Forse non tutti sono consapevoli del fatto che la maggior parte degli eventi che si verificano sulla scena internazionale non sono determinati dalle decisioni prese dai governi in forma ufficiale e neppure si può pensare che molti di questi siano casuali, senza una apparente collegamento con decisioni prese da qualche organismo di potere.
Così la Storia ci insegna che i conflitti esplodono all’improvviso per effetto di cause che sono soltanto apparenti, da considerare realisticamente dei semplici pretesti, mentre le vere cause, quelle profonde, come i contrasti di interessi fra grandi potenze, i grandi gruppi economici, il controllo delle fonti di energia, ecc.. Situazioni che determinano anche guerre occulte, che quasi mai emergono o vengono portati all’attenzione del grande pubblico.
Scuole elementari e materne in Germania stanno eliminando una sentita celebrazione cristiana, trasformandola in una generica “festa delle luci”, per non offendere le centinaia di migliaia di immigrati musulmani che stanno arrivando nel paese.
Lo riportano i giornali locali. Le scuole stanno eliminando la sentita festa cristiana di San Martino, celebrazione annuale che si svolge l’11 novembre, per “non urtare la sensibilità dei rifugiati”, una decisione che ha scatenato feroci critiche.
-Redazione– I Testimoni di Geova condannati a risarcire 13,5 milioni di dollari a Jose Lopez abusato all’età di sette anni da Ponzalo Campo, anziano dell’organizzazione facente capo alla Watch Tower.
La condotta del pedofilo, a detta del giudice Candice Conti, era nota ai vertici della Torre di Guardia, per precedenti altri abusi su minori, ma questo non ha impedito a Ponzalo di scalare i ranghi dell’organizzazione.
Irwin Zalkin, avvocato di Jose Lopez dichiara “La Torre di Guardia ha ignorato le denunce di abusi sessuali poste in essere dai suoi membri per anni, scegliendo di proteggere i predatori sessuali e i bambini”, Zalkin aggiunto.
“Questa sentenza può sperare di risvegliare la leadership dei Testimoni di Geova agli standard di moralità e cura per i bambini”.
“Il sostegno dell’opinione pubblica russa all’intervento in Siria sicuramente crollerà se vengono uccisi più soldati russi o avviene un attentato terroristico di grande portata in patria…”: così, su Newsweek del 31 ottobre, i due analisti William Courtney (già ambasciatore Usa in Georgia e Kazakhstan, dunque uno specialista della sovversione estera) e Donald Jensen, della John Hopkins.
Alla luce della tragedia del volo russo da Sharm el Sheik, le parole di cui sopra assumono un senso preciso. Non si tratta di due privati. Si tratta del progetto del governo americano. Già pochi giorni fa Ashton Carter, il ministro del Pentagono, ha previsto che i russi sarebbero presto vittime di un attacco in Siria, e “avranno molti morti da piangere”.
Ormai molti blog hanno rilanciato l’informazione che il sito Aurora titola così: “McCain e Saakashvili complottavano per abbattere un aereo in Siria”. Saakasvili, l’ex presidente della Georgia, autore dell’attacco alle minoranze russofone di Ossezia del Sud ed Inguscezia , nel 2008, è stato oggi nominato da Poroscenko governatore di Odessa. Il governo georgiano di oggi lo ricerca per truffe, frodi, corruzioni varie.
Saakasvili e McCain
E’ stata diffusa una conversazione intercettata fra lui e un suo ex ministro, l’israelo-georgiano David Kezerachvili , dove i due parlano di missili tipo Stinger (di fabbricazione sovietica) in Siria per distruggere più possibile di villaggi kurdi (quelli che combattono l’Isis) e seminare il caos nell’armata siriana. Dal colloquio è chiaro che il mandante di tutto è il senatore McCain, che aspetta con ansia i risultati del bel colpo.
Frattanto, terroristi dell’Isis sono stati fatti passare dalla Siria all’Ucraina: “negli ultimi tre mesi”, rende noto Meyssan, “una base è stata allestita dal regime di Kiev a
Kherson, di fronte alla Crimea. Qui la Turchia vi ha organizzato il trasferimento di molte centinaia di combattenti di Daesh…I jihadisti però non sono stati instradati in Crimea, ma nel Donbass. I battaglioni Sheik Manur e Djokhar Dudaiev, di cui il New York Times aveva rivelato l’esistenza in luglio e che erano stati quasi immediatamente disciolti, sono stati di nuovo ricostituiti”.
