Buone notizie, finalmente: giungono dalla Polonia, dove il partito di maggioranza, Prawo i Sprawiedlywosc (Diritto e Giustizia), ha annunciato pubblicamente di voler puntare con decisione all’abolizione della legge sull’aborto, senza compromessi: lo ha annunciato la premier, Beata Szydlo (nella foto), parlando alla radio pubblica, nonché il leader storico, Jaroslaw Kaczynski. Il motivo è evidente: tutelare la vita del nascituro.
Composed for unison choir, Soprano descant and organ accompaniment, Veni, Sancte Spiritus may be used for the Sequence on Pentecost, a processional on a solemn occasion (such as an ordination or confirmation) or even as an Offertory motet.
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Anticamente i battezzati nella Vigilia Pasquale dismettevano le vesti bianche perché finiva per loro il periodo di festa essendo terminata con la celebrazione dei vespri del sabato.
Nei paesi di origine gallica viene chiamata domenica di Quasi Modo, prendendo spunto dalle prime parole dell’antifona all’Introito.
Oggi è il giorno della dimostrazione della nostra fede, invero la nostra fede non deve essere una fede tiepida, il nostro mondo imbevuto di razionalismo che vuole in ogni cosa trovare certezze materiali ed emargina il soprannaturale, allontana da noi l’aspirazione dell’anima verso il cielo. Tutto l’ufficio della Santa Messa è imbevuto di questa prova di fede. In questo mondo che ci circonda privo di principi soprannaturali è d’obbligo per noi dare prova di fede, non solo nelle nostre famiglie, ma anche pubblicamente definendoci cristiani di fronte ad un mondo che rinnega Nostro Signore Gesù Cristo.
di don Francesco Ricossa (dalla rivista “Sodalitium”, n. 67, dicembre 2015)
Basta uno sguardo. La nobile figura del poeta Ezra Pound impone rispetto a chi ne mira i tratti. Ancor più meritano rispetto le sue catene. Il poeta che cantò la bellezza dell’Italia del medioevo e del rinascimento, e che condannò l’usura, l’uomo che rimase fedele pur sapendo di andare incontro alla umana sconfitta, non può che suscitare istintiva ammirazione.
Proprio per questo ho pensato fosse mio dovere mettere in guardia i cattolici fedeli alla tradizione, affinché il rispetto per l’uomo non si tramuti in adesione al pensiero di Ezra Pound.
Il militante cattolico ha da essere cattolico: né liberale, né socialista. E se alcuni – in materia economica – sono tentati dai principi del liberalismo, altri non evitano gli errori del socialismo, anche quando si illudono di seguire una “terza via” che non è, però, quella segnalata dal magistero della Chiesa (che non è terza, ma ben precedente le altre due). Tra costoro, sono moltissimi coloro che si rifanno esplicitamente o implicitamente, direttamente o indirettamente, al pensiero, o al nome di Ezra Pound. Non è mia intenzione, in questa sede, esaminare questo pensiero. Mi limiterò esclusivamente a informare i nostri lettori sugli ambienti nei quali questo pensiero trovò la sua origine culturale, in modo tale che dalla fonte si possa meglio valutare il corso d’acqua dal quale dovremmo – secondo alcuni – abbeverarci.
