D. W. Evans -cardiologo- continua la sua denuncia della ‘morte cerebrale’

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DAVID

Segnalazione della Lega Nazionale Antipredazione degli Organi

www.antipredazione.org 19/11/15 Comunicato n.20

DAVID WAINWRIGHT EVANS – CARDIOLOGO CONTINUA LA SUA DENUNCIA DELLA “MORTE CEREBRALE”

David Wainwright Evans il cardiologo che si dimise dal Papworth Hospital di Cambridge per coerenza contro la definizione di “morte cerebrale” dichiarata a cuore battente, ci ha lasciato anni di riflessioni e di lotte in comune che ora lasciano il posto, al di là dei libri, alle sue dichiarazioni e messaggi.

In questo primo anniversario della sua dipartita (22.11.2014) vogliamo che gli italiani sappiano che questo cardiologo inglese, un grande dell’opposizione internazionale, si è adoperato per fermare la legiferazione mortifera del parlamento italiano.

La Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi, in occasione del Seminario sulla definizione/ridefinizione di morte programmato dalla Commissione Affari Sociali della Camera il 05 aprile 1989, aveva chiesto la partecipazione del Dr. D. Evans per rappresentare il pensiero critico, ma gli fu negata. La Commissione aveva invece concesso solo al Dr. D. Lamb di presentare la propria tesi a favore.

Una Commissione palesemente orientata a soddisfare la lobby trapiantistica in piena espansione, che di questa ridefinizione di morte in termini di “morte cerebrale”, aveva estremo bisogno per tranquillizzare i chirurghi che temevano di rischiare la galera per omicidio.

Il satanismo sanitario argomentava così: si può forse uccidere un morto? No certo. Quindi bastava trasformare con legge il concetto di morte, dichiarando morto col criterio neurologico un vivo in coma.

David Evans non si diede per vinto, da Cambridge ci fece pervenire alcune Osservazioni critiche al testo di D. Lamb, scritte di suo pugno, per i deputati e i senatori che puntualmente la Lega Antipredazione inoltrò a tutti i 952 membri del parlamento italiano*.

David Evans tornerà in Italia per l’Audizione del 29 ottobre 1992 insieme a David Hill Anestesista-rianimatore per sostenere le tesi oppositive alla “morte cerebrale” del Dr. Massimo Bondì, Patologo e chirurgo generale, presidente del Comitato medico-scientifico della Lega Antipredazione, ed altri.

Trovarono una Commissione sguarnita, cieca, sorda e muta, sotto la cupola De Lorenzo e della partitocrazia corrotta, che aveva già l’obiettivo di una votazione legislativa in Commissione Affari Sociali ed approvò la legge il 6 Luglio ’93, conclusa al Senato il 16 dicembre 1993. Così fu imposta in Italia per legge la morte cerebrale su tutti.

Nonostante questo faticoso travaglio di decenni, l’ultimo scritto di David Evans del 28.10.’14 termina con queste parole che sono vitalità pura: “Don’t worry Nerina. All will come right in the end …We may well see “brain death” exposed as the fraudulent neurological version of death… Truth and good science ultimately prevail – David”.

Thank you David!

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For St. Cecilia’s Day: Organ Music from SGG!

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ORGAN

Segnalazione di don Anthony Cekada

Organ Music for St. Cecilia’s Day!

  • Dedication of the Organ
  • November 22, 2015
  • St. Gertrude the Great Church
  • West Chester, Ohio
  • J.S. Bach, D minor Toccata, The Dorian
  • Performed by Andrew Richesson
  • Click to listen

A NOTE ON THE MUSIC: Most people associate the phrase “Bach’s D minor Toccata” with the movie Phantom of the Opera, and the piece’s dramatic first three notes, followed by a fast downward scale. This was an early work by the young J.S. Bach. It is nicknamed “the Fiddle,” and is not considered very difficult to play.

