Settant’anni di omertà, ora spunta un’altra foiba

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Lo rivela un documento “dimenticato” negli archivi del Ministero degli Esteri. Nella fossa in provincia di Udine 200-800 corpi, sembra vittime di partigiani rossi

Una nuova foiba sembra tornare alla luce dagli orrori del passato, il giorno del Ricordo del dramma degli esuli istriani, fiumani e dalmati. La fossa comune non si troverebbe nell’ex Jugoslavia, ma in provincia di Udine.

I responsabili del massacro, nascosto per 70 anni, sarebbero i partigiani comunisti della divisione Garibaldi-Natisone, che nel 1945 erano agli ordini del IX Corpus jugoslavo del maresciallo Tito. Le vittime nella fossa comune sarebbero fra 200 ed 800. I carabinieri sono stati informati.

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L’ORA DEL COMPLOTTO CONTRO LA SEDE DELLA VERITÀ È NEL «SEGRETO»

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Roncalli e CiaL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

In foto Roncalli e la Cia

Adesso non ci sono più dubbi: l’anno in cui il »Terzo Segreto di Fatima» sarebbe più chiaro fu segnato dalla Madonna stessa e annotato dalla veggente Lucia; risulta dalle sue memorie da poco pubblicate. Sono nelle pagine in cui Lucia parla della sua angosciosa riluttanza a scrivere la terza parte del «Segreto». Ho già scritto a proposito, così come Antonio Socci, che ritiene sia la parte mancante del »terzo Segreto pubblicato nel 2000, insomma il tale «quarto segreto»!

Il libro in questione «Um Caminho sob o Olhar de Maria» (Un Cammino Sotto lo sguardo di Maria), Biografia di Suor Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato, pubblicato dal Carmelo de Coimbra. con l’imprimatur del 23 Agosto 2013, attinge alle lettere di suor Lucia e al Diario inedito intitolato “Il mio cammino”. In questa narrazione impressionante suor Lucia racconta di come superò il terrore che le impediva di scrivere il Terzo Segreto, e in questo modo aggiunge la questione della data.

Vediamo allora il testo che ci interessa nel libro in questione, che era documentazione inedita della Suora insieme ad alcuna corrispondenza, di cui la mia, citata in nota (p. 201). Lo dico qui poiché nella stessa lettera vi è la questione che interesserà riguardo alla data decisiva 1960.

Segue la traduzione della parte inedita del libro riguardante la difficoltà della Veggente di Fatima a scrivere la terza parte del «Segreto», come le era stato ordinato dal suo Vescovo. (p. 266): « Verso le 16 del 3 gennaio 1944, nella cappella del convento, davanti al tabernacolo, Lucia chiese a Gesù di farle conoscere la sua Volontà: “sento allora che una mano amica, affettuosa e materna mi tocca la spalla”. E’ “la Madre del Cielo” che le dice: Continua a leggere

Morricone, non sono solo “soundtrack”

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Lo sciocchezzaio giornalistico banalizza l’arte – assoluta – del Maestro vincitore dell’Oscar. Analisi tecnica della musica di “The Hateful Eight”

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Lo sciocchezzaio giornalistico inevitabilmente scatenatosi intorno a Ennio Morricone – finalmente vincitore di un Oscar, dopo cinque candidature senza successo – ha raggiunto l’apice quando gli è stato chiesto se quella per il film di Tarantino sia la sua migliore colonna sonora. A domanda stupida, risposta evasiva. «Non credo», ha detto il maestro romano. E giureremmo che si sia trattenuto, evitando di aggiungere che a rigore la musica scritta per “The Hateful Eight” appartiene a un genere diverso da quello delle pure e semplici “soundtrack”. Meglio non spiegare troppo che la partitura comprende materiali risalenti al lontano passato de “La cosa” di Carpenter, fanta-horror datato 1982. E che si tratta della chiusura di un capitolo vecchio e importante della sua vicenda artistica, la fine della “musica da western” com’era nata all’epoca di Sergio Leone nei primi Sessanta.

