Bergoglio laverà i piedi ai profughi per la “messa” del Giovedì Santo

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“Papa” Francesco ha deciso di celebrare la messa «in coena Domini» del Giovedì Santo, con il tradizionale rito della lavanda dei piedi, con i profughi di una struttura romana. Dopo essere stato in un carcere minorile, in un centro per anziani e l’anno scorso a Rebibbia, il Pontefice ha deciso quest’anno, per la celebrazione che avverrà il prossimo 24 marzo, di rivolgere uno speciale gesto di attenzione ai rifugiati e ai migranti.

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Un vaso di Pandora arcobaleno

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Caso Varani, «la comunità Lgbt ora teme che emerga lo stile di vita gay»

«Marco Prato era “uno di noi”. Nel senso che faceva la vita che molti gay facevano, al netto di certi eccessi: penso a quello della droga. La comunità Lgbt ha paura che si raccontino cose che tutti conoscono. Che si scoperchi il vaso di Pandora. Tutti sanno, ma è meglio non parlarne». A dirlo è Marco Pasqua, attivista omosessuale e giornalista presso Il Messaggero. Marco Prato è uno dei due killer del 23enne Luca Varani, barbaramente massacrato e ucciso il 4 marzo scorso in un quartiere romano.

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19/03 UN GIORNO DI FORMAZIONE CATTOLICA E POLITICA A VERONA PRESSO “TRADITIO” A VERONA

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Invito formazione cattolica e politica

di Redazione

“Non vogliamo alcuna etichetta se non quella di Cattolici fedeli alla Tradizione. Non solo Cattolici per poterci differenziare dai conciliari, che sono invitati, comunque a partecipare, così da poter conoscere la Dottrina di sempre e poter confrontare, in buona fede, secondo il principio di non contraddizione, il Magistero Perenne ed infallibile con le sciocchezze che vanno per la maggiore nelle parrocchie” – così si esprime Matteo Castagna, Responsabile Nazionale del Circolo “Christus Rex”- Alla Curia e alle sue dirette o indirette emanazioni lanciamo una sfida: venite alla giornata di formazione cattolica e politica, al fine di conoscere la vera Dottrina Cattolica e, a Dio piacendo, convertirvi.

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L’ultimo colpo di teatro di Putin è un capolavoro

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Il commento di Marcello Foa

Assad e Putin.

Solo nelle prossime ore capiremo con certezza la consistenza del ritiro russo dalla Siria ma ancora una volta Vladimir Putin ha dimostrato uno straordinario tempismo. Da qualche tempo non ne sbaglia una.

Nell’autunno del 2015 colse di sorpresa quando annunciò l’inizio dei bombardamenti in Siria contro l’Isis.

Dopo poche settimane tutti si meravigliarono per la potenza e per la precisione dei bombardamenti rispetto agli svogliatissimi, recalcitranti raid condotti fino a quel momento dagli Usa.

Nessun esperto si aspettava l’avanzata delle truppe di Assad, che nei primi mesi del 2016 hanno riconquistato parte dei territori persi grazie, ancora una volta, all'”imprevista” efficacia del sostegno logistico russo.

E ora Vladimir Putin ancora una volta prende il mondo in contropiede annunciando il ritiro di gran parte delle truppe russe e ponendosi così in una situazione ottimale: il ritiro mira, ufficialmente, a favorire i colloqui di pace in Siria e dunque vanta nobili finalità. Può darsi che dia i risultati sperati – tutti lo sperano – e in questo caso il Cremlino potrebbe attribuirsi il merito di aver propiziato una soluzione insperata. Ma se anche i negoziati fra Assad e le fazioni ribelli fallissero e fosse necessario un nuovo intervento militare in Siria, Mosca sarebbe legittimata a procedere e nessuno potrebbe recriminare.

In termini di strategia militare e di immagine è un capolavoro. Perché quando si ricorre alla forza occorre porsi obiettivi chiari e sapersi fermare al momento giusto ovvero bisogna mostrare quella sapienza, predicata nell’Arte della Guerra di Sun Tzu, che é sistematicamente mancata agli Stati Uniti negli ultimi quindici anni ovvero dalla guerra in Afghanistan fino ad oggi passando per l’Irak, la Siria, le primavere arabe telecomandate, lo scellerato appoggio all’Isis e in genere all’estremismo islamico in Siria.