Today’s dedicatory piece, however, is another D minor Toccata by Bach, nicknamed “The Dorian.” Bach wrote it during his mature master period, and it is considered very difficult indeed.  Here’s what to listen for:

  • The Theme:This consists of eight very fast (16th) notes that are announced immediately at the beginning. Bach relentlessly repeats the eight-note theme — at least 200 times! — in the high, middle and low ranges throughout the piece. He takes it through a series of changing keys, turns it upside down, flips it backwards, makes it sound sad at one point, solemn at another, happy at another, stretches the intervals in it, and performs a number of other astounding composer’s tricks.
  • The Bass:The rumbly bass notes on an organ are played on the pedals – a large keyboard of black and white notes beneath the organist that he plays with his feet. The organist’s feet have to fly in the Dorian Toccata because the theme is so fast. Listen for the bass.
  • The Keyboard Changes:The organist gets loud and softer contrasting sounds on the organ by changing from one keyboard to another, and then back again. In the Dorian, Bach has the organist do this at breakneck speed again and again.
  • Contrary Motion:And as if this all weren’t difficult enough, Bach has passages where the organist’s feet are going downwards in the bass, while his hands are going upwards on the keyboards, all very, very fast.

The Dorian Toccata is considered one of the great pieces of the organ repertory, and we are pleased to have it played for the dedication of our organ.

Andrew Richesson is an organ student of Dr. John A. Deaver, of the Cincinnati College-Conservatory of Music.

God bless our organists and singers! Happy St. Cecilia’s Day!

Click to listen

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“Shakespeare – Agente segreto al servizio di sua Maestà Britannica…”

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Segnalazione Edizioni Controcorrente

È in distribuzione

SHAKESPEARE

Agente segreto al servizio

di Sua Maestà Britannica

  • La morte misteriosa

di Angelo Acampora Edizioni Controcorrente Pagine 160 + 12 di illustrazioni a colori – euro 20

SH 1 SH 2 SH 3 SH 4

Il volume può essere ordinato a Controcorrente per telefono: 081.421349 per Fax: 081.4202514 per posta elettronica: controcorrente_na@alice.it

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Terrorismo parigino

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Il 2 e 3 settembre 1792 a Parigi, in nome della “liberté-egalité-fraternité”, i rivoluzionari massacrarono 191 “refrattari”, tra cui 3 vescovi, 127 membri del clero secolare, 56 religiosi  e 5 laici. I 191 martiri furono beatificati il 17 ottobre 1926 dal Papa Pio XI.

“La Comune di Parigi, arbitra della situazione con il terribile Danton, ministro della giustizia, aveva deciso di eliminare quei preti refrattari. Il 31 agosto venne promulgato il decreto di deportazione, per nascondere il massacro già deciso per la domenica successiva. Il sabato fu una giornata di preparazione nella più intensa preghiera. Il giorno successivo, sparsasi la voce che i Prussiani stavano marciando su Parigi, Danton organizzando la resistenza ordinava di sterminare i refrattari ammassati nelle prigioni. Gli sgherri dell’indiavolato Maillard allora come invasati irruppero nell’abbazia di Saint-Germani-des-Prés e massacrarono tutte le persone che incontravano. Dopo questa prima carneficina, i restanti prigionieri vennero condotti in chiesa e con una farsa di processo vennero subito passati a fil di spada, sgozzati senza pietà a colpi di sciabola e di pugnale. Alle sei di sera terminò il terribile macello che lasciava sul campo ben 113 martiri in una pozza di sangue. Il commissario che aveva presieduto alle esecuzioni, diceva con sconcerto: “Io non capisco più niente; questi preti sono andati alla morte con la gioia con cui si va a nozze!”.

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Di cosa abbiamo paura e di cosa dovremmo averne

