Moderne eresie: animalismo ed ecologismo

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Basterebbe il buon senso per non negare la differenza tra l’uomo e gli animali, ma oggi il mondo è rovesciato e bisogna tornare alla teologia per spiegare la grandezza dell’uomo davanti a Dio

 

di Claudio Crescimanno

Nei libri di scuola come nella vulgata comune, dura ancora dopo duemila anni l’inevitabile I’ironia sull’imperatore Caligola che nominò il proprio cavallo membro del senato romano. È noto che così fece non tanto per esaltare l’illustre quadrupede, ovviamente ignaro di tanto onore, quanto piuttosto per avvilire ulteriormente un’istituzione già in piena decadenza. Non a caso, infatti, l’episodio viene riportato come il sintomo di un mondo in declino.
Ma se è così, ben più decadente è il nostro mondo nel quale si è operato addirittura un capovolgimento della gerarchia di valore tra l’uomo e l’animale. Qualcuno potrebbe pensare che l’argomento in questione, quantunque oggi sia fonte di parecchia agitazione, attenga solo al buon senso. In realtà non è così.

UNA QUESTIONE DI BUON SENSO
Certo che è anzitutto una questione di buon senso e come tale potrebbe essere risolta. Basterebbe dire che c’è una differenza sostanziale tra il valore dell’essere umano e il valore degli animali e della natura in generale; basterebbe dire che un uomo, qualunque uomo, sia esso un bambino appena concepito o un anziano invalido, sia esso persino il più indegno e malvagio esemplare del genere umano, vale, da solo, più di tutto il regno animale, vegetale e minerale – come si diceva a scuola una volta – messi insieme; basterebbe poi aggiungere che, ciò precisato, l’uomo, proprio per amore di se stesso e dei propri simili, non può e non deve strapazzare il mondo di cui è padrone e custode, come nessuno che abbia a cuore la propria famiglia manda in rovina la casa in cui abita. Basterebbe il buon senso per capire queste cose, ma in realtà non basta più.
La visione oggi dominante ha rovesciato questi parametri e occorre niente meno che la teologia per ritrovare il I buon senso. Ma andiamo con ordine.

LA POSIZIONE ECOLOGISTA
Anzitutto vediamo brevemente qual è la posizione della tesi ecologista e cerchiamo di capirne i presupposti ideologici; poi passeremo a illustrare la visione cristiana, fondata sulla retta ragione e la divina Rivelazione.
La posizione ecologista comincia con una legittima critica allo sfruttamento incosciente che, dall’epoca dell’industrializzazione in poi, ha colpito la natura; insiste poi su una comprensibile e, sino ad un certo punto, condivisibile preoccupazione per la tutela dell’ambiente; purtroppo da qui si scivola facilmente – vedremo tra poco perché – in una nuova visione del mondo: l’equiparazione di valore tra l’uomo e la natura, in particolare gli animali; da qui poi non di rado si passa addirittura ad una inversione di precedenza: prima la natura, l’ecosistema, la ‘madre’ Terra, e poi l’uomo.
Stiamo esagerando? Niente affatto: da alcuni decenni si è venuto formando un movimento culturale e politico la cui base ideologica è precisamente questa: il bene della natura deve essere salvaguardato non in vista del bene dell’uomo, ma per se stesso; il bene della natura trascende il bene dell’uomo: la natura è per sé una realtà sacra, nella quale l’uomo è un intruso nocivo, un profanatore. Ecco il salto di qualità di cui dicevamo: in questa visione non si tratta più di difendere la natura per tutelare l’uomo, ma piuttosto di difendere la natura contro l’uomo. Abolita così una gerarchia di valore, la vita dell’uomo vale come quella di un gatto o di un pino, e poiché questi ultimi sono più deboli e indifesi, vanno più fortemente tutelati; alla fine il più grande nemico del mondo è l’uomo.
Posizione emblematica dell’ideologia ecologista è quella espressa dal duca Filippo di Edimburgo, principe consorte della regina d’Inghilterra, e gran patrono della più importante organizzazione ambientalista del mondo, il WWF: «Se rinascessi vorrei essere un virus letale per contribuire a risolvere il problema dell’eccesso di popolazione (umana). Il maggior dramma del mondo è che ci sono più culle che casse da morto!» (Dichiarazione resa all’agenzia tedesca DPA, 8 agosto 1988).