Su iniziativa americana, i generali di 38 paesi europei sono stati convocati a discutere i mezzi militari e propagandistici da usare contro Mosca: “Deterring Putin” è stato il tema della convocazione. In questi stessi giorni la NATO ha scatenato un’esercitazione militare di vastità mai vista da decenni, Trident Juncture, con l’impiego di 36 mila uomini in base allo scenario di “risposta ad un’invasione di una regione fittizia chiamata Ceresia da parte di un vicino ostile che usa tattiche di guerriglia ibride come quelle che Putin ha adottato in Ucraina” (sic).
Ma è quasi impossibile avere un’idea di quante iniziative di sovversione ed attacco siano in corso attualmente e contemporaneamente, da parte dell’impero del Caos, per stroncare la Russia. Per esempio, gli Usa stanno finanziando laboratori per la produzione di armi biologiche in numerosi paesi dell’Est europeo, un tempo parte del campo sovietico. Lo ha sottolineato, durante una riunione del Comitato di sicurezza nazionale russo, Nikolai Patrushev, capo dell’FSB (ex Kgb) e del Comitato nazionale antiterrorismo (NAK): sono “decine di miliardi di dollari” che vengono investiti per la produzione “di armi biologiche a fini militari” ai confini stessi della Russia” sui “territori della Comunità degli Stati Indipendenti”. Uno di questi centri di produzione è nella capitale della Georgia, Tbilisi, e si chiama “ Richard G. Lugar Center for Public and Animal Health Research”. Questa produzione viola i trattati che gli Usa stessi avevano firmato per l’abolizione di armi chimiche e biologiche: la Russia le sta distruggendo e ne sarà totalmente priva nel 2020. Gli Usa si sono dati tempo fino al 2028, e nel frattempo stanno accelerando l’insediamento di fabbriche di produzione in paesi addossati alla Russia. La natura criminale di queste azioni, anche da parte di una potenza nota per azioni criminali internazionali, non dovrebbe sfuggire ad alcuno.
Per questo chiederei ai lettori di cominciare a formare una catena di preghiere per i russi. Una catena di Rosarii.
Intendiamoci: i criminali internazionali, convinti che a forza di attentati e perdite inflitte ai russi, faranno diminuire il favore che Putin riscuote fra di loro, quasi certamente sbagliano calcoli. Non ne capiscono l’abnegazione, l’immensa storica capacità di soffrire. Non ricordano gli attentati dei ceceni? Quando presero ostaggi tutto il pubblico e il personale del teatro Dubrowska, un migliaio di persone? Gli Spetznaz furono mandati a liquidare i terroristi armati e pieni di esplosivo; li addormentarono con un gas sconosciuto e venefico; anche 130 ostaggi rimasero uccisi da questa sostanza. L’Occidente aspettò una rivolta dell’opinione pubblica; qualche “liberal” inscenò qualche protesta…ma la gente non protestò. La maggioranza dei russi accettò che “quello” si doveva fare, a qualunque costo.
E quando i folli di Basayev presero la scuola di Beslan, Nord Ossetia, con dentro 777 bambini fra gli oltre mille ostaggi? Cominciò il primo settembre 2004 e andò avanti per giorni, giorni d’angoscia della povera gente i cui bambini erano lì prigionieri di orrribili mostri pieni di eccitanti, in mostra davanti alle telecamere del mondo intero. Alla fine le forze di sicurezza russe fecero uso di carri armati e razzi incendiari; morirono tutti i terroristi ma anche 385 ostaggi, fra cui 186 scolari. L’intera Russia si unì al dolore di quei genitori, di quegli insegnanti, di quelle povere famiglie: pochissimo criticarono l’azione del governo. I sondaggi mostrarono che un 58% dei russi aveva tratto da quella tragedia una lezione: bisogna essere ancor più duri coi ceceni. Costi quel che costi.