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Devo riconoscerlo: anche l’ultimo false flag ha avuto successo, nel senso che ha raggiunto lo scopo che si prefiggevano i suoi mandanti globali. Tutte le buone persone che conosco sono spaventatissime dei fatti di Parigi; si sentono minacciati personalmente da questo Nemico orribile che non ha veramente un volto e una forma – che appare di colpo ed uccide a Parigi, in Siria, in Mali. Tutti credono alle “fonti dell’intelligence Usa” religiosamente riferite dai media che dicono: ISIS colpirà Roma, il duomo di Milano: “Non vado più in quei luoghi”, mi dice la donna delle pulizie, la casalinga vicina, ma anche l’amico che guida non so che gruppi di carismatici (“Sono proprio cattivi questi islamici”) . Ora, la famosa “intelligence Usa” è la stessa ‘intelligence’ che, un mese e mezzo fa’, non ha visto arrivare in Siria tutta intera la forza aerea russa. E’ l’intelligence che non ha sensori nella realtà; perché è cosciente solo della “realtà” che crea di sana pianta, per diffonderla sui media, allo scopo precipuo di far paura – alla maggioranze delle persone che, come dice Craig Roberts, è ”dentro Matrix” . Il fatto che qualche centinaia di noi abbia mangiato la foglia e visto chiaramente il false flag, a lorsignori non importa. Noi non contiamo nulla e siamo facilmente emarginabili come “complottisti”. A loro importa soggiogare, ipnotizzare le masse, quelle che hanno imprigionato in Matrix, e che devono convincere di quel che lorsignori vogliono.

Cosa ci guadagna chi l’ha fatto?

A chi giova un attentato così, in fondo assurdo e irrazionale, quindi tanto più pauroso? Rubo le parole a Globalresearch:

“Cosa fanno i globalisti quando vogliono creare, riaccendere e mantenere in corso indefinitamente la loro guerra al terrore? Semplicemente compiono una serie di attentati a bandiera falsa usando i loro tirapiedi, i terroristi islamici, i loro sicari assoldati per fare danno. L’hanno fatto in Usa l’11 Settembre, a Londra nel luglio 2005, in Spagna…”

I “globalisti” indicati come mandanti è un termine che sembrerà generico a chi vive dentro la Matrix, perché chi ci vive dentro non è stato debitamente informato dello storico progetto e dei suoi organi transnazionali che lo portano a compimento. Che però i tagliagole jihadisti siano “i loro tirapiedi e sicari arruolati” non dovrebbe essere ignoto: persino i media ufficiosi hanno dovuto render noto che , in Siria, i terroristi dell’ISIS sono stati armati da americani, pagati da sauditi, e addestrati dalla Cia per rovesciare il governo laico di Assad. Anzi, Hollande è uno di quelli che da tre anni premono e spingono per un intervento occidentale in Siria, a protezione dei jihadisti e per aiutarli definitivamente a rovesciare il laico Assad.

E’ facile concludere, dunque, che Hollande direttamente (con gli altri “globalisti”)

abbia approvato un mostruoso attentato contro i suoi cittadini per costringerli – e costringere tutti gli europei – a concepire un intervento armato in Siria; ci dimentichiamo che l’ha già fatto in Libia, mandando i suoi aerei a rovesciare Gheddafi? Contro Assad, il suo ministro Laurent Fabius disse esplicitamente nel 2012 che Al Qaeda in Siria “sul terreno fa’ un buon lavoro”, e la Francia ha inviato armi su armi ai terroristi. Sulla strage di Charlie Hebdo hanno dovoto calare il segreto militare di Stato, perché gli inquirenti stavano arrivando ad un traffico d’armi che forniva i jihadisti, sotto l’egida dei servizi francesi…

Hanno dei loro uomini fra i terroristi combattenti, i francesi. Sanno chi assoldare.

Ma qui, chi è prigioniero della Matrix si rifiuta di seguirti; la sua mente si chiude: non è possibile che un governante occidentale decreti la strage di centinaia di suoi concittadini, elettori! Siamo in democrazia, perbacco! Qui vigono i diritti umani, il cristianesimo, i costumi dolci della civiltà, della tolleranza! Sono gli islamici che hanno fatto tutto perché odiano il “Nostro sistema di vita”!

A parlare non sono loro, ma appunto, per bocca loro, Matrix. E’ la Matrix che fa’ creder che viviamo in democrazia e “certe cose da noi non sono possibili”. Io, che sono abbastanza vecchio da aver vissuto nella strategia della tensione italiana, posso dire che dietro le “stragi nere” – quasi sempre stragi folli sui treni, insensate e demoniache quelle “fasciste”, mentre le Brigate Rosse sparavano e colpivano soggetti singoli,a ragion veduta, atti criminali ma comprensibili – si intravvedevano le mani di nostri ministri dell’Interno: democristiani, cattolici spesso praticanti, appoggiantisi alle strutture clandestine di Gladio, le organizzazioni NATO segrete.

