La Francia abbandona il progetto gender. Hanno vinto le famiglie

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Parigi. Dovranno farsene una ragione le fanciulle di Osez le féminisme! e del Collectif éducation contre les LGBTphobies, che giovedì dalle pagine del Monde hanno chiesto al ministro dell’Educazione nazionale, Benoît Hamon, di ufficializzare quanto prima la generalizzazione del movimento “Abcd de l’égalité”. Perché il programma scolastico pro gender – promosso dall’ex ministro Vincent Peillon e dall’attuale ministro per i diritti delle Donne, Najat Vallaud-Belkacem, con il pretesto di decostruire gli stereotipi sessuali e di lottare contre le disuguaglianze tra maschi e femmine – non andrà oltre lo stadio della sperimentazione (attualmente sono 275 le scuole coinvolte). Stando a quanto riportato giovedì dal settimanale Express, a conferma delle indiscrezioni diramate dal Figaro qualche settimana fa, Hamon avrebbe deciso di ritirare il programma, sfiancato dalle crescenti proteste dei movimenti di boicottaggio e alla luce dei problemi economici attuativi emersi dal pre-rapporto ministeriale che doveva valutare lo stato della sperimentazione, mettendo così una pietra tombale sull’ipotesi di estenderlo a tutti gli istituti scolastici in vista della prossima rentrée. La decisione, che sempre secondo l’Express avrebbe trovato d’accordo la stessa Belkacem, sarebbe già stata presa il 27 maggio, in seguito a un faccia a faccia a Matignon tra il ministro dell’Educazione nazionale e il premier Valls. Ieri l’entourage di Hamon ha fatto sapere che il ministro si pronuncerà definitivamente a riguardo nei primi giorni di luglio, ma tutto fa pensare che non ci sarà nessuna marcia indietro last minute. Manca solo l’ufficialità dell’ennesimo cambio di rotta del governo, dopo il rinvio sine die della loi famille e il fallimento della legge sul mariage pour tous, certificato dal numero irrisorio di matrimoni omosessuali celebrati fino a oggi.

 

Hanno vinto le famiglie, che da gennaio rispondono compatte all’appello di boicottaggio pacifico lanciato da Farida Belghoul e dal suo movimento antigender Giornate di ritiro dalla scuola (Jre). Da quel 24 gennaio, prima giornata di boicotaggio dell’“Abcd de l’égalité”, le adesioni all’iniziativa della Belghoul non hanno mai smesso di crescere, nonostante i reiterati tentativi di ostruzionismo da parte dell’esecutivo. Indifferente alle critiche piovute dai giornali della gauche, Farida, la storica leader del “movimento beur”, ha continuato a marciare e a lottare, con la stessa determinazione di quando, negli anni Ottanta, sbertucciava a Place de la République gli antirazzisti del Ps e di Sos Racisme. E a nemmeno sei mesi dal lancio dell’iniziativa ha già costretto il governo a fare marcia indietro sul suo progetto di rifondazione della scuola. “Sono felice, è sicuramente una vittoria importante, ma non definitiva. La mobilitazione resta necessaria”, dice al Foglio Farida Belghoul. “‘L’Abcd de l’égalité’ è solo il primo tentativo del governo d’introdurre l’ideologia del gender a scuola. Ne seguiranno altri e saranno ancora più insidiosi e surrettizi”. “L’impatto del movimento è marginale”, diceva un certo Vincent Peillon, prima di ricevere il benservito da Hollande, e la penetrazione della teoria del genere nelle scuole è solo “un folle rumor, inventato e alimentato dai reazionari”. A questo proposito, l’ex ministro farebbe bene a rinfrescarsi le idee, dando un’occhiata a un video pubblicato mercoledì sul sito dell’associazione politica Egalité et réconciliation, dove le relatrici del programma di cui è stato il promotore spiegano quali sono, o meglio quali erano, gli obiettivi concordati. Di seguito una breve selezione delle frasi pronunciate dalle relatrici: “La riproduzione degli stereotipi educativi è una cospirazione della società”, “bisogna evitare che la socializzazione differenziale penetri nelle scuole”, “il lavoro di decostruzione deve iniziare dalla tenera età”, “gli stereotipi sono evidenti fin dalla materna: i bambini indossano i pantaloni, le bambine le gonne”. Vedere per credere.

