La dittatura delle banche – L’anatocismo vince ancora

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di Roberto Pecchioli

Per una misteriosa associazione mentale, la parola anatocismo mi ricorda l’upupa, “ilare uccellino calunniato dai poeti” , secondo Eugenio Montale. Upupa è, nella nostra lingua, una parola dal suono sinistro, per via delle due u e della pronuncia sdrucciola: così Foscolo e Parini ( i poeti calunniatori) , hanno citato il piccolo volatile in passi tenebrosi e notturni delle loro poesie. Licenze poetiche . L’anatocismo, al contrario, sembra il nome di un disturbo della pelle, o, tutt’al più, una di quelle parole difficili di cui è ricco il linguaggio filosofico. Significa invece interessi sugli interessi, o, più bonariamente, interessi composti : in banca il politicamente corretto per fregare depositanti e mutuatari è cosa antica.

Il governo Renzi, il più benemerito per il sistema creditizio nella storia nazionale , afferma in questi giorni di aver finalmente espunto dall’ordinamento le norme che consentono alle banche di applicare gli interessi sugli interessi. Una volta di più, non è vero.

Un’altra menzogna, ma di quelle che graveranno pesantemente sulle tasche di molti , pare per circa due miliardini, una goccia nel mare dell’usura, ma loro sono come il maiale, non si butta via niente. In realtà, la norma che la stampa e la televisione amica del genio di Pontassieve spaccia come fine dell’anatocismo , semplicemente, permette alle banche di calcolare gli interessi composti su base annuale, anziché trimestrale. Poco cambia, dunque, per gli sfortunati clienti del sistema usuraio globale , cioè tutti noi , tanto più che la legge consente alle parti di accordarsi diversamente. Credo che tutti noi abbiamo firmato montagne di fogli in banca, fitte di clausole scritte in “giuridichese” stretto e stampate in corpo tipografico minuscolo. Chissà che, nella fiera delle parole , non abbiamo già firmato tutti la deroga, e, soprattutto, tra i contraenti, indovinate chi è più forte tra noi e lo stimato istituto di credito….

Nel venerando dizionario Zingarelli della lingua italiana, la definizione di anatocismo è perfetta e merita di essere riportata per intero: “Usura dell’usura. Capitalizzazione degli interessi di una somma data a prestito, cioè aggiunzione, al capitale, degl’interessi maturati.” Usura dell’usura: tale è l’anatocismo.

Nello specifico, sembra che l’emendamento che ha fatto rientrare dalla finestra ciò che pareva uscito dalla portasia stato scritto dagli uffici legali delle grandi banche, guidate da Intesa San Paolo, che, per inciso, è anche , con Unicredit , una delle due grandi azioniste della Banca d’Italia. Le associazioni dei consumatori, fiutato l’inganno, sono intenzionate ad azionare la leva giudiziaria: sì, perché la storia dell’anatocismo nel diritto italiano è piuttosto controversa. Nell’ordinamento la materia è disciplinata dall’art.1283 C.C., che recita: “in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”. Un garbuglio, specie per la questione degli usi, che introducono un elemento di diritto consuetudinario pericoloso, stante la forza del sistema creditizio,.

Per prassi e, appunto, consuetudine, a partire dal 1952, la lettera del codice civile è stata interpretata dall’Associazione Bancaria Italiana, prevedendo nei contratti bancari la capitalizzazione degli interessi a favore della banca ogni tre mesi (a marzo, a giugno, a settembre e a dicembre) e quelli a favore del cliente solo annualmente . Un’ ingiustizia ben conosciuta, come quella dei magri interessi sui conti correnti che maturavano esclusivamente nei giorni lavorativi! La sentenza della Cassazione del 20 febbraio 2003 n. 2593 sembrava aver messo le cose a posto, nel senso che stabiliva che “la convenzione, contestuale alla stipulazione del mutuo, la quale stabilisca che sulle rate scadute decorrono gli interessi sulla intera somma integra un fenomeno anatocistico, vietato dall’art. 1283 c.c.” Invero, non è del tutto certo che l’art. 1283 vieti l’anatocismo, per cui gli istituti di credito hanno continuato a calcolare gli interessi di mora composti su tutta la quota di debito (capitale e interessi), di fatto ignorando la legislazione vigente.