Nella città di Zootropolis, popolata da animali, ciascuno può essere (e fare) ciò che vuole, sganciato da ogni regola morale
di Alfredo De Matteo
È uscito nelle sale cinematografiche italiane Zootropolis, il nuovo film d’animazione della Walt Disney realizzato in computer grafica. La trama segue le avventure di una coniglietta che decide di lasciare i suoi genitori e il posto dove è cresciuta per coronare il sogno di diventare il primo coniglio poliziotto nella città di Zootropolis, dove il mondo animale si è evoluto e affrancato dai limiti della natura; qui prede e predatori convivono armoniosamente e tutto sembra possibile, anche cambiare la propria identità. LOGICHE PERVERSE E PERVERTITRICI Il nuovo cartone della Disney entra frontalmente nelle tematiche più attuali, proponendo allo spettatore i soliti cliché propagandati dalla modernità, ma li affronta distorcendo la realtà, al fine di piegarla alle logiche perverse e pervertitrici della società pansessualista post moderna. Nella città di Zootropolis, infatti, l’armonia si fonda sulla negazione delle differenze, nel nome della tolleranza e del rispetto reciproco; armonia che sembra rompersi in seguito ad alcuni casi di animali predatori “impazziti” che attaccano le prede. Le indagini della protagonista coniglietta, nel frattempo divenuta poliziotto, sembrano portare all’amara conclusione che tali casi siano da addebitare alla biologia, ad un improvviso risveglio della natura, di quella natura che era stata faticosamente vinta dall’evoluzione morale del mondo animale: da ciò scaturisce il panico tra la popolazione di Zootropolis, che inizia a scorgere nel diverso da sé una possibile minaccia.
“Chiedo ai governi di cooperare, di riconoscere che la sovranità è una illusione, una assoluta illusione da mettersi dietro le spalle”: così qualche giorno fa Peter Sutherland, il rappresentante speciale del Segretario della Nazioni Unite. Che ha continuato: “I giorni in cui ci si nascondeva dietro i confini e gli steccati sono finiti da tempo. Dobbiamo lavorare insieme e collaborare insieme a fare un mondo migliore. E ciò significa distrugge quei vecchi familismi provinciali, quelle vecchie memorie storiche, quelle vecchie immagini del nostro paese, e riconoscere che siamo parte dell’umanità”.
Sono luoghi comuni, spezzoni di pensiero unico politicamente corretto, del tipo a cui hanno abituato una Boldrini, un Papa Francesco e il circo mediatico progressista. Ciò che li rende più significativi è il personaggio: Sutherland, oggi delegato del Segretario Generale Onu, è stato direttore di Royal Bank of Scotland, poi di Goldman Sachs International, membro del comitato direttivo del Bildeberg, oggi nel comitato esecutivo di Allianz, il colosso assicurativo, e di Eli Lilly, la multinazionale del farmaco. Egli ha prescritto: “La Germania deve accogliere 1 milione di emigranti all’anno per 30 anni”.
Interessante vedere come le lezioni di morale filantropica, le esortazioni all’accoglienza e i biasimi per il nostro egoismo piccino e meschino che Boldrini e Francesco ci trasmettono, vengano da questi ambienti. I potenti banchieri d’affari e gestori del mercato globale (Sutherland è stato anche direttore dell’OMC il guardiano del commercio senza dazi) ci trovano poco cristiani, troppo attaccati alla “roba nostra”.
E sono – come El Papa e la Boldrini – ben intenzionali a moralizzarci. Come sapete, la moralità americana sta per infliggere alla Volkswagen un’ammenda di 20 miliardi di dollari per aver barato sulle emissioni dei suoi diesel. Nel 2015 la giustizia americana ha condannato la BNP Paribas a 8,9 miliardi per violazione delle leggi americane sull’embargo al Sudan e all’Iran: miliardi che il governo americano ha incamerato “per indennizzare le vittime2, secondo la versione ufficiale. Ci sarebbe anche la piccolezza dei 770 milioni di multa alla Alstom, a cui la giustizia Usa ha rimproverato una certa vendita della divisione energia di General Electric; una multa di 800 milioni alla Siemens, 170 milioni comminati ad Alcatel; e complessivi 5-6 miliardi a una mezza dozzina di industrie europee, per “corruzione”. Le banche svizzere hanno dovuto pagare un alto prezzo alla moralità americana, che costa parecchio: si valutano a 35 miliardi di dollari le ammende inflitte a banche estere, e incamerate dal grande moralizzatore nelle sue assetate casse pubbliche.
E’un immenso progresso dell’etica: l’extraterritorialità del diritto americano. Il “vecchio” diritto aveva questo difetto, di applicarsi all’interno di uno Stato. Ma come ci ha istruito Sutherland oggi all’Onu, ieri Goldman Sachs, “i giorni in cui ci si nascondeva dietro i confini sono trascorsi e da tempo”. Non c’è angolo del mondo (tranne i paradisi fiscali favoriti) dove i farabutti, i politici tangentari, e ditte e le banche mazzettare, si possano nascondere ai magistrati Usa.