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Ricordi di GranLoggia ( sacramentum voluntatis non Christi)

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MONTINI

Segnalazione di Federico Prati

Nel pomeriggio del 15 agosto 1955. Profetico incontro

L’Osservatore Romano

Card. Loris Francesco Capovilla

All’ingresso di Ca’ Maitino, una lapide ricorda un fatto importante per la  storia della Chiesa, in modo particolare dell’azione di Angelo Giuseppe  Roncalli^, cioè l’incontro avvenuto, in questa dimora, tra lui e l’arcivescovo  Montini. Sono esattamente sessant’anni dalla mia riflessione su quella  testimonianza data con semplicità e grande speranza: «Presago colloquio sui  destini della Chiesa». La significazione di quel ricordo sta tutta nel fatto di  una forte, fraterna e prolungata amicizia dei due metropoliti di Venezia e  Milano.  Quello che disse allora il cardinale Roncalli più volte, a me e ad altri suoi  collaboratori, suscita l’impressione di un qualche cosa che preveniva gli  eventi. Quale il significato di quel presagio? Si trattava di un colloquio di  cui gustai l’eco nel racconto del Patriarca.  Indubbiamente quel presagio ha avuto attuazione lenta e decisa che potrebbe  compendiarsi così: elezione dei due personaggi al papato, annuncio del concilio  Vaticano II, aggiornamento delle strutture portanti della Chiesa. Nessuna  discussione sulle verità rivelate, sulla sacra tradizione, sulle consolidate  disposizioni pastorali ma l’ansia di tradurre il tutto in un servizio più  profondo e aggiornato della Chiesa, della cristianità e dell’umanità intera.  Oggi parlano quegli eventi e noi rimaniamo stupiti innanzi alle tante buone  volontà corrispondenti alle esigenze dei tempi che corrono. Esse rendono  servizio al messaggio cristiano e all’intera famiglia umana.

Da allora a oggi abbiamo fatto insieme un buon cammino. Abbiamo approfondito l’ arte del colloquio col mondo intero e, a sua volta, il mondo intero guarda con  simpatia a Roma. Pertanto, dinnanzi a qualsiasi difficoltà, viene spontaneo il  richiamo al divino poeta: «Avete il novo e ’l vecchio Testamento, / e ’l pastor  de la Chiesa che vi guida; / questo vi basti a vostro salvamento» (Dante  Alighieri, Paradiso, canto V).   In ciascuno di noi è cresciuto il rispetto per la persona umana, la  comprensione di diverse scelte religiose e sociali, l’impegno di darsi la mano  l’un l’altro in un cammino che è iniziato: Tantum aurora est.  La ricchezza del rapporto tra Angelo Giuseppe Roncalli/Giovanni XXIII e  Giovanni Battista Montini è ben documentata dal loro epistolario e dalle tracce  sparse in varie annotazioni circa i loro incontri che risalgono agli anni  Venti. Ci troviamo quanto basta a testimonianza di un’amicizia discreta, a  conferma di una fede granitica e di un forte amore per la Chiesa, nonché di un
servizio ecclesiale dove le ragioni pastorali e religiose hanno sempre prevalso  dentro ogni impegno: anche diplomatico, politico, culturale.  Fra i tanti incontri che costellano le vite dei due futuri Pontefici debitori  della ricca tradizione cristiana lombarda che, soprattutto dall’epoca  borromaica a quella di Andrea Carlo Ferrari, Ildefonso Schuster e Achille  Ratti, ha permeato in profondità coscienze individuali e comunità, clero e  laicato, percorsi e istituzioni, spicca quello a Sotto il Monte nella festa  dell’Assunta di sessant’anni fa, 15 agosto 1955, in un periodo in cui, dopo  aver condiviso il servizio alla Santa Sede come diplomatici — Roncalli prima in  Bulgaria, poi in Turchia e Grecia, quindi in Francia, Montini, di fatto sempre  in Segreteria di Stato — i due si potevano dedicare pienamente al ministero  pastorale. Alla svolta di Roncalli trasferito da Parigi a Venezia, era infatti  seguita quella di Montini mandato a Milano. È questo il periodo in cui fra i  due ecclesiastici — già forti — crescono la stima, la sintonia, la convergenza  su una precisa idea di Chiesa  intesa innanzitutto al servizio, all’ascolto, al dialogo con un mondo in  trasformazione.  Non a caso sin dalla prima lettera che registra il nuovo destino di Montini,  Roncalli, da Venezia il 12 dicembre 1954, nel ricordo del «bel cielo Lombardo», che aveva sorriso ai due all’inizio della vita, e della «lunga consuetudine di  fraterni rapporti» che aveva vivificato il loro «comune servizio della Santa  Sede», gli scrisse: «Compiremo insieme il sacramentum voluntatis Christi di S.  Paolo. Esso impone l’adorazione della Croce: ma ci riserba, accanto ad essa,  una sorgente di ineffabili consolazioni anche per quaggiù, finché ci durerà la  vita e il mandato pastorale». Ma arriviamo all’Assunta del 1955, che, dopo il mancato incontro a Venezia per  la festa dell’Ascensione (alla quale Montini non riuscì a partecipare come  invece avrebbe desiderato soprattutto per «os ad os alloqui di tante cose, le  nostre cose di Pastori responsabili!»), vede quest’opportunità a Sotto il  Monte.