Già nel 1999 la suprema corte ha affermato la nullità della capitalizzazione trimestrale, sostanzialmente negando che l’uso, peraltro chiaramente imposto da una delle parti, e non liberamente convenuto , potesse derogare l’art. 1283 c.c. Da ultimo, nel 2012 , un’altra sentenza sembrava aver seppellito l’anatocismo, vietato successivamente anche da una legge del 2013 del governo Letta, anch’essa disapplicata. Vengono in mente le “grida” manzoniane, quelle leggi del dominio spagnolo che nessuno seguiva, e soprattutto la potente riflessione sul libero arbitrio e sulla corruzione umana che Dante pone in bocca a Marco Lombardo, nel XVI canto del Purgatorio. “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse ? “.

Certamente, non i governi servi degli usurai, se è vero, e lo è , che la norma del governo di Enrico StaiserenoLetta non ha mai avuto la delibera attuativa del CICR, Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio, dove siedono insieme Bankitalia e Ministero del Tesoro , padrone e maggiordomo. Esiste solo una bozza , bloccata, e le banche preferiscono andare in giudizio e perdere la causa, giacché i clienti sono milioni e non saranno poche sconfitte in tribunale a far piangere i banksters.

All’alba del 2016, sembrano aver vinto ancora una volta. Nessuno stupore, al governo ci sono i loro mandatari , nell’opposizione hanno ottimi amici e gli altri spesso neppure capiscono le sottigliezze dei signori del denaro. Un segnale forte sarebbe equiparare l’anatocismo all’usura vera , come ha fatto da sempre la linguistica ed il sentire comune, rendendolo reato penale. Finché la pratica bancaria degli interessi composti, in assenza di una norma che la vieti in maniera radicale ed esplicita, rimarrà un semplice illecito civile punito a querela di parte, le cose non potranno cambiare.

Nel frattempo, rammentiamo un noto aforisma di Ezra Pound: “Non tutti i liberali sono usurai , ma tutti gli usurai sono liberali “ E del PD, possiamo ormai aggiungere.

Rinviamo ad un successivo intervento la descrizione di altri favori fatti dall’attuale esecutivo al sistema bancario, in cui brillano, oltre all’oligarca Padoan, altri esponenti della casta, come la famiglia Boschi, il fidatissimo Lotti, ed altri, come l’uomo ombra Carrai, dominus del “giglio magico “. Del governo D’Alema, quello che bombardò la Serbia senza dichiarare guerra, si disse che era diventato una banca d’affari ; cosa dovremo dire di quello in carica, che ha tra i suoi sostenitori anche il banchiere in odore di massoneria Denis Verdini , recentemente condannato ?

Forse solo il distico finale del Canto XLV di Pound : “Ad Eleusi han portato puttane / carogne crapulano ospiti d’usura . “. Ad Eleusi, a Firenze, in Etruria, a Montecitorio.

Roberto PECCHIOLI

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il “SISTEMA”, IERI ED OGGI

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Traditio Verona: successo della giornata di formazione Cattolica e politica di sabato 19 Marzo 2016. “CHRISTUS REX” “COMITATO PASQUE VERONESI, RADIO SPADA hanno tenuto cinque conferenze di alto livello sul tema: IL SISTEMA IERI È OGGI: INSORENZE DI IERI E DI OGGI. Molto apprezzati e applauditi per la precisione, in una sala piena, anche di politici.

 

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E’ iniziata la Settimana Santa

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Istituto Mater Boni Consilii: Palme, Triduo Sacro, Pasqua 

http://www.sodalitium.biz/s-messe-per-il-periodo-pasquale/

http://www.sodalitium.biz/triduo-sacro-gli-orari/

 

Per chi non potesse per ragioni legittime frequentare le funzioni pasquali, i cattolici tradizionalisti veronesi si ritroveranno

VENERDI 25 MARZO ALLE ORE 18.30 PRESSO LA SCALA SANTA DELL’ISTITUTO DON CALABRIA PER LA RECITA DELLA VIA CRUCIS. E’ BENE FERMARSI ALLE ORE 15.00 PER RICORDARE LA MORTE DI NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO E RECITARE UNA PREGHIERA

SABATO 26 MARZO ALLE ORE 20.30 PRESSO “TRADITIO” IN VIA GALVANI 31 PER PREGARE NEL CORSO DELLA VEGLIA PASQUALE

DOMENICA 27 MARZO ALLE ORE 18.00 “CHRISTUS REX” VERONA SI RECHERA’ ALLA S. MESSA DI PASQUA A ROVERETO

(per informazioni Tel. a Matteo 347/4230340 o scrivere a christusrex@libero.it)

