Pedofilia che non fa notizia

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bmblspzztSegnalazione del Centro Studi Federici

 
Pedofilia che non fa notizia (se non coinvolge i preti…)
 
Nel mondo delle news, assetato di eventi forti in grado di attirare l’attenzione, stupisce che non si sia spesa una sola parola per raccontare la triste vicenda che ha colpito anni fa Adam, un bambino russo adottato da una coppia gay con il meccanismo della stepchild adoption.
Mark J. Newton e il suo compagno Peter Truong, due esperti informatici, facevano parte di quell’anello pedopornografico definito Boy Lovers Network, una rete internazionale di pedofili.
La coppia in prima istanza aveva prima cercato una madre surrogata negli Stati Uniti, senza riuscirci, poi avevano deciso di rivolgersi a una donna russa che aveva accettato, dietro pagamento di 8000 dollari, di prestare l’utero per poter mettere al mondo il “loro” bambino. Il padre biologico del piccolo Adam è Mark Newton, mentre Peter Truong era considerato il padre adottivo. Il neonato è stato consegnato alla coppia solo cinque giorni dopo il parto, nel 2005.
Una volta rientrata negli USA la coppia ha riempito le reti televisive con le loro interviste in cui raccontavano la storia di come erano riusciti, attraverso la rete, a trovare la madre surrogata che aveva permesso loro di coronare il sogno di diventare papà.
Il bambino aveva solo 22 mesi quando venne abusato dai ‘genitori’ per la prima volta. Da quel momento in poi gli abusi si sono susseguiti e quello che accadeva in quella ‘famiglia’ sui generis veniva videoregistrato e immesso nella rete del circolo pedopornografico.
In un momento successivo il bambino è stato anche messo a disposizione di altri membri dello stesso circolo di pedofili in Australia, Francia, Germania e negli Stati Uniti.
Il primo arresto di Newton e Truong è avvenuto nell’estate del 2011 dopo che la polizia australiana aveva scoperto del materiale pedopornografico che ritraeva la coppia con il bambino, materiale che era stato trovato in possesso di cultori australiani dello specifico orientamento sessuale.
All’inizio i due avevano affermato che il loro arresto era legato solo al fatto di essere una coppia gay, affermazione prontamente smentita dall’ispettore Jon Rouse che dirigeva la task force antipedofilia Argos, il quale ha dichiarato all’emittente Seven News: “Se si fa del male a un bambino, non mi interessa il genere di chi compie l’azione. Il nostro interesse è il bambino e non la vostra preferenza sessuale”.
Mark Newton è stato condannato a 40 anni di carcere per abusi sessuali commessi su un bambino russo adottato, mentre il suo compagno Peter Truong è stato condannato a 30 anni di reclusione, sempre negli Stati Uniti.
“Essere padre è stato un onore e un privilegio che ha scandito i migliori sei anni della mia vita”, ha affermato Newton poco prima della lettura della sentenza che lo condannava.
A questo punto sorge una domanda: nel momento in cui la Chiesa Cattolica è sotto assedio per gli scandali sulla pedofilia accaduti trenta o quaranta anni fa, come mai invece questa notizia non riesce ad emergere in Italia?
 
 
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Hanno scelto il Male. E’ questa la diagnosi censurata

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Alcuni lettori insistono perché dica la mia sui due trucidi assassini del loro coetaneo, attratto con la promessa di un rapporto sessuale ben pagato, 100 euro. Scusate, vorrei esimermi; già torme di mosconi e tafani, attratte dallo sterco e dalle carogne, a sciame vi hanno raccontato tutto; son contento di non essere più nel mestiere attivo di questo giornalismo. Del resto, è così chiaro. Ma, fateci caso, la sola cosa chiara da dire, è quella che tacciono tutti: i tafani, le mosche stercorarie, i mosconi attratti dalla putrefazione. Svolazzano a intervistare lo psichiatra famoso, che spieghi lui   come hanno potuto far questo:e lo psichiatra ovviamene annaspa. Sa benissimo che la sua pretesa scienza non ha le categorie per definire questo, non è una patologia che di trova nel Manuale Diagnostico-Statistico.   Si intuisce che lo psichiatra vorrebbe dire la definizione giusta, ma si trattiene: non appartiene alla scienza moderna, né tantomeno è una categoria che si può evocare nella società liberata e postmoderna. La parola sulla punta della lingua è: il Male. Quei due non sono malati, sono giovanotti trucidi e sanissimi. Solo, hanno aderito al Male. Con scelta volontaria, in piena lucidità.