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«Un movimento non di massa, ma di élite»: il Cammino Neocatecumenale

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Kiko-Ratzinger

Esposizione e giudizio di mons. G. C. Landucci

Soltanto a metà ottobre ’95 ho potuto leggere il magistrale articolo del  compianto monsignore, notissimo come scrittore, professore, padre spirituale,  canonico dell’arcibasilica di S. Giovanni in Laterano, mio venerato amico e  collega come “esaminatore apostolico del Clero Romano”.

L’articolo, vero saggio di livello scientifico, apparve nel numero del 31  gennaio 1983 di “Sì, sì, no, no”; ossia sette anni prima che io mi dedicassi a  studiare il C.N.; e con viva soddisfazione ho osservato che il mio giudizio è  stato anticipato con perfetta padronanza dell’argomento e con esemplare  oggettività critica dall’illustre scomparso.

Ritengo che lo scritto sia la più autorevole e inconfutabile testimonianza del  Clero romano in difesa dell’ortodossia: esso non poteva mancare in una raccolta  possibilmente completa di quanto “una Chiesa sommersa” – ma ancora reale e viva  – ha osato dire protestando contro i nemici della fede.

* * *

L’opinione approssimata che, per sentito dire, avevo di questo movimento era  parzialmente favorevole, ritenendo che si trattasse di gruppi beneficamente  attivi e volenterosi, anche se un po’ troppo autonomi e un po’ fissati su  alcune loro originalità liturgiche.

Ma l’accurata analisi che ho potuto ora compiere mi ha purtroppo svelato un  quadro ben diverso e gravissimo. Ho potuto studiare attentamente il volume di  quasi 400 pagine che contiene gli “orientamenti” per i catechisti del  movimento, tratti “dai nastri degli incontri avuti da Kiko e Carmen per  orientare i catechisti di Madrid nel febbraio 1972”. Storia, finalità, dottrina  e prassi sono qui condensati nel modo più autentico. Tutte le citazioni tra  virgolette le ho riportate accuratamente da qui, pur non indicando il numero di  pagina, trattandosi di affermazioni spesso ripetute e non essendo il libro  (dattiloscritto e ciclostilato) normalmente reperibile.

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Santa Sede occupata dai modernisti: è nato il “cittadino del mondo”

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GIORNATA MONDIALE

Segnalazione di Federico Prati

Turisti a Milano – ANSA

02/07/2015 13:59

Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti ha pubblicato il suo  Messaggio in occasione della prossima  Giornata Mondiale del Turismo che sarà  celebrata il 27 settembre  sul tema: “Un miliardo di turisti, un miliardo di  opportunità”. Si tratta di una soglia raggiunta nel 2012, ma i numeri  continuano a crescere, tanto che le previsioni stimano che nel 2030 si  raggiungerà il nuovo traguardo di due miliardi. A questi dati si devono  aggiungere cifre ancora più elevate legate al turismo locale.

“Siamo in una fase di mutamento, in cui cambia il modo di spostarsi e, di  conseguenza – afferma il Messaggio – anche l’esperienza del viaggio. Chi si  muove verso Paesi diversi dal proprio, lo fa con il desiderio, più o meno  consapevole, di risvegliare la parte più recondita di sé attraverso l’incontro,  la condivisione e il confronto. Il turista è sempre più alla ricerca di un  contatto diretto con il diverso nella sua straordinarietà. Si è ormai  affievolito il concetto classico di ‘turista’ mentre si è rafforzato quello di
‘viaggiatore’, ovvero, colui che non si limita a visitare un luogo, ma, in  qualche modo, ne diventa parte integrante. È nato il ‘cittadino del mondo’. Non  più vedere ma appartenere, non curiosare ma vivere, non più analizzare ma  aderire. Non senza il rispetto di ciò e di chi si incontra”.