Ne ha parlato a febbraio il giornalista economico Jean-Michel Quatrepoint, membro della Fondation Res Publica, spiegando con quale arsenale giuridico la Superpotenza s’è arrogata il diritto-potere di giudicare gli altri stati e paesi, trasformando questo arsenale nello strumento di una vera e propria offensiva economica.
Giusto subito dopo il collasso dell’URSS, Washington s’è dotato di leggi anti-corruzione e di difesa delle sanzioni all’estero che riguardavano, apparentemente, le aziende Usa, ma non solo: tipica la Foreign Corrupt Practices Act (FCPA), inizialmente applicata alle imprese Usa che danno mazzette ai dirigenti pubblici e politici per farsi aggiudicare dei contratti, che dal 1998 sono applicate agli stranieri – e che ora serve da modello alla Convenzione OCSE “contro la corruzione”.
Poi c’è la batteria delle leggi che rendono delitto penale il commercio con i paesi sotto embargo americano. La legge Helms-Burton -D’Amato che fulmina chi commerciava con Libia, Sudan, Iran, Cuba eccetera (sono 70 i paesi sotto embargo per decisione Usa). La moralità si applica(va) prima di tutto a casa: la Standard Chartered Bank nel 2006 ha dovuto cacciare 700 milioni di dollari per transazioni con Teheran. Ma non basta: altre leggi criminalizzano i paesi sotto embargo Onu, il riciclaggio di denaro sporco a narcos e terroristi.
E il Patriot Act, varato dopo l’11 Settembre, dà alle agenzie USA poteri nuovi e più larghi per ficcare il naso in tutte le comunicazioni informatiche: non escluse quelle degli alleati e subalterni, come dimostra la NSA che spiava il telefonino di Angela Merkel, figurarsi se non ascolta gli smartphone dei massimi dirigenti delle aziende europee. Anche se a rigore non ne ha bisogno, dato che nostri stessi governanti hanno dato il permesso di esaminare tutte le transazioni che i nostri enti economici fanno con SWIFT, la camera di compensazione europea situata in Belgio.
La legge Dodd-Frank del 2010 conferisce alla SEC (Securities and Exchange Commission, il sorvegliante della Borsa), il potere di reprimere ogni infrazione anche se conclusa fuori dagli Usa ed implicante esclusivamente attori esteri. Nel 2014, il Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA) dà al fisco Usa poteri extraterritoriali, per cui le banche estere sono obbligate a divenire suoi agenti, dando tutte le informazioni sui conti e i beni di cittadini americani dovunque nel mondo. Se non obbediscono, a dette banche vengono confiscati il 30 per cento dei loro introiti guadagnati in Usa,e, peggio, possono vedersi ritirata la licenza ad operare in America: ovviamente è un decreto di morte per una banca non poter più compensare in dollari né lavorare in USA, specie le grandi. Il FATCA è egregiamente servito per forzare le banche svizzere a rinunciare al loro segreto bancario; ma non solo. E’ in base alla stessa legge che BNPParibas, dopo la nota mega-multa ha dovuto fornire i dati sui conti dei clienti americani, ma anche dei franco-americani che non hanno mai lavorato e guadagnato in USA. “E se in Francia hanno pagato in imposte meno di quelle che avrebbero dovuto pagare in Usa, lo IRS (Internal Revenue Service, la Equitalia amerikana) pretende che gli versi la differenza”, ha spiegato Quatrepoint.
E’ la giustizia americana. La migliore e la più morale.
E chi avrebbe la faccia di opporsi a queste misure una per una? A contestare la “lotta alle tangenti”? Il riciclaggio dei narcos? I finanziatori dei terroristi? E dunque: cosa avete da nascondere voi che volete mantenere la vostra sovranità – ormai una illusione – e i vostri confini di Stato, che non esistono più?