IL PIANO DI DIO
Ed eccoci al problema ‘teologico’: siamo giunti ad una nuova visione del mondo subdolamente panteistica: si riveste di una specie di sacralità la vita di un fiume, di una pianta, di un animale, a tal punto da considerare nuovo, vero peccato la loro violazione. Così l’ecologismo fa della natura un ‘dio’ e della propria ideologia una ‘religione’. Non pochi tra i nostri contemporanei, animati certamente dalle migliori intenzioni, poco alla volta, senza avvedersene, capovolgono la scala dei loro valori secondo i criteri dell’ecologismo, senza avere una piena consapevolezza delle autentiche radici culturali ed ideologiche di tale movimento.
Capita così che nella nostra società, così civile e progredita, si dia risonanza quotidiana sui mezzi della comunicazione sociale al ‘dramma’ di una specie di coleotteri in estinzione, o di alcune balene rimaste incagliate tra i ghiacci dell’artico, o di qualche canile in cui gli ‘ospiti’ vengono maltrattati; e poi si dia ben poca risonanza, e susciti ancor meno indignazione, l’esistenza di embrioni umani congelati nei laboratori dediti alla sperimentazione, la strage degli innocenti provocata dall’aborto legalizzato, la sorte di tanti anziani parcheggiati ed abbandonati negli istituti.
Per rimettere in carreggiata una visione del mondo tanto distorta è necessario ripartire dal principio, nel senso biblico della parola, cioè dal Libro della Genesi, che ci racconta, con linguaggio immaginifico ma con assoluta chiarezza dei contenuti, le origini del mondo e dell’uomo secondo il progetto di Dio. Ci soffermiamo in particolare su una affermazione che già da sola è sufficiente a confutare la suddetta visione. All’inizio del secondo racconto della Creazione, quello narrato proprio nella prospettiva dello sguardo di Dio sull’essere umano, accadono due cose:
1) il Creatore mostra all’uomo le opere più nobili della creazione, cioè gli animali secondo le varie specie, e lo incarica di dare ad essi il nome: nel linguaggio semitico significa che Dio pone l’uomo sopra gli animali e questi sono destinati al suo servizio (Gn 2,19);
2) nessun animale è assimilabile all’uomo, nessuno è allo stesso livello qualitativo dell’uomo: per questo, volendo dare all’uomo una compagnia che fosse alla pari con lui, Dio crea la donna (Gn 2, 20-22); ora, prescindendo dalle implicazione del rapporto uomo-donna che questo racconto comporta, il primo dato che in esso si manifesta è la chiara affermazione della sproporzione di livello, di valore, tra l’uomo – maschio e femmina – e gli animali.

IL VERTICE DELLA CREAZIONE
A partire da questi dati fondamentali, tutta la letteratura biblica dell’Antico come del Nuovo Testamento sviluppa coerentemente questa visione secondo la quale l’essere umano è al vertice della creazione visibile, fatto di poco inferiore agli angeli (Sal 8); e se è vero che unico per uomini e bestie è il destino mortale del corpo (Qo 3,19), è non meno vero che l’uomo ha dignità infinitamente superiore ad ogni altra creatura terrena poiché la sua anima immortale è destinata ad una vita che è per sempre.
Con il mistero dell’Incarnazione, poi, Dio stesso, Signore e Padrone dell’universo e di tutte le creature in esso contenute, assume la natura umana e la eleva a nuova inaudita grandezza; innestati in Cristo con il battesimo, gli uomini redenti diventano figli di Dio ed entrano così nell’orbita gravitazionale della Divinità, sempre più vicini a Dio e sempre più ‘lontani’ dalle creature inferiori. Alla luce di queste riflessioni risulta evidente che la deriva di certo ecologismo e in particolare di certo animalismo è, nei presupposti e nei fatti, negazione della fede cattolica nell’opera della creazione e della redenzione. Continua a leggere

Il governo Renzi lancia il “Portale Nazionale LGBT”

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di Rodolfo de Mattei su Osservatorio gender

Il governo Renzi accelera su gender e omosessualità, lanciando unnuovo portale web nazionale, interamente dedicato alla promozione dell’agenda LGBT.