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“Giovedì sono usciti in macchina per fare un giro, per cercare una vittima da sacrificare, fino a quando la scelta è caduta su Varani, che Prato già conosceva negli ambienti dei locali notturni. Quest’ultimo avrebbe telefonato al ragazzo proponendogli 100 euro per un incontro sessuale nell’appartamento. Decine di ferite, da punta e taglio, hanno devastato il volto e il collo. . Ucciso Varani, Foffo e Prato hanno ripulito la scena del delitto – il pavimento della camera da letto e il bagno – fatto sparire gli abiti della vittima e il suo telefonino. «Poi abbiamo passato la giornata e dormito con il morto in casa». Volevano provare l’effetto che fa uccidere uno, uno qualunque.

gabriele.jpg_982521881La loro scelta deliberata per Satana è visibilissima nelle loro foto, nei loro orribili “profili Facebook”, specchio del narcisismo più velenoso: trucidi belloni, si atteggiano a modelli – come i modelli degli abiti di Armani e di Versace, gente di quel mondo, ragazzi di vita benvestiti e palestrati, il peggiore dei due un bisessuale: meno per inclinazione che per depravazione,  per espandere il limite del male di cui godere. Gente che ha voluto il Male in quanto tale, per sé, con purezza.   Per capire la loro patologia, bisogna fare riferimento alle categorie di ben altra scienza che quella del DSM 5. La scienza che dice: “Chi fa’ il peccato è schiavo del peccato”. Non si evochi, qui, la categoria della possessione: sì, può esserci anche questa – ma  come effetto secondario: il punto è che costoro si sono fatti possedere, hanno chiamato Lui, perché diventasse padrone delle loro anime. E’ ovvio che finisca in omicidio: Lui è “Omicida fin dall’inizio”

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Omicidio gratuito: la sapeva bene Dostoyevski, che ha esplorato fino in fondo queste anime. Nei Demoni,   in Delitto e Castigo, l’ assassinio gratuito è la firma dei super-uomini che si sentono immensamente liberi e superiori, e solo dopo – col cadavere e il sangue da pulire – si rendono conto di essere stati schiavi: non di aver vissuto, ma di essere stati vissuti,  “agiti” da Un Altro.

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Ha colto l’orrore di quella scelta assoluta il procuratore che ha chiesto 26 anni per il tizio della coppia all’acido, Alexander Boetcher: “rapporti interpersonali segnati da sadismo, narcisismo, antisocialità”, “un figlio di papà che fa il mantenuto e si atteggia a dio, come lui dice di sè stesso, con le donne con cui ha a che fare”. Anche di lui, la il profilo face book, dice tutto: trucido bellone da sfilata di moda, che tatua le sue amanti e le marchia, strappa il collo a galline e posta il tutto in video.

E poi c’è l’altro, quel De Filippi che ha ammazzato la professoressa che aveva sedotto, in combutta col suo amante maschio cinquantenne: anche lui bisessuale amorale, anche lui il dio di se stesso  in forma di maschietto di vita e di ragazza di vita, la boccuccia imbronciata come ha visto nei video porno, senso di onnipotenza personale. “Se Dio non c’è, allora tutto è permesso”, dice un personaggio dei Demoni, Aleksei, e per dimostrare la sua libertà si spara un colpo di rivoltella. De Filippi, Boetcher, i due ributtanti uccidono altri, Ma possono uccidere se stessi con la stessa indifferenza: Marc Prato, uno dei due (il peggiore) dopo l’omicidio è andato in albergo per finire i suoi giorni. Allo stesso modo, nei Demoni, Stavroghin — il giovane ricco, annoiato e immorale, che ha un orribile segreto, la cui sola entrata in una stanza provoca nei presenti quel senso di gelo inconfondibile, si impicca alla fine in una stanza d’albergo in Svizzera. Posson farlo perché si vivono solo come corpi, sono solo corpi , senz’anima.

