Arena Verona, il bilancio in anteprima: perdita da 1,3 milioni

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ARENA

di Cesare Galla

Non ancora pubblicati sul sito, l’anticipazione dei numeri: aumenta il dato negativo sul patrimonio, crollo dei biglietti, ma debiti bancari dimezzati

Perdita di esercizio pari a 1.390.125 euro (nel 2014 era di oltre 6 milioni); patrimonio disponibile in negativo per 10.424.272 euro (l’anno scorso era in negativo di 9 milioni). Sono questi gli elementi critici del bilancio consuntivo 2015 della Fondazione Arena, approvato con propria delibera il 24 giugno scorso dal commissario straordinario Carlo Fuortes (in foto). Singolare la sottolineatura nella Nota Integrativa, in cui si attribuisce il ritardo nella presentazione (oltre i quattro mesi previsti dalle legge) non solo agli adempimenti relativi alla richiesta di adesione alla Legge Bray, ma anche alla necessità di “recepire i dati consuntivi dell’esercizio chiuso al 31-12-2015 della controllata Arena Extra srl”. Che dunque sono stati presentati a loro volta in ritardo, senza che se ne conosca il motivo. E non certo in maniera formale, a giudicare dalla dicitura che si legge sotto lo specchietto inserito nella Relazione sulla gestione: “Dati da progetto di bilancio al 31 dicembre 2015 redatto dall’Amministratore Unico (l’ex sovrintendente Francesco Girondini; n.d.r.) della società”.

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Nizza, il Front National guadagna terreno

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FRONT NATIONAL

Segnalazione di Raimondo Gatto

Il malcontento trasversale è diffuso, la rabbia anche. “Tutti questi attentati favoriranno il Front National” scrivono alcuni giornali francesi

di Luca Steinmann

“Hollande demission” gridano alcuni contestatori sulla Promenade Anglaise, il lungomare di Nizza, il giorno dopo l’attentato. La commemorazione silenziosa viene alternata di tanto in tanto da momenti di critica alla politica francese sia di destra che di sinistra. Se infatti è innegabile che il principale bersaglio delle proteste sia il presidente della repubblica Francois Hollande, lo è altrettanto il fatto che gli attacchi non risparmiano neanche la destra repubblicana di Nicolas Sarkozy. Il malcontento trasversale è diffuso, la rabbia anche. “Tutti questi attentati favoriranno il Front National” scrivono alcuni giornali francesi. Un concetto, questo, che è stato riscritto e ripetuto ampiamente su tutta la stampa mondiale in occasione di ogni attentato che ha colpito la Francia. Sarà vero? “Non posso dirlo, l’aumento dei voti del Front National precede tutti gli attentati. Certo è però il fatto che i morti sono la conseguenza di una situazione insostenibile che noi denunciamo da tempo”. A dirlo è Philippe Vardon, consigliere regionale nel dipartimento di Nizza-Provenza-Alpi e Costa Azzurra eletto tra le file del partito di Marine Le Pen. Nato e cresciuto a Nizza, fin da ragazzino Vardon ha iniziato la sua militanza politica opponendosi all’immigrazione e all’islamizzazione della sua città. Uomo di fiducia di Marion Le Pen, nipote di Marine e capogruppo del Front National presso il consiglio di questa regione, ha osservato l’avanzata dell’islamismo radicale a Nizza nel corso degli anni. Intervistato da Il Giornale racconta come si sia arrivati alla situazione odierna e quali, secondo lui, siano le misure da adottare per combatterla.

Philippe Vardon, la Francia si ritrova ancora una volta a contare i propri morti. Questa volta il terrorismo colpisce Nizza, e lo fa per mano di un proprio cittadino, seppur di origini straniere. Era immaginabile che questa città venisse colpita?

Non si può dire che ce lo si aspettasse, altrimenti si sarebbe dichiarato lo stato d’emergenza. Quello che però è certo è che negli ultimi 20 anni, e soprattutto negli ultimi 10, è esplosa la presenza islamista, che ha portato con sé un clima che da tempo noi denunciamo essere pericoloso. Per tutta risposta ci veniva detto dalle istituzioni che eravamo razzisti. Sarebbe però bastato analizzare i documenti della polizia e della magistratura per capire come ci fossero tutti gli elementi perché la violenza scoppiasse. Nizza è la città francese dalla quale è partito il numero di foreign fighters più alto d’Europa. Ben 100 ragazzi sono partiti da qui negli ultimi anni per unirsi alle compagini islamiste, soprattutto Isis, in Siria e Iraq. Nessuna altra città francese ha fornito così tanti jihadisti, calcolando che la Francia è il primo Paese europeo per numero di persone partite per combattere il jihad si può dire che Nizza sia la capitale europea di foreign fighters.