Il progetto “Portale Nazionale LGBT”,come si legge sul sito, rientra nell’ambito della “Strategia Nazionale LGBT”, in attuazione della Raccomandazione del Comitato dei Ministri CM/REC (2010)5e si propone di “promuovere una maggiore conoscenza della dimensione LGBT per contrastare ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”.

INIZIATIVA GOVERNATIVA

Il nuovo sito, messo online l’8 luglio 2016, è un’iniziativa capitanata dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri di concerto con l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e con l’Amministrazione Comunale della città di Torino, in qualità di Segreteria Nazionale della Rete RE.A.DY (Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere).

Alle attività ha preso parte anche il Gruppo Nazionale di Lavoro, previsto dalla “Strategia Nazionale LGBT”, composto da esponenti di 29 Associazioni omosessualiste, come stabilito dal decreto direttoriale n. 250 del 20 novembre 2012. Tra queste, tutte le principali organizzazioni in prima linea per i “diritti” gay, compreso il tristemente noto “Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli”.

Nelle intenzioni dei promotori, il portale vuole essere una piattaforma web informativa che “educhi” i cittadini italiani all’attuale, sempre più “doveroso”, processo di “normalizzazione” dell’omosessualità e di ogni tendenza sessuale.

TRE SEZIONI “EDUCATIVE”

Per raggiungere tale obiettivo il sito è organizzato in tre sezioni specifiche, “Aree Tematiche”, “Approfondimenti” e “Diritto e Diritti” dove è possibile consultare e leggere “contributi di Studiosi afferenti a diverse discipline, la collezione di dati normativi, giurisprudenziali e di prassi amministrative, la raccolta di materiale utilizzato in strategie di divulgazione e di comunicazione” .

Come si legge on-line il portale

vuole essere uno spazio aperto ad una discussione condivisa su tematiche che riguardano i diritti e le libertà di molte persone, la loro identità ed il modo di svolgere le loro relazioni e di declinare le proprie affettività”.

I promotori dell’iniziativa rivendicano la loro visione aperta e pluralistica, arrivando paradossalmente a negare che il sito possa essere in alcun modo espressione di particolare orientamenti. In quest’ottica, gli autori sottolineano la necessità di assumere una posizione il piùtollerante e relativista possibile, scrivendo:

“il Portale non si fa portavoce di un orientamento culturale di settore né di una scelta politica o istituzionale predeterminata. Vuole invece essere e rimanere uno strumento plurale e pluralistico, nella convinzione che il contributo ed il confronto delle idee di tutti, rappresenti il migliore strumento per far maturare consapevolezza e contrastare ogni forma di odiosa discriminazione”.

Una visione, al solito, plurale e tollerante purché e finché non si metta in discussione il loro incontestabile diktat.

IL COMITATO SCIENTIFICO

Per dare una veste di autorevolezza e serietà all’iniziativa, il progetto ha previsto anche l’istituzione di un apposito “Comitato Scientifico”, presieduto da Claudio De Vincenti, Sottosegretario di Stato della Presidenza del Consiglio dei Ministri e composto dalle solite personalità, note e e meno note, provenienti da diversi ambiti professionali ma tutte accomunate dalla identica visione ideologica. Tra questi: Fulvio Giardina, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, il prof. Vittorio Lingiardi, la filosofa Maria Michela Marzano, il prof. Vito Mancuso, il prof. Stefano Rodotà, la prof. Chiara Saraceno, Vincenzo Spadafora, Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e l’oncologo Umberto Veronesi.

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L’Eliseo si gioca non nelle urne, ma nelle logge

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grand orient

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Le prossime presidenziali, in Francia, le si gioca nelle Logge. I candidati all’Eliseo fanno ormai a gara per conquistarsi le simpatie e soprattutto l’appoggio della massoneria in vista della chiamata alle urne nel 2017.