La strategia della tensione: come fu in Italia

Perché mai un “fascista”, anche il più cretino, poteva mai pensare di far avanzare la sua causa fascista, guadagnarsi il favore dell’opinione pubblica, col mettere bombe sull’Italicus e alla stazione di Bologna? Dal punto di vista politico, l’atto produce nell’opinione pubblica l’effetto ovviamente contrario: l’idea che il fascismo è qualcosa di mostruoso, che non deve avere spazio, che si condanna da sé, a cui bisogna fare il vuoto intorno – stringendosi attorno al governo bianco e “forte” che con le sue leggi speciali subito emanate, ci difende dal mostro senza nome – esattamente il mostro senza nome che oggi è incarnato dai terroristi ji adisti. Il ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani lo disse persino apertamente al giornalista, scrittore, grande musicologo e allora direttore del Roma quotidiano di Napoli: “Certo che siamo noi a mettere le bombe”, e spiegò anche il perché – lo potete leggere qui:

http://archiviostorico.corriere.it/1994/aprile/24/Taviani_disse_Viminale_mette_bombe_co_0_9404241214.shtml

Era il 1994. Allora mi aspettai che Taviani, querelasse Buscaroli: diffamazione, calunnia, ce n’era da seppellirlo, il direttore del Roma. Ingenuo. Taviani si limitò a smentire, e i media a registrare la smentita. Anzi, i più, nemmeno diedero una riga a Buscaroli: era anche lui un notorio “fascista”, non meritava nemmeno una smentita..E sì che la Matrix era, in confronto a quella di oggi, imperfetta, con molte aperture. Ma la tv (di Stato) bastava già a creare l’alone necessario.

Da quel momento so che, quando un attentato è una strage, è un attentato “di Stato”, strategia della tensione.

Povera sciocca Hasna, uccisa dal suo Stato

l'islamista
la jihadista

Quindi adesso lasciatemi almeno compiangere la povera sciocca Hasna Ait Boulahcen, per qualche giorno i media ci hanno spiegato essere “la prima kamikaze islamica che s’è fatta saltare in Europa”. Adesso sento le radio e i media dire: no, alla fine non è lei che si è fatta saltare, ma un terzo uomo il cui corpo è stato trovato nelle macerie. Anzi, dicono i media: la cintura esplosiva è stata azionata col radiocomando – e così è morta Hasna.

Hanno dovuto modificare la versione ufficiale perché i familiari e i vicini, assaltati dai giornalisti, son caduti dalle nuvole: Hasna terrorista jihadista? Ma se ne infischiava del Corano, fumava, all’occasione beveva, amava le feste,

era una rapper, cambiava spesso ragazzi – “Le ho detto spesso di adottare un vestiario più stretto, ricorda il fratello Yussuf Ait Boulahcen, ma “lei rifiutava ogni consiglio, passava il tempo a criticare tutto. Viveva nel suo mondo, non s’è mai interessata alla religione – Era continuamente sul suo smartphone, su Facebook, su Whatsapp”

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Quante ne conosciamo di queste ragazzine ribelli, dedite allo smartphone, insofferenti della famiglia? Che mettono le loro foto osée su Facebook?

Anche parecchio sceme, poco serie, totalmente prigioniere della Matrix? Secondo alcuni sognava persino di farsi arruolare in polizia, Hasna.

Dunque Hasna diceva la verità, quel terribile giorno a Saint-Denis, quando si affacciò alla finestra della casupola, quando gridò implorando gli agenti, super-armati là sotto: “Aiuto! Aiutatemi!”. Secondo la versione ufficiale, gli agenti non le hanno creduto – perché era vestita di nero col chador, in divisa da kamikaze islamica. “Dov’è il tuo ragazzo?”, le avrebbero chiesto, intendevano il cugino di lei, Abdelhamid Abaaoud, immediatamente indicato come la “mente” degli attentati parigini, quindi da uccidere nello scontro – non deve restare vivo nessuno che possa parlare. “Non è il mio ragazzo! Non è il mio ragazzo!”, due volte. “Subito dopo ha attivato l’innesco” han raccontato i media.