No, non temo quel che i criminali internazionali si propongono per i russi. Ma piango per questo popolo: un popolo profondamente ferito dai settant’anni di comunismo: un bagno di sangue che ha lasciato una piaga aperta nella demografia – 60 milioni di morti, 22 dei quali nella guerra contro il Nazismo, troppi altri nel Gulag – e dove tutti, carnefici non meno che perseguitati, portano dentro una piaga nell’anima, per ciò che hanno fatto o non hanno fatto. Per le code davanti alle botteghe vuote, per la vodka ingurgitata, per “il grugno maialesco” che ha sfigurato il volto angelico che la Russia spera sempre di conquistare. Per la paura dei passi di stivali sul pianerottolo, per la tessera di partito e quella per la razione semestrale di mutande (anche quelle), per la puzza di cavoli, le riunioni di fabbrica ad applaudire le menzogne del delegato; per i parenti che non sono tornati dal Lager…
una pensionata durante il liberismo
Dopo questo, è arrivato l’altro flagello: la libertà. Con la consulenza della Scuola di Chicago. Cosa è costata ai russi il “passaggio-lampo al capitalismo”, è un GuLag che aspetta ancora il suo Solgenitsyn. I prezzi prima controllati lasciati da valutare al mercato: aumenti dei beni essenziali dell’800 per cento, stipendi divenuti ridicoli. Allora i vecchietti han cominciato a morire: o di fame, con la pensione ridotta in potere d’acquisto a 15 dollari mese, o ammazzati dai gangster per occuparne il bilocale nel falansterio di stato. Fisici nucleari ridotti a raccogliere cicche da vendere al mercato, medici che hanno vissuto per mesi mangiando solo cavoli o papate, ufficiali a cui la paga bastava una settimana (800 mila soldati furono rimpatriati e alloggiarono per anni in tende con le famiglie ), umiliazioni, oligarchi dai nomi ebraici che si vantavano in tv delle loro Ferrari e Rolls. La mortalità in quegli anni è cresciuta del 60%; due milioni di bambini furono abbandonati per strada, quasi metà della popolazione campò con meno di 4 dollari al giorno, i beni e i cespiti pubblici furono saccheggiati. E dappertutto il vuoto, lo smarrimento delle anime. La sensazione di vivere vite di seconda mano in un tempo di seconda mano (Tempo di seconda Mano è il titolo del libro della Svetlana Aleksievic, a cui hanno dato il Nobel perché odia Putin…ma è un cumulo di storia e confessioni lancinanti di inenarrabili sofferenze, di colpe e di pene, di violenze e di silenzi. Anime ferite, anime deformate anime esauste e di seconda mano.
Vladimir Putin: “Per i russi, lo Stato forte non è un’anomalia da combattere, ma al contrario è fonte e garanzia di ordine, iniziatore e forza-guida di ogni cambiamento”. Putin ha raccontato che sua madre lo fece battezzare di nascosto. Lui va’ a Messa di Natale alla Santissima Trinità, la stessa chiesa dove andava il maresciallo Kutuzov, che sconfisse Napoleone arretrando: nell’immenso spazio russo.
L’apparatchik che, appena presidente nel 2000, davanti agli attentati ceceni va’ in tv a promettere “Li staneremo e li strangoleremo nel cesso”, lui di solito così freddo e controllato, mostrando quel fondo di brutalità che non dorme mai nella mente di un agente degli organi.
Lui che ha fatto ricostruire la cattedrale del Salvatore che Stalin abbattè, è lo stesso che ha restituito la bandiera rossa all’Armata, e la stella rossa ai militari. Le sue parole in quell’occasione meritano la citazione:
“La bandiera rossa è stata innalzata a Berlino (…) se accettiamo di non poter usare i simboli di epoche precedenti, inclusa quella sovietica, allora vuol dire che i nostri padri e madri sono vissuti inutilmente, la loro esistenza è stata priva di senso, son vissuti invano”.
Ancor oggi ci sono donnette con un cappottino da quattro soldi che alzano quella bandiera rossa con falce e martello nei raduni dei comunisti, “perché io non ho nulla da rimproverarmi”. E non sono vissute invano. Mi ricordano tanto mia madre che avrebbe portato lo stendardo fascista, per lo stesso motivo; le parole di Putin sono rivolte a loro.
Vite di seconda mano
Putin della bandiera rossa all’Armata, è anche quello che, all’accademia navale di San Pietroburgo, ha fatto elevare una statua all’ammiraglio Kolchak. Il nome non dirà niente ai giovani, e poco ai russi, perché è stato un nome cancellato. Aleksandr Kolchak (1874-1920) fu il comandante supremo della Guardia Bianca, l’esercito che combattè per lo Zar a Zar morto, contro l’Armata Rossa di Trotzky. Giunse a comandare 110 mila uomini; sul Volga provocò la rotta dei rossi nel panico. Sperò nell’aiuto delle potenze occidentali, naturalmente invano. I suoi si ritirarono combattendo fino in Siberia. Trotski aveva ordinato di identificare e prendere ostaggio le famiglie degli ufficiali bianchi. Alla fine, misero le mani anche sull’ammiraglio e lo fucilarono ad Irkutsk, e ne gettarono il corpo in un fiume.