Che cosa ha portato all’esplosione dello jihadismo in questa città?

Le responsabilità sono innanzitutto politiche. Christian Estrosi, l’ex sindaco della città che ora è presidente regionale, si è strettamente legato a dei gruppi islamisti che, con il suo appoggio, si sono radicati molto profondamente. In modo particolare Estrosi sì è legato all’UOIF, un gruppo islamista riconosciuto dal ministero degli interni, che è l’espressione in Francia dei Fratelli Musulmani. A questo gruppo Estrosi ha concesso milioni di finanziamenti pubblici e immensi spazi in cui fare propaganda, tanto all’interno delle moschee quanto dei quartieri popolari.

Loro, per contraccambiare, hanno pubblicamente invitato i musulmani a sostenerlo alle ultime elezioni e lo accolgono alle loro feste come ospite d’onore, come avvenuto in occasione della fine dell’ultimo Ramadan solo 10 giorni fa.

Eppure Estrosi è stato un sindaco eletto con la destra, dato che era membro dell’Ump, il partito di Sarkozy. In televisione ha più volte condannato l’immigrazione. Perché si sarebbe legato agli islamisti?

Per una questione di mere tattiche politiche. In primo luogo i musulmani portano voti. Su una popolazione nizzarda di 350mila persone gli islamici sono circa 60mila e rappresentano un bacino elettorale considerevole. Estrosi ha però fatto di più.

Ha deciso di puntare sui musulmani più radicali e organizzati, sperando tramite loro di tenere a bada tutta la comunità. Ha favorito l’ascesa degli imam dell’UOIF perché mettessero da parte gli altri. Ha favorito l’egemonia di una parte degli islamici, quella più radicale, sugli altri per legarsi a loro e avere maggiore facilità nella loro gestione complessiva. L’UOIF è il gruppo più organizzato, i suoi imam hanno preso il controllo di molti quartieri musulmani e delle moschee della città con il benestare dell’amministrazione. Hanno aperto librerie, associazioni culturali e una propria scuola coranica. Oggi si stima che i Fratelli Musulmani controllino l’80 per cento delle 19 moschee di Nizza. Dove hanno per anni predicato una visione radicale e politica dell’Islam che ha contribuito a creare il clima che ha a sua volta portato all’attentato sulla Promenade.

Come ha reagito la popolazione di fronte a questa crescita dell’islamismo? E come pensa reagirà dopo questo attentato?

La gente vedeva il problema prima e oggi lo vede ancora di più. Le reazioni dei nizzardi sono molto più tranquille e meno stupite di quelle dei parigini perché da queste parti la gente è molto più legata alla propria identità e, vedendo l’avanzata dell’islamismo, già da prima si rendeva conto che tutto ciò avrebbe potuto portare all’esplosione della violenza. Le morti sulla Promenade hanno certamente colpito il popolo ma non lo hanno eccessivamente sorpreso. A Parigi è diverso. Parigi è una città ricca di persone progressiste che hanno creduto nel modello multiculturale e che di fronte agli attentati sono rimaste scioccate perché hanno visto con i loro occhi il fallimento delle loro speranze.

Se il popolo vedeva il problema perché non ci sono state reazioni forti contro l’islamismo prima che si arrivasse ai fatti di sangue?

Innanzitutto perché in molti hanno paura. Nei quartieri popolari ad altra presenza islamica il Front National fa il pieno di voti ma non ha quasi militanza. Perché? Perché la gente teme le rappresaglie dei vicini immigrati. Sanno di vivere in quegli stessi luoghi in cui si ricreano delle comunità parallele che sfociano nella criminalità e nell’islamismo violento. Non è un caso che quasi tutti i jihadisti, come anche l’attentatore della Promenade, abbiano un passato criminale. I francesi delle classi popolari lo vivono sulla propria pelle. Non possono ignorare che i propri figli a scuola siano i veri stranieri. Non possono negare che l’immigrazione massiccia porti all’ islamismo, alla criminalità e all’aggressione della nostra identità.

