Io sono favorevole al ritorno delle salme in Italia, per un atto di carità; e non ho mai nascosto umana simpatia per Umberto II, il migliore della usurpativa dinastia sabauda al suo tramonto; ma da qui alla santificazione di Vittorio Emanuele III, in odore di massoneria e traditore 2 volte (della Triplice Alleanza prima, della Germania e degl’italiani poi, nonché artefice della catastrofe dell’8 settembre per passare armi e bagagli con gl’invasori alleati) ne corre assai.
…E mentre l’Italia va a rotoli a causa di una crisi artefatta, strozzata dalle tasse, senza lavoro e invasa dall’immigrazione clandestina, i partigiani pensano ai gadgets fascisti. Ecco svelate le loro priorità.
L’assessore alla Sicurezza: «È il locale che causa meno guai e gli immigrati ci vanno»
di Fabio Paravisi
Volevano boicottarlo, ma gli hanno solo fatto pubblicità. In una mattina venti persone hanno contattato la pagina Facebook del bar «Colazione da Tiffany» di Bergamo e hanno chiesto l’amicizia. In un’altra decina si sono fermate al bar di via San Bernardino a fare i complimenti al titolare per l’arredamento del locale, ispirato più a Benito Mussolini che ad Audrey Hepburn. Ritratti e figurine del Duce, motti che si immaginano proclamati dal voce stentorea dall’apposito balcone, bandiere della Repubblica Sociale e della X Mas, fasci littori sparsi qua e là: ce n’è abbastanza per fare inorridire chi ha del Ventennio un’idea meno idilliaca del titolare Vinicio Morzenti. Come alcuni clienti che dopo esserci entrati per caso ne sono usciti indignati (e qualcuno ha scritto anche al nostro giornale). O gli anonimi che hanno inondato le cassette della posta del quartiere di inviti a reagire alla glorificazione del fascismo messa in scena dal locale, diventato luogo di ritrovo dei militanti di Casa Pound.
Non si era mai visto i sindacati di polizia condannare ripetutamente il ministro dell’Interno e dicano di vergognarsi perché vengono obbligati a usare il manganello contro gente perbene
Siamo a un passo dalla guerra civile. Lo Stato e la Chiesa, i due poteri secolare e spirituale, si rendono conto che gli italiani non solo non si fidano più di nessuna autorità, ma si sentono traditi e umiliati per il fatto che antepongono l’interesse dei clandestini a quello degli italiani?
Portogruaro – I profughi si rigirano sui materassini gonfiabili, cercando di trovare un po’ di scampo all’afa. Dai finestroni della palestra non entra un filo d’aria, tutta la Laguna veneta sembra sprofondata in una cappa di calore e umidità.
È Portogruaro, in provincia di Venezia ma a una manciata di chilometri dal Friuli, il palcoscenico dell’ultimo, demenziale capitolo della gestione schizofrenica dell’emergenza immigrazione. Ai primi di luglio la prefettura ha assegnato all’Istituto tecnico commerciale “Gino Luzzatto” una quindicina di profughi da sistemare in palestra. Della logistica si sarebbe occupata la cooperativa “Solaris” di Carpi, nel Modenese, già al lavoro nel Triveneto in altri contesti analoghi.
I profughi, che ormai sono più di sessanta, dormono su materassi buttati per terra nella palestra di ginnastica, un lenzuolo per detergere il sudore, i vestiti bagnati stesi ad asciugare sulle spalliere a muro.
Già dopo la prima notte, dieci immigrati su quindici erano scappati. “Da allora, però, continuano ad aumentare di numero – dice sconsolata la preside Michela Borin – Io dovrei essere in ferie, ma do una mano volentieri. La disorganizzazione però è totale: io stessa ho portato mobili e suppellettili private per sopperire alle prime necessità”.