Kolchak
Nemmeno di Kolchak, nemmeno dei suoi cosacchi e guardamarina, si dica che sono vissuti inutilmente.
Certo, c’è stato qualche anno in cui i russi qualunque hanno sperato di poter mettere il grufolo nei beni del consumismo occidentale: il gorgonzola italiano, il pollame e le mele tedesche, una settimana coi bambini a Sharm a fine stagione con lo sconto. Ora vedono che non gli è stato concesso.
Qualche giorno fa, una nostra giornalista radiofonica si meravigliava, da Mosca, di trovare i russi tutti a favore dell’intervento in Siria, tutti per Putin. “Ma tutti sono tristi”. Certo; consapevoli che di nuovo, mutilati, feriti, esausti come sono, devono un’altra volta salire sul loro Calvario. Ed hanno come nemica la ultima vera “contro-civiltà”, il criminale impero del Caos .
Preghiamo dunque una catena di Rosarii per questo popolo. Che l’Immacolata lo difenda e protegga, e faccia trionfare il suo cuore immacolato. E il Salvatore lo salvi.
Come un altro? Ma chi lo ha detto che la catastrofe aerea del 31 Ottobre 2015 in Egitto sia l’ennesima false flag organizzata dai servizi segreti occidentali?
Perché parliamo di un altro abbattimento? Perché’ l’MH17 della Malaysian Airline è stato senza dubbi abbattuto con la complicità dei servizi segreti americani per imporre all’Europa (perché’ in verità è a noi che fanno male) le sanzioni alla Russia, rendendo tale abbattimento una gigantesca operazione psicologica per venderci una nuova guerra e fare di Putin il nuovo Hitler. Questa è l’unica conclusione alla quale si può arrivare se si capisce come funziona il sistema dell’informazione e come si crea uno spin.
Cosa abbiamo osservato quando è stato abbattuto l’MH17[1] ?
All’unisono tutte le testate giornalistiche del mondo coordinate dal Pentagono hanno dato la colpa a Vladimir Putin pubblicando filmati dimostratisi finti e caricati sul web prima che l’evento accadesse.
Non si è mai risposto sul perché abbiano fatto cambiare rotta all’aereo facendolo passare su una zona già chiusa al traffico aereo civile. Tutte le conversazioni con la torre di controllo sono state immediatamente segretate. Generalmente dopo un incidente del genere tutte le registrazioni erano al vaglio dei mezzi di informazione mentre in questo caso solo cortissimi ed irrilevanti frammenti delle conversazioni sono state rilasciati dopo lunga attesa.
Gli Stati Uniti non hanno reso pubbliche le immagini satellitari dell’incidente, quale indicibile verità nascondono?
Fu firmato un accordo tra i paesi facenti parte del comitato investigativo affinché nessun membro del comitato potesse rilasciare informazioni ottenute nel corso delle indagini senza il consenso di tutti gli altri paesi. Di fatto l’Ucraina sospettata essere responsabile dell’incidente ha avuto un veto rispetto alle informazioni che potevano essere divulgate al pubblico.
Gli esperti Malesiani sono stati esclusi dal comitato investigativo dell’incidente[2].
Il giorno dell’abbattimento vennero registrate dagli organi di stampa testimonianze oculari della presenza di altri velivoli. Il 23 luglio 2014, la corrispondente della BBC Olga Ivshina fu censurata dalla direzione della BBC. Nel suo servizio, testimoni di Donetsk confermano la presenza di un altro aereo da guerra ucraino presso il MH-17, al momento dell’incidente. Improvvisamente, la storia di Olga Ivshina smentisce anche la versione dello SBU ucraino, che parla di missile superficie-aria.
Michael Bociurkiw osservatore dell’OCSE in un’intervista poco dopo l’incidente del 17 luglio dichiarò che due o tre pezzi di fusoliera che mostrano segni di pesanti mitragliatrici e nessuna evidenza di danno missile. Qualche giorno dopo il 22 luglio un giornalista della BBC dichiara che alcune sezioni della fusoliera sembravano diverse da quando viste precedentemente.
Il 21 luglio 2014 il Capo di stato maggiore generale e il comandante dell’aeronautica, Tenenti-Generale Andrej Kartopolov e Igor Makushev, hanno reso pubblici i dati registrati dai propri radar dimostrato l’esistenza di un aereo da combattimento ucraino che avrebbe intercettato il Malaysia Airlines, tre minuti prima dell’incidente, stimando la distanza che lo separava dal Malaysia Airlines a 3-5 km.