Adesso dicono che non è stata lei, ma un terzo uomo col radiocomando. La povera Hasna allora stava davvero chiedendo aiuto, si affidava alla polizia perché la salvasse. La polizia l’ha uccisa, l’ha dovuta uccidere. Perché non si spiegasse come questa ragazzina un po’ porcella, che postava sue immagini nel bagnoschiuma col capezzolo fuori, fosse stata poi fotografata con il chador. Chi l’aveva convinta a metterlo? Lei s’era fatta fotografare ridendo, facendo gesti d’intesa, “è uno scherzo”, …ma lui stava preparando le foto che sarebbero state diramate dopo l’eccidio. Chi sarà questo “Lui”, non lo sapremo mai. E’ lo stesso che ha azionato il radiocomando che le ha fatto esplodere la cintura? “Alla fine dell’operazione, la sua testa e la sua colonna vertebrale sono state trovate nella strada”. Povera sciocca Hasna.

Di questo dovreste aver paura, povere buone persone spaventate che vengano a farvi saltare in metrò, al Duomo, alla Scala…

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Ora, è questa paura senza oggetto precisamente quella che usano per tenervi sotto. Senza oggetto? protesterete voi! Ma se gli islamici sono qui!

Già: un francese che dev’essere molto vecchio ricorda e confronta, su Dedefensa, la paura di oggi con la sua giovinezza ad Algeri, l’Algeri della guerriglia quotidiana, delle uccisioni di bianchi, dei tram che avevano le grate ai finestrini per far rimbalzare le granate, dei ristoranti dove ogni tanto bombe facevano stragi. L’Algeri della guerra vera, 1954-1962, dove il fronte di liberazione algerino combatteva con atti continui di terrore urbano, e per anni. Il vecchio ha vissuto la battaglia d’Algeri (1956-57) da studente. Ricorda quando “se si ci spostava a piedi si incontravano gruppi di soldati silenziosi e in agguato, o jeep con la mitragliatrice agli angoli”, i posti di blocco, i sacchetti di sabbia, il fatto che se andavi al cinema o al ristorante ti perquisivano. Quando vigeva il coprifuoco da mezzanotte alle 6 e dalla finestra si vedevano le strade della città deserte. Ed ogni suono di sirena, ogni rumore lontano sembrava una raffica di mitra, un’esplosione.

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“Mi ricordo il professore di disegno, al liceo Bugeaud – me ne ricordo perfino il nome, monsieur Couderc – il cui figlio era stato ucciso il giorno prima in un attentato. Aspettavamo sperando, non vado fino a dire vergognosamente, che non venisse a farci lezione, e poi lo vedemmo: “Merda, è qui!”. Un’ora che noi ragazzi speravamo senza lavoro si svolse come previsto. Ma quel giorno non ci fu il chiacchiericcio, gli sfottò per quelle lezioni di disegno che consideravamo secondarie – lavorammo gravi, di colpo maturi, obbedendo a quell’uomo dal volto insieme impassibile e devastato, che faceva il suo dovere d’insegnante”. Uniti e resi adulti da quel padre di un figlio appena ucciso che faceva, eroicamente, il suo mestiere di insegnante di disegno.

E’ la testimonianza del vecchio francese che ha vissuto da ragazzo la guerra vera, il pericolo imminente e onnipresente – e reale. “La mia testimonianza è che ci si abitua a vivere col pericolo, che alle notizie del morti si serrano i denti più che piangere – che la vita vi è più intensa, in un certo senso molto più forte e preziosa…che l’eroismo può annidarsi in molti più casi che non si creda nella quotidianità, e che se ne esce cresciuti avendo subito un destino che ci supera (è la definizione di destino) con la dignità che importa, senza capitolare davanti alle parti basse di noi stessi…si può essere gioiosi e ardenti in quelle circostanze”.