Il problema, però, sta a monte: la struttura è priva di acqua calda e il ricambio d’aria, specie in questi giorni di canicola, non esiste. Domenica l’Ulss ha comunicato che la palestra è inadeguata e che entro quarantotto ore la prefettura avrebbe dovuto trovare un’altra sistemazione. A metà giornata di lunedì, però, al “Luttazzo” nessuno crede seriamente che se ne andranno e anzi la preside teme per la ripresa delle attività scolastiche a fine agosto: “Mi hanno detto che per il 15 se ne sarebbero andati, ma io non ci credo. Si figuri che del rapporto dell’Ulss l’ho saputo dal telegiornale perché nessuno si era preso la briga di avvisarmi…”
A Eraclea la situazione è anche peggiore
Trenta chilometri più a ovest, sul mare, va in scena un’altra commedia dell’assurdo. Nel residence “Le Mimose” di Eraclea Mare sono stati ospitati circa 250 migranti, perlopiù africani e bengalesi. La frazione, d’inverno, non conta più di duecento abitanti.
I profughi sono alloggiati in 64 appartamenti affittati dalla “Solaris” per otto anni. L’obiettivo è quello di fare del residence una sorta di hub del sociale, che in futuro possa ospitare anche disabili, famiglie in difficoltà economica e ogni genere di soggetti a rischio.
Un progetto osteggiato dai quei proprietari che nei mesi scorsi avevano comprato un appartamento alle Mimose e che ora vedono crollare vertiginosamente il valore del proprio investimento. Sabato è arrivato qui Matteo Salvini e mille persone, giunte anche dai paesi vicini, hanno protestato contro la decisione della prefettura.
Dalla coop, però, affermano che più che la presenza dei profughi ad allontanare i turisti è l’allarmismo leghista. “I ragazzi sono contenti di stare qui e il rapporto con la popolazione locale è buono”, ci spiegano impiegati e volontari.
Quando ci incamminiamo verso l’interno della struttura, però, veniamo seguiti a trenta passi da un impiegato della Solaris: hanno il terrore che possiamo vedere o ascoltare le storie sbagliate.
Alessandra Moretti, ex candidata Pd alla Regione Veneto, dove gli elettori le hanno preferito ancora una volta il leghista Luca Zaia, è sbroccata. Non per il caldo estivo, che pure quello contribuisce, per carità, ma perché, insomma, lei ha perso, e si capisce, le hanno remato contro, a Roma il governo Renzi che ti piazza quelle riforme in piena campagna elettorale, pure quella sindacalista, la Susanna Camusso, “venuta in Veneto” chiedendo di “votare scheda bianca”, cose mai viste.
Le feste del Partito Democratico, dove i fratelli coltelli – quelli che si vantano d’essere “forza responsabile” del paese – tirano fuori dalla bisaccia le boccette con la bile, sono ormai uno sfogatoio di rancori. E così anche Alessandra Moretti s’è sfogata.
Mercoledì 15 luglio 2015, sull’onda del successo del referendum sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, gli attivisti LGBTirlandesi hanno ottenuto un’altra importante vittoria con l’approvazione del cosiddettoGender Recognition Bill. Grazie a tale legge le personetransgender potranno infatti vedere riconosciuto legalmente il proprio “status sessuale” mediante una semplice auto-certificazione.
Se fino ad oggi era infatti necessario l’intervento ufficiale di un medico o dello Stato, con la normativa appena introdotta, ognuno potrà dichiarare il proprio “sesso percepito” in maniera libera ed autonoma.
Attualmente, la maggior parte dei paesi europei prevede che le persone transgender, per poter ottenere il riconoscimento legale del proprio sesso “psicologico” diverso da quello biologico, si sottopongano ad operazione chirurgica e sterilizzazione o siano diagnosticati con disturbi mentali riguardo la propria sessualità. La nuova legge sull’auto-riconoscimento delgender, che fa salire l’Irlanda sul podio europeo dei diritti transgender, dietro la Danimarca e Malta, stabilisce invece che qualsiasi cittadino o residente irlandese, compiuti i 18 anni di età, sarà libero di assegnarsi legalmente il proprio genere sessuale senza bisogno di alcun intervento o parere medico.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare di tre coppie omosessuali, che da anni vivono insieme in una relazione stabile. Come forma di risarcimento lo Stato italiano dovrà versare la somma di 5.000€ a ciascuna delle tre coppie gay che hanno presentato e vinto il ricorso.
Per la Corte di Strasburgo l’Italia deve introdurre una qualche forma di riconoscimento legale per le unioni omosex in quanto «la protezione legale disponibile attualmente a coppie dello stesso sesso non solo non garantisce i bisogni fondamentali per una coppia che sia in una relazione stabile, ma non dà neanche sufficienti certezze».