Le fotografie della fusoliera rilasciati inizialmente e poi censurate mostravano chiaramnte fori delle mitragliatrici 30 mm.
E per finire che nessuno dei punti qui sopra è stato coperto dal rapporto del comitato di inchiesta internazionale che si è rivelato un esercizio per non escludere una eventuale responsabilità dei russi assolvendo le gravissime responsabilità ucraine.
Ora cosa abbiamo osservato nel caso del volo 7K9268 Kogalymavia?
L’informazione dell’incidente si è diffusa ad una velocità sospetta ed all’unisono come solo il Pentagono sa organizzare quando deve organizzare lo spin di una notizia[3]. New York Times, Washington Post, New York Post, e Financial Times ci informano che l’aereo è stato abbattuto dall’ISIS. Come per l’MH17 il colpevole è già trovato prima ancora del delitto, così funziona l’informazione moderna. La cosa interessante è che la stampa non ha usato lo stesso criterio per determinare il colpevole nelle due catastrofi aeree: a rigor di logica se Putin è stato indicato colpevole per avere armato i partigiani del Donbass che sono accusati di avere abbattuto l’MH17 allora Obama dovrebbe essere colpevole per l’abbattimento del 7K9268 Kogalymavia perché tirato giù dall’ISIS armato da Stati Uniti e dai sui alleati.
Immediatamente dopo l’incidente erano disponibili pagine e pagine in 33 lingue circa l’incidente su wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Kogalymavia_Flight_9268 con più di 50 referenze ed informazioni che non erano disponibili al pubblico, chiaro segno che questa è un operazione militare. Ci sarebbe voluto un team dedicato di persone qualche giorno a scrivere queste cose….evidentemente c’era.
Il rilievo dato dai mezzi di stampa occidentale è stato basso, non certo quello che è successo con l’MH17, mentre questo più dell’MH17 avrebbe meritato di finire in prima pagina perché potenziale casus belli della terza guerra mondiale.
Ad una settimana dall’inizio delle operazioni militari russe in Siria la NATO nella voce del segretario della Difesa Ash Carter si affrettò ad avvisare che la Russia avrebbe pagato le conseguenze di avere iniziato tali operazioni senza il consenso degli Stati Uniti avvisando che nei prossimi giorni la Russia avrebbe sofferto la perdita di uomini . Una dichiarazione molto strana se si considera il pochissimo personale militare che la Russia ha in Siria Oggi quelle parole, alla luce dell’abbattimento del volo 7K9268 Kogalymavia sembrano essere chiarissime.
Il presidente ucraino Poroshenko ha porto le sue condoglianze alle famiglie delle vittime.
Tutto questo succede mentre l’economia globale sta entrando in una profonda crisi ed dollaro viene lentamente soppiantato come moneta di riserva; gli Stati Uniti hanno bisogno di una guerra.
Non ci sono elementi concludenti per comprendere in modo esaustivo quanto sia successo ma la dinamica di come si è diffusa l’informazione indica chiaramente che questa è una psyop diretta dai servizi segreti occidentali. I russi, silenziosi si raccolgono nel dolore subendo con compostezza l’ennesima provocazione e riflettendo con intelligenza alla prossima mossa.
Dal processo che riprende oggi a Genova contro l’ex amministratore del Carroccio e contro il Senatur, spuntano carte inedite che chiamano in causa anche Salvini e Maroni
Truffa contro Bossi e Belsito sui rimborsi elettorali della Lega: Camera e Senato presentano al partito di Salvini il conto da restituire allo Stato. Non più “solo” 40 milioni, come conteggiato dai magistrati, bensì 59 milioni. Dal processo che riprende oggi a Genova contro l’ex amministratore del Carroccio e contro il Senatur, spuntano carte inedite depositate dal Parlamento che dimostrano che una parte di quei rimborsi elettorali truffaldini sono stati incassati dalla Lega anche dopo il “movimento delle scope” del 5 aprile 2012 che aveva defenestrato Bossi.