Dopo l’incontro a porte chiuse con il co-fondatore del Partito di Sinistra, Jean-Luc Mélenchon (di cui abbiamo dato notizia:http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/manovre-della-massoneria-francese-verso-la-sinistra-estrema/), che sull’Europa ha deluso il Gran Maestro, Daniel Keller, è stata la volta del ministro per l’Economia, l’Industria e per il Digitale, Emmanuel Macron, promosso invece a pieni voti lo scorso 21 giugno.

Ha fatto l’en plein: era gremitissimo il “tempio” intitolato ad Arthur Groussier, che ha ospitato la riunione riservata, promossa dalle Logge Il cantiere degli Eguali, Raphaël Biliard, La Luce e Aletheia ed aperta solo alle obbedienze amiche.

280 posti a sedere, tutti occupati nella sede del Godf, il Grand’Oriente di Francia, per ascoltare l’illustre esponente del governo Valls. Che ha diligentemente esposto il suo progetto repubblicano di trasformazione della società, per riparare i danni della globalizzazione. Ed ha assicurato di voler lavorare ad «una costruzione politica dell’Unione Europea», dimostrando di non aver colto oppure di infischiarsene totalmente della volontà popolare, diretta da tutt’altra parte, Brexit docet.

A cercar di riportare invano la massoneria francese coi piedi per terra ci ha provato l’ambasciatore russo in Francia, Alessandro Orlov, pure invitato all’ennesimo incontro a porte chiuse svoltosi lo scorso 15 giugno, nella stessa sede del Grand’Oriente, a Parigi. Orlov non ha usato giri di parole: «La vostra laicità non è la nostra. La Russia è laica, ma Dio è con noi».

Parole, che hanno stupito i presenti, senza sconvolgerli però. Nella superba convinzione d’aver capito tutto, quasi con compatimento l’ex-Gran Maestro Filippo Guglielmi gli si è avvicinato, invitandolo a tornar da loro, per spiegargli cosa sia realmente «la laicità alla francese». Dimostrando così, per l’ennesima volta, come una parte della Francia sia convinta che la Rivoluzione, in realtà, non sia ancora finita.

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«È sbagliato»: musulmano butta a terra e spacca crocifisso del ‘700

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santa lucia

GRAVE PROFANAZIONE A VENEZIA. E LE ISTITUZIONI TUTTE IN SILENZIO….

VENEZIA – Momenti concitati stamani in campo San Geremia, nell’omonima chiesa che ospita le spoglie di Santa Lucia: un magrebino di giovane età, a quanto pare arrivato da poco dalla Francia, ha dato in escandescenza e deturpato un crocifisso del 1700. L’uomo sarebbe entrato in chiesa e avrebbe gettato a terra il manufatto sacro, rompendolo. Il custode è subito intervenuto e, con l’aiuto di alcuni parrocchiani, ha bloccato il magrebino in attesa dell’arrivo dei Carabinieri.

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“Macché fascismo! L’omicidio di Fermo colpa di chi non sa gestire i flussi migratori”

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massimo cazzari

Macche’ fascismo! Non diciamo stupidaggini. Quello che è successo a Fermo è l’atto di un disadattato. Ma la colpa è di chi non sa governare i fenomeni migratori. E così anche gli stupidi si fanno impressionare”. Lo afferma al Quotidiano nazionale Massimo Cacciari, che sull’omicidio del profugo nigeriano a Fermo, sottolinea: “Quella era una roba seria. Non usiamo certe categorie o certi termini. E’ stato chiaramente un episodio legato al razzismo, ma una rissa del genere cosa c’entra con il fascismo?”. “Una persona con un minimo di cultura – osserva ancora Cacciari – una cosa così secondo me non la fa. Quello che è successo a Fermo non è altro che l’effetto della paura, dell’ignoranza del futuro e, soprattutto, della mancanza dei governi e della loro incapacità a gestire questioni epocali, dalla Brexit in giù fino ai fenomeni migratori. Se ci fosse una politica europea forte sull’immigrazione, probabilmente non succederebbero episodi così”.

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Alfio Krancic: “Giovani, Resistere! arriverà la Controrivoluzione”

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A cura di Chantal Fantuzzi

12 luglio 2016

Le sue vignette sono un compendio tra sagace realismo, satira argutamente sferzante, lungimiranza e coscienza storica. Specchio di politica e società, rappresentano l’Italia, il Mondo, l’Europa.