Da qui si vede come Boldrini, la sinistra in generale, ed EL Papa sono subalterni dei grandi principi etici dettati dal grande business finanziario Usa: promotori volontari del processo del capitalismo globale, quello per cui (dice Christian Salmon) “gli uomini di Stato non più sovrano sono costantemente sottoposti a un processo di verifica e a un obbligo di performance” e da parte di chi? Non del popolo elettore, ma dei banchieri transnazionali, e del Senato americano che fa’ le leggi morali per Goldman Sachs.
E così la altissima moralità è diventata una offensiva globale contro tutti, che si ficca in ogni campo: si ricordi l’offensiva contro la FIFA, il certo corrottissimo Blatter (e Platini), la persecuzione sistematica degli atleti russi…a poco a poco, spero, questa alta etica dei grandi principi si manifesta per quello che è: un elemento del dominio mondiale Usa.
Globalizzazione, interdipendenza – gabellati come “efficienza” contro la odiata “autarchia” – si traducono in dipendenza politica e servaggio sotto l’emissore della moneta di scambio. Gli anglo sono riusciti a creare lo stesso rapporto che Londra aveva con le sue colonie imperiali, ma molto più in grande. L’India poteva e doveva produrre cotone,perché lo faceva “a prezzi competitivi”; ma non poteva filarlo e tesserlo, perché lo facevano a prezzi competitivi le fabbriche britanniche. Attenzione, era vietato per legge: Gandhi fu sbattuto ripetutamente in galera perché filava pubblicamente il cotone. Per questo sulla bandiera dell’India campeggia l’arcolaio.
Ma quello era un dominio esercitato su popoli sottosviluppati. La globalizzazione ha dato agli Usa il dominio sul primo mondo, l’Europa. La Russia, l’Iran, i”nemici” possono essere espulsi dal mondo e lasciati senza poter vendere né comprare; ciò che è è particolarmente odioso, è che tutto viene ammantato di superiore moralità, e giudizio etico. Ipocriti.
La vicenda Volkswagen appare la (meritata) punizione per un trucco che però doveva diffondere nel mercato american dei motori diesel, che le Case Usa non sanno fare, e che le petrolifere Usa non vogliono produrre. “VW ha commesso lesa maestà – dice Quatrepoint – rifiutando ai magistrati americani l’acceso ai suoi dati sul suolo tedesco, invocando la legge tedesca che vieta di fornire segreti industriali e commerciali a potenze straniere estranee alle UE. Gli americani vogliono tutto, documenti, mail, eccetera. La VW resisterà? Rischia di farsi chiudere le fabbriche su territorio USA…”. La francese Alcatel, dopo la multa, ha dovuto accettare per tre anni la presenza nella stanza dei bottoni, di un “controllore indipendente” a cui doveva fornire tutte le informazioni che reclamava, nessuna esclusa. Processi e segreti industriali sono finiti agli americani in quel triennio, assicura Quatrepoint.
C’è sequestro e sequestro
Del resto, cosa volete, il 78% delle transazioni mondiali si fanno in dollari e quindi ognuna è compensata in USA, quindi è soggetta alla legge Usa. Parte della multa pagata da BNP Paribas servirà – lo vuole il Senato – a “indennizzare i cittadini Usa rimasti vittime della presa di ostaggi all’ambasciata americana a Teheran”: sono 55 persone che nel lontano 1979 furono tenute nella sede diplomatica per 444 giorni. Questo atto (“inqualificabile”, certo) fu la risposta della folla iraniana alla notizia che il governo americano aveva confiscato tutti i capitali esteri del governo dell’Iran, detenuti presso la Chase Manhattan Bank. C’è sequestro e sequestro. Alcuni sono immorali, altri no.
Quelli americani non lo sono mai. I banchieri che hanno scatenato la crisi dei subprime, mescolando in titoli “garantiti da interessi” dei debiti di insolventi a quelli de solvibili, non sono mai stati puniti. Anzi, detti banchieri oggi ci insegnano la morale, e come dobbiamo accogliere i profughi islamici senza tabù e provincialismi superati.