Stanno diventando sempre più numerosi, questi piccoli Nietszche delle periferie e della modernità. Sono il tipico prodotto di una società che ha cancellato nelle coscienze, e anzitutto in sé stessa, la distinzione fondamentale: che l’uomo sceglie fra Bene e Male, e la scelta del Male è peccato e colpa, e porta rovina.

Persino la Chiesa ha abbandonato quella scienza antiquata. Non ci sono più colpevoli, la misericordia avvolge tutti, Cristo non giudica, chi sono io per giudicare? Così sono venute meno tutte le difese. No, Cristo giudica; no ogni uomo sorvegli se stesso, per vedere a chi si dà schiavo. Si deve imparare, però.

Forse molti crescono così perché non sono più battezzati?  “Rinuncio a Satana, alle sue seduzioni, alle sue opere”, la protezione sacramentale non è stata pronunciata a nome loro da nessun padrino credente.   Una generazione abbandonata ai suoi satana interiori, alle sue voglie, al “tutto è permesso” perché Dio non c’è. I “social media” aumentano le occasioni di Male, la rendono precoce. E per ogni bambina dodicenne corrotta, per ogni ragazzino che perde la purezza, sono piccole luci che si spengono. Lui sta spegnendo le luci, e così può dominare nel mondo per la sua definitiva dittatura sull’uomo.

E tutto così chiaro, se si vuol vedere. La Merkel che dà 20 miliardi a Erdogan perché si tenga i profughi che aveva prima chiamato, ma che ora gli fanno perdere le elezioni; il ministro Schauble che nega ogni aiuto alla Grecia, “Non confondiamo il suo debito con la questione migranti, teniamo distinte le due cose”, solo – abbiamo finalmente il coraggio di dirlo – fanno l’opera   del Principe d Questo Mondo, e lo sono volontariamente. Questi sono disposti a regalare al turco i miliardi che hanno risparmiato per i greci negandoli a questi fratelli europei. Che ne dite?

Direte che esagero. Ma sveglia! Sono anni ed anni che il Male devasta paesi interi nel mondo, uccide un milione in Irak, mezzo milione in Afghanistan, ora in Libia, in Siria. E’ forse qualcosa di logico, ancorché machiavellico? Ciò supera le ragioni geopolitiche, anche le più ciniche. E’ un fine in sè.

Il prezioso sangue

Ho davanti agli occhi le foto delle due suorine di Madre Teresa trucidate per la fede nello Yemen. In Yemen, capite. Da cui tutti scappano se possono, e loro erano lì. Curavano degli anziani musulmani, malati, di quelli che nessun musulmano curerebbe, se non è un suo familiare. Scusatemi,   hanno dimostrato la superiorità di Cristo sull’Islam, su qualunque altra religione. Quando ho visto queste suorine andare sempre affaccendate nelle strade di Calcutta, o della Ucraina di prima a lavare malati vecchi e cattivi, o negli orridi sobborghi di New York dove erano le sole a rendersi cura dei malati di Aids, le ricchissime checche che improvvisamente tutti gli amanti abbandonavano – ho sempre pensato:   non corrono alcun pericolo. Sono protette, anche agli occhi di chi non crede, dalla loro stessa innocuità, dal loro inerme sorriso. Chiunque dica: “Il Dio di Madre Teresa non è il mio dio” condanna se stesso. Chi può essere così stupido nella malvagità?