 

OBBLIGATORIO CONFESSARSI E COMUNICARSI NEL PERIODO PASQUALE (DALLE DOMENICA DELLE PALME ALLA DOMENICA IN ALBIS). OBBLIGATORIO SEGUIRE LE PRESCRIZIONI DI PENITENZA, TRA CUI L’ASTINENZA ED IL DIGIUNO DI VENERDI E LA VIGILIA DI PASQUA.

 

 

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GEORGE SOROS ALLA CNN: ”E’ VERO, HO FINANZIATO IO IL COLPO DI STATO IN UCRAINA PER INSEDIARE UNA GIUNTA AMICA DEGLI USA”

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GEORGE SOROS ALLA CNN: ”E’ VERO, HO FINANZIATO IO IL COLPO DI STATO IN UCRAINA PER INSEDIARE UNA GIUNTA AMICA DEGLI USA”

NEW YORK – Lo scorso fine settimana il miliardario americano George Soros ha rivelato a Fareed Zakaria della CNN di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che ha contribuito al colpo di Stato contro il presidente Viktor Ianukovitch e all’insediamento di una giunta sostenuta dagli Stati Uniti.

“Ho creato una fondazione in Ucraina prima che il paese diventasse indipendente dalla Russia. Questa fondazione ha continuato a operare e ha avuto un ruolo importante negli eventi recenti – ha spiegato Soros.

E’ noto, malgrado non se ne parli, che George Soros ha lavorato in stretta collaborazione con l’USAID, la National Endowment for Democracy (Fondazione nazionale per la democrazia, che fa il lavoro che una volta veniva fatto dalla CIA), l’International Republican Institute, il “National Democratic Institute for International Affairs” e la Freedom House allo scopo di far scoppiare una serie di rivoluzioni nell’Europa dell’est e nell’Asia centrale, dopo il crollo programmato dell’Unione Sovietica.

Molti partecipanti alle manifestazioni di Piazza Maidan a Kiev erano membri delle ONG fondate da Soros o addestrati da queste stesse ONG in seminari e conferenze sponsorizzate dall’International Renaissance Foundation (IRF) di Soros e dai suoi numerosi istituti e fondazioni Open Society.

L’IRF, fondata e finanziata da Soros, si vanta di aver ricevuto più donazioni di tutte le altre organizzazioni per attuare la trasformazione “democratica” dell’Ucraina.

In aprile era stato annunciato che Andriy Parubiy e altri leader implicati nel colpo di Stato lavoravano con la CIA e l’FBI per sconfiggere e uccidere i separatisti che si opponevano alla giunta di Kiev. Attualmente Parubiy è capo del Consiglio di sicurezza e di difesa nazionale dell’Ucraina.

Ora che il miliardario Petro Poroshenko è il nuovo presidente del paese, i tentativi di schiacciare l’opposizione nell’est si intensificheranno. Poroshenko è quasi la scelta perfetta per i mondialisti e l’Unione europea. Faceva parte del Consiglio della Banca nazionale ucraina e ha collaborato con il Fondo monetario internazionale.

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Qualche riga del romanzo ‘Non ci sono innocenti’. Prossimamente a “Traditio”

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NON CI SONO INNOCENTI

 

Segnalazione delle Edizioni di Ar

 

IL LIBRO “NON CI SONO INNOCENTI” SARA’ PRESENTATO A VERONA, PRESSO “TRADITIO” IN VIA GALVANI 31 SABATO 30 APRILE 2016 ALLE ORE 16.30

 

Nei prossimi giorni pubblicheremo altre anticipazioni del romanzo. Seguiteci su Facebook:

Pagina ‘Non ci sono innocenti’ 

 

info@libreriaar.com / 0825.32239

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Preso il terrorista. A 300 metri da dove abitava

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Chissà perché nell’arresto di Salah Abdeslam qualcosa suona falso. Ricercatissimo, doveva essere in Siria nei ranghi di Daesh, invece era nel quartiere dov’è nato e vissuto, Molenbeek, Bruxelles. Ma non aveva amici nel Califfato? Del resto anche il 14 novembre 2015, dopo che lui e la banda jihadista avevano fatto le stragi del Bataclan e del Caffè Voltaire,  più quella mancata allo Stade De France, se n’era scappato con i complici a Molenbeek, da Parigi; tre ore di auto, la macchina viene fermata dalla polizia a Cambrai, e lasciata ripartire verso il Belgio, perché a quell’ora – dice la versione ufficiale – non erano ancora ricercati. E Salah dà all’agente persino il suo indirizzo di Molenbeek. Decisamente è affezionato al suo quartiere. E perché riparare in Siria, dove non conosci nessuno?