Morricone ha lavorato sulla sceneggiatura di Tarantino con il taglio che gli è tipico, quello di un musicista assoluto che crea le sue “immagini” a partire dal lavoro sul suono. Un metodo che attraverso lunghi decenni di storia del cinema spesso è passato in secondo piano, perché questa musica poi è diventata una sorta di “adesivo emozionale” di scene indimenticabili. Lo stesso musicista, da molto tempo a questa parte, non cessa di ricordarlo e ribadirlo nei fatti. Come considerare, infatti, la tournée senza fine cui Morricone si sottopone, ormai vicino ai novant’anni, fitta di concerti in cui le colonne sonore diventano pure musica sinfonica? Un business, certo. Ma anche la sottolineatura della orgogliosa autonomia artistica di queste partiture, di queste invenzioni.

La musica per “The Hateful Eight” è una sorta di ricapitolazione di molti congegni di stile. Per una volta, la seducente vena melodica del compositore cede il passo ad altro, come in una rivisitazione dello stile “minimalista” che ha segnato la musica specialmente americana dell’ultimo ventennio del XX secolo. Il cuore di tutto sta nel vero e proprio poema sinfonico intitolato “Neve”, 12 minuti nei quali perfino l’armonia di tranquillizzante connotazione tonale sembra sospesa, a favore della lenta evoluzione  e iterazione di nuclei motivici astratti, su uno sfondo di note lungamente tenute, lavorati al bulino in una strumentazione come sempre raffinata.

L’altro grande pezzo della partitura, “L’ultima diligenza di Red Rock” appare come un’elaborazione timbrica e ritmica di “Neve”, nella quale la pulsione melodica emerge solo per essere compressa, soffocata. Rimangono cupe macchie di colore (timpani e controfagotto), autocitazioni (qualche breve inserto di coro maschile). Scorre continuamente un oppressivo e quasi ossessivo senso della ripetizione, con bassi striscianti e allusivi: il pensiero sonoro di un autore sofisticato, ispirato dallo script di un cineasta trasgressivo e sempre sopra le righe. E poiché Ennio Morricone non ha meno ironia di Quentin Tarantino, il finale del film, con la lettura di una lettera di Lincoln in uno scenario di morti orribilmente ammazzati, è occasione della più paradossale citazione della maniera western: una nobile ed emozionante tromba solista su sfondo di archi esalta una retorica civile americana contraddetta da tutta la storia. E anche dalla musica.

P.S. Ultim’ora: sulla diligenza di Tarantino e Morricone sale anche la stella Lang Lang, con una versione pianistica di “Overture” francamente “hateful”. Business is business, ma c’era proprio bisogno?

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Teramo: la “teoria gender” divide la maggioranza. Ecco come la pensano i consiglieri comunali

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Segnalazione e commento di Pietro Ferrari

Un Comune amministrato dal centrodestra boccia la mozione contro il gender per faide di coalizione. A seguito del voto della Regione Abruzzo (amministrata dal centrosinistra) sembrava che a Teramo la mozione dovesse passare senza alcun problema, ma i veti incrociati per miopi ‘illogiche’ all’interno della sgangherata compagine del centrodestra hanno prodotto la bocciatura. Una vergogna che resterà a caratteri cubitali nella storia politica locale.

Gianluca-Pomante-foto-webIl Miur ha inviato a tutti i dirigenti scolastici una circolare in cui si ribadisce che la «Buona scuola» non introduce la teoria Gender (una presunta ideologia Renzi sulla scuola compie una truffa culturale ha detto Giannini – Ci tuteleremo con gli strumenti a nostra disposizione, anche per vie legali». «Spero che siano sufficiente -continua- ove si continuasse ad incriminare la legge studieremo quali strumenti adottare».
In realtà gli studi di genere, lungi dal sostenere che ciascuno può scegliere la sua identità o il suo orientamento sessuale, indagano come le differenze sessuali abbiano influenzato le categorie mentali e istituzionali e le divisioni sociali del mondo (fatte passare come fossero un fatto di natura). Ma sono stati strumentalmente usati dai conservatori che hanno bollato come «teoria di gender» i corsi contro gli stereotipi di genere per favorire le pari opportunità delle donne e quelli contro l’omofobia e il bullismo anti gay.
E domani si tornerà a parlare di questa teoria con un ordine del giorno del consigliere Gianluca Pomantecondiviso anche da gran parte dei consiglieri di Futuro In perchè riprende in gran parte la risoluzione presentata da Paolo Gatti e dal centrodestra in Regione condiviso anche dalla maggioranza contro la teoria Gender. Pomante ha preferito rimodulare l’ordine del giorno che arriva dal consiglio comunale del mese scorso accogliendo il consiglio del Sindaco Brucchi che citava proprio Gatti.

