DON CAMILLO O FANTOZZI?

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Segnalazione Redazione BastaBugie

Guareschi descrive un mondo fatto di sudore (tanto), dolore (tanto) e gioie (poche, ma grandi), Villaggio invece descrive un mondo fatto di vuoto e snobismo, dove tutto finisce nel rancore e nello scontento
di Silvana De Mari

Il trasferimento da Trieste a Parma fu un trauma.
A Parma non c’era il mare. Non avevo più la mia maestra: le altre avrebbero fatto la quinta senza di me, mentre io ero da un’altra parte con altre tizie e un’altra maestra: degnissime persone, certo, ma non mi interessavano.
Cominciai ad amare ferocemente Parma a Natale. Faceva un freddo maledetto, raggiungemmo i meno venti. Al mattino ci svegliavamo con i ghirigori alle finestre. Molto romantico, certo, ma tirarsi giù dal letto era una pena.

DON CAMILLO
A Natale mi regalarono Don Camillo. Non ero in grado di cogliere tutte le sfumature, certo, ma l’umorismo sì. Profondamente cattolico, profondamente convinto come ogni persona di elementare buon senso nella profonda bontà di un mondo piccolo basato sulla famiglia, sulla terra, le vacche, l’alternanza delle stagioni, Guareschi è stato uno scrittore straordinario Il primo libro è del 48. Il primo film è del 52.
Il regista era francese in quanto tutti i registi italiani rifiutarono. Fortunatamente francese anche l’attore principale: Fernandel, perché è stato assolutamente perfetto. Guareschi mi permise di innamorarmi di Parma, del fiume, della nebbia, del caldo insopportabile, del freddo porco, della facciata del duomo, della sagoma del battistero che uscivano dalla nebbia a novembre, splendevano di luce a maggio sotto nuvole di rondini.
Don Camillo che parlava col Cristo crocefisso è uno dei personaggi più struggenti della cinematografia mondiale. Continua a leggere

Generazione Famiglia – Abbiamo vinto!

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Cari amici,
una bellissima notizia…

VITTORIA! 

abbiamo vinto il ricorso contro l’ingiunzione dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), che ci ordinava di interrompere la campagna di affissioni iniziata a Roma a fine settembre in occasione del tour del Bus della Libertà.

Questo ci suscita due sentimenti sicuri.

Primo: una grande soddisfazione. Tener duro, perseverare, crederci, sacrificarsi per arrendersi agli esiti “fatali”… rende e ripaga.

Secondo: un’immensa gratitudine. Nei confronti di chi? Vostri! Oltre a tutti voi che ci seguite e sostenete sempre in mille modi con grande entusiasmo, molti di voi hanno risposto anche all’appello che avevamo fatto per aiutarci a pagare le spese legali per affrontare questo caso.

Grazie a tutti!

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L’udienza davanti al Giurì dello IAP si è svolta venerdì scorso, a Milano. In quella sede, il Comitato di Controllo dell’Istituto ha confermato tutte le “accuse“.

In primis, il fatto che il messaggio: “Basta violenza di genere: i bambini sono maschi, le bambine sono femmine” fosse nel complesso ingannevole e soprattutto discriminatorio.

Abbiamo passato le settimane scorse a smontare questi rilievi, con una profonda ricerca anche nella giurisprudenza passata dello IAP, ma anche citando i casi concreti di abusi verificatisi nelle scuole a causa dell’Ideologia Gender.

La nostra linea difensiva è stata questa: il messaggio non esprime in alcun modo un giudizio sulla condizione personale di chi non si riconoscesse nel proprio sesso biologico. Non è mai stato, non è e non sarà mai nostro scopo occuparci in alcun modo di questo.

Il nostro messaggio denuncia casi concreti di violenta costrizione ai danni di bambini e bambine affinché adottino comportamenti e attitudini naturalmente propri del sesso opposto. Costringere i bambini a fare le femmine e le bambine a fare i maschi.

Questo è assolutamente inaccettabile, e abbiamo fatto di tutto per restare liberi di poterlo denunciare.

È stata una linea vincente, e siamo rimasti liberi. Tutti noi!