E la notte del 15-16 novembre 2015? La polizia belga localizza Abdeslam in un strada  – di Molenbeek, naturalmente –  e  ormai gli agenti sono pienamente allertati della strage avvenuta a Parigi, pronti dunque a catturarlo….ma no, cosa andate a pensare. A Bruxelles non si possono far irruzioni poliziesche tra le 23 e le 5 del mattino, si disturba il vicinato. Così il mattino dopo, fatta irruzione in vari appartamenti, il tremendo terrorista non si trova più.

Caccia spietata, comunque. Mesi e mesi. Due polizie, la belga e la francese, ventre a terra sulle sue tracce. Inutile, l’assassino ormai è in Siria, a combattere.

120-French

I rapporti fra lo stato francese e i terroristi islamici non sono sempre stati così conflittuali. Anzi.

1 marzo 2012: il governo siriano riferisce di aver catturato una brigata di 120   soldati francesi, colti sul fatto mentre aiutavano i ribelli (ne erano il reparto trasmissione) nella regione di Homs. Di questi francesi, 18 erano ufficiali, secondo Al Arahm, erano 13secondo il Telegraph; certo è che combattevano a fianco dei jihadisti. Sono stati catturati. Parigi smentisce.

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/9122749/Thirteen-French-officers-captured-by-Syrian-Army.html

Aprile 2014. L’ambasciatore siriano all’Onu, Bachar Ja’afari, alle Nazioni Unite accusa di uovo la Francia: “militari francesi sono stati uccisi mentre, alla testa di gente «di Al Qaeda», assaltavano il villaggio cristiano di Sadniye. I cadaveri trovati dalle truppe di Assad portavano una bandiera francese tatuata sulla spalla. L’ambasciatore francese Araud, presente, non smentisce.

22 febbraio 2015: altri ufficiali francesi catturati dall’armata di Assad. L’ammiraglio l Édouard Guillaud, capo di stato maggiore, ammette che si tratta di « ex » legionari. Il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian, conferma a Radio France che “ex” militari francesi combattono a fianco dei jihadisti in Siria. Il governo Assad restituisce gli ex alla Francia. Gli ex vengono accolti dai generali con tutti gli onori.

Il ben informato Thierry Meyssan, figlio di un capo dei servizi francesi, spiegherà: «Nel gennaio 2014, Francia e Turchia hanno armato Al Qaeda per attaccare l’Emirato Islamico in Iraq e Levante [il futuro Stato Islamico,Daesh]. Si trattava allora di silurare il piano americano di creazione di un Kurdistan indipendente in Iraq e nel Nord della Siria. Ma a seguito di un accordo con gli USA, nel maggio 2014, la Francia cessava le ostilità contro lo EEIL. Con i bombardamenti della coalizione anti-Daesh, Parigi e Washington hanno cura di respingere gli islamisti sulla linea loro assegnata (Piano Wright) senza infliggere loro perdite sostanziali”.

I francesi aiutavano Al Qaeda contro Daesh, ciò che non piaceva agli americani. Interessante. Poi hanno smesso. Dev’essere per questo che,

nell’ottobre 2014, i media Usa raccontano: un drone americano ha ucciso un ex militare francese che guidava il gruppo “Al Qaeda Khorasan”. Costui si chiamava David Drugeon – non era nemmeno di origine islamica – era esperto di esplosivi e, secondo i media americani, era un agente infiltrato da Parigi fra i jihadisti in Siria. Particolare istruttivo i media Usa dicono che l’assassinato Drugeon “aveva mandato aspiranti jihadisti dall’Europa in Siria”. Magari qualcuno anche da Molenbeek? Sarebbe bello saperlo, ma il povero Drugeon, soldato francese ucciso dal massimo alleato, non può più raccontare.