Fra questi moralizzatori, è impossibile dimenticare quello più attivo nel darci lezioni di umanità integrale: Georges Soros. Questo esempio per tutti noi, che in queste settimane sta arruolando a 15 dollari l’ora dei disoccupati americani (ne trova quanti vuole) perché interrompano con la violenza i comizi di Donald Trump- la sua ultima lotta al “fascismo” – è anche colui che ha approntato tutta un’organizzazione per incitare i profughi siriani a venire in Europa in massa: “Il nostro progetto – ha detto – tratta la protezione dei rifugiati come obiettivo e i confini nazionali come ostacolo”
Soros ha praticato fin dalla prima giovinezza gli alti principi etici che impartisce a noi. Quasi adolescente, nel 1944, nella natia Ungheria, già collaborò con Gestapo ed SS alla deportazione di 440 mila correligionari in due mesi. Prima, infilandosi nella “Judenrat”, ossia nel comitato che selezionava per i nazisti gli ebrei da arrestare e deportare; poi addirittura – grazie ai buoni uffici di suo padre Theodor Soros, da cui ha appreso tutto – mollando una mazzetta ad un funzionario del ministero dell’agricoltura, a vivere in casa di quest’ultimo. Si sdebitò aiutandolo a confiscare i beni dei giudei, che questi nascondevano; opera meritoria da cui il nostro moralista si indennizzò, ritagliandosi qualche piccola mancia; il primo capitale col quale, andato dopo la guerra a Londra e poi a New York, diventò agente di Borsa. Lasciando l’Ungheria sotto il tallone giudeo-bolscevico. Soros infatti aveva allora un penchant anti-capitalista, ma non così forte da indurlo a scegliere di vivere nel paradiso del socialismo reale. D’altra parte si è convertito alla “Open society” predicata da Karl Popper, suo maestro ebreo e anticomunista. Adesso è il 35mo uomo più ricco del mondo e si batte per le migliori cause: i diritti umani, l’aborto legale, la droga libera, i diritti LGBT, primavere colorate nell’Est, demokràzia a Kiev, anti-Putin, anti-Trump, la potenza di Israele – in breve: il Bene contro il Male.
Nel 2011, nella trasmissione televisiva (J) “60 Minutes”, della CBS, il conduttore Steve Kroft (J) gli chiese se provava rimorso per quello che aveva fatto a suoi compagni di ebraismo magiari. “No”, ghignò lui: “Non c’era assolutamente alcun motivo che non lo facessi. Se non lo facevo io, qualcun l’altro avrebbe portato via quei beni. Sicchè, nessun senso di colpa”. Anzi, spiegò, “quello è stato il periodo più felice della mia vita”.
E’ bello vedere che Papa Francesco la Boldrini e la sinistra progressista sono schierati dalla parte di Soros. E della moralità americana.
Il fotogenico presidente dell’Inps è tornato a suonare il suo ritornello: chiedere un contributo di solidarietà alle pensioni più alte. Quelle private, s’intende. Quelle pubbliche, mai. Boeri ci ha rivelato l’ultimo scandaloso privilegio che i conti Inps alimentano: 475 mila italiani percepiscono la pensione da 36 anni. A questi – che hanno il torto di essere ancora vivi – Boeri pensa di chiedere “un contributo di solidarietà” – però, leggo dalla stampa, “escluse le baby pensioni degli statali”.
Boeri esenta dal contributo di solidarietà gli statali che prendono la pensione non da 36, bensì da 43 anni. Sono statali quasi tutti: 425 mila. A loro la legge Rumor del ’73 consentì di andare in pensione dopo 14 anni 6 mesi un giorno se donne sposate, 20 anni, dopo 25 i dipendenti degli enti locali. Vent’anni di ”lavoro”, e quarantatré di ozio pagato, senza contare il secondo lavoro (magari nero) che probabilmente hanno fatto per ammazzare il tempo, sottraendolo ad altri. “Ci sono 16.953 fortunatissimi baby pensionati che si sono ritirati a 35 anni e che restano in pensione quasi 54 anni”.
Quanto è la loro pensione?