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In Yemen dei wahabiti in uniforme l’hanno fatto. Le hanno ammazzate con i loro assistenti e pazienti. E il Papa? Vi sembra normale quel che ha detto su quelle sorelline uccise? “Queste persone sono vittime dell’attacco di quelli che li hanno uccisi (sic)  e anche dell’indifferenza, di questa globalizzazione dell’indifferenza, a cui non importa”. Non ha avuto il coraggio di dire il nome “di quelli che li hanno uccisi”, né la religione, né che sono morte per la fede. Per lui sono state uccise “dall’indifferenza globale”. Voleva dire: dal fatto che non sono comparse sui giornali e i tg?

E’ questo che conta? Per lui forse. Per loro no.

Riguardo le foto. Due sorelline giovani, dai piedi scuri del Terzo Mondo. Si vede che avevano i grembiuli a quadri delle serve, delle badanti, per non sporcare i sari – ne hanno solo due, uno lo indossano l’altro lo lavano, e lo cambiano ogni giorno.   Sari di poco prezzo, grembiuli di poco prezzo, il cibo che mangiano è di poco prezzo: tutto è di poco prezzo nella loro vita. Tranne il sangue che hanno versato. Questo sangue è detto prezioso. Non è una parola a caso: anche nel Buddhismo si prega il “Prezioso Signore”, il Buon Pastore. E’ una parola che ogni teologia seria, che ha scelto il Bene, trova spontaneamente. Indica la natura di gioiello, di diamante e di rubino; allude alla essenza minerale incorruttibile, rara, trasparente e inestimabile, di quel sangue che viene sparso senza alcun risparmio, invece di essere tesaurizzato.

Mai il sangue dei martiri ha fatto notizia sui giornali, o Papa. Sono sempre morti dimenticati, nessuno a difenderli, nessuno a raccontare. I mosconi e i tafani non sentono l’odore di quel rubino, di quello zaffiro e diamante di chi ha rinunciato a Satana, alle sue seduzioni alle sue opere. La sua morte è umile come la sua vita indifesa, come la Giacinta di Fatima che a nove anni morì “per salvare le anime dall’inferno” in un ospedale d Lisbona,fra quegli odori di ospedale dei poveri, senza mamma e senza papà. E senza giornalisti a dare la notizia. “Ora ne salverai tanti, Gesù, perché ho fatto un sacrificio molto grosso”, disse una volta in quel lettino. Aveva conquistato dei diritti su Dio.

L’Altro, il nemico,  invece, sa benissimo dove colpire. Non poteva tralasciare le sorelline di Madre Teresa. Sta avanzando, sta spegnendo tutte le luci ad una ad una – le luci sacramentali, le luci della Presenza Reale, le luci di coloro che hanno rinunciato, ed ogni giorno rinunciano, alle sue seduzioni e le sue opere.

E tutti fanno finta di non accorgersi di questa avanzata. Tra i pochi, sono lieto di poter citare uno che per formazione dovrebbe essere lontano da questo genere di sapienza e sensibilità : è Giulietto Chiesa. Su Facebok, ha postato questo

MESSAGGIO AI NAVIGANTI

Mi arrivano messaggi inquietanti, anche dalla cronaca quotidiana. Segni di vero e proprio impazzimento dei singoli. E dei popoli (perché da tempo ho capito che i popoli possono uscire di senno, esattamente come gl’individui). In altre epoche succedeva. Ma più raramente. Non posso qui fare esempi, ma ciascuno può trovarli nella propria esperienza.
Ciò che accade in questa epoca è tuttavia molto angosciante. È come se tutti, molti, stessero “perdendo il controllo” di se stessi. Ho una spiegazione possibile (non certa, ma probabile
): stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana, dove le nostre abitudini non funzionano più a difesa dei nostri equilibri. È l’effetto dello choc da “modernizzazione”, da “globalizzazione”. Le tecnologie che abbiamo costruito stanno accelerando con violenza inaudita molte delle nostre funzioni cerebrali. Ma l’evoluzione tecnologica (che si misura ormai sulla scala di pochi anni) non ha nulla a che vedere con i tempi dell’adattamento dell’individuo, che si misurano sulla scala delle centinaia di migliaia di anni, come minimo dei secoli. Per questo, io credo, stiamo diventando sempre più “squilibrati”: a seconda del grado di dipendenza dei fattori “innaturali” che ciascuno di noi (e tutti insieme) stiamo introiettando nella nostra psiche.

“Stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana”: ben detto.

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Treviso: Associazioni protestano per la pubblica distribuzione tra i giovani di materiale pornografico

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ARTICOLO GALLINA

di Redazione

Pur essendo degna di lode l’azione di protesta da parte delle Associazioni firmatarie della lettera al “vescovo” di Treviso, dobbiamo considerare la visione diametralmente opposta alla nostra, nel modo in cui ci si rivolge alle cosiddette gerarchie ecclesiali. 

Riteniamo utile smetterla di rivolgersi ad un “prelato conciliare” come se ci si rivolgesse ad un legittimo Vescovo di Santa Madre Chiesa. E’ necessario adire le vie legali, perché in questo caso, ci sono tutti i presupposti. Solitamente i conciliari tendono a non fare nulla a fronte di lettere di questo tenore, per quanto corrette nei contenuti, ma esperienza insegna che l’azione di pubblica protesta, anche costante, “vis à vis” (con chiari e duri volantinaggi o altre azioni eclatanti e mediatiche) può portare, nel breve, medio o lungo termine a raggiungere obiettivi insperabili. La liberazione della chiesa di San Pietro Martire dai luterani ivi insediati con contratto stipulato con la diocesi scaligera, dopo 5 anni di battaglie furibonde da parte dei cattolici tradizionalisti ne è una dimostrazione, che è già stata oggetto, persino, di tesi di laurea.

Segnalazione di Luciano Gallina

Avvisiamo che ci sono alcune immagini forti ed esplicite, volgari e pesantemente lesive del senso del pudore

 Relaz.Prot.CuriaVescovile_TV Continua a leggere

In Portogallo, l’eutanasia è già realtà

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pugno

Segnalazione Corrispondenza Romana

Grande lo scandalo suscitato in Portogallo dalle parole della presidentessa del Collegio nazionale delle Infermiere, Ana Rita Cavaco: «L’eutanasia – ha detto – si applica già negli ospedali dello Stato, a prescindere dalla legge. Ho vissuto personalmente quel che racconto, non ho bisogno di andare a cercare chissà quali esempi. Vi sono stati casi in cui i medici hanno suggerito di somministrare dell’insulina a determinati pazienti, per provocare loro un coma insulinico». Ed ha aggiunto: «Quel che dico non costituisce una sorpresa per gli addetti ai lavori, perché i dipendenti del Servizio Sanitario nazionale sanno che queste cose si effettuano in maniera semiocculta. Per cui penso che sia giunto il momento di parlarne apertamente».

Secondo il prestigioso quotidiano spagnolo Abc, le reazioni, per lo più indignate, non si son fatte attendere: l’Ordine dei Medici ha chiesto che il ministero della Sanità faccia chiarezza, avvii un’indagine e sguinzagli i propri ispettori per effettuare le verifiche del caso e, nel caso venissero confermate tali rivelazioni, per sapere presumibilmente quanti medici e quanti centri attuino tali pratiche. Pratiche, che comunque il ministro della Salute, Adalberto Campos, ha già negato che costituiscano la norma negli ospedali pubblici portoghesi.

Il caso è scoppiato due mesi dopo la confessione di un medico, che, sotto anonimato, ha dichiarato di aver aiutato a morire quattro malati, per alleviare la loro sofferenza. Il dibattito si è subito trasferito nell’arena politica, dove i socialisti al governo han dichiarato di voler considerare l’eutanasia un «diritto fondamentale». Nel frattempo, si è appreso che anche 30 cittadini portoghesi sarebbero iscritti a Dignitas, la controversa associazione svizzera, che chiede denaro per aiutare chi soffre a farla finita. Ma pare esservi anche un mercato nero su Internet, per procurarsi a prezzi più “popolari” – circa 500 euro – le sostanze necessarie, per farla finita

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L’ora fatale e la conversione di Mussolini

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A pagina 211 sono riprodotte poche righe del testamento del Duce. È un biglietto autografo indirizzato da Mussolini alla sorella Edvige il 31 agosto 1943.