E ora, torniamo a concentrarci sugli obiettivi della nostra associazione. Prima di tutto: entrare a far parte del Forum Nazionale delle Associazioni di Genitori nelle Scuole (FONAGS) accreditato presso il Ministero dell’Istruzione. Siamo nella fase conclusiva della domanda di accesso.

Una volta nel FONAGS, migliaia di genitori avranno dentro il Ministero dell’Istruzione una rappresentanza nuova capace di fare qualcosa che spesso serve ma che non sempre altre realtà hanno avuto coraggio di fare: sbattere i pugni.

A proposito: è urgente firmare e diffondere questa petizione per chiedere al Ministro Fedeli di inserire nella riforma in corso del Patto Educativo di Corresponsabilità anche il Consenso Informato Preventivo da richiedere ai genitori prima di inserire qualsiasi attività sulla sessualità e sull’affettività in orario scolastico.

Nelle prossime settimane vi terremo aggiornati sugli sviluppi.

Restate sempre connessi a ogni nostra attività tramite la Pagina Facebook e il Profilo Twitter di Generazione Famiglia!
Un carissimo saluto, a presto!

Jacopo, Filippo, Maria Rachele
e tutta Generazione Famiglia

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Migranti in Bruxelles attaccano lavoratori delle costruzioni Natalizie

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Segnalazione di F.F.

Proteste di massa sono esplose questa sera a Bruxelles.

Mercoledì sera nella capitale belga sono scoppiati disordini, dopodiché una folla di manifestanti ha attaccato un posto di polizia. Almeno centocinquanta persone si sono radunate per lanciare pietre contro l’edificio.

Sono state chiuse alcune stazioni della metropolitana. Non ci sono ancora informazioni sul numero di arresti.

Secondo quanto riferito dal giornale La Derniere Heure, un gruppo di giovani ha rivoltato macchine e rotto le vetrine nel centro della città. Alla Place de la Monnaie si sono radunate centinaia di persone in risposta all’appello lanciato da un rapper famoso locale.

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La grande tribolazione

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Risultati immagini per chiesa e massoneria siracusaRELIGIONE/CHIESA CONCILIARE (i titolo ecclesiastici vanno riferiti alla “Chiesa conciliare” non a quella Cattolica, N.d.R.)

di Danilo Quinto

Alla presenza del Vescovo di Noto, mons. Antonio Staglianò, domenica 12 novembre si tiene a Siracusa un convegno dal titolo “Chiesa e massoneria, così vicini e così lontani?”, che ha come punto di partenza le dichiarazioni del cardinale Gianfranco Ravasi: “Queste varie dichiarazioni di incompatibilità tra le due appartenenze alla Chiesa e alla Massoneria non impediscono, però, il dialogo come è esplicitamente affermato nel documento dei vescovi tedeschi che già elencavano ambiti specifici di confronto come la dimensione comunitaria, la beneficenza, la lotta al materialismo, la dignità umana, la conoscenza reciproca […] bisogna andare oltre ostilità, oltraggi, pregiudizi reciproci, perché rispetto ai secoli passati sono migliorati e mutati il tono, il livello e il modo di manifestare le differenze che pure continuano a permanere in modo netto”.

Leggendo queste parole, mi sono venute alla mente quelle che Michael D. O’Brien, il grande scrittore cattolico canadese, fa dire al protagonista del suo straordinario libro L’inviato. Padre Elia si trova invitato ad una festa, dove incontra, tra gli altri, un cardinale, che lo intrattiene sulla figura del Presidente, sulla bontà del suo messaggio sulla Felicità Universale, che metterà finalmente in pace il cuore degli uomini. Dopo un lungo dialogo, in cui ascolta le farneticanti dichiarazioni di quel principe della Chiesa, Padre Elia gli rivolge queste parole, alzando il palmo delle mani sopra l’uomo: “Lei è un pastore del gregge del Signore. Il Giorno del Giudizio renderà conto per ogni sua parola e ogni suo atto. La esorto solennemente a lasciare subito l’accampamento del malvagio, a ritornale al suo gregge e a dare forza a ciò che è rimasto!”.  Continua a leggere

Perché Washington teme che Steve Bannon parli

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Segnalazione di F.F.

Bannon getta lo scompiglio a Washington.

Il 23 ottobre scorso, a Washington, l’Hudson Institute ha organizzato un dibattito dal titolo: «Contrastare l’estremismo violento: il Qatar, l’Iran e i Fratelli Mussulmani».