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Il Papa buono, quello vero

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SAN PIO X

 

Carissimi,

speriamo di far cosa gradita a ciascuno di voi, pubblicando questo materiale dell’Archivio Segreto Vaticano su vari aspetti dell’attività indefessa di S. Pio X

 

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A tutti gli Schettino di terra, di mare e dell’aria

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Nel raccomandare lo stanziamento per completare la  Transiberiana, il  conte Stolypin, primo ministro dello Zar Nicola II, ne sottolineò la funzione civilizzatrice: “La ferrovia eleva le zone che  attraversa almeno al livello  di competenze necessario alla sua manutenzione”. Se aveva ragione, dobbiamo  concludere che la civiltà del Sud Italia è ormai abbassata al disotto del livello  necessario per gestire una ferrovia. Sarà opportuno  trasformare la linea Bari-Andria in una pista cammelliera, più adatta al grado della zona che attraversa, ovviamente importando le risorse umane competenti dal Maghreb.

Il pianto mediatico sul “binario unico” è semplicemente ridicolo: il binario unico non è la causa dell’incidente. La causa è la sciatteria unita al menefreghismo di certi “lavoratori”.    Il  binario unico  dovrebbe acuire l’attenzione, la serietà, la precisione e lo scrupolo, di chi ne è responsabile, essere l’ossessione della sua vita professionale,  il fuoco della sua capacità di prevedere. Ma dov’era il responsabile? Guardava la partita? S’era fatto timbrare il cartellino da un collega?  Raddoppiate e triplicate la linea, e darete una scusa in più a questi assenteisti, per non fare il loro lavoro.

schettino

Anche l’espressione continuamente ripetuta, “si sospetta l’errore umano”, è insopportabile. Ma quale ‘errore’.  Già   avevamo visto nel caso del comandante Schettino questo tipo di “errore”; stava con la moldava e faceva   il pavore in plancia;  avventata la nave sullo scoglio, ha ordinato macchina indietro, aggravando lo squarcio; ha abbandonato la nave  con i passeggerei dentro;  al processo, ha provato a dare la colpa al timoniere e al secondo. E quando è tornato al paese, i paesani l’hanno festeggiato e  consolato – poveretto…!  E’ l’errore umano ricorrente che fa’ dell’Italia un continuo Otto Settembre. Una falla del carattere che ci appartiene in toto, s’intende; ma che nel Sud è infinitamente più intensa, compiuciuta,   vantata – e  lo  blocca nel sottosviluppo.

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Turchia: il golpe farsa

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ERDOGAN IL FUGGITIVO

Appare tranquillo e sorridente, a tratti ammiccante, e mentre parla alla Turchia subito dopo l’atterraggio e il bagno di folla all’Ataturk airport, il premier Recep Tayyip Erdogan scambia occhiate d’intesa con l’uomo alla sua sinistra:
Berat Albayrak, ministro dell’energia e suo genero. Solo un’ora prima il presidente turco volava in giro per l’Europa chiedendo asilo politico. E andando indietro ancora di un’ora, con i golpisti che bloccavano i ponti sul Bosforo, dividendo l’Istanbul occidentale da quella orientale, che oscuravano la tv di Stato e mettevano in un angolo l’ufficio di Stato maggiore turco, Erdogan – in collegamento audio-video tramite il suo telefono cellulare sulla Cnn turca – incitava il suo popolo a scendere in piazza per opporsi senza armi ai carrarmati. In molti l’hanno fatto, bandiera turca in resta, lasciando un segno nelle fotografie dei corrispondenti della Reuter in Turchia che ricorda la scena di piazza Tienanmen. Per i quotidiani di tutto il mondo la foto del golpe turco sventato in poche ore è quella. La polizia ristabilisce l’ordine e nei video della Bbc gli agenti in tuta nera sfilano per le strade mentre accompagnano i militari golpisti verso le patrie galere. Ha vinto Erdogan. Più forte e incisivo di prima grazie alla “farsa” – così l’ha definita ieri mattina Deniz Baykal, ex segretario del partito repubblicano turco Chp e membro anziano del parlamento di Ankara – che ha destabilizzato la Turchia per poi renderla più stabile in poche ore. Ma come può un golpe che appare subito così bene organizzato fallire dopo poche ore? E prende corpo in Turchia l’ipotesi del bluff? Il leader dell’opposizione sceglie Twitter per accusare Erdogan senza mezzi termini di aver organizzato il tentativo di golpe per poter realizzare la riforma della costituzione e attuare il tanto anelato presidenzialismo. Secondo Baykal, insomma, il tentativo di colpo di Stato sarebbe il mezzo con cui il presidente vuole ampliare le proprie competenze e acquisire così poteri esecutivi. “Quello che non uccide rende più forte”, scrive sul sito T24 Metin Münir, intellettuale turco, nel corso della sua analisi a poche ore dai fatti. Farsa oppure no è evidente che nella dinamica del fallimento del golpe hanno influito anche fattori esterni. “La Turchia è terreno di violento scontro tra Usa e Russia. Non c’è solo Assad a dividerli ma i tragitti delle pipelines. Lo stesso meccanismo che tenne l’Europa in bilico per la posizione antirussa dell’Ucraina”. A sostenerlo è il professore Aldo Ferrara dell’università di Milano, esperto di dinamiche geopolitiche. “È evidente – sottinea Ferrara – che qualcuno ha fatto pendere la bilancia dalla parte di Erdogan”. Ma chi? “Presto per dirlo – precisa Ferrara – ma John Forbes Kerry, segretario di Stato Usa, il giorno del fallito golpe era a Mosca”. Ed era lì per una riunione con il collega russo Sergey Lavrov. Tema dell’incontro: la soluzione al conflitto in Siria. Insomma, secondo Ferrara l’instabilità della Turchia non conviene ai produttori, estrattori e trasportatori di greggio: “Tap (Trans Adriatic Pipeline) e Nabucco (per quel che ne resta) passano da quelle parti. Nessuno vuole che una Turchia, instabile politicamente, si metta a giocare con i rubinetti di petrolio”. Soprattutto dopo la denuncia russa che voleva Erdogan addirittura in affari con l’Isis per l’oro nero proveniente dalla Siria. A golpe fallito Erdogan incassa subito il favore americano. “Gli Stati Uniti sono con il governo democraticamente eletto in Turchia”, afferma la Casa Bianca, sottolineando che il presidente americano, Barack Obama, ha parlato del colpo di Stato in Turchia con John Kerry che, in quel momento è in Russia. Anche la dichiarazione di Angela Merkel, attraverso il suo portavoce, è in favore del governo eletto: “L’ordine democratico deve essere rispettato”. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, lancia un appello alla “calma e alla moderazione e al pieno rispetto per le istituzioni democratiche della Turchia e per la sua Costituzione”. Il premier turco ora è più forte. Per lui si apre una nuova fase. E per l’Europa?