Prendono, in media, 1500 euro mensili. Un regalo totale in confronto ai contributi versati (o non versati affatto, da parte dello Stato loro datore di lavoro): in pratica, ricevono soldi senza copertura, pagati da noi. Quanti? noi contribuenti versiamo a questi ex pubblici 7,43 miliardi ogni anno.
Tanto ci costano: una mezza finanziaria annua. Oltre il 5% della spesa Inps per pensioni serve a coprire l’esborso per i baby pensionati.
Secondo Confartigianato, i baby-pensionati pubblici (8 su 10) e privati (2 su 10) costano allo Stato “ circa 163,5 miliardi, una «tassa» di 6630 euro a carico di ogni lavoratore” pagante. Il conto è presto fatto: siccome baby-pensionati ricevono la pensione per quasi 16 anni in più del pensionato medio Inps, la maggior spesa pubblica cumulata per gli anni di pensione eccedenti la media arriva già a 148,6 miliardi; poi si devono aggiungere i mancati introiti per contributi non versati dai baby-pnsionati del privato, e fanno altri 14,8 miliardi di euro. Così si arriva a 163,5 miliardi. Si tenga presente – per avere un dato di confronto – che la spesa complessiva annua per le pensioni è di 195 miliardi.
E non ci sono fra gli statali i pensionati minimi a meno di 500 euro mensili
Eppure Boeri ha preso cura di precisare che dai suoi progetti di tagli (contributi di solidarietà) “sono esclusi i baby-pensionati statali”. Perché? Potete immaginare il motivo: quelli sono una categoria potente, pericolosa e privilegiata. Appartengono all’Oligarchia Parassitaria e Inadempiente, intoccabile. Quella i cui stipendi aumentano anche quando quelli privati sono tagliati; che noi contribuenti dobbiamo pagare sempre più anche in questi anni di recessione, in cui un numero sempre maggiore di noi resta disoccupato. Insomma quelli che – come corpo – hanno in mano il Potere. Il potere che usano come una forza occupante nemica. Un corpo separato numerosissimo, con le loro famiglie, che forma un temibile blocco elettorale, che i politici compiacciono in tutti i modi che la loro demagogia escogita; e che come occupante di “posti”, se irritato o sfidato, può bloccare il funzionamento della società e dell’economia.
Sto esagerando? Fateci caso: L’Inps – che è governata di fatto dalla Triplice sindacale, ramo fondamentale del Parassita – pubblica e diffonde, in genere, solo le pensioni che ‘eroga’ ai privati; sulle pensioni pubbliche mantiene un delicato silenzio. Soprattutto, non dà mai ai media i dati pubblici e privati “insieme”, uno a fianco all’altro.
Chissà perché? Grazie ai nostri potenti mezzi investigativi e intellettuali, siamo in grado di avanzare l’ipotesi: per impedivi di fare confronti. Fra il vostro stipendio privato – se lo avete ancora – e il loro. Fra le loro pensioni e le vostre: quelle soprattutto rivelano la loro situazione di dominio su di voi e di privilegio scandaloso e indebito.
Perché? Perché un tempo la cassa di previdenza degli statali era una cosa a parte. Ma “è stata fusa nell’Inps a inizio del 2012 per evitarne la bancarotta”; scrive 24 Ore, “e ha portato un virus dentro le casse dell’istituto. Il virus è il deficit permanente della ex cassa pensione pubblica che perde a rotta di collo da anni”. Un buco “strutturale”, che è la causa prima della “voragine dei conti Inps”. Perché “ con la fusione nell’Inps le perdite e i disavanzi patrimoniali sono stati trasferiti e provocano le maxiperdite dell’Inps”.
Sono “trasferite” a chi, le maxi-perdite? A voi del settore privato, le hanno accollate: a voi pensionati del privato. Che avete pagato i contributi (notoriamente troppo alti) non solo per voi, ma anche per loro. Infatti, i contributi dei pubblici “ non sono mai stati sufficienti a coprire le spese per pensioni, che tra l’altro rispetto al comparto privato sono assai più elevate come importo – Prestazioni che salgono a una velocità ben maggiore della crescita dei contributi”.