Da "La battaglia di Algeri"
Da “La battaglia di Algeri”

Nel mio piccolo, anch’io posso dirlo dalla mia ben più modesta esperienza di inviato in guerre balcaniche, a Sarajevo e nel Kossovo, o asiatiche: il vecchio francese d’Algeria ha ragione. E’ terribile il pericolo onnipresente, ma libera dall’atonia, dalla noia, dalla depressione; più intense amicizie nascono con chi domani sarà morto; spariscono i “modi di essere”, e si ritrovano le ragioni di essere. Per tremendo che sia dirlo, bisogna dirlo: si vive veramente. Al confronto, questa paura senza oggetto, senza contorni in cui ci siamo lasciati gettare, questo panico senza realtà, proietta ombre paurose e gigantesche che sono appunto, ombre spettrali – per spaventare noi che come fantasmi non viviamo, ma siamo vissuti dalla Matrix.

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Il Magistrato Varone: lo Stato deve emettere moneta gratuitamente senza farsela prestare!

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1190
1190Riportiamo l’ultimo post pubblicato dal Magistrato Varone Gennaro sul suo profilo Facebook:

La (finta) ripresa.

A parte il fatto che ancora non c’è (e non sappiamo affatto se ci sarà davvero): il PIL a dicembre è crollato, letteralmente.

A parte il fatto che mi auguro ci sia, allo stesso modo in cui mi auguro di vincere alla lotteria: irrazionalmente.

Mi chiedo: perché “dovrebbe” esserci? Perché .. ce lo dicono? Sono sette anni che ce lo dicono …

Allora. Se c’è più Moneta in giro è “probabile” la Comunità ne abbia più a disposizione da spendere.

Si, d’accordo. Ma alla Comunità “come” dovrebbe arrivare questa Moneta, posto che la BCE la consegna alle Banche Commerciali Private E NON AI GOVERNI?

In due modi.

Primo. Attraverso i Prestiti che le Banche Commerciali faranno alla Comunità. Prestiti più a buon mercato (si spera), ma sempre prestiti.
Certo, se io ho più denaro (prestato) ne posso spendere di più. E questo dovrebbe far salire la Domanda di beni ed incentivare la Produzione.
Ovviamente, se cresce la Domanda, saliranno anche i prezzi. Ecco perché Draghi sostiene che ci vuole un po’ di inflazione “buona”: perché è il segnale che Domanda e Produzione crescono.
Si. Nel breve periodo. Un po’.
Ma attenzione: l’inflazione è davvero “buona” se, nel frattempo, gli stipendi non perdono potere di acquisto; cioè, se vengono ‘indicizzati’.
Se i prezzi dovessero salire, ma i salari restare uguali, tutti saremmo più poveri. E siccome la Domanda è cresciuta NON perché ci hanno ‘dato’ denaro (indicizzazione), ma perché ce l’hanno “prestato”, molto presto ci ritroveremo ancora più indebitati di prima: perché, una volta prodotta l’inflazione “buona”, non la si può combattere … aumentando il prestito. Ci vorrebbe Moneta … guadagnata (ma non si può, nell’Eurozona -salva la lotta sulle Esportazioni).

 

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2016 All Saints Calendar: Seasons and Sacramentals

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ALL SAINTS

Segnalazione di don Anthony Cekada

2016 All Saints Calendar

Seasons and Sacramentals

For order info click here

Since the acquisition of its first church building in the Cincinnati area in 1980, St. Gertrude the Great parish has always been known for the variety and the splendor of its liturgical and devotional observances.

And beginning in the twenty-first century, moreover, St. Gertrude’s has been able to bring many of these to Catholics throughout the world via its daily live webcasts over the internet.

The theme of this year’s calendar is Seasons and Sacramentals, a sampler of photos of various ceremonies and observances that take place during the liturgical year at St. Gertrude the Great Church, West Chester, Ohio.