Alfio Krancic, scrittore e vignettista di Firenze, si racconta a Ticinolive.

Ho iniziato la mia carriera di vignettista per gioco, quando all’Università facevo le caricature agli amici. Dai giornali del background universitario alla collaborazione con la stampa locale. Intorno alla fine degli anni ’80 mandai una vignetta alla redazione de La Città, importante giornale di Firenze. Satira su un assessore locale, che stava rivoluzionando il traffico. Gli piacqui, mi assunsero.”
Poi il passaggio a La Repubblica. “Per sei mesi disegnai vignette per la pagina di Firenze della Repubblica, con satira relativa realtà cittadina e regionale.”
Infine, il salto alla politica nazionale, con l’Indipendente di Feltri. “Mi chiamò la redazione, dopo che gli ebbi inviato un blocchetto di vignette. Mi dissero che Feltri le aveva molto gradite, e che mi proponeva una collaborazione con il suo giornale. Ne pubblicavo circa tre alla settimana.
Contemporaneamente collaboravo per il Secolo d’Italia, per il quale ne pubblicavo una al giorno. Poi il passaggio al Giornale, alla cui direzione era passato Feltri. Mi chiamò Belpietro per una collaborazione che dal 1996 divenne fissa.”

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Alfio Krancic, classe ’48, disegnatore e scrittore Italiano

Da allora la sua carriera di vignettista non si è più fermata, sino alla collaborazione dal 2010 con La Padania, su richiesta della direttrice Aurora Lussana, sino alla chiusura del giornale, nel 2014.

Oggi le vignette di Krancic volano sui social, dividendosi e moltiplicandosi tra Twitter e Facebook, con qualcosa come 40 mila followers sui social.

Alfio Krancic, nelle sue vignette è frequente il richiamo a fatti storici. Come nasce il parallelismo storico?
Il metodo è quello di Forattini, che io ho continuato, secondo cui i riferimenti storici e satirici si riallacciano all’attualità. Chiaramente il pubblico deve avere un back ground culturale, che tuttavia non è sempre necessario, se gli eventi storici presi in considerazione per il parallelismo sono generalmente noti.

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Vittoria” di Hollande e Sarkozy alle ultime elezioni (contro Marine Le Pen)

Ritiene che la Satira sia speculum societatis?
Indubbiamente. D’altra parte lavoro proprio sulla realtà quotidiana, quella realtà che spesso non mi piace e che quindi critico, con una sferzata talvolta intinta nel veleno.

La sua visione della storia, come per esempio il parere sulla Rivoluzione Francese, dissente talvolta dalla storiografia di regime, allo stesso modo la sua visione dell’attualità è spesso non conforme ai Media di regime. Com’è, dunque, il suo rapporto tra, diciamo, imposizione e pensiero personale?
Bella domanda. Io ho la mia visione e seguo quella, per cui spesso mi ritrovo a fare cose che irritano il sentimento comune. Tuttavia c’è la libertà di espressione. Per esempio, so che ciò potrebbe creare un po’ di fastidio, ma non mi riguarda, poiché seguo la mia corrente di pensiero, allo stesso modo con l’attualità.

Restando sul tema di storia attualizzata, riguardo l’odierna UE si è parlato di “Seconda Restaurazione”. È d’accordo con questa definizione, o la ritiene forzata?
Nel Congresso di Vienna non vedo una mera reazione, ma una lotta di inizio secolo, che continuò, tra i suoi alti e bassi da parte di chi “restituì” all’Europa i valori tradizionali e cattolici, che la Rivoluzione aveva tentato di spazzare via.

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“Orlando, scena del crimine.”

La libertà di stampa. Definirla una conquista giacobina è una contraddizione?
La libertà di stampa ha certamente a che fare con la Rivoluzione. I giacobini, in un regime tradizionale, non avrebbero certo potuto permettersi di esprimere una tale anti-tradizione rivelatasi poi dannosa per la società. Loro hanno creato una libertà di stampa, dannosa.
Poi la cosiddetta “libertà” ha subitaneamente subito l’involuzione di vietare ai dissidenti della rivoluzione di esprimere il loro pensiero. Così, ad esempio, i letterati controrivoluzionari furono emarginati dalla società e dal regime rivoluzionario.

