare l’evento con un “selfie”. E quando non si piace più, si maltratta sino all’autodistruzione, come le modelle anoressiche, i dipendenti da droghe, sostanze e paradisi artificiali. Al pari del personaggio di Oscar Wilde, il ritratto di Dorian Gray resta eternamente bello e giovane, mentre il corpo mostrerà rapidamente i segni del decadimento fisico e della corruzione morale del protagonista. Nella società dello spettacolo, la realtà è la sua immagine, ma alla verità non si sfugge, come fa capire lo stesso Lord Wotton, il cattivo maestro di Dorian Gray: “Ora, ovunque andiate, voi incantate il mondo. Sarà sempre come oggi?”.

Diventiamo ogni giorno più simili alla debosciata nobiltà di Versailles del XVIII secolo: una continua vacanza esotica tra i giardini, feste, emozioni sempre più forti, vestiti eleganti e bizzarri, parrucche, belletto, trucco, profumo a coprire il cattivo odore della sporcizia materiale, spia di quella interiore. Oppure, somigliamo alle zucche vuote con i buchi di Halloween, la ricorrenza che ha sostituito senza colpo ferire Ognissanti senza neppure che i più ne conoscano origini e significati; esattamente come per tutto il resto, ci si lascia vivere in un lindo, civilissimo vuoto.

Una corruzione morale favorita anche dalla diffusione delle droghe. E’ ampiamente dimostrato che l’acido lisergico (LSD), beniamino della generazione del 68 fu sintetizzato, reso popolare e distribuito attraverso i canali dei servizi segreti americani. Lo ammise esplicitamente il suo stesso guru, Timothy Leary. Le responsabilità di costoro sono immense, nella destrutturazione di intere generazioni, nel degrado e nella morte di un numero incalcolabile di giovani europei ed occidentali. In nome della civiltà, l’uso di diverse droghe è stato depenalizzato, le conseguenze sulla salute – fisica, morale e psichica – banalizzate e minimizzate dai più vari ambienti, il cosiddetto proibizionismo è stato screditato o schernito. La cocaina è di uso comune tra i ceti dirigenti – renderebbe, dicono, più sicuri, attivi, performanti – le mille droghe chimiche sono pressoché generalizzate nel santuario per eccellenza dei più giovani, la discoteca, vietare non sarebbe in linea con l’orientamento libertario dominante e, manco a dirlo, con la civiltà.

Altra legge di civiltà è sicuramente quella che ha legalizzato l’aborto, ribattezzato interruzione volontaria di gravidanza, un eufemismo che farebbe sorridere se non si trattasse della vita. Non siamo tra i talebani dell’anti abortismo, sappiamo come in talune circostanze esso sia una triste necessità, ma non accetteremo mai che sopprimere una vita nel suo nascere sia un diritto soggettivo ed indisponibile della madre (genitore 1), senza diritti per il padre (genitore 2, o incerto, o eventuale), senza alcuna possibilità per la società di dire la propria. Poiché, in fin dei conti, la riproduzione sociale si basa sulla nascita dei nuovi membri.

Ormai rassegnati i cattolici, restiamo sempre stupiti del silenzio dei laici e degli atei. L’aborto espelle un grumo di cellule, un feto che è in potenza un essere umano e loro tacciono, negando a quel soggetto l’unica possibilità a disposizione, nascere alla vita materiale. Immaginiamo tuttavia che riconoscere come sovrano ed inviolabile il diritto soggettivo della madre sia un gesto di civiltà. E sì che in un tempo tanto istruito, informato, colto, sapiente e riflessivo non dovrebbe essere difficile evitare con mezzi diversi le gravidanze indesiderate. Ma astenersi da fornire qualsiasi criterio di giudizio, prospettare, non diciamo imporre o divulgare, valori o principi generali, norme di comportamento è considerato l’atto di suprema civiltà. A questo siamo.

Infine, leggi di civiltà devono essere pure quelle che costringono al precariato, alla sotto occupazione o all’emigrazione le generazioni presenti, e, se ci saranno, quelle future. E’ civilissimo costringere al lavoro sino ad età avanzata e fornire un’assistenza sociale e sanitaria in rapido declino. Attese di mesi per visite ed esami che rendono un inferno la vita quotidiana di milioni di persone, le più anziane, le più deboli, le più povere. Intanto, dovunque si diffonde l’ipocrita, bugiarda preoccupazione per gli “ultimi”, una categoria assai dubbia e flessibile. Ma ai penultimi, ovvero alla gran massa delle persone normali, quelle che non rubano, pagano il dovuto, fanno il biglietto sull’autobus della vita e pagano tutti i loro conti esistenziali a piè di lista e con gli interessi nessuno pensa. Devono essere loro, gli incivili evocati dal lenzuolo del circolo Arci. Viviamo nella più civile, perfetta ed organizzata delle società umane: chissà perché si avverte dovunque il senso della fine imminente, della caduta finale. Stiamo morendo di civiltà.

E’ come nella malattia fatale di Ettore Petrolini, il grande attore romano deceduto a soli 50 anni. Era ormai allo stremo e la famiglia chiamò a consulto i migliori medici dell’epoca. Petrolini, al termine della visita, chiese loro il responso. Pietosi, i familiari risposero che l’avevano trovato in buone condizioni. “Meno male, almeno muoio sano!” replicò lui con l’ultima fulminante battuta di una gloriosa carriera.