David Drugeon+
David Drugeon+

24 maggio 2014: ricordate? Bruxelles. Un giovanotto con passo elastico entra in pieno giorno nel Museo Ebraico di Rue Minimes,e freddamente uccide quattro persone. Due delle vittime, i coniugi, Emanuel e Miriam Riva, sulla cinquantina, “lavoravano per il Mossad” (così l’ebraico Tikkun Olam, 26 maggio 2014):   poi l’uccisore ripone il kalashnikov nel borsone che aveva con sè, esce tranquillo e con passo elastico e scompare svoltando per Rue Haute.

Nemouche, con telecamera
Nemouche, con telecamera

Il tutto è durato nemmeno 2 minuti, dalle 15.27.44 alle 15.29.06. Lo sappiamo perché le telecamere di sorveglianza hanno registrato la scena e l’ora fino al decimo di secondo. Si vede anche il sicario mentre imbraccia l’arma; ha un cappellino da golf in testa e qualcosa appuntato sul petto: una telecamere GoPro da pochi soldi – si saprà dopo – come se volesse, o dovesse, documentare l’avvenuta esecuzione ai suoi capi e mandanti.

Poi il personaggio sale su un pulman di linea da Bruxelles fino a Marsiglia, 800 chilometri più a sud, dove “per caso” la polizia francese lo arresta. O meglio: lui si consegna, con tutto il contenuto del borsone: oltre il kalashnikov con calcio pieghevole, un revolver cal-38, maschera antigas, 330 proiettili, ricambi per le armi, e la telecamera GoPro che s’è applicato al petto per riprendere – ossia per comprovare – i propri omicidi. A chi doveva comprovarli? Si saprà che si chiama Mehdi Nemmouche,   francese di origine algerina, radicalizzatosi in carcere. Nel dicembre 2012 si era recato in Siria passando per il Belgio, e lì ha combattuto per Al Nusra (arruolato dal capitano Drugeon?); poi è tornato in Europa ma passando per Singapore e Bangkok; nel marzo 2014 era stato segnalato in Germania.

Un vendetta?
Un vendetta?

Qualcosa nel comportamento (e nell’armamento) di Nemmouche   suggerisce una strana idea: che non sia un terrorista sciolto, ma un soldato da operazioni speciali, che compie l’azione, la documenta, e consegna sé stesso e le armi non in Belgio ma in Francia, dove aveva i suoi comandanti…

7 gennaio 2015: la strage di Charlie Hebdo

mai perdere i documenti...
mai perdere i documenti…

Due uomini con passo elastico, calmi e professionali, sparano all’intera redazione. Sparano da professionisti, brevi raffiche di due-tre colpi. Poi   salgono tranquilli sulla Citroen C3nera su cui erano arrivati; cambieranno l’auto a Rue Pantin rubando il veicolo ad un civile a cui diranno di essere due terroristi della cellula yemenita di Al Qaeda. Purtroppo per loro, sulla Citroen nera  abbandonata uno dei due ha dimenticato la carta d’identità: chi l’avrebbe mai detto? Così viene identificato:Said Kouachi, in fuga col fratello.

I due fratelli Kouachi, una volta che le tv fanno il loro nome, non paiono più i freddi professionisti di prima; scappano qua e là, lasciano scie di tracce, hanno evidentemente paura e non sanno dove andare. Alla fine si asserragliano in una tipografia a Dammartin-en-Goële.

Fatto notevole, è una tv israeliana, la i24 (l’equivalente israeliano di SkyNews 24), ad annunciare per prima le generalità dei due assalitori; fin dalle ore 15, molto prima di tutti gli altri media. Il sito JSS, un web magazine ebraico che dà notizie in francese (JSS sta per il nome del fondatore, Jonathan Simon Sellem) dà addirittura i nomi dei due ricercati franco-algerini, prima che lo facciano i media francesi.  Verranno uccisi dalle teste di cuoio il 9, dopo le cinque della sera. E’ buio. L’ordine dell’attacco l’ha dato Hollande in persona; in contemporanea con l’altro attacco, in piena Parigi, per liberare un piccolo supermercato ebraico, Hypercacher, dove s’è asserragliato un giovane terrorista africano, Ahmedy Coulibaly, che ha ucciso degli ostaggi. Coulibaly viene ucciso sotto gli occhi delle telecamere; i fratelli Kouachi no, tutte le telecamere del mondo sono davanti all’Hypercacher. Ma lo assicurano le autorità. Hanno voluto morire da martiri. Ufficialmente, sono stai seppelliti in località segreta. Non è strano?