Di per sé, la vostra previdenza sociale, di voi privati, sarebbe in pareggio. Se l’Inps è in perdita di 9 miliardi l’anno, sapete chi ringraziare.
Vediamo: di quanto le pensioni pubbliche sono superiori a quelle dei privati?
Pensioni dipendenti pubblici: 1.772 euro, +72% su privati.
“Le pensioni vigenti dei dipendenti pubblici nel 2015 valgono in media 1.772 euro al mese, circa il 72% in più rispetto a quelle medie dei lavoratori dipendenti del settore privato (1.026 euro)”.
Capito?Voi pensionati privati prendete in media 1000 euro, e loro 1770. Anzi, la differenza a loro favore non fa’ che aumentare: “ Sulle nuove pensioni liquidate nel 2015 la differenza è tra 1.872 euro per i pensionati pubblici e 1.012 euro per i privati”. Notate che i pubblici dipendenti maschi superano i 2.200 euro mensili. Non male, vero? Tutto a spese vostre, perché loro non hanno pagato i contributi per meritare un simile premio.
La sua pensione supera la vostra
Come si spiega la grande differenza? Dice 24 Ore: “con le carriere meno discontinue e più lunghe dei lavoratori pubblici”: ovvio, sono inamovibili e illicenziabili, se ci si prova il Tar del Lazio e la Corte Costituzionale li reintegrano nei loro privilegi, “e con le retribuzioni medie più alte rispetto al settore privato”.
Ci sono casi-limite come questo:
“96% pensioni tranvieri superiori a contributi”
Dai dati Inps pubblicati emerge anche che il 96% delle pensioni degli autoferrotranvieri è superiore a quanto si avrebbe avuto sulla base del calcolo contributivo. Nel 2015 il fondo trasporti, soppresso nel 1996, avrà un deficit di 918 milioni di euro e un debito di 19,8 miliardi”.
Ma quante sono, insomma, le pensioni dei privilegiati del pubblico impiego? “Le pensioni erogate dall’Inps Gestione Dipendenti Pubblici al 1 gennaio 2015 sono 2.818.300. La spesa complessiva ammonta a quasi 65 miliardi di euro, in aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente”.
Sora Ilva adesso è in pensione
Una spesa in bancarotta strutturale, che viene accollata a tutti noi: “Se si mettono in fila i bilanci dell’ex Inpdap si scopre che le perdita sono state di ben 110 miliardi negli ultimi 10 anni. Un colabrodo. Con lo Stato che ogni anno interviene a ripianare il buco miliardario”, ma solo in parte.
Capito o no? Se il”costo del lavoro” privato in Italia è troppo alto, se rimanete “meno competitivi” mentre voi siete pagati meno degli altri europei – la famosa forbice tra quel che ricevete netto in busta paga e quel che paga il datore i lavoro, quasi il doppio –, è essenzialmente perché pagate i contributi anche per gli statali. I quali occupano il tempo, quando sono in ufficio e quando non timbrano il cartellino per i colleghi assenti (uno su tre), a intralciare la vostra attività produttiva in tutti i modi che riescono ad immaginare. Ossessionati dal controllo su di voi, evasore fiscale potenziale – vi controllano perché sospettano che non li pagate mai abbastanza, che nascondiate qualcosa per voi dei vostri guadagni invece che versarli al Fisco, la greppia da cui si servono a man bassa.
Non ci sono statali né regionali o comunali, fra i 2,6 milioni d “minimi” a meno di 500 euro mensili. Queste gioie spettano solo ai privati. Ora, ricapitoliamo: i 425 mila baby-pensionati statali hanno una pensione media di 1500 euro da 40 anni. I pensionati pubblici, di oltre 1700 – che è il 72% in più di quel che prendono i pensionati privati in media. Non sarebbe giusto chiedere a loro un “contributo di solidarietà”? Un atto elementare di giustizia sociale?