“Le imprese del settore – osserva il dicastero – sono le prime a doversi  impegnare nella realizzazione del bene comune. La responsabilità delle aziende  è grande, anche in ambito turistico, e per riuscire a sfruttare il miliardo di  opportunità è necessario che ne siano consapevoli. Obiettivo finale non deve  essere il guadagno quanto l’offerta al viaggiatore di strade percorribili per  raggiungere quel vissuto di cui è alla ricerca. E questo le imprese lo devono  fare nel rispetto di persone e ambiente”.

“Anche le comunità locali – prosegue il Messaggio – sono chiamate ad aprire i  propri confini all’accoglienza di chi arriva da altri Paesi spinto dalla sete  di conoscenza. Un’occasione unica per l’arricchimento reciproco e la crescita  comune. Dare ospitalità permette di far fruttare le potenzialità ambientali,  sociali e culturali, di creare nuovi posti di lavoro, sviluppare la propria  identità e valorizzare il territorio”.

“Un miliardo di turisti, se ben accolto – si legge nel testo – può  trasformarsi in un’importante fonte di benessere e sviluppo sostenibile per l’intero Pianeta. La globalizzazione del turismo porta, inoltre, al nascere di un  senso civico individuale e collettivo. Ogni viaggiatore, adottando un criterio  più corretto per girare il mondo, diventa parte attiva nella tutela della  Terra. Lo sforzo del singolo moltiplicato per un miliardo diventa una grande  rivoluzione. Nel viaggio si cela anche un desiderio di autenticità che si  concretizza nell’immediatezza dei rapporti, nel lasciarsi coinvolgere dalle  comunità visitate. Nasce il bisogno di allontanarsi dal mondo virtuale, tanto
capace di creare distanze e conoscenze impersonali, e di riscoprire la  genuinità dell’incontro con l’altro. E l’economia della condivisione è in grado  di intessere una rete attraverso la quale si incrementano umanità e fratellanza  capaci di generare uno scambio  equo di beni e servizi”.

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Attenti a scordarvi l’Ucraina, potrebbe tornare a farsi ricordare in maniera molto brutale

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DONBASS

Segnalazione di Federico Prati

DI MAURO BOTTARELLI

ilsussidiario.net

Ma l’Ucraina è sparita? Per settimane ogni singolo telegiornale apriva la  propria edizione con gli sviluppi del conflitto nel Donbass, con i suoi  risvolti geopolitici e con la reazione pavloviana dell’Europa alle sanzioni  statunitensi contro Mosca. Oggi, a parte il giallo dell’aereo malese e della  sua carcassa dispersa per migliaia di chilometri, silenzio totale. Come mai?  Forse perché l’operazione “primavera araba” in salsa ucraina non è andata come  si sperava? Anzi, come Washington sperava, almeno per adesso. E non è solo e  tanto la questione militare a preoccupare, quanto quella del debito e della  crescita economica, visto che la parte russa del Paese, la Crimea della
discordia, è il cuore industriale.

Inoltre, gli investitori esteri stanno già oggi abbandonando il Paese perché  spaventati dalle continue tensioni, con i giganti Shell e Chevron che hanno già  cancellato tutti i progetti legati al gas nell’area: di più, a causa del  conflitto, l’Ucraina sta vivendo un paradosso, essendosi trasformata da  fornitore netto di energia per la regione a nazione sempre di più dipendente da  energia importata.

Unite a questo la crisi della moneta nazionale, la hryvnia, crollata di oltre  il 60% sul dollaro da inizio di quest’anno e capirete facilmente come il debito  del Paese, denominato in dollari, stia diventando sempre più insostenibile,  tanto che il Fmi ha già sancito la necessità di una sua ristrutturazione,  nemmeno a dirlo a condizioni molto meno capestro di quelle offerte alla Grecia  (prima, oltretutto, di tagliare la corda dal terzo salvataggio, statuto alla  mano).

E non basta, perché se da un lato Mosca va affrontata militarmente, dall’altro  la Russia è uno dei principali creditori del Paese, il cui stock di debito da  70 miliardi di dollari sta ormai diventando argomento di intenso dibattito  internazionale, ancorché molto sottotraccia e in silenzio. E mentre Grecia e Ue  stanno provando a chiudere un accordo, nelle stesse ore Kiev ha detto  chiaramente di non poter far fronte agli obblighi che i creditori le impongono.  Sarà, ma non ho notato in giro lo sdegno riservato ad Atene, potere forse di  buone amicizie. Il primo ministro ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha chiesto ai  creditori di capire come il suo Paese sia in guerra e abbia già perso un quinto  della sua crescita economica totale, con il Pil sceso del 23% dal 2012 e con il  Fmi che quest’anno attende un’altra, dura contrazione.

