Ci mancava il “patriarca” di Venezia: “no alla legge anti-moschee, è contro libertà religiosa”

Condividi su:

SPATRIARCA

Moraglia segue l’erroneo e quindi eretico concetto di “libertà religiosa” scaturito dal Conciliabolo Vaticano II, estendendo tale “libertà” a tutti i culti, non solo al Cattolicesimo, unica vera Religione:

VENEZIA – Non si deve retrocedere dal «bene fondamentale della libertà religiosa»: così il Patriarca di VeneziaFrancesco Moraglia motiva la propria preoccupazione per quella che è già stata definita la legge veneta “antimoschee”. (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Il riferimento, sottolinea in un intervento uscito su Gente Veneta, è alla proposta che arriverà il 5 aprile in consiglio regionale veneto sulla «modifica alla legge sul governo del territorio» che punta a introdurre una nuova normativa per la realizzazione di edifici per servizi religiosi e «il loro inserimento omogeneo» negli strumenti urbanistici dei comuni. «L’esercizio, anche pubblico, della fede è valore civile ed ecclesiale – sostiene il Patriarca – che permette a tutti di esprimersi rispettando le altrui convinzioni». Moraglia afferma di comprendere come «il contesto attuale sia complesso e frammentato e, per questo, richieda molte attenzioni». «Si esigano pure le giuste forme di tutela e di garanzia, si richieda un forte senso di responsabilità e di rispetto da parte di tutti, anche un senso più vivo della legalità – chiarisce – ma non si retroceda dal principio irrinunciabile della libertà religiosa». Per il prelato, «la libertà religiosa, rispettosa della coscienza altrui e amante delle buone regole del vivere civile, deve oggi più che mai essere potenziata. Non restringiamone i confini.

Continua a leggere

E’ “scandalo Guidi”, o delle procure wahabite?

Condividi su:

guidi

   

Il 17 aprile si vota il referendum contro le trivelle  a mare. Sconfitta certa per gli ecologisti,  arcobaleni e vendoliani promotori:  occorre il voto del 50 per cento più uno degli aventi diritto, e  secondo  i sondaggi, andrà a votare il 20%.  Come   rimediare?

Lo si deve ricavare dai giornali, che dicono e non dicono, tanto è pericoloso il potere che sfidano: “Alcuni magistrati anti-trivelle”, a Potenza, han suscitato uno scandalo giudiziario “a orologeria  contro il governo” per “condizionare il risultato del referendum del 17 aprile”.   I magistrati forniscono ai giornali le intercettazioni fra la ministra Guidi e il suo “fidanzato”, che certo fanno una brutta impressione: ma sono del 2014, perché proprio alla vigilia del referendum minacciato dalle astensioni?  Il trucco è: richiedendo proprio oggi le custodie cautelari (il carcere preventivo), si possono e devono “rendere pubblici gli atti” ossia le intercettazioni d’accusa. Su cui il circo mediatico salta  come un cane sull’osso.

Dalle intercettazioni, gli accusatori di Potenza  risalgono a “un sistema”, alla “lobby del petrolio”,  insomma ad uno dei loro soliti teoremi che – in secondo grado  di giudizio –  quasi sempre  finiscono in nulla, con tutti assolti  (spesso dopo mesi di carcere preventivo e la vita distrutta); ma ormai hanno raggiunto lo scopo, con l’aiuto dei giornali manettari e dell’opposizione più  pirla: fermare  lo sviluppo. Quelli sono i magistrati anti-Tav, anti Ilva, anti-trivelle, anti-tutto ciò che produce  e dà lavoro qualificato . Una magistratura retriva e arretrata perché priva di ogni cultura industriale, regressiva come i wahabiti,  che sta   imponendo la “sue” politiche  (anti)industriali  ad un governicchio facile da destabilizzare con scandali veri e presunti, grazie ad intercettazioni a tappeto 24 ore su 24.  Non  sto difendendo il governicchio: dico che il pericolo è   la magistratura. Il governicchio ha dritto di fare politiche industriali , e  il progetto Tampa Rossa  lo è. La “Lobby”,  il “sistema” che la magistratura accusa è, fra l’altro, l’Eni. Questa magistratura vuole che Taranto viva di coltivazione delle cozze,  l’Italia di energia solare (coi pannelli Made in China),  la Basilicata viva di noci,   il Sud di sussidi pubblici e false pensioni di invalidità, e che i treni  vadano a 25 allora. Soprattutto,  protegge i poteri indebiti che s’è conquistata con Mani Pulite.  .

Posto qui di seguito l’articolo di uno dei pochi giornalisti che non risponda con le salivazioni dei cani di Pavlov, disponendosi all’attacco  degli accusati della magistratura manettara, che poi saranno  prosciolti anni dopo. Mattia Feltri, de La Stampa.  E’ un excursus storico delle imprese del potere giudiziari contro il potere esecutivo. I neretti sono miei.