Invece non si osa. Questa categoria s’è conquistata il privilegio di inamovibilità, illicenziabilità, ed aumento automatico degli stipendi,qualunque cosa succeda al paese. Il paese è da otto anni in recessione, poi in depressione grave, ma loro ogni tanto scioperano perché vogliono l’aumento. E nessuno cerchi di appurare quanto lavorano, quanto sono produttivi o improduttivi: hanno vinto o’concuorzo, e tanto basta.
Certe volte, nei miei sogni più folli, mi immagino di essere un riformatore, e avanzo la mia riforma più audace: una legge di un articolo, che dice: “Gli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici dipendono dall’aumento per Prodotto Nazionale Lordo. Sono passibili di diminuzione nella percentuale in cui il PIL, eventualmente, decresca”. Siccome il Pil, dal 2008, è sceso del 25%, gli statali si vedrebbero decurtare gli stipendi di altrettanto. Con questa “riforma”, spererei di rendere i dipendenti pubblici co-interessati al miglioramento dell’economia generale, ansiosi per i disoccupati del settore privato, per le fabbriche che chiudono; insomma di renderli solidali al comune destino, interessati al bene comune – dal quale oggi si sentono estranei. Come, appunto, una forza d’occupazione nemica.
Ma ve lo dico prima io: quella riforma è follemente impossibile. Non si troverebbe mai in Parlamento una maggioranza per attuarla e sfidare così il potere della Casta. Pensate che siccome il 62 per cento dei baby-pensionati pubblici sono nel Nord Italia, la Lega Nord si è sempre opposta a risanare quel bubbone di parassitismo. Del resto la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, gode del privilegio in persona. Come insegnante è andata in pensione a 39 anni, nel 1992.
Così, come sempre, il “contributo di solidarietà” lo faranno pagare a voi. Pensionati o contribuenti Inps privati. Ha cominciato con questa storia dei 475 mila che prendono la pensione da 36 anni, dimenticando che ci sono 425 mila ex statali che la prendono da oltre 40; e adesso dicono che taglieranno un po’ “le pensioni più alte”. Ora, sulle pensioni alte, il prelievo aggiuntivo l’hanno già messo: del 6 per cento su quelle tra 91.300-150 mila euro annui lordi, del 18% su quelle superiori a 200 mila annui lordi. Escluse sempre le pensioni pubbliche, perché loro hanno vinto o’concuorzo.
Ma sapete quanto rende a questa sovrattassa? 12 milioni di euro l’anno. Una miseria, una briciola per quelle fauci insaziabili. Basta pensare che solo le due Camere – ossia la testa del Behemot, con i barbieri a 120 mila euro, e il noto bar ristorante di cui i deputati non pagano nemmeno i caffè – costano 1,5 miliardi annui. Non milioni, miliardi. Ossia mille volte di più della sovrattassa sui pensionati ricchi privati. Abbiamo ancora molto da “contribuire”. Siate solidali, con lorsignori.
Bella grana per Renzi questa del caso Guidi, proprio sotto referendum sulle trivelle e ad un passo dalle amministrative. Intanto, l’episodio fa capire bene perché il governo ci tiene tanto a far fallire il referendum… Pour cause. Da un punto di vista penale la situazione non è ancora chiara, soprattutto per la definizione dell’eventuale reato (corruzione? Interessi privati? Abuso innominati in atti d’ufficio? Agiottaggio? Disastro ambientale colposo o doloso?) vedremo, per ora non ne sappiamo abbastanza. Quello che invece è chiaro è il disastro sul piano d’immagine.
I Panama Papers di clamore ne hanno suscitato. Indignazione, anche, com’è inevitabile quando vengono rivelati i conti milionari di centinaia di personalità di caratura mondiale. Ma siamo sicuri che si tratti di giornalismo? La risposta non è affatto scontata. Certo, sarebbe molto facile e comodo unirsi al coro di indignazione e di condanna per le rivelazioni. La stampa internazionale tende ad essere conformista e se un pool di prestigiose testate pubblica i risultati di quella che viene presentata come una straordinaria inchiesta giornalistica la “verità” trasmessa al mondo diventa univoca e incontestabile.
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