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Atto vandalico a “TRADITIO”: la madre dei vigliacchi è sempre incinta

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di Redazione

 

Il locale denominato “TRADITIO”, in Via Galvani 31 a Verona (info.traditio@gmail.com) , la “capitale della tradizione”, aperto a tutti coloro che non sono di “sinistra”, che ha inaugurato solamente il 31 Ottobre 2015, (orari: 15.30 – 23.00 ogni giorno tranne i festivi) conta già oltre 150 Soci, coinvolge anche i residenti e gli esercenti del quartiere a due passi da San Zeno e che punta soprattutto alla formazione culturale, attraverso presentazioni librarie, conferenze, documentari che spaziano da argomenti di carattere religioso, storico, politico, filosofico, etico, scientifico, letterario, è stato vittima di un atto vandalico attorno all’ora di pranzo della giornata di ieri. Con un potente collante, qualche esemplare di particolare coraggio ha tappato le serrature degli ingressi, sporcando anche gli infissi.

Sono intervenuti immediatamente gli agenti della Digos e della polizia scientifica per i rilievi del caso. Poi, i giornalisti de L’Arena, de Il Corriere di Verona (inserto del Corriere della Sera) e di Telenuovo (che trasmetterà il servizio nel corso del Telegiornale di stasera alle 20.30) hanno realizzato gli articoli sui quotidiani di oggi, che proponiamo in questo post. La denuncia nei confronti di ignoti è scattata subito, anche se “i sospetti – ha detto Matteo Castagna entrando a “Traditio”, dopo che il fabbro aveva celermente cambiato le serrature – sono a 360 gradi. Evidentemente chi cerca e dice pubblicamente la Verità dà fastidio a “sinistronzi”, “destronzi”, lobby sodomite e invidiosi di ogni parte. Se pensiamo che siamo aperti da soli quattro mesi e già subiamo piccoli attentati è la prova che esiste una Verona civile e una Verona che ciancia di democrazia e tolleranza ma poi agisce nell’ombra dell’anonimato, vigliaccamente, col vandalismo. I locali sono completamente coperti da assicurazione, per cui i danni, stimati in circa 200 euro, non sono un problema in sè. Il problema va inquadrato in un’ottica differente ed inquietante, anche se non è una novità. Tappare le serrature è un messaggio intimidatorio dal preciso significato: “Traditio” va chiuso perché è scomodo, politicamente e religiosamente scorretto. Per noi è uno stimolo alla perseveranza. Ci hanno tappato le serrature perché non hanno argomenti e, senza dubbio non ci chiuderanno la bocca!” 

Ringraziamo per la solidarietà ricevuta da centinaia di persone da tutta Italia e, persino dall’estero, anche da parte di chi la pensa esattamente all’opposto rispetto a noi, ma è persona civile. Rispetto a quanto riportato dal Corriere, Castagna non ha esitato a chiamare il fabbro…

Si confermano la pronta ripresa di ogni attività, nei consueti orari e la conferenza/Documentario di domani, Sabato 5 Marzo 2015 alle ore 15.00 su “LA GRANDE GUERRA”. Relatore: Enrico Meliadò. Seguiranno dibattito e buffet.

 

A lato, l’articolo del Corriere. Sotto: l’articolo de L’Arena di oggi.