E che qui la faccenda sia rischiosa lo ammette proprio il Fmi, il quale nel  suo ultimo outlook sui rischi legati al debito ucraino ha definito gli stessi «eccezionalmente alti», arrivando a raccomandare ai detentori di bond di  incorrere in perdite ora, in modo che la posizione debitoria ucraina non vada  fuori controllo da qui al 2020, come ci mostra il grafico a fondo pagina. E  ancora una volta, i cosiddetti regolatori stanno dimostrandosi niente più che  dilettanti allo sbaraglio, visto che di fronte a una sostenibilità a lungo  termine di questa delicatezza, il Fmi aveva previsto per quest’anno una  contrazione del Pil ucraino del 5,5%, salvo rivederla a fine luglio al -9%!
Mikolay Gueorguiev, capo della missione del Fondo in Ucraina, ha dichiarato a  discolpa delle errate previsioni che «il conflitto nell’area Est del Paese ha  avuto un impatto più duro del previsto sull’economia nel primo trimestre» e ha  messo in guardia dal fatto che, a  fronte di un possibile, ulteriore peggioramento, potrebbe scatenarsi una crisi  umanitaria con decine di migliaia di persone che si trasformeranno in profughi,  scappando da un Paese a pezzi verso una vita migliore. Attenzione, quindi, a un
potenziale fronte di immigrazione anche da Est, visto che i governi dell’area  balcanica non sembrano molto inclini all’accoglienza, come dimostra il muro  ungherese al confine con la Serbia.

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Kalergi: Il cosmopolita massone alle origini dell’Unione Europea

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di Mario Cecere

E’ apparso a febbraio di quest’anno, e già si prevede l’uscita di una nuova  edizione arricchita, l’interessante saggio sul “Piano Kalergi” di Matteo  Simonetti, insegnante di storia e filosofia e pianista, autore di libri di  argomento politico e filosofico.

Il testo in questione, La verità sul Piano Kalergi, (Edizioni Radio Spada,  Milano) è il primo studio a ricostruire integralmente il percorso intellettuale  e l’azione politica del conte Kalergi – eminenza grigia del lager eurocratico  al cui nome è intitolato perfino un premio recentemente attribuito ad Angela  Merkel – e ad offrire una visione d’insieme dell’ambiente in cui opera e delle  finalità perseguite da un autorevole esponente della sovversione mondialista a  partire da una lettura ragionata del famigerato Praktischer Idealismus, lo  scritto filosofico pressoché introvabile (perché fatto sparire dalla  circolazione) che racchiude il pensiero dell’attivista austro-nipponico,
fondatore di Pan-Europa nonché “profeta” dell’attuale Unione Europea.

Il libro di Simonetti è un’accurata quanto spietata documentazione sulle cause  dell’immigrazione selvaggia che sta letteralmente travolgendo e deturpando, per  inconfessabili ragioni di logge e cosche, l’identità europea ed italiana, sulla  rete di interessi che si dipana tra alta finanza, massoneria, vaticano,  imperialismo anglosassone, materialismo capitalista e bolscevico, interessi  oligarchici e settari. E’ proprio dall’analisi di quest’opera fondamentale,  della quale vengono tradotti e commentati i passaggi chiave, che comincia la  prima parte del libro.

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La “preghiera” sincretista al “dio unico” di Bergoglio

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 papa-francesco bianco
Segnalazione di Federico PratiEcco il video della “preghiera” recitata da Bergoglio all’incontro ecumenico e  interreligioso nel centro internazionale studentesco francescano

https://player.vimeo.com/video/129977842

Immagine del medaglione consegnato a Bergoglio dal sindaco di Sarajevo Ivo Komsic in ricordo dell’evento.  La “preghiera” recitata da Bergoglio all’incontro ecumenico e interreligioso  nel centro internazionale studentesco francescano:

Dio Onnipotente ed eterno,
Padre buono e misericordioso;
Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili;
Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe,
Re e Signore del passato, del presente e del futuro;
unico giudice di tutti gli uomini,
che ricompensi con la gloria eterna i tuoi fedeli!
Noi, discendenti di Abramo secondo la fede in Te, unico Dio,
ebrei, cristiani e musulmani,
umilmente siamo davanti a Te
e con fiducia Ti preghiamo
per questo Paese, la Bosnia ed Erzegovina,
affinché possano abitarvi in pace e armonia
uomini e donne credenti di diverse religioni, nazioni e culture.
Ti preghiamo, o Padre, perché ciò avvenga
in tutti i Paesi del mondo!
In ognuno di noi rafforza la fede e la speranza,
il rispetto reciproco e l’amore sincero
per tutti i nostri fratelli e sorelle.
Fa’ che, con coraggio, ci impegniamo
a costruire la giustizia sociale,
ad essere uomini di buona volontà,
pieni di comprensione reciproca e di perdono,
pazienti artigiani di dialogo e di pace.
Tutti i nostri pensieri, le parole e le opere
siano in armonia con la Tua santa volontà.
Tutto sia per Tuo onore e Tua gloria e per la nostra salvezza.
Lode e gloria eterna a Te, nostro Dio!
Amen.

Fonte: Aleteja
Fonte Klix
Fonte Oslobodjenje
Fonte: Vjeraidjela

Hellas club in Parlamento: ovvero come andare in cerca di voti strumentalizzando perfino una squadra di calcio

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Segnalazione di www.veronapulita.it

bragantini550

Hellas Club in parlamento: l’indignazione del popolo gialloblù

Foto: Matteo Bragantini   La notizia data dal Tg Gialloblù e l’indignazione dei tifosi nella lettera di M.C. e nei commenti apparsi su Facebook. «Vogliamo dare voce al nostro glorioso Hellas anche a Roma. Sappiamo bene che le priorità del Paese sono altre, ci mancherebbe, ma sappiamo pure che spesso il nostro Verona – e con lui i suoi tifosi …

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Costanza e il Concilio imperfetto

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CONCILIO DI COSTANZA

Segnalazione di Viero Di Matteo

 di Fra Leone da Bagnoregio

Si è dibattuto molto sulla questione del cosiddetto “concilio imperfetto”, questa denominazione è stata stabilita dai teologi cattolici[1] per definire un concilio convocato in assenza del romano pontefice in quanto non presente o dubbio, con il solo scopo di eleggere un legittimo papa e per estirpare uno scisma creato nella Chiesa dalla presenza di più papi.

Elemento fondante del “concilio imperfetto” è la rappresentatività generale della Chiesa, il cattolicesimo deve essere rappresentato nelle sue istituzioni. Questo “concilio imperfetto” avrebbe il compito per lo stato di necessità della Chiesa di comporre eventuali scismi ovvero di constatare la vacanza della Sede Apostolica e di provvedere universalmente all’elezione di un nuovo Romano Pontefice in assenza o nel dubbio della legittimità di cardinali o qualora gli stessi non compiano il loro dovere.

Unico esempio di “concilio imperfetto” nella storia della Chiesa risulta essere stato il Concilio di Costanza celebrato tra il 1414 e il 1418 nella citta di Costanza sull’omonimo lago.

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Sequestro del ristorante ebraico Gam Gam di Venezia per evasione fiscale

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Segnalazione di Cristian Rossettini

 

Sequestro del ristorante ebraico Gam Gam di Venezia per evasione fiscale

Niente dichiarazioni dei redditi per anni, ristorante kosher sequestrato

È il “Gam Gam”, nel Ghetto di Venezia: la guardia di finanza avrebbe accertato una maxi evasione fiscale per 1,2 milioni. Anche appartamenti sotto sequestro

Sequestro del ristorante ebraico Gam Gam di Venezia per evasione fiscale

Quasi dieci anni di evasione totale: è questa, in sostanza, la pesante accusa mossa dalla guardia di finanza agli amministratori del ristorante kosher “Gam Gam” di Venezia, situato a Cannaregio all’inizio del Ghetto. Il provvedimento giunge al termine di un’indagine coordinata con il pm Roberto Terzo.

Così martedì le fiamme gialle sono state incaricate di porre sotto sequestro preventivo il locale, ora al centro di un’inchiesta penale con l’ipotesi di reato di evasione fiscale: secondo i finanzieri il ristorante per quasi un decennio non avrebbe presentato dichiarazione dei redditi, totalizzando imposte evase che ammonterebbero a circa 1,2 milioni di euro. Sarebbero stati sequestrati anche degli appartamenti. Il ristorante, per ora, resta regolarmente in funzione

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