Complessivamente, nel periodo in cui la segreteria leghista è stata retta da Roberto Maroni, nelle casse dei lumbard sono stati versati dal Parlamento quasi 13 milioni oggetto della truffa, e 820mila euro durante la segreteria Salvini. Ma al di là di quanto sia l’importo, che fine hanno fatto quei milioni di euro che, secondo l’accusa, Bossi e Belsito hanno ottenuto da Camera e Senato falsificando i rendiconti delle spese elettorali? Perché, se il governatore della Lombardia e l’attuale segretario sapevano della truffa (Salvini s’è addirittura costituito parte civile), hanno continuato a incassarli, e, soprattutto, a spenderli, visto che la Lega è stata costretta a licenziare il personale per essere rimasta senza un euro in bilancio?
A proposito di dove siano finiti i quaranta o i cinquantanove milioni oggetto della truffa, i documenti depositati nel processo genovese rivelano uno scontro all’ultimo sangue tra leghisti. Bossi, per voce del suo avvocato Matteo Brigandì, chiede a Salvini la restituzione dei 40 milioni che la procura ritiene il corpo del reato della truffa elettorale. Il 29 ottobre del 2014, il legale di Bossi invia al segretario leghista una lettera dai toni affabili (“Caro Matteo….”. “Un abbraccio padano”), ma dal contenuto al vetriolo. Lettera presente tra i documenti processuali. Bossi ha lasciato in bilancio un attivo da 41 milioni: “Sono certo – scrive, sarcastico, il legale di Bossi – che mai verrà dalla Lega adoperato anche per il futuro un solo euro da questa detenuto e da questa stessa dichiarato (con la costituzione di parte civile, ndr) corpo di reato”.
“Tenterò ogni conciliazione – aggiunge il legale Brigandì alludendo alle costituzioni di parte civile di Camera e Senato – sul presupposto della vostra disponibilità a rendere quanto da voi dichiarato come prezzo della truffa aggravata, prezzo presente nelle vostre casse”. “Quindi – conclude l’avvocato di Bossi, ben sapendo che tutti i soldi sono stati spesi – ti diffido dallo spendere quanto da te stesso considerato come corpo di reato”.
La coppia Bossi-Brigandì è consapevole della portata devastante che questa lettera, inviata a Salvini, possa avere sul processo: il Senatur e il suo legale vogliono che i giudici valutino se aver incassato i soldi oggetto della truffa costituisce concorso nel reato e, averli spesi, ricettazione. La difesa di Bossi, a questo punto, sembra essere quella (fatti di dovuti distinguo) di Sansone: che muoia Bossi, ma con tutti i (segretari) leghisti. Almeno quelli che gli hanno fatto la guerra.
Il matrimonio tra l’Arabia Saudita ed Israele costituisce il vero cuore dell’ISIS. Il denaro ed il potere di queste due nazioni che, assieme con la Turchia, governano il traffico di influenza che si trova nel cuore di Washington D.C., i terroristi dell’ISIS possono essere stati armati non soltanto dalla CIA ma è probabile anche dietro la falsa campagna di bombardamenti degli Stati Uniti ed il continui episodi aviolanci “accidentali” di armi ai terroristi in Iraq ed in Siria.
Quando e se accadrà che, il primo missile BUK dell’arsenale dell’ISIS, inviato dall’Ucraina sotto il controllo militare nordamericano, abbatterà un aereo americano, potete stare sicuri che la Russia sarà incolpata esattamente come lo è stata per il MH17. Una cosa però è chiara: il termine coniato dal presidente Reagan, “l’asse del male”, descrive in modo adeguato qualche cosa di vivo come lo è oggi, il tacito non dichiarato ma inesorabile fattore , che ogni volta di più trasuda la sua follia velenosa e malevola attraverso più balze del nostro pianeta.
Fratelli miei, potremmo mai meditare sulla severità del giudizio di Dio, senza sentirci penetrare dal più vivo timore? Pensate, fratelli miei, i giorni della nostra vita sono tutti contati; e per di più, ignoriamo l’ora e il momento preciso in cui il nostro sovrano Giudice ci citerà per comparire davanti al suo tribunale, e forse quel momento sarà proprio quello che meno immaginiamo, allorché saremo meno pronti a rendere un conto tanto temibile!… Vi assicuro, fratelli miei, che quando ci si pensa bene, ci sarebbe motivo di cadere nella disperazione, se la nostra religione non ci insegnasse che noi possiamo addolcire quel momento per mezzo di una vita vissuta in modo tale da nutrire fondati motivi di sperare che il buon Dio avrà pietà di noi. Stiamo bene attenti, fratelli miei, di non farci cogliere impreparati quando arriverà quel momento, come quell’amministratore di cui Gesù Cristo ci parla nel vangelo.