 

 

 

 

Foto: http://www.rinascita.net/1428/turchia-il-golpe-farsa

Verona: Zenti a cena con Maometto…

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ZENTI5

Segnalazione di Gianni Toffali

La Comunità Marocchina ringrazia il Sindaco di Verona Flavio Tosi e tutte le persone della sua amministrazione che hanno sostenuto la realizzazione della cerimonia del mese di Ramadan nel meglior modo.  Grazie al Sindaco di Verona Flavio Tosi, al Vescovo di Verona, al Provveditore agli studi Dott Stefano Quaglia, al Console del Regno del Marocco dott.ssa Nezha Attahar, al Dirigente d’istituto Einaudi dott. Flavio Filini, al Presidente della Federazione Islamica del Veneto sig Bouchaib Tanji, all’assessore Anna Leso,al consigliere l’avvocato Paola Gaiardelli, allo Staff dell’Organizzazione SaaDia e grazie anche alla collaborazione dei nostri amici dell’associazione  Samira Chabib

Samira Chabib#FlavioTosi#

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E’ disponibile il numero 17 (17 luglio 2016) di Sursum Corda

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 SURSUM CORDA

Dio sia lodato!

Sul nostro sito è disponibile il numero 17 del 17 luglio 2016 di Sursum Corda®.

Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata agli Associati, oppure si può acquistare sul nostro MiniShop in cartaceo o PDF.

Ricordiamo che l’Associazione Sursum Corda, grazie a Dio, intende formare alla vera dottrina cattolica tutti gli Associati, pertanto ribadiamo la necessità di scaricare e di studiare attentamente tutti i numeri del Settimanale. Dirsi cattolici ma, nel contempo, rifiutare lo studio elementare e necessario della dottrina cattolica, significa non voler essere veramente cattolici.

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«La nemesi dell’Occidente debosciato»

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di Matteo Castagna (pubblicato su www.vvox.it – oltre 2.300 letture sul quotidiano on-line VVOX (e 3.751 qui su agerecontra.it) col quale Matteo inizia oggi la collaborazione. Non male come inizio…)