Qualcosa di politicamente scorretto frulla per la testa: che l’attentato a Charlie sia stato una vendetta contro l’attentato al museo ebraico di Bruxelles, in una guerra senza quartiere tra servizi segreti “amici”? Che i fratelli Koauchi siano stati incastrati dai veri esecutori della strage di Charlie, che hanno fatto trovare la carta d’identità di uno di loro; e che i loro capi, per salvarli, hanno dovuto “sacrificare” Coulibaly mandandolo ad aggredire il negozio ebraico.

13 novembre 2015: gli attentati al Bataclan, al caffè Voltaire e allo Stadio di Francia. In quest’ultimo,stranamente, ben tre jihadisti si fanno scoppiare (hanno una cintura esplosiva) fuori dallo stadio, prima che il pubblico ne esca. Risultato, ammazzano solo se stessi.   Ma nello stadio c’è Hollande che guarda la partita Germania-Francia; esce scortato a si precipita a firmare il decreto che proclama lo stato d’emergenza (la strage del Bataclan non è ancora avvenuta). Un quarto, Ibrahim Abdeslam , s’è fatto esplodere   da solo, seduto ai tavolini del bar Comptoir Voltaire. Anche lui era di Molenbeek, dove aveva un bar chiuso da pochi giorni prima del 13 novembre per ordine della polizia, per spaccio. Ibrahim era un picolo delinquente, alzava il gomito e si faceva   di canne, caratteri non proprio da jihadista wahabita.

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Era il fratello di Salah Abdeslam. Anche quest’ultimo doveva farsi esplodere con la cintura? Dicono che ha ammesso tutte le sue colpe, voleva farsi saltare (anche lui) allo stadio ma ha rinunciato (o forse ha preso paura? E s’è tolto la cintura esplosiva prima che un telecomando la facesse esplodere?), , ma cerca di non farsi estradare in Francia. Vedremo. E’il primo jihadista preso vivo in tutta questa orribile storia, speriamo che parli. E non si faccia trovare suicidato.

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Bruxelles: NATO, UE, Terrore, tutti vicini

Frattanto, alcuni giornali belgi ironizzano: Abdeslam   il fuggiasco-record: in tre mesi ha fatto 400 metri. Tale è la distanza da casa sua all’appartamento dove è stato scoperto.  E la polizia l’ha ritrovato a 300 metri da dove aveva perso le sue tracce quattro mesi orsono. Del resto, Bruxelles è piccola:  il quartier generale della NATO,  la sede della Unione Europea, sono a tre chilometri dal Molenbeek. Ci sono tutti i servizi

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Mons. Williamson ordina il secondo vescovo della Fraternità 2.0

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Segnalazione e commento di Pietro Ferrari

Senza “mandato di Roma” e senza “mandato di Econe”. Il lefevrismo oltranzista avanza ancora…  “Nel tentativo di espandere il gruppo di chierici che hanno lasciato la Fraternità San Pio X in questi ultimi anni, perché la Fraternità San Pio X non è stata abbastanza per loro Fraternità, il vescovo Richard Williamson – che si era espulso dalla Fraternità San Pio X nel 2012 – ha consacrato un altro vescovo, P. Tomas de Aquino, OSB. La consacrazione episcopale ha avuto luogo come previsto il 19 marzo 2016, a Nova Friburgo, Brasile, vicino a Rio de Janeiro.  Una volta che si ammette il principio che ci si può dividere da un vero Papa e “resistere” a lui (leggi: ignorare, combattere, criticare, in contraddizione di volontà), non vi è alcun motivo per cui ci dovrebbe essere un solo gruppo di resistenza (come Bp. Società di Fellay di San Pio X) e non altri. Cosa c’è di buono per l’oca è buono per il papero. Il problema qui è semplicemente che non è un bene per l’oca. L’anno scorso, Bp. Williamson aveva anche fatto notizia esprimendo la sua opinione che assistere alla “Nuova Messa” (Novus Ordo Missae) della Chiesa del Vaticano II è ammesso in determinate circostanze.” http://www.novusordowatch.org/wire/williamson-tomas-de-aquino.htm

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La massoneria finanziaria all’attacco di Trump: “È un rischio per l’economia globale”