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La BpVi e i servizi segreti

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di Marco Milioni

Se vi interessa l’argomento anche alla luce delle rivelazioni de La Verità, leggete questo post e i link relativi, magari troverete qualche spunto…

Ieri Vicenzatoday.it mi ha intervistato alla luce delle rivelazioni del quotidiano La Verità, che in un lungo servizio pubblicato ieri a pagina 5 ha approfondito i legami tra i piani alti della BpVi all’epoca dell’ex presidente Gianni Zonin e le alte sfere delle istituzioni nonché degli apparati dello Stato, servizi in primis. All’inizio del 2016 peraltro posi dieci domande all’ex amministratore delegato della popolare berica, il dottor Francesco Iorio, alcune delle quali puntavano proprio in quella direzione. L’ex ad non si prese mai la briga di rispondere. I fatti però, un po’ alla volta…

Ora che cosa faranno di queste informazioni la commissione parlamentare sulle banche e i magistrati che indagano sul collasso dell’istituto di Framarin?

LEGGI L’INTERVISTA SU VICENZATODAY
LEGGI LE DIECI DOMANDE A IORIO

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Due parole sui “social network” e la libertà

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di Enrico Galoppini

Due parole sui “social network” e la libertà

Fonte: Il Discrimine

Va bene che ufficialmente sono nati per ritrovare “gli amici di una vita”. Ma se si eccettua chi posta solo foto di mogli, mariti, figli, vacanze, acquisti e manicaretti, va detto che queste reti sociali vengono utilizzate da molti per esprimere le proprie idee.

Ora, in un ambiente che ogni tre per due si dichiara libero la cosa più banale del mondo sarebbe il poter esprimere liberamente le proprie idee, su qualsiasi argomento.

Accade invece che la maggioranza dei moderni, benché inebriata dall’illusione della libertà, non riesce assolutamente a sopportare l’espressione, anche a mezzo di questi strumenti, di idee non conformiste (cioè non conformi al “moralmente corretto“). Al primo comparire di qualche idea “strana” certi psicopoliziotti volontari s’indignano e se la prendono come se gli fosse stata offesa la mamma. Però sono convinti che qui ci sia la libbertà (questa volta con due B). Questo tipo d’individui va preso con le molle: può toglierti “l’amicizia” (cosa di cui m’interessa men che zero) e potrebbe “segnalarti” agli amministratori del giocattolo, che così provvederanno a metterti nel “cattiverio” per un po’ (altra cosa che alla fine non ha nessun valore, prima che qualche “autorità” s’inventi un “rating” per le persone basato sulle idee espresse in pubblico). Continua a leggere

L’Italia è populista?

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di Marco Tarchi

L'Italia è populista?

Fonte: Vita

A cura di Filippo Romeo

che dell’altra forza politica. Ne parliamo con il professor Marco Tarchi, docente di Scienza Politica all’Università di Firenze
Il termine “populismo” è uno dei più ricorrenti nel dibattito politico odierno. Viene frequentemente utilizzato come elemento discriminatorio nei confronti dell’una piuttosto che dell’altra forza politica. Al fine di sgomberare il campo da interpretazioni fuorvianti, dopo l’intervista di Marco Dotti a Alain de Benoist proseguiamo la nostra indagine sul “momento populista” e ne parliamo con il professor Marco Tarchi, docente di Scienza Politica all’Università di Firenze, tra i massimi esperti della questione, nonché autore del libro Italia populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo (Il Mulino).
Essendo lei uno dei massimi studiosi di tale fenomeno potrebbe darci una definizione appropriata del termine “populismo”?
La definizione che ne ho fornita nel mio libro Italia populista è la seguente: “la mentalità che individua il popolo come una totalità organica artificiosamente divisa da forze ostili, gli attribuisce naturali qualità etiche, ne contrappone il realismo, la laboriosità e l’integrità all’ipocrisia, all’inefficienza e alla corruzione delle oligarchie politiche, economiche, sociali e culturali e ne rivendica il primato come fonte di legittimazione del potere, al di sopra di ogni forma di rappresentanza e di mediazione”. A distanza di quasi tre anni, la trovo più che mai appropriata. Continua a leggere

Tutto quello che ci hanno nascosto sui gay

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Molti dati non vengono divulgati, come ad esempio che il 99,7% dei casi di violenza su omosessuali viene commessa da altri omosessuali
di Brian Clowes

«Love is love»? Ma di quale amore stiamo parlando?
Quando gli omosessualisti parlano di adozione, immancabilmente parlano del loro bisogno, del loro desiderio, del loro “diritto” ad adottare. Ignorano i diritti e il benessere dei bambini: e se gli adulti trattano i ragazzini come meri accessori, finisce sempre che i bambini soffrono.
Il diritto dei bambini a un padre e una madre è un vero diritto, un interesse protetto dalla legge. L’interesse degli adulti ad avere un bambino è un desiderio legittimo, ma non un diritto.
Ci sono centinaia di studi sugli effetti della genitorialità omosessuale sui bambini. Quelli che dicono che non c’è differenza o che anzi i bambini crescono meglio con due mamme o due papà, sono condotti su pochi intervistati, tutti volontari presi tra gli attivisti LGBT, e ignorano le regole basilari della scienza statistica.
I soli studi che sono stati condotti con criteri scientifici rigorosi hanno mostrato che la genitorialità omosessuale confonde – se non danneggia – la psiche dei ragazzini.
Tra l’altro è provato che i figli cresciuti con genitori omosessuali sono tre o quattro volte più propensi a diventare essi stessi omosessuali o bisessuali, da grandi. Continua a leggere

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