L’Hudson Institute è un organismo di previsione, creato dal futurologo Heman Kahn. Vi fanno parte molti adepti del filosofo Leo Strauss.

Il pubblico era composto da alte personalità, membri del Congresso e dell’amministrazione, ambasciatori e giornalisti.

L’ex direttore della CIA e segretario della Difesa, Leon Panetta, e il suo successore, David Petraeus, dovevano prendere di mira l’Iran e sostenere invece il Qatar e i Fratelli Mussulmani.

Per fare bella figura, l’Hudson Institute aveva invitato anche Steve Bannon, ex consigliere speciale del presidente Trump. Il direttore dello Hudson Institute, l’ambasciatore Hussain Haqqani, presentando gli invitati ha dichiarato che Panetta e Petraeus sono persone «illuminate», mentre Bannon incarna le «Forze delle tenebre» (sic).Intervenendo per ultimo, Steve Bannon ha definito il New York Times «partito d’opposizione» e ha respinto l’aggettivo «isolazionista» utilizzato dal quotidiano per definire la politica estera di Trump, ricordando invece le azioni del presidente contro Daesh.

siria
© REUTERS/ KHALIL ASHAWI/FILE PHOTO

L’Emirato islamico in Iraq (futuro Daesh) è stato creato durante il mandato di George W. Bush allo scopo di sviare la collera degli iracheni contro le truppe d’occupazione e trasformarla in guerra civile; un congegno avviato sotto il controllo del generale Petraeus, l’allora comandante delle truppe in Iraq, che poi Leon Panetta ha rilevato e sostenuto. John McCain ha incontrato i leader di Daesh con cui, in nome di una strategia “vietnamita” contro la Siria, ha mantenuto a lungo legami molto stretti. (video)A proposito del conflitto tra Arabia Saudita e Qatar, Bannon si è rallegrato del mutato atteggiamento dell’Arabia Saudita nei confronti degli jihadisti e ha condannato il Qatar, benché l’amministrazione Trump non abbia preso ufficialmente posizione. Il pubblico lo ascoltava in silenzio e attentamente.

Bannon si è quindi lanciato in una critica alla politica di George W. Bush e di John McCain. Il presidente dell’adunanza l’ha interrotto e ha messo fine al “dibattito” dichiarando: «Bene, l’élite della politica estera di Washington che mi ha chiesto di darle la parola oggi mi ha anche chiesto di chiudere il dibattito se lei avesse trattato soggetti diversi da quelli programmati. Per questo motivo la discussione finisce qui. Grazie per essere venuto».

Fonte: www.controinformazione.info

L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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“Dio mio, quanti fascisti!”: l’Europa si è spaventata per l’enorme marcia dell’estrema destra cattolica

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“I fascisti marciano per Varsavia”. “L’Europa bianca”: il ministro polacco ritiene che la marcia di estrema destra sia splendida”. “La più grande marcia nazionalista in Europa”. Con questi titoli la stampa europea ha commentato ieri la celebrazione del Giorno dell’indipendenza nella capitale polacca.

In occasione del novantanovesimo anniversario del ritorno alla sovranità, a Varsavia si sono tenuti ieri eventi, incontri e ben dodici cortei, ma tutto è stato eclissato dalla marcia di estrema destra, enorme per gli standard locali: secondo le stime della polizia, c’erano 60mila partecipanti, secondo le stime degli organizzatori, 100 mila.

Con bengala e passamontagna, i manifestanti urlavano slogan quali: “sarà bianca l’Europa delle nazioni fraterne!” e “al diavolo i profughi!” e “non arcobaleno, ma la Polonia nazionale” e “preghiamo per un olocausto islamico”.

I media dei principali paesi dell’Europa occidentale sono in stato di shock. Non capiscono come mai in un paese pioniere della libertà dell’Europa dell’est, quale la Polonia, che nel 1980 è diventata il centro di frattura interna del socialismo, sia possibile che si verifichi una cosa del genere. Che improvvisamente sia successo proprio ai polacchi: i quotidiani della stampa occidentale sono perplessi. Se osserviamo lo sviluppo della politica interna, nazionale ed estera dell’ultimo quarto di secolo in Polonia, vediamo che tutto ciò ne è il risultato diretto.