 

 

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Il filosofo Fusaro cita Gramsci per commentare la nascita del ‘figlio’ di Vendola

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Segnalazione di Angelo Abis

Sottolamole_GramsciDiego Fusaro, un giovane filosofo torinese, commentando su facebook la vicenda della nascita, in una clinica californiana, del figlio di Nichi Vendola e di Ed Testa (padre biologico del bambino, mentre la madre genetica, donatrice dell’ovulo, sarebbe californiana e l’utero sarebbe quello di una donna indonesiana) ha utilizzato un brano scritto il 6 giugno 1918 da Antonio Gramsci, intitolato Merce”, dedicandolo “a tutti quelli che pensano di essere di sinistra perché, con il compagno Nichi difendono l’utero in affitto, ossia una pratica abominevole, classista e mercificante, ricordo questo passaggio di Antonio Gramsci”. (red)
«Il dottor Voronoff ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno».
Antonio Gramsci (dalla raccolta “Sotto la mole 1916 – 1920”)

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Non sanno più cosa fare

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0000000dfrtgSegnalazione del Centro Studi Federici

di Alfonso Tuor, 2 marzo 2016 
 
Dall’incontro di Shanghai del G20 non esce alcuna strategia comune per rilanciare l’economia mondiale
 
Il vertice G20 di Shanghai doveva essere l’occasione per coordinare gli interventi di politica economica con l’obiettivo di rilanciare un’economia mondiale in forte rallentamento. Invece è stata l’occasione in cui sono emerse le profonde divergenze tra i Paesi occidentali sulle strategie da seguire.
I temi del contendere sono stati sostanzialmente due. Il primo la bontà di aumentare la spesa pubblica; il secondo riguarda l’efficacia dei tassi negativi. Sul primo pomo della discordia il dibattito in Europa è arcinoto. Si tratta del confronto tra i fautori delle politiche di austerità tese a ridurre l’indebitamento pubblico e coloro che chiedono investimenti e aumento della spesa pubblica per rilanciare l’economia. Tra i risultati delle politiche di austerità vi è da annoverare la sconfitta elettorale dei partiti che hanno sostenuto i Governi che le hanno attuate. E’ successo in Grecia, in Portogallo, in Spagna ed ora anche in Irlanda. Quest’ultimo caso è particolarmente interessante, poiché l’economia irlandese era in forte crescita, ma i partiti di Governo sono stati ugualmente puniti dagli elettori.

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In Svezia immoralità senza freni: chiesti incesto e necrofilia

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Luf

E’ come per il divorzio: si comincia con questo, poi – guarda caso – arrivano ogni qual volta anche aborto, eutanasia ed eugenetica. Lo stesso per la famiglia: si comincia con le unioni gay, poi – chissà come – si procede con pedofilia, incesti e si arriva alla necrofilia. Aprire il vaso di Pandora dell’impudicizia significa dar libero sfogo agli istinti più immorali. E la riprova giunge dalla Svezia.

La Luf-Gioventù liberale, vivaio del relativo partito, ha approvato lo scorso 21 febbraio una mozione, con cui si propone la legalizzazione dell’incesto (sì, proprio così!), nonché la necrofilia, deviazione sessuale che consiste – tanto per capirci – nel sentirsi attratti dai cadaveri.

Certo, alla riunione annuale recentemente svoltasi a Stoccolma, Cecilia Johnson, presidentessa di tale gruppo, ha ammesso come queste pratiche possano «essere considerate insolite e ripugnanti», ma, ha affermato incredibilmente, «una legge non deve basarsi su quel che piace o che non piace». Poi ha posto comunque dei paletti, che tuttavia risultano incomprensibili, stanti le premesse: la mozione, cioè, farebbe riferimento solo a relazioni sessuali tra fratelli e sorelle di oltre 15 anni, mentre escluderebbe dal computo i rapporti tra genitori e figli. Però, al di fuori di ogni morale, non si capisce davvero perché le prime possano essere accettate ed i secondi no. Appare davvero come una contraddizione in termini.

Circa la necrofilia, invece, Johnson ha avuto il pessimo gusto di specificare come questa possa essere legalizzata nei casi in cui il caro estinto firmi un’autorizzazione scritta prima di morire. Sconcertante! Continua a leggere

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