Giudici di nuovo in campo. E ora la sfida è a Renzi

mattia feltri

Ieri Fabrizio Cicchitto ha detto apertamente quello che Matteo Renzi sospetta e si limita a riferire a beneficio dei retroscena: «Bisogna parlare di una bomba ad orologeria fatta esplodere con il meccanismo procedurale della richiesta di custodie cautelari e la conseguente pubblicità degli atti». E poi: «Non a caso questa richiesta è stata avanzata adesso, indipendentemente dal fatto che l’indagine è stata aperta nel 2014 e in questo modo si fa esplodere la bomba proprio alla vigilia dei referendum di aprile».

Il concetto di «giustizia a orologeria» sembrava ormai fuori moda, almeno da quando il massimo teorico, Silvio Berlusconi, occupa i margini della cronaca, compresa quella giudiziaria. Ed è forse la prima volta che esponenti di una maggioranza di centrosinistra – presidente del Consiglio compreso, e nonostante Cicchitto venga dal centrodestra – si esprimono così apertamente sui fini politici dell’azione giudiziaria.

L’ultimo governo caduto per effetti penali è stato quello di Romano Prodi nel 2008 (l’altro era quello di Berlusconi nel 1994). Ora è preminente e comodissima la tesi secondo cui l’esecutivo era venuto giù per la corruzione del senatore Sergio De Gregorio, passato con la Casa delle libertà in cambio di finanziamenti e onori (e sempre che la teoria regga ai tre gradi di giudizio); ma chiunque capirà il diverso peso dell’uscita dalla maggioranza dell’Udeur di Clemente Mastella ministro della Giustizia.

La moglie Sandra Lonardo era stata arrestata e messa ai domiciliari per una serie di accuse che otto anni dopo sono evaporate o disperse, e Mastella, in lite con un molto turgido Antonio Di Pietro, chiedeva a Prodi solidarietà. Fra i due, il Professore scelse naturalmente l’alleato prossimo alla magistratura, e Mastella votò la sfiducia.

È complicato sostenere che a Potenza coltivino progetti politici e calibrino i tempi d’intervento, anche perché dell’inchiesta in sé si è capito poco, nulla di quanti denari siano eventualmente girati, in che cosa consistano gli atti corruttivi e se non siano piuttosto di lobbying,   ma tutto delle imbarazzanti implicazioni della ministra Federica Guidi e del suo fidanzato.

È uno schema abbastanza ripetitivo. Pochi ricorderanno il nome di Ercole Incalza, nessuno i contorni degli addebiti con cui la procura di Firenze lo ha arrestato un anno fa, ma tutti del tracollo del ministero delle Infrastrutture retto da Maurizio Lupi e di cui Incalza era altissimo dirigente. Poche settimane fa Incalza è stato prosciolto nel disinteresse generale, e alla fine l’azione della procura magari non aveva obiettivi politici ma le conseguenze sono state tali, e gravi.

Dall’inizio della Seconda repubblica la maggior causa di mortalità in politica è dipesa dalle inchieste della magistratura, non sempre concluse con successo, spesso con condanne decisamente ridimensionate rispetto ai presupposti, altre volte con il trionfo pieno degli imputati (il caso di Calogero Mannino, assolto dopo quattordici anni da accuse di mafia è il più notevole) e viene in mente per esempio l’inchiesta Why Not di Luigi De Magistris, una specie di kolossal giudiziario in cui era finito dentro chiunque, da Prodi in giù.

Alla fine i condannati saranno stati cinque o sei su una cinquantina, e il pubblico ministero è stato premiato con la fama e l’elezione a sindaco di Napoli. Dimostrare la premeditazione di De Magistris è impossibile e inutile, però è dura trattenere il sospetto che tante inchieste contro la politica (così scalcagnata da offrire occasioni a ripetizione) dipendano almeno in parte dal rilievo che hanno in tv e sui giornali, dalla reputazione che garantiscono, dall’assenza di conseguenze in caso di errore, soprattutto dalla guerra fra politica e magistratura cominciata con Mani pulite nel 1992, e davanti alla quale una classe dirigente corrotta e squalificata, anche se ben oltre i suoi demeriti, accettò di arretrare.

Un regola classica delle dinamiche istituzionali dice che un potere tende per sua natura ad espandersi: quello giudiziario ha occupato lo spazio lasciato libero da esecutivo e legislativo e, sempre per sua natura, non accetta di cederlo. Berlusconi e Prodi, per motivi opposti, hanno perso la partita. Ora sembra volerla riprendere Renzi, e promette di essere una partita avvincente.

PS.