Gli ultimi 27 anni in Polonia sono stati vissuti dolcemente, alla deriva di una messianica euforia: “abbiamo distrutto il comunismo mondiale! Ci sono grati tutti! Noi siamo il popolo liberatore!”

Poi la Polonia ha assunto l’attuale ruolo di paese attaccabrighe, che richiede risarcimenti da Germania e Russia, appaltando miliardi di dollari in missili americani in caso di attacco russo. Infine, ha distrutto i monumenti sovietici. Questo etnico narcisismo lo chiamano patriottismo. E la xenofobia è stata orientata verso i russi e la Russia. In Polonia nel prossimo futuro potrebbe crescere “l’attaccabrighe europeo” vero e proprio, molto più reale di quello della piccola Ungheria, la Polonia potrebbe diventare il centro di gravità di tutta l’ultra destra europea.

Tra l’altro, i media europei sono spaventati che la desta si trovi sotto la protezione del governo e che alla marcia abbiano partecipato persone da tutto il resto d’Europa, dall’Italia alla Gran Bretagna. Vogliono la Polonia, bianca, cristiana e mono-etnica, in maniera assoluta.

Però l’invecchiamento della popolazione continua, viene bilanciato solo dalla vicina Ucraina, ma di ucraini per un bel pò ne avranno abbastanza. Eppure la Polonia si oppone all’accoglienza dei rifugiati. Se diventa l’epicentro nascente della tendenza nazionalista europea, di tutto il sistema dell’ultra-destra e ultra-sinistra in Europa, di Le Pen in Francia e Alternativa per la Germania, il crollo avverrà presto.

Non si può non ricordare che in Polonia, e in tutta l’Europa dell’Est in generale, questi movimenti non sono certo cresciuti da soli. 

Fonte: https://it.sputniknews.com/mondo/201711135273241-marcia-fascisti-europa-polonia-ultradestra-nazionalista-governo-protezione-stampa/

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Aemilia, banche e ‘ndrangheta. Il pentito: “Occhi chiusi su operazioni sospette”.

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Al processo Aemilia tiene banco Antonio Valerio, fresco collaboratore di giustizia che ha deciso di vuotare il sacco nel giugno scorso. E’ un personaggio unico nella ’ndrangheta 5.0, come chiama la cosca emiliana per spiegare la distanza dalla mafia vecchio stampo, tutta “bacinella, lupara e cuppulicchia”. Uno “’ndranghetista a statuto speciale”, si definisce, che può …

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/11/aemilia-banche-e-ndrangheta-il-pentito-occhi-chiusi-su-operazioni-sospette-e-per-il-direttore-ragazze-disponibili/3963983/ Continua a leggere

Le foto della minacciosa manifestazione nazionalista di sabato a Varsavia

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Segnalazione di F.F.

Decine di migliaia di persone hanno manifestato con motti nazionalisti, frasi xenofobe e slogan religiosi per il giorno dell’Indipendenza

Ieri 11 novembre la Polonia ha festeggiato l’indipendenza conquistata nel 1918, dopo oltre un secolo di dominazione straniera da parte di Russia, Austria e Prussia. È uno degli anniversari più importanti della nazione, commemorato con parate e marce, ma dalla fine degli anni Duemila è diventato un’occasione per manifestazioni nazionaliste che attirano persone anche dal resto dell’Europa. A quella di ieri a Varsavia hanno partecipato decine di migliaia di persone di gruppi di estrema destra, dagli italiani di Forza Nuova agli ungheresi di Jobbik.

Lo slogan più usato ieri era “We Want God” (Vogliamo Dio), da una vecchia canzone nazionalista polacca che anche Donald Trump aveva citato nel suo discorso durante la sua visita in Polonia. C’erano cartelloni che inneggiavano alla supremazia dei bianchi, che paragonavano l’Islam al terrorismo, contro i diritti LGBT e con slogan antisemiti del partito dell’ONR, il gruppo che ha fondato la manifestazione anni fa, che dice di voler “preservare l’omogeneità etnica della Polonia e la fede cattolica sotto l’ordine politico militare”. C’è stata anche una piccola contromanifestazione, ma il numero di partecipanti non è stato paragonabile. Continua a leggere

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