La parte significativa, evidenziata dalla sottolineatura, dice: «Nato cattolico apostolico romano, tale intendo morire. Non voglio funerali e onori funebri di nessuna specie. Benito». Singolarmente è uguale all’incipit del testamento di Napoleone, che però morì nel suo letto dopo ben altra carriera.Il libro che contiene la pagina citata è La conversione religiosa di Benito Mussolini di Ennio Innocenti (Fede&Cultura, pagg. 350, euro 18). L’opera, molto dettagliata, non tralascia alcun aspetto della ricerca storica sul tema. L’autore ricorda anche un suo scambio di corrispondenza con De Felice, il quale annotò che Mussolini, nei giorni in cui doveva prendere importantissime decisioni, chiese alla moglie Rachele di mandargli i suoi libri.

E lei spedì il volume che lui teneva aperto sul comodino. Il che significa che lui, prima di addormentarsi, leggeva quello. De Felice, storico liberal-illuminista, non diede molto peso alla cosa. Ma Innocenti fa notare che forse doveva. Quel livre de chevet infatti era La vita di Gesù Cristo dell’abate Giuseppe Ricciotti, ottocento pagine di analisi storico-scientifica uscite nel 1941. Il Duce, insonne per le sorti sue e della Patria in quei giorni fatali, anziché concentrarsi sui problemi dell’ora presente si appassionava alla vicenda del Dio incarnato? Incomprensibile per uno di mente laica, ma non tanto se si pensa che la conversione di Mussolini, avvenuta non in articulo mortis (cioè, di fronte ai mitra spianati e quando tutto era perduto) ma frutto di un processo graduale, fu oggetto di diversi altri scritti. Uno di questi è una testimonianza di prima mano, Ho confessato il Duce, scritta nel 1945 da fra Ginepro da Pompeiana (al secolo Antonio Conio) ma uscita solo nel 1973 (undici anni dopo la morte dell’autore).

Mussolini si confessò sacramentalmente anche con don Giuseppe Chiot dopo la fucilazione di Ciano, ma anche questa storia si riseppe solo dopo la morte del confessore.L’anticlericale mangiapreti che «dimostrava» la non esistenza di Dio col fatto che non l’aveva mai fulminato, che distruggeva madonne e orinava nei tabernacoli, a quanto pare rimuginò a lungo, via via, un tema che non era certo secondario, fino ad accorgersi, in tempi non sospetti, che forse era l’unico da prendere maledettamente sul serio. Non è raro il caso di gente che, dopo aver dato il corpo al diavolo in gioventù, dà l’anima a Dio nella maturità o in vecchiaia. Perciò, non c’è da stupirsi che Mussolini si sia convertito dopo lunga e ponderata riflessione. Ciò dimostra che era meno fanatico degli altri grandi dittatori del XX secolo. Hitler fanatico lo era di sicuro. Stalin forse era solo furbo.

Mussolini, di pasta diversa, ci si presenta pensoso e tormentato. Chissà, forse avrà messo insieme, oltre allo studio e alla cogitazione, tanti particolari che la grande storiografia trascura ma un uomo di carne no. Per esempio, la lettera che la mistica calabrese Elena Aiello gli fece recapitare il 23 aprile 1940 tramite la sorella Edvige. La suora, poi beatificata, lo scongiurava di tenere l’Italia fuori dalla guerra. Ma non perché così usa fare da parte dei religiosi. No, madre Aiello era semianalfabeta e poco sapeva di quel che accadeva al di là dei suoi orfanotrofi. Ma glielo aveva ordinato Gesù in persona. Il quale aveva anche detto che cosa sarebbe successo se il Duce non Gli avesse dato retta…Come sappiamo, l’orologio della storia batté l’ora funesta.