Oggi accade la stessa cosa….
Certamente, la libertà di stampa c’è, ma non è applicata.

A che cosa attribuisce la decadenza morale e sociale in cui si trova oggi l’Italia?
C’è stato un percorso di involuzione storica, iniziato da molto tempo. Sono pertanto venuti a mancare i riferimenti religiosi, politici tradizionali, e oggi non ci sono più freni.
Fino agli anni ’60 l’onda lunga di questa tradizione, diciamo pure cattolica, proteggeva la società da quelle idee che si sono poi concretizzate con l’ideologia sessantottina con l’aborto, il divorzio, la pansessualità.
Ideologie che hanno potuto valicare il confine della civiltà per l’assenza dei suddetti freni, i katekon, come avrebbe detto San Paolo, che prima costituivano una protezione sociale.
Questo bagaglio culturale, che sarebbe dovuto essere conservato, tra gli altri, dai Pontefici romani, complice anche il Concilio Vaticano II è andato pertanto disgregandosi.

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Questa decadenza, non avendo freni, pertanto oggi continua…
Per ora sì, e pare aver vinto il Male sul Bene. Certo, possiamo sempre sperare in un riscatto finale, un’ultima battaglia palingenetica, anche in una visione, perché no, paganeggiante. Ma prima dobbiamo bere questo calice amaro. Fino in fondo.
Una conflagrazione, dunque?
Io spero di sì. Come ho scritto anche nel mio ultimo romanzo (ancora inedito N.D.R.), una vittoria finale che arriva attraverso un difficile percorso, rappresentato da un viaggio tortuoso.

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In foto (e nella copertina del link) uno dei libri di Alfio Krancic

“La grande Invasione e altri racconti” ediz. Tabula Fati 2014

C’è un partito, oggi, che potrebbe, a suo parere, risollevare l’Italia dalla condizione in cui verte oggi?
Genericamente io farei riferimento ai cosiddetti “Populismi”, così denominati con una certa carica di negatività, che potrebbero sovvertire quest’andazzo. Dalla Francia alla Germania, all’Olanda, sino agli esempi concretizzatisi in Slovacchia e Ungheria. Certamente, in Italia, una strada simile, fra ostacoli come il Papato e il Governo, è dura.

È mai incorso in polemiche politiche, per le sue vignette satiriche?
Non eccessivamente. Sono incorso una volta in un processo per diffamazione, ma non è che la mia carriera sia costellata da questi avvenimenti. Diciamocelo, un vignettista di stampo di destra, viene più facilmente ostracizzato dalla stampa.

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Però, oltre alla sua carriera, i suoi attuali followers sono innumerevoli, oggi.
Certamente. La mia pagina facebook conta 30mila followers, il mio account Twitter, considerando che mi ci sono iscritto successivamente, ne conta 10mila. Di certo, non mi manca il rapporto diretto col popolo.

Cosa pensa del referendum renziano ad ottobre?
Spero che vinca il No, ovviamente, anche se, in tal caso, avranno di sicuro qualche trovata per restare al Governo. La democrazia, attualmente, è sospesa.

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Una frase per incitare i giovani, che al cospetto della globalizzazione mondiale, ancora pensano con la propria testa?
Resistere, resistere, resistere! (cit. Borrelli)
Bella!
(ride) È emblematica per una rivoluzione nel futuro prossimo. O meglio, una controrivoluzione.

C’è ancora, quindi, la possibilità di mantenere un proprio pensiero?
Assolutamente sì, e in questo i social aiutano molto. Si parla di cose di cui normalmente, la stampa non parla, c’è una controinformazione, diciamo, che aiuta ad aprire gli occhi alla gente.
Leggevo stamane i commenti a un post del governatore della Toscana, Enrico Rossi (PD) nel quale diceva che i pericoli odierni fossero sostanzialmente due: 1) il razzismo 2) il fascismo.
Una trentina di commenti lo tappavano. C’è sicuramente segno di voglia di cambiamento, di rivalsa.