Una aggiunta su Ercole Incalza, l’alto dirigente del ministero delle Infrastrutture  assolto dopo mesi di arresti.  Una delle accuse: “secondo i pm, Incalza, come dirigente del ministero delle Infrastrutture , si sarebbe “prodigato per bypassare vincoli e autorizzazioni paesaggistici, anche attestando nelle varianti al progetto che non fosse necessaria una nuova valutazione di impatto ambientale, con riferimento allo scavo del tunnel vicino a monumenti come la Fortezza da Basso”. Insomma la sua colpa era di far avanzare il progetto vincendo e districando le mille trappole e lacciuoli della cosiddetta “legislazione” garantista  e da una  burocrazia odiosa e oppressiva.  Oggi Incalza è stato assolto. Anzi prosciolto e archiviato  in 14 inchieste, ma i giornali si bevono qualsiasi cosa venga detta loro dalle procure”, secondo le sue stesse parole. 

 

Continua a leggere

Cesare Mori: il Prefetto di ferro

Condividi su:

CESARE MORI

Segnalazione di Cristian Rossettini

martedì 8 dicembre 2015

Cesare Primo Mori -Pavia, 22 dicembre 1871 – Udine, 6 luglio 1942- 

Nei primi anni di vita crebbe nel brefotrofio di Pavia con i nome e cognomi provvisori Primo Nerbi (in quanto fu il primo orfano ad essere accolto: Primo resterà comunque il suo secondo nome); fu riconosciuto dai suoi genitori naturali nell’ottobre del 1879. Studiò presso l’Accademia Militare di Torino, ma avendo sposato una ragazza, Angelina Salvi, che non disponeva della dote richiesta dai regolamenti militari dell’epoca, dovette dimettersi. Passò quindi in polizia, operando prima a Ravenna, poi, nel 1904, a Castelvetrano, in provincia di Trapani.

Continua a leggere

COSI’ PARLO’ MASSIMO BONDI’: J’ACCUSE…

Condividi su:

image17030

Segnalazione Lega Nazionale Antipredazione degli Organi

www.antipredazione.org 31/03/16 Comunicato n.7

COSI’ PARLO’ MASSIMO BONDI’

L.D. Patol. Chir. e Proped. Clinica Università La Sapienza-Roma, Patologo e Chirurgo generale, MD. General Surgeon Sidney-Australia, Presidente Comitato Medico-Scientifico Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente. Grande medico, un luminare, che ha saputo coniugare scienza ed etica e denunciare espianti/trapianti come crimini, anticipando che in neurologia il fattore tempo è decisivo e che il coma è un sintomo non una diagnosi. Fin dal primo espianto/trapianto di cuore (Barnard) scrisse su Ospedale D’Italia “se il cadavere non c’é (e non c’è in presenza di cuore pulsante e circolazione e respirazione in atto) trattasi allora di omicidio”.

  Continua a leggere

FATIMA E L’ORA DEL COLPO ALL’ANIMA DELL’EUROPA CRISTIANA

Condividi su:

Roncalli-MontiniL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

La Chiesa, come società perfetta istituita da Nostro Signore per la salvezza, è invitta perché vive della fede nella Verità ovvero in Gesù Cristo, Suo Capo.

La Cristianità, invece, dipende dalla salute della Chiesa Militante e può soffrire pesanti sconfitte, fino a sembrare liquidata, come succede nei nostri tempi.

È quanto rivela simbolicamente il Segreto di Fatima, più chiaro nel 1960.

Il cattolico sa che la Chiesa e il Papa hanno tantissimi nemici, ma che il potere dato a questo capo, per rappresentare il Signore vincitore del mondo, è senza limite; è l’anima che reggerà sempre le civiltà. Continua a leggere

9/04: Conferenza sui cristiani in Terra Santa e in Siria del C.S. Federici

Condividi su:

Risultati immagini per cristiani in SiriaSegnalazione del Centro Studi Federici

Sabato 9 aprile 2016 alle ore 16,00 a Milano il Centro Studi Davide Albertario invita alla conferenza: 
 
“Perseguiteranno anche voi”. La situazione dei cristiani in Terra Santa e in Siria. Relatore: don Ugo Carandino.
 
La conferenza si terrà presso la sede del Centro Studi a Milano in via (privata) della Torre 38 [ingresso a fianco del portone condominiale], zona viale Monza (Turro).
 
 
 

Continua a leggere

Quando la Madre di Dio “avvertì” Stalin

Condividi su:

Risultati immagini per Quando la Madre di Dio “avvertì” Stalindi Luciano Garofoli

Quando ho letto questa notizia sono rimasto basito.

Ma  la cosa era stata narrata da Vittorio Messori in un apposito capitolo della riedizione di Ipotesi su Maria. Il libro, già edito ani fa, è stato ristampato con l’aggiunta di numerosi nuovi capitoli.

Insomma cosa è successo?

Nel 1941 la Valdimir’skaya cioè la Santa Madre di Dio raffigurata in un’icona del XIII secolo, detta anche la Vergine di Kazan, aveva salvato la Santa Madre Russia dall’invasione nazista.

Una storia incredibile. Continua a leggere

1 741 742 743 744 745 746 747 1.214