Certo, in quel supremo momento di decisioni irrevocabili uno statista non poteva tener conto, anche, delle visioni di una monaca di provincia. Solo che, man mano che le cose si andavano mettendo come gli era stato profetizzato, uno come lui non poteva non restarne colpito. Da qui, forse, quel suo scrutare notturno il libro di Ricciotti. E la decisione di regolarizzare in chiesa il suo matrimonio.L’autore, Ennio Innocenti, è un prete provvisto di curriculum pubblicistico (nonché di archivio documentale) di tutto rispetto. E molti dei personaggi di cui parla li ha personalmente conosciuti.

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PETIZIONE per l’introduzione quale fattispecie penale del divieto dell’immorale pratica dell’utero in affitto

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STOP MATERNITA

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

https://www.change.org/p/gruppi-parlamentari-di-camera-e-senato-della-repubblica-italiana-petizione-per-l-introduzione-del-reato-di-sfruttamento-della-maternita-surrogata?recruiter=501210908&utm_source=share_petition&utm_medium=email&utm_campaign=share_email_responsive

… sebbene nel nostro ordinamento esistano più di 35mila fattispecie penali, molte delle quali sarebbero da sfrondare o abolire tout-court, questa forse varrebbe la pena d’istituirla …

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Il presidente della Serbia dice no all’ingresso nella NATO

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Bandiere di Russia e Serbia

Alla Russia sono sufficienti le rassicurazioni verbali secondo cui la Serbia non aspira ad entrare nella NATO, ha dichiarato il presidente del Paese Tomislav Nikolic. Secondo il capo di Stato, i serbi non vogliono che il loro Paese entri nell’Alleanza Atlantica e la Russia lo sa.

La Serbia non intende entrare nella NATO, ha affermato il presidente Tomislav Nikolic.

“Non entreremo,” — ha detto in un’intervista con Sputnik alla vigilia della sua visita a Mosca tra il 9 e il 10 marzo.

Tuttavia ha sottolineato che Belgrado ha un grande potenziale per la cooperazione sia con la NATO sia con altre organizzazioni, come ad esempio la CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva).

“A suo tempo avevo personalmente insistito per inviare una delegazione presso il consiglio della CSTO. La Russia non lo richiedeva, anche se una nostra delegazione aveva già partecipato alle riunioni dell’Assemblea parlamentare della NATO” — ha osservato il presidente serbo.

Ha anche suggerito che alla Russia sono sufficienti le rassicurazioni verbali secondo cui la Serbia non cerca la NATO.

“In qualità di Paese serio la Russia non calcola in che percentuale collaboriamo con la NATO. La Russia sa che i cittadini della Serbia non vogliono che il loro Paese entri nell’Alleanza Atlantica,” — ha detto Nikolic.

La Serbia è un paese osservatore del CSTO dall’aprile del 2013. Allo stesso tempo è in vigore una risoluzione parlamentare del 2007 che contempla la neutralità della Serbia nei confronti di qualsiasi alleanza militare.

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Tosi, a che serve spendere tanto per una cancellata?

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Dopo le multe a chi fa l’elemosina, un altro esempio della tendenza del sindaco di Verona a recuperare l’anima originaria. Per coprire il resto

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Tutto era cominciato durante la prima esperienza amministrativa di Flavio Tosi, quando il sindaco era un leghista duro e puro. Allora nei centralissimi giardini di Piazza Indipendenza, a due passi da Piazza Erbe a Verona, dove nel 1300 erano i Giardini degli Scaligeri, fecero la loro comparsa le nuove panchine di ferro cosiddette “anti-barbone”, con la barra in mezzo per impedire ai senzatetto di turno di stendersi per dormire. Le proteste furono accompagnate da azioni eclatanti di disturbo con l’uso di potenti cesoie in grado di tranciare e danneggiare il ferro delle barre divisorie.