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi.

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Alì Agka: “Caro Francesco, voglio dire messa”

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Istanbul (Turchia) Si presenta all’appuntamento in perfetto orario, elegante, con degli occhiali da sole che chiederà di tenere per tutto il tempo, anche durante le riprese.

Dopo averci dato il benvenuto in Turchia, annuncia: «Questa sarà probabilmente la mia ultima intervista, lascio un testamento spirituale». Il personaggio è noto ormai a tutti, le sue mille verità hanno fatto il giro del mondo e non stupisce che Mehmet Alì Agca, il turco che il 13 maggio del 1981 in piazza San Pietro sparò a Giovanni Paolo II con l’intento di ucciderlo, oggi, lanci un appello del genere: «Se Papa Francesco mi accoglie, sono pronto a diventare sacerdote». Le sue ultime rivelazioni saranno trasmesse in versione integrale questa sera su Top Secret, in seconda serata su Canale 5.

Signor Agca perché sull’attentato al Papa ha cambiato versione mille volte, ha paura che qualcuno la uccida?

«No, assolutamente, era necessario farlo, perché bisognava distruggere la pista bulgara, che avevamo creato con gli americani per colpire l’impero sovietico. Poi avevo accusato il Vaticano, ma era solo per rabbia contro la Chiesa».

Poi ha raccontato di una pista islamica con l’ayatollah Khomeini che le chiese di uccidere il Papa

«Sì, è vero che ho accusato l’Iran, l’ho detto, ma non è vero».

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Libellus di Condanna Amoris Laetitia

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Riceviamo e pubblichiamo questa critica, fondata nei contenuti, alla Amoris Laetitia di Bergoglio. Anche in questo caso si nota che l’impostazione generale è sedeplenista. Per questo appare un risveglio da parte di qualcuno, dal consueto torpore conciliare. Non possiamo che esserne lieti e pregare affinché questo scritto non resti lettera morta, ma sia un punto di inizio. Dal nostro punto di vista, è ovvio che ogni documento di un antipapa è nullo.

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Memori dell’insegnamento di Nostro Sommo Signore, Gesù Cristo, che il nostro, “Si”, sia un “si”, e il nostro “No”, un “no”, e similarmente memori dell’insegnamento del suo Vicario sulla terra, il Papa Pio VI di buona memoria, che ci insegnava:

“Quando diviene necessario esporre affermazioni che nascondono qualche errore sospetto o qualche pericolo sotto il velo dell’ambiguità, si deve denunciare il significato perverso sotto il quale l’errore opposto alla verità cattolica è mascherato”

noi membri di Veri Catholici desideriamo esprimere la nostra lealtà alla fede che abbiamo ricevuto dalle labbra di Cristo tramite la predicazione degli Apostoli, tramandata nella Chiesa Cattolica e fortificata dal Magistero infallibile della Chiesa, nel condannare la così detta Esortazione Apostolica, “Amoris Laetitia”, come una opera di inganno e raggiro, di errore e eresia, tra i quali errori condanniamo i seguenti:

Contro Modernismo

Con Papa San Pio X, condanniamo la nozione che i dogmi della Fede evolvano o che la Chiesa arrivi a una conoscenza più chiara della verità tramite gli sforzi degli uomini che cercano di accomodare gli insegnamenti di Cristo e degli Apostoli ai desideri, ai costumi e alle consuetudini o alla cultura dell’epoca in cui vivono.

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ASTANA: capitale ecumenica e massonica

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Segnalazione di Raimondo Gatto

 INTRODUZIONE

Astana: la capitale del Kazakistan o degli Illuminati

Fonte web

Astana (russo e kazaco Астана, /asta’na/) è dal 1997 la capitale del Kazakistan. Ha una popolazione in rapido aumento. Il nome significa “capitale” ed è stato scelto perché è facile da pronunciare in molte lingue. Per molti, il presidente Nursultan Nazarbayev ha voluto ricalcare le orme del suo idolo Atatürk, che spostò la capitale turca ad Ankara, nel centro del paese. Nel 1997, in coincidenza con il nuovo status di capitale, la città ricevette il nome odierno.

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