A modo suo, Putin ha dato un’altra lezione all’America.

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MAURIZIO ROSSI PRESENTA: MILITIA

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MAURIZIO ROSSI

 

Maurizio Rossi ha presentato MILITIA di Leon Degrelle presso i locali di  Traditio a Verona. Un esempio di sacrificio e onore, di Fede e lotta, di eroismo e virtù. “DIO E PATRIA!” come amava dire lui. Numerose le similitudini tra il Comandante belga e Codreanu, che sarà protagonista di una prossima presentazione, sempre delle Edizioni di Ar.

Il libro può essere acquistato a euro 12 presso Traditio. Per ordinazioni: info.traditio@gmail.com

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Anni di piombo, Freda, Ventura e le verità storiche nei romanzi –

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CONTRO

La lettera di Anna K. Valerio allo storico Vladimiro Satta di Anna K. Valerio

Gentile dottor Satta,

appena vista la recensione di Paolo Mieli sul Corriere della Sera sono corsa a prendere il suo libro (I nemici della Repubblica, Rizzoli 2016). Non speravo di trovarci tesi innocentistiche su Freda e Ventura, ma ero certa che sarebbe stata una lettura più igienica delle solite. Ed è stato così. Ho scoperto pagine che fanno piazza pulita di quelli che il giudice Salvini, con formula vispa, ha definito “autodepistaggi”. Certo, che poi il primo ad approfittare del clima per spingere la mandra dei curiosi in quella direzione sia stato il mio amico Giovanni è vero – lei lo ha giustamente riconosciuto. Alla lunga, forse Ventura è stato il più dialetticamente abile degli avversari dell’Italia postbellica. Pur con il suo carattere generoso, elegiaco, presente a ogni dramma umano con un’intensità straordinaria. Anche questo dovrebbe essere storiografia: raccontare i personaggi che stanno intorno a un fatto in tutta la loro complessità.

Continua a leggere l’articolo su Barbadillo.it 

Draghi ha fallito. Ma non è colpa sua, dopotutto

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Milton Friedman – se avete presente – è stato il guru supremo del liberismo e della deregulation monetaria, il fondatore della Scuola di Chicago,  il  venerato padre della dogmatica “meno stato più mercato”, eccetera.

Ebbene: pochi sanno (perché lo nascondono) che Friedman era contrario all’indipendenza delle banche centrali. Più specificamente, propose di subordinare la Fed al Ministero del Tesoro. Lo propose per motivi perfettamente coerenti con la sua teoria di nemico dei monopoli. La cosiddetta indipendenza concentrava il potere monetario in un unico “locus” in mano a persone che non rendevano conto a nessuno; la dipendenza della banca di emissione dallo Stato avrebbe avuto almeno il vantaggio di creare una dialettica fra le due entità, una concorrenza: in caso di errori si sarebbero accusate a vicenda.

Ovviamente, Friedman vide che una banca centrale indipendente sarebbe stata troppo dipendente dalle opinioni dei banchieri, e avrebbe accontentato loro invece che l’economia generale; che l’indebita influenza delle opinioni dei banchieri avrebbe offuscato (nelle menti del banchiere centrale) la differenza che esiste fra i problemi che la banca affronta sul mercato del credito e i problemi della politica monetaria. Il montante della produzione di moneta è un atto politico, non tecnico.

Molti studi negli anni ’70 avevano già dimostrato che più una banca centrale è indipendente, più l’inflazione cala, fino a divenire deflazione.

E’ l’idrovora che non “pesca” più

L’11 febbraio scorso, un fondo dell’Economist – dicesi l’Economist dei Rotschild di Londra – notava con biasimo che le banche centrali sono “schiave dei mercati”: ovviamente i mercati finanziari, non i mercati rionali (di cui in deflazione, la banca centrale dovrebbe preoccuparsi).

In quei mercati (Wall Street, Londra eccetera) da tempo “gli investitori hanno scoperto che, se fanno qualche capriccio infantile, le banche centrali accorrono alla loro riscossa. Sul lungo termine, ciò incoraggia comportamenti a rischio come quelli della fase che ha preceduto la crisi del 2007-2008”. E’ la scoperta del segreto di Pulcinella: il fatto notevole è che lo ammetta l’Economist. Che arriva addirittura a palare di “privatizzazione di profitti e pubblicizzazione delle perdite”. Ciò vuol dire una cosa: che il metodo è arrivato al capolinea.   Nel gergo, si dice “il cavallo non beve”. Nella realtà, lorsignori sanno che non posso più sfruttare la colossale idrovora che ha sottratto capitali dal basso per profitti in alto (all’1%). Perché l’idrovora non pesca più.