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Un gruppo di ricerca del settimanale Economist inserisce il miliardario americano nella top-10 dei rischi globali per l’economia mondiale. Dal Regno Unito arriva un nuovo durissimo affondo contro Donald Trump. Secondo una società di ricerca del gruppo Economist la possibilità che il magnate americano diventi presidente degli Stati Uniti è da considerare una minaccia tra le dieci più pericolose al mondo. Nell’ultima edizione del rapporto sulle minacce che pesano sul pianeta, l’Economist intelligence unit (Eui) del settimanale britannico The Economist va giù pesante nei confronti del candidato repubblicano. Addirittura la sua vittoria viene considerata una minaccia pari alla possibilità che il terrorismo jihadista destabilizzi l’economia (in una scala da uno a 25, sono entrambi a quota 12). L’ingresso del tycoon di New York alla Casa Bianca è considerato più rischioso che l’eventuale uscita del Regno Unito dall’Ue (Brexit). In cima alla scala dei rischi, l’Eui vede “l’hard landing”, la brusca discesa dell’economia cinese, seguita dal fatto che l’intervento russo in Ucraina e in Siria si trasformi in una nuova “guerra fredda”. Nell’analisi catastrofista degli studiosi britannici si sottolinea come l’elezione di Trump potrebbe portare gli Stati Uniti ad avviare guerre commerciali, ad una crisi con il Messico(per la nota questione del muro anti immigrati), e addirittura verrebbe vista come una benedizione dai “reclutatori di estremisti in Medio Oriente”, che sarebbero aiutati “dalla sua retorica anti-Islam”. Gli analisti di Eiu ritengono comunque che Trump sarebbe sconfitto in un ipotetico duello con Hillary Clinton. Resisi conto della “sparata”, la società di ricerca ammette che è molto insolito il fatto di aver inserito una singola persona al centro di una lista di rischi globali, come ha spiegato a Politico il manager di Eiu, Robert Powell. “L’innata ostilità nei confronti di Trump da parte dei vertici repubblicani – si legge ancora nel rapporto – combinata con l’inevitabile opposizione democratica ci porterebbero a vedere molte delle sue politiche più estremiste bloccate al Congresso e queste interne tensioni minerebbero la tenuta della politica interna ed estera”. Insomma, Trump finirebbe col distruggere gli Stati Uniti. E, piano piano, il mondo intero

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Italia, sì al “prelievo forzoso”: si potranno colpire conti correnti

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ROMA (WSI) – In queste ore in cui tutti i riflettori sono puntati più che mai sulla Grecia, gli stessi italiani forse non si sono resi conto di quanto stava accadendo a casa loro.

Nella giornata di ieri, l’aula della Camera ha approvato in via definitiva la legge di delegazione europea 2014 che recepisce 58 direttive europee, adegua la normativa nazionale a 6 regolamenti Ue e attua 10 decisioni quadro. I sì sono stati 270, 113 i no, 22 gli astenuti.

 Il punto è di quali direttive europee si sta parlando. In un momento in cui le parole più scritte e ripetute ovunque sono controlli di capitali, pensioni, tasse, corsa agli sportelli, in un momento in cui si teme che la crisi delle banche e degli Stati alla fine sarà esclusivamente sulle spalle dei cittadini, la Camera ha detto sì anche alla direttiva comunitaria che di per sé ha già reso legittima la procedura del “bail in”.

Cosa significa? Si tratta di un piano ben preciso che prevede che, in caso di crisi, siano i creditori e i correntisti a pagare per gli errori commessi dalle banche che, se non corretti, potrebbero tradursi in vere e proprie bombe sistemiche.

La norma stabilisce che, con effetto a partire dal 2016, in caso di crisi di liquidità di banche, i problemi – come dice la parola bail in, in contrapposizione a quella di bailout (aiuti che vengono dall’esterno) – saranno risolti accedendo, in caso di necessità, anche ai depositi superiori ai 100.000 euro.

Qualcuno potrà dire che alla fine saranno colpiti solo i ricchi. Ma la cosa non funziona proprio in questo modo, un po’ perchè in un periodo di forti pressioni del fisco, chi non evade, comunque vede assottigliarsi l’ammontare dei risparmi di una vita, e anche perchè a pagare saranno anche azionisti e obbligazionisti meno assicurati.

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