Quest’Europa debosciata, secolarizzata, mediocre, priva di una politica autonoma è stata creata nel tempo e molti se ne accorgono solo ora, davanti agli attentati

nizza-attacco

Nel giorno della presa della Bastiglia, i nuovi giacobini hanno colpito la Francia per colpire proprio quell’ Occidente dei “valori” rivoluzionari del 1789. Potremo parlare di nemesi storica? E’ presto per dirlo, ma la scelta di un attentato durante i festeggiamenti dell’ Europa che rompe con la tradizione, fa pensare che non sia casuale. Già da una settimana, l’intelligence d’Oltralpe aveva messo in allerta dall’eventualità di un attacco terroristico. Addirittura, la polizia riteneva plausibile che potesse svolgersi attraverso un automezzo. E’ stato un camion. I morti almeno 84, oltre 100 i feriti. Molti i bambini coinvolti. Una carneficina orrenda. Sempre il Paese di Hollande l’obiettivo. La prevenzione annunciata non ha prodotto alcunché e, questo, non mancherà di farci indagare. Forse, sarebbe meglio lasciar stare per un po’ chi si tira due schiaffi fuori da uno stadio per pensare a cose più importanti e dirompenti. Non sappiamo ancora molto sul folle omicida, se non che si trattava di un tunisino. Non un “vu cumprà”, ma uno di quelli che la Boldrini definirebbe “integrati”, di seconda generazione. La matrice islamica è il copione che ci viene proposto, come al solito, dai soloni del politicamente corretto. Non possiamo escluderlo a priori né affermarlo perché abbiamo bisogno di tempo per studiare le dinamiche e commentare dati oggettivi, non congetture di propaganda o complottismi visionari.

Da tempo, però, siamo in guerra, inerti, con governi che si prodigano in summit anti-terrorismo “ex post”, ossia a cadaveri ancora caldi, che sanno da contentino per i familiari delle vittime e da tentativo rassicurante per la gente comune. Qualcuno, però, inizia a stancarsi di queste chiacchiere e di ricevere una medaglia e una bandiera. Qualcuno non ha voglia di vedere i social tempestati di “je suis” e neppure giovani rasta che accomodano la loro strana coscienza replicando ai proiettili coi gessetti colorati. Chi è dotato di raziocinio e buon senso vorrebbe vedere un Occidente forte dell’identità che ha iniziato a distruggere con la presa della Bastiglia, che non abbia un atteggiamento attendista del prossimo attentato per dar solidarietà e comprare fiori e lumini, ma che convogliasse le forze nell’identificazione del nemico, ovvero dei mandanti delle stragi e li combattesse con scelte politiche nette e definitive, con la diplomazia, ma anche con le armi, se necessario. Se il problema europeo di fondo è l’Alleanza Atlantica, si abbia il coraggio di scioglierla. Putin è lì a fare da alternativa. Rimetterebbe in discussione tutto? Certo. Ma, forse, salverebbe molte vite. Il problema è che questa UE a stelle e strisce non ha la volontà di cambiare e affronta, quindi, con ipocrisia, il rischio della sua distruzione o implosione con ridicole marcette e inutili assemblee generali.

Quest’Europa debosciata, secolarizzata, mediocre, priva di una politica autonoma è stata creata nel tempo e molti se ne accorgono solo ora, davanti agli attentati. Gli eroi da tastiera, purtroppo non si rendono conto che è sciocca una chiamata alla difesa personale scoordinata e “fai da te”, perché l’uomo moderno è quello ben descritto da Massimo Fini: «l’uomo Hugo Boss, profumato, deodorato, azzimato, sbarbato, levigato, depilato, completamente svirilizzato. Non è un uomo, ma la sua parodia. Noi non siamo più in grado di fare la guerra. Usiamo droni, dardo, predator, bombardieri, satelliti dagli occhi acutissimi ma non abbiamo più il coraggio di scendere sul terreno. Tant’è che nella guerra all’Isis siamo costretti a farci difendere dai peshmerga curdi e dai pasdaran iraniani che certamente non si profumano Hugo Boss. E nonostante tutto questo apparato tecnologico non riusciamo a sconfiggere un pugno di poche migliaia di guerriglieri, così come non siamo riusciti a piegare i resistenti afgani, che non si deodorano anzi puzzano, con bombardamenti assassini che durano da più di quattordici anni. Vecchi, azzimati, esangui, spossati, infiacchiti dal benessere, privi di passione e di entusiasmi quanto di coraggio, come faremo ad affrontare questi altri che saranno anche ‘brutti, sporchi e cattivi’ ma han dalla loro la giovinezza, l’ardimento e una fiducia forsennata nel loro Dio? La Rivoluzione Francese, da noi, ha fatto “morire” il nostro Dio. Conclude ironicamente, quanto sagacemente, sempre Massimo Fini: «Le cose sono due. O la smettiamo con queste stronzate-Hugo Boss e torniamo a essere degli uomini o invece di bombardare inutilmente i nostri nemici li innaffiamo con una tal quantità di profumi in modo da renderli simili a noi».

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