La sentenza della Corte europea diverrà definitiva tra 3 mesi se i ricorrenti o il Governo non chiederanno e otterranno un rinvio alla Grande Chambre per un nuovo esame della questione. C’è da considerare che sulla testa dell’Italia pendono altri quattro ricorsi riguardanti la registrazione di matrimoni contratti all’estero e uno concernente un mancato ricongiungimento familiare di un cittadino italiano col suo compagno neozelandese.
Come si nota nel video, nella nicchia non c’è più la madonnina. La nostra è solo una domanda, non un’affermazione. Certo la casualità è molto strana
SCHIO / VALLI DEL PASUBIO – L’amministrazione del sindaco Valter Orsi è entusiasta di accogliere una quarantina di clandestini nello stabile dell’ex colonia alpina “Città di Schio” di Valli del Pasubio, di proprietà del Comune di Schio, sulla Provinciale 46 tra Sant’Antonio del Pasubio e Pian della Fugasse. Collaborazionista.
Gli ospiti saranno gestiti da – rullo di tamburi – cooperativa “Con Te” di Quinto Vicentino. Dove c’è business, ci sono le coop.
Prima del loro arrivo, lavori di pulizia e arredo all’ex colonia : l’Ulss 4 Alto Vicentino ha donato a spese dei contribuenti letti e mobilia
“Ringrazio l’Ulss 4 e la dg Daniela Carraro – commenta Valter Orsi – che ha regalato frigoriferi, mobiletti, tavoli e sedie per una fornitura idonea a rendere accogliente la struttura”.
Ma che cavolo ringrazi la tua amica Daniela, i soldi per i ‘mobiletti’ li hanno messi i cittadini, mica lei.
Anche Armando Cunegato, sindaco di Valli del Pasubio, è entusiasta: “I sindaci non dovrebbero essere bypassati, ma informati comunque sugli accordi tra Prefettura e privati sull’ospitalità dei profughi che è gestita da cooperative. Come sindaci della comunità montana ora incontreremo il Prefetto, per dare la nostra disponibilità ma proporremo un tetto massimo di profughi per Comune”.
Se doveste irrigidirvi sul no ai profughi?
“Saremmo obbligati a riceverne comunque, quindi con la Prefettura è utile trovare un accordo”.
Per quanto riguarda i 40 profughi assegnati a Schio, ma di fatto spuntati a Valli? “ll sindaco Orsi mi ha contattato e parlato della questione. Li aspettiamo”.
ECCO IL VIDEO DI ALEX CIONI PROPRIO DAL RESIDENCE CHE OSPITERA’ I PRESUNTI PROFUGHI
In riferimento all’arrivo ulteriori di profughi nell’alto vicentino (già presenti a Santorso, Valli del Pasubio e Torrebelvicino), breve filmato all’ex colonia al Passo Pian delle Fugazze. Struttura messa a disposizione della Prefettura vicentina per gentile concessione del Comune di Schio al fine di impedire – dicono da Palazzo Garbin – l’inserimento di oltre 150 immigrati presso la struttura sanitaria (in parte in disuso) della città capoluogo dell’alto vicentino…
Io, testimone del G8 vi racconto che i Black Bloc non esistono:sono agenti di polizia
Al G8 di Genova Polizia e black bloc hanno lavorato in simbiosi. Ero inviato «addetto alle botte» e sono stato testimone diretto dell’incoffessabile legame.
«Se vuoi mangiare devi fare la fila. Qui è tutto chiuso. I ristoranti aperti sono pochi. Vanno tutti lì a mangiare. Ti siedi solo se sei fortunato».
Assolata e desolata. Così si presentava Genova nel luglio 2001. Non era desolata a causa del caldo e delle vacanze. Era desolata per paura. Di lì a pochi giorni si sarebbe svolto il G8, il vertice internazionale che racchiude gli otto Stati più potenti economicamente dell’Occidente. Si sarebbe discusso di molti temi, e di globalizzazione. Ma soprattutto la città sarebbe stata teatro delle proteste anti globalizzazione. Di questo avevano paura i genovesi. Da settimane i giornali e le televisioni annunciavano la violenza dei manifestanti. Si era arrivati a scrivere che i dimostranti avrebbero lanciato sacche di sangue infetto alle forze dell’ordine. Per questo i genovesi avevano paura e la città appariva desolata.