E insistere nel  far funzionare l’idrovora sarebbe stato ormai controproducente.

Se Draghi e i tecnocrati della BCE avessero letto con la dovuta attenzione, avrebbero capito che il loro ultimo sparo di bazooka sarebbe stato trasformato dai mercati (come dice il blogger Bottarelli) in pistola ad acqua. Invece dell’atteso trionfale rialzo, i mercati sono ribassati. Vero che il giorno dopo   hanno recuperato, ma tutto ormai non ha senso: quasi il 70 per cento delle transazioni su detti mercati sono attuate non da esseri umani, ma da supercomputer secondo algoritmi automatici (ecco una riforma che non si farà: vietare  questa pratica). Fra le misure prese da Draghi, c’è un complesso meccanismo per cui la BCE “paga un interesse alla banca a cui presta denaro” se questa banca “presta molto a imprese e famiglie”. Un istituto che presta molto all’economia potrà essere finanziato dalla BCE “più degli altri e a condizioni più favorevoli”. Nobile tentativo. Peccato che le famiglie non abbiano stipendi e salari su cui indebitarsi, e con le imprese hanno già debiti andati a male presso le banche per 220 miliardi (in Italia). E gli interessi negativi ormai insturati che cosa volete che siano? Un ulteriore furto alle famiglie: avete, poniamo, 100 mila euro in banca? L’anno prossimo saranno 98 mila. Secondo la mentalità distorta dei banchieri centrali, è una punizione per i risparmiatori, che dovrebbe spingerli a “investire”: dove? L’effetto sarà di far sentire le famiglie ancor più povere e inclini a spendere ancor meno.

Interessante l’ululato che si è elevato dal governo tedesco e dalla Bundesbank: con i suoi trucchi Draghi mantiene le banche zombi? Verissimo, ma anche e soprattutto le loro. Draghi trasferisce il denaro dalla Germania  agli stati-zombie del Sud Europa, finanziandone il debito, incoraggiandone i governi a indebitarsi sempre più allegramente. “E’ la più grande redistribuzione di ricchezza in Europa dalla seconda guerra mondiale”, strilla Handelsblatt.

Prima di tutto, il trasferimento è esattamente quello che sarebbe comunque avvenuto se l’euro fosse davvero una moneta unica, e l’avrebbero comunque pagato i tedeschi coi loro surplus di profitti; vero che ciò avviene in altri modi furbeschi. Ma vediamo l’alternativa.

Prima del divorzio Tesoro-Bankitalia” il debito pubblico italiano era del 60% del Pil; oggi è salito al 130 circa.. La Francia, paese meglio governato, aveva un debito sul Pil del 20,7 % del Pil nel 1980; oggi, quasi del 100% e un deficit annuo che supera il nostro italiano, è al 4 per cento. Con inflazione allo 0 per cento, o sottozero, non ci sono che i quantitative easing e i tassi negativi dlla BCE che tengono galla il sistema. Non solo un rialzo dei tassi, ma un’interruzione del quantitative easing, aggraverebbe situazione di stati che sì, sono già falliti, provocandone la bancarotta. La Germania sarebbe contenta di trovarsi nella zona euro, da cui ha tanto guadagnato, nel mezzo del ciclone delle bancarotte di Italia, Spagna, Francia…? Magari a Berlino pensano di essere solvibili, come dicono i loro bilanci pubblici? Sì, se non ci fosse Dutsche BAnk con i derivati  che la espongono per un multiplo del Pil tedesco. E le Sparkassen, sono solvibili? Davvero?

Ma come dimostra anche l’educazione che vogliono impartire agli immigrati islamici  per civilizzarli,

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i tedeschi hanno perso la ragione. A meno che non abbiano superato i napoletani nella tecnica del “piagni e fotti” (gli altri).

Il punto è che l’intero sistema finanziario non è più adeguato ad una situazione dove grazie alla politica di austerità non c’è più crescita e né inflazione.

Milton Friedman se fosse ancora qui, potrebbe commentare:   Ve l’avevo detto.

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