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L’Islam moderato non c’è, nella Capitale la piazza è vuota

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Solo in 400 alla manifestazione per condannare la strage di Parigi FOTO Un grandissimo flop ASSOCIAZIONI Souad Sbai “No alla violenza”

 

 

PARIGI, MUSULMANI IN PIAZZA CONTRO TERRORISMO - FOTO 3

Doveva essere la grande manifestazione dell’Islam moderato italiano, invece è stato un flop totale. Ieri pomeriggio – nel sabato in cui la salma di Valeria Solesin, la ricercatrice 28enne morta nei massacri di Parigi, è tornata a Venezia – a Roma piazza Santi Apostoli era vuota. Escludendo fotografi e giornalisti, accorsi numerosi, alla manifestazione “Not in my name”, indetta per prendere le distanze dal terrorismo, hanno partecipato all’evento poco meno di 400 persone.

A Milano, dove in contemporana si svolgeva un altro presidio, stessa storia con circa 500 fedeli in piazza. Eppure nella Capitale sono 100mila i fedeli musulmani censiti. La partecipazione è stata scarsissima, dunque, dando spazio alla solita passerella di politici. Qualcuno ha provato a dare la colpa al maltempo e al clima di tensione che la città vive a causa dei continui falsi allarmi bomba. In realtà la manifestazione non ha portato in piazza tutti quei moderati di cui sarebbe composto l’Islam italiano. Del resto il giorno prima erano trapelati veleni e divisioni all’interno della comunità stessa. Qualcuno ha apertamente manifestato il dissenso prendendo le distanze come la Confederazione della comunità marocchina in Italia. I bene informati hanno detto che dietro la manifestazione di oggi ci sono “le istituzioni”, che avrebbero fatto pressioni sui rappresentati dell’Islam italiano accreditati al Viminale, perchè nascesse un evento che placasse le polemiche sulla divisione della comunità islamica dal tessuto sociale.

«Siamo quindi uniti contro il terrorismo, ma lasciando a casa le “bandiere” di partito ed accantonando ogni azione poco trasparente che celi della demagogia», aveva detto la comunità marocchina in una nota. In realtà le uniche bandiere che hanno sventolato sotto la pioggia sono state quelle dell’assenteismo. La sfilata politica, invece, c’è stata tutta. A cominciare dal deputato del Pd, Khalid Chaouki, uno degli elementi su cui la comunità si sarebbe divisa, Susanna Camusso, Maurizio Landini, Lucio Malan, Marcello De Angelis, Arturo Scotto, Fabrizio Cicchitto, Pierferdinando Casini. E proprio a Chaouki, da ieri sotto scorta per le minacce ricevute, è stata affidata la chiusura della manifestazione con l’ultimo intervento dal palco. «Noi non abbiamo paura di nessuno – ha detto – All’Isis diciamo che nessuno può toccare la nostra comune convivenza. Questa è una giornata storica per l’Italia». Prima hanno preso la parola alcuni dei rappresentanti delle comunità musulmane, da Yahya Pallavicini ad Abdallah Redouane, segretario generale della Grande Moschea di Roma, all’imam di Firenze, Ezzedin Elzir, presidente dell’Ucoii. Subito dopo il massacro a Parigi, proprio all’interno della grande moschea di Roma si è consumato un piccolo giallo. Qualcuno avrebbe voluto organizzare subito una manifestazione di solidarietà alla Francia. Altri no. Il segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia, Abdallah Redouane, interpellato da Il Tempo, spiegò: «Io alla manifestazione preferisco i convegni». Ieri Redouane era in piazza. Sono stati letti anche i messaggi del presidente della Repubblica, del Senato e di quello della Camera, Laura Bordini. Però su circa 50 moschee censite nella Capitale, a Santi Apostoli è comparso a malapena lo striscione di una rappresentanza di alcune moschee provenienti dal quartiere Torpignattara, con la scritta: «Non siamo noi il nemico».

I funerali della nostra Valeria Solesin martedì in piazza San Marco, in forma laica. Presente il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ad accogliere la salma ieri all’aeroporto di Venezia c’erano il fratello Dario, la nonna, che ha avuto un lieve malore alla vista della bara ricoperta di fiori, il sindaco della città lagunare, Luigi Brugnaro, il presidente del Veneto, Luca Zaia, e il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Sulla salma è stata poi effettuata una ricognizione. I terroristi le hanno sparato un solo colpo al viso dall’alto, forse dal ballatoio, e la giovane sarebbe morta dissanguata.

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