Di quella stagione restano i tabelloni del Comune di Verona che elencano i divieti in vigore nei giardini. Curiosamente, a dimostrazione che la burocrazia è spesso autolesionista, campeggia ancora perché nessuno si è preoccupato di toglierla, l’insegna che indica la splendida location come area picnic. Solo le tavole in pietra per appoggiarsi e mangiare sono state tolte. I tabelloni rimasti si contraddicono tra di loro: quelli in blu fissano i divieti, quello marrone invita al picnic. Per l’occasione i giardini, che i veronesi chiamano “delle poste”, avevano anche ospitato le cosiddette “Piazze dei Sapori”, ma a quanto pare i pochi ma influenti veronesi che abitano nei pressi le avevano fatte sloggiare in Piazza Bra. Da allora, per tener lontani barboni e senzatetto, i giardini sono stati abbandonati a se stessi.

Poi la scorsa estate, fallito il primo progetto di un parcheggio pertinenziale del 2002 e un concorso di idee del 2012, è stato presentato in circoscrizione centro storico uno nuovo, di un giardino in Piazza Indipendenza. Si ispira all’Orto Botanico creato ai primi dell’Ottocento e gestito dall’Accademia di Agricoltura, Scienza e Lettere. E lì sono nate le prime perplessità, legate alla scelta di pavimentare gran parte dell’area attorno al monumento a Garibaldi con pietre della Lessinia. Ai più non è sembrato prudente scavare e impermeabilizzare il terreno nel raggio di influenza delle radici dei due giganteschi Ginco, piante diventate l’emblema del posto e ricercatissime dai pittori.

Ma del progetto, quello che interessa di più al Comune pare sia stata la cancellata alta due metri che, per questioni di sicurezza dovrebbe chiudere metà del parco. È documentato che anche l’ottocentesco orto botanico era chiuso, ma è ovvio che questo non sarà un vero orto botanico, che richiede ben altre strutture. Insomma, la cancellata dovrebbe servire a impedire la cosiddetta frequentazione delle brutte compagnie. Come al solito era partita la polemica politica, visto il costo previsto di 300 mila euro. Il giudizio dei detrattori della cancellata era stato tagliente: dopo l’invenzione delle panchine con il manico, con la scusa di combattere il degrado ora si vuole chiudere in una gabbia l’unico giardino sull’ansa dell’Adige. E 300 mila euro per una cancellata non sembrano pochi.

Dopo i primi rilievi Tosi ha confermato che dalla sovrintendenza è arrivato l’ok per chiudere la piazza. Così ora si procederà con la gara d’appalto. Con buona pace dei pittori che con il giallo delle foglie dei due Ginco dovranno fare i conti con la ruggine della cancellata, senza contare che gli eventuali “ospiti” non graditi si trasferiranno comunque da qualche altra parte. Ma Tosi potrà sbandierare la “difesa della sicurezza”. Dopo le multe a chi fa l’elemosina, un sistema sicuro, molto sicuro per coprire le difficoltà della sua maggioranza e l’ambiguità della sua politica verso Renzi.

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Caso “dirigentopoli”, consulente Tosi a processo

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Martello-giudice

Sarà necessario un processo per stabilire eventuali reati e responsabilità sulla vicenda dei presunti «troppi dirigenti» a Palazzo Barbieri e delle altrettanto presunte «nomine illegittime» in Comune a Verona. Sul banco degli imputati del caso “Dirigentopoli” l’avvocato Marco Crescimbeni, (dirigente dal ‘94 del settore Personale, direttore dal ‘99 dell’Area Risorse Umane, vicedirettore generale dal 2007), l’ex assessore all’Urbanistica Francesco Marchi (ora consulente del sindaco Flavio Tosi) e l’attuale segretario generale di Palazzo Barbieri, Cristina Pratizzoli. Tutti e tre sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio. Nel mirino le nomine per incarichi dirigenziali a tempo determinato in Comune dal 2007 al 2012. Secondo l’accusa non avrebbero rispettato i regolamenti  dello statuto. Ora spetterà ai giudici del Tribunale collegiale stabilire come stiano realmente le cose fra tre mesi e mezzo.

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